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Attualità

Zes Unica, allarme Uil: l’Abruzzo è in affanno nel primo semestre 2026

🚨 ALLARME ECONOMIA: L’ABRUZZO IN AFFANNO NELLA ZES UNICA, INTERCETTATO SOLO IL 2,4% DEGLI INVESTIMENTI NAZIONALI. LA DENUNCIA DELLA UILUn serio campanello d’allarme per il futuro industriale e occupazionale della nostra regione. La Uil Abruzzo ha analizzato i dati del Dipartimento per il Sud relativi al primo semestre del 2026: nei primi sei mesi dell’anno l’Abruzzo ha ottenuto appena 10 autorizzazioni uniche, pari a un marginale 2,4% del totale nazionale della Zes Unica. Un dato preoccupante che evidenzia la difficoltà del territorio di reggere il passo nella feroce competizione tra le regioni del Mezzogiorno, dominata da Campania e Puglia che da sole accentrano oltre il 78% degli investimenti privati con 185 e 148 autorizzazioni rilasciate. 📉💼📊Il Segretario Generale Michele Lombardo ha criticato l’attuale centralizzazione dello strumento, evidenziando come con il passaggio alla Zes Unica sia venuto meno quel prezioso modello di confronto territoriale e monitoraggio condiviso con le parti sociali avviato dall’ex commissario Miccio. Per la Uil, la crescita economica di PIL ed export da sola non basta se non si traduce in benessere diffuso: il componente della segreteria Valerio Camplone chiede di legare fermamente gli incentivi fiscali alle imprese alla creazione di lavoro stabile, protetto da contratti collettivi e sicuro. Il sindacato esorta la Regione a definire una strategia industriale chiara, puntando su infrastrutture, logistica avanzata e innovazione tecnologica legata all’intelligenza artificiale per non perdere la sfida della transizione ecologica. 🏛️🇮🇹✨👇 Pensi che la gestione della Zes Unica debba tornare in mano alle singole regioni per rispondere meglio alle esigenze delle imprese locali? Esprimi la tua opinione nei commenti!#ZesUnica2026 #UilAbruzzo #MicheleLombardo #ValerioCamplone #InvestimentiSud #SviluppoIndustriale #EconomiaAbruzzo #LavoroTutelato #WelfareTerritoriale

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Valerio Camplone

Pescara – Nel panorama macroeconomico del Mezzogiorno, la capacità di intercettare i flussi finanziari e di capitali privati legati ai regimi doganali e fiscali agevolati rappresenta la principale variabile per governare la transizione ecologica e industriale dell’apparato produttivo. La transizione strutturale dalla vecchia governance delle Zone Economiche Speciali regionali all’attuale modello accentrato della Zes Unica sta ridefinendo i rapporti di forza commerciali tra le regioni del Sud Italia, innescando una forte e competitiva corsa all’attrazione degli investimenti di secondo livello. In questo scenario di accesa competizione territoriale, la Uil Abruzzo ha diramato un’articolata e preoccupata nota di analisi basata sugli ultimi dati consuntivi relativi al primo semestre del 2026, evidenziando una condizione di marcato affanno e rallentamento strutturale per il sistema industriale abruzzese nel posizionamento strategico continentale.

I dati del Dipartimento per il Sud: il primato di Campania e Puglia

I dati statistici ufficiali elaborati dal Dipartimento per il Sud della Uil, aggiornati al 30 giugno 2026, tracciano un quadro di forte asimmetria nella ripartizione delle autorizzazioni uniche tra le diverse aree della macroregione meridionale. Nel corso dei primi sei mesi dell’anno, l’Abruzzo ha ottenuto e formalizzato esclusivamente 10 autorizzazioni d’investimento, una quota marginale che si attesta ad appena il 2,4% del computo totale registrato su scala nazionale. Al contrario, altri distretti industriali del Mezzogiorno mostrano performance espansive a doppia cifra: la Campania si colloca al vertice della piramide logistica con ben 185 autorizzazioni uniche rilasciate, seguita a breve distanza dalla Puglia con 148 decreti operativi. Insieme, queste due regioni intercettano e monopolizzano oltre il 78% del volume complessivo degli investimenti programmati all’interno della Zes Unica, polarizzando i flussi di liquidità a danno dei distretti più piccoli o meno strutturati dal punto di vista burocratico.

