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Economia

ROMA: ACCISE CARBURANTI AL BIVIO, IL GOVERNO VALUTA BONUS MIRATO O PROROGA. SCADENZA IL 7 GIUGNO

Il Governo italiano è a un bivio: prorogare gli sconti sulle accise carburanti o introdurre un bonus da 100 euro per 1,2 milioni di famiglie? La decisione, attesa entro il 7 giugno, ridisegnerà il sostegno energetico.
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ROMA: ACCISE CARBURANTI AL BIVIO, IL GOVERNO VALUTA BONUS MIRATO O PROROGA. SCADENZA IL 7 GIUGNO

Redazione-  Il Governo italiano si appresta a prendere una decisione significativa in merito al taglio delle accise sui carburanti, la cui scadenza è fissata per il 7 giugno. A Roma, sul tavolo delle discussioni, vi è non solo l’opzione di una proroga degli sconti attuali, ma anche l’introduzione di una misura alternativa più mirata: un bonus da circa 100 euro destinato alle famiglie a basso reddito. Questa scelta segnerà un possibile cambio di rotta nella gestione degli aiuti energetici, bilanciando sostenibilità fiscale e supporto sociale, in un contesto di pressioni internazionali per un’allocazione più selettiva delle risorse.

L’attuale riduzione delle accise, pari a circa 6,1 centesimi al litro sulla benzina e a 12,2 centesimi sul gasolio, è stata introdotta in via emergenziale per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici. Tuttavia, il costo per le finanze pubbliche è risultato elevato, stimato intorno ai 10 milioni di euro ogni giorno. All’interno dell’esecutivo, si sta consolidando un orientamento favorevole al superamento di sconti generalizzati, un’indicazione che trova riscontro nelle raccomandazioni di organismi europei e internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea. L’obiettivo dichiarato è concentrare gli aiuti sui soggetti più fragili della popolazione, riducendo interventi indiscriminati.

La proposta di misura allo studio prevede l’erogazione di un voucher del valore di circa 100 euro, destinato ai nuclei familiari con un ISEE ordinario inferiore a 15.000 euro. La platea dei potenziali beneficiari coinciderebbe con quella già identificata per la “Carta Dedicata a Te”, la tessera utilizzata per il sostegno all’acquisto di beni di prima necessità, per la quale si attende il decreto attuativo di una nuova edizione. Attraverso un circuito già individuato e sperimentato, il Governo intenderebbe erogare questo contributo per la spesa dei carburanti, coinvolgendo circa 1,2 milioni di famiglie già selezionate. L’adozione di tale strumento perseguirebbe un duplice obiettivo: sostenere i redditi più bassi e, al tempo stesso, contenere la spesa pubblica rispetto a uno sconto sui carburanti esteso indistintamente a tutti i cittadini.

Il confronto su queste opzioni arriva in una fase in cui i prezzi dei carburanti mostrano un andamento più stabile rispetto ai picchi registrati nei mesi scorsi. Il gasolio ha iniziato a scendere, posizionandosi sotto i 2 euro al litro, mentre la benzina si mantiene intorno a 1,93 euro. Tuttavia, l’assenza di una proroga del taglio delle accise porterebbe, secondo le stime, a un rialzo dei prezzi, con la benzina che potrebbe raggiungere circa 2 euro al litro e il diesel attestarsi intorno a 2,1 euro.

Questa dinamica rende la scelta dell’esecutivo particolarmente delicata. Il Governo è chiamato a trovare un equilibrio tra l’impatto sociale di un eventuale aumento dei prezzi alla pompa e la necessità di garantire la sostenibilità dei conti pubblici. Permangono, inoltre, le ragioni alla base delle tensioni geopolitiche attuali, che rendono difficile escludere nel prossimo futuro ulteriori rincari. Un contributo economico erogato una tantum, sulla falsariga di “Carta Dedicata a Te”, potrebbe non essere sufficiente a coprire i fabbisogni delle famiglie italiane sul lungo periodo. È da considerare, inoltre, che un nuovo aumento dei prezzi dei carburanti, in particolare del diesel, si rifletterebbe anche sui costi degli autotrasportatori e, di conseguenza, sull’intera filiera della grande distribuzione, con potenziali effetti sui prezzi al consumo.

