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FROSINONE, ARPINO – 212 ANNI DI CARABINIERI: IL CONSIGLIERE QUADRINI ELOGIA LA PRESENZA CAPILLARE DELL’ARMA NELLA PROVINCIA

Il consigliere Quadrini ha onorato i 212 anni dei Carabinieri sottolineando la loro presenza capillare e il legame profondo con le comunità di Frosinone e Arpino. #Carabinieri #Frosinone #ANCI

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Redazione-  Il consigliere provinciale Gianluca Quadrini, anche dirigente regionale dell’ANCI Lazio, ha rivisto le celebrazioni del 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, esprimendo gratitudine a tutti i militari in servizio e ricordando il ruolo fondamentale delle stazioni locali nella sicurezza del territorio ciociaro. L’intervento, tenutosi nella sede della Provincia di Frosinone, ha sottolineato l’importanza della vicinanza tra l’Arma e le comunità, soprattutto nei piccoli comuni e nei borghi montani.

Nel suo discorso, Quadrini ha ricordato la storia lunga due secoli dei Carabinieri, definendola “un’istituzione amata e di riferimento per legalità, solidarietà e sicurezza”. Ha poi illustrato le ragioni per cui la capillarità delle stazioni è considerata strategica: “la presenza di una stazione dei Carabinieri non è solo garante di ordine pubblico, ma anche punto di ascolto per i cittadini che, nei momenti di difficoltà, trovano una spalla su cui contare”. In questo contesto, la provincia ha riconosciuto il valore delle collaborazioni quotidiane fra le amministrazioni comunali, rappresentate dall’associazione ANCI, e la struttura militare.

Un plauso particolare è stato dedicato al comandante provinciale di Frosinone, colonnello Gabriele Mattioli. Quadrini ha evidenziato la “straordinaria professionalità” del comandante, la “sensibilità istituzionale” e la “costante disponibilità” dimostrate nella gestione dell’Arma sul territorio. “Sotto la sua guida, i Carabinieri confermano ogni giorno quel ruolo di scudo e sostegno per l’intera provincia”, ha sottolineato il consigliere, rimarcando come la leadership di Mattioli abbia rafforzato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Il bilancio della giornata non si è limitato a celebrazioni istituzionali. Quadrini ha ricordato i membri dell’Arma che hanno sacrificato la vita per la patria, inserendo il messaggio in un contesto più ampio di memoria e rispetto. “La nostra terra ha un legame storico e viscerale con l’Arma. Oggi il nostro pensiero va a chi, nel compimento del proprio dovere, ha dato la vita per la nostra libertà”, ha affermato. Ha concluso con gli auguri di “buon lavoro” al comandante Mattioli, ai comandanti di compagnia e di stazione, e a tutti i Carabinieri in servizio e in congedo, sottolineando la dedizione, il coraggio e il ruolo di custodi della comunità.

Le parole di Quadrini hanno rispecchiato una visione condivisa tra amministratori e forze dell’ordine, in cui la cooperazione è vista come elemento essenziale per affrontare le sfide della sicurezza pubblica. La presenza capillare delle stazioni, così come la capacità di ascolto dei Carabinieri, rappresenta, secondo il consigliere, un modello di integrazione tra istituzioni civili e militari, capace di rispondere alle esigenze di un territorio caratterizzato da una forte identità locale.

Durante le celebrazioni, sono stati inoltre presentati i progetti futuri per potenziare la presenza dell’Arma nei comuni più piccoli, con l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione e di favorire iniziative di prevenzione del crimine. Il comune di Arpino, insieme ad altri enti locali, ha annunciato l’attivazione di incontri periodici tra rappresentanti di ANCI e comandanti delle stazioni, volti a migliorare la comunicazione e a condividere best practice operative.

Il 212° anniversario dei Carabinieri, celebrato con il riconoscimento di figure chiave come Quadrini e Mattioli, si è così configurato non solo come un momento di ricordo storico, ma anche come occasione per proiettare il futuro della sicurezza territoriale su una base di collaborazione e rispetto reciproco.

