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Salute

UMBERTO I, DOMANI IL TAGLIO DEL NASTRO DEL NUOVO OSPEDALE DI COMUNITÀ ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE FRANCESCO ROCCA

Il Policlinico Umberto I potenzia la sanità territoriale: venerdì apre il nuovo Ospedale di Comunità presso la sede Eastman, un passo avanti verso una cura più vicina al cittadino.
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Redazione-  La rete sanitaria del Lazio si prepara a un nuovo tassello strategico con l’inaugurazione dell’Ospedale di Comunità presso il Policlinico Umberto I, prevista per venerdì 5 giugno 2026 alle ore 12.30. Alla cerimonia di presentazione presenzierà il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, confermando l’attenzione delle istituzioni verso il potenziamento dei servizi di assistenza territoriale nella Capitale.

La struttura troverà collocazione all’interno della sede “George Eastman”, situata al civico 287/b di Viale Regina Elena, occupando gli spazi del terzo piano. L’apertura del centro risponde a una precisa linea di programmazione regionale, orientata a decongestionare i grandi presidi ospedalieri acuti favorendo una presa in carico del paziente più vicina al contesto di residenza e ai reali bisogni di cura a bassa intensità.

Un nuovo modello di assistenza

L’Ospedale di Comunità si inserisce nel più ampio processo di riorganizzazione della rete sanitaria laziale, volto a potenziare la continuità assistenziale tra l’ospedale e il domicilio. Queste strutture dedicate sono pensate per accogliere pazienti che, pur necessitando di interventi di media o bassa complessità, non hanno più bisogno del ricovero in ospedale per acuti, ma non possono ancora essere gestiti in totale autonomia a domicilio.

Il presidio del Policlinico Umberto I, grazie alla sua posizione e al collegamento diretto con uno dei principali poli universitari e clinici d’Italia, si propone come un ponte strategico tra le cure specialistiche avanzate e i servizi di medicina generale. L’obiettivo è duplice: ridurre il fenomeno del sovraffollamento nei pronto soccorso romani e migliorare la qualità percepita del percorso post-operatorio o di stabilizzazione clinica dei cittadini.

La strategia della Regione

La scelta di inaugurare la struttura presso la sede dell’Eastman sottolinea anche la volontà di valorizzare il patrimonio edilizio sanitario esistente, riqualificando spazi che diventano così centri di eccellenza per la gestione della cronicità. La presenza del governatore Rocca al taglio del nastro non è solo un atto formale, ma il segnale di un impegno politico che punta a trasformare la sanità del Lazio in un sistema più capillare.

In un momento in cui il sistema sanitario nazionale è sotto pressione, la scommessa sugli Ospedali di Comunità si conferma la via maestra per garantire equità di accesso e risposte tempestive. Con questo nuovo spazio, il Policlinico Umberto I rafforza il proprio presidio territoriale, integrando le attività di ricerca e alta specializzazione con una medicina di prossimità costruita attorno alla persona. Le istituzioni regionali attendono ora di testare l’impatto di questa nuova apertura sui flussi di accesso alla rete ospedaliera urbana, con l’auspicio che il modello possa essere replicato in altri quadranti cittadini per colmare le distanze tra cura ospedaliera e assistenza primaria.

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Salute

IGIENISTI DENTALI E AUTONOMIA PROFESSIONALE: LA DURA PROTESTA CONTRO LA SENTENZA DEL TAR MARCHE

Gli igienisti dentali contestano la sentenza del TAR Marche: l’obbligo di presenza dell’odontoiatra è un passo indietro per la professione e per l’autonomia sanitaria dei professionisti laureati.
#IgienistiDentali #Sanità #AutonomiaProfessionale #TARMarche #SaluteOrale

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Igienisti dentali

Redazione-  La Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, insieme alla Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali, ha espresso una ferma e netta opposizione alla recente sentenza n. 752/2026 del TAR Marche. Il tribunale amministrativo di Ancona ha respinto il ricorso presentato contro la disciplina regionale riguardante le autorizzazioni all’esercizio professionale, confermando una visione che le rappresentanze di categoria definiscono anacronistica. Al centro della disputa c’è l’obbligo della compresenza fisica dell’odontoiatra durante le attività dell’igienista, una decisione che, secondo i professionisti, ignora l’evoluzione normativa dell’ultimo ventennio, in particolare le leggi 42/1999, 24/2017 e 3/2018, che sanciscono l’autonomia e la responsabilità delle professioni sanitarie.

Un ritorno al passato: il nodo della “compresenza”

La pronuncia dei giudici marchigiani poggia su una concezione della sanità che la Federazione giudica superata. Richiamando il principio di “assorbimento”, la sentenza tende a subordinare l’operato dell’igienista dentale alla sorveglianza diretta del medico odontoiatra. Questa visione contrasta radicalmente con il percorso formativo universitario e l’abilitazione dello specialista della prevenzione orale, che dispone di un proprio albo e di un Ordine di appartenenza.

