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IL CORPO CHE ASCOLTA LA CITTÀ: INTERCETTAZIONI DI MANDALA DANCE COMPANY NEGLI SPAZI DI VILLA LAIS

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IL CORPO CHE ASCOLTA LA CITTÀ: INTERCETTAZIONI DI MANDALA DANCE COMPANY NEGLI SPAZI DI VILLA LAIS

Redazione-  Nell’architettura simbolica di Villa Lais, uno dei luoghi più carichi di bellezza del tessuto urbano romano, Mandala Dance Company, compagnia di danza contemporanea diretta da Paola Sorressa, darà vita a IntercettAzioni, una performance site specific nata da un percorso di creazione collettiva che trasformerà gli spazi della villa in un palcoscenico vivo.

Il debutto romano — atteso per l’8 maggio alle ore 17:30 nell’ambito del progetto Corpo mobile — rappresenta l’approdo di un lungo e rigoroso processo di ricerca coreografica, in cui i danzatori sono stati chiamati a reinventare il proprio rapporto con la città. Attraverso pratiche di danza contemporanea, improvvisazione e composizione istantanea, il gruppo ha attraversato e interrogato gli ambienti architettonici della villa non come scenografia, ma come interlocutore: un organismo vivo da ascoltare, attraversare e attivare.

La performance restituisce al pubblico un’immagine potente e al tempo stesso profondamente poetica: corpi che si muovono tra le colonne e i giardini della villa, entrando in dialogo con la pietra, la luce e il silenzio. Il lavoro rispecchia a pieno la cifra stilistica che contraddistingue il linguaggio coreografico di Paola Sorressa: un intreccio di destrutturazione corporea, floor work, flying low, contact e improvvisazione, che genera un’intesa tra i danzatori fluida, dinamica e fisicamente intensa.

Pluridiplomata presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, Paola Sorressa guida la compagnia con una visione d’autrice che trova nella ricerca continua e nell’integrazione di diversi linguaggi i propri fondamenti. IntercettAzioni è la dimostrazione che la danza può essere atto politico, esperienza sensoriale e incontro autentico con il patrimonio architettonico della città

Per info e prenotazioni: info.corpomobile@gmail.com.

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Lifestyle

Suoni Mobili accende la settimana tra Brianza, Milano e Lugano: dal Brasile all’Afro Night, nove giorni di live in luoghi da scoprire

🎶 Suoni Mobili entra nel vivo con una settimana densissima tra Brianza, Milano e Lugano: organo e galassie sonore, Brasile contemporaneo, Afro Night, fanfare techno e spiritualità afrobrasiliana in luoghi tutti da scoprire. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#SuoniMobili #Festival #Brianza #MusicaLive

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Xiaoyu Zhao

Redazione-  Un concerto al giorno, spesso più di uno, in chiese medievali, ville storiche, auditorium, piazze e spazi culturali tra Brianza, Milano e persino oltreconfine. Entra nel vivo la diciassettesima edizione di Suoni Mobili, il festival itinerante ideato da Musicamorfosi e promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi, che nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio propone una delle sue sequenze più dense e rappresentative: organo e visioni cosmiche, handpan, jazz-pop acustico, musica brasiliana, fanfare techno, reggae africano, tango sacro e sperimentazioni tra Oriente e Occidente.

Il festival, che proseguirà fino a Ferragosto, conferma la propria identità più riconoscibile: portare la musica fuori dai circuiti convenzionali e trasformare ogni appuntamento in un invito a scoprire un luogo. Un’idea che negli anni ha reso Suoni Mobili una delle manifestazioni estive più riconoscibili del Nord Italia, capace di muoversi tra la Brianza monzese e lecchese, Milano, Como e Lugano con una naturalezza che è ormai parte del suo linguaggio.

