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AVEZZANO, TRA STORIA E COMUNITÀ: IL PROSCIUGAMENTO DEL FUCINO AL CENTRO DEL PROGETTO SIN#APS

Ad Avezzano il progetto SIN#APS riscopre il mito e l’ingegneria del lago Fucino: un viaggio tra i cunicoli di Claudio e l’impresa dei Torlonia per unire cultura e benessere sociale.
#Avezzano #Marsica #LagoFucino #CulturaAbruzzo

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AVEZZANO, TRA STORIA E COMUNITÀ: IL PROSCIUGAMENTO DEL FUCINO AL CENTRO DEL PROGETTO SIN#APS

Redazione-  Il circolo ricreativo A.D.A. (Associazione per i Diritti degli Anziani) dell’Abruzzo, con sede ad Avezzano, è diventato il centro di un percorso culturale che lega il passato glorioso della Marsica alle nuove sfide dell’innovazione sociale. Mercoledì 3 giugno si è tenuta la presentazione della ricerca documentale dedicata ai miti, alle leggende e alle straordinarie tecniche ingegneristiche che portarono al prosciugamento del lago Fucino. L’incontro segue di pochi giorni la conferenza stampa del 29 maggio, durante la quale è stato lanciato ufficialmente “SIN#APS – Reti di Comunità Attive per l’innovazione e il Benessere delle Persone”, un progetto nazionale finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
L’iniziativa, coordinata dal presidente dell’A.D.A. Abruzzo, Lino Cipolloni, ha visto la partecipazione attiva di numerosi iscritti e cittadini, attratti dalla narrazione di un’opera che ha cambiato per sempre il volto del territorio. Al centro del dibattito, l’opera editoriale del professor Sandro Valletta, docente in Diritto delle migrazioni, dal titolo “Ricostruzione Documentazione Storica Patrimonio Archivistico Consortile”. Il volume, edito nel 2024 e già in fase di ristampa dopo il rapido esaurimento delle copie, è stato promosso dal Consorzio di Bonifica Ovest (Bacino Liri-Garigliano) sotto la guida di Abramo Bonaldi.
Il lavoro di Valletta non è soltanto una cronaca tecnica, ma un recupero dell’identità locale realizzato in collaborazione con la rivista “Tempo Presente”, storica testata fondata da Ignazio Silone. Durante l’evento, il vice direttore della rivista, Sergio Venditti, ha sottolineato la necessità di riportare le scuole a visitare i tesori della terra marsi, suggerendo un rilancio delle visite guidate per educare le nuove generazioni alla conoscenza delle proprie radici.
Il prosciugamento del Fucino, avvenuto tra il 1853 e il 1878 per volontà del principe Alessandro Torlonia, rappresenta una delle più imponenti opere di ingegneria idraulica del XIX secolo. L’intervento riprese e portò a compimento il tentativo iniziato secoli prima dall’imperatore Claudio, i cui celebri cunicoli servirono da base per il sistema di deflusso delle acque verso il fiume Liri. Questa trasformazione epocale ha convertito un popolo di pescatori in una comunità di agricoltori e, successivamente, in moderni imprenditori agricoli, mutando radicalmente l’economia e il paesaggio della conca marsicana.
Un elemento di grande interesse emerso durante l’incontro è stata la proiezione di una ricostruzione virtuale del lago realizzata tramite l’intelligenza artificiale. Questa visualizzazione ha offerto uno sguardo suggestivo su come appariva il terzo bacino idrico d’Italia prima dell’intervento umano, ricordando come la natura conservi una forza silenziosa pronta a riemergere nei racconti e nella memoria collettiva.
La narrazione del professor Valletta ha toccato anche le corde del mito e della letteratura. Il Fucino, infatti, è stato celebrato da grandi autori dell’antichità come Svetonio e Virgilio; proprio nell’Eneide si fa riferimento al “Dio Fucino” e alla Dea Angizia. Quest’ultima, figura centrale per l’antico popolo guerriero dei Marsi, era legata al culto dei serpenti e alla conoscenza delle erbe officinali, tradizioni che ancora oggi alimentano il folklore locale e le prospettive del turismo culturale. Anche Gabriele D’Annunzio, nella tragedia “La fiaccola sotto il moggio”, rese omaggio a questi luoghi descrivendo il monte Angizia come una città di re e indovini.
Il progetto SIN#APS, all’interno del quale si è svolto l’evento, mira proprio a questo: creare reti di comunità dove la condivisione del sapere storico diventi uno strumento di benessere e partecipazione attiva per gli anziani, favorendo uno scambio intergenerazionale che mantenga viva la storia della Marsica.

