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Salute

ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Lucattini: “Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia. Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente in particolare, nei BES”.

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ARTETERAPIA: QUANDO IL COLORE DIVENTA LINGUAGGIO ESPRESSIVO E PREZIOSO SUPPORTO PER RAGAZZI CON BES E DSA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  Esiste uno spazio, tra il foglio bianco e il colore, dove le difficoltà di apprendimento smettono di essere un ostacolo e diventano una possibilità. Per i bambini e gli adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), la parola scritta o parlata può talvolta, trasformarsi in una barriera frustrante. È qui che l’arteterapia plastico-visiva interviene come una chiave silenziosa ma potentissima: un linguaggio fatto di forme, materia e simboli capace di riattivare canali comunicativi spesso rimasti in ombra.

L’arte non è più solo estetica, ma si trasforma in un processo terapeutico che favorisce la crescita cognitiva, l’integrazione emotiva e, soprattutto, il recupero di una fiducia profonda nelle proprie capacità. Attraverso l’uso sapiente del mezzo artistico, il disagio trova una forma e la mente scopre nuove strade per apprendere e relazionarsi. In questa intervista, abbiamo chiesto al riguardo, alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Medico, Psichiatra, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, un approfondimento clinico, al fine di comprendere come l’arteterapia possa diventare un pilastro fondamentale nel percorso di crescita di ogni ragazzo.

 

Dott.ssa Lucattini, entrando nel vivo della Medicina, quali processi psichici si attivano nel bambino con BES attraverso il gesto artistico e in che modo l’espressione creativa riesce a colmare quei vuoti comunicativi che la parola non riesce a raggiungere?

 

L’arteterapia è particolarmente utile per bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) perché offre un canale di espressione alternativo alle parole, spesso ancora insufficienti per comunicare emozioni complesse. Attraverso il disegno, la pittura o altre forme artistiche, il bambino può dare forma ai propri vissuti interni in modo spontaneo e non giudicante.

A differenza di approcci più centrati sulla prestazione, l’arteterapia valorizza il processo creativo, sostenendo l’autostima e riducendo ansia e frustrazione, molto frequenti nei disturbi dell’apprendimento. I benefici riguardano più aree, infatti, migliora la regolazione emotiva, facilita la comunicazione, potenzia le abilità cognitive e rafforza la coordinazione oculo-manuale, spesso coinvolta nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Molte ricerche tra cui una publicata su Malaysian Journal of Medicine and Health Sciences (2025), confermano questi effetti ed evidenziano come l’arteterapia contribuisca a migliorare competenze sociali, funzioni esecutive e benessere emotivo, rappresentando un intervento efficace e globale per la crescita del bambino.

 

Dott.ssa Lucattini, spesso si pensa all’arte come “a pura astrazione”, ma la gestione dello spazio sul foglio richiede grandi capacità di pianificazione. In che modo, l’atto di creare aiuta a strutturare le funzioni esecutive e a potenziare la percezione visuo-spaziale di chi fatica a organizzare il proprio apprendimento?

 

L’arteterapia agisce su un aspetto fondamentale dello sviluppo: l’integrazione tra percezione, motricità fine e pensiero. Attività come disegnare, modellare o manipolare materiali richiedono una coordinazione fine tra ciò che il bambino immagina, ciò che osserva e ciò che realizza con le mani. In questo processo si sviluppano la percezione visiva e spaziale, essenziali per orientarsi nello spazio, organizzare il foglio e, successivamente, per competenze come lettura, scrittura e calcolo.

Queste esperienze coinvolgono contemporaneamente più sistemi (visivo, motorio e sensoriale) creando proficua integrazione tra mente e corpo, tra inconscio e pensiero. La stimolazione delle mani attraverso materiali diversi (come creta, colori o strumenti) rafforza le connessioni tra percezione e movimento, favorendo una maggiore precisione psicomotoria, coordinazione e capacità di pianificazione sia nel lavoro scolastico che nella vita quotidiana.

Dal punto di vista della capacità di apprendimento, questo si traduce nello sviluppo di nuove idee e strategie migliori, più adatte a sé stessi e alle situazioni esterne. Il bambino non si limita a eseguire dei compiti con i genitori o un insegnante, ma impara a organizzare il mondo interiore e lo spazio fisico, immagine e anticipare i risultati, correggere gli errori, trasformare un’emozione in un’idea o un progetto e quindi in un’azione finalizzata. In altre parole, l’arteterapia facilita il passaggio al pensare, attraverso attività manuali, creazioni artistiche e opere realizzate (Cureus, 2022).