La dottrina Lombardo: la centralizzazione dei tavoli e l’eredità di Miccio

Il nodo politico e amministrativo sollevato dal Segretario Generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, investe direttamente i mutamenti di governance introdotti con il superamento dei commissariati locali. Durante la precedente stagione delle Zes regionali, l’allora commissario straordinario Mauro Miccio aveva istituito un metodo di concertazione basato sulla convocazione periodica di tavoli condivisi e permanenti tra le organizzazioni sindacali e datoriali, garantendo un monitoraggio capillare dei cantieri e un accompagnamento personalizzato delle imprese sane. Con l’avvento della Zes Unica centralizzata a Roma, questa preziosa cabina di regia territoriale è venuta meno, generando un vuoto relazionale e una contrazione della capacità programmatoria locale. Lombardo invoca l’immediato ripristino di momenti strutturati di confronto sussidiario per governare l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei futuri processi della manifattura, dell’energia e della logistica intermodale abruzzese.

Il manifesto di Camplone: contrastare il mismatch e la precarietà salariale

In ultima analisi, la disamina condotta da Valerio Camplone, componente della segreteria regionale del sindacato confederale, sposta l’accento sulla qualità etica e contrattuale dello sviluppo economico in corso nella regione. Nonostante l’Abruzzo registri indicatori positivi e costanti in termini di incremento del PIL e di espansione dei volumi dell’export manifatturiero nel settore dell’automotive e del farmaceutico, la crescita puramente contabile non si sta traducendo in modo lineare in una riduzione delle disuguaglianze o delle sacche di precarietà sociale. La Uil Abruzzo ribadisce che l’efficacia reale dello strumento della Zes Unica non può essere valutata esclusivamente sulla base delle semplificazioni burocratiche e degli sgravi fiscali concessi alle imprese, ma deve essere vincolata alla creazione di posti di lavoro stabili, all’applicazione rigorosa dei contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi, alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e all’erogazione di salari competitivi in grado di contrastare l’erosione del potere d’acquisto reale delle famiglie.

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Poste Italiane, semestre record nella logistica: consegnati 179 milioni di pacchi

🚨 RECORD LOGISTICA: POSTE ITALIANE CONSEGNA 179 MILIONI DI PACCHI NEL PRIMO SEMESTRE 2026. VOLANO I RECAPITI DEI PORTALETTEREUn bilancio semestrale straordinario che consacra la rivoluzione green e digitale della distribuzione in Italia. Da gennaio a giugno 2026, Poste Italiane ha archiviato cifre da primato nella logistica gestendo la cifra record di 179 milioni di pacchi, con una crescita del 12,5% anno su anno. All’interno di questo boom dell’e-commerce, i portalettere diventano sempre più centrali: sono ben 81 milioni i pacchi recapitati direttamente dai postini (+22,6%), arrivando a coprire quasi la metà delle consegne totali del Paese nel secondo trimestre. Un risultato storico reso possibile dalla nuova rete corriere a gestione diretta e da un modello di distribuzione a zone siglato con un innovativo accordo sindacale. 📦📈 postalLa strategia industriale del gruppo mette al centro la sostenibilità ambientale grazie a una flotta green di 30 mila veicoli a basse emissioni, di cui ben 6.200 alimentati con motori full electric. Per rendere i trasporti sempre più puliti e azzerare le emissioni di CO2, prosegue il successo del progetto “Green Delivery”, che offre ai cittadini una rete flessibile e capillare di punti di ritiro: ai 12.700 tradizionali uffici postali si aggiungono infatti circa 20 mila punti di prossimità tra Locker automatici e la Rete Punto Poste, un modello vincente che unisce le esigenze di comodità dei clienti alla tutela degli ecosistemi urbani. 🏛️✈️🌱👇 Utilizzi regolarmente i Locker automatici e gli uffici postali come punti di ritiro per i tuoi acquisti online per evitare consegne a vuoto? Scrivilo nei commenti!#PosteItaliane #LogisticaRecord #ECommerceItalia #PortaletterePoste #FlottaGreen #GreenDelivery #LockerPoste #RetePuntoPoste #TransizioneEcologica #MefFinanza

