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San Calogero, il santo del silenzio che interroga il nostro tempo

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San Calogero

Dalla roccia di Agrigento, una voce antica per l’uomo smarrito del presente

Redazione-  Ci sono terre che sembrano nate per custodire il mistero,la Sicilia è una di queste;terra di luce e di ferite, di mare e di pietra, di partenze e di ritorni, di silenzi antichi e preghiere tramandate sottovoce, terra dove il sole non illumina soltanto, ma scava, entra nelle fenditure della roccia, attraversa i volti, rivela la fatica e la bellezza di un popolo che, nei secoli, ha imparato a resistere senza perdere del tutto la capacità di sperare.
Agrigento, città sospesa tra la memoria degli uomini e l’eternità del cielo, la figura di San Calogero continua a vivere con una forza che non appartiene soltanto alla devozione popolare.
San Calogero è più di un nome venerato, è una domanda
rivolta all’uomo di oggi.
Che cosa resta di noi quando il rumore finisce? Chi siamo quando nessuno ci guarda?
Che cosa abita davvero il nostro cuore quando si spengono gli schermi, quando le parole degli altri tacciono, quando non abbiamo più un’immagine da difendere, un ruolo da interpretare, una reputazione da esibire?
San Calogero, eremita e uomo di Dio, viene da un tempo lontano, eppure possiede una sorprendente contemporaneità, perché il suo deserto assomiglia, più di quanto immaginiamo, al nostro.
Il deserto di ieri era fatto di pietra, solitudine, fame, arsura.
Il nostro deserto è diverso, è affollato,è illuminato, è connesso, è pieno di voci e forse proprio per questo è ancora più difficile riconoscerlo.
Viviamo nell’epoca della comunicazione permanente e dell’ascolto sempre più raro. Abbiamo strumenti capaci di raggiungere in pochi istanti l’altra parte del mondo, eppure spesso non riusciamo a raggiungere il cuore della persona seduta accanto a noi.
Sappiamo tutto degli altri e conosciamo sempre meno noi stessi. Mostriamo fotografie di felicità mentre custodiamo stanze interiori nelle quali non entra nessuno. Costruiamo profili, immagini, narrazioni, identità digitali. Cerchiamo approvazione, temiamo il giudizio, contiamo consensi, visualizzazioni, reazioni e lentamente rischiamo di dimenticare che il valore di una vita non può essere misurato dallo sguardo mutevole della folla. San Calogero ci conduce altrove, ci porta nella nudità dell’essenziale. L’eremita non fugge necessariamente dagli uomini. Talvolta si allontana dal rumore per imparare ad amarli meglio. Questa è una verità spirituale profonda.
Il silenzio cristiano non è assenza, è attesa, non è mutismo, è ascolto, non è chiusura, è spazio consegnato a Dio. Nel silenzio cadono molte maschere e quando cadono le maschere, comincia la verità.
Forse è proprio la verità ciò che più ci spaventa, perché la verità ci mette davanti alle nostre fragilità, ci ricorda le parole che non avremmo dovuto pronunciare. Le persone che abbiamo ferito, le occasioni in cui abbiamo preferito giudicare invece di comprendere, le volte in cui abbiamo scelto l’orgoglio al posto dell’abbraccio.
Ci sono ferite che nessuna fotografia mostra, ci sono dolori che non producono rumore,
persone che continuano a vivere, lavorare, sorridere, occuparsi degli altri, mentre dentro attraversano una notte che nessuno conosce. E Dio?
Dov’è Dio in tutto questo?
È la domanda antica dell’uomo,
è la domanda di Giobbe,
è la domanda dei Salmi, è
la domanda che attraversa gli ospedali, le case segnate dalla malattia, le famiglie divise, le stanze di chi ha perso qualcuno, le notti di chi non riesce più a immaginare il domani.
Dov’è Dio? San Calogero non ci consegna una risposta facile.
