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CALLMAT MATERA, LA VERTENZA ARRIVA AL MINISTERO: IL 10 GIUGNO SCIOPERO E PRESIDIO A ROMA

Il futuro di centinaia di lavoratori CallMat è appeso a un filo: il 10 giugno sciopero nazionale e presidio al MIMIT in attesa di risposte concrete per la tutela del sito di Matera.
#CallMat #Matera #VertenzaLavoro #Sindacati

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Redazione-  I lavoratori di CallMat Matera hanno proclamato uno sciopero nazionale per il prossimo 10 giugno, data in cui si terrà un tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La decisione è stata presa al termine dell’assemblea sindacale tenutasi oggi alla presenza delle Segreterie Regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, insieme alla RSU aziendale. L’obiettivo della mobilitazione è scongiurare una crisi occupazionale che dal 1° luglio rischia di lasciare centinaia di famiglie lucane senza alcuna tutela o prospettiva lavorativa.

Il cuore della vertenza risiede nell’incertezza legata ai volumi di attività garantiti da TIM e nell’imminente scadenza degli ammortizzatori sociali. Senza un intervento immediato che assicuri la continuità dei flussi produttivi, lo stabilimento di Matera rischia la chiusura, trasformando quello che era un punto di riferimento per l’occupazione locale in un’emergenza sociale di vasta portata. Durante l’assemblea, il clima è stato di forte preoccupazione, ma anche di compatta determinazione: i dipendenti non intendono subire passivamente scelte industriali che mettono a rischio il tessuto economico del territorio.

Al centro delle critiche dei sindacati c’è anche il silenzio della Regione Basilicata. Le sigle sindacali hanno denunciato l’indisponibilità del Presidente Vito Bardi a incontrare le rappresentanze dei lavoratori, nonostante le numerose richieste formali inoltrate nelle scorse settimane. Per i lavoratori, le recenti dichiarazioni d’intenti e gli annunci di risorse da parte dell’amministrazione regionale mancano di concretezza e non offrono garanzie tangibili per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Secondo i sindacati, la situazione richiede misure immediate e impegni formali, non comunicazioni di facciata che non risolvono l’instabilità del sito.

La mobilitazione del 10 giugno rappresenta quindi un passaggio obbligato. Il presidio davanti al MIMIT sarà partecipato da una delegazione dei lavoratori, dalle rappresentanze sindacali territoriali, regionali e nazionali. Il messaggio rivolto al Ministro Adolfo Urso è chiaro: occorre un intervento autorevole che costringa le parti a definire un piano industriale solido, capace di proteggere i posti di lavoro e garantire il futuro del call center materano.

I sindacati ribadiscono che la vertenza CallMat non riguarda solo i singoli addetti, ma l’intero sistema produttivo lucano. La difesa del sito di Matera è considerata una battaglia di civiltà per il mantenimento di un insediamento che negli anni ha consolidato competenze e professionalità. Senza risposte esaustive e soluzioni durature che emergano dal tavolo del 10 giugno, lo stato di agitazione proseguirà con forme di protesta ancora più incisive. La palla passa ora al governo nazionale, da cui si attendono decisioni in grado di invertire una rotta che, al momento, appare segnata dalla precarietà.

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CAPORALATO IN CALABRIA: LA TRAGEDIA DI AMENDOLARA SPINGE L’UGL A CHIEDERE INTERVENTI CONCRETI

Quattro giovani migranti uccisi ad Amendolara hanno riacceso il dibattito sul caporalato in Calabria. L’UGL chiede controlli più severi, alloggi dignitosi e sanzioni a tutta la filiera.
#Caporalato #LavoroSicuro #Amendolara #UGLMatera

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Foto del Corriere della Sera

Redazione-  Quattro giovani migranti – Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29, Amin Fazal Khogjani, 28 e Safi Iayjad, 27 – sono stati uccisi in circostanze violente mentre chiedevano il pagamento del lavoro svolto negli appezzamenti agricoli del Metapontino. L’incidente, avvenuto nella notte del 31 maggio, ha riacceso il dibattito sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro stagionale in Calabria. Pino Giordano, segretario provinciale dell’Unione Generale del Lavoro (UGL) di Matera, ha tenuto una conferenza stampa a Giordano per denunciare la dinamica e chiedere controlli più severi, una rete di ispettori più ampia e la responsabilità di chi gestisce la filiera agricola.

