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L’ARTE DI GINO BERARDI ARRIVA A CAMPOBASSO: AL CIRCOLO SANNITICO LA MOSTRA “RIFLESSI DELL’ANIMA”

Campobasso accoglie la personale di Gino Berardi al Circolo Sannitico: quaranta opere che raccontano l’evoluzione dall’impressionismo all’astratto informale. Un appuntamento con la grande arte abruzzese patrocinato dal Comune.
#Campobasso #GinoBerardi #ArteContemporanea #MostraPittorica

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Gino Berardi

Redazione-  Sabato 6 giugno, alle ore 18:00, il Circolo Sannitico di Campobasso ospiterà l’inaugurazione di “Riflessi dell’anima. Dall’impressionismo all’astratto informale”, la mostra personale del Maestro Gino Berardi. L’esposizione, curata da Debora Marchitto e patrocinata dal Comune di Campobasso, resterà aperta al pubblico fino al 14 giugno nella prestigiosa sede di Piazza Pepe 1. L’evento rappresenta un momento di sintesi della lunga carriera dell’artista abruzzese, proponendo un percorso visivo che attraversa oltre cinquant’anni di ricerca estetica e sperimentazione tecnica.

La rassegna si compone di circa quaranta tele selezionate per documentare l’evoluzione stilistica di Berardi, originario di Pietranico, in provincia di Pescara. Il percorso espositivo permette di osservare il passaggio dalle prime influenze impressioniste, legate alla rappresentazione del paesaggio e della realtà rurale, verso gli approdi più recenti dell’astrazione informale. Alla cerimonia di apertura interverranno la sindaca di Campobasso, Marialuisa Forte, l’assessore alla Cultura, Adele Fraracci, e il critico d’arte Gennaro Petrecca, che presenterà ufficialmente l’opera del Maestro al pubblico molisano.

Gino Berardi ha espresso soddisfazione per l’accoglienza ricevuta nel capoluogo molisano, ringraziando le istituzioni coinvolte e sottolineando il valore del confronto culturale tra territori vicini come l’Abruzzo e il Molise. La sua pittura, come sottolineato dal critico Petrecca, si muove tra il ricordo e l’immaginazione, attingendo a una dimensione interiore che trasforma gli elementi naturali in visioni simboliche.

Secondo l’analisi dell’avvocato Petrecca, l’opera di Berardi evoca suggestioni che rimandano alla pittura intima di Ardengo Soffici, specialmente negli scorci rurali e nelle vedute innevate che appartengono all’identità profonda delle genti d’Abruzzo. Tuttavia, l’artista non si limita a una riproduzione didascalica del reale: attraverso una miscela di forme e contenuti, Berardi riesce a rendere palesi le immagini pescate nel profondo del proprio Io, proiettando sulla tela visioni che sembrano emergere da una sorta di “caverna platonica” moderna.

La carriera di Gino Berardi, nato nel 1945, è caratterizzata da una versatilità che lo ha portato a misurarsi con diversi linguaggi. Diplomato tra L’Aquila e Pescara, ha iniziato la sua attività artistica a metà degli anni Sessanta, utilizzando tecniche variegate come l’olio, l’acrilico, i pastelli e le tecniche miste. Oltre alla pittura, Berardi ha ricoperto ruoli di rilievo nella società civile e nel mondo della comunicazione: è stato docente nelle scuole medie superiori, giornalista pubblicista e autore di programmi televisivi. La sua dedizione alla promozione culturale lo ha portato a fondare il centro “Spazio Arte”, un punto di riferimento per la scena artistica locale.

Per i suoi meriti professionali e artistici, è stato insignito dei titoli di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale e Commendatore della Repubblica Italiana, onorificenze conferite dal Presidente Sandro Pertini. Recentemente, nel 2025, la sua produzione letteraria si è arricchita con il volume autobiografico “Radici di polvere. La mia vita”, edito da Tabula Fati, che ripercorre le tappe umane e professionali di un artista che ha saputo mantenere una coerenza stilistica pur nell’innovazione dei linguaggi.