I santi autentici non distribuiscono formule ci insegnano una presenza.
Dio non elimina magicamente ogni deserto, ma entra nel deserto. Non impedisce ogni notte, ma accende una luce dentro la notte.
Non cancella sempre la ferita, ma impedisce alla ferita di diventare l’ultima parola.
La fede cristiana non è una promessa di immunità dal dolore, se così fosse, la Croce sarebbe incomprensibile.
La fede è la certezza che nessun dolore attraversato nell’amore è definitivamente perduto. San Calogero ci ricorda proprio questo, anche la roccia può diventare altare, la solitudine può diventare incontro, una vita nascosta può generare luce per intere generazioni, ed è qui che la sua figura diventa profondamente vicina ai tempi che viviamo.
Viviamo giorni segnati dalla guerra. Vediamo popoli spezzati, bambini sotto le macerie, madri senza più lacrime, uomini costretti ad abbandonare la propria terra.
Viviamo il dramma delle migrazioni e troppo spesso trasformiamo esseri umani in numeri. Viviamo la violenza nelle famiglie, il bullismo,
l’umiliazione pubblica.
La solitudine degli adolescenti,
l’abbandono degli anziani,
la disperazione nascosta dietro vite apparentemente normali.
Viviamo una stagione nella quale la parola può diventare pietra. Un commento può ferire.
Una fotografia può essere usata per umiliare. Un errore può essere trasformato in una condanna senza fine.
Una persona può essere ridotta per sempre al giorno peggiore della propria vita e allora la testimonianza di San Calogero ci obbliga a porci una domanda scomoda: che cosa abbiamo fatto della misericordia?
Abbiamo costruito una società velocissima nel giudicare e lentissima nel comprendere.
Sappiamo condannare prima di conoscere, etichettare prima di ascoltare, allontanare prima di curare e qualche volta anche noi cristiani rischiamo di dimenticare che il Vangelo non ci è stato consegnato per costruire tribunali morali, ma per diventare testimoni della Grazia. Cristo non ha chiesto alla donna ferita di presentare un curriculum di perfezione.
Non ha domandato al lebbroso se meritasse di essere toccato.
Non ha chiesto al cieco di giustificare la propria notte.
Non ha chiesto al ladrone sulla croce di dimostrare una vita irreprensibile.
Cristo ha incontrato, ha guardato, ha ascoltato,ha toccato, ha perdonato.
La misericordia cristiana non è debolezza, è una delle forme più alte della verità, perché soltanto chi è forte sa chinarsi senza sentirsi diminuito.
Soltanto chi ama davvero sa distinguere l’errore dalla persona. Soltanto chi ha incontrato la propria fragilità smette di usare la fragilità altrui come una pietra. San Calogero, uomo della solitudine abitata, sembra ricordarci che prima di parlare dobbiamo ascoltare.
Prima di giudicare dobbiamo conoscere, prima di condannare dobbiamo ricordare che anche noi viviamo di misericordia e forse questo messaggio riguarda profondamente anche la Chiesa del nostro tempo.
Una Chiesa che non può limitarsi a custodire porte, deve aprirle, una Chiesa che non può parlare soltanto a chi è già dentro, deve cercare chi si è perduto. Una Chiesa che non può avere paura delle ferite dell’uomo contemporaneo.
Deve avvicinarsi, deve essere madre,casa,rifugio,pane, ascolto.
Perché una Chiesa che non sa piangere con chi piange rischia di pronunciare parole teologicamente corrette e umanamente lontane e il Vangelo non è mai lontano.
Il Vangelo ha mani,
ha occhi, ha polvere sui sandali,
ha fame, ha sete, ha compassione.
La spiritualità di San Calogero ci riporta proprio a questa concretezza. Dalla roccia di Agrigento, la sua memoria sembra attraversare i secoli e dirci che non esiste autentica contemplazione senza compassione. Chi guarda Dio più profondamente impara a guardare l’uomo con maggiore misericordia.