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Portalettere Poste Italiane

Roma – Nel dinamico scacchiere dell’economia digitale continentale, il potenziamento dei network di distribuzione intermodale e l’ingegneria dei flussi logistici legati all’e-commerce rappresentano le principali variabili per sostenere la competitività industriale dei grandi operatori di mercato. Poste Italiane S.p.A. ha formalizzato i dati consuntivi relativi al primo semestre del 2026, archiviando sei mesi di primati assoluti nel comparto della logistica integrata. Da gennaio a giugno dell’anno corrente, l’azienda ha gestito e recapitato la cifra record di 179 milioni di pacchi sull’intero territorio nazionale, registrando un incremento strutturale del 12,5% su base annua. Questo indicatore macroeconomico consolida il ruolo del gruppo quale principale asse portante del welfare distributivo del Paese, guidando i processi di transizione industriale e l’evoluzione dei servizi di consegna per i consumatori finali.

La centralità dei portalettere: un balzo del 22,6% grazie alla rete corriere diretta

L’architettura del nuovo assetto logistico evidenzia la progressiva e strategica centralizzazione dei portalettere all’interno della filiera dei piccoli colli e dei pacchi commerciali. Nel corso del primo semestre 2026, i postini di Poste Italiane hanno recapitato a domicilio ben 81 milioni di pacchi, segnando una progressione netta del 22,6% rispetto al medesimo segmento temporale del 2025. La scomposizione trimestrale dei dati documenta un’accelerazione geometrica: tra aprile e giugno, la rete dei portalettere ha assorbito quasi la metà dei volumi totali delle consegne nazionali. Questa performance riflette l’efficacia industriale della nuova rete corriere a gestione diretta, potenziata dall’introduzione di un modello di distribuzione parcellizzato a zone; la nuova organizzazione, blindata attraverso la sigla di un recente accordo sindacale con le organizzazioni di categoria, garantisce una flessibilità operativa senza precedenti per far fronte ai picchi di domanda del mercato.

La sostenibilità della flotta: 30 mila veicoli a basse emissioni e 6.200 full electric

Sotto il profilo ingegneristico della sostenibilità ambientale e in perfetta aderenza ai parametri europei di mitigazione dell’impronta carbonica (carbon footprint), la flotta aziendale è stata oggetto di un massiccio piano di investimenti e ammodernamento tecnologico. Poste Italiane schiera oggi sul territorio una flotta green composta da 30 mila veicoli a basse emissioni, all’interno della quale spicca un nucleo d’avanguardia rappresentato da 6.200 mezzi pesanti e leggeri di tipo full electric. Questo hardware ecologico consente di azzerare l’impatto di secondo livello nei centri storici e nelle aree metropolitane a forte densità di traffico, traducendo i principi della responsabilità sociale d’impresa in metriche ambientali oggettive e tracciabili, riducendo l’indice di inquinamento acustico e atmosferico delle consegne quotidiane.

Il progetto Green Delivery e i 20 mila punti della Rete Punto Poste e Locker

In ultima analisi, il consolidamento della capillarità distributiva poggia sullo sviluppo del progetto strategico “Green Delivery”, un’infrastruttura di welfare logistico studiata per flessibilizzare l’ultimo miglio (last mile) e abbattere i tassi di fallimento delle consegne a domicilio. Il network mette a disposizione dei clienti un’articolata galassia di punti di ritiro fisici alternativi, imperniata sulla rete dei circa 12.700 uffici postali capillarizzati in ogni municipalità della penisola. A questo presidio istituzionale si affiancano circa 20 mila nodi automatizzati e di prossimità, ripartiti tra gli esercizi convenzionati della Rete Punto Poste e i Locker digitali autogestiti. L’accentramento dei volumi di consegna presso questi hub non solo risponde alla domanda di flessibilità oraria avanzata dai consumatori della Generazione Z, ma genera una consistente e misurabile riduzione delle emissioni di CO2 grazie all’ottimizzazione dei percorsi dei vettori, coniugando la crescita del fatturato aziendale alla tutela inderogabile degli ecosistemi urbani.