Nel suo intervento Giordano ha precisato che la vicenda non può essere considerata un episodio isolato, ma il risultato di una pratica radicata da tempo nella gestione del lavoro stagionale della zona jonica. “Le autorità hanno già segnalato casi di lavoro nero, contratti irregolari e condizioni di vita inadeguate per i lavoratori stagionali; la tragedia di Amendolara è il culmine di questa mancanza di vigilanza”, ha affermato il dirigente. Ha aggiunto che gli agenti di polizia e la magistratura sono chiamati a individuare tutte le responsabilità, ma ha anche sottolineato la necessità di una risposta politica che traduca le parole in azioni operative.

Il pressante invito dell’UGL riguarda tre settori chiave:

  1. Rafforzamento dei controlli – aumentare il numero di ispettori del lavoro nelle aree agricole e turistiche, garantendo verifiche periodiche sui contratti e sulle condizioni di sicurezza.
  2. Miglioramento delle infrastrutture per i lavoratori – assicurare alloggi dignitosi, trasporti sicuri e servizi sanitari adeguati, elementi ritenuti indispensabili per prevenire ulteriori incidenti.
  3. Sanzioni alla filiera illecita – perseguire non solo i caporali, ma anche chi ordina o beneficia di pratiche illegali, con pene più severe e il sequestro dei beni coinvolti.

Secondo il segretario provinciale, le morti di Amendolara rappresentano un “punto di svolta” per il dibattito nazionale sul lavoro irregolare. “Non può più essere accettato che, nel 2026, siano ancora presenti forme di sfruttamento che riducono le persone a condizioni di schiavitù moderna”, ha dichiarato. Giordano ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un intervento coordinato tra amministrazioni regionali, Stato e istituzioni europee, ricordando che la combinazione di fattori economici, immigratori e mancanza di regole chiare alimenta il fenomeno.

La risposta dei rappresentanti istituzionali è stata subito sollecitata. Il presidente della Regione Basilicata ha promesso un “monitoraggio più stringente” e la revisione dei contratti temporanei, mentre il ministro del Lavoro ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico per valutare nuove misure di contrasto al caporalato. Tuttavia, i sindacati hanno definito le proposte “insufficienti” finché non verranno tradotte in obblighi di verifica sul campo.

Nel frattempo, le associazioni per i diritti umani hanno chiesto una memoria collettiva delle vittime e l’avvio di un’indagine internazionale sui flussi migratori legati al lavoro stagionale. La questione è stata portata anche all’attenzione della Commissione Europea per il lavoro, la quale ha avviato una revisione preliminare delle normative di settore.

Le proteste dei lavoratori migranti si sono intensificate nei giorni successivi all’evento, con manifestazioni in diverse città del sud Italia. I partecipanti chiedono, tra le altre cose, la creazione di un “registro nazionale dei caporali” e l’adozione di una normativa che preveda l’obbligo di stipulare contratti scritti per tutti gli operai agricoli, includendo clausole di sicurezza e di pagamento immediato.

La vicenda di Amendolara rimane un monito per le autorità: la necessità di un intervento strutturale che combini vigilanza, tutela legale e politiche sociali, per garantire che i lavoratori non siano più vittime di un sistema che premia il profitto a scapito della vita umana.