Chi prega davvero non diventa più duro, diventa più umano, chi incontra Cristo non si sente superiore, si sente responsabile, del fratello.

Responsabile della parola che pronuncia.
Responsabile del dolore che potrebbe alleviare.
Responsabile della solitudine che potrebbe interrompere.
Responsabile della speranza che potrebbe riaccendere.
In questa nostra epoca stanca, forse abbiamo bisogno proprio di questo, meno rumore e più presenza, meno giudizio e più discernimento, meno esibizione e più verità, meno parole gridate e più parole capaci di curare.
Abbiamo bisogno di persone che sappiano restare, perché oggi molti sanno arrivare e
pochi sanno restare,
soprattutto accanto a chi soffre. Restare quando una relazione attraversa la notte.
Restare vicino a un giovane che non riesce più a credere in se stesso. Restare accanto a un anziano che ripete le stesse parole. Restare vicino a chi ha sbagliato e sta cercando faticosamente di ricominciare.
Restare senza pretendere di risolvere tutto. A volte la forma più alta dell’amore è semplicemente non andarsene.
San Calogero ha abitato il silenzio e forse oggi ci insegna che anche noi dobbiamo imparare ad abitare.
Abitare il nostro cuore.
Abitare le relazioni. Abitare la fede. Abitare il dolore senza trasformarlo in disperazione.
Abitare la speranza senza ridurla a illusione.
Agrigento, con la sua luce antica, continua a custodire questa memoria. La roccia rimane, il mare continua il suo respiro. Le generazioni passano, cambiano le lingue, le abitudini, le paure, ma il cuore dell’uomo continua a cercare ciò che nessuna tecnologia potrà mai sostituire: essere amato, essere riconosciuto, essere perdonato, sapere che la propria vita possiede un senso.
Ed è forse qui che San Calogero diventa nostro contemporaneo.
Nel ricordarci che non siamo soltanto ciò che produciamo.
Non siamo soltanto i nostri successi. Non siamo soltanto i nostri fallimenti. Non siamo la somma dei giudizi ricevuti.
Non siamo l’errore che abbiamo commesso. Siamo creature chiamate per nome.
Siamo fragilità visitate dalla Grazia. Siamo polvere nella quale Dio continua ostinatamente a seminare eternità, per questo, oggi, vorrei affidare a San Calogero una preghiera.
San Calogero, uomo della roccia e del silenzio,
insegnaci a ritrovare ciò che abbiamo perduto.
Restituisci profondità alle nostre parole,
verità ai nostri incontri,
misericordia ai nostri giudizi.
Proteggi chi attraversa la solitudine.
Resta accanto a chi non riesce più a pregare.
Visita le case dove è entrata la malattia.
Consola le madri che piangono in silenzio.
Custodisci i giovani smarriti in un mondo che chiede loro di apparire prima ancora di insegnare loro ad essere.
Accompagna gli anziani dimenticati.
Difendi chi è umiliato.
Rialza chi è caduto.
Ricorda alla Chiesa che ogni porta chiusa può diventare una ferita e ogni mano tesa può diventare Vangelo.
E a noi, uomini e donne di questo tempo inquieto, insegna il coraggio del silenzio.
Perché nel silenzio possiamo finalmente ascoltare.
Nell’ascolto possiamo comprendere.
Nella comprensione possiamo smettere di giudicare.
E nella misericordia possiamo tornare a riconoscerci fratelli.
Forse è questo il messaggio più urgente che San Calogero consegna al nostro tempo:
non abbiamo bisogno di diventare più visibili.
Abbiamo bisogno di diventare più veri.
Non abbiamo bisogno di gridare più forte.
Abbiamo bisogno di ascoltare più profondamente.
Non abbiamo bisogno di costruire altri muri.
Abbiamo bisogno di riconoscere, nel volto dell’altro, una parte del nostro stesso destino.

Perché alla fine, quando ogni rumore sarà cessato, quando ogni immagine sarà scomparsa, quando i titoli, i ruoli e le apparenze non avranno più alcun peso, resterà una sola domanda:

quanto amore siamo stati capaci di lasciare dietro di noi?

