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Salute

ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Lucattini: “Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia. Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente in particolare, nei BES”.

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ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  Esiste uno spazio, tra il foglio bianco e il colore, dove le difficoltà di apprendimento smettono di essere un ostacolo e diventano una possibilità. Per i bambini e gli adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), la parola scritta o parlata può talvolta, trasformarsi in una barriera frustrante. È qui che l’arteterapia plastico-visiva interviene come una chiave silenziosa ma potentissima: un linguaggio fatto di forme, materia e simboli capace di riattivare canali comunicativi spesso rimasti in ombra.

L’arte non è più solo estetica, ma si trasforma in un processo terapeutico che favorisce la crescita cognitiva, l’integrazione emotiva e, soprattutto, il recupero di una fiducia profonda nelle proprie capacità. Attraverso l’uso sapiente del mezzo artistico, il disagio trova una forma e la mente scopre nuove strade per apprendere e relazionarsi. In questa intervista, abbiamo chiesto al riguardo, alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Medico, Psichiatra, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, un approfondimento clinico, al fine di comprendere come l’arteterapia possa diventare un pilastro fondamentale nel percorso di crescita di ogni ragazzo.

 

Dott.ssa Lucattini, entrando nel vivo della Medicina, quali processi psichici si attivano nel bambino con BES attraverso il gesto artistico e in che modo l’espressione creativa riesce a colmare quei vuoti comunicativi che la parola non riesce a raggiungere?

 

L’arteterapia è particolarmente utile per bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) perché offre un canale di espressione alternativo alle parole, spesso ancora insufficienti per comunicare emozioni complesse. Attraverso il disegno, la pittura o altre forme artistiche, il bambino può dare forma ai propri vissuti interni in modo spontaneo e non giudicante.

A differenza di approcci più centrati sulla prestazione, l’arteterapia valorizza il processo creativo, sostenendo l’autostima e riducendo ansia e frustrazione, molto frequenti nei disturbi dell’apprendimento. I benefici riguardano più aree, infatti, migliora la regolazione emotiva, facilita la comunicazione, potenzia le abilità cognitive e rafforza la coordinazione oculo-manuale, spesso coinvolta nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Molte ricerche tra cui una publicata su Malaysian Journal of Medicine and Health Sciences (2025), confermano questi effetti ed evidenziano come l’arteterapia contribuisca a migliorare competenze sociali, funzioni esecutive e benessere emotivo, rappresentando un intervento efficace e globale per la crescita del bambino.

 

Dott.ssa Lucattini, spesso si pensa all’arte come “a pura astrazione”, ma la gestione dello spazio sul foglio richiede grandi capacità di pianificazione. In che modo, l’atto di creare aiuta a strutturare le funzioni esecutive e a potenziare la percezione visuo-spaziale di chi fatica a organizzare il proprio apprendimento?

 

L’arteterapia agisce su un aspetto fondamentale dello sviluppo: l’integrazione tra percezione, motricità fine e pensiero. Attività come disegnare, modellare o manipolare materiali richiedono una coordinazione fine tra ciò che il bambino immagina, ciò che osserva e ciò che realizza con le mani. In questo processo si sviluppano la percezione visiva e spaziale, essenziali per orientarsi nello spazio, organizzare il foglio e, successivamente, per competenze come lettura, scrittura e calcolo.

Queste esperienze coinvolgono contemporaneamente più sistemi (visivo, motorio e sensoriale) creando proficua integrazione tra mente e corpo, tra inconscio e pensiero. La stimolazione delle mani attraverso materiali diversi (come creta, colori o strumenti) rafforza le connessioni tra percezione e movimento, favorendo una maggiore precisione psicomotoria, coordinazione e capacità di pianificazione sia nel lavoro scolastico che nella vita quotidiana.

Dal punto di vista della capacità di apprendimento, questo si traduce nello sviluppo di nuove idee e strategie migliori, più adatte a sé stessi e alle situazioni esterne. Il bambino non si limita a eseguire dei compiti con i genitori o un insegnante, ma impara a organizzare il mondo interiore e lo spazio fisico, immagine e anticipare i risultati, correggere gli errori, trasformare un’emozione in un’idea o un progetto e quindi in un’azione finalizzata. In altre parole, l’arteterapia facilita il passaggio al pensare, attraverso attività manuali, creazioni artistiche e opere realizzate (Cureus, 2022).

