Psicologia delle relazioni
I CANI SONO I MIEI UOMINI ! | LA POSTA DEL CUORE “AMORE E TRADIMENTI ” DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Gentile dottoressa, sono qui per confrontarmi con lei su una relazione d’amore bruscamente interrotta.
Stavo con Stefano, un ragazzo di Firenze che veniva a trovarmi ogni settimana, è un dipendente di un ministero, dovevamo sposarci presto e stavamo per prendere casa insieme.
Lui veniva a dormire da me ogni volta che veniva a Scandicci. Un giorno andiamo a trovare un’amica in un canile: mi dice che è giusto sensibilizzare gli altri sull’abbandono dei cani.
Io e il mio ragazzo restiamo sedotti da una cagnetta senza una zampa, non resisto e me la porto a casa, con il consenso del mio compagno.
Poi resto un mese senza vederlo perché parte per una missione lontano. Al ritorno dovevamo andare a vedere la casa che lui aveva in mente per il nostro matrimonio.
Purtroppo, al rientro, succede l’irreparabile: lui non accetta che, oltre alla cagnetta presa insieme, io abbia portato a casa altri cinque cani: due sani e meticci, quattro malati e mutilati.
Per me accompagnare quotidianamente sei cani (pensavo di dividere i compiti con lui ) faceva parte della vita di coppia; per il mio compagno no. Mi ha detto che non avrebbe avuto il tempo di stare dietro a sei cani, per la maggior parte invalidi e dunque più difficili da gestire. Mi ha addirittura fatto notare che non avremmo potuto nemmeno avere figli in una piccola casa (un bilocale) con sei animali.
Dottoressa, alla parola “animali” sono andata su tutte le furie: gli ho detto che è lui una bestia delle peggiori e che i miei cani sono i veri uomini.
Se n’è andato, non ci sentiamo più da due mesi. Io vado a letto con qualcun altro ogni tanto e, se il mio ex non torna da me scusandosi con la coda tra le gambe, io non mi abbasso a chiamarlo. Tengo duro e non cedo.
So di aver fatto bene e la sua risposta (che sento sarà in totale sintonia con me) confermerà che lei è molto professionale.
Laura da Scandicci
Più che una convivenza, lei ha organizzato
un’ apertura straordinaria del canile municipale direttamente nel bilocale matrimoniale, senza avvisare il futuro marito.
Il povero Stefano era partito fidanzato ed è tornato responsabile logistico di un reparto veterinario
d’ emergenza. Credeva di andare a scegliere le tende della nuova casa, invece si è ritrovato a dover calcolare quante cucce entrano tra cucina e corridoio.
Un cane adottato insieme è una scelta di coppia. Altri cinque comparsi durante la sua assenza sono un colpo di stato domestico.
E lei parla anche come se fosse tutto ovvio:
“Pensavo di dividerci i compiti.”
Certo. Lui magari pensava di dividere le incombenze familiari, non sei guinzagli, terapie, passeggiate, veterinari, traversine e abbai notturni.
Poi il dettaglio meraviglioso: quando lui le fa notare che sei cani di cui quattro invalidi in una casa piccola complicano anche l’idea di avere figli, lei gli risponde che “i cani sono i veri uomini”.
Lei ha superato ogni limite, con la sua ossessione per i cani.
Lui non dovrebbe tornare “con la coda tra le gambe”, non ha la coda e non è un cane.
Amare gli animali, va bene. Trasformare unilateralmente una futura casa coniugale in una succursale del pronto soccorso veterinario è
un’ altra faccenda.
Lei non cercava un compagno: cercava un assistente volontario full time per la gestione del suo personale zoo sentimentale.
Stefano desiderava una famiglia. Lei, invece, aveva già formato il branco.
Perché mai lui dovrebbe tornare da lei prostrandosi? Lei non è un premio, doveva essere una relazione paritaria, sembra che lei invece voglia mettersi su un piedistallo lasciando il suo compagno più in basso.
Ora, dovrebbe scegliere un uomo che condivida la sua stessa passione e non deve mostrare ostilità verso i suoi simili definendo “uomini” i suoi cani. Sono professionale se sono in sintonia con il suo pensiero? Se sono professionale è per i miei ( ben oltre) vent’ anni di scrittura, non se approvo o meno il suo modo di agire e di pensare.
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Psicologia delle relazioni
Tutte le donne me la danno. Ma la felicità, chi me la dà? | la posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich
Redazione- Cara Alessandra, sono un imprenditore piuttosto noto e benestante. Dopo un matrimonio lampo mi sono separato e oggi posso dire di divertirmi con tante donne, di ogni genere. Mi piace cambiare: dalle nere alle bianche, di ogni nazionalità. Alcuni amici mi dicono che non ho mai pace con il gentil sesso, ma non è così. Io amo cambiare e non mi annoio di certo.