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ABRUZZO, CONSIGLIO DI STATO ANNULLA GRADUATORIA DEI BANDI COMUNALI: L’ASSOCIAZIONE DEI COMUNI CHIEDE UNA REVISIONE STRUTTURALE

La sentenza del Consiglio di Stato riaccende il dibattito sui bandi comunali in Abruzzo, spingendo per una riforma dei criteri di assegnazione.
#Abruzzo #Comuni #FinanziamentiPubblici #RiformaAmministrativa

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Redazione-   Il Consiglio di Stato ha annullato la decisione del TAR che confermava la graduatoria del bando dell’ottobre scorso destinato a finanziare i piccoli Comuni abruzzesi. L’annullamento, pronunciato nella seduta del Consiglio di Stato di Roma, dà ragione alle preoccupazioni espresse da Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo, che aveva già denunciato la mancanza di trasparenza e la dipendenza da criteri discrezionali nei precedenti bandi. L’associazione, rappresentante di oltre 120 enti locali della regione, richiama l’attenzione sulla necessità di procedure più stabili, private da contestazioni e da letture opposte, per garantire una distribuzione equa delle risorse pubbliche.

Nel comunicato rilasciato dopo la sentenza, Radica ha sottolineato l’urgenza di una riforma radicale dei criteri alla base dei bandi per i Comuni. “È indispensabile superare la concessione delle risorse per ordine cronologico, perché tale modalità favorisce dubbi sulla trasparenza e porta a una ripartizione casuale, priva di valutazione di merito”, ha dichiarato il presidente. Secondo l’associazione, la logica temporale penalizza i territori interni, dove le connessioni Internet sono spesso lente e il tempo necessario per completare le pratiche online può diventare decisivo.

Un caso emblematico citato è quello del bando sulla rigenerazione urbana, in cui un quarto del punteggio complessivo è stato attribuito senza riferimenti a criteri specifici, non discriminatori, né proporzionati. La simulazione condotta su 109 progetti finanziati dal medesimo bando ha evidenziato che i criteri discrezionali hanno inciso per oltre il 40 % nella scelta dei progetti ammessi. “Questo livello di discrezionalità è incompatibile con la giurisprudenza che richiede trasparenza, pertinenza e proporzionalità”, ha aggiunto Radica.

Alessandro Paglia, direttore di ALI Abruzzo, ha integrato la richiesta di revisione con proposte operative. Tra le misure suggerite, la creazione di un meccanismo di rotazione nell’assegnazione dei fondi, che impedisca a un Comune di accedere più volte a finanziamenti dello stesso ambito in un lasso di tempo ristretto. “Abbiamo identificato casi in cui alcuni enti hanno beneficiato di più linee di finanziamento, mentre altri sono stati esclusi per aver cliccato un pulsante un attimo dopo la scadenza”, ha spiegato Paglia. La proposta include anche l’obbligo di notifica tempestiva delle graduatorie provvisorie, così da concedere ai soggetti coinvolti un periodo adeguato per contestare eventuali attribuzioni di punteggio.

La sentenza del Consiglio di Stato, resa pubblica nella mattinata odierna, è stata accolta con favore dagli amministratori locali, ma anche con una certa dose di scetticismo rispetto alla prontezza delle autorità centrali nel adottare le modifiche richieste. “Il provvedimento dimostra che le preoccupazioni di ALI Abruzzo non erano infondate”, ha commentato un consigliere regionale dell’Abruzzo, “ma la loro traduzione in normativa concreta dipenderà dalla volontà politica di attuare un cambiamento strutturale”.

Il Ministero degli Affari Regionali non ha ancora fornito una risposta ufficiale, sebbene un portavoce abbia dichiarato che il governo è “consapevole delle criticità evidenziate” e sta valutando possibili interventi per migliorare la governance dei fondi destinati ai Comuni. Nel frattempo, ALI Abruzzo ha richiesto un tavolo tecnico permanente tra le istituzioni, i rappresentanti dei Comuni e gli esperti di finanza pubblica, per definire criteri condivisi e ridurre al minimo i margini di discrezionalità.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sul modello di assegnazione dei fondi europei e nazionali a livello locale, un tema che sta già entrando nell’agenda di dibattito nazionale. Analisti di settore avvertono che senza una revisione strutturale, le disparità tra comuni di area urbana e quelli dell’entroterra potrebbero accentuarsi, con ricadute sulla capacità di questi ultimi di gestire progetti di sviluppo, dalla rigenerazione urbana alle infrastrutture digitali.