L’arteterapia,  concretamente, può offrire la possibilità di superare le difficoltà emotive e rafforzare l’autostima nei bambini e negli adolescenti con BES?

 

L’arteterapia rappresenta un intervento particolarmente efficace perché offre ai bambini e agli adolescenti uno spazio sicuro in cui dare forma ai vissuti interiori, anche quando questi non trovano ancora espressione nel linguaggio. Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia.

Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente nei BES. Nel tempo, questo processo alimenta un’immagine di sé più solida e positiva, sostenuta da esperienze ripetute di riuscita e riconoscimento.

I dati della ricerca confermano questi effetti: programmi strutturati di arteterapia mostrano una riduzione significativa dell’ansia e un incremento dei comportamenti prosociali e della capacità di comprensione emotiva. Uno studio pubblicato su RREM Journal (2025) evidenzia, inoltre, come queste esperienze contribuiscano a rafforzare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni nei contesti educativi. In questo senso, l’arteterapia non si limita a offrire un’area protetta, rassicurante e ansiolitica, ma diviene un processo trasformativo, infatti, aiuta i bambini a dare senso a ciò che provano, costruendo nel tempo una maggiore stabilità emotiva e un’autentica fiducia in se stessi.

Esistono studi scientifici che confermano l’impatto dell’arteterapia nella riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e nel miglioramento del tono dell’umore nei  ragazzi con bisogni speciali?

 

La letteratura scientifica degli ultimi anni conferma che l’arteterapia rappresenta un intervento utile, soprattutto come approccio complementare, nei bambini e negli adolescenti con BES e disturbi dell’umore. Si tratta di una modalità che utilizza il processo creativo per favorire il benessere psicologico, offrendo un contesto protetto in cui emozioni difficili possono emergere ed essere elaborate anche senza il supporto del linguaggio verbale.

Dal punto di vista clinico, l’esperienza artistica facilita l’espressione emotiva, rafforza il senso di controllo e promuove processi di consapevolezza e autoefficacia, aspetti particolarmente rilevanti nei quadri ansioso-depressivi. Le evidenze empiriche indicano che queste pratiche possono contribuire a ridurre i sintomi internalizzanti, migliorando il tono dell’umore e la regolazione affettiva.

In particolare, si è dimostrata efficace nel ridurre ansia e depressione in età evolutiva. L’arteterapia migliora il benessere emotivo e le competenze socioaffettive nei contesti educativi e clinici, pur evidenziando la necessità di studi più rigorosi e standardizzati. L’arteterapia rappresenta una risorsa clinica valida e sempre più supportata da studi scientifici, non sostituisce altri trattamenti che sono sempre necessaria, psicoterapia dinamica e psicoanalisi, ma li integra efficacemente, offrendo ai bambini e agli adolescenti uno strumento concreto per comprendere e trasformare il proprio mondo emotivo (Clinics Sao Paulo, 2025).

 

In adolescenza, il corpo cambia e le emozioni diventano spesso travolgenti e difficili da verbalizzare. In che modo l’arteterapia funge da ‘contenitore’ sicuro per queste trasformazioni e perché è fondamentale che questo canale espressivo resti aperto anche dopo l’infanzia?

 

L’età evolutiva è un processo continuo, in cui ogni fase si costruisce sulla precedente senza soluzione di continuità. Le esperienze precoci, soprattutto quelle legate al corpo, al gioco e alla creatività, non vengono mai perdute, ma restano come tracce attive che contribuiscono a strutturare l’identità. In questo senso, proseguire attività come l’arteterapia anche durante l’adolescenza significa mantenere e trasformare strumenti espressivi già acquisiti, adattandoli a una fase di sviluppo più complessa.

Nell’adolescenza, il linguaggio artistico può offrire uno spazio privilegiato per esplorare conflitti interni, sperimentare nuove modalità espressive e dare forma a vissuti spesso difficili da verbalizzare. La continuità con le esperienze creative dell’infanzia facilita questo processo, rendendolo più accessibile e meno minaccioso.

Dal punto di vista psicologico, l’arteterapia durante può svolgere una funzione di integrazione psichica e dell’identità, aiuta a collegare le esperienze passate con quelle presenti, sostenendo la costruzione di una narrazione personale coerente. Questo è particolarmente importante nei momenti di crisi o in presenza di difficoltà emotive, dove può emergere un senso di frammentazione o discontinuità del sé. Le attività artistiche in adolescenza favoriscano la regolazione emotiva, la consapevolezza di sé e la resilienza, contribuendo a un migliore adattamento psicologico.