L’arteterapia,  concretamente, può offrire la possibilità di superare le difficoltà emotive e rafforzare l’autostima nei bambini e negli adolescenti con BES?

 

L’arteterapia rappresenta un intervento particolarmente efficace perché offre ai bambini e agli adolescenti uno spazio sicuro in cui dare forma ai vissuti interiori, anche quando questi non trovano ancora espressione nel linguaggio. Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia.

Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente nei BES. Nel tempo, questo processo alimenta un’immagine di sé più solida e positiva, sostenuta da esperienze ripetute di riuscita e riconoscimento.

I dati della ricerca confermano questi effetti: programmi strutturati di arteterapia mostrano una riduzione significativa dell’ansia e un incremento dei comportamenti prosociali e della capacità di comprensione emotiva. Uno studio pubblicato su RREM Journal (2025) evidenzia, inoltre, come queste esperienze contribuiscano a rafforzare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni nei contesti educativi. In questo senso, l’arteterapia non si limita a offrire un’area protetta, rassicurante e ansiolitica, ma diviene un processo trasformativo, infatti, aiuta i bambini a dare senso a ciò che provano, costruendo nel tempo una maggiore stabilità emotiva e un’autentica fiducia in se stessi.

Esistono studi scientifici che confermano l’impatto dell’arteterapia nella riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e nel miglioramento del tono dell’umore nei  ragazzi con bisogni speciali?

 

La letteratura scientifica degli ultimi anni conferma che l’arteterapia rappresenta un intervento utile, soprattutto come approccio complementare, nei bambini e negli adolescenti con BES e disturbi dell’umore. Si tratta di una modalità che utilizza il processo creativo per favorire il benessere psicologico, offrendo un contesto protetto in cui emozioni difficili possono emergere ed essere elaborate anche senza il supporto del linguaggio verbale.

Dal punto di vista clinico, l’esperienza artistica facilita l’espressione emotiva, rafforza il senso di controllo e promuove processi di consapevolezza e autoefficacia, aspetti particolarmente rilevanti nei quadri ansioso-depressivi. Le evidenze empiriche indicano che queste pratiche possono contribuire a ridurre i sintomi internalizzanti, migliorando il tono dell’umore e la regolazione affettiva.

In particolare, si è dimostrata efficace nel ridurre ansia e depressione in età evolutiva. L’arteterapia migliora il benessere emotivo e le competenze socioaffettive nei contesti educativi e clinici, pur evidenziando la necessità di studi più rigorosi e standardizzati. L’arteterapia rappresenta una risorsa clinica valida e sempre più supportata da studi scientifici, non sostituisce altri trattamenti che sono sempre necessaria, psicoterapia dinamica e psicoanalisi, ma li integra efficacemente, offrendo ai bambini e agli adolescenti uno strumento concreto per comprendere e trasformare il proprio mondo emotivo (Clinics Sao Paulo, 2025).

 

In adolescenza, il corpo cambia e le emozioni diventano spesso travolgenti e difficili da verbalizzare. In che modo l’arteterapia funge da ‘contenitore’ sicuro per queste trasformazioni e perché è fondamentale che questo canale espressivo resti aperto anche dopo l’infanzia?

 

L’età evolutiva è un processo continuo, in cui ogni fase si costruisce sulla precedente senza soluzione di continuità. Le esperienze precoci, soprattutto quelle legate al corpo, al gioco e alla creatività, non vengono mai perdute, ma restano come tracce attive che contribuiscono a strutturare l’identità. In questo senso, proseguire attività come l’arteterapia anche durante l’adolescenza significa mantenere e trasformare strumenti espressivi già acquisiti, adattandoli a una fase di sviluppo più complessa.

Nell’adolescenza, il linguaggio artistico può offrire uno spazio privilegiato per esplorare conflitti interni, sperimentare nuove modalità espressive e dare forma a vissuti spesso difficili da verbalizzare. La continuità con le esperienze creative dell’infanzia facilita questo processo, rendendolo più accessibile e meno minaccioso.

