Spettacolo
SCRIVERE PER LA SCENA OGGI: PRESENTATA LA RICERCA DI OMISSIS SULLE CONDIZIONI DI LAVORO DI AUTORI E AUTRICI TEATRALI
Presentata la ricerca di Omissis sulle condizioni di lavoro di autori e autrici teatrali
Redazione- Il 27 marzo, negli spazi di Scuola Piccola Zattere a Venezia, si è svolto un incontro dedicato alla drammaturgia contemporanea come pratica artistica, campo di ricerca e terreno di confronto politico e professionale. L’incontro è stato promosso dalla Scuola Piccola Zattere di Venezia in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto. L’organizzazione è stata curata da Theatron 2.0.
Autori e autrici, organizzazioni, enti di produzione e realtà di programmazione si sono riuniti per interrogare insieme la natura della drammaturgia contemporanea, la sua porosità, la sua capacità di ibridarsi con linguaggi, processi e dispositivi differenti, e il suo potenziale di innovazione nel sistema teatrale italiano.
L’incontro ha assunto la forma di un laboratorio di pensiero vivo, in cui confrontarsi a partire da domande sulla condizione attuale della scrittura scenica, sul suo statuto nel comparto dello spettacolo dal vivo, sulle forme attraverso cui viene riconosciuta, valorizzata, sostenuta o, al contrario, marginalizzata.
Al centro della giornata, oltre a una riflessione di natura estetica sulla drammaturgia, è stata posta una presa di parola ampia e condivisa sul lavoro autoriale, sulle sue fragilità strutturali e sulla necessità di dotarsi di strumenti di lettura e di intervento capaci di restituirne la complessità, il valore e i bisogni reali.
In questo contesto, è stato presentato pubblicamente l’esito della ricerca sulla condizione lavorativa di chi scrive per la scena, promossa da Theatron 2.0 nell’ambito del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico.
La ricerca nasce come strumento per leggere il presente e, allo stesso tempo, come base concreta per immaginare forme di azione collettiva, processi di rappresentanza e rivendicazione, nuove possibilità di riconoscimento e tutela per chi opera nel campo della drammaturgia contemporanea in Italia.
Fin dalla sua fondazione, Omissis – Osservatorio drammaturgico, progetto a cura di Theatron 2.0, si è proposto di attivare un monitoraggio permanente sullo stato di salute della drammaturgia contemporanea, prendendo in esame non solo gli aspetti artistici e culturali della professione autoriale, ma anche quelli giuslavoristici, economici e sistemici. La ricerca presentata a Venezia rappresenta un passaggio fondamentale di questo percorso: il tentativo di mettere a sistema esperienze diffuse, criticità ricorrenti, aspirazioni condivise e dati concreti, per offrire una fotografia strutturata e al tempo stesso critica delle condizioni di lavoro di chi scrive per la scena in Italia.
L’indagine ha preso avvio nel giugno 2024 come ricerca partecipata, realizzata con la direzione generale di Cesare D’Arco e Ornella Rosato, curatori del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico, insieme a un gruppo di autrici e autori riunitisi nell’ambito del progetto. Sin dall’inizio, la scelta metodologica si è rivolta alla definizione di un processo dal basso, fondato sul confronto diretto con la comunità professionale di riferimento. La ricerca si è articolata infatti in numerose tappe di incontro, online e in presenza, in diverse città italiane, durante le quali professionisti e professioniste sono stati convocati per individuare i nodi centrali da indagare e condividere le questioni più urgenti che attraversano la pratica della scrittura per la scena.
Da questo lavoro di ascolto e di emersione dei temi è nato un questionario pensato per tracciare le differenti esperienze che segnano i percorsi professionali di drammaturghe, drammaturghi e dramaturg.
Il questionario, diffuso attraverso i canali di comunicazione di Theatron 2.0, è stato compilato da 256 professionistə della scrittura scenica. I dati raccolti sono stati elaborati con la collaborazione del data steward Dario Del Fante, permettendo di trasformare una pluralità di testimonianze in una fotografia leggibile, articolata e fondata su elementi analitici.