L’arteterapia, quindi, rappresenta un filo continuo che accompagna lo sviluppo, permette di trasformare le esperienze precoci in risorse evolutive, sostenendo l’adolescente nel delicato lavoro di costruzione della propria identità (Frontiers in Psychology, 2025).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 

-Utilizzare il disegno come strumento di ascolto, non di valutazione. È importante che il genitore non giudichi il risultato, ma si interessi al significato del disegno, chiedendo al bambino di raccontarlo. In questo modo, l’attività diventa un canale privilegiato per comprendere il suo mondo emotivo;

-Proporre attività artistiche nei momenti di maggiore fragilità emotiva. Nei periodi di tristezza, ansia o chiusura, disegnare o modellare può aiutare il bambino o l’adolescente a esprimere ciò che fatica a dire, riducendo la tensione interna;

-Favorire la continuità attraverso piccole abitudini e rituali regolari, tra i quali far rientrare anche le attività artistiche e l’arte terapia. La ripetizione nel tempo è fondamentale, anche brevi momenti settimanali dedicati all’attività artistica aiutano a costruire stabilità e sicurezza;

-Valorizzare il processo creativo per sostenere l’autostima. Nei bambini e adolescenti con BES e DSA è essenziale che il genitore riconosca l’impegno e l’espressione personale, piuttosto che il risultato estetico, offrendo al bambino un’esperienza di competenza;

-Integrare l’esperienza artistica con il contesto scolastico. Quando possibile, è utile condividere con gli insegnanti il percorso creativo, affinché possa essere valorizzato anche in classe come strumento di apprendimento e inclusione;

-Promuovere attività artistiche di gruppo. Favoriscono lo sviluppo delle competenze sociali, dell’empatia e della capacità di stare con gli altri, facilitando le interazioni e i rapporti interpersonali;

-Considerare l’arteterapia come parte di un percorso di cura più ampio. In presenza di depressione o disagio emotivo significativo, è importante che il genitore integri l’attività artistica con un supporto specialistico e psicoanalitico, affinché il bambino possa essere aiutato a elaborare in modo più profondo i propri vissuti.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Salute

Schiavi delle notifiche e logorati dallo stress: lo Psicologo Claudio Belardo ci insegna come guarire dalla pericolosa “Iperconnessione Digitale”

“Mal di testa, insonnia e collo bloccato? È colpa dell’Iperconnessione! Il tuo corpo ti sta urlando di staccare gli occhi da quello Smartphone!”. Gli utilissimi consigli dello Psicologo Claudio Belardo! 📱 🧠 Vi siete mai fermati a contare quante ore passate ogni giorno con gli occhi fissi sullo schermo luminoso del vostro cellulare? Tra notifiche continue, messaggi di WhatsApp, e-mail di lavoro a mezzanotte e lo “scorrimento” compulsivo sui social network prima di andare a dormire… ci stiamo letteralmente esaurendo! La mente va in “sovraccarico cognitivo” e genera stress, ansia fortissima e insonnia cronica. E sapete chi paga il prezzo di questa “tossicodipendenza digitale”? Il nostro corpo! A lanciare questo importante allarme sociale è il Dottor Claudio Belardo, brillante Psicologo clinico iscritto all’Albo della Regione Campania: “Quando la mente subisce passivamente gli effetti dell’iper-stimolazione virtuale, l’organismo risponde irrigidendosi per la tensione!”. Non a caso, al giorno d’oggi, siamo tutti pieni di dolori cervicali, respiro corto e muscoli contratti! Ma come si guarisce da questo “Logorio della Rete”? Lo Psicologo Belardo ci regala 3 semplici e preziosi Consigli pratici basati sulla scienza. Il primo fra tutti è il coraggio di fare il “Digital Detox”: bisogna imparare a spegnere tutto (telefonini e tablet) almeno un’ora prima di andare a dormire nel letto, o mentre si sta a tavola per mangiare con la famiglia! Leggi tutti gli altri fondamentali consigli terapeutici del Dottor Belardo nel nostro approfondimento completo! 👇 👁️ E voi riuscite mai a staccare la spina da internet e dalle chat? Oppure siete tra quelli che tengono il cellulare sul comodino tutta la notte e lo guardano appena aprono gli occhi la mattina? Diteci le vostre abitudini nei commenti e condividete questo post per “svegliare” i vostri amici!