Dal punto di vista psicologico, l’arteterapia durante può svolgere una funzione di integrazione psichica e dell’identità, aiuta a collegare le esperienze passate con quelle presenti, sostenendo la costruzione di una narrazione personale coerente. Questo è particolarmente importante nei momenti di crisi o in presenza di difficoltà emotive, dove può emergere un senso di frammentazione o discontinuità del sé. Le attività artistiche in adolescenza favoriscano la regolazione emotiva, la consapevolezza di sé e la resilienza, contribuendo a un migliore adattamento psicologico.

L’arteterapia, quindi, rappresenta un filo continuo che accompagna lo sviluppo, permette di trasformare le esperienze precoci in risorse evolutive, sostenendo l’adolescente nel delicato lavoro di costruzione della propria identità (Frontiers in Psychology, 2025).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 

-Utilizzare il disegno come strumento di ascolto, non di valutazione. È importante che il genitore non giudichi il risultato, ma si interessi al significato del disegno, chiedendo al bambino di raccontarlo. In questo modo, l’attività diventa un canale privilegiato per comprendere il suo mondo emotivo;

-Proporre attività artistiche nei momenti di maggiore fragilità emotiva. Nei periodi di tristezza, ansia o chiusura, disegnare o modellare può aiutare il bambino o l’adolescente a esprimere ciò che fatica a dire, riducendo la tensione interna;

-Favorire la continuità attraverso piccole abitudini e rituali regolari, tra i quali far rientrare anche le attività artistiche e l’arte terapia. La ripetizione nel tempo è fondamentale, anche brevi momenti settimanali dedicati all’attività artistica aiutano a costruire stabilità e sicurezza;

-Valorizzare il processo creativo per sostenere l’autostima. Nei bambini e adolescenti con BES e DSA è essenziale che il genitore riconosca l’impegno e l’espressione personale, piuttosto che il risultato estetico, offrendo al bambino un’esperienza di competenza;

-Integrare l’esperienza artistica con il contesto scolastico. Quando possibile, è utile condividere con gli insegnanti il percorso creativo, affinché possa essere valorizzato anche in classe come strumento di apprendimento e inclusione;

-Promuovere attività artistiche di gruppo. Favoriscono lo sviluppo delle competenze sociali, dell’empatia e della capacità di stare con gli altri, facilitando le interazioni e i rapporti interpersonali;

-Considerare l’arteterapia come parte di un percorso di cura più ampio. In presenza di depressione o disagio emotivo significativo, è importante che il genitore integri l’attività artistica con un supporto specialistico e psicoanalitico, affinché il bambino possa essere aiutato a elaborare in modo più profondo i propri vissuti.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Salute

Allarme Hiv in Abruzzo, contagi sopra la media nazionale e tra i giovanissimi: al vertice dell’Aquila la svolta delle terapie semestrali e la PrEP gratuita

Allarme Hiv in Abruzzo: contagi superiori alla media nazionale e diagnosi tardive, soprattutto tra giovani e uomini. Al convegno nazionale all’Ordine dei Medici dell’Aquila con il primario Grimaldi e specialisti da tutta Italia presentata la svolta delle terapie iniettabili “long acting” con copertura da due a sei mesi e la PrEP gratuita al San Salvatore. E per tutelare la propria salute con un controllo rapido e anonimo a casa, scoprite i test rapidi di autodiagnosi HIV certificati su Amazon. Leggete l’approfondimento completo sul nostro giornale 👇

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AlessandroGrimaldi

L’Aquila – Un quadro epidemiologico che richiede la massima allerta sanitaria e una rinnovata campagna di sensibilizzazione culturale, affiancato tuttavia da straordinarie e incoraggianti rivoluzioni farmacologiche sul fronte terapeutico. In Abruzzo l’incidenza delle nuove diagnosi da Hiv registra numeri superiori rispetto alla media nazionale, con una preoccupante concentrazione di casi tra la popolazione maschile che si presenta troppo tardi ai controlli clinici (le cosiddette diagnosi tardive o late presenters) e un incremento significativo tra le fasce anagrafiche dei giovanissimi, indice evidente di un abbassamento della guardia e di una pericolosa sottovalutazione del rischio. È questo il bilancio emerso nel corso della terza edizione del convegno nazionale «HIV clinical prAQtice», svoltosi presso il Centro Congressi dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia dell’Aquila (in via Giovanni Gronchi 16).