Accanto alla ricognizione statistica, la ricerca ha scelto di valorizzare anche la dimensione propositiva e trasformativa emersa dal confronto con la comunità professionale. La sezione intitolata Priorità e desideri, che raccoglie istanze, richieste e proposte delle persone coinvolte, è stata redatta da AUT_Autor_Unit_Teatrali, associazione di rappresentanza per la tutela dei diritti di drammaturghe, drammaturghi e dramaturg, nata come evoluzione fisiologica del processo di ricerca istituito da Omissis. Questo elemento rivela il carattere generativo dell’intero percorso, che supera la semplice indagine conoscitiva, per configurarsi come un dispositivo capace di produrre consapevolezza e nuove forme di soggettivazione collettiva.
Per condividere gli esiti del lavoro si è scelto di elaborare un documento divulgativo capace di offrire una lettura critica e sistematica dei dati emersi. L’obiettivo non è stato solo quello di restituire una fotografia analitica del settore, ma di orientare l’osservazione verso la decodifica delle dinamiche strutturali, economiche e relazionali che definiscono la pratica della scrittura per la scena nel panorama teatrale contemporaneo.
Dall’indagine emergono alcune direttrici fondamentali.
La prima riguarda il carattere fortemente precario e individualizzato dell’attività autoriale. La drammaturgia italiana contemporanea appare come un ecosistema sorretto in larga misura dal rischio d’impresa individuale e dalla prestazione spesso gratuita o non adeguatamente retribuita di chi scrive. In un sistema istituzionale percepito come impermeabile e in un mercato del lavoro fortemente polarizzato, il lavoro autoriale si sviluppa frequentemente in condizioni di fragilità e scarsa tutela, in cui la responsabilità economica e progettuale ricade quasi interamente sulle singole persone.
Una seconda linea emersa con nettezza riguarda la geografia diseguale della professione. La ricerca rileva infatti una significativa discrepanza tra i luoghi in cui i professionisti e le professioniste vivono o si formano e i territori che risultano realmente attrattivi per il mercato del lavoro. A questa frattura territoriale se ne sovrappone un’altra, di natura produttiva: le istituzioni pubbliche faticano spesso a intercettare e sorreggere opere di nuova drammaturgia, mentre l’innovazione tende a essere sostenuta prevalentemente negli spazi indipendenti, nei contesti informali e nei processi di autoproduzione. In questo quadro, la possibilità di sviluppare nuove scritture si determina in virtù della sperimentazione di singole comunità artistiche anziché di un investimento strutturale del sistema.
Un altro dato centrale riguarda l’elevato livello di specializzazione del campione. Chi scrive per la scena in Italia possiede una formazione articolata e qualificata sul piano accademico, artistico e professionale. A questa forte competenza non corrisponde però un adeguato livello di alfabetizzazione giuslavoristica. La ricerca mette infatti in luce un diffuso analfabetismo giuslavoristico, che espone lavoratori e lavoratrici a forme di sfruttamento e autosfruttamento ormai cristallizzate nel settore. In assenza di compensi adeguati, di contratti standardizzati, di strumenti di tutela chiari e di ammortizzatori sociali specifici, molte persone si trovano a muoversi in un contesto opaco, in cui la mancanza di informazioni e di riferimenti condivisi accresce la vulnerabilità individuale.
In questo scenario, la sopravvivenza nel settore è spesso garantita dalla pluriattività, sia interna sia esterna al comparto teatrale. La scrittura per la scena convive così con altri lavori, altre mansioni, altri incarichi, in una composizione professionale frammentata che diventa condizione ordinaria di esistenza. Alla pluriattività si aggiunge l’accettazione del lavoro speculativo e gratuito come prerequisito implicito per accedere a bandi, committenze e opportunità di visibilità. È una condizione che, oltre a impoverire materialmente il lavoro autoriale, finisce per indebolirne anche il riconoscimento simbolico e professionale, facendo apparire la scrittura come una competenza da spendere gratuitamente più che come una professionalità da remunerare e tutelare.
La ricerca presentata da Omissis si propone dunque come uno strumento di consapevolezza collettiva, come piattaforma di mobilitazione utile a rivendicare tutele, dignità e un riconoscimento sistemico della scrittura per la scena in Italia. In questo senso, il documento non si limita a diagnosticare una crisi, a registrare una sofferenza diffusa, tentando piuttosto di produrre un lessico comune, di rafforzare una coscienza professionale condivisa e di attivare un orizzonte di possibilità in cui la professione autoriale possa finalmente essere nominata, riconosciuta e regolata in quanto lavoro.