San Calogero, eremita di Agrigento, uomo del silenzio e cercatore dell’Assoluto, ci aiuti a non sprecare questa vita.
Ci insegni a trasformare la roccia in altare.
La solitudine in preghiera.
La ferita in compassione.
Il silenzio in ascolto e il nostro breve passaggio sulla terra in una traccia di misericordia.

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Attualità

Il ritorno in tv di Gianfranco Fini e Clemente Mastella nel nuovo appuntamento con Filorosso su Rai 3

⚖️ Gianfranco Fini e Clemente Mastella tornano in tv per analizzare la politica attuale, mentre la cronaca di Garlasco torna al centro del dibattito giudiziario. Non perdere il nuovo appuntamento con Filorosso.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Filorosso #Rai3 #GianfrancoFini #ClementeMastella

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Gianfranco Fini

Roma – Il panorama televisivo italiano si prepara a una serata di profonda analisi politica e cronaca giudiziaria. La quarta puntata di “Filorosso”, il programma di approfondimento in onda lunedì 6 luglio, alle 21.15 su Rai 3 e disponibile in streaming su RaiPlay, si candida a diventare un osservatorio privilegiato sui grandi temi che muovono l’opinione pubblica nazionale. La conduzione, affidata come di consueto ad Antonino Monteleone e Adele Grossi, punterà i riflettori su due figure che hanno scritto la storia recente delle istituzioni italiane: Gianfranco Fini e Clemente Mastella.

Il confronto tra i giganti della prima e seconda repubblica

Il dibattito negli studi romani del centro di produzione Rai si preannuncia denso di significati. La presenza di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera dei Deputati, riporta al centro della scena un protagonista assoluto della destra italiana, capace di attraversare stagioni politiche complesse, dal radicamento territoriale nelle sezioni locali fino alle aule di Montecitorio. Accanto a lui, il primo cittadino di Benevento, Clemente Mastella. L’ex Guardasigilli e leader centrista, noto per la sua lunga militanza parlamentare e per le sue doti di mediatore nelle dinamiche di governo, offrirà una prospettiva critica sull’attuale assetto delle coalizioni.

Le interviste non si limiteranno al passato, ma cercheranno di leggere l’attualità attraverso l’esperienza di chi ha vissuto i palazzi del potere. L’obiettivo degli autori è quello di porre domande dirette, cercando di comprendere come la politica di ieri possa ancora influenzare le scelte dei partiti di oggi. Il confronto si arricchirà con la partecipazione di Tommaso Cerno, direttore del quotidiano “Il Giornale”, e di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato. Quest’ultimo, grazie alla sua doppia veste di giurista e autore di romanzi noir che indagano le pieghe della legalità, saprà offrire una chiave di lettura diversa rispetto ai soliti commenti da talk show, declinando i temi dell’etica e della giustizia in un contesto di crisi istituzionale.

Riflettori puntati sul caso giudiziario di Garlasco

Dopo la prima parte dedicata all’analisi politica, la trasmissione cambierà registro, immergendosi in uno dei misteri giudiziari più dibattuti dell’ultimo ventennio: il caso Garlasco. La morte di Chiara Poggi, avvenuta in una villetta in via Pascoli a Garlasco, continua a generare dubbi e accesi dibattiti mediatici. Il programma intende offrire un aggiornamento esaustivo sugli sviluppi processuali e sulle nuove istanze che continuano a sollevarsi attorno a questa vicenda.

In studio, la discussione sarà animata dall’avvocato Antonio De Rensis e dalla criminologa Flaminia Bolzan. Il loro apporto tecnico permetterà di chiarire alcuni punti oscuri ancora presenti nelle ricostruzioni ufficiali. A completare il parterre dei cronisti che seguiranno da vicino il servizio, ci saranno Ilenia Petracalvina, Alessandro De Giuseppe e Rita Cavallaro. La complessità del caso richiede una narrazione corale, capace di incrociare le diverse fonti. Per l’occasione, sono previsti collegamenti esterni che coinvolgeranno il direttore del settimanale “Gente”, Umberto Brindani, l’entomologo Francesco Galassi e la youtuber Francesca Bugamelli, che ha dedicato molta attenzione ai casi di cronaca nera più seguiti dal popolo del web.