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Claudio Belardo

Napoli – Ammettiamolo con feroce onestà: qual è l’ultimissima cosa che i nostri occhi guardano ogni sera prima di chiudersi per la stanchezza, e qual è la primissima cosa che cerchiamo disperatamente sul comodino appena ci svegliamo? Esatto, lo schermo illuminato del nostro smartphone. Viviamo in un’epoca in cui siamo perennemente “connessi” al mondo intero, ma ci stiamo tragicamente sconnettendo da noi stessi.
L’iperconnessione quotidiana, l’uso massiccio e compulsivo di cellulari, tablet e computer stanno letteralmente ridisegnando (e spesso distruggendo) i delicatissimi confini del nostro benessere mentale. Il flusso costante e bombardante di e-mail, messaggi WhatsApp, video sui social e notifiche a cui siamo sottoposti 24 ore su 24 non distrugge solo i nostri livelli di attenzione, ma genera nuove e logoranti forme di stress cronico. Un male silenzioso che colpisce violentemente e contemporaneamente sia la nostra sfera emotiva che quella biologica.

Il sovraccarico da schermo: quando la mente si “brucia”

A fare chiarezza su questa spaventosa deriva sociale, attraverso una preziosa opera di divulgazione scientifica, è lo Psicologo Dott. Claudio Belardo (brillante professionista clinico iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Campania, Sezione A, n. 10728), da anni impegnato in prima linea nello studio delle dinamiche relazionali e dell’impatto distruttivo della tecnologia sulla nostra psiche.
I dati della letteratura scientifica internazionale parlano chiaro, e fanno paura: il “sovraccarico cognitivo da schermo” è oggi direttamente e matematicamente correlato all’aumento vertiginoso di attacchi d’ansia, depressione, alterazioni pesanti del ritmo sonno-veglia (l’insonnia dilagante) e dolorose somatizzazioni corporee.

L’allarme di Belardo: “Evitiamo la disconnessione corporea”

Il Dottor Belardo fotografa la situazione con una lucidità disarmante: «Mente e corpo sono strettamente e indissolubilmente interconnessi: quando la mente umana subisce passivamente gli effetti devastanti dell’iper-stimolazione virtuale, il nostro organismo risponde irrigidendosi per la tensione». L’ansia da schermo si trasforma in muscoli contratti e respiro affannato.
«Saper riconoscere tempestivamente i primissimi segnali di questo disagio psicofisico» – avverte lo specialista campano – «è il primo e fondamentale passo essenziale per evitare la cosiddetta disconnessione corporea e ritrovare un corretto e sano equilibrio biologico ed emotivo».

I Tre Consigli d’Oro per salvarsi dal logorio della rete

Per preservare la nostra salute dal veleno della rete, lo psicologo Claudio Belardo suggerisce a tutti noi tre strategie preventive e pratiche, basate su rigorose evidenze scientifiche:

1. Pianifica il tuo “Digital Detox”: Bisogna avere il coraggio di staccare la spina. Stabilisci finestre temporali precise, rigorose e “sacre” (ad esempio un’ora prima di andare a dormire, o durante i pasti in famiglia) che siano totalmente prive di dispositivi digitali. Il tuo sistema nervoso ringrazierà riducendo il carico di stress.

2. Ascolta il grido del tuo corpo: Presta un’attenzione maniacale a sintomi apparentemente banali come il respiro corto, il mal di testa, la rigidità cervicale o la tensione muscolare mentre usi gli schermi. Il corpo ti sta parlando. E se questo disagio diventa invalidante, metti da parte l’orgoglio ed è importante rivolgersi a un professionista della salute psicologica per iniziare un percorso clinico in studio.

3. Scegli il Movimento Consapevole: L’essere umano non è fatto per stare piegato tutto il giorno con il collo su uno schermo luminoso. Integra nella tua routine quotidiana un’attività fisica vera e strutturata. Il sano movimento del corpo umano (sempre guidato dalle figure professionali competenti del settore motorio) rappresenta un gigantesco alleato biologico per scaricare la rabbia, allentare le tensioni accumulate e sconfiggere la mortale sedentarietà digitale.