La giornata del 27 marzo organizzata a Venezia ha restituito proprio l’esigenza di riportare la drammaturgia al centro del dibattito, tanto come pratica estetica e come funzione interna al processo creativo, quanto come lavoro situato dentro rapporti economici, istituzionali e politici precisi. In un momento storico in cui la scrittura per la scena continua a generare forme, visioni, immaginari e dispositivi critici indispensabili per il teatro contemporaneo, diventa sempre più urgente interrogarsi sulle condizioni materiali che ne rendono possibile l’esistenza. Parlare di drammaturgia, dunque, significa parlare anche di accesso, di diritti, di redistribuzione, di contrattualizzazione, di sostenibilità e di giustizia del lavoro culturale.
L’incontro veneziano ha mostrato come attorno a questi temi esista una comunità vigile, competente e desiderosa di costruire confronto. Una comunità che riconosce nella scrittura per la scena una delle componenti vitali e strutturalmente ineludibili della filiera spettacolare. È proprio da questo riconoscimento che può partire un cambio di paradigma: dalla marginalizzazione alla centralità, dall’invisibilità alla messa in luce, dalla dispersione individuale alla possibilità di articolare istanze collettive.
Con la presentazione pubblica della ricerca, Omissis – Osservatorio drammaturgico rinnova il proprio impegno nel promuovere un monitoraggio attivo della drammaturgia contemporanea e nel costruire strumenti capaci di connettere analisi, ascolto, advocacy e trasformazione.
Spettacolo
Il Thanda Choir arriva a Milano: il riscatto sociale corre sulle note della musica africana
🌍 Dal Sudafrica a Milano, il Thanda Choir porta sul palco del Castello Sforzesco una storia di coraggio, riscatto e grande musica. Non perdere l’anteprima della Festa della Musica con le voci della speranza.
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#ThandaChoir #Milano #FestaDellaMusica #MusicaPerIlCambiamento
Redazione- Il Cortile delle Armi del Castello Sforzesco si prepara ad accogliere una delle espressioni culturali più autentiche e toccanti del panorama internazionale contemporaneo. Domenica 21 giugno, in occasione della Festa della Musica, il palco meneghino ospiterà il debutto italiano del Thanda Choir, ensemble corale giunto direttamente dal Sudafrica per portare un messaggio di speranza, dignità e trasformazione radicale attraverso l’arte corale. L’evento, programmato per le 21:00, rappresenta un momento di alto valore simbolico, inserendosi nel cartellone di Suoni Mobili, la rassegna itinerante curata dall’associazione culturale Musicamorfosi, che da anni lavora per abbattere le barriere geografiche e sociali tramite il linguaggio universale dei suoni.
Una missione che nasce nel cuore di Khayelitsha
Il progetto non è nato tra le mura di una prestigiosa accademia, ma tra le strade polverose e le difficoltà concrete di Khayelitsha, uno degli insediamenti informali più estesi e popolosi del Sudafrica, situato nella periferia di Città del Capo. Fondato nel 2023 da due giovani musicisti di Johannesburg, il coro ha saputo trasformare un contesto segnato da povertà sistemica e disagio in un avamposto di educazione e crescita personale. La scelta del nome non è casuale: Thanda, in lingua isiXhosa, significa amore. Questo termine sintetizza l’essenza stessa del collettivo, che opera come un rifugio sicuro per ragazzi che vivono in ambienti ad alto tasso di criminalità.
Cantare nel Thanda Choir significa ridefinire la propria identità. Per questi giovani, l’appartenenza al gruppo non si limita alla pratica vocale, ma funge da strumento di emancipazione. Attraverso la disciplina corale e la condivisione emotiva, i membri del gruppo sviluppano una rinnovata fiducia nelle proprie potenzialità, costruendo legami di solidarietà che diventano un solido scudo contro le insidie del territorio di origine. La musica si trasforma dunque in un volano di riscatto, capace di proiettare talenti rimasti altrimenti invisibili verso i palcoscenici globali.
Dai palchi internazionali al prestigio degli Oscar
Nonostante la breve storia, il percorso del Thanda Choir è stato segnato da successi straordinari che confermano la qualità artistica della formazione. A pochi mesi dalla sua nascita, il coro ha avuto l’onore di aprire i concerti del tour di Dave Matthews a Città del Capo, esibendosi dinanzi a migliaia di spettatori. La consacrazione definitiva è giunta nel 2025, con la nomination agli Oscar ottenuta insieme al compositore britannico John Powell per la colonna sonora del cortometraggio The last ranger. Un riconoscimento che pone il gruppo tra gli attori principali della scena musicale contemporanea, capace di fondere con naturalezza le radici della tradizione polifonica africana con le strutture melodiche del pop e della musica cinematografica globale.