Secondo la Commissione di albo, interpretare il sistema sanitario in chiave gerarchica piuttosto che multidisciplinare limita l’efficacia delle cure. La piena autonomia del professionista non è una semplice rivendicazione di prestigio, ma uno strumento per garantire ai cittadini un accesso più rapido e capillare ai trattamenti preventivi. Imporre la presenza fisica costante dell’odontoiatra impedisce lo sviluppo di modelli organizzativi moderni, capaci di rispondere con dinamismo alle esigenze della medicina di prossimità.

La sicurezza del paziente e il concetto di “indicazione”

Uno dei punti più contestati della sentenza riguarda la sicurezza delle cure. Il TAR Marche ha giustificato la necessità della supervisione medica basandosi su un potenziale rischio per il paziente, un’affermazione che la Federazione definisce priva di riscontri scientifici e normativi. Gli igienisti dentali operano secondo protocolli consolidati e la loro preparazione accademica è strutturata proprio per gestire in autonomia le procedure di propria competenza, riconoscendo i limiti del proprio intervento.

Altro scontro interpretativo riguarda il termine “indicazione”. Per i giudici, questo vocabolo implica una subordinazione spaziale e funzionale. Per i rappresentanti della professione, invece, l’indicazione stabilisce il “cosa” fare (l’opportunità del trattamento), lasciando al professionista sanitario la totale indipendenza tecnica sul “come” eseguire la prestazione. Trasformare una sinergia paritetica in un rapporto di dipendenza gerarchica significa, per la Federazione, svuotare di senso il profilo professionale dell’igienista.

Prospettive future e tutela della professione

La decisione del tribunale marchigiano rischia di creare un precedente pericoloso per l’intera categoria, rallentando quel processo di modernizzazione del sistema sanitario nazionale che punta sulla valorizzazione di tutte le competenze in campo. La FNO TSRM e PSTRP ha reso noto che sta valutando ogni possibile iniziativa legale e istituzionale per ribaltare questa lettura restrittiva.

L’obiettivo è promuovere un’interpretazione delle norme che sia coerente con l’attuale dignità della professione e con le necessità di un’assistenza sanitaria sempre più incentrata sulla prevenzione e sulla presa in carico della persona. La battaglia legale e culturale prosegue, con l’intento di riaffermare che l’autonomia professionale degli igienisti dentali è un pilastro fondamentale per la salute pubblica e non un elemento di rischio.

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Salute

SCLEROSI MULTIPLA ALLA CAMERA: PRESENTATA L’AGENDA 2030 PER I DIRITTI E L’INCLUSIONE SOCIALE

Diritti, innovazione e inclusione: alla Camera dei Deputati Aism e Fism presentano l’Agenda 2030 per cambiare la vita delle persone con Sclerosi Multipla. Un percorso condiviso con le istituzioni per non lasciare indietro nessuno.
#SclerosiMultipla #Aism #Agenda2030 #DirittiSociali

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Redazione-  La Sala del Refettorio della Camera dei Deputati ha ospitato un importante confronto istituzionale in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, celebrata il 30 maggio. Al centro del dibattito, promosso dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e dalla sua Fondazione (Fism), sono stati presentati i nodi cruciali dell’Agenda della Sclerosi Multipla e patologie correlate 2030. L’evento ha richiamato l’attenzione del Parlamento su tematiche di forte impatto sociale e sanitario, tra cui la telemedicina non integrata nei Centri Sm, l’uso non regolamentato dell’intelligenza artificiale e la riforma della disabilità.

L’Agenda 2030 delinea obiettivi strutturali per i prossimi cinque anni, frutto di una consultazione che ha unito pazienti, caregiver, ricercatori e istituzioni. Il cambio di prospettiva proposto è radicale: superare la semplice gestione clinica della patologia per intervenire direttamente sulla qualità della vita, sui diritti e sull’autonomia delle persone colpite. I lavori sono stati aperti da Francesco Vacca, Presidente Nazionale Aism, e da Mario Alberto Battaglia, Presidente Fism, i quali hanno sottolineato la necessità di tradurre il documento in campagne concrete di mobilitazione territoriale.

Il dibattito ha visto la partecipazione della ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, e del Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci. Sostegno alla ricerca scientifica e all’innovazione terapeutica è giunto anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, che attraverso un messaggio ha evidenziato il valore dell’Intergruppo parlamentare sulla Sclerosi Multipla, definendolo uno spazio essenziale per garantire che nessuno venga lasciato solo nel percorso di cura. Messaggi istituzionali di condivisione sono stati inviati dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana, dal Viceministro Maria Teresa Bellucci e dal Presidente di Farmindustria Marcello Cattani.

Un focus centrale è stato dedicato all’Intergruppo parlamentare, nato nel novembre 2025 come ponte stabile tra la comunità scientifica, le associazioni e i processi decisionali della politica. Come dichiarato dalle Co-Presidenti dell’Intergruppo, la senatrice Tilde Minasi e l’onorevole Luana Zanella, la sfida attuale risiede nel consolidare la rotta tracciata dalla campagna #1000azionioltrelaSM e dalle mozioni approvate alla Camera nel 2024. L’obiettivo primario è inserire stabilmente le priorità dei pazienti (diagnosi tempestiva, riabilitazione, accesso ai farmaci innovativi e diritto al lavoro) nelle agende normative dello Stato.