Il confronto tra le eccellenze infettivologiche all’Aquila

L’assise scientifica, presieduta dal dottor Alessandro Grimaldi — primario del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, capo dipartimento di Medicina della Asl 1 Abruzzo e presidente dell’Ordine provinciale dei Medici —, ha visto la responsabilità scientifica del dottor Arturo Ciccullo. L’evento ha riunito nel capoluogo regionale una folta schiera di giovani ricercatori e infettivologi di rilievo nazionale, godendo del patrocinio della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, dell’Università degli Studi dell’Aquila, del Comune dell’Aquila e della Regione Abruzzo.

Al tavolo dei relatori si sono confrontati i principali riferimenti della disciplina: il direttore dell’Uoc di Malattie Infettive di Pescara Giustino Parruti; il direttore della struttura di Terni Claudio Ucciferri; l’infettivologo Paolo Vassalini del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma; la dottoressa Chiara Papalini dell’Azienda Ospedaliera di Perugia; la dottoressa Simona Antonelli, dirigente medico dell’Ospedale “San Pio” di Vasto; e la dottoressa Margherita D’Alessandro, responsabile dell’Unità di Malattie Infettive dell’Ospedale di Avezzano. Una sinergia corale che ha fatto il punto sulle nuove frontiere della terapia antiretrovirale (ART) e sulle strategie per intercettare precocemente il virus.

La rivoluzione dei farmaci “Long Acting”: stop alla pastiglia quotidiana

La notizia clinica di maggiore impatto riguarda il cambio di paradigma nella somministrazione dei trattamenti. Come ha spiegato con soddisfazione il primario Alessandro Grimaldi, la ricerca medica ha compiuto passi da gigante nell’affrancare i pazienti dalla schiavitù della terapia orale quotidiana: «È stato un momento di confronto cruciale per l’intera comunità scientifica. Oggi possiamo contare sui farmaci cosiddetti long acting, formulazioni iniettabili a rilascio prolungato che garantiscono una copertura terapeutica efficace per almeno due mesi. Non solo: disponiamo già di molecole innovative capaci di estendere la copertura fino a sei mesi consecutivi».

Si tratta di un’innovazione straordinaria che trasforma radicalmente la qualità della vita delle persone con Hiv, azzerando il peso psicologico dell’assunzione giornaliera dei farmaci, migliorando drasticamente l’aderenza terapeutica ed eliminando il rischio di dimenticanze o fallimenti virologici. Con le terapie moderne, inoltre, il raggiungimento della carica virale non rilevabile nel sangue rende il virus non trasmissibile ai partner sessuali (il principio scientifico internazionalmente validato U=U, Undetectable = Untransmittable).

Screening tempestivo e salute sessuale

La diagnosi precoce è l’arma più potente per proteggere se stessi e gli altri: per effettuare un controllo sicuro, rapido e nel massimo rispetto della privacy, scoprite i Test Rapidi di Autodiagnosi HIV da sangue capillare (Certificati CE per uso domestico) con esito affidabile in soli 15 minuti su Amazon.

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La PrEP gratuita all’Aquila e l’abbattimento dello stigma

Accanto alla cura, il convegno ha posto l’accento sugli strumenti preventivi biomedici, in particolare sulla PrEP (Profilassi Pre-Esposizione). «La PrEP rappresenta un pilastro fondamentale di sanità pubblica per i soggetti a rischio — ha rimarcato Grimaldi —. Consiste nell’assunzione preventiva di specifici farmaci antivirali per impedire al virus di attecchire nell’organismo in caso di rapporti sessuali occasionali o non protetti. È una misura indicata sia per la popolazione eterosessuale sia per quella omosessuale che vive situazioni di potenziale esposizione. All’Ospedale San Salvatore dell’Aquila offriamo questa profilassi in modo totalmente gratuito, garantendo counseling, monitoraggio clinico e massima riservatezza».

