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Attualità

Sicurezza e dati, Valore Liberale difende il riconoscimento facciale

Valore Liberale sposa la linea del Governo sul riconoscimento facciale: “Strumento utile per la sicurezza, chi rispetta la legge non teme i controlli”. 🏛️ ⚖️

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Marco Montecchi

Roma – Nel complesso e articolato dibattito transnazionale che investe la convergenza tra le innovazioni tecnologiche d’avanguardia, i modelli di sicurezza urbana e la tutela costituzionale dei diritti civili nell’Eurozona, l’adozione di sistemi di intelligenza artificiale applicati all’ordine pubblico rappresenta una delle sfide legislative più dibattute della modernità. Sul tema, che vede le istituzioni comunitarie e i governi nazionali impegnati nella definizione di confini normativi rigidi per bilanciare l’efficacia investigativa e le libertà individuali, è intervenuto con una nota formale e analitica il movimento politico Valore Liberale, per voce del suo esponente Giorgio Montecchi. La piattaforma di pensiero liberale ha espresso una netta sponda istituzionale a favore della regolamentazione dello strumento del riconoscimento facciale, inserendo la transizione digitale all’interno di una visione pragmatica dello Stato di diritto e della difesa della legalità.

La posizione di Valore Liberale a sostegno del disegno del Governo Meloni

La disamina illustrata da Montecchi muove da una formale condivisione dell’azione amministrativa e legislativa promossa dall’esecutivo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, volto a disciplinare e tipizzare l’impiego della tecnologia di riscontro biometrico all’interno dei confini tracciati dall’ordinamento giuridico dello Stato. Secondo la dottrina espressa da Valore Liberale, le architetture digitali e gli algoritmi predittivi non devono essere interpretati dalla pubblica opinione come una minaccia strutturale, a condizione che il loro utilizzo sia sottoposto a controlli ispettivi severi, a finalità investigative perentorie e a garanzie stringenti per la riservatezza dei dati personali, in perfetta armonia con i regolamenti comunitari e con le indicazioni del Garante della Privacy.

La critica all’opposizione e la deostruzione del pregiudizio ideologico

Il manifesto politico firmato da Giorgio Montecchi scardina con fermezza le riserve e le barricate parlamentari sollevate dalle delegazioni della sinistra e delle opposizioni, censurando quella che viene definita come un’indignazione pregiudiziale e ideologica, scissa dai reali bisogni di sicurezza delle famiglie e del comparto produttivo. Valore Liberale rivendica l’utilità pratica delle telecamere biometriche intelligenti nei distretti metropolitani, individuando in questa tecnologia un formidabile hardware investigativo per accelerare i processi di identificazione degli autori di reati predatori, di atti vandalici ai danni del patrimonio storico e archeologico o di violenze di piazza consumate durante le manifestazioni pubbliche, riducendo l’indice di impunità nei quartieri periferici.

La tutela dei cittadini onesti e la valorizzazione delle Forze dell’Ordine

Il baricentro etico della nota si condensa in una netta presa di posizione a favore del capitale umano operante all’interno dei corpi di polizia, dell’Arma dei Carabinieri e delle polizie locali, strutture spesso esposte a scenari di asfissia operativa per carenza di organici e strumenti tecnologici di secondo livello. Montecchi riafferma la centralità del patto di fiducia che deve unire le istituzioni ai cittadini che scelgono di agire nella legalità, deostruendo i timori legati alla nascita di uno stato di sorveglianza totalitario: «Noi di Valore Liberale siamo dalla parte dei cittadini onesti e delle Forze dell’Ordine. Chi rispetta la legge non ha nulla da temere da strumenti utilizzati nel rispetto delle regole e sotto il controllo delle autorità competenti. Come si dice con un antico e saggio adagio popolare: male non fare, paura non avere».

Il contesto europeo del riscontro biometrico e l’AI Act nell’Eurozona

Sotto il profilo storiografico e comparato, la transizione verso l’uso controllato del riconoscimento facciale nello spazio pubblico si inserisce nel solco delle recenti riforme introdotte dall’Unione Europea attraverso l’approvazione del pacchetto normativo dell’AI Act. Il legislatore comunitario ha tracciato una linea di demarcazione netta, vietando la sorveglianza biometrica di massa in tempo reale ma contemplando deroghe stringenti e l’uso differito dei dati per il contrasto a reati di grave entità, come il terrorismo transnazionale, la tratta di esseri umani o i crimini contro i minori. La sfida manageriale del Governo italiano risiede proprio nel recepire queste indicazioni per modernizzare l’impianto di pubblica sicurezza senza determinare frizioni con la Carta Costituzionale, offrendo un benchmark metodologico per gli altri partner continentali.