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Salute

Vaccini e paura dopo la tragedia della difterite in Sicilia. Gli Assistenti Sanitari: “Le multe non bastano, serve ascolto umano”

Morire di Difterite a soli 4 anni nel 2026 è una tragedia inaccettabile! Ma punire i genitori spaventati con multe salatissime è davvero la soluzione giusta? Il monito degli Assistenti Sanitari: “Serve rassicurazione e umanità, non solo fredda coercizione!” 💉 💔 La recentissima e drammatica morte di una bimba per difterite in Sicilia, e il preoccupante calo dei vaccini sull’Isola, hanno spinto la Regione a varare un rigido “pugno di ferro”: convocazioni coatte e multe salate per le famiglie inadempienti! Ma l’ASNAS (Associazione Nazionale Assistenti Sanitari) invita tutti a una profondissima e delicata riflessione: le multe burocratiche non bastano per sconfiggere la paura! “Nelle famiglie già sfiduciate”, spiegano gli esperti dell’Asnas, “un intervento percepito come puramente punitivo e coercitivo rischia di irrigidire le posizioni invece che convincere. Le sanzioni non intercettano i genitori che hanno davvero paura o che sono finiti vittime della disinformazione online! Per loro serve ascolto umano, pazienza e assenza totale di pregiudizio!”. La maggior parte dei bambini non vaccinati, infatti, non appartiene a famiglie “ideologicamente No-Vax”, ma a genitori disorientati o a fasce deboli che non hanno accesso ai servizi (come nel caso del quartiere ZEN di Palermo, il cui ambulatorio vaccinale era incomprensibilmente chiuso dal 2019 ed è stato finalmente riaperto!). Il grido dell’Associazione alle Istituzioni è chiaro: “Basta spaccare la società in tifoserie! Investite negli Assistenti Sanitari per ricostruire un rapporto di fiducia umana e portare la prevenzione lì dove le multe e i controlli non arriveranno mai!”. Leggi la lucida e profonda analisi nel nostro articolo! 👇 👩‍⚕️ Siete d’accordo con gli Assistenti Sanitari? Per convincere un genitore spaventato dai vaccini è più utile mandargli una multa a casa, oppure offrirgli un incontro privato con un professionista in grado di rassicurarlo e ascoltare le sue enormi paure senza giudicarlo? Qual è la vostra opinione? Scrivetela nei commenti e condividete questo interessantissimo dibattito!

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Vaccino difterite

Redazione  – Morire di difterite a soli quattro anni, nel cuore dell’Italia e dell’Europa del ventunesimo secolo, è una tragedia inaccettabile che lacera le coscienze e impone una profondissima riflessione su come il nostro sistema sanitario dialoga con i cittadini. Il recente e drammatico lutto avvenuto in Sicilia, accompagnato dall’allarmante calo delle coperture vaccinali sull’Isola, ha spinto le Istituzioni regionali a correre immediatamente ai ripari, varando un rigido pacchetto di misure basato su convocazioni obbligatorie, appuntamenti fissati d’ufficio e pesantissime sanzioni per le famiglie inadempienti.
Ma la paura di un genitore può davvero essere cancellata con la minaccia di una multa pecuniaria? A rispondere a questo delicato interrogativo è intervenuta con grandissima lucidità ed empatia l’Asnas (l’Associazione Nazionale Assistenti Sanitari), che lancia un messaggio cruciale ai vertici della sanità: le sanzioni non bastano, la vera prevenzione si costruisce unicamente insieme a chi è in grado di ricostruire, giorno dopo giorno, un rapporto di fiducia umana e professionale sul territorio.

La voce dell’Asnas: “La coercizione irrigidisce i genitori”

Sul fronte delle multe e delle convocazioni coatte, l’Asnas non nega certo la validità legale dei provvedimenti. «Sono strumenti del tutto legittimi, che rispondono a un preciso obbligo di legge», ricordano i vertici dell’Associazione. Tuttavia, c’è un enorme “ma” psicologico e sociologico da affrontare, avvalorato dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla fresca e dolorosa esperienza della recente pandemia.
«L’evidenza mostra in maniera inequivocabile che, nelle famiglie già profondamente sfiduciate, un intervento statale percepito come puramente coercitivo e punitivo rischia fortemente di irrigidire ulteriormente le posizioni, invece di convincere e rassicurare», spiegano gli esperti. Le multe, insomma, possono certamente spingere ad adempiere i genitori che erano semplicemente disorganizzati o sbadati, ma «non intercettano, da sole, chi ha davvero paura, chi ha subito una feroce disinformazione online o chi non si fida più delle istituzioni. Per tutte queste famiglie serve un lavoro relazionale e umano che i freddi controlli burocratici non potranno mai sostituire».