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PA, il ministro Zangrillo ad Agorà: non è un carrozzone, assunti 642mila giovani

🚨 RIFORMA STATO: IL MINISTRO PAOLO ZANGRILLO AD “AGORÀ ESTATE” DIFENDE LA PA E ANNUNCIA LA CHIUSURA DEI CONTRATTI CON 642 MILA NUOVE ASSUNZIONILa Pubblica Amministrazione volta pagina e dice addio alla vecchia burocrazia ottocentesca. Ospite di Giulia Di Stefano su Rai 3, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha rivendicato con forza i risultati raggiunti dal Governo sul fronte del capitale umano, respingendo l’etichetta di “carrozzone” inefficiente per un comparto che conta 3,4 milioni di lavoratori. Grazie a uno stanziamento record di 30 miliardi di euro, l’esecutivo ha ufficialmente chiuso la tornata contrattuale 2025-2027 per tutti i comparti pubblici, siglando come ultimo tassello il delicato accordo della sanità. 🏛️📈💼Zangrillo ha evidenziato lo straordinario piano di ringiovanimento delle piante organiche dei Comuni e dei Ministeri: sono ben 642 mila i nuovi assunti entrati in servizio, in larghissima parte giovani under 40 che stanno abbattendo l’età media (ferma a 52 anni al momento dell’insediamento) e digitalizzando i servizi. I numeri della transizione parlano chiaro: 41 milioni di italiani usano SPID e 40 milioni la Carta d’Identità Elettronica. Massima prudenza invece sull’Intelligenza Artificiale, definita un aiuto prezioso ma che non potrà mai sostituire il discernimento e la responsabilità decisionale dell’uomo. Spazio infine al caro carburanti: per il ministro, la vera risposta all’impennata dei prezzi alla pompa potrà arrivare solo dalla risoluzione della crisi geopolitica internazionale nello Stretto di Hormuz. 🌐⛽🇮🇹👇 Ritieni che l’ingresso di oltre 600 mila giovani dipendenti pubblici stia realmente velocizzando le pratiche burocratiche nei Comuni della tua zona? Raccontacelo nei commenti!#PaoloZangrillo #AgoràEstateRai3 #PubblicaAmministrazione #RinnoviContrattuali #AssunzioniGiovani #SpidCie #IntelligenzaArtificiale #CaroCarburanti #Hormuz #WelfareIstituzionale

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Zangrillo

Roma – Nel quadro dei moderni processi di modernizzazione dello Stato e di efficientamento della spesa pubblica nell’Eurozona, la riforma della macchina amministrativa centrale e periferica costituisce una variabile nevralgica per garantire la competitività macroeconomica del Paese. Ospite della trasmissione televisiva “Agorà Estate” in onda su Rai 3 e condotta dalla giornalista Giulia Di Stefano, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha rilasciato un’articolata intervista per tracciare il bilancio consuntivo delle politiche sul capitale umano attuate dall’esecutivo. Il ministro ha respinto con fermezza i vecchi stereotipi storiografici che dipingono la burocrazia statale come un apparato inefficiente e pletorico, riaffermando il valore strategico del comparto: «La Pubblica Amministrazione è tutto meno che un carrozzone. Abbiamo lavorato moltissimo, con grande intensità, sulle persone. La PA è composta da 3,4 milioni di persone che erogano servizi essenziali ai cittadini ed è su di loro che ci siamo concentrati».

