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Salute

ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Lucattini: “Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia. Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente in particolare, nei BES”.

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ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  Esiste uno spazio, tra il foglio bianco e il colore, dove le difficoltà di apprendimento smettono di essere un ostacolo e diventano una possibilità. Per i bambini e gli adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), la parola scritta o parlata può talvolta, trasformarsi in una barriera frustrante. È qui che l’arteterapia plastico-visiva interviene come una chiave silenziosa ma potentissima: un linguaggio fatto di forme, materia e simboli capace di riattivare canali comunicativi spesso rimasti in ombra.

L’arte non è più solo estetica, ma si trasforma in un processo terapeutico che favorisce la crescita cognitiva, l’integrazione emotiva e, soprattutto, il recupero di una fiducia profonda nelle proprie capacità. Attraverso l’uso sapiente del mezzo artistico, il disagio trova una forma e la mente scopre nuove strade per apprendere e relazionarsi. In questa intervista, abbiamo chiesto al riguardo, alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Medico, Psichiatra, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, un approfondimento clinico, al fine di comprendere come l’arteterapia possa diventare un pilastro fondamentale nel percorso di crescita di ogni ragazzo.

 

Dott.ssa Lucattini, entrando nel vivo della Medicina, quali processi psichici si attivano nel bambino con BES attraverso il gesto artistico e in che modo l’espressione creativa riesce a colmare quei vuoti comunicativi che la parola non riesce a raggiungere?

 

L’arteterapia è particolarmente utile per bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) perché offre un canale di espressione alternativo alle parole, spesso ancora insufficienti per comunicare emozioni complesse. Attraverso il disegno, la pittura o altre forme artistiche, il bambino può dare forma ai propri vissuti interni in modo spontaneo e non giudicante.

A differenza di approcci più centrati sulla prestazione, l’arteterapia valorizza il processo creativo, sostenendo l’autostima e riducendo ansia e frustrazione, molto frequenti nei disturbi dell’apprendimento. I benefici riguardano più aree, infatti, migliora la regolazione emotiva, facilita la comunicazione, potenzia le abilità cognitive e rafforza la coordinazione oculo-manuale, spesso coinvolta nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Molte ricerche tra cui una publicata su Malaysian Journal of Medicine and Health Sciences (2025), confermano questi effetti ed evidenziano come l’arteterapia contribuisca a migliorare competenze sociali, funzioni esecutive e benessere emotivo, rappresentando un intervento efficace e globale per la crescita del bambino.

 

Dott.ssa Lucattini, spesso si pensa all’arte come “a pura astrazione”, ma la gestione dello spazio sul foglio richiede grandi capacità di pianificazione. In che modo, l’atto di creare aiuta a strutturare le funzioni esecutive e a potenziare la percezione visuo-spaziale di chi fatica a organizzare il proprio apprendimento?

 

L’arteterapia agisce su un aspetto fondamentale dello sviluppo: l’integrazione tra percezione, motricità fine e pensiero. Attività come disegnare, modellare o manipolare materiali richiedono una coordinazione fine tra ciò che il bambino immagina, ciò che osserva e ciò che realizza con le mani. In questo processo si sviluppano la percezione visiva e spaziale, essenziali per orientarsi nello spazio, organizzare il foglio e, successivamente, per competenze come lettura, scrittura e calcolo.

Queste esperienze coinvolgono contemporaneamente più sistemi (visivo, motorio e sensoriale) creando proficua integrazione tra mente e corpo, tra inconscio e pensiero. La stimolazione delle mani attraverso materiali diversi (come creta, colori o strumenti) rafforza le connessioni tra percezione e movimento, favorendo una maggiore precisione psicomotoria, coordinazione e capacità di pianificazione sia nel lavoro scolastico che nella vita quotidiana.

Dal punto di vista della capacità di apprendimento, questo si traduce nello sviluppo di nuove idee e strategie migliori, più adatte a sé stessi e alle situazioni esterne. Il bambino non si limita a eseguire dei compiti con i genitori o un insegnante, ma impara a organizzare il mondo interiore e lo spazio fisico, immagine e anticipare i risultati, correggere gli errori, trasformare un’emozione in un’idea o un progetto e quindi in un’azione finalizzata. In altre parole, l’arteterapia facilita il passaggio al pensare, attraverso attività manuali, creazioni artistiche e opere realizzate (Cureus, 2022).

L’arteterapia,  concretamente, può offrire la possibilità di superare le difficoltà emotive e rafforzare l’autostima nei bambini e negli adolescenti con BES?

 

L’arteterapia rappresenta un intervento particolarmente efficace perché offre ai bambini e agli adolescenti uno spazio sicuro in cui dare forma ai vissuti interiori, anche quando questi non trovano ancora espressione nel linguaggio. Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia.

Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente nei BES. Nel tempo, questo processo alimenta un’immagine di sé più solida e positiva, sostenuta da esperienze ripetute di riuscita e riconoscimento.

