Politica
ABRUZZO, ALBERTO BAGNAI (VICECAPOGRUPPO LEGA CAMERA): “DA GOVERNO OLTRE 27 MILIONI PER RIPRISTINO PONTE SUL TRIGNO E VIABILITA’ SENTE-LONGO”
Redazione- “Dando parere favorevole all’emendamento 1.5000 al decreto Commissari, proposto dai relatori Minasi (Lega) e Fazzone (FI), il Governo ha autorizzato la spesa di oltre 27 milioni di euro per il ripristino del ponte sul fiume Trigno e per il completamento dei lavori di messa in sicurezza e riapertura del viadotto Sente-Longo. Due interventi che rappresentano un ulteriore segnale di vicinanza al territorio abruzzese da parte dell’esecutivo di centrodestra e vanno ad aggiungersi ai fondi già stanziati in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Ringrazio in particolare il Ministro Salvini per l’attenzione rivolta agli amministratori e ai cittadini abruzzesi e molisani in questa grave fase emergenziale, e l’assessore Michele Marone, suo consigliere giuridico, per l’efficiente lavoro di coordinamento col nostro territorio”, si legge in una nota del vicecapogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, On. Alberto Bagnai.
Politica
QUEL PESO DI UNA PIAZZA PIENA
Redazione- Ci sono momenti in cui la politica smette di essere tattica, palazzo, retroscena, piccolo cabotaggio. E torna ad essere una cosa tremendamente seria. Quasi fisica. La senti addosso.
L’ho sentito domenica sera in Piazza Ducale a Vigevano, accanto a Roberto Vannacci, davanti a una piazza colma a perdita d’occhio, piena di giovani, famiglie, lavoratori, persone normali. Persone perbene. Non comparse. Non professionisti della militanza. Non clientele. Italiani che chiedono una cosa che oggi sembra diventata rivoluzionaria: essere ascoltati.

Guardavo quella piazza rinascimentale — una delle più belle d’Italia, costruita dagli Sforza come luogo simbolico del potere e della comunità — e pensavo che forse il vero punto politico non fosse nemmeno il singolo comizio.
Il punto era un altro.
Il punto era la fame di rappresentanza che emerge ormai ovunque.
Una parte enorme del popolo italiano non si sente più rappresentata da un sistema politico che troppo spesso appare distante, autoreferenziale, ideologico, incapace perfino di comprendere le paure reali delle persone.
E allora quelle piazze diventano una responsabilità enorme.
Perché quando migliaia di persone si radunano spontaneamente per ascoltare parole su identità, sicurezza, lavoro, dignità nazionale, comunità, significa che esiste un vuoto. E i vuoti, nella storia, vengono sempre riempiti.
Ciò che mi ha più colpito non è stata la quantità di persone. È stata l’età di molti. Ragazzi. Ventenni. Giovani che secondo la narrazione dominante dovrebbero essere disinteressati alla politica, liquidi, cinici, disillusi. E invece erano lì. Attenti. Partecipi. Con gli occhi di chi cerca una direzione.
Questa è la vera responsabilità.
Perché se una generazione torna a chiedere idee forti, visione, appartenenza, allora non puoi limitarti agli slogan. Non puoi giocare. Non puoi improvvisare.
Devi essere all’altezza.
Ho percepito chiaramente che stiamo entrando in una fase nuova della vita pubblica italiana. Una fase in cui il consenso non nascerà più soltanto nei talk show o nei salotti romani, ma nelle piazze, nei territori, nei luoghi reali del Paese.
Ed è qui che il Centro Studi Rinascimento Nazionale dovrà assumersi fino in fondo il proprio compito: trasformare rabbia in visione, protesta in progetto, consenso in classe dirigente.
Perché le piazze possono entusiasmare. Ma senza elaborazione restano solo fiammate.
E invece oggi l’Italia ha bisogno di qualcosa di molto più difficile: una nuova élite culturale, politica e morale capace di meritarsi la fiducia di quelle persone che domenica sera, a Vigevano, guardavano verso il palco aspettandosi risposte vere.