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CALLMAT MATERA, LA VERTENZA ARRIVA AL MINISTERO: IL 10 GIUGNO SCIOPERO E PRESIDIO A ROMA

Il futuro di centinaia di lavoratori CallMat è appeso a un filo: il 10 giugno sciopero nazionale e presidio al MIMIT in attesa di risposte concrete per la tutela del sito di Matera.
#CallMat #Matera #VertenzaLavoro #Sindacati

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Redazione-  I lavoratori di CallMat Matera hanno proclamato uno sciopero nazionale per il prossimo 10 giugno, data in cui si terrà un tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La decisione è stata presa al termine dell’assemblea sindacale tenutasi oggi alla presenza delle Segreterie Regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, insieme alla RSU aziendale. L’obiettivo della mobilitazione è scongiurare una crisi occupazionale che dal 1° luglio rischia di lasciare centinaia di famiglie lucane senza alcuna tutela o prospettiva lavorativa.

Il cuore della vertenza risiede nell’incertezza legata ai volumi di attività garantiti da TIM e nell’imminente scadenza degli ammortizzatori sociali. Senza un intervento immediato che assicuri la continuità dei flussi produttivi, lo stabilimento di Matera rischia la chiusura, trasformando quello che era un punto di riferimento per l’occupazione locale in un’emergenza sociale di vasta portata. Durante l’assemblea, il clima è stato di forte preoccupazione, ma anche di compatta determinazione: i dipendenti non intendono subire passivamente scelte industriali che mettono a rischio il tessuto economico del territorio.

Al centro delle critiche dei sindacati c’è anche il silenzio della Regione Basilicata. Le sigle sindacali hanno denunciato l’indisponibilità del Presidente Vito Bardi a incontrare le rappresentanze dei lavoratori, nonostante le numerose richieste formali inoltrate nelle scorse settimane. Per i lavoratori, le recenti dichiarazioni d’intenti e gli annunci di risorse da parte dell’amministrazione regionale mancano di concretezza e non offrono garanzie tangibili per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Secondo i sindacati, la situazione richiede misure immediate e impegni formali, non comunicazioni di facciata che non risolvono l’instabilità del sito.

La mobilitazione del 10 giugno rappresenta quindi un passaggio obbligato. Il presidio davanti al MIMIT sarà partecipato da una delegazione dei lavoratori, dalle rappresentanze sindacali territoriali, regionali e nazionali. Il messaggio rivolto al Ministro Adolfo Urso è chiaro: occorre un intervento autorevole che costringa le parti a definire un piano industriale solido, capace di proteggere i posti di lavoro e garantire il futuro del call center materano.

I sindacati ribadiscono che la vertenza CallMat non riguarda solo i singoli addetti, ma l’intero sistema produttivo lucano. La difesa del sito di Matera è considerata una battaglia di civiltà per il mantenimento di un insediamento che negli anni ha consolidato competenze e professionalità. Senza risposte esaustive e soluzioni durature che emergano dal tavolo del 10 giugno, lo stato di agitazione proseguirà con forme di protesta ancora più incisive. La palla passa ora al governo nazionale, da cui si attendono decisioni in grado di invertire una rotta che, al momento, appare segnata dalla precarietà.

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CAPORALATO IN CALABRIA: LA TRAGEDIA DI AMENDOLARA SPINGE L’UGL A CHIEDERE INTERVENTI CONCRETI

Quattro giovani migranti uccisi ad Amendolara hanno riacceso il dibattito sul caporalato in Calabria. L’UGL chiede controlli più severi, alloggi dignitosi e sanzioni a tutta la filiera.
#Caporalato #LavoroSicuro #Amendolara #UGLMatera

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Foto del Corriere della Sera

Redazione-  Quattro giovani migranti – Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29, Amin Fazal Khogjani, 28 e Safi Iayjad, 27 – sono stati uccisi in circostanze violente mentre chiedevano il pagamento del lavoro svolto negli appezzamenti agricoli del Metapontino. L’incidente, avvenuto nella notte del 31 maggio, ha riacceso il dibattito sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro stagionale in Calabria. Pino Giordano, segretario provinciale dell’Unione Generale del Lavoro (UGL) di Matera, ha tenuto una conferenza stampa a Giordano per denunciare la dinamica e chiedere controlli più severi, una rete di ispettori più ampia e la responsabilità di chi gestisce la filiera agricola.