L’impatto economico della sicurezza urbana sullo sviluppo delle imprese

In ultima analisi, il consolidamento della sicurezza nei distretti urbani e commerciali mediante l’ausilio delle tecnologie nZEB e dei monitoraggi intelligenti genera ricadute macroeconomiche lineari e tangibili sull’attrattività degli investimenti e sullo sviluppo dei mercati locali. Ridurre i tassi di criminalità e il degrado nelle aree metropolitane costituisce una potente dinamo per il commercio di vicinato, per l’indotto turistico e per il valore immobiliare dei quartieri periferici, contrastando i fenomeni di desertificazione economica e di marginalità sociale. La cooperazione strategica tra lo sviluppo scientifico, la vigilanza democratica del Parlamento e la responsabilità dei cittadini rimane la via maestra per edificare un modello di welfare della sicurezza in grado di tutelare il capitale umano e di garantire la trasparenza delle decisioni pubbliche per il futuro del Paese.

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Esteri

L’ombra di Trump sui media americani: l’autocensura di Kimmel nel caso di Talarico

“Siamo stati presi di mira dalla FCC per il reato di aver intervistato candidati politici… nonostante il fatto che per anni noi e tanti altri talk show abbiamo accolto numerosi candidati, compreso il candidato Donald Trump”. Così Jimmy Kimmel ha spiegato la ragione per cui l’intervista realizzata con James Talarico, candidato democratico a un seggio al Senato per il Texas, è stata trasmessa su YouTube invece che nel suo programma serale sulla ABC. Kimmel ha continuato spiegando che la decisione di bypassare il suo programma regolare è dovuta alla preoccupazione della ABC per possibili ritorsioni, specialmente nei confronti delle stazioni affiliate in Texas.

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Jimmy Kimmel

Redazione- Siamo stati presi di mira dalla FCC per il reato di aver intervistato candidati politici… nonostante il fatto che per anni noi e tanti altri talk show abbiamo accolto numerosi candidati, compreso il candidato Donald Trump”. Così Jimmy Kimmel ha spiegato la ragione per cui l’intervista realizzata con James Talarico, candidato democratico a un seggio al Senato per il Texas, è stata trasmessa su YouTube invece che nel suo programma serale sulla ABC. Kimmel ha continuato spiegando che la decisione di bypassare il suo programma regolare è dovuta alla preoccupazione della ABC per possibili ritorsioni, specialmente nei confronti delle stazioni affiliate in Texas.

Le regole della FCC (Federal Communications Commission), l’agenzia federale che stabilisce la politica delle comunicazioni via radio, televisione, ecc., richiedono che, se un candidato politico viene intervistato, il suo avversario abbia il diritto di ricevere lo stesso trattamento. I programmi trasmessi la mattina e in seconda serata avevano sempre goduto di un’esenzione che permetteva loro di bypassare la regola. Le nuove regole emesse dalla FCC sotto la guida di Brendan Carr, il presidente nominato da Trump, sostengono che le interviste ai candidati politici non rientrino più in quell’esenzione. Per paura di ritorsioni, dunque, Kimmel ha deciso di condurre l’intervista ma di renderla pubblica sul canale YouTube, in effetti autocensurandosi per evitare grattacapi legali. In uno strano senso Talarico ci ha guadagnato, poiché l’intervista su YouTube è stata visionata da più di 8,3 milioni di utenti, mentre se fosse stata trasmessa dal programma “Jimmy Kimmel Live” della ABC avrebbe raggiunto al massimo di 3 milioni di telespettatori.

Non era la prima volta che Talarico veniva preso di mira dalla FCC. Nel mese di febbraio del corrente anno anche la sua intervista al “The Late Show With Stephen Colbert” creò una situazione analoga. I legali della CBS avvertirono il conduttore che l’intervista con Talarico non era possibile, costringendo Colbert a seguire la strada della trasmissione su YouTube. In questo caso Talarico ci guadagnò ancora di più, perché si registrarono 85 milioni di visualizzazioni rispetto alle probabili 2,5 milioni se fosse stata trasmessa sulla CBS.