Questa aspettativa pesa.
E deve pesare.
Perché solo chi sente il peso di una piazza piena forse ne è ancora degno.
Politica
IL FANTASMA DI DENIS VERDINI E IL BIVIO DI VANNACCI
Saprà il generale resistere come fece Ulisse al canto suadente e solo apparentemente rassicurante delle sirene, e procedere per la retta via della Politica con la P maiuscola, oppure cadrà come Salvini vittima dell’irresistibile tentazione di appartenere a una ristrettissima e influentissima casta di potere?
Redazione- Chissà perche’ in Italia dietro ai grandi condottieri si nascondono sempre mezze figure, mezze calzette, cattivi consiglieri che cercano di far loro imboccare la strada sbagliata. Non è un fenomeno isolato, è oramai una costante quella dei cerchi magici, dei gigli magici, dei cerchi tragici.
Ce lo aveva chiarissimo Silvio Berlusconi, uomo di autentica genialità.
Le mosse migliori – fondare tre reti nazionali, scendere in campo politicamente – le ha fatte avendo i suoi più stretti collaboratori contro. Invecchiando, pero’, oltre a venir privato dell’uso del proprio cellulare e ad essere relegato dal cosiddetto “cerchietto magico” in una sorta di isolamento fintamente protettivo, anche nei confronti degli amici più stretti, e anche rispetto ai giornali e alle notizie che gli venivano sapientemente censurate, perse questa certezza e ne fu travolto.
Anche Stalin aveva Rasputin, e Putin ha Dugin. Ma parliamo di un livello filosofico altissimo, ben diverso dai mentori nostrani.
Il popolo italiano ha guizzi di intraprendenza, è popolo di inventori, di innovatori, di sperimentatori e poi attorno ai leader si raggruppano spesso figure opache, scialbe e smunte, che non solo non hanno proprio lo stesso livello del leader a cui dovrebbero fare da consigliori, ma sembrano quasi essere posti li da “sapienti manine” con lo scopo precipuo di indurli in errore. E spesso portano a termine, determinati e silenti, la loro mission, senza essere nemmeno scoperti.
Accade molto spesso che queste manine si diano molto da fare quando si accorgono di fenomeni nuovi, emergenti. E lì tentano di infilarsi, di piazzare loro adepti (chiamati in gergo “sondini”, di fatto “spie”) al fine di carpire informazioni il più possibile precise per poi provare prima a manovrare dall’esterno per influenzare gli eventi e le decisioni cicero pro domo loro, e infine cercare di penetrare sempre di più all’interno, e poi da una posizione dominante valutare il da farsi, tutto ovviamente per trarne un bieco profitto personale o di cordata, non certo nell’interesse del fenomeno emergente.
Con la legge elettorale che c’è oggi in Italia, tutta ispirata al modello Toscano, cioè alla legge elettorale nata nel 2014 dall’accordo tra Matteo Renzi (allora segretario del PD) e Denis Verdini (allora coordinatore di Forza Italia) gli spazi di democrazia sono davvero molto ridotti.
Ma il fantasma di Denis Verdini aleggia ancora fuori e dentro i Palazzi, è sempre stato presente nei momenti chiave della vita del Paese, vedi ad esempio alla vigilia della rielezione del Presidente della Repubblica nel 2022 quando – pur essendo ai domiciliari fu protagonista di una serie di incontri importanti su Roma presso il ristorante del figlio PaStation nella piazzetta in fondo a Via Uffici del Vicario – scrisse una lettera aperta indirizzata a Dell’Utri e Confalonieri indicando a Silvio Berlusconi la strategia da seguire circa i nomi da individuare per la carica di Presidente della Repubblica, suggerendo di lasciare a suo genero Salvini la possibilità di fare da kingmaker per l’occasione.
Verdini ha attraversato da protagonista occulto decenni di storia politica di questa nazione. Ha ricoperto ruoli di rilievo e la sua forte personalità ha determinato eventi e condizionato governi e coalizioni. Celebri sono rimaste le canzoncine che dedicava ogni mattina a Matteo Renzi, per indirizzarne le mosse.