La mostra a Campobasso si configura quindi come un’occasione per approfondire la conoscenza di un autore che ha segnato la storia artistica contemporanea del medio Adriatico, offrendo una visione d’insieme su un percorso creativo che continua a evolversi tra rigore estetico e libertà espressiva.

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ROSY PHILOMENE ONANENA PRESENTA “INTRAPPOLATI”: IL CORAGGIO DI DARE VOCE A CHI NON NE HA

Le storie di chi lotta per la libertà e la dignità non possono essere dimenticate. Il nuovo libro di Rosy Philomene Onanena è un richiamo potente alla giustizia e all’empatia.
#RosyPhilomeneOnanena #Intrappolati #AlettiEditore #LetteraturaSociale

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Copertina Intrappolati

Redazione-  La scrittrice Rosy Philomene Onanena, residente a Dronero in provincia di Cuneo, ha pubblicato il suo ultimo lavoro letterario dal titolo “Intrappolati”. L’opera, inserita nella collana “I Diamanti” di Aletti Editore e disponibile anche in formato digitale, racconta la storia di Flora, una giovane donna dell’Africa subsahariana alle prese con le asprezze e le contraddizioni di un destino spesso segnato dall’inganno. Il libro, che invita a una profonda riflessione sui temi dell’uguaglianza, della giustizia e della resilienza, si propone come una testimonianza delle ferite invisibili che segnano il percorso di vita di chi lotta per far valere i propri diritti.

La trama si sviluppa attorno all’esperienza di Flora, figura che incarna la condizione di chi, dopo aver assaporato la gioia, si scontra con una realtà violenta e priva di scrupoli. L’autrice spiega come il titolo sia un riferimento diretto alla condizione della protagonista, vittima di un sistema di relazioni basato sulla manipolazione. “Intrappolati” non è tuttavia solo un racconto di sofferenza, ma una disamina lucida su come la psicologia umana reagisca davanti ai sogni che si infrangono contro il muro della razionalità e della malvagità altrui. Attraverso una narrazione che fonde vissuto personale ed espedienti creativi, la scrittura diventa per Onanena uno strumento catartico, capace di dare risalto a vicende che, troppo spesso, rimangono confinate nel silenzio.

Il realismo del testo non concede sconti al lettore. Rosy Philomene Onanena sceglie di non vendere illusioni, preferendo invece indagare il dualismo tra l’impeto delle emozioni e la freddezza della ragione. La sua è una scelta consapevole: imprimere su carta sofferenze reali, vissute da persone che non hanno voce per raccontarsi. In questo senso, la letteratura assume un ruolo di denuncia sociale, allontanandosi dal mero intrattenimento per farsi portavoce di istanze collettive. La forza della protagonista non risiede nell’assenza di dolore, ma nella capacità di ricomporre i frammenti della propria esistenza dopo ogni caduta, mantenendo intatta la propria dignità.

Il linguaggio impiegato dall’autrice si distingue per la sua capacità evocativa e per un’adesione costante alla verità dei sentimenti. Il viaggio proposto nel libro attraversa le tensioni di una terra vibrante, come quella da cui proviene la protagonista, per approdare a una riflessione più ampia sulle ferite universali dell’anima. La missione che la scrittrice si prefigge attraverso queste pagine è chiara: stimolare nel pubblico un profondo senso di compassione. L’opera si chiude, infatti, come un inno all’amore verso il prossimo, ribadendo la necessità di un impegno concreto verso l’uguaglianza in un mondo che, ancora oggi, fatica a riconoscere la dignità di ogni individuo. “Intrappolati” si conferma così come una lettura necessaria per chiunque voglia comprendere meglio le sfumature della resilienza umana e il valore etico della testimonianza letteraria.