L’appello lanciato dagli specialisti abruzzesi ai medici di famiglia e alle istituzioni scolastiche è di superare ogni tabù e favorire l’accesso tempestivo al test. Arrivare alla diagnosi quando il sistema immunitario è già compromesso espone il paziente a complicanze severe che oggi, grazie alle terapie precoci, possono essere agevolmente evitate.

Verso il 2027: L’Aquila polo dei giovani ricercatori

Forte del riscontro ottenuto in questa terza edizione, l’Ordine dei Medici dell’Aquila guarda già al futuro con l’ambizione di consolidare il capoluogo abruzzese come centro di riferimento della ricerca infettivologica italiana. «L’auspicio per il 2027 — ha concluso il presidente Alessandro Grimaldi — è organizzare un congresso di respiro ancora più ampio, che veda protagonisti assoluti i giovani ricercatori e infettivologi provenienti da ogni regione d’Italia». Un impegno strategico per fare dell’Aquila un faro di formazione scientifica e di progresso clinico.

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Salute

Autofagia, digiuno intermittente e tumori: cosa dice davvero la scienza, l’intervista all’esperta Valentina Pelliccia tra Nobel e fake news

Digiuno intermittente, autofagia e prevenzione oncologica: cosa c’è di vero e cosa è disinformazione da social? In questa intervista esclusiva la dottoressa Valentina Pelliccia fa chiarezza tra il Nobel Ohsumi, gli studi di Valter Longo, Franco Berrino e le linee guida mediche internazionali. Perché il digiuno fai-da-te può essere rischioso per i malati e quali sono i veri limiti della ricerca clinica. E per approfondire l’alimentazione scientifica e la longevità sana, scoprite i libri del Prof. Longo e del Dott. Berrino in offerta su Amazon. Leggete il dossier integrale sul nostro giornale 👇

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Valentina Pelliccia

Roma – Negli ultimi anni, con una frequenza martellante sui social network e nelle piattaforme multimediali, il digiuno intermittente e l’autofagia sono stati presentati da influencer e contenuti virali come una sorta di miracolosa panacea biologica: un meccanismo attraverso il quale il corpo umano sarebbe capace di “divorare” autonomamente le cellule malate, prevenire il cancro o arrestare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Molti di questi video chiamano in causa il biologo giapponese Yoshinori Ohsumi, Premio Nobel per la Medicina nel 2016, attribuendogli la paternità di fantomatiche “diete anticancro”. Ma dove finisce la realtà scientifica e dove comincia la disinformazione? Per fare definitiva chiarezza, distinguendo le evidenze cliniche dalle semplificazioni fuorvianti, abbiamo intervistato la dottoressa Valentina Pelliccia, giornalista e Communication Expert, autrice di una dettagliata disamina tra biologia cellulare, studi oncologici e comunicazione sanitaria.

Il Nobel a Yoshinori Ohsumi: biologia cellulare, non diete miracolose

Dottoressa Pelliccia, sui social l’autofagia viene spesso descritta come un metodo per sconfiggere tumori e Alzheimer attraverso il digiuno. Quanto c’è di vero?

«La scoperta scientifica è autentica, ma la sua interpretazione richiede grandissima attenzione. Yoshinori Ohsumi ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina nel 2016 per aver chiarito alcuni meccanismi fondamentali dell’autofagia, un processo biologico attraverso il quale le cellule degradano e riciclano componenti intracellulari. Si tratta di una scoperta straordinaria, che ha aperto nuove prospettive nella comprensione dell’invecchiamento, delle malattie neurodegenerative e dei tumori. Tuttavia, Ohsumi non ha scoperto una terapia contro il cancro o l’Alzheimer e non ha mai dimostrato che il digiuno possa guarire queste patologie. Confondere una fondamentale scoperta di biologia cellulare con un trattamento clinicamente efficace significa compiere un salto interpretativo che le evidenze scientifiche attuali non consentono».

Chi è esattamente Ohsumi e perché le sue ricerche hanno cambiato la storia della biologia?