Eppure sono a disagio quando qualcuno mi chiede se sono felice. Non mi sento felice perché posso andare con 100, 1000 o 10000 donne. Sono abbastanza soddisfatto della mia professione, che svolgo al meglio, ma nessuna donna riesce davvero a farmi sentire felice.
Ho la fortuna di essere sedotto dalle donne più giovani e belle, ma, finita la fase della conquista, della seduzione e del sesso sfrenato, che cosa rimane?
So che hai scritto un libro sulla felicità che non ho letto, forse perché sono terrorizzato dall’idea di scoprire di non esserlo.
La mia vita, pur piacevole tra viaggi, barche, belle donne e panorami mozzafiato, non mi regala la felicità che vorrei. Appena finisce la festa, torno a essere un uomo non felice.
È possibile una cosa del genere?
Eppure, per tanta gente, il benessere finanziario è sinonimo di gioia perenne.
Quanto è sciocco il mondo che non capisce proprio niente e, forse, sono sciocco anch’io.
Piero da Superga
Carissimo, la felicità è l’argomento del mio secondo libro, dove spiego molto chiaramente che nessuna coscia lunga, nessun capello al vento e nessuna sagoma femminile, anche la più bella del pianeta, sono o saranno mai una garanzia di felicità per un uomo.
La cosa più assurda è sperare che qualcuno ci dia la felicità. Se fosse così, basterebbe un banalissimo colpo di vento che sposta una tenda perché tutto svanisca in un attimo.
Non esiste al mondo chi possa regalare la felicità agli altri. Ognuno può soltanto trovarla dentro di sé, senza appoggiarsi completamente a questo o a quello.
Trovo molto vero il pensiero di Nietzsche quando dice: «Diventa ciò che sei».
È sorprendentemente facile vivere per imitazione. Sin da piccoli scegliamo modelli, esempi, persone da seguire. Ma spesso le regole e gli ideali che ci vengono suggeriti non coincidono affatto con il nostro sentire più autentico.
Essere felici non è una possibilità maggiore per chi ha tanti soldi o tante donne. Lei stesso ne è la prova.
Andare a donne, vivere il sesso con le più appetibili, significa soprattutto saziarsi. Se mangio tanta pasta che adoro o una quantità industriale dei miei dolci preferiti, provo certamente soddisfazione e appagamento momentaneo, ma non per questo divento felice.
La psicologia distingue molto bene tra piacere e felicità: il piacere è intenso ma breve e ha bisogno di essere continuamente rinnovato; la felicità, invece, ha a che fare con il significato che attribuiamo alla nostra vita, con la sensazione di essere in accordo con ciò che siamo davvero.
Ho notato che troppa gente parla di felicità senza aver mai riflettuto seriamente sul significato di questa parola. Così continua a cercarla nelle cose, nelle persone e negli eventi, come se fosse nascosta da qualche parte fuori da sé.
Veniamo a lei.
Tra le tante bellezze incontrate in giro per il mondo, ne ha mai trovata una che la spronasse a essere davvero se stesso? Una donna si è mai interessata alla sua anima più che al suo conto in banca? Qualcuna si è mai preoccupata della sua felicità e della sua vera natura?
Ha mai incontrato una donna con cui fosse già un piacere dialogare, grazie a un’intesa speciale o alla sensazione di essere compreso come da nessun’altra, anche senza sesso? La felicità passa dalla mente: dall’essere capiti, incoraggiati e liberi di mostrarsi per ciò che si è davvero, senza dover interpretare un ruolo. Le sembra poco? La persona che può aiutarla ad avvicinarsi alla felicità è quella che, anche quando se ne va, le lascia qualcosa dentro che nessun altro è riuscito a lasciarle.
Perché il punto non è trovare una donna che le dia la felicità ma incontrare qualcuna che la aiuti a ricordare chi vuole essere quando la festa finisce, le luci si spengono e rimane soltanto lei davanti a se stesso.
E quella, mi creda, è una conquista molto più rara di qualsiasi donna.
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Psicologia delle relazioni
Mio marito mi tradisce, come tutti! | la posta del cuore “amore e tradimenti ” di Alessandra Hropich
Cara dottoressa, sono sposata con un uomo buono, meraviglioso, tranquillo ma che, da molti anni, mi tradisce puntualmente. Puttane, puttanone, porno, tutte mio marito sembra conoscerle.