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Territorio

Festival Adriatica Cabaret a Lanciano: trionfa Denny Napoli

🚨 TRIONFO A LANCIANO: SI CHIUDE CON UN SUCCESSO DA TUTTO ESAURITO IL FESTIVAL ADRIATICA CABARETSi spengono i riflettori sulla XXVI edizione del Festival Nazionale Adriatica Cabaret, e Piazza d’Armi alle Torri Montanare di Lanciano celebra una chiusura trionfale. Oltre tre ore e mezza di spettacolo condotto magistralmente da Carolina Sardelli hanno entusiasmato una platea gremita in ogni ordine di posto. 🎭🏆Il verdetto delle giurie ha incoronato il grandissimo talento siciliano Denny Napoli, vincitore assoluto del prestigioso “Delfino d’Oro”, mentre il “Delfino d’Argento” è andato ad Adel. La serata finale è stata impreziosita dal conferimento del Delfino d’Oro alla carriera al maestro della comicità Francesco Paolantoni e dai premi speciali a Ivaldo Rulli (per i suoi 25 anni alla guida del festival) e al manager Gigi Esposito. Grande soddisfazione espressa dal nuovo direttore artistico Matteo Cotellessa per un successo che proietta la kermesse, patrocinata da Comune e Regione Abruzzo, verso traguardi ancora più ambiziosi. 🐬✨👇 Qual è il tuo comico preferito della scena italiana contemporanea? Dicci la tua nei commenti!Scopri tutti i dettagli sulle premiazioni e le foto della finale nel nostro articolo.#AdriaticaCabaret #Lanciano #DennyNapoli #FrancescoPaolantoni #MatteoCotellessa #TorriMontanare #CabaretItaliano #AbruzzoCultura

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ph. Saverio Fratini

Lanciano – Nel panorama italiano delle rassegne dedicate alla comicità e all’avanguardia del teatro umoristico, il consolidamento dei festival storici rappresenta un indicatore fondamentale per misurare lo stato di salute dell’industria dello spettacolo dal vivo. La ventiseiesima edizione del Festival Nazionale Adriatica Cabaret si è conclusa registrando uno straordinario successo di critica e un’affluenza di pubblico senza precedenti. La storica manifestazione ha trovato la sua collocazione ideale nella suggestiva cornice architettonica di Piazza d’Armi, all’interno del complesso monumentale delle Torri Montanare a Lanciano, in provincia di Chieti. L’evento, promosso dall’Associazione di spettacolo Adriatica Cabaret e sostenuto dai patrocini istituzionali dell’assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo e del Comune di Lanciano, ha fatto registrare il tutto esaurito. Il pubblico ha assistito a una maratona artistica di oltre tre ore e mezza di spettacolo, condotta con ritmo e brillantezza giornalistica dalla presentatrice Carolina Sardelli, confermando la centralità della kermesse nel calendario estivo della costa adriatica.

I riconoscimenti alla carriera: l’omaggio a Ivaldo Rulli e Francesco Paolantoni

L’edizione del ventiseiesimo anno ha assunto una forte valenza simbolica e storiografica grazie alla consegna di alcuni premi d’eccezione volti a celebrare la memoria storica e manageriale del festival. Un premio speciale e una solenne standing ovation sono stati tributati a Ivaldo Rulli, figura cardine del panorama culturale abruzzese, per aver guidato la macchina organizzativa della manifestazione per ben venticinque anni con lungimiranza e dedizione. Un ulteriore riconoscimento speciale è stato conferito a Gigi Esposito, storico manager dello spettacolo e storico alleato istituzionale della rassegna frentana. Il momento più atteso della sezione istituzionale è stato tuttavia il conferimento del prestigioso “Delfino d’Oro alla Carriera” all’attore e comico napoletano Francesco Paolantoni, ospite d’onore della serata finale, il quale ha offerto alla platea una lectio magistralis sui mutamenti della satira e della comicità televisiva e teatrale dagli anni Ottanta a oggi.