Si parte da Missaglia e Casatenovo tra organo, spiritualità e handpan

La terza settimana del festival si apre lunedì 29 giugno a Missaglia, nella basilica di San Vittore, con una serata doppia che ha il sapore dell’esplorazione sonora. Alle 20.30 il protagonista sarà Roberto Olzer, tra i più apprezzati organisti italiani, impegnato in un percorso attraverso alcuni brani celebri sul “re degli strumenti”. A seguire spazio a Interstellar, progetto che lo vedrà sul palco con Gabriele Cassone alla tromba, Gennaro Scarpato a didgeridoo e percussioni e Jo Cho come soprano, in un itinerario che unisce Bach, Purcell, Arvo Pärt, Urmas Sisask e persino Hans Zimmer, con una rilettura inedita delle musiche del film Interstellar.

Il giorno dopo, martedì 30 giugno, il festival si sposta nella piccola chiesa di Santa Margherita a Casatenovo, dove Gennaro Scarpato sarà al centro di quattro momenti musicali dedicati all’handpan. Lo strumento, accordato a 432 Hz, porterà il pubblico dentro un’esperienza intima e immersiva, tra sonorità metalliche e avvolgenti, pensate per evocare armonia e contemplazione.

Milano, Osnago e Desio tra jazz etereo, Brasile e fanfara techno

La giornata di mercoledì 1 luglio si articola su più fronti. A Milano, al Volvo Studio, il trio Março formato da Marta Frigo, Sofia Zavaglia e Martina Campi proporrà un set sospeso tra jazz, pop e world music, costruito su voci intrecciate, chitarre acustiche e un clima sonoro delicato e sognante. Nello stesso giorno, a Osnago, arriverà il fisarmonicista brasiliano Roger Correa, musicista in forte ascesa internazionale, capace di fondere milonga, chamamé, tango, candombe, choro e altri linguaggi sudamericani con il jazz e l’improvvisazione.

Sempre il 1 luglio, ma a Desio, il centro cittadino sarà attraversato dalla travolgente energia della Bandakadabra, fanfara urbana piemontese che fonde il groove della techno con la forza dei fiati, in uno spettacolo pensato per trasformare la strada in una grande dance hall all’aperto. Il live si inserisce nel programma diffuso dei Mercoledì di Desio, che unisce musica, danza aerea e intrattenimento per tutte le età.

Lugano e Cusano Milanino: il Brasile contemporaneo al centro del festival

Il 2 luglio segna una giornata fortemente brasiliana. Al LAC di Lugano salirà sul palco Bia Ferreira, cantante e compositrice tra le figure più interessanti della nuova scena brasiliana, capace di intrecciare R&B, soul, afrobeat, reggae e sonorità bahiane con testi che affrontano razzismo, diritti, corpo, omofobia e identità. La sua musica, che lei stessa definisce música de mulher preta, restituisce la dimensione politica e personale della canzone contemporanea sudamericana.

La stessa sera, a Cusano Milanino, tornerà invece Roger Correa, questa volta in quartetto con Edilson Forte, Tiê Pereira e Rodrigo Porciúncula, in un live che promette una sintesi brillante tra musica sudamericana e improvvisazione jazz. Il concerto sarà replicato il 3 luglio al LAC di Lugano, confermando la centralità dell’artista all’interno di questa settimana del festival.

Afro Night a Seregno e i canti sacri di Nilza Costa

Uno dei momenti più attesi arriverà sabato 4 luglio a Seregno, dove l’auditorium di piazza Risorgimento ospiterà l’Afro Night. La serata si aprirà alle 20 con il dj set L’Afrique c’est chic di Marco Casa detto Kaya e con la danza fusion e le percussioni di Africa Misso, gruppo guidato da Tetè da Silveira. Alle 22 sarà la volta della cantante senegalese Mariaa Siga, indicata da diversi osservatori come una delle voci africane più interessanti del momento. La sua musica fonde tradizione senegalese, blues, folk-jazz e reggae, in una formula intensa e coinvolgente.