«Yoshinori Ohsumi è un biologo cellulare giapponese, nato nel 1945, che ha dedicato la propria attività allo studio dei meccanismi di degradazione e riciclo intracellulare. All’inizio degli anni Novanta condusse esperimenti pionieristici sul lievito Saccharomyces cerevisiae, identificando i geni essenziali per il funzionamento dell’autofagia. Queste ricerche permisero di comprendere processi conservati nel corso dell’evoluzione e presenti anche nelle cellule umane. Il valore della sua scoperta risiede nell’aver spiegato come le cellule mantengano il proprio equilibrio, reagiscano alla carenza di nutrienti e gestiscano componenti danneggiati. Il riconoscimento del Nobel riguarda proprio questi meccanismi molecolari, non l’elaborazione di regimi dietetici».

Come funziona l’autofagia: pulizia cellulare e complessità tumorale

Che cosa accade realmente nelle nostre cellule durante l’autofagia? Possiamo considerarla un sistema naturale di pulizia?

«L’espressione “pulizia cellulare” può essere utile per divulgare il concetto, purché non venga interpretata in modo letterale o miracolistico. L’autofagia è un raffinato sistema di controllo della qualità e di riciclo dei componenti intracellulari. Nella macroautofagia, porzioni del citoplasma, proteine difettose o organelli esausti vengono racchiusi in vescicole a doppia membrana, gli autofagosomi, che si fondono con i lisosomi. Gli enzimi lisosomiali degradano il materiale e rendono disponibili molecole riutilizzabili. Questo processo contribuisce all’omeostasi cellulare e alla risposta agli stress. È fondamentale ribadire che l’autofagia non si attiva esclusivamente quando smettiamo di mangiare: esiste un’attività autofagica basale continuamente regolata dall’organismo».

È vero che durante il digiuno le cellule sane divorano quelle tumorali eliminandole?

«No. Questa narrazione social è totalmente priva di fondamento scientifico. L’autofagia consiste nella degradazione di componenti all’interno della stessa cellula, non in un processo attraverso cui le cellule sane aggrediscono selettivamente quelle cancerose. Inoltre, il rapporto tra autofagia e cancro è a doppio taglio. In condizioni fisiologiche, un’efficiente attività autofagica limita i danni cellulari che possono favorire la trasformazione neoplastica; ma quando un tumore è già sviluppato, le cellule cancerose possono sfruttare l’autofagia per sopravvivere alla scarsità di nutrienti, allo stress metabolico e perfino alle terapie chemioterapiche. L’autofagia svolge ruoli differenti a seconda dello stadio e del tipo di tumore: non esiste alcuna prova che il digiuno elimini selettivamente le cellule malate nell’uomo».

Scienza, nutrizione e corretti stili di vita

Per approfondire le reali evidenze scientifiche su alimentazione, prevenzione metabolica e longevità sana, scoprite i celebri saggi divulgativi dei ricercatori italiani più autorevoli: da «La dieta della longevità» del Prof. Valter Longo a «Il cibo dell’uomo» del Dott. Franco Berrino, tra i volumi più letti e acquistati su Amazon.

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Valter Longo, Franco Berrino e le differenze con il Metodo Di Bella

Quali differenze esistono tra gli studi molecolari di Ohsumi e le ricerche di Valter Longo sulla dieta mima-digiuno?

«I due scienziati operano su livelli conoscitivi differenti. Ohsumi ha identificato la genetica dell’autofagia cellulare. Valter Longo, biogerontologo di fama internazionale, ha indagato il rapporto tra nutrienti, invecchiamento e risposta allo stress, sviluppando protocolli di dieta mima-digiuno. Questa non è un digiuno totale, ma una restrizione calorica controllata che induce modificazioni metaboliche. Tuttavia, è essenziale distinguere gli effetti su specifici marcatori biologici dalla dimostrazione di benefici su esiti clinici primari come la sopravvivenza oncologica. Lo studio clinico DIRECT del 2020 su Nature Communications ha mostrato segnali interessanti in combinazione con la chemioterapia nel tumore al seno, ma non ha evidenziato una riduzione della tossicità complessiva né una risposta patologica completa generalizzabile. Occorrono ulteriori trial rigorosi».