I primi tempi mi arrabbiavo
Redazione- Cara dottoressa, sono sposata con un uomo buono, meraviglioso, tranquillo ma che, da molti anni, mi tradisce puntualmente. Puttane, puttanone, porno, tutte mio marito sembra conoscerle.
I primi tempi mi arrabbiavo, oggi no. Ho chiuso entrambi gli occhi davanti a tante scappatelle che ormai non faccio più nemmeno scenate di gelosia.
Se a lui piacciono le altre, soprattutto le puttane, io ormai ne rido, faccio finta di essere quasi contenta e commento positivamente la cosa. Nel matrimonio dobbiamo condividere tutto o no? E nel tutto, eventualmente, dovrebbero rientrare anche le amanti e le mignotte.
Del resto, le corna fanno parte del matrimonio come le bollette e le discussioni sul telecomando. Gli uomini non sono fedeli a lungo ad una donna, il tradimento, per loro, è quasi uno sport sociale, una specie di torneo amatoriale.
Le mie amiche e colleghe mi dicono che sono disinteressata a mio marito, ma non è vero. È l’aspetto sessuale che non mi riguarda più. Per il resto, condividiamo la famiglia, la casa, gli impegni e perfino il mutuo.
Io frequento corsi di ballo, mio marito frequenta le puttane. Ognuno ha i suoi hobby.
Con tutta la pornografia e le tentazioni sparse ovunque, come si fa ad arrabbiarsi con un uomo che sente il bisogno di fare sesso con le altre?
Lei ha qualcosa da raccontare al riguardo? Per capire meglio. Anche se sospetto di non essere la sola che conosce di che pasta sono fatti gli uomini.
Mirella da Pola
Assolutamente lei non è la sola, Mirella. In tantissime praticano il nobile sport del “non ho visto niente”. Solo che lei almeno lo ammette apertamente. Moltissime altre hanno affinato una tecnica straordinaria: vedono un granello di polvere sul mobile da tre stanze di distanza ma non il marito che corteggia e ci prova con mezza provincia.
Cosa dirle? Che esiste anche un bisogno di vita affettiva con il partner.
La vita matrimoniale non dovrebbe ridursi (come invece accade quasi sempre) a un “non vedo per quieto vivere”.
Però la necessità di dare e ricevere affetto riguarda uomini e donne. Lo so, sembra una teoria rivoluzionaria nel 2026, ma qualcuno sostiene ancora che una coppia debba parlarsi, cercarsi e magari perfino piacersi anche caratterialmente.
Il tradimento, troppo spesso, si porta dietro anche la più semplice comunicazione, l’interesse verso le cose più banali o piccole. Questo è un campanello d’allarme delle condizioni generali di vita di una coppia.
Ci sono molti mariti che nemmeno si accorgono se la propria moglie ha un nuovo taglio di capelli, un colore diverso, un abito nuovo. È molto più probabile che ogni interesse e attenzione vengano dirottati sull’amante.
Osservando molto, posso dire che non vedo più coniugi che si tengono per mano. I baci sembrano una specie protetta. Quando chiedo se, almeno in privato, esista ancora qualche manifestazione d’affetto, molti ridono.
“Ma dottoressa, siamo sposati da venticinque anni, che dobbiamo ancora dirci?”
Come se il certificato di matrimonio contenesse una clausola che vieta il romanticismo o il feeling dopo il quinto anniversario.
Venendo a lei: appurato che suo marito frequenta le altre (prostitute in primis) con l’entusiasmo di un esploratore e con il suo tacito patrocinio, mi permetta una domanda. È affettuoso con lei? La coinvolge nella sua vita? Vi divertite insieme? Oppure la considera una presenza fissa dell’arredamento domestico, come il frigorifero o il mobile della sala?
Le ricordo che la vita matrimoniale non consiste soltanto nello sfornare figli, pagare le bollette, discutere del condominio e confrontare preventivi dell’assicurazione. Mi chiedo dove venga collocata lei tra una scappatella e l’altra. Prima o dopo il tagliando dell’auto?
Ci sono le signore che non si accorgono di nulla e ce ne sono tante altre che sanno perfettamente tutto e non si scompongono minimamente.
Tempo fa alcune ragazze raccontarono a una signora che gestiva un bed & breakfast, che il marito (suo socio) ci provava praticamente con tutte. La moglie rispose:
“Beh, ho un marito cacciatore. Tutti gli uomini lo sono.”
Fine della questione. Mancava soltanto il porto d’armi e il calendario della stagione venatoria.
Molte donne conoscono le abitudini extraconiugali del marito e scelgono di ignorarle. Molto spesso, per non rinunciare alla casa, alla proprietà, alle vacanze e alla sicurezza economica.