Sempre il 4 luglio, ma ancora a Lugano, spazio a Nilza Costa, artista originaria di Salvador de Bahia, che porterà sul palco Cantigas, progetto basato su canti sacri in lingua yoruba, kimbundu e portoghese. Una proposta che unisce spiritualità afrobrasiliana, memoria, diaspora nera e improvvisazione, trasformando il concerto in un racconto musicale di forte intensità simbolica.

Domenica tra Puccini, musica cinese e chiusura a Usmate Velate

La settimana si chiuderà domenica 5 luglio con tre appuntamenti. A Casatenovo, nella chiesa di San Gaetano di Rogoredo, andrà in scena Nessun dorma, Puccini tra Torre del Lago e la Cina, con Xiaoyu Zhao al guzheng, Luca Taccardi al violoncello ed Eva Carazzolo all’organo. Il concerto promette un viaggio tra repertorio cinese e occidentale, fino al dialogo con Turandot.

Nel pomeriggio, a Usmate Velate, lo stesso guzheng di Xiaoyu Zhao sarà protagonista dell’evento sinestetico Il caro estinto, nella Cappella Giulini Della Porta, dove musica e scultura dialogheranno attorno al tema del cordoglio ottocentesco. La chiusura definitiva della settimana sarà affidata, sempre a Usmate Velate e questa volta a Villa Scaccabarozzi, a Nilza Costa e al suo Cantigas, per un ultimo appuntamento in cui spiritualità, ritmo e radici afrobrasiliane si incontrano.

Nel complesso, la nuova settimana di Suoni Mobili conferma la forza di un festival che continua a muoversi tra generi, territori e pubblici differenti, senza mai perdere il suo tratto più riconoscibile: fare della musica un modo per abitare i luoghi con occhi nuovi.

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Lifestyle

Il ritorno dell’aristocrazia europea in una villa segreta alle porte di Milano tra simboli e tradizione

🥂 Un incontro tra tradizione antica e visione reazionaria: tra ville patrizie e nobili esponenti, si discute del futuro dell’identità europea.

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#nobiltà #tradizione #Milano #cronacarosa

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Il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi, la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene e il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini ad una serata aristocratico reazionaria in una villa patrizia...

Milano – In un’atmosfera sospesa tra nostalgia del passato e restaurazione di un’identità perduta, una dimora storica ai confini del capoluogo lombardo ha riaperto le sue porte per una serata che ha richiamato le cronache mondane di un tempo. Tra stucchi dorati, ritratti di antenati e il riverbero di candelabri in argento, si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti esponenti di spicco di un’aristocrazia europea che oggi cerca di ricomporsi. L’evento ha riunito figure legate da vincoli di sangue e da una visione comune della società, in un contesto dove il protocollo e il rigore formale hanno dettato i ritmi della serata.

Il legame tra storia e nobiltà moderna

Al centro del dibattito e della convivialità si trovavano il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi e la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene. Entrambi rappresentano una generazione di eredi che, pur vivendo nel ventunesimo secolo, mantiene un legame indissolubile con le radici nobiliari di Russia e d’Europa. La loro presenza non è passata inosservata, attirando l’attenzione su quella che molti osservatori definiscono una rinascita di interesse verso le antiche casate. La principessa, nota per il suo impegno nella tutela del patrimonio culturale, ha dialogato con Stramezzi su temi legati alla conservazione delle memorie familiari, in un momento in cui la storia europea attraversa una fase di profonda trasformazione e incertezza identitaria.