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SAN CIPRIANO PICENTINO CELEBRA LA MEMORIA DELLE FILATRICI: ARTE PUBBLICA E REALTÀ AUMENTATA IN PIAZZA

Il gesto antico del filare incontra l’innovazione digitale: San Cipriano Picentino inaugura un’installazione nel cuore del paese, dedicata alla memoria delle donne e alla tradizione pastorale. Un progetto che unisce marmo di Carrara e realtà aumentata per raccontare il legame tra passato e futuro.
#SanCiprianoPicentino #FilareIlTempo #ArtePubblica #TradizioneDigitale

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Filare il Tempo Silvia Scaringella San Cipriano Picentino Foto di Yourban2030 e Immerso 1

Redazione-  Dal 1° giugno 2026, Piazza Umberto I a San Cipriano Picentino (Salerno) si trasforma in un laboratorio a cielo aperto tra storia pastorale e innovazione digitale. Il progetto “Filare il Tempo”, promosso dal Comune in collaborazione con Immerso e Yourban, inaugura un percorso artistico dedicato alla figura della filatrice, simbolo della tradizione tessile locale, unendo una scultura monumentale a un’esperienza interattiva in realtà aumentata.

Il fulcro dell’intervento è l’opera scultorea firmata da Silvia Scaringella: un monumentale fuso alto due metri, realizzato in marmo di Carrara di recupero. L’opera non è un semplice monumento celebrativo, ma un oggetto narrativo dove il filo bianco — richiamo ancestrale alla lana e alla connessione tra generazioni — si intreccia con decorazioni a forma di farfalla. Queste ultime rappresentano la metamorfosi e il divenire, collegando la staticità della pietra alla dinamicità del tempo che scorre.

La scelta del tema risponde alla volontà di riscoprire un gesto fondativo del lavoro femminile. Per secoli, la filatura non è stata soltanto un’attività economica domestica, ma un rito capace di trasformare la materia grezza in protezione e legame sociale. Attingendo all’immaginario mitologico delle Moire, il progetto interpreta l’atto del filare come una metafora della vita, dove il tempo viene plasmato attraverso la cura e la manualità.

L’innovazione arriva con la componente digitale: tramite un QR code posto sulla targa dell’opera, i visitatori possono accedere a un’esperienza in realtà aumentata. Il racconto si espande in un videogioco in stile arcade, ispirato ai coin-op degli anni Ottanta, che popola la piazza di pecorelle digitali in un’interazione ludica. L’obiettivo è chiaro: abbattere le barriere generazionali, trasformando la tecnologia in un ponte verso le radici culturali del territorio.

“Vogliamo restituire al luogo un segno di bellezza e identità”, afferma la sindaca Sonia Alfano. “Abbiamo valorizzato la memoria non come ricordo statico, ma come elemento vivo della comunità, capace di dialogare con i più giovani attraverso strumenti che rendono lo spazio pubblico un luogo condiviso”.

Il concept, curato da Immerso, riflette una visione strategica dell’arte pubblica nel Mezzogiorno, dove la conservazione del patrimonio immateriale deve confrontarsi con i linguaggi del contemporaneo. Paolo Talamo, CEO di Immerso, sottolinea come la scultura di Scaringella sia stata pensata per dialogare con lo spazio urbano, offrendo diversi livelli di lettura: dalla contemplazione estetica del marmo alla partecipazione attiva richiesta dal digitale.

“Filare significa trasformare”, ribadisce Veronica De Angelis di Yourban. “Siamo di fronte a una meditazione sulla durata, dove la scultura funge da punto di ancoraggio tra il mito antico e le possibilità offerte oggi dalle nuove tecnologie. Si tratta di un’iniziativa di sensibilizzazione che invita a guardare al cambiamento come a un filo che, pur modificandosi, mantiene intatta la continuità con il proprio passato”.