La struttura narrativa del programma, che integra la politica nazionale con fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, mira a coinvolgere un pubblico trasversale. La produzione ha inoltre lanciato il canale ufficiale su Instagram, raggiungibile all’indirizzo @filorosso_rai, dove gli spettatori possono seguire in tempo reale gli aggiornamenti, le clip inedite e l’interazione costante con la redazione. La sfida del lunedì sera di Rai 3 si gioca proprio sulla capacità di mantenere alto il ritmo, alternando il rigore delle istituzioni con la cruda realtà dei fatti di cronaca, un mix che finora ha saputo catalizzare l’attenzione dei telespettatori italiani. L’appuntamento è fissato per lunedì sera, una serata dove il dibattito pubblico incontra le esigenze di informazione più stringenti.

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Attualità

Matera, piano straordinario per il rilancio della sanità: l’Ugl approva gli investimenti negli ospedali della provincia

🚨 SANITÀ, RILANCIO IN CORSO A MATERA! L’UGL esprime forte apprezzamento per il piano straordinario avviato dall’assessore Latronico e dal DG Friolo: arrivano nuovi dirigenti e assunzioni stabili per potenziare gli ospedali di Matera e Policoro e fermare i “viaggi della speranza”. I dettagli 👇#matera #policoro #sanitàlucana #basilicata #ospedalipublici #uglmatera #sindacati #pagineutili

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Da SX, Cosimo LATRONICO e Pino GIORDANO

I segnali di cambiamento nel sistema sanitario lucano dopo il vertice con l’assessore regionale

Matera – Il comparto della sanità pubblica all’interno del territorio della provincia di Matera sta attraversando una stagione di profonda riorganizzazione strutturale e di rinnovata attenzione istituzionale, segnando un punto di svolta atteso da anni da lavoratori e residenti. Dopo un lungo periodo caratterizzato da una cronica carenza di personale medico e infermieristico, da evidenti difficoltà organizzative interne e da un preoccupante aumento della mobilità sanitaria passiva che ha costretto troppi cittadini a intraprendere i dolorosi viaggi della speranza verso le strutture del nord, oggi si intravedono segnali concreti di inversione di tendenza. Questo nuovo scenario sta restituendo fiducia ai dipendenti delle aziende sanitarie, alle famiglie e all’intera comunità locale, ponendo le basi per un consolidamento dei servizi assistenziali minimi.
A tracciare il bilancio di questa nuova fase operativa è stato Pino Giordano, segretario provinciale dell’organizzazione sindacale Ugl Matera, al termine di un importante e proficuo incontro istituzionale avvenuto nella giornata odierna con l’assessore alla salute della regione Basilicata Cosimo Latronico. Nel corso del faccia a faccia, il rappresentante dei lavoratori ha avuto modo di conoscere e salutare ufficialmente anche alcuni dei nuovi dirigenti medici e amministrativi che hanno scelto di mettere la propria competenza, esperienza e professionalità al servizio dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera. Si tratta di una scelta gestionale che rappresenta un importante segnale di responsabilità e di fiducia verso le potenzialità del territorio lucano, nell’esclusivo interesse dei pazienti e del rafforzamento dei presìdi ospedalieri.

La valorizzazione del capitale umano e la situazione a Policoro e al Madonna delle Grazie