Il concerto milanese, che si terrà a ingresso libero con prenotazione obbligatoria e possibilità di donazione a favore dei progetti di Natur&-Onlus di Seveso, costituisce l’anteprima del festival “Milano La Città che Sale”. L’intera serata è supportata da Radio Popolare, che, in occasione del suo cinquantesimo anniversario, ha scelto di sostenere attivamente il coro. Il legame tra l’emittente e la formazione sudafricana si manifesterà anche in un’iniziativa di coinvolgimento territoriale: il 23 giugno, i coristi parteciperanno come “tutor spirituali” a una serie di performance che coinvolgeranno cinque cori locali nelle periferie milanesi. Per chi volesse vivere l’esperienza in modo immersivo, il “Magic Bus” di Musicamorfosi trasporterà i musicisti da Monza verso il Castello Sforzesco, offrendo agli ascoltatori di Radio Popolare l’opportunità di accompagnare il coro durante il tragitto.
Il debutto del Thanda Choir in Italia rappresenta un ponte culturale tra due mondi apparentemente distanti, dimostrando come la musica sia in grado di parlare linguaggi universali di pace e integrazione. Sarà una serata caratterizzata da armonie potenti e da una carica emotiva rara, che lascerà un segno profondo nel tessuto sociale cittadino.
Spettacolo
Lago d’Iseo Jazz 2026, sette concerti tra Iseo, Predore e Palazzolo sull’Oglio con i grandi nomi del jazz italiano
🎷 Tra Iseo, Predore e Palazzolo sull’Oglio torna Lago d’Iseo Jazz 2026, con sette concerti gratuiti tra omaggi a Miles Davis e John Coltrane, grandi maestri e nuovi talenti.
Una settimana di musica sul Sebino tra jazz, paesaggio e progetti speciali: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#LagoDIseoJazz #Jazz #Iseo #MusicaDalVivo
Redazione- Iseo si prepara ad accogliere una nuova edizione di uno degli appuntamenti piu longevi e riconoscibili del panorama jazzistico nazionale. Dal 19 al 27 giugno torna infatti Lago d’Iseo Jazz – La Casa del Jazz Italiano, che nel 2026 taglia il traguardo della trentaquattresima edizione con un cartellone di sette concerti distribuiti tra Iseo, Predore e Palazzolo sull’Oglio. La rassegna conferma la propria identita: mettere al centro la musica italiana di qualita, accostando figure storiche e giovani protagonisti in ascesa, dentro contesti paesaggistici e architettonici di forte impatto. Tutti gli eventi saranno a ingresso libero, elemento che contribuisce a rafforzare il rapporto del festival con il territorio e con un pubblico ampio.
Anche quest’anno la manifestazione si muove lungo le sponde del Sebino, mantenendo la sede storica di Iseo e quella ormai consolidata di Palazzolo sull’Oglio, ma ampliando ulteriormente il proprio raggio con l’arrivo a Predore, sulla sponda bergamasca del lago, grazie alla collaborazione con l’Accademia Tadini di Lovere. Restano anche il patrocinio di MIDJ, l’associazione dei musicisti italiani di jazz, e la collaborazione con Rai Radio Tre, media partner che dedichera alla rassegna la tradizionale trasmissione antologica. Sul piano organizzativo, accanto a Sviluppo Turistico Lago d’Iseo, entra da quest’anno anche l’associazione culturale Secondo Maggio, attiva da decenni a Milano con la rassegna Atelier Musicale.
tra centenari illustri, nuovi progetti e luoghi simbolo del Sebino
Il programma 2026 si distingue per la varieta delle proposte e per la scelta di valorizzare luoghi molto diversi tra loro: il sagrato della Pieve di Sant’Andrea a Iseo, il Parco delle Tre Ville di Palazzolo sull’Oglio, l’auditorium ricavato nella Chiesa di San Giovanni Battista a Predore e il grande prato-solarium del Sassabanek, ancora a Iseo. In questi spazi si alterneranno concerti preceduti da una guida all’ascolto, formula che da anni accompagna il festival e ne rafforza l’impronta divulgativa.