I dati della ricerca confermano questi effetti: programmi strutturati di arteterapia mostrano una riduzione significativa dell’ansia e un incremento dei comportamenti prosociali e della capacità di comprensione emotiva. Uno studio pubblicato su RREM Journal (2025) evidenzia, inoltre, come queste esperienze contribuiscano a rafforzare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni nei contesti educativi. In questo senso, l’arteterapia non si limita a offrire un’area protetta, rassicurante e ansiolitica, ma diviene un processo trasformativo, infatti, aiuta i bambini a dare senso a ciò che provano, costruendo nel tempo una maggiore stabilità emotiva e un’autentica fiducia in se stessi.

Esistono studi scientifici che confermano l’impatto dell’arteterapia nella riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e nel miglioramento del tono dell’umore nei  ragazzi con bisogni speciali?

 

La letteratura scientifica degli ultimi anni conferma che l’arteterapia rappresenta un intervento utile, soprattutto come approccio complementare, nei bambini e negli adolescenti con BES e disturbi dell’umore. Si tratta di una modalità che utilizza il processo creativo per favorire il benessere psicologico, offrendo un contesto protetto in cui emozioni difficili possono emergere ed essere elaborate anche senza il supporto del linguaggio verbale.

Dal punto di vista clinico, l’esperienza artistica facilita l’espressione emotiva, rafforza il senso di controllo e promuove processi di consapevolezza e autoefficacia, aspetti particolarmente rilevanti nei quadri ansioso-depressivi. Le evidenze empiriche indicano che queste pratiche possono contribuire a ridurre i sintomi internalizzanti, migliorando il tono dell’umore e la regolazione affettiva.

In particolare, si è dimostrata efficace nel ridurre ansia e depressione in età evolutiva. L’arteterapia migliora il benessere emotivo e le competenze socioaffettive nei contesti educativi e clinici, pur evidenziando la necessità di studi più rigorosi e standardizzati. L’arteterapia rappresenta una risorsa clinica valida e sempre più supportata da studi scientifici, non sostituisce altri trattamenti che sono sempre necessaria, psicoterapia dinamica e psicoanalisi, ma li integra efficacemente, offrendo ai bambini e agli adolescenti uno strumento concreto per comprendere e trasformare il proprio mondo emotivo (Clinics Sao Paulo, 2025).

 

In adolescenza, il corpo cambia e le emozioni diventano spesso travolgenti e difficili da verbalizzare. In che modo l’arteterapia funge da ‘contenitore’ sicuro per queste trasformazioni e perché è fondamentale che questo canale espressivo resti aperto anche dopo l’infanzia?

 

L’età evolutiva è un processo continuo, in cui ogni fase si costruisce sulla precedente senza soluzione di continuità. Le esperienze precoci, soprattutto quelle legate al corpo, al gioco e alla creatività, non vengono mai perdute, ma restano come tracce attive che contribuiscono a strutturare l’identità. In questo senso, proseguire attività come l’arteterapia anche durante l’adolescenza significa mantenere e trasformare strumenti espressivi già acquisiti, adattandoli a una fase di sviluppo più complessa.

Nell’adolescenza, il linguaggio artistico può offrire uno spazio privilegiato per esplorare conflitti interni, sperimentare nuove modalità espressive e dare forma a vissuti spesso difficili da verbalizzare. La continuità con le esperienze creative dell’infanzia facilita questo processo, rendendolo più accessibile e meno minaccioso.

Dal punto di vista psicologico, l’arteterapia durante può svolgere una funzione di integrazione psichica e dell’identità, aiuta a collegare le esperienze passate con quelle presenti, sostenendo la costruzione di una narrazione personale coerente. Questo è particolarmente importante nei momenti di crisi o in presenza di difficoltà emotive, dove può emergere un senso di frammentazione o discontinuità del sé. Le attività artistiche in adolescenza favoriscano la regolazione emotiva, la consapevolezza di sé e la resilienza, contribuendo a un migliore adattamento psicologico.

L’arteterapia, quindi, rappresenta un filo continuo che accompagna lo sviluppo, permette di trasformare le esperienze precoci in risorse evolutive, sostenendo l’adolescente nel delicato lavoro di costruzione della propria identità (Frontiers in Psychology, 2025).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 

-Utilizzare il disegno come strumento di ascolto, non di valutazione. È importante che il genitore non giudichi il risultato, ma si interessi al significato del disegno, chiedendo al bambino di raccontarlo. In questo modo, l’attività diventa un canale privilegiato per comprendere il suo mondo emotivo;

-Proporre attività artistiche nei momenti di maggiore fragilità emotiva. Nei periodi di tristezza, ansia o chiusura, disegnare o modellare può aiutare il bambino o l’adolescente a esprimere ciò che fatica a dire, riducendo la tensione interna;

-Favorire la continuità attraverso piccole abitudini e rituali regolari, tra i quali far rientrare anche le attività artistiche e l’arte terapia. La ripetizione nel tempo è fondamentale, anche brevi momenti settimanali dedicati all’attività artistica aiutano a costruire stabilità e sicurezza;