Il sindacato ha espresso pieno apprezzamento per l’intenso lavoro che l’assessore regionale Cosimo Latronico e il direttore generale dell’azienda sanitaria Maurizio Friolo stanno portando avanti con determinazione per rilanciare il sistema sanitario provinciale dopo anni di sostanziale immobilismo burocratico. Il percorso avviato, fondato sul potenziamento dei servizi ambulatoriali, sulla riorganizzazione complessiva dell’assistenza territoriale, sul rafforzamento degli organici e sulla valorizzazione delle professionalità interne, rappresenta una scelta strategica che merita assoluta continuità temporale. La salute dei cittadini costituisce infatti il primo e fondamentale investimento per lo sviluppo sociale, economico e occupazionale dell’intera provincia materana.
Le eccellenze professionali in servizio presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, l’Ospedale Giovanni Paolo Secondo di Policoro, i distretti sanitari, la rete dell’emergenza urgenza e la medicina generale rappresentano una straordinaria ricchezza per la Basilicata. Medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici e personale amministrativo garantiscono quotidianamente, spesso in condizioni operative non semplici a causa dei carichi di lavoro, competenza e un elevato senso delle istituzioni. L’Ugl ha ribadito che una sanità moderna non si costruisce soltanto acquistando tecnologie avanzate o edificando nuove strutture murarie, poiché il vero valore aggiunto rimane sempre il capitale umano. La strada intrapresa è quella giusta ma deve proseguire attraverso assunzioni stabili a tempo indeterminato e una formazione continua.

Il contrasto alla mobilità passiva e il ruolo del sindacato nelle trattative regionali

I primi risultati concreti sul campo dimostrano che una programmazione seria, accompagnata da una visione strategica lungimirante e da investimenti economici mirati, può invertire una tendenza negativa che per troppo tempo ha penalizzato il Materano a vantaggio di altre regioni confinanti. L’obiettivo primario delle istituzioni e delle parti sociali deve essere quello di consentire ai cittadini di curarsi dignitosamente nella propria terra d’origine, vicino ai propri affetti familiari, riducendo progressivamente la fuga di pazienti e restituendo piena credibilità alla sanità pubblica lucana. Le competenze di assoluto livello presenti nei reparti meritano di essere messe nelle condizioni fisiche e strutturali di esprimere pienamente il loro potenziale operativo.
Il sindacato continuerà a svolgere con la massima responsabilità il proprio ruolo di rappresentanza e di proposta propositiva all’interno dei tavoli di contrattazione, collaborando con tutte le istituzioni affinché il percorso di rilancio proceda senza rallentamenti o veti politici. Una sanità pubblica efficiente e gratuita non rappresenta soltanto un diritto costituzionale sancito per legge, ma costituisce anche un presidio fondamentale di coesione sociale e di sicurezza per le famiglie. L’arrivo delle nuove figure dirigenziali nei due ospedali principali rafforza un percorso già avviato e rappresenta un segnale tangibile di fiducia che permetterà alle strutture di diventare veri punti di riferimento per l’intera Basilicata, sconfiggendo la piaga dei viaggi sanitari.

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Politica

Avezzano, i vertici della Lega si congratulano con l’assessore Del Boccio e i consiglieri Basilico e Fracassi

🚨 POLITICA AD AVEZZANO! I vertici della Lega si congratulano per la nomina ad assessore di Antonio Del Boccio, che gestirà deleghe strategiche come Urbanistica, Lavori Pubblici e Agricoltura. Auguri di buon lavoro anche ai consiglieri Cinzia Basilico (delega alla Sicurezza) e Massimiliano Fracassi. I dettagli 👇#avezzano #lega #politicaabruzzo #marsica #giuntacomunale #cronacalocale #pagineutili

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Del Boccio

Il consolidamento del partito all’interno della maggioranza di governo nella città fucense