Il piano straordinario delle assunzioni: 642 mila innesti under 40

Il nucleo centrale della strategia di rilancio illustrata dal titolare del dicastero di Palazzo Vidoni risiede nel drastico piano straordinario di reclutamento e di turnover generazionale volto a bonificare una struttura storicamente penalizzata dall’elevata età anagrafica dei dipendenti. Al momento dell’insediamento del Governo, la macchina pubblica ereditava un’età media del personale pari a 52 anni, a fronte di un monte orario dedicato all’aggiornamento didattico di appena sei ore pro capite all’anno. I protocolli di concorso accelerati introdotti negli ultimi mesi hanno permesso l’innesto strutturale di 642 mila nuove unità lavorative, in larga parte rappresentate da professionisti under 40. Questo massiccio ricambio generazionale, integrato a percorsi di formazione continua obbligatoria, persegue l’obiettivo macroeconomico di abbattere i processi gestionali di impianto ottocentesco e snellire i labirinti burocratici che frenano la libertà d’impresa dei mercati.

La chiusura della tornata contrattuale 2025-2027 e i 30 miliardi di euro

Sotto il profilo delle relazioni sindacali e della tutela del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, Zangrillo ha analizzato la complessa cronistoria salariale del comparto, reduce da un blocco contrattuale durato otto anni. Per sanare i ritardi accumulati a partire dal 2018, l’esecutivo ha stanziato risorse complessive per circa 30 miliardi di euro, una dottrina finanziaria protettiva che ha permesso di stabilire una solida concertazione con le sigle sindacali confederali e autonome. Il ministro ha annunciato ufficialmente la formale e definitiva chiusura della tornata contrattuale per il triennio 2025-2027 all’interno di tutti i comparti della Pubblica Amministrazione, un traguardo blindato nelle ultime ore grazie alla sigla del rinnovo relativo al settore della sanità pubblica, garantendo stabilità contrattuale e continuità retributiva alle maestranze mediche e infermieristiche.

L’identità digitale di SPID e l’intelligenza artificiale senza delega decisionale

Un capitolo di primaria importanza per la transizione digitale dello Stato investe la diffusione delle piattaforme tecnologiche di interazione telematica con la cittadinanza. I dati consolidati dimostrano che il sistema SPID è attualmente utilizzato da 41 milioni di italiani, a cui si sommano i 40 milioni di tessere della Carta d’Identità Elettronica (CIE) operative sul territorio, infrastrutture informatiche che, insieme all’unificazione dei pagamenti su PagoPA, azzerano l’obbligo di recarsi fisicamente presso gli sportelli municipali. Zangrillo ha tuttavia evidenziato la necessità di strutturare un welfare digitale protettivo che tenga conto dei bisogni della popolazione anziana. In merito all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro amministrativi, la linea del ministero esclude qualsiasi deriva dirigistica dell’algoritmo: l’IA deve operare esclusivamente come hardware sussidiario a supporto dell’operatore, fermo restando che il discernimento etico, la responsabilità giuridica e l’atto decisionale finale devono rimanere saldamente in mano all’uomo.

Il caro carburanti e la crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz

In ultima analisi, il titolare della Funzione Pubblica ha risposto ai quesiti dei media in ordine all’impatto economico del caro carburanti sui bilanci delle famiglie, ricollegando le fiammate dei listini alla pompa alle dinamiche dei conflitti internazionali nel quadrante mediorientale. Zangrillo ha ammesso che la reattività del Governo è stata finora condizionata dalle limitate disponibilità finanziarie del bilancio dello Stato, escludendo interventi strutturali estemporanei in assenza di un allentamento delle tensioni geopolitiche internazionali: «Si tratta di una questione che dobbiamo seguire con particolare attenzione. Viviamo una fase nella quale, purtroppo, subiamo le conseguenze di eventi che non dipendono da noi. È necessario che la crisi dello Stretto di Hormuz trovi una soluzione. Solo quella sarà la risposta che i Paesi europei potranno dare ai cittadini». La stabilizzazione del canale marittimo e il rientro dell’indice Brent vengono indicati come le uniche variabili in grado di alleggerire la pressione fiscale sulle accise energetiche.