Ad aprire la rassegna, venerdi 19 giugno, sara il sassofonista Gianni Denitto, protagonista a Iseo con un progetto ispirato al romanzo The Shadow Line di Joseph Conrad. La sua musica costruisce un viaggio simbolico tra giovinezza, trasformazione e consapevolezza, affidato a una formazione di giovani musicisti italiani e a una scrittura che guarda al mainstream contemporaneo. Il giorno successivo, sabato 20 giugno, sempre a Iseo, tocchera a Giovanni Falzone con la sua Freak Machine, trio che porta dentro il jazz elementi punk, funky, rock, elettronici e suggestioni della musica contemporanea colta. Un progetto che unisce improvvisazione aperta e riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia.
Una delle linee piu forti dell’edizione 2026 e il richiamo ai centenari di Miles Davis e John Coltrane, due figure capitali della storia del jazz. Il 25 giugno al Sassabanek di Iseo il trombettista Marco Mariani proporra un tributo al quintetto storico di Miles Davis degli anni Sessanta, rileggendo pagine meno frequentate ma decisive del repertorio davisiano con musicisti legati ai Civici Corsi di Jazz di Milano. Nella stessa serata sara protagonista anche Claudio Angeleri con il progetto From Be to Pops, costruito su celebri canzoni italiane rilette attraverso un linguaggio jazz contemporaneo che attraversa pop, funk, bebop e blues.
da Enrico Intra a Eugenia Canale, il finale unisce generazioni e linguaggi
Il 26 giugno il festival si spostera a Predore, dove all’auditorium civico San Giovanni Battista salira sul palco l’Enrico Intra Group. Dopo aver celebrato i suoi novant’anni proprio nella scorsa edizione del festival, Intra torna come testimonial musicale della rassegna con il progetto IN-TRA In Duo, nato anche da un recente disco pubblicato da Alfamusic. Il concerto mette in dialogo il maestro milanese con giovani talenti del jazz italiano, in una formula che riflette bene una delle cifre del festival: l’incontro tra generazioni diverse, dentro una musica che resta contemporanea, aperta e ricca di spunti improvvisativi.
La chiusura, sabato 27 giugno a Palazzolo sull’Oglio, sara affidata a due concerti nel Parco delle Tre Ville. Il primo vedra protagonista Paolo Birro in piano solo con un omaggio a John Coltrane costruito non sul suono del sassofono, ma sulle composizioni del grande musicista americano. Una scelta originale, che permettera di leggere l’universo coltraniano da una prospettiva diversa, mettendo in evidenza la sua profondita armonica e la ricchezza delle sue diverse fasi creative. Per un progetto di questo tipo serviva un interprete di grande cultura musicale, e Birro, figura molto stimata anche tra i colleghi, appare il nome naturale per affrontare un repertorio tanto complesso.
A seguire salira sul palco il Rebus Quartet della pianista Eugenia Canale, con una rilettura jazzistica di alcune delle arie principali della Turandot di Giacomo Puccini, tra cui Nessun dorma. Il progetto trasporta il melodramma dentro il linguaggio del jazz, attraversando bebop, New Orleans, libera improvvisazione e funky-blues, ma lasciando riconoscibili linea melodica e impianto armonico. Una proposta che conferma la volonta del festival di non ripetersi e di tenere insieme tradizione, contaminazione e ricerca.
Nel complesso, Lago d’Iseo Jazz 2026 presenta un cartellone che tiene insieme grandi nomi, giovani promesse, progetti speciali e forti riferimenti alla storia del jazz, sempre in dialogo con i luoghi che lo ospitano. E proprio questa capacita di legare musica e paesaggio, linguaggi diversi e generazioni lontane, continua a rendere la rassegna una delle esperienze culturali piu riconoscibili dell’estate lombarda.
Spettacolo
Suoni mobili, al via la diciassettesima edizione del Festival Itinerante tra Brianza e Milano
🎵 La grande musica torna a riempire le piazze e le ville storiche lombarde con la XVII edizione di Suoni Mobili. Dalla parata di ottoni a Desio all’emozionante debutto del coro sudafricano Thanda Choir al Castello Sforzesco, un viaggio tra culture e linguaggi artistici.
