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IL CORPO CHE ASCOLTA LA CITTÀ: INTERCETTAZIONI DI MANDALA DANCE COMPANY NEGLI SPAZI DI VILLA LAIS
Redazione- Nell’architettura simbolica di Villa Lais, uno dei luoghi più carichi di bellezza del tessuto urbano romano, Mandala Dance Company, compagnia di danza contemporanea diretta da Paola Sorressa, darà vita a IntercettAzioni, una performance site specific nata da un percorso di creazione collettiva che trasformerà gli spazi della villa in un palcoscenico vivo.
Il debutto romano — atteso per l’8 maggio alle ore 17:30 nell’ambito del progetto Corpo mobile — rappresenta l’approdo di un lungo e rigoroso processo di ricerca coreografica, in cui i danzatori sono stati chiamati a reinventare il proprio rapporto con la città. Attraverso pratiche di danza contemporanea, improvvisazione e composizione istantanea, il gruppo ha attraversato e interrogato gli ambienti architettonici della villa non come scenografia, ma come interlocutore: un organismo vivo da ascoltare, attraversare e attivare.
La performance restituisce al pubblico un’immagine potente e al tempo stesso profondamente poetica: corpi che si muovono tra le colonne e i giardini della villa, entrando in dialogo con la pietra, la luce e il silenzio. Il lavoro rispecchia a pieno la cifra stilistica che contraddistingue il linguaggio coreografico di Paola Sorressa: un intreccio di destrutturazione corporea, floor work, flying low, contact e improvvisazione, che genera un’intesa tra i danzatori fluida, dinamica e fisicamente intensa.
Pluridiplomata presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, Paola Sorressa guida la compagnia con una visione d’autrice che trova nella ricerca continua e nell’integrazione di diversi linguaggi i propri fondamenti. IntercettAzioni è la dimostrazione che la danza può essere atto politico, esperienza sensoriale e incontro autentico con il patrimonio architettonico della città
Per info e prenotazioni: info.corpomobile@gmail.com.
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MODICA – L’ANTICO BISCOTTO DOLCE CON RIPIENO DI CARNE, NPANATIGGHI
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UNA DOMANDA. UNA STORIA. CON MYLÈNE BESANÇON!
Redazione- Mylène Besançon incarna uno stile di vita sano, un’energia da donna d’affari, una comunicazione diplomatica, la ricchezza generazionale e un profondo amore familiare, il tutto radicato nell’integrità. Questa donna, connessa alla saggezza antica e capace di navigare tra culture contemporanee, è anche in procinto di iniziare le pratiche amministrative per prendere il cognome del marito, Erhardt.
D: C’è mai stata una direzione professionale diversa che ha seriamente pensato di intraprendere?
R: Dopo il diploma di scuola superiore e durante i miei studi universitari per la laurea triennale, ero attratta dall’idea di lavorare per un’organizzazione che contribuisce alla preservazione e alla protezione della costa della Costa Azzurra, dove sono nata e cresciuta.
Ringraziamo i nostri lettori per la visita e all’intervistata per la sua collaborazione, e vi auguriamo uno splendido 2026. Con delicatezza e curiosità, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube (De Travel Experiences) della nostra bellissima intervistata dopo il conseguimento del suo MBA, per immergervi nel suo universo e nelle sue esperienze. Per i visitatori la cui lingua madre è il francese o l’inglese, una traduzione è disponibile qui sotto. Condividere questo articolo, “Una Domanda. Una Storia. Con Mylène Besançon!”, con la famiglia e gli amici è fortemente incoraggiato per sostenere la nostra rivista.
Photograph by GUILLAUME LECHAT — All credits to MYLÈNE BESANÇON.
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KATE IN ITALIA: LA NOBILTÀ INVISIBILE DELL’ANIMO NELL’EPOCA DELLE MASCHERE
Redazione- Esistono arrivi che non attraversano soltanto i confini geografici, ma qualcosa di più complesso, più fragile, più difficile da raggiungere: la sensibilità collettiva di un popolo. La venuta in Italia della Principessa del Galles Kate Middleton non è stata soltanto una visita ufficiale scandita da protocolli, fotografie e strette di mano. Alcune presenze, infatti, non occupano semplicemente uno spazio: lo abitano con autenticità, lasciando tracce.
Viviamo in una società singolare, che conosce il prezzo di tutto e il valore di poco. Un tempo nel quale l’apparenza viene spesso incoronata regina assoluta del consenso, mentre l’interiorità viene relegata ai margini, quasi fosse un linguaggio antico, lento, inadatto alla velocità contemporanea.
Eppure la vita possiede un’ironia raffinata, continua a ricordarci che la sostanza sopravvive sempre all’immagine.
Kate arriva in Italia in un tempo delicato della propria esistenza personale e pubblica, ed è forse proprio qui che la cronaca si arresta e inizia qualcosa di più profondo, perché vi sono momenti in cui non osserviamo più un ruolo; osserviamo una condizione umana.
La sofferenza possiede una grammatica universale, non conosce titoli nobiliari, patrimoni, privilegi o appartenenze. Attraversa ogni essere umano con la stessa severa imparzialità, ed è nel modo in cui si attraversa il dolore che spesso emerge la verità di una persona.
I filosofi antichi chiamavano questa capacità dignitas: non l’onore esteriore, non il prestigio sociale, ma la forza interiore di restare fedeli a sé stessi anche quando la vita impone il peso delle sue stagioni più dure.
Oggi siamo abituati a una rappresentazione quasi eroica dell’esistenza, forti senza cedimenti, efficienti senza pause, perfetti senza ferite, ed è una delle più grandi menzogne del nostro tempo. L’essere umano non è stato creato per essere invincibile, ma bensì per essere autentico.
Forse per questo l’Italia ha accolto Kate con qualcosa che andava oltre la curiosità. Vi era una forma di riconoscimento silenzioso, quasi istintivo, perché il nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni, conserva ancora una straordinaria capacità, quella di leggere i volti prima dei titoli e i volti raccontano sempre ciò che le parole tentano di nascondere.
Esiste una nobiltà che non abita nei palazzi e non viene consegnata dalle genealogie, è una nobiltà invisibile, interiore, quasi spirituale, quella di chi continua a sorridere dopo aver conosciuto la paura. Di chi attraversa il dolore senza trasformarlo in spettacolo. Di chi comprende che la fragilità non diminuisce la persona, ma rende profondamente vera.
Humanitas, dicevano i latini. La più alta forma di grandezza,
è forse oggi, in un’epoca che premia il rumore e dimentica l’essenziale, la lezione più preziosa non arriva da una corona,ma dalla semplicità disarmante di una donna che ricorda al mondo che la vera eleganza non consiste nell’essere guardati, ma
nel restare umani.
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