Con l’avanzare delle verifiche legali e la pressione dell’associazione dei Comuni, la questione sembra destinata a restare al centro dell’attenzione nei prossimi mesi. L’attesa è ora concentrata sulle proposte concrete che le amministrazioni centrali presenteranno per rispondere alle richieste di maggiore trasparenza, meritocrazia e rotazione nella distribuzione dei fondi.

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2 GIUGNO A MATERA, L’UGL RICHIAMA L’ATTENZIONE SU LAVORO E CRISI OCCUPAZIONALE

Il 2 giugno a Matera non è solo memoria, ma una richiesta di risposte urgenti per le vertenze occupazionali che affliggono il territorio e le famiglie. L’UGL ribadisce: senza lavoro non c’è vera libertà.
#Matera #UGL #2Giugno #LavoroItalia

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Redazione-  In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, martedì a Matera le celebrazioni istituzionali in Piazza Vittorio Veneto hanno offerto lo spunto per un’analisi non solo storica, ma profondamente legata alle criticità attuali del territorio. Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL, partecipando all’evento su invito del Prefetto Maria Carolina Ippolito, ha sottolineato come la difesa della democrazia passi inevitabilmente attraverso la tutela del lavoro e la stabilità delle famiglie lucane.

La cerimonia, caratterizzata dai momenti solenni dell’alzabandiera e della deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti, ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, delle scuole e di numerosi cittadini. La lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riacceso il dibattito sul senso di appartenenza alla comunità nazionale, un tema che per le sigle sindacali si traduce in rivendicazioni concrete.

Secondo il segretario Giordano, celebrare il 2 giugno significa oggi riaffermare l’uguaglianza e la solidarietà, concetti che perdono valore in assenza di prospettive occupazionali solide. “Non può esserci piena libertà senza lavoro, né vera giustizia sociale senza opportunità”, ha dichiarato a margine dell’incontro. Il sindacalista ha rimarcato come la Costituzione ponga il lavoro al centro della vita democratica, rendendo la lotta contro la precarietà un dovere istituzionale prima ancora che di categoria.

L’attenzione dell’UGL Matera si è dunque spostata dalle celebrazioni ufficiali alle emergenze del territorio. Giordano ha espresso forte preoccupazione per il tessuto produttivo locale, citando in particolare la vertenza CallMat, che coinvolge circa 350 famiglie. L’incertezza che grava su centinaia di lavoratori rappresenta, secondo il sindacato, un’emergenza sociale che richiede risposte immediate da parte delle istituzioni. La crisi delle realtà produttive materane è definita dal sindacato come la sfida prioritaria per garantire la dignità delle persone e il futuro delle nuove generazioni.

Il richiamo di Giordano si estende oltre la singola vertenza, abbracciando una visione politica più ampia in cui il sindacato deve farsi carico di liberare i nuclei familiari dal peso dell’incertezza economica. L’impegno dell’UGL, ribadito durante la giornata, resta quello di monitorare costantemente le crisi aziendali aperte nel potentino e nel materano, agendo con responsabilità per evitare un ulteriore impoverimento del capitale umano della regione.

Il ringraziamento rivolto al Prefetto Ippolito per l’alto valore della manifestazione è stato accompagnato da una promessa di impegno civico: l’UGL intende continuare a farsi portavoce dei bisogni reali delle persone, affinché la Repubblica non resti un concetto astratto, ma diventi uno strumento quotidiano di protezione sociale. “Il Tricolore rappresenta l’unità del Paese e i valori della nostra Costituzione – ha concluso Giordano – ma da Matera chiediamo che questa unità si traduca in risposte concrete per chi oggi vede nel lavoro l’unica strada per costruire un futuro nel proprio territorio”.

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