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Economia

Scontro istituzionale a Treviso: la Fondazione Cassamarca “smaschera” i silenzi del Comune. “Noi totalmente ignorati dopo aver donato 220 milioni”

“Ci avete ignorati sui tavoli dell’Università dopo che vi abbiamo donato 220 MILIONI DI EURO! E non avete risposto al nostro regalo del Teatro delle Voci!”. Clamoroso e amaro sfogo a Treviso! 🏦 🏛️ Quando i documenti parlano, le polemiche stanno a zero! Nelle scorse ore si è consumato un pesantissimo (e al tempo stesso elegantissimo) “scontro istituzionale” a Treviso. La storica e importantissima “Fondazione Cassamarca”, accusata sui giornali di “ostilità” verso le istituzioni, ha deciso di pubblicare un comunicato durissimo per smascherare le mancanze altrui e difendere la sua storia filantropica! Per prima cosa, la Fondazione ricorda che chiedere alla Provincia il saldo di debiti arretrati (pari a 1 milione di euro) è un atto dovuto per Legge, e non un atto di guerra. Ma il passaggio più doloroso riguarda l’Università di Treviso. Cassamarca esprime uno stupore enorme per essere stata “totalmente ignorata ed emarginata” dai recenti accordi presi dal Comune e dagli atenei di Padova e Venezia. Un’ingratitudine pazzesca, se pensiamo che negli ultimi 25 anni la Fondazione ha tenuto in vita l’università sborsando la cifra astronomica di OLTRE 220 MILIONI DI EURO a fondo perduto! Ma l’assurdità più incredibile riguarda il famoso “Teatro delle Voci”. Nel novembre scorso, la Fondazione aveva scritto al Comune offrendosi di REGALARE (a titolo gratuito) questa magnifica struttura teatrale per aiutare a riqualificare il Villaggio San Liberale-San Paolo. Ebbene, sapete cosa ha risposto il Comune davanti a questo regalo milionario? Niente! Un silenzio assoluto per mesi! Un menefreghismo burocratico che ha costretto la Fondazione, pochi giorni fa, a ritirare l’offerta e ad assegnare il teatro a una società privata. I cittadini, purtroppo, ci hanno rimesso! Leggi tutti i retroscena di questo scontro politico ed economico nel nostro approfondimento completo! 👇 🗣️ Cosa ne pensate di questa incredibile vicenda? È giusto che chi dona centinaia di milioni di euro per il bene di una città venga poi “tagliato fuori” dalle decisioni politiche o ignorato quando si offre di regalare un intero Teatro? Diteci la vostra opinione senza peli sulla lingua nei commenti e condividete questo post!

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Fondazione Cassamarca

Treviso – Quando i toni del dibattito cittadino si alzano e le polemiche riempiono le pagine dei giornali, a volte è necessario fare un passo indietro, mettere i documenti sul tavolo e ristabilire la verità dei fatti con fermezza e orgoglio. È esattamente quello che è successo nelle scorse ore nel capoluogo della Marca, dove si è consumato un durissimo (ma elegantissimo) scontro istituzionale che ha visto scendere in campo, all’unanimità, tutti gli Organi direttivi della storica Fondazione Cassamarca.
Sentitasi ingiustamente attaccata da alcune ricostruzioni di stampa che ipotizzavano una sua presunta “ostilità” verso le istituzioni locali, la Fondazione ha diramato un comunicato congiunto dai toni pacati ma inequivocabili, ricordando a tutta la cittadinanza che ogni singola mossa e ogni centesimo speso dall’Ente sono sempre stati orientati esclusivamente verso un unico grande obiettivo: il vantaggio, il benessere e la crescita culturale e sociale della collettività trevigiana.