Sembra proprio che l’amministrazione Trump e la FCC stiano prendendo di mira il candidato democratico che se la vedrà con Ken Paxton per uno dei seggi del Texas al Senato questo novembre. Infatti, nonostante i pochissimi successi dei democratici al Senato nel Lone Star State, sembra che Talarico abbia ottime possibilità di sconfiggere Paxton. Difatti, anche il presidente Trump, che gli ha fatto vincere le primarie repubblicane con il suo endorsement, ha avuto parole poco entusiaste su Paxton. In un recente discorso all’anomala Convention repubblicana tenutasi in Texas in vista delle elezioni di medio termine, l’inquilino della Casa Bianca ha cercato di incoraggiare i texani a votarlo. Trump ha detto che Paxton “non si veste bene, forse non parla esattamente bene, e non è l’uomo più attraente”, ma nonostante tutto merita di essere eletto. I sondaggi, però, piazzano Talarico con un vantaggio di 3 punti su Paxton.

Ma al di là della questione di Talarico, le azioni della CBS e della ABC ci fanno capire che le pressioni di Trump costringono le reti televisive ad autocensurarsi per non incorrere in problemi legali. Il presidente degli Stati Uniti è molto aggressivo con le sue frequenti denunce, che in passato avviava da solo, ma adesso usa le leve del governo americano per le sue battaglie legali. A volte coloro che vengono attaccati scelgono la via dei patteggiamenti, come ha fatto ABC News nel caso del conduttore George Stephanopoulos, nel quale a Trump sono stati risarciti 15 milioni di dollari. In altri casi, come quelli del New York Times, del Wall Street Journal e della BBC, Trump è stato sconfitto, anche se continua frequentemente con appelli interminabili. Questa litigiosità di Trump, che da presidente non gli costa nulla poiché il Ministro della Giustizia Todd Blanche è il suo ex avvocato personale e si comporta in modo accondiscendente, diventa pesante per coloro che vengono presi di mira. I costi possono comportare ingenti risorse finanziarie che pochi media possono permettersi. In alcuni casi si tratta di risorse molto limitate, ma in altri, riguardanti i media corporativi, i contratti con il governo di alcune filiali possono subire controlli e in alcuni casi essere del tutto cancellati. In effetti, non è raro, come nel caso di Stephanopoulos, cedere per evitare i rischi di grossissime perdite in altre aree. La decisione di Kimmel di postare la sua intervista con Talarico rientra in questa dinamica. Si tratta di una forma di autocensura che continua ad indebolire i media ed erodere la libertà di stampa, alimentando un clima di paura che ci allontana dai principi democratici.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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S.S. Lazio, Rocca ignora il proverbio latino secondo cui “errare è umano, ma perseverare è diabolico”

E’ stravagante l’insistenza con cui il governatore della Regione attacca Lotito senatore di Forza Italia oltre che presidente della Lazio

I tifosi laziali dovrebbero guardarsi da chi ha provato a strumentalizzare il loro amore sincero per la squadra in nome dell’amore per i metri cubi

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Francesco Rocca

E’ stravagante l’insistenza con cui il governatore della Regione attacca Lotito senatore di Forza Italia oltre che presidente della Lazio

I tifosi laziali dovrebbero guardarsi da chi ha provato a strumentalizzare il loro amore sincero per la squadra in nome dell’amore per i metri cubi

