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Economia

CARBURANTI, SCADE IL TAGLIO DELLE ACCISE: IL GOVERNO VALUTA LA PROROGA PER EVITARE RINCARI

Il Governo Meloni è al lavoro per decidere il futuro delle accise sui carburanti entro il 6 giugno, tra l’ipotesi di una proroga e il rischio di nuovi aumenti alla pompa.
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CARBURANTI, SCADE IL TAGLIO DELLE ACCISE: IL GOVERNO VALUTA LA PROROGA PER EVITARE RINCARI

Redazione-  Il taglio delle accise sui carburanti, introdotto dal Governo Meloni per contrastare l’inflazione energetica, è giunto a una fase critica: la misura scadrà ufficialmente alla mezzanotte del 6 giugno. A pochi giorni dal termine, l’Esecutivo è impegnato in una difficile mediazione per decidere se rinnovare lo sconto, mitigando l’impatto sui costi alla pompa, o lasciare che i prezzi tornino a oscillare secondo le dinamiche di mercato, segnate dalle incertezze geopolitiche legate all’area del Golfo Persico.

Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che il Governo sta monitorando la situazione, pur ribandendo la natura onerosa dei provvedimenti. “I tagli sono costosi e possono durare un tempo limitato”, ha dichiarato Tajani, sottolineando come la questione energetica richieda una visione più ampia e strutturale, focalizzata sulla creazione di un mercato unico europeo dell’energia per abbattere i costi per famiglie e imprese, superando così le attuali inefficienze nelle interconnessioni tra i vari Paesi membri.

La strategia di Via XX Settembre

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiarito le modalità tecniche dell’eventuale intervento. Il Governo intende avvalersi del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, introdotte nel 2023. Questa leva permette di compensare i rincari alla pompa utilizzando parte dell’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi. “Interverremo con decreto ministeriale, senza necessità di una nuova norma di legge”, ha spiegato il titolare del MEF, precisando che la decisione definitiva dipenderà dalla disponibilità di cassa e dalle condizioni di mercato rilevate in prossimità della scadenza del 6 giugno.

Gli scenari in caso di stop

L’incertezza sulla proroga solleva preoccupazioni immediate per i consumatori. Secondo le stime riportate dal Codacons, in assenza di un intervento correttivo, i listini potrebbero subire rincari significativi: circa 6 centesimi al litro per la benzina e fino a 12 centesimi per il diesel. Questo comporterebbe un esborso maggiore di 3 euro per un pieno di verde e di 6 euro per un pieno di gasolio, portando il costo medio della benzina verso gli 1,98 euro al litro, con punte di 2,10 euro per il diesel, cifre che salirebbero ulteriormente lungo le tratte autostradali.

Il dibattito sui voucher

Nei giorni scorsi si era ipotizzato il passaggio a una misura più selettiva: l’erogazione di un voucher da 100 euro destinato alle famiglie con ISEE inferiore ai 15mila euro, già beneficiarie della social card. L’idea, sostenuta inizialmente dal ministro Adolfo Urso, mirava a limitare la spesa pubblica a circa 120 milioni di euro, a fronte dei miliardi necessari per il taglio generalizzato. Tuttavia, la proposta ha incontrato forti resistenze all’interno della maggioranza, in particolare da parte della Lega, portando a uno stallo in Consiglio dei Ministri che rende l’ipotesi dei voucher al momento poco percorribile.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha infine ricordato che ogni decisione resta subordinata agli sviluppi internazionali nel Golfo Persico, la cui instabilità continua a pesare sui mercati. “Valuteremo nelle prossime ore, tenendo conto delle flessibilità concesse dall’Unione europea sugli investimenti”, ha concluso il ministro, lasciando aperto il campo a una proroga rimodulata in base agli effettivi rincari dei singoli carburanti.