Non ideologia, ma esitazione: il caso emblematico dello ZEN

Il dibattito pubblico tende troppo spesso a dividere la società in tifoserie opposte, etichettando tutti i non vaccinati come fanatici ideologici. La realtà, però, è ben diversa. La stragrande maggioranza dei genitori che oggi non protegge i propri figli lo fa semplicemente per esitazione, per la mancanza di un’informazione chiara e accessibile. Una copertura vaccinale contro la difterite ferma all’85% in Sicilia significa che il 15% dei bambini resta quotidianamente esposto a una forma gravissima e potenzialmente letale della malattia. «La priorità assoluta non è dividere il campo tra tifoserie», ribadisce Asnas, «ma spiegare con infinita pazienza il vitale rapporto tra i rischi e i benefici».
A volte, il problema è semplicemente l’assenza dello Stato sul territorio. L’Asnas valuta infatti in modo estremamente positivo la riapertura, decisa in queste ore dalla task force regionale, del centro vaccinale dello ZEN di Palermo (incomprensibilmente chiuso dal lontano 2019). «È la conferma sul campo di quanto i servizi vicini alle persone facciano un’enorme differenza», ha sottolineato Elena Nichetti, presidente nazionale Asnas.

Dalla burocrazia al calore umano: il ruolo dell’Assistente

In un tessuto sociale così frammentato, il contributo specifico dell’Assistente sanitario diventa la vera chiave di volta per salvare vite umane. Lo spiega magnificamente Luigi Vitale, Presidente Asnas Sicilia: «Counselling motivazionale, chiamata attiva, ascolto empatico e totale assenza di giudizio, capacità di trasformare un freddo dato anagrafico in un contatto reale e rassicurante con una famiglia».
Incrociare i dati dei Pronto Soccorso per scovare i non vaccinati è utilissimo, ma «un dato serve a qualcosa solo se c’è un operatore umano che può trasformarlo in un percorso di recupero». Per questo motivo, l’accorato appello dell’Asnas alle Istituzioni chiede che il rafforzamento sanitario in corso in Sicilia non si limiti agli strumenti di polizia e di controllo, ma si traduca in un investimento stabile e massiccio negli Assistenti sanitari.
Perché, come chiosa saggiamente la presidente Nichetti: «Le regole scritte tutelano la collettività. Ma è solo la relazione umana, costruita faticosamente ogni giorno da chi lavora sul territorio, a portare la prevenzione vitale lì dove i controlli, da soli, non arriveranno mai».

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Salute

Rientro a scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione intervento di Adelia Lucattini sulle sfide emotive, la crescita e il benessere degli studenti

Lucattini: “L’ascolto attivo e il dialogo empatico dei genitori aiutano i figli a superare l’ansia da rientro, una reazione iniziale del tutto normale, transitoria e destinata a risolversi con il naturale adattamento”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Ritorno a scuola

Redazione-  Il ritorno in classe rappresenta per bambini e adolescenti molto più di una semplice ripresa della routine quotidiana, è una fase di profonda trasformazione emotiva in cui si mescolano il desiderio di crescita, le aspettative per il futuro e la nostalgia del tempo trascorso con la famiglia durante le vacanze. Accompagnare i più piccoli in questo delicato passaggio significa sapere ascoltare i loro bisogni, accogliere le paure senza drammatizzarle ed essere punti di riferimento stabili.

La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), al riguardo, in questa intervista. ci guida alla scoperta delle dinamiche psicologiche legate al rientro a scuola, offrendo ai genitori chiavi di lettura preziose e consigli pratici per vivere questa transizione con serenità, fiducia e vicinanza affettiva.

Dott.ssa Lucattini, con la fine dell’estate e la ripresa delle lezioni, per molti bambini e ragazzi si riaprono le porte della Scuola. Quali sono le emozioni prevalenti che caratterizzano questo momento e come si manifestano?

 

Il rientro a scuola è quasi sempre accompagnato da emozioni contrastanti, accanto alla curiosità, al piacere di ritrovare i compagni e al desiderio di tornare alle proprie attività, possono comparire nostalgia per il tempo delle vacanze, paura dei voti e una vera e propria ansia da separazione. È un’ambivalenza fisiologica, poiché ogni ripresa comporta sia un ritorno a qualcosa di conosciuto, che l’inizio di un “nuovo” anno scolastico.