I crediti pregressi: chiedere ciò che spetta non è ostilità

Il primo grande nodo sciolto dalla Fondazione riguarda il cosiddetto e annoso “risiko immobiliare”, una complessa partita burocratica che si trascina da oltre vent’anni. Con una lucidità disarmante, i vertici di Cassamarca hanno spiegato che chiedere il legittimo rispetto degli impegni contrattuali non significa dichiarare guerra a nessuno.
I documenti parlano chiaro: già nel novembre del 2025, la Fondazione aveva scritto ufficialmente al Comune di Treviso per dichiararsi prontissima a trasferirgli, in via del tutto gratuita, un prezioso immobile di ben 1.000 metri quadrati situato nella prestigiosa Area Appiani. Contemporaneamente, con un atto dovuto per precise responsabilità legali verso il Ministero dell’Economia, la Fondazione aveva semplicemente ricordato alla Provincia di Treviso l’obbligo di saldare un debito preesistente pari a un milione di euro in linea capitale. Pura e semplice amministrazione trasparente, non ostilità.

Lo “schiaffo” morale sull’Università: 220 milioni dimenticati

Ma il passaggio più doloroso, e umanamente condivisibile, del comunicato riguarda il tema dell’Università. La Fondazione Cassamarca fa un plauso diplomatico agli accordi recentemente raggiunti tra il Comune di Treviso e i rinomati Atenei di Padova e Venezia.
Tuttavia, tra le righe, emerge un’amarezza profonda e giustificata: la Fondazione esprime il suo totale, e quasi incredulo, “stupore” per essere stata completamente tagliata fuori ed emarginata da questi tavoli decisionali. Una mancanza di garbo istituzionale e di memoria storica che ferisce, soprattutto se si considera un dato economico che fa tremare i polsi: negli ultimi 25 anni, la Fondazione Cassamarca ha finanziato e tenuto in vita il polo universitario trevigiano sborsando l’astronomica cifra di oltre 220 milioni di euro a fondo perduto. Un atto di generosità e mecenatismo che meritava ben altra gratitudine pubblica.

Il clamoroso autogol del Comune sul “Teatro delle Voci”

L’ultimo capitolo di questo comunicato svela infine un clamoroso “autogol” dell’Amministrazione Comunale, che ha dell’incredibile. Per dimostrare fino in fondo la sua anima filantropica, nella famosa lettera del novembre 2025, la Fondazione aveva proposto al Sindaco un affare d’oro: invece di regalare al Comune l’immobile dell’Area Appiani, Cassamarca si diceva pronta a donare, a titolo di pura liberalità, il maestoso Teatro delle Voci (struttura il cui valore commerciale è addirittura pari al quadruplo dell’immobile precedente!).
L’obiettivo nobilissimo era quello di usare il Teatro per riqualificare e donare linfa vitale al Villaggio San Liberale-San Paolo. Eppure, davanti a questa immensa e generosa offerta… dal Comune di Treviso non è mai arrivata mezza riga di risposta. Un silenzio assordante e incomprensibile che è durato mesi, costringendo inevitabilmente la Fondazione (il 3 agosto 2026) a revocare l’offerta caduta nel vuoto e ad assegnare la preziosa struttura teatrale alla neonata società “Teatri Trevigiani srl”. Chi ci ha rimesso, purtroppo, sono i cittadini di Treviso, vittime inconsapevoli della burocrazia silenziosa.

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Economia

La mossa finale di Poste per conquistare TIM: rilancio clamoroso sul prezzo e “sconto” sulle condizioni. Ecco cosa cambia per i piccoli azionisti