Il verdetto dei concorsi: il trionfo di Denny Napoli e l’argento ad Adel

Il nucleo agonistico del festival, da sempre considerato un prestigioso incubatore per le nuove promesse del cabaret nazionale, ha visto lo svolgimento di una competizione accesa e dall’elevato standard qualitativo. Il verdetto finale ha decretato il trionfo assoluto del talento siciliano Denny Napoli, il quale ha conquistato il gradino più alto del podio e il “Delfino d’Oro” grazie a una performance caratterizzata da tempi comici millimetrici e da una dissacrante satira di costume. Il prestigioso “Delfino d’Argento” è stato invece assegnato al cabarettista Adel, autore di un monologo originale di forte impatto narrativo. Entrambi gli artisti hanno ottenuto l’unanimità dei consensi, raccogliendo il massimo dei voti sia da parte della giuria tecnica — composta da registi, critici teatrali e addetti ai lavori — sia da parte della giuria popolare formata dal pubblico in platea, dimostrando la capacità dei nuovi linguaggi comici di unire il favore della critica al gradimento di massa.

La nuova direzione artistica di Matteo Cotellessa e le prospettive future

La complessa architettura artistica e logistica di questa ventiseiesima edizione ha visto il debutto alla firma della direzione del maestro Matteo Cotellessa, il quale ha ereditato una macchina spettacolare complessa proiettandola verso standard produttivi contemporanei. A margine della cerimonia di chiusura, il direttore artistico Cotellessa ha rilasciato una nota ufficiale di profonda soddisfazione per gli obiettivi strategici conseguiti: «Sono particolarmente soddisfatto di questa mia prima edizione da direttore artistico, soprattutto per aver portato in scena un cast d’eccezione che ha saputo conquistare il pubblico. Non mi aspettavo un’affluenza così numerosa, e sono rimasto piacevolmente sorpreso da questo successo. Appuntamento, dunque, alla prossima edizione». Il successo di Lanciano si pone come solida base per la programmazione del prossimo anno, confermando il ruolo dell’Abruzzo come distretto d’eccellenza per la sperimentazione dei nuovi codici della comicità e dello spettacolo d’autore.

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Piana del Cavaliere

“La Via delle Cantine”, Rocca di Botte ricorda Fernando Antonio Marzolini

🚨 EMOZIONI A ROCCA DI BOTTE: LA VIA DELLE CANTINE CELEBRA LE SUE RADICI E COMMEMORA IL SINDACO MARZOLINIIl vino come memoria, cultura e legame profondo di un intero popolo. Il convegno della XX edizione de “La Via delle Cantine” ha vissuto un momento di straordinaria commozione con la consegna del premio alla memoria dell’ex sindaco Fernando Antonio Marzolini, pilastro della crescita della manifestazione. A ritirare il riconoscimento è stata la figlia e Vicesindaca Francesca Marzolini, che ha trasformato la gratitudine in una profonda analisi storica sulle radici agricole del borgo della Marsica. 🍷🌿Attraverso i racconti storici del pastore e viticoltore Gino Iale, è emerso come la vite fosse legata alla pastorizia, alla solidarietà vicinale e all’identità stessa della comunità. Un patrimonio nei secoli che oggi ispira il futuro economico e turistico del territorio, affinché la terra torni a produrre eccellenza. Sul palco anche l’ideatore Francesco Gallizzi, che ha ripercorso con gratitudine i 20 anni di questo straordinario cammino culturale. ⛰️✨👇 Quanto ritieni importante il legame tra le vecchie tradizioni contadine e il rilancio dei nostri splendidi borghi? Scrivilo nei commenti!#LaViaDelleCantine #RoccaDiBotte #FernandoMarzolini #Marsica #IdentitàETradizione #VinoEStoria #AbruzzoCultura #BorghiItaliani

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In ricordo di Fernando Marzolini ex sindaco di Rocca di Botte

Rocca di Botte – Nel processo di riscatto civile ed economico delle aree interne dell’Appennino centrale, il recupero delle matrici identitarie e storiche si configura come la precondizione culturale per arginare lo spopolamento e pianificare lo sviluppo futuro. La ventesima edizione de “La Via delle Cantine” ha vissuto il suo momento di massima intensità emotiva e spessore istituzionale durante il convegno di apertura, contrassegnato dalla consegna di un solenne riconoscimento alla memoria di Fernando Antonio Marzolini, storico sindaco del borgo e tra i principali artefici della nascita e dello sviluppo strutturale della kermesse enologica. A ritirare il premio è stata la vicesindaca Francesca Marzolini, la quale ha saputo trasformare un formale atto di gratitudine in una profonda riflessione storiografica e antropologica, tesa a dimostrare come il vino, prima ancora di essere un bene di consumo o un asset commerciale, rappresenti la stratificazione della memoria collettiva e l’essenza stessa dell’identità della comunità marsicana.