E rispetto alle tesi epidemiologiche di Franco Berrino o alle teorie del Metodo Di Bella?

«Franco Berrino ha dedicato decenni all’epidemiologia della prevenzione attraverso stili di vita sani e intervalli di digiuno notturno, un approccio basato sulla prevenzione primaria globale (peso forma, attività fisica, niente fumo, screening). Con il Metodo Di Bella, invece, non vi è alcuna parentela: il multitrattamento Di Bella (a base di somatostatina, melatonina, retinoidi) non c’entrava nulla con il digiuno o l’autofagia, e le sperimentazioni cliniche del 1998 pubblicate sul British Medical Journal ne certificarono l’assenza di efficacia terapeutica».

Le ipotesi sull’Alzheimer e i pericoli del “fai-da-te”

Si parla molto anche di autofagia contro l’Alzheimer. Cosa sappiamo ad oggi?

«A livello biologico e preclinico sappiamo che l’autofagia partecipa allo smaltimento di proteine aggregate come beta-amiloide e tau. Tuttavia, nei pazienti umani non è affatto dimostrato che il digiuno intermittente prevenga la demenza o arresti l’Alzheimer. Mancano conferme cliniche definitive. Inoltre, non esiste alcuna soglia oraria universale: sostenere che l’autofagia “scatti” dopo sedici o ventiquattro ore è un’estrema semplificazione che non tiene conto delle differenze metaboliche individuali».

Quali sono i rischi concreti del digiuno fai-da-te, soprattutto per chi è già malato?

«I rischi possono essere severi. Nei malati oncologici una restrizione nutrizionale non supervisionata può innescare sarcopenia, perdita di massa magra e cachessia, peggiorando drasticamente la prognosi. Le linee guida internazionali ESPEN e ASCO raccomandano espressamente di non adottare restrizioni caloriche non controllate durante le terapie. Il digiuno è controindicato anche in persone con diabete farmacologico, soggetti fragili, donne in gravidanza e soggetti con disturbi alimentari. Non si deve mai confondere la speranza con la prova clinica, né sostituire i protocolli medici validati con pratiche empiriche diffuse online».

Nota editoriale: Il presente contenuto ha finalità puramente informative e divulgative e non sostituisce in alcun modo il parere o le prescrizioni del medico curante e degli specialisti oncologi e nutrizionisti.

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Salute

Allarme OMS: 3,7 miliardi di malati nel mondo. Il ruolo chiave dell’Igienista Dentale per salvare la salute

Sapevate che la carie non curata è il problema di salute più diffuso in tutto il pianeta? Secondo gli spaventosi dati dell’OMS, quasi 3,7 miliardi di persone nel mondo soffrono di patologie legate al cavo orale! Oggi, 10 ottobre, si celebra la fondamentale “Giornata Nazionale dell’Igienista Dentale”, un’occasione importantissima per ricordarci che la salute della nostra bocca è strettamente legata a quella di tutto il nostro corpo (cuore e sistema immunitario compresi!). Caterina Di Marco, Presidente della Commissione d’Albo Nazionale, ha lanciato un forte appello: la figura dell’Igienista (un professionista laureato) è essenziale per la prevenzione, fin dai mesi della gravidanza per proteggere la salute del nascituro! “La salute non si aspetta, si costruisce giorno per giorno”, ha ricordato la Presidente, invitando tutti ad adottare stili di vita corretti. Leggete il nostro articolo per scoprire perché la prevenzione orale vi salverà da dolori atroci e spese mediche folli! E per portare la pulizia professionale del dentista direttamente nel bagno di casa vostra, affidatevi alla tecnologia intelligente: scoprite lo Spazzolino Elettrico Smart Premium oggi in super offerta su Amazon! 👇

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giornata nazionale dell'igienista dentale