-Valorizzare il processo creativo per sostenere l’autostima. Nei bambini e adolescenti con BES e DSA è essenziale che il genitore riconosca l’impegno e l’espressione personale, piuttosto che il risultato estetico, offrendo al bambino un’esperienza di competenza;

-Integrare l’esperienza artistica con il contesto scolastico. Quando possibile, è utile condividere con gli insegnanti il percorso creativo, affinché possa essere valorizzato anche in classe come strumento di apprendimento e inclusione;

-Promuovere attività artistiche di gruppo. Favoriscono lo sviluppo delle competenze sociali, dell’empatia e della capacità di stare con gli altri, facilitando le interazioni e i rapporti interpersonali;

-Considerare l’arteterapia come parte di un percorso di cura più ampio. In presenza di depressione o disagio emotivo significativo, è importante che il genitore integri l’attività artistica con un supporto specialistico e psicoanalitico, affinché il bambino possa essere aiutato a elaborare in modo più profondo i propri vissuti.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Salute

Salute e Dieta Mediterranea, nasce l’Health and Nutrition International Observatory Euromed (HNIOEUROMED): il 30 ottobre a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Antonio Pepe

Nasce l’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED): venerdì 30 ottobre a Villa Romanazzi Carducci a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Dr. Antonio Pepe e il comitato scientifico 👇

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Salute e Dieta Mediterranea

Bari – Venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 17:30, nella prestigiosa cornice di Villa Romanazzi Carducci in via Giuseppe Capruzzi 326 a Bari, si terrà la cerimonia inaugurale dell’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED), la nuova struttura internazionale dedicata alla tutela della salute, alla promozione della cultura alimentare mediterranea, alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale nei Paesi europei e dell’area euromediterranea.

L’osservatorio guidato dal Presidente Dr. Antonio Pepe nasce come piattaforma tecnico-scientifica e culturale di alto profilo, capace di dialogare con gli organismi europei e internazionali per promuovere programmi di educazione sanitaria, monitoraggio della qualità agroalimentare e cooperazione tra i popoli, ponendosi al centro delle più avanzate strategie di salute, prevenzione e benessere.

HNIOEUROMED a Villa Romanazzi Carducci di Bari: la relazione del Presidente Antonio Pepe e di Marialuisa Roscino

L’HNIOEUROMED si propone come un presidio autorevole per la costruzione di un modello integrato di salute, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile, fondato sull’incontro tra la millenaria tradizione mediterranea e le più moderne competenze della ricerca scientifica.

Il programma ufficiale della cerimonia inaugurale di venerdì 30 ottobre a Bari si aprirà con l’introduzione ai lavori curata da Alfio Colavecchio, Consigliere del Presidente, seguita dai saluti istituzionali delle autorità civili e religiose.

Cuore dell’apertura sarà la relazione programmatica del Presidente dell’HNIOEUROMED, Dr. Antonio Pepe, affiancato dalla giornalista Marialuisa Roscino, responsabile della Direzione Comunicazione Internazionale dell’Osservatorio, in uno degli appuntamenti più rilevanti nel calendario degli eventi scientifici e istituzionali d’autunno.

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Dieta Mediterranea, prevenzione e sicurezza alimentare: gli interventi del comitato scientifico

Ampio spazio sarà dedicato alle relazioni degli illustri esperti dell’Ufficio di Presidenza: la Prof.ssa Danila De Vito approfondirà il ruolo cardine della prevenzione medica, mentre il Dr. Salvatore Loconte traccerà l’evoluzione della Dieta Mediterranea tra passato e futuro e il Dr. Francesco Loperfido illustrerà i criteri della sicurezza alimentare nella vita quotidiana delle famiglie, valorizzando le eccellenze della cucina e cultura gastronomica.

Il legame tra filiera produttiva e benessere sarà al centro degli interventi del Prof. Luigi De Ales sull’agricoltura come fonte primaria di buona salute e del Prof. Gustavo Mastrobuoni sui processi d’innovazione tecnologica applicati alla nutrizione.

Sostenibilità ESG, formazione e nomina del Governatore HNIOEUROMED Italia

La sessione scientifica proseguirà con il contributo del Prof. Marco Sponziello dedicato ai parametri ESG e alle sfide per la tutela dell’ambiente e della sostenibilità, seguito dalla relazione del Prof. Giuseppe Catapano sull’importanza di cultura e formazione accademica e dall’intervento dell’Avv. Maria Lucia Valletta sul ruolo dell’HNIO come ponte internazionale per i corretti stili di vita nel mondo.

La cerimonia di Villa Romanazzi Carducci si concluderà con l’atteso intervento del Presidente Nazionale per l’investitura ufficiale del Governatore HNIOEUROMED Italia e il conferimento degli incarichi direttivi per la Sede Italiana dell’Osservatorio.

A cura della Redazione Salute e Scienza di Cavaliere News

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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