Nei bambini più piccoli, che iniziano o frequentano la Scuola Primaria (materna) queste emozioni si esprimono spesso nel corpo e con il comportamento, hanno ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, mal di pancia, mal di testa, maggiore bisogno di vicinanza ai genitori, pianto al momento del distacco, sia a casa, che all’ingresso a scuola. Nei bambini più grandi l’ansia può essere meno evidente e assumere la forma di insofferenza, stanchezza, preoccupazione, a volte del tutto immotivata, per il rapporto con i compagni di classe. Nell’età evolutiva molto spesso, l’ansia viene somatizzata o diviene iperattività fisica, soltanto nella preadolescenza è riconosciuta e verbalizzata con chiarezza (British Journal of Psychiatry Open, 2025).

 

Per molti genitori, l’ansia o il pianto dei figli all’idea di tornare in classe possono tuttavia essere fonte di grande preoccupazione. Quando il pianto o l’ansia legati al ritorno in classe rientrano nella norma e quando invece, diventano campanelli d’allarme?

 

Il pianto, da solo, non è un indicatore di un qualche disturbo, in generale è una manifestazione naturale. Un bambino può piangere perché in quel momento la separazione è emotivamente faticosa e, pochi minuti dopo, entra in classe, si interessa a ciò che succede trascorrendo serenamente la giornata scolastica. In questi casi, il pianto è un modo per scaricare la tensione ed esprimere il conflitto  tra desiderio di restare con i genitori e curiosità per la scuola, che il bambino non riesce a comprendere. È generalmente rassicurante quando l’ansia diminuisce progressivamente, quando il bambino riesce comunque a entrare a scuola, mantiene interesse per i compagni e per le attività e, una volta avvenuta la separazione, ritrova un proprio equilibrio.

È importante soprattutto non entrare in una spirale nella quale l’ansia del bambino allarma i genitori e li rende ansiosi, naturalmente, se il disagio persiste per oltre tre mesi, interferisce con la frequenza scolastica e turba la vita familiare, in questi casi, è utile confrontarsi con la scuola ed eventualmente valutare anche un consulto con uno specialista dell’età evolutiva (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Come si riflette, in particolare, nel comportamento quotidiano il conflitto tra il desiderio di crescita e il timore del distacco e quali accorgimenti i genitori possono adottare al riguardo, senza forzature e ansie?

 

La crescita non procede mai come una linea retta, è piuttosto un movimento a spirale con ritorni e progressioni in avanti. I bambini possono avere bisogno di rendersi autonomi e allo stesso tempo di sapere che mamma e papà sono sempre lì per loro. Questa oscillazione tra autonomia e dipendenza non è una contraddizione patologica, ma una caratteristica propria dello sviluppo.

Nei periodi di cambiamento, come l’inizio della scuola, possono comparire anche piccole regressioni, con maggiore richiesta di attenzione, bisogno di rituali che sembravano superati, difficoltà a separarsi o atteggiamenti oppositivi. Talvolta, l’oppositività stessa è un modo per mettere alla prova la solidità del legame e verificare inconsciamente se sia possibile desiderare di andare a scuola senza perdere l’amore dei genitori.

Il ruolo dei genitori non è accelerare la separazione, ma renderla possibile, cioè offrire piccole autonomie proporzionate all’età, senza sostituirsi al bambino, ma neppure ritirando bruscamente la propria presenza amorevole. Sollecitare un bambino a comportarsi da grande o negare la sua paura rischia di trasformare una difficoltà momentanea in un sentimento di inadeguatezza. È molto più utile riconoscere l’emozione e contemporaneamente trasmettere fiducia, comprendendo la paura senza confermare l’idea che la situazione sia pericolosa (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).

In questo delicato percorso di accompagnamento, quanto è determinante il ruolo della comunicazione tra genitori e figli e quali atteggiamenti pratici possono realmente fare la differenza?

 

È fondamentale, a condizione di non confondere la comunicazione con l’interrogatorio. I bambini hanno bisogno di sentire che i genitori sono interessati a ciò che vivono, ma anche di poter avere uno spazio psichico proprio, non continuamente indagato o controllato.

Fare domande molto insistenti appena il figlio esce da scuola porta a una chiusura o a risposte banali. È più efficace cominciare a parlare di se stessi e della propria giornata perché il racconto del bambino emerga spontaneamente, magari durante il tragitto verso casa, a tavola o mentre si fanno i compiti.