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DA AGAZZANO AL SALONE DI TORINO: CHRISTIN RENI RACCONTA IL DISORDINE DEL PRESENTE NE “LE SEI ASTRAZIONI”

Christin Reni presenta “Le sei astrazioni”, un viaggio etico tra aforismi e preghiere laiche per ritrovare se stessi. L’opera della scrittrice piacentina approderà al Salone del Libro di Torino come bussola contro il caos moderno.
#ChristinReni #LeSeiAstrazioni #AlettiEditore #SaloneDelLibro

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Redazione-  Christin Reni, scrittrice residente ad Agazzano, in provincia di Piacenza, presenta la sua nuova opera intitolata “Le sei astrazioni – Tempo, Posto, Relazione, Azione, Amore, Dio”, edita nella collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore. Il volume, che sarà protagonista negli spazi della casa editrice al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2026, si configura come una bussola spirituale pensata per orientare la coscienza individuale nel complesso scenario della contemporaneità. Attraverso una struttura frammentaria fatta di aforismi e preghiere laiche, l’autrice esplora la necessità di riscoprire un senso etico profondo per affrontare le sfide del vivere quotidiano.

L’opera non segue uno schema narrativo tradizionale, ma si sviluppa attraverso una costellazione di riflessioni che puntano a scuotere l’interiorità del lettore. Reni definisce il suo lavoro come un tentativo di catalogare il caos moderno, trasformando pensieri e sensazioni viscerali in una sequenza riflessiva capace di narrare il mondo da una prospettiva inedita. L’intento dichiarato è quello di trasmettere notizie dell’anima, suscitando emozioni immediate che possano spingere chi legge a osservare la propria esistenza con occhi nuovi.

Nella prefazione al volume, il poeta e formatore Giuseppe Aletti sottolinea come la scrittura di Reni utilizzi la poesia come uno strumento di orientamento, utile a dare un significato coerente all’arco vitale umano. Al centro di questa indagine si trova il concetto di Tempo, che l’autrice non intende come un semplice scorrere cronologico, bensì come una misura morale. In questa visione, il tempo diventa il luogo d’elezione per la metamorfosi: solo chi accetta il cambiamento e la trasformazione costante può trovare la chiave per una reale rinascita interiore. Per la scrittrice, vivere significa evolversi e ogni passaggio richiede una piena assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri.

Il linguaggio utilizzato è diretto e simbolico, spesso legato a immagini della natura per tradurre concetti filosofici complessi in visioni accessibili. Christin Reni osserva la realtà con uno sguardo che fonde l’analisi psicologica a una partecipazione emotiva intensa. La sua analisi si sofferma anche sulla crisi dei valori attuali, definendo il periodo storico presente come una stagione di “emergenza educativa”. In questo contesto, l’autrice si pone non come una guida dogmatica, ma come una “eterna studente” che cerca di trasmettere il senso del limite e il valore delle regole in una società che sembra aver smarrito i propri punti di riferimento.

«Non posso insegnare nulla a nessuno, posso solo far pensare», dichiara l’autrice, evidenziando la difficoltà di comunicare sentimenti ed emozioni con chiarezza nella vita reale. La sua scrittura nasce dunque in modo spontaneo, come un flusso che proviene dal cuore per denunciare le malvagità umane e, allo stesso tempo, offrire un messaggio di speranza. L’amore universale emerge come l’unico approdo possibile, il porto sicuro dove ricomporre i frammenti di una realtà spesso percepita come in frantumi.

La partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino rappresenta per Christin Reni un traguardo significativo e un’occasione di confronto in un contesto culturale di respiro internazionale. L’opera, disponibile anche in formato e-book, si propone di migrare da una situazione all’altra nella mente del lettore, offrendo strumenti per narrare l’invisibile e comprendere meglio le dinamiche emotive che sottostanno alle scelte umane. In un mondo che corre veloce, “Le sei astrazioni” invita a una sosta necessaria, un momento di introspezione per ritrovare quel baricentro etico indispensabile per abitare il presente con consapevolezza.

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