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Economia

Poste Italiane mette a segno un semestre da record: utile a 1,2 miliardi e accelerazione sull’Opas Tim

🚨 CONTI DA RECORD: POSTE ITALIANE VOLA NEL PRIMO SEMESTRE 2026 CON 1,2 MILIARDI DI UTILE E ACCELERA SU TIM! 📈💼 Risultati storici per la più grande piattaforma di servizi del Paese. L’Amministratore Delegato Matteo Del Fante ha presentato oggi i conti del semestre h24: i ricavi sfiorano il record di 6,8 miliardi di euro (+6%) ed il risultato operativo balza a 1,8 miliardi. Un successo trainato da Postepay, logistica e polizze assicurative. Ma la vera rivoluzione è l’Opas su Tim, partita il 20 luglio, che darà vita dal 1° gennaio 2027 a un colosso unico di connettività, cloud e intelligenza artificiale. Intanto avanza il Progetto Polis: già 5.825 uffici postali nei piccoli borghi sono diventati hub digitali per i cittadini. Un dossier economico straordinario scritto con il cuore e con l’anima. Tutti i dettagli 👇#posteitaliane | #matteodelfante | #utilerecord | #opastim | #risparmiopostale | #progettopolis | #aziendatessuto | #finanzacronaca | #pagineutili

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Matteo Del Fante

I ricavi semestrali a quota 6,8 miliardi ed il record dei servizi assicurativi

Roma – Ci sono risultati finanziari capaci di consolidare il ruolo strategico di un’azienda come vera e propria infrastruttura portante del Paese, dimostrando come la diversificazione dei servizi possa tradursi in una crescita industriale costante anche in contesti economici complessi. Il gruppo Poste Italiane ha ufficializzato i dati di bilancio relativi al primo semestre del duemilaventiseie, archiviando il quinto periodo consecutivo con performance record che confermano la guidance per l’intero esercizio. I ricavi complessivi hanno raggiunto la cifra di sei virgola oro miliardi di euro, segnando un incremento del cinque virgola nove per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato operativo adjusted si è attestato al livello senza precedenti di uno virgola otto miliardi di euro, con un aumento del sette per cento. A trainare la volata della società guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante sono state tutte le aree di business, con una menzione speciale per i comparti assicurativo e Postepay.

I conti superiori alle stime degli analisti consolidano la fiducia dei mercati finanziari, i cui indici e le cui tabelle di rendimento scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili sempre connessi alla rete.

L’integrazione tecnologica con l’Opas Tim ed il nuovo piano industriale del duemilaventisette

La vera svolta strategica per il futuro dell’azienda coincide con l’avvio formale dell’offerta pubblica di acquisto e scambio finalizzata all’integrazione con Tim, i cui termini di adesione si chiuderanno l’undici settembre, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi. Del Fante ha espresso profondo orgoglio per un’operazione concepita per dare vita alla più grande piattaforma nazionale di connettività, cloud ed identità digitale del Paese, stimando sinergie a regime per zero virgola sette miliardi di euro all’anno. L’efficacia della fusione decorrerà dal primo gennaio del prossimo anno, mentre la presentazione ufficiale del nuovo piano industriale integrato avverrà nel corso del primo trimestre del duemilaventisette. Nel frattempo, la società ha riorganizzato le sue unità di business in tre grandi settori operativi, unendo i servizi di telecomunicazione e di energia alla tecnologia per offrire risposte veloci ai clienti delle province.

La trasformazione della rete distributiva a zone renderà la logistica dei pacchi ancora più flessibile, proiettando i nuovi modelli commerciali sui display dei telefoni dei nuclei familiari del territorio nazionale.

Le trattative con Cdp sul risparmio postale ed lo stato d’avanzamento del Progetto Polis

Il bilancio semestrale mette in luce l’andamento positivo della raccolta finanziaria e lo stato delle trattative avviate con Cassa Depositi e Prestiti per il rinnovo dell’accordo sulla gestione del risparmio postale per il periodo compreso tra il 2027 e il 2030. Accanto alla solida tenuta dei depositi retail, l’azienda continua a spingere sull’acceleratore degli investimenti territoriali per contrastare il divario digitale nei piccoli centri della penisola. I dati aggiornati a fine giugno certificano che cinquemila ottocentoventicinque uffici postali situati nelle aree interne sono stati riqualificati e trasformati in hub di servizi digitali per i cittadini, completando inoltre l’apertura di centosettantacinque spazi di lavoro condiviso. Questo piano di ammodernamento si accompagnerà a un efficientamento energetico degli immobili del gruppo, con l’installazione di oltre mille impianti fotovoltaici per ridurre l’impatto ambientale e sostenere lo sviluppo delle comunità locali.

