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Attualità

Carburanti alle stelle, la mazzata del controesodo: gasolio a 2,20 euro e lo sconto accise sta per scadere. L’allarme di Assoutenti

Il controesodo si trasforma in un salasso: gasolio a 2,20 euro in autostrada e tra pochi giorni scade anche lo sconto sulle accise! Scatta la protesta ⛽ 😡 L’incubo dei rincari si sta abbattendo senza pietà sulle famiglie italiane in rientro dalle vacanze. Il prezzo della benzina ha sfondato quota 2 euro al litro, mentre il gasolio self-service in autostrada tocca l’incredibile cifra di 2,200 euro al litro! A rendere la situazione ancora più drammatica c’è una data che fa tremare i polsi: il 25 agosto scadrà ufficialmente la proroga del taglio delle accise. Assoutenti lancia un appello disperato al Governo: “Estendete lo sconto almeno fino al 6 settembre, o sarà una catastrofe per l’economia italiana!”. Il Presidente Melluso avverte che il caro benzina scatenerà un effetto domino sui prezzi dei supermercati, impoverendo ulteriormente le famiglie in autunno. La soluzione proposta? Tassare gli extra-profitti dei signori del petrolio, delle banche e delle assicurazioni per finanziare il taglio delle accise e dare respiro ai cittadini. L’ira degli automobilisti monta: leggi tutti i dati e le dichiarazioni nel nostro articolo! 👇 🚗

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Redazione – Per milioni di italiani le tanto attese ferie estive si stanno trasformando in un vero e proprio incubo finanziario. Nel primo, critico fine settimana di controesodo dopo Ferragosto, la corsa sfrenata e apparentemente inarrestabile del prezzo dei carburanti alla pompa sta svuotando i portafogli delle famiglie che rientrano in città. Una situazione drammatica che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza nazionale, soprattutto in vista di una data cerchiata in rosso sul calendario: il prossimo 25 agosto, giorno in cui scadrà inesorabilmente la proroga del provvidenziale taglio delle accise per il gasolio e la benzina.

I numeri del salasso: diesel a 2,20 euro in autostrada

Basta fermarsi a una qualsiasi stazione di servizio per capire la gravità della situazione. Stando agli ultimi dati ufficiali diffusi oggi, 22 agosto, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale dei carburanti in modalità “self service” ha sfondato la soglia psicologica dei due euro. La benzina verde, sulla rete stradale ordinaria, si attesta a 2,008 euro al litro (in continuo rialzo quotidiano), mentre sulla rete autostradale schizza a ben 2,085 euro.

Ma la vera batosta riguarda il gasolio, il carburante utilizzato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e degli autotrasportatori. Sulle strade statali è ormai venduto a 2,128 euro al litro, mentre chi è costretto a fare il pieno in autostrada si ritrova a pagare la cifra mostruosa di 2,200 euro al litro. Un vero e proprio salasso per i vacanzieri, che si ritrovano a dover sborsare decine di euro in più solo per poter tornare a casa.

Il disperato appello di Assoutenti al Governo

Di fronte a questa escalation senza fine, si è sollevata la voce forte e indignata di Assoutenti. L’associazione a tutela dei consumatori ha lanciato un vero e proprio ultimatum al Governo, avvertendo che l’impatto di questi rincari non si fermerà al solo “pieno” dell’automobile, ma rischia di mettere in ginocchio l’intero Paese.

«Il Governo deve reperire al più presto, e senza ulteriori tentennamenti, le risorse necessarie per tagliare in modo consistente e strutturale le accise sui carburanti», si legge nella nota dell’associazione. «Deve farlo in fretta, perché la salita senza sosta dei prezzi alla pompa rischia di avere effetti devastanti sull’economia italiana e sulla tenuta sociale del Paese».

L’effetto domino: i rincari si abbatteranno sulla spesa

Il Presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, spiega in modo cristallino perché il caro carburante sia una bomba a orologeria pronta a esplodere in autunno: «L’abnorme e ingiustificata crescita dei listini ai distributori rischia di creare un catastrofico effetto domino sull’economia italiana. In un Paese dove la maggior parte delle merci viaggia su gomma, questo porterà a rincari a cascata in tutti i settori, partendo dal carrello della spesa nei supermercati. La conseguenza sarà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto delle famiglie e una brusca contrazione dei consumi, in un momento in cui l’economia non gode certo di buona salute».