Nel suo intervento Giordano ha precisato che la vicenda non può essere considerata un episodio isolato, ma il risultato di una pratica radicata da tempo nella gestione del lavoro stagionale della zona jonica. “Le autorità hanno già segnalato casi di lavoro nero, contratti irregolari e condizioni di vita inadeguate per i lavoratori stagionali; la tragedia di Amendolara è il culmine di questa mancanza di vigilanza”, ha affermato il dirigente. Ha aggiunto che gli agenti di polizia e la magistratura sono chiamati a individuare tutte le responsabilità, ma ha anche sottolineato la necessità di una risposta politica che traduca le parole in azioni operative.

Il pressante invito dell’UGL riguarda tre settori chiave:

  1. Rafforzamento dei controlli – aumentare il numero di ispettori del lavoro nelle aree agricole e turistiche, garantendo verifiche periodiche sui contratti e sulle condizioni di sicurezza.
  2. Miglioramento delle infrastrutture per i lavoratori – assicurare alloggi dignitosi, trasporti sicuri e servizi sanitari adeguati, elementi ritenuti indispensabili per prevenire ulteriori incidenti.
  3. Sanzioni alla filiera illecita – perseguire non solo i caporali, ma anche chi ordina o beneficia di pratiche illegali, con pene più severe e il sequestro dei beni coinvolti.

Secondo il segretario provinciale, le morti di Amendolara rappresentano un “punto di svolta” per il dibattito nazionale sul lavoro irregolare. “Non può più essere accettato che, nel 2026, siano ancora presenti forme di sfruttamento che riducono le persone a condizioni di schiavitù moderna”, ha dichiarato. Giordano ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un intervento coordinato tra amministrazioni regionali, Stato e istituzioni europee, ricordando che la combinazione di fattori economici, immigratori e mancanza di regole chiare alimenta il fenomeno.

La risposta dei rappresentanti istituzionali è stata subito sollecitata. Il presidente della Regione Basilicata ha promesso un “monitoraggio più stringente” e la revisione dei contratti temporanei, mentre il ministro del Lavoro ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico per valutare nuove misure di contrasto al caporalato. Tuttavia, i sindacati hanno definito le proposte “insufficienti” finché non verranno tradotte in obblighi di verifica sul campo.

Nel frattempo, le associazioni per i diritti umani hanno chiesto una memoria collettiva delle vittime e l’avvio di un’indagine internazionale sui flussi migratori legati al lavoro stagionale. La questione è stata portata anche all’attenzione della Commissione Europea per il lavoro, la quale ha avviato una revisione preliminare delle normative di settore.

Le proteste dei lavoratori migranti si sono intensificate nei giorni successivi all’evento, con manifestazioni in diverse città del sud Italia. I partecipanti chiedono, tra le altre cose, la creazione di un “registro nazionale dei caporali” e l’adozione di una normativa che preveda l’obbligo di stipulare contratti scritti per tutti gli operai agricoli, includendo clausole di sicurezza e di pagamento immediato.

La vicenda di Amendolara rimane un monito per le autorità: la necessità di un intervento strutturale che combini vigilanza, tutela legale e politiche sociali, per garantire che i lavoratori non siano più vittime di un sistema che premia il profitto a scapito della vita umana.

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ABRUZZO, CONSIGLIO DI STATO ANNULLA GRADUATORIA DEI BANDI COMUNALI: L’ASSOCIAZIONE DEI COMUNI CHIEDE UNA REVISIONE STRUTTURALE

La sentenza del Consiglio di Stato riaccende il dibattito sui bandi comunali in Abruzzo, spingendo per una riforma dei criteri di assegnazione.
#Abruzzo #Comuni #FinanziamentiPubblici #RiformaAmministrativa

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Redazione-   Il Consiglio di Stato ha annullato la decisione del TAR che confermava la graduatoria del bando dell’ottobre scorso destinato a finanziare i piccoli Comuni abruzzesi. L’annullamento, pronunciato nella seduta del Consiglio di Stato di Roma, dà ragione alle preoccupazioni espresse da Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo, che aveva già denunciato la mancanza di trasparenza e la dipendenza da criteri discrezionali nei precedenti bandi. L’associazione, rappresentante di oltre 120 enti locali della regione, richiama l’attenzione sulla necessità di procedure più stabili, private da contestazioni e da letture opposte, per garantire una distribuzione equa delle risorse pubbliche.