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L’Abruzzo e la piaga dei lavoratori fantasma, lo studio della Uil svela stipendi bassi e precarietà

🚨 ALLARME LAVORO IN ABRUZZO: SALARI DA FAME E BOOM DI “LAVORATORI FANTASMA” NELLO STUDIO CHOC DELLA UIL! 📉🛠️ Non bastano i numeri assoluti per cantare vittoria, bisogna guardare la realtà dei fatti. Il Rapporto INPS e l’Ispettorato del Lavoro svelano un quadro drammatico h24 nella nostra regione: la retribuzione media pro capite è bloccata a poco più di 20.000 euro all’anno, ben al di sotto della media nazionale e lontanissima dalla Lombardia. Il Segretario UIL Michele Lombardo e Massimo Longaretti lanciano la campagna “NO AI LAVORATORI FANTASMA” per difendere migliaia di giovani e donne intrappolati nel part-time involontario e nella precarietà strutturale, mentre la carenza di nidi e servizi costringe le madri alle dimissioni. Una denuncia forte, scritta con il cuore e con l’anima per la dignità dei lavoratori del territorio. Il focus completo del dossier 👇#uilabruzzo | #michelelombardo | #lavoratorifantasma | #precariatolavoro | #rapportoinps | #genderpaygap | #stipendibassi | #pescaracronaca | #pagineutili

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Michele Lombardo

I dati Inps sulle retribuzioni pro capite ed il gap con la Lombardia

Pescara – Ci sono analisi statistiche capaci di sollevare il velo di ottimismo che spesso accompagna i bollettini governativi sull’occupazione, svelando le ferite profonde e le disparità materiali che colpiscono quotidianamente migliaia di famiglie all’interno del circuito produttivo regionale. Il Servizio Uil Lavoro, Coesione e Territorio, in stretta sinergia con la segreteria della Uil Abruzzo, ha diffuso un dossier basato sui dati ufficiali del venticinquesimo Rapporto annuale dell’Inps e sulle ultime ispezioni dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Lo studio fotografa una precarietà strutturale in cui la retribuzione media annua pro capite dei dipendenti privati abruzzesi si attesta ad appena ventimila novecentosessantasei euro. Questo dato posiziona il territorio significativamente al di sotto della media nazionale, pari a venticinquemila trecentottantasette euro, evidenziando una distanza siderale rispetto ai trentunomila ottocentosessantasette euro censiti nei distretti della Lombardia.

La frammentazione dei contratti e la contrazione delle giornate effettivamente pagate riducono il potere d’acquisto dei salariati, i cui parametri contrattuali e le cui tabelle previdenziali scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

Il part-time involontario delle donne ed la campagna contro i contratti frammentati

Il report evidenzia che all’interno dei confini regionali solo il sessantotto virgola nove per cento dei lavoratori privati extra-agricoli beneficia di un contratto a tempo indeterminato, mentre il restante tessuto sociale si ritrova incastrato nelle maglie del part-time involontario, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi. Il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, ha spiegato come la nuova mobilitazione battezzata No ai lavoratori fantasma nasca proprio per restituire voce alla stanchezza di chi affronta un’esistenza lavorativa discontinua, priva di garanzie per la futura copertura pensionistica. I giovani under trenta costituiscono appena il venti virgola uno per cento della forza lavoro attiva, subendo una penalizzazione nei giorni di impiego che a livello nazionale si ferma a una media di centonovantotto giornate all’anno, un dato che frena i consumi della provincia.

I divari retributivi colpiscono duramente anche la componente femminile, che rappresenta il quarantuno virgola sei per cento degli occupati nel settore privato, proiettando le disparità di genere sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto abruzzese.

Le dimissioni delle madri lavoratrici e la crisi dei servizi per l’infanzia

L’esame della segreteria sindacale, arricchito dalle valutazioni del dirigente Massimo Longaretti, mette in luce un gap salariale di genere che nel comparto privato sfiora il ventinove per cento, traducendosi in un assegno pensionistico lordo inferiore di oltre cinquecento euro rispetto a quello percepito dagli uomini. A questa disparità si aggiunge il dramma delle madri lavoratrici: nel corso dell’ultimo anno si sono registrate circa sessantamila convalide di dimissioni nei primi tre anni di vita dei bambini, un fenomeno che per il sessantotto per cento dei casi ha riguardato le donne, costrette ad abbandonare l’impiego a causa delle rigidità aziendali e della carenza strutturale dei servizi di supporto all’infanzia. Il sindacato esige risposte celeri per invertire una rotta che impoverisce le aree interne, affinché la stabilità contrattuale e l’adeguatezza dei salari tornino a essere le vere priorità per lo sviluppo e per il riscatto sociale della comunità.