Avezzano – Il panorama politico ed amministrativo nel cuore della Marsica registra un significativo passaggio istituzionale che delinea i nuovi assetti interni alla giunta e al consiglio comunale del centro più popoloso della conca fucense. I vertici regionali, provinciali e cittadini della Lega hanno diffuso una nota ufficiale congiunta per esprimere le proprie più sentite congratulazioni e i più calorosi auguri di buon lavoro ad Antonio Del Boccio, recentemente nominato assessore all’interno dell’esecutivo cittadino. La nomina giunge a coronamento di un percorso elettorale di grandissimo spessore, che ha visto lo stesso Del Boccio posizionarsi tra i candidati in assoluto più votati dalle urne in occasione delle ultime elezioni amministrative che si sono celebrate nello scorso mese di maggio. [1]
I coordinatori e i segretari del partito del carroccio hanno tenuto a evidenziare come questo nuovo incarico amministrativo di grande responsabilità costituisca il giusto, meritato e naturale riconoscimento per l’impegno costante, la competenza professionale e l’incessante lavoro di ascolto svolto capillarmente sul territorio nel corso degli anni passati. Secondo quanto stabilito dai decreti di assegnazione delle deleghe firmati dal sindaco, il neo assessore Antonio Del Boccio si troverà a gestire una serie di settori estremamente strategici e delicati per le prospettive di crescita economica, infrastrutturale e di sviluppo urbanistico della città di Avezzano, assumendo la responsabilità diretta di uffici chiave della macchina municipale.

Le deleghe strategiche assegnate alla giunta e il ruolo della polizia locale

La complessità e l’importanza del ruolo assegnato a Del Boccio emergono in modo chiaro analizzando l’elenco delle materie che compongono il suo fitto portafoglio assessorile. Il nuovo componente della giunta si occuperà infatti della pianificazione dell’Urbanistica, della gestione del Patrimonio immobiliare dell’ente, del Provveditorato, delle Assicurazioni e delle Manutenzioni ordinarie e straordinarie del patrimonio pubblico. Accanto a queste deleghe tradizionali, spiccano settori di vitale importanza per l’economia rurale e scientifica del territorio, quali le Politiche agricole, lo Sviluppo agroalimentare e delle biotecnologiche, i servizi dei cimiteri e la gestione delle infrastrutture ferroviarie e autostradali, fondamentali per i collegamenti pendolari con la capitale.
I coordinatori della Lega si sono detti assolutamente certi che il nuovo assessore svolgerà un ottimo lavoro sul campo, garantendo risposte tempestive, concrete ed efficaci alle legittime necessità manifestate quotidianamente dai cittadini di Avezzano. Un caloroso messaggio di augurio e di incoraggiamento istituzionale è stato rivolto dai vertici del partito anche ai neo eletti consiglieri comunali Cinzia Basilico e Massimiliano Fracassi, i quali siederanno tra i banchi della massima assise civica apportando un contributo qualificato all’attività dell’intera maggioranza. Cinzia Basilico, in modo particolare, ha ricevuto una pesante e prestigiosa nomina come consigliera delegata alla Polizia Locale e alla Sicurezza del territorio, un tema caldissimo molto sentito dall’opinione pubblica locale.

Il rafforzamento del ruolo politico nelle istituzioni e le sfide per il futuro

La nota ufficiale porta la firma illustre e congiunta di Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega, Daniele Ferella, segretario provinciale della sezione della Lega dell’Aquila, e Jacopo Angelini, coordinatore cittadino del circolo di Avezzano. I tre esponenti del partito hanno rimarcato con orgoglio che con l’ingresso ufficiale di Antonio Del Boccio in Giunta e con la presenza attiva e vigile di Cinzia Basilico e Massimiliano Fracassi all’interno del Consiglio comunale, la formazione della Lega consolida in modo netto la propria rappresentanza nelle istituzioni cittadine della Marsica, rafforzando parallelamente il proprio ruolo e il peso politico all’interno della maggioranza di governo guidata dall’amministrazione in carica.
Il coordinamento del partito ha ribadito la piena e totale fiducia nelle capacità e nell’esperienza della squadra appena insediata, dicendosi assolutamente sicuro che il lavoro quotidiano dei propri rappresentanti risulterà prezioso e determinante per affrontare con successo le grandi e complesse sfide urbanistiche, sociali e occupazionali che attendono la città di Avezzano nei prossimi mesi. La macchina amministrativa si appresta così ad avviare una nuova fase operativa, sotto gli occhi attenti dei cittadini e degli operatori economici del territorio, fiduciosi che il nuovo assetto politico possa imprimere un’accelerazione decisiva alla realizzazione delle opere pubbliche e ai servizi di sicurezza programmati per il bene dell’intera comunità.

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