La transumanza, la vite e il modello agrario di Gino Iale

La ricostruzione filologica operata dalla vicesindaca ha trovato un solido ancoraggio scientifico e umano nel recupero della memoria orale e delle testimonianze biografiche del territorio, con particolare riferimento alla figura di Gino Iale, storico cittadino, pastore e viticoltore di Rocca di Botte. Attraverso questa lente biografica, l’analisi ha evidenziato come la coltura della vite non fosse un elemento isolato, bensì una componente simbiotica all’interno di un sistema economico integrato che univa la pastorizia transumante al lavoro dei campi e alle colture cerealicole di sussistenza. La pianta della vite scandiva i ritmi della quotidianità e regolava gli scambi commerciali e di baratto con i comprensori limitrofi del Lazio e dell’Abruzzo interno, fungendo da collante sociale per una comunità rurale coesa. Il vino veniva percepito nell’antichità e nella cultura contadina secondo una triplice dimensione: come alimento energetico indispensabile per i lavoratori, come fulcro della ritualità religiosa e come simbolo cardine della socialità comunitaria.

L’eredità politico-amministrativa di Fernando Antonio Marzolini

L’omaggio al precedente primo cittadino Fernando Antonio Marzolini ha permesso di tracciare un bilancio della sua dottrina amministrativa, storicamente orientata alla valorizzazione delle specificità paesaggistiche come leve di marketing territoriale. Sotto la sua guida lungimirante, “La Via delle Cantine” ha compiuto il salto di qualità da festa rionale a forum programmatico di rilievo regionale, capace di attrarre l’attenzione di agronomi, storici ed enologi. L’eredità lasciata dal compianto amministratore costituisce oggi una traccia metodologica per l’attuale giunta, mossa dall’auspicio che la vite possa tornare a recitare un ruolo da protagonista assoluta nel disegno del paesaggio agrario locale e nella diversificazione delle entrate economiche del borgo, dimostrando che la tutela delle radici storiche rappresenta il più efficace investimento per la creazione di nuova occupazione e per l’indipendenza produttiva del territorio.

Il ventennale del festival: la retrospettiva di Francesco Gallizzi

A completare l’analisi storica della manifestazione è intervenuto sul palco dei relatori Francesco Gallizzi, ideatore e fondatore storico de “La Via delle Cantine”, il quale ha guidato la platea in una rigorosa retrospettiva tecnica dei quattro lustri di attività del festival. Gallizzi ha ripercorso le tappe logistiche, le difficoltà iniziali legate all’isolamento geografico e la progressiva espansione del network istituzionale che ha decretato il successo della rassegna. Il suo discorso si è articolato attraverso un sentito ringraziamento corale rivolto a tutti i volontari, alle associazioni di categoria, ai viticoltori e agli specialisti scientifici che, con il loro apporto gratuito e costante, hanno permesso a una scommessa culturale nata nel secolo scorso di trasformarsi nel principale motore di promozione e cooperazione per l’intera comunità di Rocca di Botte.

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Piana del Cavaliere

La Via delle Cantine a Rocca di Botte: la sfida del Sindaco per il vino 2030

🚨 ROCCA DI BOTTE GUARDA AL FUTURO: LA SFIDA ENOLOGICA DEL SINDACO VERSO IL 2030″La Via delle Cantine non è solo una festa: è una visione per il futuro”. Con queste parole forti e programmatiche, il Sindaco Elvino Marzolini ha aperto il convegno della XX edizione della storica manifestazione, tracciando una linea strategica per lo sviluppo economico e territoriale del borgo della Marsica. 🍷📈L’Amministrazione punta su obiettivi concreti e strutturali: il rilancio definitivo del centro storico attraverso il nuovo Piano di Recupero, il sostegno agli investimenti privati e una sfida agronomica ambiziosa. L’obiettivo è produrre ed avere sulle tavole entro il 2030 la prima bottiglia di vino interamente nata dalla terra e dall’acqua di Rocca di Botte, riallacciandosi a una tradizione vitivinicola documentata fin dall’antichità. Un bellissimo messaggio di fiducia che unisce identità, storia e innovazione per creare nuove opportunità occupazionali per i giovani. ⛰️🍇👇 Cosa ne pensi del progetto di far rinascere l’antico vino autoctono del borgo? Dicci la tua nei commenti!Leggi l’analisi completa del piano urbanistico ed enologico nel nostro articolo.#LaViaDelleCantine #RoccaDiBotte #Vino2030 #PianoDiRecupero #Marsica #EnologiaItaliana #BorghiAbruzzesi #SviluppoLocale