Roma-  C’è’ qualcosa di diabolico nell’ ostinazione con cui il governatore Francesco Rocca continua a rilasciare interviste piene di critiche a Lotito che – oltre ad essere il Presidente della Lazio – e’ anche un senatore che sostiene la stessa maggioranza di governo nazionale, il governo Meloni, che sostiene la giunta Rocca alla Regione Lazio. Lotito può risultare non simpatico; può essere fastidiosamente attento agli sprechi, e questo non lo rende certo empatico, può essere caparbio al punto tale da sembrare testone come un mulo. Fin autistico.
Ma una cosa e’ certa: Lotito ha i numeri. In tutta la sua vita non è mai stato un uomo banale, o mediocre, o a libro paga di qualcuno. E’ sempre stato un uomo libero, lontano anni luce dagli ambienti della criminalità organizzata. Non è mai stato mediocre. Ha sempre accettato sfide anche piu’ alte della sua portata, continuando con coerenza un percorso irto di ostacoli, ma caratterizzati da una continua crescita.
Lotito non è una persona comune, ha dei guizzi geniali e una visione di lungo raggio. Chi accusa Lotito di urlare al complotto o è in malafede o e’ completamente cieco. Perché un’altra cosa e’ certa: che se Lotito percepisce la presenza di trame carsiche, non è perché vede complotti inesistenti ovunque, e’ perché quei movimenti ci sono per davvero. E forse anche di più di quelli che riesce a vedere e percepire, considerato che continua a parlare con tutti, anche con persone a lui vicine da anni che sono amici dei suoi nemici. Non soffre di visioni. Non ha le traveggole. Ma e’ bravo nel cogliere per tempo i segnali. Prima di altri. E forse anche per questa sua lungimiranza e’ piaciuto subito al Cavaliere, molto più del fatto di essere il Presidente della Lazio.
In questa vicenda delle contestazioni dei tifosi a Lotito, il governatore Rocca si è gia’ esposto molto, troppo; sicuramente più del dovuto, dato il suo ruolo istituzionale che imporrebbe equilibrio e non lo scagliarsi pubblicamente a più riprese contro Lotito parlando di “le sue baracconate”, e sentenziando che “la fase di Lotito alla Lazio e’ finita” anche perché la S.S. Lazio e’ una società privata quotata in borsa e qualsiasi dichiarazione pubblica soprattuto se viene da una figura istituzionale ne può minare il titolo. E se non ci sono state flessioni in borsa forse e’ per la credibilità che questa squadra ha acquisito sul mercato negli anni, non perché non vi siano stati tentativi di minarla o di sfilarla a Lotito.
Vantarsi sul Corriere della Sera di non parlare da mesi con Lotito non credo che sia un atteggiamento istituzionalmente corretto. E poi non si capisce perché Lotito dovrebbe far perdere voti a Forza Italia mentre Rocca che si schiera apertamente pro Lazio no.
I tifosi hanno tutto il diritto di criticare e insultare Lotito. Lo hanno fatto più volte negli anni anche quando la Lazio vinceva perché il tifo e’ passione, irrazionalità, urla, gioia, vita. E il tifoso giustamente vuole partecipare al mercato, vuole una squadra forte piena dei giocatori migliori su piazza. Ma il tifo calcistico non va confuso col potere o con le lobby perché altrimenti diventa altro. Ecco io credo che molti tifosi della Lazio dovrebbero aprire gli occhi e cercare di capire se qualcuno ha cercato di strumentalizzare il loro tifo che è vero amore
verso la squadra, in nome dell’amore per il mattone.

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Addio al Bollo Auto per il 2027: il Governo cancella la tassa più odiata dagli italiani. Ecco i modelli esenti

Svolta epocale per le tasche di milioni di italiani: il Governo ha appena approvato l’abolizione definitiva del Bollo Auto a partire dal 2027! A dire “Addio” alla tassa più odiata d’Italia saranno oltre 14 milioni di automobilisti. Il decreto prevede l’esenzione totale per tutte le automobili (benzina, diesel e ibride) di piccola e media cilindrata che non superano la soglia degli 80 kW di potenza (circa 109 cavalli). Ma attenzione: il “Bollo Gratis” varrà per una sola auto a famiglia! A fare festa saranno i proprietari delle diffusissime utilitarie come la Fiat Panda, Fiat 500, Lancia Ypsilon, Dacia Sandero, Renault Clio, Peugeot 208, VW Polo e moltissime altre. Ma come fare a capire se la propria auto è esente? Basta guardare un codice segreto sul Libretto di Circolazione. Scopri la lista completa delle auto che non pagheranno più e tutti i dettagli nell’articolo 👇

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Bollo Auto

Roma – Per decenni è stata definita all’unanimità come la tassa più ingiusta, fastidiosa e odiata da tutti gli italiani: un balzello gravoso sul semplice possesso di un mezzo di trasporto, che andava a colpire indiscriminatamente sia il manager con il macchinone di lusso sia l’operaio che usava la vecchia utilitaria per recarsi in fabbrica. Ma finalmente, dopo infinite promesse e dibattiti politici durati anni, arriva la svolta epocale che farà respirare i portafogli di milioni di cittadini: il Consiglio dei Ministri ha ufficialmente approvato, nero su bianco, l’abolizione del pagamento del bollo auto per l’anno 2027.
La rivoluzionaria misura economica (contenuta nell’articolo 2 della bozza dello schema di decreto-legge e destinata a diventare strutturale con la prossima Legge di Bilancio) è una vera e propria manna dal cielo per le famiglie schiacciate dall’inflazione e dal caro carburante. Secondo le primissime stime rilasciate da Palazzo Chigi, l’esenzione andrà a coprire in modo massiccio oltre il 70% del parco auto attualmente in circolazione in Italia: parliamo di un oceano di circa 14,5 milioni di veicoli di piccola e media cilindrata che finalmente non dovranno più sborsare un solo centesimo.