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#suonimobili #musica #milano #brianza
Redazione- Desio si prepara ad accogliere l’energia travolgente della musica dal vivo con il ritorno di una delle manifestazioni più attese dell’estate lombarda. La diciassettesima edizione di Suoni Mobili, il festival itinerante che unisce territori e culture, scalda i motori per una stagione che si preannuncia densa di appuntamenti. Il progetto, nato sotto l’egida dell’associazione culturale Musicamorfosi e promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi, non si limita a portare concerti nelle piazze, ma trasforma il tessuto urbano e storico in un palcoscenico a cielo aperto. La rassegna, che si estende per tutta la bella stagione fino a Ferragosto, mantiene immutato il proprio obiettivo originale: abitare i luoghi attraverso l’arte, trasformando ogni serata in un’occasione di scoperta condivisa.
il debutto brianzolo e la danza tra le piazze
Il viaggio musicale inizia mercoledì 17 giugno proprio nel centro di Desio. A partire dalle ore 21, le piazze Conciliazione, Garibaldi e Italia diverranno il cuore pulsante di una parata che fonde generi e tradizioni. Protagonisti della serata saranno i componenti della Rusty Brass, un ensemble di ottoni che fa della versatilità la propria cifra distintiva. La loro proposta spazia dal funk al rock, toccando ritmi balcanici e rivisitazioni di brani classici, senza dimenticare le influenze del folklore messicano e del jazz di New Orleans.
Ad accompagnare questa marcia sonora saranno presenti i performer della compagnia DANCEHAUSpiù, diretti da Matteo Bittante. La coreografia firmata da Sara Pezzolo mira a tessere un dialogo tra le note e il movimento del corpo, evocando atmosfere che richiamano la multiculturalità espressa durante le precedenti edizioni dei Giochi olimpici. Non mancheranno inoltre le performance di danza aerea, curate dall’associazione La Clé de l’Art, con due momenti dedicati alle ore 21.30 e 22.30, garantendo uno spettacolo visivo di grande impatto capace di unire il rigore ginnico all’estetica coreutica.
tra ville storiche e il ritorno al Castello Sforzesco
Il cartellone prosegue venerdì 19 e sabato 20 giugno con un salto nella raffinatezza di Villa Arconati a Bollate. La dimora, nota come la piccola Versailles lombarda, ospiterà il format dei Notturni. Si tratta di una maratona artistica che impegnerà gli spazi del giardino e delle sale nobili dalle 18.30 fino alle 23. In questa cornice, il pubblico potrà assistere a una serie di performance in cui si intrecciano musica classica e narrazioni, con la presenza dell’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano e del soprano Barbara Massaro. Il programma è costruito per essere un’esperienza immersiva, dove personaggi iconici della letteratura e della musica, da Mary Poppins a Wolfgang Amadeus Mozart, prenderanno vita per condurre il pubblico in un percorso di divulgazione culturale non convenzionale.
Il weekend inaugurale trova il suo apice domenica 21 giugno, in occasione della Festa della Musica, presso il Cortile delle Armi del Castello Sforzesco di Milano. Per l’occasione, il festival presenta il debutto italiano del Thanda Choir. La storia di questo gruppo vocale è emblematica: nato nel 2023 all’interno dello slum di Khayelitsha, periferia di Città del Capo, il collettivo è diventato in breve tempo un simbolo di riscatto sociale attraverso l’istruzione e la pratica corale. Il nome stesso, che in lingua isiXhosa significa amore, incarna la filosofia di coesione sociale che il progetto promuove per offrire ai giovani un’alternativa concreta alle dinamiche di povertà e criminalità del contesto di origine.
Il successo internazionale del gruppo è stato fulmineo. Dopo aver calcato palcoscenici prestigiosi e collaborato con artisti del calibro di Dave Matthews, il coro ha recentemente ricevuto una candidatura agli Oscar per la partecipazione alla colonna sonora del cortometraggio The last ranger. L’esibizione milanese, a ingresso libero con prenotazione obbligatoria, rappresenta una tappa cardine di una tournée europea che segna la consacrazione di un progetto in grado di coniugare le radici africane con le sonorità contemporanee globali. La rassegna continuerà a proporre il proprio calendario ricco di appuntamenti quotidiani, rispettando il claim che accompagna da anni l’impegno di Musicamorfosi: ogni giorno un concerto, ogni concerto un luogo da scoprire.
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