La richiesta di Melluso e dei consumatori è drastica e non ammette sconti: l’esecutivo deve intervenire immediatamente per tagliare subito le accise. Lo sconto sui carburanti deve essere esteso almeno fino al prossimo 6 settembre, data in cui termineranno definitivamente gli scaglionamenti dei rientri estivi degli italiani.

Dove trovare i fondi? “Tassare gli extra-profitti”

La domanda che tutti i politici si pongono è sempre la stessa: dove trovare i soldi per finanziare il taglio delle accise senza indebitare ulteriormente lo Stato? Assoutenti ha una risposta chiarissima anche per questo. «Comprendiamo le difficoltà nel reperire le risorse necessarie nel bilancio dello Stato», sottolinea Melluso, «ma il Governo ha una strada tracciata: può e deve trovare i fondi utili allo scopo intervenendo con forza sugli extra-profitti di petrolieri e società energetiche, ovvero quei soggetti che stanno arricchendo a dismisura le proprie casse speculando sull’attuale situazione di crisi».

Non solo i signori del petrolio, ma l’appello chiede di pescare risorse anche dagli enormi «utili record registrati in questi mesi da banche e compagnie di assicurazioni, in modo da redistribuire in modo più equo e giusto la ricchezza nel Paese». Si tratta di una battaglia di civiltà economica: la tassazione eccessiva e anacronistica che pesa sui carburanti in Italia (tra accise storiche e IVA applicata sulle accise stesse) deve essere rivista strutturalmente, alleggerendo una volta per tutte la pressione sulle famiglie e sui lavoratori. Il controesodo è appena iniziato, ma la pazienza degli italiani è già finita.

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Attualità

Canone RAI in bolletta, migliaia di italiani lo pagano per sbaglio. Ecco chi è esentato (e come avere subito il rimborso)

Stai pagando il Canone RAI in bolletta? Fai molta attenzione: potresti far parte delle categorie ESENTATE e stare regalando soldi allo Stato! 📺 💸 Il Canone RAI da 70 euro spalmato nelle bollette della luce è un addebito “automatico”, ma attenzione alla trappola: lo Stato ti preleva i soldi anche se per legge tu non dovresti pagarli! Sapevi che tutti i cittadini Over 75 con reddito inferiore agli 8.000 euro NON devono pagare la tassa? E sapevi che se non hai una TV vera e propria in casa, ma guardi film su PC e tablet, sei esentato al 100%? Il problema è che l’esenzione NON E’ AUTOMATICA: devi compilare un modulo dell’Agenzia delle Entrate, altrimenti la compagnia elettrica continuerà a prelevarti i soldi a vita! Scopri nell’articolo come bloccare immediatamente gli addebiti e, soprattutto, come fare domanda per riavere indietro i soldi del canone pagati per errore negli anni passati. Leggi e condividi questo prezioso consiglio per tutelare i tuoi risparmi! 👇 ⚖️

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Canone rai in bolletta

Redazione – Il Canone RAI è senza ombra di dubbio la tassa più odiata e mal sopportata dagli italiani. Da quando, diversi anni fa, il legislatore ha deciso di inserire furbescamente il pagamento di questo tributo direttamente all’interno delle bollette dell’energia elettrica (frazionandolo a rate per contrastare l’enorme evasione), per milioni di famiglie è diventato letteralmente impossibile sfuggire all’addebito. Eppure, dietro questo meccanismo automatico si nasconde una trappola burocratica clamorosa: centinaia di migliaia di cittadini continuano a pagare il Canone RAI pur avendo il sacrosanto diritto di non farlo. Esistono infatti specifiche categorie di italiani totalmente esentate per legge da questo balzello, ma che continuano a vedersi prosciugare decine di euro ogni anno per pura disinformazione.

La trappola della fatturazione automatica

Il problema di fondo risiede nella presunzione di legge: lo Stato italiano presume in automatico che, se sei intestatario di una fornitura di energia elettrica per uso domestico, tu possieda anche un apparecchio televisivo (o un dispositivo in grado di ricevere radiotrasmissioni) all’interno dell’abitazione. L’azienda fornitrice di luce, di conseguenza, inserisce le rate da 70 euro annui (recentemente abbassati rispetto ai 90 precedenti) direttamente in bolletta, senza farsi alcuna domanda.

L’Agenzia delle Entrate, però, ha previsto delle specifiche e severissime cause di esonero. Il paradosso è che l’esenzione non scatta mai in automatico: se non siete voi a dichiarare ufficialmente allo Stato di avere diritto all’esonero, la compagnia elettrica continuerà a prelevarvi i soldi fino alla fine dei vostri giorni.