Il limite degli 80 kW: come capire se la tua auto è salva

L’esenzione totale dal pagamento non sarà “libera per tutti”, ma seguirà paletti tecnici precisissimi, pensati per favorire esclusivamente i cittadini comuni e le auto di uso quotidiano, escludendo i modelli di lusso. Il criterio fondamentale, che rappresenta il cuore del decreto, fissa la soglia massima di potenza a 80 kW (che equivalgono all’incirca a 109 cavalli).
Il beneficio si applicherà a tutte le autovetture alimentate a benzina o a gasolio (incluse le modernissime versioni “ibride” che affiancano il motore termico a uno elettrico), purché la potenza scritta sul libretto non superi questa soglia. Dalla misura restano invece automaticamente escluse le auto 100% elettriche, per il semplice fatto che godono già, per legge, di un’esenzione totale dal bollo automobilistico. Attenzione, però, al dettaglio più importante per le famiglie: il beneficio del “bollo gratis” riguarda un solo veicolo per ogni contribuente. Se un genitore possiede nel garage due o tre utilitarie sotto gli 80 kW, lo Stato applicherà l’esenzione in automatico solo sull’auto che avrebbe pagato il bollo di importo più basso, mentre per le altre si continuerà a versare la tassa regolare. Lo sconto varrà anche per motocicli e ciclomotori (sempre entro gli 80 kW), ma solo nel caso in cui il proprietario non possieda già un’automobile esente.

Dalla Panda alla Dacia Duster: la lista delle auto felici

Per capire se la vostra fedele quattroruote rientra nel paradiso dell’esenzione, non basta fidarsi del nome commerciale del modello: dovrete aprire il vostro Libretto di Circolazione e controllare la cifra indicata nel “campo P2”. Moltissime vetture diffuse, infatti, hanno allestimenti “base” che rientrano negli 80 kW e versioni sportive che li superano. Continueranno a pagare salato i grandi SUV (come Kia Sportage, VW T-Roc e Jeep Compass nelle versioni più potenti) e le auto sportive da oltre 110-150 cavalli.
A stappare lo champagne, invece, saranno i milioni di proprietari delle classicissime city car e utilitarie entry-level. La lista dei modelli che diranno addio alla tassa è lunghissima e rassicurante: non pagheranno più la mitica Fiat Panda (che nella sua motorizzazione mild hybrid arriva a circa 48 kW), la Fiat 500 (1.0 Hybrid o 1.2 a benzina), la Lancia Ypsilon 1.0 Hybrid, e poi ancora Toyota Aygo X, Suzuki Swift, Hyundai i10 e Kia Picanto. L’esenzione riguarderà anche popolarissime straniere di fascia media come Skoda Fabia, Volkswagen Polo, SEAT Ibiza (tutte nelle versioni da 59-70 kW), Renault Clio, Opel Corsa, Peugeot 208, Citroën C3 e, con estrema attenzione per le motorizzazioni ibride a libretto, anche alcune specifiche versioni della fortunatissima Dacia Sandero e della Dacia Duster.

Un taglio da 7 miliardi: la vittoria dei consumatori

Questa abolizione rappresenta un colpo micidiale contro il peso fiscale italiano. Come confermato dai vertici di Federcarrozzieri, nell’ultimo anno il bollo auto aveva letteralmente drenato dalle tasche degli automobilisti ben 7,1 miliardi di euro, pesando per una media di 267 euro su ogni singola famiglia residente.
Se a questo aggiungiamo i costi dell’imposta di iscrizione al PRA e le salatissime assicurazioni RC auto, le famiglie italiane venivano spremute per un totale di 11,3 miliardi all’anno. Per compensare questo buco gigantesco, il Governo ha previsto un trasferimento di oltre 2,29 miliardi di euro da destinare direttamente alle Regioni. “Da decenni si parlava di abolire questa tassa iniqua, ma finora nessuno l’aveva mai fatto realmente”, ha esultato il presidente di Federcarrozzieri Davide Galli. Oggi, finalmente, i cittadini possono brindare a una vera vittoria.

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