Il Colpo Finale di Poste Italiane per comprarsi la TIM! 📈 💶 Soldi in contanti aggiuntivi, dividendi sicuri e garanzie d’acquisto: ecco cosa cambia da oggi per migliaia di piccoli e grandi risparmiatori italiani! La Storia dell’Economia del nostro Paese si sta scrivendo proprio in queste ore! La titanica “Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio” (OPAS) lanciata da Poste Italiane per acquisire la totalità della storica azienda Telecom Italia (TIM) è giunta al suo clamoroso capitolo finale. E Poste ha deciso di sferrare un “attacco” impossibile da rifiutare! Nelle scorse ore, il Consiglio di Amministrazione ha infatti deliberato un pesantissimo RILANCIO a sorpresa: a tutti gli azionisti di TIM che cederanno le loro azioni, verrà riconosciuto un “Bonus” aggiuntivo in contanti di 30 centesimi per ogni azione! In totale, chi aderisce all’offerta si porterà a casa 0,218 nuove Azioni di Poste + quasi 2 EURO in contanti per ogni singola azione TIM! Un premio altissimo che valorizza le azioni TIM molto di più rispetto alle vecchie quotazioni di Borsa! Ma c’è di più: Poste ha rinunciato alla “Condizione Soglia”, annunciando che acquisterà le azioni anche se non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta del 66% dei voti. E chi accetta l’offerta, riceverà direttamente sul proprio conto corrente il ricchissimo acconto sui DIVIDENDI di Poste il prossimo 25 Novembre! Insomma, un’operazione colossale finanziata in parte anche da Mediobanca e BNP Paribas. C’è tempo fino a fine settembre per aderire a questa occasione d’oro. Leggi tutte le cifre esatte, i calcoli e le scadenze nel nostro approfondimento finanziario completo! 👇 🏦 Voi possedete azioni TIM o Poste Italiane nei vostri portafogli di risparmio? Cosa ne pensate di questa fusione gigantesca tra due colossi storici che hanno fatto la storia della comunicazione e dei servizi in Italia? Diteci la vostra opinione nei commenti e condividete la notizia con chi investe in Borsa!

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Poste-Italiane

Roma – Ci sono momenti nella storia economica di una Nazione in cui i destini di due grandissimi colossi si incrociano, ridisegnando per sempre il futuro industriale di un intero Paese. In Italia, questo momento è arrivato. Da settimane i mercati finanziari, i grandi investitori e le migliaia di piccoli risparmiatori italiani trattengono il fiato seguendo le audaci mosse di Poste Italiane S.p.A., determinata a portare a termine un’epica Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) per acquisire il controllo totale di Telecom Italia S.p.A. (TIM).
Quando la partita sembrava ormai arrivata alle sue battute conclusive, nella giornata di ieri (7 settembre 2026), il Consiglio di Amministrazione di Poste ha calato sul tavolo delle trattative un vero e proprio asso nella manica, un rilancio a sorpresa destinato a spiazzare il mercato e a convincere anche gli azionisti più scettici.

Il colpo a sorpresa: l’aumento clamoroso del Corrispettivo

L’offerta originaria era già imponente, ma Poste Italiane ha deciso di spingere l’acceleratore al massimo per chiudere definitivamente la partita, dimostrando di credere ciecamente nella rilevanza strategica di questa fusione. L’azienda guidata dal management romano ha infatti deliberato di incrementare il corrispettivo offerto per ogni singola azione TIM, mettendo sul piatto una “Componente Aggiuntiva in Denaro” pari a 0,30 Euro in contanti.
Questo significa che il premio per chi decide di cedere le proprie azioni TIM diventa oggi estremamente allettante e impossibile da ignorare. Poste ha però chiarito un dettaglio fondamentale, parlando con l’assoluta fermezza di chi sa di aver fatto il massimo: questa è l’offerta finale. Non ci saranno ulteriori rilanci o trattative al rialzo.

Cosa riceveranno esattamente gli azionisti TIM?

Traducendo i complessi calcoli finanziari in vantaggi reali e tangibili per i risparmiatori, il nuovo e definitivo “Corrispettivo Unitario Incrementato” sarà così composto: per ogni singola azione TIM portata in adesione, l’azionista riceverà 0,218 azioni ordinarie di Poste (di nuova emissione) a cui si aggiungeranno ben 1,97 Euro in contanti (frutto della somma tra l’offerta originale di 1,67 Euro e i nuovi 30 centesimi di bonus).
Facendo i conti in tasca agli investitori, basandosi sull’incredibile volata in Borsa delle azioni di Poste Italiane (che il 4 settembre 2026 hanno toccato i 26,90 Euro), questa nuova offerta esprime una valorizzazione monetaria implicita di ben 7,83 Euro per ciascuna azione TIM. Un premio gigantesco e ricchissimo rispetto alle vecchie quotazioni di mercato.