Chi ha il diritto di non pagare la tassa tv?

Ma quali sono queste “categorie protette” che stanno regalando soldi allo Stato senza saperlo? La legge individua tre profili principali di esenzione totale.

La prima e più vasta categoria riguarda chi non possiede fisicamente una televisione in casa. In un’era dominata da smartphone, computer e piattaforme di streaming su tablet, sono sempre di più le famiglie o i single che hanno scelto di non avere un apparecchio TV classico nel proprio salotto. Se possedete un PC o uno schermo senza sintonizzatore per i canali del digitale terrestre, NON dovete pagare il canone.

La seconda, delicatissima categoria, riguarda gli anziani Over 75 con redditi bassi. Sono esentati dal pagamento tutti i cittadini che hanno compiuto 75 anni di età e che possiedono un reddito annuo complessivo (sommato a quello dell’eventuale coniuge) non superiore a 8.000 euro lordi. Tantissimi pensionati ignorano questa norma e continuano a farsi decurtare la pensione per pagare la tassa sulle bollette.

Infine, la terza categoria comprende i diplomatici militari stranieri e il personale consolare, in base ad accordi internazionali, sebbene numericamente sia una casistica marginale rispetto alle prime due.

Come bloccare l’addebito ed esigere il rimborso

Se rientrate in una di queste categorie (ad esempio, avete superato i 75 anni di età con reddito basso o avete buttato via l’ultimo televisore), dovete agire immediatamente per bloccare l’addebito. Non basta chiamare l’Enel o il fornitore di luce per lamentarsi: le compagnie elettriche non hanno alcun potere decisionale, fanno solo da esattori.

È necessario inviare una specifica Dichiarazione Sostitutiva direttamente all’Agenzia delle Entrate. Il modulo, scaricabile gratuitamente dal sito istituzionale del Fisco, può essere inviato telematicamente tramite SPID, oppure spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno allo Sportello Abbonamenti TV di Torino. La cosa più importante che i cittadini non sanno è che, se avete pagato il Canone in bolletta negli anni passati pur avendone i requisiti di esenzione (ad esempio eravate già over 75 da due anni), avete il diritto di richiedere il rimborso completo delle somme ingiustamente prelevate, compilando l’apposita sezione del modulo. Non regalate i vostri soldi allo Stato!

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Esteri

Il flop degli eco-attivisti in Albania: sbarcano per “salvare” l’Isola di Sazan, ma scappano quando il Governo gli mostra la verità

L’incredibile flop degli eco-attivisti in Albania: arrivano per “salvare” un’isola e poi scappano per non vedere la realtà! 🇦🇱 🤦‍♂️ Avevano annunciato sui social una colossale spedizione internazionale (la “Global Sumud Flotilla”) per salvare l’isola di Sazan in Albania da una finta speculazione, paragonandola al dramma di Gaza. Ma quando sono sbarcati al porto di Valona, invece di un’armada c’era solo una dozzina di ragazzi visibilmente confusi! Ad attenderli c’era la Direttrice del Turismo albanese, Jola Hysaj, che con massima trasparenza si è offerta di scortarli sull’isola per fargli vedere la verità con i loro occhi. La risposta degli attivisti? SI SONO RIFIUTATI DI ANDARCI! Hanno girato i tacchi e sono scappati a Tirana dicendo di “volersi unire alla rivoluzione”. L’ennesima figuraccia di chi fa finto attivismo ambientale solo per racimolare like su Instagram. Leggi il retroscena completo di questa assurda vicenda nel nostro nuovo articolo! 👇 🏝️

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Jola Hysaj

Redazione – Viviamo nell’era in cui basta un post ben curato su Instagram per gridare allo scandalo internazionale, ma cosa succede quando il finto attivismo da tastiera si scontra con la dura e cruda realtà dei fatti? È esattamente quello che è andato in scena nelle scorse ore al porto di Valona, in Albania, palcoscenico di una figuraccia internazionale che sta facendo il giro del web e che smaschera l’ipocrisia di certe mobilitazioni nate esclusivamente per fare “like” sui social network. Protagonista dell’incredibile vicenda è la cosiddetta “Global Sumud Flotilla”, smascherata pubblicamente con un video al vetriolo da Jola Hysaj, Direttrice Generale dell’Agenzia Nazionale del Turismo dell’Albania.