La celebrazione si è conclusa con la firma simbolica della Carta dei Diritti delle persone con SM da parte di tutti i relatori istituzionali presenti. Il percorso dell’Agenda 2030 si svilupperà sotto il principio “Una Agenda, Mille Agende”, per stimolare un cambiamento diffuso ed equo nel tessuto sociale e sanitario nazionale. A fare da cornice all’iniziativa, nella notte del 30 maggio, oltre 200 monumenti e piazze simbolo in tutta Italia, tra cui Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi, si sono illuminati di rosso per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere visivamente i diritti dei pazienti.

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Salute

EMERGENZA EBOLA: L’ABRUZZO BLINDA LA PREVENZIONE. ECCO LA RETE DEI CENTRI HUB E SPOKE PER LA DIFESA DEL TERRITORIO

L’Abruzzo gioca d’anticipo contro l’Ebola: definita la rete di Hub e Spoke per la prevenzione e il monitoraggio del virus. Nessun allarme in regione, ma massima organizzazione e sicurezza per proteggere il territorio.
#SanitàAbruzzo #EbolaPrevention #SalutePubblica #AbruzzoSicuro

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Redazione-  In un mondo sempre più interconnesso, dove i confini geografici si annullano di fronte alla rapidità degli spostamenti umani, la parola d’ordine per la sanità pubblica è una sola: prontezza. L’Abruzzo ha deciso di non farsi trovare impreparato di fronte alle sfide sanitarie globali e ha ufficialmente varato il suo “scudo” contro l’Ebola.

Attraverso una strategia mirata e una rete organizzativa capillare, la Regione ha definito i compiti e i centri di riferimento che si occuperanno della gestione di eventuali sospetti legati al virus. La decisione è arrivata al termine di un vertice strategico tenutosi questa mattina a Pescara, che ha visto seduti allo stesso tavolo il capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale, la Commissione di Protezione Civile e la Commissione Salute.

La mappa della prevenzione: Hub e Spoke

Il modello scelto dall’Abruzzo è quello, ormai collaudato, del sistema “Hub and Spoke”. Le Asl di Pescara e di Avezzano-Sulmona-L’Aquila sono state individuate come i due grandi Hub di riferimento regionale. A questi centri di eccellenza spetterà il compito più delicato e complesso: l’inquadramento clinico ed epidemiologico dei casi, oltre al monitoraggio costante del risk assessment (la valutazione del rischio) sull’emergenza. In estrema sintesi, saranno loro il cervello operativo dell’intera macchina preventiva.

A supporto degli Hub, sono stati attivati i cosiddetti centri Spoke, pronti a intervenire in seconda battuta e a garantire una copertura territoriale totale:

  • La Asl di Lanciano-Vasto-Chieti farà riferimento all’Hub di Pescara.
  • La Asl di Teramo sarà collegata all’Hub di Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

Questa architettura garantisce che ogni singola provincia abruzzese sia protetta da un protocollo d’azione chiaro, rapido e senza zone d’ombra.

Il virus Bundibugyo: perché ora?

L’attenzione è rivolta in particolare all’emergenza Ebola causata dal virus Bundibugyo (Bvd). Il focolaio, attualmente monitorato con estrema attenzione a livello internazionale, sta interessando alcune aree della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda. Sebbene l’epicentro sia lontano migliaia di chilometri, la velocità di diffusione dei patogeni richiede protocolli di sicurezza standardizzati su scala continentale.

L’incontro di Pescara, al quale ha preso parte l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì insieme ai vertici del Dipartimento Sanità, è servito proprio a recepire le direttive ministeriali e a declinarle nel contesto locale.

Nessun allarme, solo pragmatismo

Nonostante la natura del virus possa spaventare, il messaggio che arriva dalle istituzioni è di assoluta calma. “Abbiamo recepito le indicazioni ministeriali definendo il modello organizzativo che entrerebbe in funzione in caso di necessità”, ha spiegato l’assessore Verì.

Non si tratta di una corsa contro il tempo dettata da una minaccia imminente, ma di un atto di responsabilità amministrativa. “Esattamente come abbiamo già fatto nelle scorse settimane con l’Hantavirus, stiamo strutturando la nostra rete sanitaria affinché sia resiliente”, ha aggiunto l’assessore. Verì ha poi voluto rassicurare i cittadini: «Si tratta di provvedimenti puramente precauzionali. Ad oggi, in Abruzzo, non esiste alcuna evidenza di potenziali rischi di infezione».

Una sanità che guarda avanti

Definire i percorsi clinici prima che si verifichi un’emergenza è la chiave per evitare il caos. L’Abruzzo, con questa mossa, dimostra di aver appreso le lezioni del passato recente, mettendo la protezione dei cittadini e la sicurezza degli operatori sanitari al primo posto. La macchina della prevenzione è accesa, i centri sono pronti e la sorveglianza è attiva: un muro invisibile, ma solido, a tutela della salute pubblica regionale.

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