La funzione più importante del genitore è quella di aiutare il figlio a trasformare un’emozione in qualcosa che può essere pensato e raccontato, questo significa ascoltare senza minimizzare, ma anche senza amplificare, riconoscere che la giornata è stata difficile e lasciare che il bambino trovi, con il proprio tempo, le parole per spiegarne il perché.

Una ricerca pubblicata su Developmental Psychology (2025) ha mostrato quanto parlare con i figli di come si sentano, ascoltarli con pazienza, spiegare senza interrompere, è associato ad un miglioramento delle reazioni ansiose.

 

Come può la ritualità quotidiana dell’accompagnamento e del ritorno giovare al bambino nella stabilità del suo mondo affettivo e familiare?

 

I rituali hanno una funzione psicologica molto importante perché rendono prevedibile ciò che emotivamente può essere difficile. Il saluto del mattino, il percorso verso scuola, lo stesso modo di salutarsi, così come il momento in cui ci si rincontra nel pomeriggio, costruiscono una cornice affettiva e danno un ritmo al tempo riconoscibile, stabile. Il bambino fa così l’esperienza che ci si può lasciare,  ma che poi, ci si ritrova e si sta insieme.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa prevedibilità sostiene progressivamente la capacità del bambino di conservare dentro di sé la sicurezza del legame anche quando il genitore non è fisicamente presente. Il rito diventa così una sorta di ponte tra presenza e assenza, tra casa e scuola.

Per questo, è prezioso anche un piccolo rituale del ritorno, come una merenda insieme, qualche minuto tranquillo o il tempo di riappropriarsi della casa e della cameretta, prima di iniziare compiti e attività (Journal of Family Psychology, 2026).

 

Nei casi in cui il rientro a scuola coincida con un passaggio scolastico particolarmente impegnativo, come il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria o dalle elementari alle medie, in che modo cambiano le dinamiche legate all’ansia da separazione e come può evolvere il rito dell’accompagnamento?

Ogni passaggio scolastico comporta un piccolo trauma, nel passaggio dalla Scuola dell’Infanzia alla Primaria è ancora molto presente la separazione concreta dalle figure familiari, insieme al timore per un ambiente più richiedente, nuove regole e nuovi compagni. I genitori continuano quindi a rappresentare un punto di riferimento molto forte.

Anche il rito dell’accompagnamento deve evolvere, con un bambino piccolo può significare arrivare insieme fino all’ingresso della scuola. Crescendo può diventare accompagnarlo da lontano, lasciando che si incontri con gli amici prima dell’ingresso. È importante che questa trasformazione avvenga gradualmente, non si può sparire improvvisamente.

L’obiettivo è che la presenza concreta del genitore possa lentamente diventare una presenza interiorizzata. Il bambino e poi l’adolescente, possono progressivamente sentire di avere dentro se stessi una base affettiva sufficientemente sicura da permettere loro di affrontare nuove esperienze anche senza la presenza fisica dei genitori. Le ricerche più recenti sui passaggi di ciclo scolastico confermano quanto la qualità dei legami con i compagni e con l’ambiente scolastico siano fattori importanti per il benessere psicologico (School Mental Health, 2025).

Quali consigli si sente di dare per affrontare al meglio questo nuovo anno scolastico?

-Ricordare che un po’ di ansia all’inizio della scuola è normale e, nella maggior parte dei casi, passeggera, che non è una malattia e tende ad attenuarsi con il tempo e con l’adattamento;

-Avere pazienza e cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo, senza minimizzare la sua paura ma senza amplificarla;

-Mantenere costanti le abitudini quotidiane, soprattutto l’accompagnamento a scuola e il momento del ritorno a casa. La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi sicuro e capace di farcela;

-Evitare di tartassare il bambino di domande appena esce da scuola. È più utile creare dei momenti tranquilli, senza tecnologia, in cui possa raccontare spontaneamente quello che ha vissuto o è successo a scuola,  e sentirsi ascoltato;

-Mantenere un rapporto fiducioso e collaborativo con la Scuola. La continuità tra famiglia e insegnanti offre al bambino una base di sicurezza e serenità molto solido;

-Se l’ansia non si attenua e persiste per oltre tre mesi e interferisce con la frequenza scolastica, il sonno, le relazioni o la vita quotidiana, è opportuno consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva.

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