La “Rinuncia alla Soglia”: Poste compra in ogni caso

Ma le sorprese di questa storica operazione finanziaria non finiscono qui. Oltre ad aver alzato vertiginosamente la posta in gioco a livello economico, Poste Italiane ha fatto una mossa tattica di altissima scuola: ha comunicato la rinuncia ufficiale alla “Condizione Soglia”.
Cosa significa questo in parole povere? Inizialmente, Poste si era riservata il diritto di annullare l’acquisto se non avesse raggiunto almeno il 66,67% dei diritti di voto di TIM. Oggi, forte della sua solidità (garantita anche da un nuovo maxi-finanziamento da 512 milioni di euro concesso da BNP Paribas e Mediobanca), Poste dichiara che comprerà tutte le azioni che le verranno offerte, anche se non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta. Una prova di forza e di determinazione assoluta.

Promesse mantenute: dividendi sicuri per chi accetta

Il messaggio finale del management di Poste è rassicurante e guarda dritto al portafoglio degli italiani. L’azienda ha infatti confermato la sua generosissima politica di dividendi. Tutti gli azionisti di TIM che decideranno di aderire a questa offerta storica riceveranno l’ambito acconto sul dividendo di Poste relativo all’anno 2026, che verrà comodamente accreditato sui loro conti correnti il prossimo 25 novembre 2026.
L’Offerta regolare scadrà alle 17:30 di venerdì 11 settembre, ma grazie alla rinuncia della Condizione Soglia, ci sarà una provvidenziale “Riapertura dei Termini” straordinaria dal 21 al 25 settembre 2026. Il dado è tratto: l’unione tra Poste e TIM è destinata a cambiare per sempre il volto dell’economia italiana.

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Economia

Perché benzina e diesel costano un occhio della testa se il petrolio scende? La dura verità sul “salasso” che sta svuotando le tasche degli italiani

Ti sei mai chiesto perché al telegiornale dicono che “il prezzo del petrolio scende”, ma quando vai a fare il pieno paghi sempre la Benzina e il Diesel quasi DUE EURO al litro?! 💸 ⛽ Vi siete accorti di questo insopportabile scherzo che ci svuota il portafoglio ogni volta che andiamo dal benzinaio? Le tensioni internazionali hanno fatto abbassare il prezzo al barile del petrolio grezzo, ma sulle nostre strade il conto è sempre salatissimo! La benzina viaggia intorno a 1,95 € al litro, e il diesel supera i 2,04 €! Ma di chi è la colpa? Degli “sconti sulle accise” inefficaci o c’è dell’altro? Gli analisti economici europei hanno finalmente svelato la triste verità: non manca il petrolio grezzo, ma in Europa mancano gli “impianti di raffinazione” per trasformarlo in carburante finito! Si è creato un assurdo “collo di bottiglia” industriale, e indovinate chi ne paga le conseguenze? Noi cittadini! E attenzione, il danno è doppio! Anche chi non possiede un’auto a diesel, sta subendo una gravissima perdita di denaro a causa di questi rincari! Perché? Perché i tir, i trattori agricoli e i mezzi per l’edilizia vanno tutti a gasolio. Se i costi dei trasporti aumentano, schizza automaticamente alle stelle anche il prezzo del pane, della pasta, della carne e della verdura che compriamo tutti i giorni al supermercato (non a caso l’inflazione di agosto ha toccato il 3,3%). Leggi i dati ufficiali di questa ingiustizia economica nel nostro articolo completo! 👇 🛒 Quante volte vi siete arrabbiati nel vedere i prezzi dei cartelloni dei benzinai che salgono come missili ma non scendono mai, anche quando il petrolio cala in borsa? Siete d’accordo sul fatto che questo meccanismo della raffinazione sia una vera e propria ingiustizia contro i cittadini e i lavoratori? Diteci la vostra nei commenti e condividete questa inchiesta per far sapere a tutti la verità!