Salute e Sanità – Molto spesso si tende a considerare la cura dei propri denti come un mero vezzo estetico, legato esclusivamente alla bellezza di un sorriso smagliante, dimenticando o sottovalutando un principio medico fondamentale: la salute della bocca è intimamente, profondamente e inesorabilmente legata a quella dell’intero organismo umano. Investire quotidianamente nella prevenzione orale non significa soltanto evitare fastidiose visite dal dentista, ma contribuisce in modo massiccio al benessere sistemico delle persone e, su larga scala, all’indispensabile sostenibilità economica del sistema sanitario nazionale. Questo è il potente e attualissimo messaggio lanciato a gran voce dalla Commissione di Albo Nazionale degli Igienisti Dentali in occasione della Giornata Nazionale dell’Igienista Dentale, che si celebra proprio oggi, 10 ottobre 2026. L’obiettivo primario di questa importante ricorrenza è richiamare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini sull’importanza vitale della prevenzione e sull’irrinunciabile ruolo di questi professionisti sanitari altamente qualificati, la cui opera si rivela cruciale in tutte le delicatissime fasi della vita umana, dalla gestazione fino alla terza età.

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I dati shock dell’OMS: un’epidemia globale silenziosa

A supportare le istanze della Commissione ci sono numeri che fanno letteralmente tremare i polsi. Secondo i più recenti e accurati rilevamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), contenuti nel monumentale Global Oral Health Status Report, le patologie del cavo orale interessano l’impressionante cifra di quasi 3,7 miliardi di persone nel mondo. Un’epidemia globale e silenziosa. Ad aggravare il quadro interviene il Global Burden of Disease, che certifica un dato allarmante: la carie non trattata dei denti permanenti rappresenta, ad oggi, la condizione di salute patologica più diffusa in assoluto a livello globale. Eppure, la scienza medica parla chiaro: la stragrande maggioranza delle malattie orali (dalle semplici gengiviti alle più severe parodontiti, spesso correlate a rischi ben più gravi come patologie cardiovascolari e complicanze del diabete) può essere prevenuta efficacemente, oppure intercettata e trattata precocemente con pieno successo. “Una bocca sana permette di mangiare, parlare, relazionarsi e vivere serenamente senza provare dolore. Per questo l’OMS considera la salute orale come parte integrante, indivisibile e fondamentale della salute generale e del benessere psicofisico della persona”, ha sottolineato con forza Caterina Di Marco, autorevole presidente della Commissione di Albo Nazionale degli Igienisti Dentali.

L’Igienista Dentale: un pilastro sanitario insostituibile

In uno scenario demografico complesso, caratterizzato da un progressivo e inarrestabile invecchiamento della popolazione e dalla conseguente, crescente diffusione delle patologie croniche invalidanti, la prevenzione primaria assume un ruolo sempre più strategico. In questo intricato contesto, la figura dell’Igienista Dentale (un vero e proprio professionista sanitario laureato con una rigorosa formazione universitaria) svolge una funzione clinica centrale e insostituibile. Questo specialista non si limita alla mera pulizia, ma valuta attentamente il rischio individuale di malattia di ogni singolo paziente, intercetta precocemente eventuali e silenziose alterazioni dei tessuti, promuove comportamenti salutari e definisce percorsi personalizzati e calibrati di prevenzione, accompagnando letteralmente la persona nel mantenimento della salute orale nel tempo.

Dalla gravidanza alla terza età: la salute si costruisce

Questo percorso di tutela sanitaria è così profondo che comincia, incredibilmente, ancora prima della nascita biologica del paziente. La gravidanza rappresenta infatti un momento particolarmente favorevole e delicato per promuovere la salute orale della madre e, di riflesso, prevenire l’insorgenza della carie nella primissima infanzia del nascituro. Come? Attraverso una mirata educazione alimentare, il controllo clinico del biofilm batterico e l’acquisizione di abitudini d’igiene corrette. “Parlare di alimentazione, igiene orale e controllo batterico alla donna in gravidanza è già, di fatto, prevenzione pura, prima ancora che nel bambino compaia il primissimo dentino”, ha spiegato accuratamente Di Marco. Diventa quindi fondamentale rendere ogni singolo cittadino pienamente consapevole del proprio reale stato di salute e dei fattori di rischio cui è esposto. “La salute non si aspetta passivamente: si costruisce giorno per giorno. Come Commissione, desideriamo celebrare l’Igienista dentale, ma soprattutto la prevenzione in tutte le sue sfumature, vero strumento cardine per un futuro finalmente libero dalle dolorose patologie del cavo orale”.

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