In certi casi il matrimonio non sembra più una storia d’ amore ma una società per azioni: lui diversifica gli investimenti sentimentali, lei tutela il patrimonio familiare. E finché il bilancio regge, tutti fanno finta che sia una favola romantica.
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Psicologia delle relazioni
OGNI UOMO DESIDERA LE DONNE NON SUE, SIAMO TUTTI PECCATORI ! | LA POSTA DEL CUORE “AMORE E TRADIMENTI ” DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Dottoressa Hropich, sono un volontario nel sociale e mi sfogo qui con lei dicendo che mi si presentano moltissime donne deluse dal marito che le tradisce. Non posso esprimere loro il mio punto di vista, ma io per primo, che vado con tutte le donne che ci stanno, che cosa dovrei dire?
Io impazzirei con la stessa donna per tutta la vita: la monogamia, per me, è un ergastolo. Stare sempre con la stessa donna è pura monotonia. E so che tutti gli uomini la pensano come me, ma non hanno il coraggio di dirlo. Io sono onesto e lo dico apertamente. L’eros è, per me, vita, emozione pura.
Mi inquieta il fatto che gli altri, non avendo coraggio, mi critichino come se fossi un malato perché amo cambiare donna.
Mi piacciono le bionde, le brune, le rosse, le mulatte, le cinesi: amo la varietà, sia nel gelato sia nelle donne. E i miei colleghi? Sono come me, ma non lo ammettono. Hanno tutti una password per non farsi scoprire dalla moglie, codici segreti e mille stratagemmi. Troppi marchingegni, troppi sotterfugi per apparire ridicolmente fedeli. Ma fedeli a chi?
Io sono sanissimo: ho soltanto bisogno di vivere nuove emozioni. Non credo di fare del male a qualcuno desiderando nuove conquiste, perché, deve sapere, noi uomini siamo tutti predatori e sempre desiderosi di qualcosa di nuovo ed emozionante.
La società, e persino il mondo del lavoro, ci costringono a fingere, a indossare ogni giorno una maschera. Quando una donna viene a lamentarsi perché il marito la tradisce, io vorrei dirle: «Porti le corna con dignità e le faccia a sua volta. Siamo umani e peccatori, tutti!».
Riccardo da Casalecchio di Reno
Le confermo che, a pensarla e ad agire come lei, siete in tantissimi.
Non mi dice nulla di nuovo: gli uomini sono peccatori, come ha detto lei, a qualsiasi livello e strato sociale. Le donne non sono da meno, soprattutto oggi.
Non amo ripetermi, ma posso dirle che la società gira con una maschera per ogni situazione: maschera per marito serio e fedele, maschera per impiegato affidabile, maschera per ogni altro ruolo nel corso della giornata.
A forza di recitare i vari ruoli, le assicuro che si cade in una sorta di depressione. In effetti, dev’essere estenuante ricordarsi quale versione di sé stessi mostrare a chi, senza confondere la moglie con l’amante, l’amante con la collega e la collega con il contatto salvato sotto falso nome.
Tutto è falso ormai, si è ben capito da tempo, ma viene premiata la recitazione.
Ho intervistato, negli anni, diversi attori, molti comici, che mi hanno raccontato quanto, diventare qualcun altro, fosse dannoso per la psiche. Può immaginare quanto possano risentirne anche coloro che fanno lavori ordinari. E soprattutto quanto possa essere faticoso interpretare contemporaneamente il ruolo del marito fedele,
dell’ uomo libero, della vittima della società e dell’eroe della sincerità.
L’ ipocrisia generale consiste esattamente nel mantenere delle maschere per ogni situazione. La falsità di un uomo infedele che continua a mostrarsi come un marito è una situazione di assoluta normalità, esattamente come le altre maschere che ognuno indossa ogni giorno e in diverse occasioni. Certo, definirla “normalità” è molto più comodo che chiamarla contraddizione, ma anche le parole, a volte, indossano una maschera.
Per dirle che non è normale qualcosa perché lo fanno tutti o molti.
C’è poi un piccolo dettaglio che spesso sfugge ai professionisti della doppia vita: la mente umana non ama essere divisa all’ infinito. Una maschera per la moglie, una per l’ amante, una per il lavoro, una per i conoscenti. Alla lunga, si rischia di non sapere più quale sia il volto autentico. E quando una persona trascorre anni a interpretare personaggi diversi, può ritrovarsi stanca, vuota e insoddisfatta, pur continuando a collezionare emozioni e avventure. Anche la recitazione, quando non finisce mai, logora chi la pratica.
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