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Sindaco di Rocca di Botte Marzolini

Rocca di Botte – Nel quadro dei moderni processi di rigenerazione urbana e di valorizzazione delle identità storiche delle aree interne dell’Appennino, le manifestazioni culturali ed enogastronomiche stanno subendo una profonda mutazione strutturale. Non si configurano più come semplici eventi di intrattenimento stagionale, ma si trasformano in veri e propri vettori di programmazione economica e di pianificazione strategica territoriale. L’apertura ufficiale del convegno scientifico che ha inaugurato la ventesima edizione de “La Via delle Cantine” è stata contrassegnata da un forte discorso programmatico del sindaco Elvino Marzolini. Il primo cittadino ha ripercorso il ventennale cammino di una kermesse che ha saputo difendere e promuovere le radici storiche del borgo, rivolgendo un formale ringraziamento a tutte le amministrazioni comunali precedenti, al tessuto associazionistico, ai volontari e alla cittadinanza attiva che hanno cooperato nel tempo per garantire la crescita e la sostenibilità strutturale della manifestazione.

Il Piano di Recupero e la rinascita strutturale del centro storico

La visione delineata dall’amministrazione comunale per il futuro a medio e lungo termine di Rocca di Botte si fonda su pilastri normativi e urbanistici ben precisi, orientati a contrastare i fenomeni di spopolamento attraverso il rilancio economico del nucleo antico. Il sindaco Marzolini ha annunciato la centralità strategica dell’adozione del Piano di Recupero del centro storico, uno strumento urbanistico e di governance indispensabile per sbloccare e incentivare gli investimenti privati nel settore immobiliare, commerciale e ricettivo. Questo piano integrato mira a trasformare il patrimonio architettonico esistente in un incubatore di nuove attività economiche a basso impatto ambientale, ridefinendo l’assetto della stessa manifestazione enologica: “La Via delle Cantine” cessa di essere una celebrazione isolata nel tempo per divenire il fulcro di un motore di sviluppo economico permanente, in grado di connettere la tutela del paesaggio agrario all’attrazione di flussi turistici di qualità ed enoturisti internazionali.

L’obiettivo strategico 2030: la prima bottiglia autoctona di Rocca di Botte

L’elemento più ambizioso e innovativo del manifesto politico-economico lanciato dal tavolo del convegno risiede in una sfida agronomica e filologica che punta al superamento della storica dipendenza dalle produzioni vinicole esterne. L’amministrazione si è posta l’obiettivo programmatico di portare sui mercati e sulle tavole, entro l’orizzonte temporale del 2030, la prima bottiglia di vino interamente prodotta, vinificata e imbottigliata sfruttando esclusivamente la terra, i vitigni e le risorse idriche del territorio comunale di Rocca di Botte. Questo progetto non rappresenta un’invenzione contemporanea, bensì il recupero scientifico di una consolidata e prestigiosa tradizione vitivinicola locale che risulta ampiamente documentata fin dall’antichità classica e medievale nelle fonti storiche della Marsica, ponendosi come un ponte ideale capace di unire il rigore dell’archeologia agraria alle moderne tecnologie della viticoltura di precisione.

Radici identitarie e innovazione scientifica come leve di riscatto

In ultima analisi, il messaggio di fiducia istituzionale emerso a Rocca di Botte dimostra come il riscatto delle piccole comunità montane non passi attraverso l’omologazione ai modelli di sviluppo metropolitano, ma attraverso la valorizzazione consapevole e scientifica delle proprie specificità uniche. La scommessa sulla produzione vitivinicola autoctona e la pianificazione urbanistica legata al Piano di Recupero costituiscono una traccia metodologica replicabile in altre aree interne dell’Abruzzo. Il connubio tra la memoria storica della terra e la capacità di attrarre capitali e competenze innovative rappresenta l’unica via sostenibile per generare nuova occupazione giovanile nella filiera agroalimentare, trasformando le radici culturali e storiche del borgo nella materia prima su cui edificare le opportunità economiche e civili delle future generazioni.

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