Nel comunicato rilasciato dopo la sentenza, Radica ha sottolineato l’urgenza di una riforma radicale dei criteri alla base dei bandi per i Comuni. “È indispensabile superare la concessione delle risorse per ordine cronologico, perché tale modalità favorisce dubbi sulla trasparenza e porta a una ripartizione casuale, priva di valutazione di merito”, ha dichiarato il presidente. Secondo l’associazione, la logica temporale penalizza i territori interni, dove le connessioni Internet sono spesso lente e il tempo necessario per completare le pratiche online può diventare decisivo.

Un caso emblematico citato è quello del bando sulla rigenerazione urbana, in cui un quarto del punteggio complessivo è stato attribuito senza riferimenti a criteri specifici, non discriminatori, né proporzionati. La simulazione condotta su 109 progetti finanziati dal medesimo bando ha evidenziato che i criteri discrezionali hanno inciso per oltre il 40 % nella scelta dei progetti ammessi. “Questo livello di discrezionalità è incompatibile con la giurisprudenza che richiede trasparenza, pertinenza e proporzionalità”, ha aggiunto Radica.

Alessandro Paglia, direttore di ALI Abruzzo, ha integrato la richiesta di revisione con proposte operative. Tra le misure suggerite, la creazione di un meccanismo di rotazione nell’assegnazione dei fondi, che impedisca a un Comune di accedere più volte a finanziamenti dello stesso ambito in un lasso di tempo ristretto. “Abbiamo identificato casi in cui alcuni enti hanno beneficiato di più linee di finanziamento, mentre altri sono stati esclusi per aver cliccato un pulsante un attimo dopo la scadenza”, ha spiegato Paglia. La proposta include anche l’obbligo di notifica tempestiva delle graduatorie provvisorie, così da concedere ai soggetti coinvolti un periodo adeguato per contestare eventuali attribuzioni di punteggio.

La sentenza del Consiglio di Stato, resa pubblica nella mattinata odierna, è stata accolta con favore dagli amministratori locali, ma anche con una certa dose di scetticismo rispetto alla prontezza delle autorità centrali nel adottare le modifiche richieste. “Il provvedimento dimostra che le preoccupazioni di ALI Abruzzo non erano infondate”, ha commentato un consigliere regionale dell’Abruzzo, “ma la loro traduzione in normativa concreta dipenderà dalla volontà politica di attuare un cambiamento strutturale”.

Il Ministero degli Affari Regionali non ha ancora fornito una risposta ufficiale, sebbene un portavoce abbia dichiarato che il governo è “consapevole delle criticità evidenziate” e sta valutando possibili interventi per migliorare la governance dei fondi destinati ai Comuni. Nel frattempo, ALI Abruzzo ha richiesto un tavolo tecnico permanente tra le istituzioni, i rappresentanti dei Comuni e gli esperti di finanza pubblica, per definire criteri condivisi e ridurre al minimo i margini di discrezionalità.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sul modello di assegnazione dei fondi europei e nazionali a livello locale, un tema che sta già entrando nell’agenda di dibattito nazionale. Analisti di settore avvertono che senza una revisione strutturale, le disparità tra comuni di area urbana e quelli dell’entroterra potrebbero accentuarsi, con ricadute sulla capacità di questi ultimi di gestire progetti di sviluppo, dalla rigenerazione urbana alle infrastrutture digitali.

Con l’avanzare delle verifiche legali e la pressione dell’associazione dei Comuni, la questione sembra destinata a restare al centro dell’attenzione nei prossimi mesi. L’attesa è ora concentrata sulle proposte concrete che le amministrazioni centrali presenteranno per rispondere alle richieste di maggiore trasparenza, meritocrazia e rotazione nella distribuzione dei fondi.

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