Strategico il suo fondare nel 2015 il gruppo centrista ALA, scindendosi da Forza Italia, con l’obiettivo di offrire appoggio esterno alle riforme del governo Renzi, una sorta di prosecuzione in proprio del Patto del Nazareno che coinvolse Silvio Berlusconi ma che si ruppe nel 2015 proprio sul nome da designare per la carica di Presidente della Repubblica.
Verdini fu fondamentale anche al tempo del Primo Governo Conte-Salvini. I bene informati narrano di riunioni tenutesi coi capigruppo di Camera e Senato della Lega proprio alla vigilia della mitica crisi del Papete. Ebbene, anzichè andare alle elezioni come molti pensavano, vi fu lo schema delle porte girevoli: fuori la Lega e dentro il Pd.
Chissà che l’influenza di Verdini sul genero non si faccia sentire anche oggi.
Il generale Vannacci è pur sempre toscano e intrattiene coi toscani rapporti privilegiati. Uomo di grande fascino, rappresenta bene la novità. Le sue oltre 500 mila preferenze, ottenute alle elezioni europee da lui e soltanto da lui, senza l’ausilio della Lega, lo rendono un fenomeno oggi unico in Italia: da solo pesa molto di più del partito di Lupi che non arriva al 2 per cento. Per non parlare dei comitati pro-Vannacci che sono nati in tutta Italia, in maniera spontanea, dal basso, sull’onda del grande entusiasmo che il generale suscita e che lo hanno travolto appena ha reso noto la notizia della sua fuoriuscita dal partito di Salvini, sintomo evidente che il generale Vannacci incarna non solo la novità, ma anche la speranza per quei tanti italiani stanchi di vedersi scippare la democrazia e che vorrebbero tornare a far contare il proprio voto, e che hanno la volontà di scegliere i propri rappresentanti evitando che vengano designati preventivamente a tavolino dalle segreterie dei partiti o da non ben precisati gruppi di potere.
E’ nato spontaneamente anche un Centro Studi, sempre sull’entusiasmo suscitato da Vannacci. E’ il Centro Studi Rinascimento Nazionale che ha sede presso il Castello Sforzini di Castellar Ponzano ed è un think tank nato dalla proposta di Luca Sforzini, esperto d’arte e mecenate che ha visto nel generale una risorsa della Repubblica in grado di raddrizzare le sorti di questo Paese.
E qui nasce il paradosso. Perchè sulla scia del libro “il Mondo al contrario” nasce il Mac come movimento che porta avanti le idee che il generale Vannacci ha ben esplicitato nel suo libro rivoluzionario. Ma il Mac non diventa partito perchè nasce improvvisamente Futuro Nazionale. Viene annunciato per errore in una chat e solo dopo ne viene resa edotta la stampa.
Dopo di che cominciano a circolare su Fb e su internet tre strane circolari nate in Toscana e un regolamento che ben poco ha a che vedere con il concetto di democrazia. Coloro che sono politicamente smaliziati riconoscono il marchio di fabbrica, una manina ben nota alle cronache. Ma sarebbe un vero peccato se il generale – che ha avuto nel suo curriculum ben altri e più insidiosi nemici e ben altre e più pericolose trincee – anziché resistere come fece Ulisse al canto suadente e solo apparentemente rassicurante delle sirene, e procedere per la retta via della Politica con la P maiuscola, cedesse come ha fatto Salvini alla irresistibile tentazione di appartenere a una ristrettissima e influentissima casta di potere.
Perchè il consenso politico e la fiducia degli italiani sono alchimie difficilmente ripetibili. E non vanno traditi perchè… scivolare è un attimo!
Politica
GIUSEPPE BASILE AL TIMONE DI EVOLUZIONE E LIBERTÀ IN CAMPANIA: UN PONTE VERSO IL FUTURO CON RADICI PROFONDE
Giuseppe Basile assume la guida ad interim di Evoluzione e Libertà in Campania, portando la sua esperienza nazionale e un forte legame con la regione. Un ponte cruciale per rafforzare la presenza del partito e disegnare il futuro politico del territorio.