La presenza di Roberto Jonghi Lavarini

A completare il quadro dei partecipanti, la figura di Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto dai più come il “barone nero”. La sua partecipazione ha conferito alla serata una connotazione marcatamente reazionaria, inserita in un filone politico e di pensiero che guarda con ammirazione alle strutture gerarchiche della vecchia Europa. In un contesto architettonico tipico delle dimore patrizie lombarde – caratterizzate da corti interne, pavimenti in marmo e vasti parchi privati che isolano la proprietà dal caos cittadino – Jonghi Lavarini ha esposto le sue tesi sulla necessità di un ritorno ai valori tradizionali. Il confronto tra il rigore formale della nobiltà e le istanze politiche contemporanee ha dato vita a un clima di intenso dibattito, lontano dai riflettori della cronaca quotidiana ma denso di significati per chi continua a credere in una società ordinata secondo i dettami della consuetudine.

Riflessioni sul futuro dell’identità europea

La villa, situata in un’area strategica tra la provincia milanese e la Brianza, ha fatto da palcoscenico a una riflessione che ha toccato il ruolo delle élite nel panorama attuale. Non si è trattato di un semplice ricevimento, bensì di un momento di aggregazione necessario per quegli ambienti che si sentono distanti dal linguaggio moderno. Mentre all’esterno il mondo corre veloce verso la digitalizzazione e la globalizzazione, all’interno delle mura protette della tenuta, gli ospiti hanno discusso di genealogie, diritto nobiliare e della difesa di un’eredità che rischia di essere dimenticata.

L’incontro si è concluso nelle ore tarde, in un silenzio tombale garantito dalla posizione isolata della villa, circondata da viali alberati che richiamano lo stile delle residenze di campagna di fine Ottocento. La scelta di non rendere pubblico il luogo esatto dell’incontro risponde a una precisa volontà di preservare l’esclusività e la riservatezza che appartengono a questo mondo. La serata si è confermata come un esperimento volto a testare la tenuta di certi circoli ideali che, pur agendo nell’ombra, continuano a tessere una tela fitta di contatti e influenze, guardando con occhio critico alle dinamiche di potere che oggi governano il continente Euroasiatico. In un mondo che cambia volto ogni giorno, i partecipanti hanno voluto ribadire che la sostanza del passato rimane, per loro, l’unica bussola affidabile per orientarsi nel futuro.

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La Fiat presenta la Quattrolino, l’erede della 600

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Quattrolino

Redazione-  Stai a vedere che alla fine una “nuova” 600 Multipla la fanno davvero. L’idea di riproporre in chiave moderna la storica monovolume, nata nel 1956 dalla matita di Dante Giacosa, è da qualche tempo un “pallino” di Olivier François, CEO di Fiat, che ne ha parlato in diverse occasioni. Un modello all’epoca rivoluzionario, capace di offrire sei posti, magari non comodissimi ma reali, in tre metri e mezzo di lunghezza. La cui eredità potrebbe essere raccolta dalla nuova Fiat Quattrolino.Il nome non è forse tra i più orecchiabili – e non è neanche detto che sia quello definitivo – ma racchiude in sé la filosofia del progetto: da un lato il richiamo alla nuova Topolino, microcar elettrica realizzata sulla base della Citroën Ami, dall’altro l’idea di un abitacolo per quattro persone. Un modello nato per ampliare la gamma di veicoli destinati alla città, pratici e accessibili, perfettamente coerente con la filosofia della Casa torinese.L’immagine pubblicata da Fiat racconta molto di come potrebbe essere la Quattrolino: carrozzeria alta, abitacolo avanzato e cofano praticamente assente, come nella Multipla del 1956, con proporzioni studiate per offrire il massimo dello spazio all’interno. Non sono da escludere, come già visto per la Topolino, future evoluzioni pensate per il trasporto commerciale in ambito urbano o varianti particolari come la Dolcevita.Come suggerisce il rendering ufficiale, l’auto sarà leggermente più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri), mantenendo però le due portiere: per accedere alla seconda fila si ribaltano gli schienali della prima. Aria di famiglia anche nella forma del muso e dei fari, sia davanti sia dietro. Spartane le finiture, a partire dagli specchietti regolabili manualmente, mentre la maniglia incassata nel vetro rappresenta una soluzione originale che potrebbe evolvere nella versione definitiva.

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