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Raffineria

Redazione – È una scena che purtroppo tutti gli automobilisti italiani ed europei conoscono a memoria. Si accende la televisione, si ascoltano i telegiornali economici e si sente annunciare con grande enfasi che il prezzo internazionale del petrolio è finalmente in calo. Poi, carichi di speranza, si va alla stazione di servizio sotto casa per fare il pieno e si scopre l’amara, amarissima verità: i prezzi della benzina e del diesel sono rimasti bloccati alle stelle, quasi ai massimi storici.
Come è possibile questa clamorosa e frustrante ingiustizia? Come può il “sangue” dei nostri motori costare così tanto se la materia prima scende? Nelle ultime settimane, le voci su una clamorosa prospettiva di pace in Medioriente tra Iran e Stati Uniti hanno fatto oscillare bruscamente il Brent (il greggio di riferimento internazionale), che dalla fine di febbraio ha viaggiato tra i 73 e i 126 dollari al barile, assestandosi recentemente a circa 95 dollari. Eppure, nonostante il petrolio grezzo non sia assolutamente ai suoi massimi storici, i nostri portafogli continuano a piangere ogni volta che afferriamo la pistola del distributore.

Il paradosso del “collo di bottiglia” della raffinazione

La risposta a questo odioso salasso non risiede nell’estrazione del petrolio, bensì in quello che accade dopo. I listini dei carburanti non riflettono soltanto il prezzo del greggio, ma nascondono i costi vertiginosi e la scarsa disponibilità della raffinazione.
A spiegare il tragico meccanismo che ci sta impoverendo è stato Sumit Ritolia, autorevole analista per l’offerta di raffinazione presso Kpler, in una recente intervista a Euronews Business: «Il motivo principale del crescente e inaccettabile divario tra il greggio grezzo e i prezzi dei carburanti finali in Europa è che si tratta sempre più di un problema di raffinazione e di offerta di prodotti finiti, molto più che di un semplice problema di estrazione. In poche parole: il greggio può anche essere disponibile e abbondante, ma la capacità industriale di trasformarlo nei prodotti giusti (in particolar modo il vitale diesel) è diventata molto, ma molto più limitata».

La favola dell’elettrico e la schiacciante realtà del gasolio

Ad aggravare la situazione c’è la narrazione “green” europea, che si scontra violentemente con la dura realtà dell’asfalto. Sebbene le auto elettriche rappresentino una quota indubbiamente crescente (e iper-pubblicizzata) delle nuove immatricolazioni, i dati ufficiali smascherano una verità innegabile: le nostre vite dipendono ancora totalmente dai combustibili fossili.
Secondo gli ultimissimi dati stilati da ACEA sul parco circolante europeo, quasi nove automobili passeggeri su dieci si muovono ancora grazie alla benzina (49,2%) e al gasolio (38,4%), per una schiacciante quota complessiva dell’87,6%. L’Europa va a motore termico, e la morsa del caro carburante stritola le famiglie senza pietà: nella settimana iniziata il 31 agosto, la benzina è costata in media 1,95 euro al litro, e il diesel ben 2,04 euro al litro (appena un misero 3% in meno rispetto al picco drammatico e disastroso toccato nell’aprile del 2026).

Il nemico invisibile: perché il diesel ci impoverisce al supermercato

Ma il dramma più grande di questo “caro carburanti” è che colpisce con ferocia inaudita anche quelle famiglie che un’auto diesel non l’hanno mai posseduta. Perché se è vero che si può decidere di prendere l’autobus per risparmiare sul pieno, è altrettanto vero che il gasolio rappresenta il cuore pulsante e inarrestabile di gran parte del trasporto stradale europeo, dalla logistica delle merci all’agricoltura, fino all’edilizia.
Quando il prezzo del diesel rimane perversamente alto per mesi, i costi di trasporto per i camionisti e gli agricoltori esplodono. E questi rincari vengono automaticamente (e inevitabilmente) scaricati sul prezzo finale del cibo che compriamo al supermercato, dalla pasta alla carne, fino alla verdura fresca. Non a caso, gli ultimi allarmanti dati sull’inflazione nell’area euro di agosto mostrano un rialzo al 3,3%, trascinato in alto proprio dal costo folle dell’energia. I governi europei continuano a tamponare con timidi “sconti sulle accise”, ma la realtà è che milioni di cittadini continuano a essere dissanguati da un sistema di raffinazione che fa profitti d’oro, mentre a noi non resta che stringere, ancora una volta, la cinghia.

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