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Economia

L’era dei robot e la crisi del ceto medio, il professor Antonino Galloni lancia la ricetta delle monete nazionali

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Cover libro

Roma – Esistono saggi economici capaci di ribaltare i dogmi dei mercati finanziari globali, offrendo una chiave di lettura lucida, ruvida e controcorrente sulle ragioni strutturali che stanno portando al collasso il potere d’acquisto delle famiglie. Il dibattito sulla tenuta dei sistemi occidentali si arricchisce di una profonda e paritetica riflessione saggistica nata dall’esperienza sul campo dell’economista e scrittore Antonino Galloni. All’interno del suo ultimo volume, l’intellettuale analizza i motivi per cui il modello capitalistico tradizionale si sia bruscamente inceppato dopo aver garantito per decenni la crescita delle produzioni materiali ed un’adeguata redditività aziendale. Secondo l’analisi del professore, l’attuale impianto non risponde più alle reali necessità della popolazione: i servizi immateriali incentrati sulla cura delle persone, sulla tutela ecologica e sulla manutenzione del patrimonio monumentale ristagnano vistosamente, impedendo lo sviluppo di un welfare inclusivo:<<

Caro professor Galloni, in questo libro si affronta un antico tema, ma in un’ottica diversa, riguardante cosa c’è che non  va più nell’ attuale economia.

 Finora il sistema economico capitalistico aveva garantito due cose: il più rapido sviluppo delle produzioni materiali e un’ adeguata redditività per la maggior parte delle imprese. Da qualche decennio, invece, ho notato che le produzioni di cui ci sarebbe più bisogno, vale a dire quelle immateriali (servizi di cura delle persone, dell’ ambiente e del patrimonio esistente) non crescono abbastanza, mentre quelle materiali ristagnano; inoltre la redditività della maggior parte delle imprese non consente più di coprire tutti i costi in modo adeguato.

 Ma allora non è vero che i robot, l’intelligenza artificiale e la meccanizzazione industriale funzionino alla grande?

 No, è verissimo; ma si guarda solo alle grandi dimensioni o a chi ha successo; non si pensa né che la domanda di beni materiali rallenta (e presto questo accadrà anche presso i BRICS), né che sta crescendo il disagio sociale perché i servizi di cura non riescono a risolvere a tutti i bisogni della popolazione.

Ma qual è la causa di tale fenomeno?

 Il mercato e le condizioni capitalistiche riescono a dare risposte solo al 30% della popolazione: i benestanti che possono pagare e i più poveri che sono ammessi all’ assistenza pubblica; il restante 70% non sa come fare; ci manca il 70% del pil?

Ma allora, qual è la soluzione, se c’è o dobbiamo fare pagare più tasse al ceto medio?

Non credo che questa sia la soluzione perché i veramente ricchi sono troppo pochi per garantire un gettito sufficiente e la classe media già paga più che abbastanza e s’impoverirebbe e scoppierebbe una guerra civile tra mezzo poveri e gli altri. No: la soluzione sta nell’ introdurre abbastanza moneta non a debito, fiscale o parallela a corso legale solo nazionale per affrontare il problema.

Ma allora si dovrebbe uscire dall’ euro e dall’ unione europea?

 Me lo auguro ma non è stressante necessario: con i Trattati ci siamo solo impegnati a non fare due cose; vale a dire emettere banconote in euro (che è competenza esclusiva della bce) e splafonare con le monete metalliche fino a due euro a corso legale in tutta l’eurolandia.

Quindi: statonote o biglietti di Stato, monete metalliche oltre i due euro a sola circolazione nazionale, nonché la valuta elettronica possono venire decise automaticamente.

Quindi, cosa manca?

 Ehhh… l’ho appena detto: manca l’autonomia della classe politica

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