Redazione- Un nuovo, significativo capitolo si apre per Evoluzione e Libertà nella Regione Campania. Il Segretario Nazionale del movimento, Giuseppe Basile, è stato infatti nominato Coordinatore ad interim per la regione, un incarico che assume con l’obiettivo di guidare la fase di transizione e consolidamento del partito sul territorio. La nomina, annunciata ieri, lo vedrà al centro di un’azione strategica volta a rafforzare la presenza e l’impronta di Evoluzione e Libertà in una delle regioni più dinamiche e complesse d’Italia.
La decisione di affidare a Basile questa responsabilità temporanea ma cruciale sottolinea la fiducia del partito nelle sue capacità di leadership e nella sua visione strategica. Basile, già figura di spicco e punto di riferimento a livello nazionale, aggiunge così un’ulteriore sfida al suo percorso politico, accettando di fare da traghettatore in attesa dell’individuazione di un coordinatore permanente.
Giuseppe Basile ha commentato la sua nomina con parole che riflettono non solo il senso del dovere, ma anche un profondo legame personale con la regione: “Sono onorato di assumere questo nuovo incarico, che si aggiunge alla mia attuale responsabilità come Segretario Nazionale di Evoluzione e Libertà. Essendo legato alla Campania per nascita, questa nomina riveste per me un valore particolare. Si tratta, in ogni caso, di una reggenza ad interim, finalizzata a traghettare l’organizzazione verso la nomina di un nuovo Coordinatore.”
Questa dichiarazione non è una mera formalità, ma svela una motivazione intrinseca che va oltre la semplice gestione amministrativa. Il vincolo di Basile con la Campania, terra d’origine, conferisce alla sua reggenza un’aura di impegno autentico e di comprensione profonda delle peculiarità e delle esigenze locali. Non sarà solo un incarico di supervisione, ma una missione per connettere le ambizioni nazionali del partito con le realtà del territorio, sfruttando la sua conoscenza diretta delle dinamiche regionali.
Evoluzione e Libertà, come movimento politico emergente nel panorama italiano, si propone di portare un messaggio di rinnovamento, riforme e attenzione al cittadino, ponendo al centro del proprio operato i principi di libertà economica, responsabilità sociale e valorizzazione delle eccellenze locali. La Campania, con le sue sfide complesse ma anche con le sue immense risorse culturali, naturali ed economiche, rappresenta un banco di prova fondamentale per la realizzazione di questi ideali.
L’incarico ad interim di Basile non è dunque da intendersi come una semplice “custodia” della struttura regionale. Al contrario, si prevede che sarà un periodo di intensa attività, di ascolto del territorio, di potenziamento della base militante e di preparazione del terreno per il futuro coordinatore. Sarà un’occasione per consolidare i circoli esistenti, crearne di nuovi, e soprattutto per far sentire la voce di Evoluzione e Libertà nelle comunità campane, raccogliendo istanze e proponendo soluzioni concrete ai problemi dei cittadini.
La sua esperienza come Segretario Nazionale gli fornisce una prospettiva unica, permettendogli di equilibrare le direttive politiche del centro con le specificità locali. L’obiettivo primario sarà quello di garantire una transizione fluida ed efficace, selezionando una figura che possa poi assumere il ruolo di coordinatore a lungo termine, forte di una struttura già riorganizzata e di un’identità politica chiara e ben radicata.
Con Giuseppe Basile al timone, anche se per un periodo transitorio, Evoluzione e Libertà si prepara a vivere un momento di rinnovato slancio in Campania. L’attesa è quella di vedere tradotte in azioni concrete la sua visione e la sua energia, per contribuire in modo significativo al dibattito politico e allo sviluppo della regione, in attesa del leader che guiderà il partito nella prossima fase. Questo ponte, solido e ben ancorato, è destinato a rafforzare la rotta di Evoluzione e Libertà verso il futuro.
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