La “Grande Epopea” annunciata sui social

Nelle settimane precedenti, il collettivo aveva martellato i social network (arrivando persino a scomodare l’agenzia stampa ANSA) annunciando una mastodontica e solenne spedizione internazionale. Il loro obiettivo dichiarato? Salvare la splendida Isola di Sazan (Saseno) da presunti disastri ambientali e speculazioni, arrivando al punto di pronunciare verdetti pesantissimi e paragonando follemente la situazione dell’isola turistica alfanese nientemeno che al dramma di Gaza. L’annuncio aveva creato il classico polverone mediatico, dipingendoli come i salvatori del pianeta in rotta verso i Balcani.

L’arrivo a Valona: una dozzina di “fuggitivi” confusi

Ma le bugie dei social, si sa, hanno le gambe corte. Ad attendere la fantomatica flotta al porto di Valona si è presentata personalmente la Direttrice del Turismo Jola Hysaj, pronta ad accoglierli con tutti i crismi istituzionali. «L’epopea digitale si è materializzata in una dozzina di persone visibilmente confuse», ha raccontato la Direttrice con pungente ironia nel suo reel. Niente navi rivoluzionarie, niente armada internazionale: solo un minuscolo gruppo di persone che «somigliavano più a un gruppo di scappati di casa che all’avanguardia della rivoluzione planetaria presentata sui social». Lontani dai filtri di Instagram, gli “eroi” apparivano improvvisamente a disagio di fronte al mondo reale.

Il bluff smascherato: il rifiuto di visitare l’isola

Nonostante l’evidente sproporzione tra le chiacchiere online e la realtà, le istituzioni albanesi hanno dimostrato una maturità democratica esemplare. L’Albania, “casa aperta e rispettosa verso tutti”, ha accolto il gruppo con totale disponibilità istituzionale. Il Governo albanese ha messo sul tavolo la massima trasparenza, offrendosi di accompagnare fisicamente gli attivisti sull’isola di Sazan, fornendo tutti i documenti informativi e mettendosi a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda o dubbio ambientale.

È a questo punto che il castello di carte è clamorosamente crollato: gli attivisti si sono rifiutati di andare.

Finto attivismo o turismo rivoluzionario?

Messi davanti alla possibilità di guardare con i propri occhi l’isola che fino a ieri dichiaravano di voler disperatamente “salvare”, gli attivisti si sono tirati indietro. Non hanno voluto visitare Sazan e si sono persino rifiutati di assistere alla presentazione tecnica preparata per loro dalle istituzioni. Con un imbarazzante cambio di programma, hanno ritirato i documenti e liquidato la faccenda con una frase che sa di beffa: “Andiamo a unirci alla Rivoluzione a Tirana”.

La conclusione della Direttrice Jola Hysaj è tranciante e perfetta: ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole, “ma allora chiamiamo questa missione con il suo vero nome”. Non un’azione in difesa dell’ambiente, ma l’ennesima inutile passerella ideologica. Una lezione durissima per tutti i “leoni da tastiera” che usano i temi ambientali solo per riempirsi la bocca e gonfiare i propri profili social, scappando a gambe levate quando le istituzioni gli aprono le porte della verità.

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Economia

Il tesoro “congelato” degli italiani: 1.163 miliardi fermi per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia il CRI per rilanciare il Paese

Oltre mille miliardi di euro fermi nei conti correnti degli italiani per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia la ricetta per sbloccare l’Italia: il CRI! 💶 🇮🇹 C’è una montagna di liquidità inattiva e “congelata” (ben 1.163 miliardi di euro) nei conti bancari delle famiglie italiane. Un tesoro inestimabile che viene letteralmente eroso dall’inflazione giorno dopo giorno, bloccato non dalla ricchezza, ma dal terrore dell’incertezza futura. Per sbloccare questa paralisi economica, l’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti) ha appena lanciato un’ambiziosa proposta legislativa: l’istituzione del Certificato Risparmio Italia (CRI). Uno strumento d’investimento sicuro, garantito al 100% dallo Stato e totalmente esentasse sulle plusvalenze, progettato per convogliare questi risparmi inattivi verso le Piccole e Medie Imprese (PMI) e le grandi infrastrutture nazionali. “È l’unica via per finanziare il più grande piano di investimenti di tutti i tempi per il nostro Paese, senza gravare di un centesimo sul debito pubblico!”, spiega Mazzocchi. Leggi i dettagli tecnici ed economici della proposta nel nostro nuovo articolo! 👇 📈

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Redazione – C’è una cifra che, da sola, fotografa meglio di qualsiasi sondaggio l’attuale stato d’animo, le ansie e le insicurezze del nostro Paese: 1.163 miliardi di euro. È questa la mastodontica e quasi incalcolabile somma di denaro che i cittadini italiani, in questo preciso momento storico, tengono ostinatamente ferma e immobile tra depositi bancari e conti correnti tradizionali. Di fronte a questo dato sconcertante interviene con forza l’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del movimento politico Cristiano Riformisti, lanciando un allarme economico e, parallelamente, una coraggiosa proposta legislativa per sbloccare l’Italia: la creazione del CRI (Certificato Risparmio Italia).

La paura del futuro paralizza la liquidità: un Paese bloccato

«Come Movimento dei Cristiano Riformisti – esordisce con tono fermo l’On. Mazzocchi – esprimiamo il nostro più profondo stupore di fronte ai dati finanziari recenti che attestano la presenza di ben 1.163 miliardi di euro fermi nelle banche. Attenzione: questa ingente e mostruosa somma di denaro non è un segnale di una diffusa povertà tra la popolazione, ma non è nemmeno, al contrario, un indicatore di ricchezza diffusa e benessere economico».

Qual è dunque la vera diagnosi di questo fenomeno? Secondo il leader dei Cristiano Riformisti, la risposta è squisitamente psicologica e sociale. Questa liquidità “congelata” rappresenta la diretta conseguenza di una forte, radicata e persistente incertezza sul futuro. Le famiglie italiane, spaventate dalle crisi internazionali, dai rincari e dall’instabilità, preferiscono rinunciare ai consumi e agli investimenti, letteralmente congelando la propria liquidità nei conti correnti, pur sapendo che così facendo il loro potere d’acquisto viene lentamente eroso dall’inflazione galoppante.

La proposta legislativa: nasce il Certificato Risparmio Italia (CRI)

Il rischio di questa immobilità finanziaria è che l’intero sistema produttivo nazionale finisca per asfissiare. Per rispondere in modo concreto e strutturale a questa paralisi, l’On. Mazzocchi lancia una sfida al Parlamento: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti lanciamo ufficialmente una proposta legislativa urgente per l’istituzione del CRI, ovvero il Certificato Risparmio Italia».

L’obiettivo centrale di questa ambiziosa norma è quello di scuotere il mercato, riuscendo a mobilitare una quota estremamente significativa di questa enorme liquidità improduttiva (che altrimenti verrebbe “mangiata” giorno dopo giorno dall’inflazione) e trasformandola in energia vitale per il Paese. Il tutto, garantendo in ogni momento la massima e totale tutela del piccolo risparmiatore e delle famiglie.

Zero tasse e garanzia di Stato: come funzionerà il CRI

Ma come si strutturerà tecnicamente il CRI per convincere gli italiani a sbloccare i propri sudati risparmi? La risposta dei Cristiano Riformisti poggia su due fattori chiave: sicurezza granitica e agevolazioni fiscali irrinunciabili. Il CRI si configurerà come un canale di investimento assolutamente sicuro e interamente garantito dallo Stato Italiano.

I fondi che verranno raccolti attraverso questo strumento finanziario innovativo non andranno a foraggiare speculazioni internazionali, ma verranno convogliati e vincolati esclusivamente verso due pilastri strategici per la sopravvivenza della nostra economia: l’acquisto di Bond emessi dalle Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane, vero motore del nostro tessuto lavorativo, e il finanziamento dei grandissimi progetti infrastrutturali nazionali di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Per attrarre i cittadini, la proposta di legge prevede fortissime agevolazioni fiscali, tra cui spicca la totale esenzione dalle tasse sulle plusvalenze per i sottoscrittori.

Il più grande piano di investimenti senza toccare il debito pubblico

La visione politica ed economica di Mazzocchi è chiara e mira a ribaltare il paradigma della “spesa a debito”. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti siamo fermamente convinti del fatto che il Certificato Risparmio Italia possa e debba diventare il motore principale per far schizzare in alto il PIL nazionale, stimolando una crescita economica reale e portando a una solida ripresa occupazionale», conclude l’Onorevole.

Attraverso questa misura di ingegneria finanziaria, infatti, il Governo centrale avrebbe la straordinaria e irripetibile possibilità di facilitare e finanziare il più imponente Piano di Investimenti strutturali di tutti i tempi per il nostro Paese, con un vantaggio inestimabile: tutto ciò avverrebbe senza attingere alle casse statali e senza gravare in alcun modo sul debito pubblico italiano, trasformando la paura dei cittadini nel carburante per la rinascita dell’Italia.

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