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Politica

Declino M5S, Sforzini: fallite le ricette di Grillo, spazio a Futuro Nazionale

🚨 ANALISI POLITICA: “IL PALAZZO HA DIVORATO IL M5S PER IL FALLIMENTO DELLE SUE IDEE”. LUCA SFORZINI LANCIA LA SFIDA DI FUTURO NAZIONALEIl declino del populismo apre una prateria per una nuova classe dirigente basata sul merito e sulle competenze reali. Il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, interviene con una dura nota ufficiale per analizzare il crollo del Movimento 5 Stelle certificato dallo stesso Beppe Grillo. Secondo l’esponente del think tank di Futuro Nazionale, il fallimento dei pentastellati era inevitabile perché fondato su ricette economiche e sociali palesemente errate come l’utopia dell'”uno vale uno”, la cultura della decrescita felice e una linea geopolitica anti-occidentale. 🏛️📉Sforzini evidenzia come oggi esista un enorme spazio politico libero, che Futuro Nazionale ha la responsabilità e l’opportunità di occupare senza ripetere gli errori del passato. La sfida per il futuro si giocherà sul rigore e sulla qualità della selezione della classe dirigente, puntando su uomini e donne dotati di credibilità personale, responsabilità e atlantismo. È proprio con questa missione formativa che opera il Centro Studi Rinascimento Nazionale: dimostrare che esiste un’alternativa alla protesta fine a se stessa, costruendo una proposta di governo seria fondata sulla crescita economica, sulla sicurezza e sulla libertà d’iniziativa. 🇮🇹🗳️✨👇 Condividi l’opinione di Sforzini secondo cui la cultura del merito e delle competenze deve sostituire definitivamente la stagione dell'”uno vale uno”? Scrivilo nei commenti!#LucaSforzini #RinascimentoNazionale #FuturoNazionale #BeppeGrillo #Movimento5Stelle #UnoValeUno #ClasseDirigente #CulturaDelMerito #PoliticaItaliana #StatoEDiritto

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano – Nel quadro del profondo riposizionamento delle forze politiche e delle dottrine di governance nel sistema parlamentare italiano, l’implosione strutturale dei movimenti populisti di prima generazione sta ridisegnando le geografie del consenso elettorale. Intervenendo dalla sede istituzionale del Castello Sforzini a Castellar Ponzano, il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, ha rilasciato una dura e articolata analisi politologica in merito alle recenti esternazioni del garante del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Pur condividendo l’assunto di base secondo cui le dinamiche parlamentari e ministeriali avrebbero progressivamente assimilato e snaturato l’identità originaria della compagine pentastellata, Sforzini — alla guida del think tank di “Futuro Nazionale” — individua nel fallimento intrinseco delle tesi grilline la causa primaria di questo collasso politico e macroeconomico.

La decostruzione del grillismo: i limiti dell’anti-occidentalismo e dell’uno vale uno

La critica metodologica formulata dal presidente di Rinascimento Nazionale investe direttamente l’architettura teorica che ha guidato la nascita del primo grillismo nel Paese. Sforzini evidenzia come l’utopia egualitaria dell'”uno vale uno”, la retorica economica della decrescita felice e una marcata postura geopolitica anti-occidentale abbiano costituito fin dall’inizio i limiti strutturali insuperabili del Movimento, precludendone la transizione da fenomeno di protesta a credibile forza di governo: «L’errore è pensare che la risposta sia tornare al grillismo delle origini. Proprio l’uno vale uno, la cultura della decrescita e l’impostazione anti-occidentale hanno impedito al Movimento di trasformare la protesta in una proposta credibile. Se non c’è una solida cultura politica, la protesta viene inevitabilmente assorbita dal sistema».

Le praterie del consenso: il manifesto liberale e atlantista di Futuro Nazionale

La scomposizione del bacino elettorale del M5S apre, secondo l’analisi del Centro Studi, uno spazio di rappresentanza di straordinaria ampiezza all’interno del mercato dei voti nazionale, un perimetro d’azione che Futuro Nazionale mira a intercettare attraverso una netta inversione dottrinale. Il manifesto programmatico illustrato da Sforzini sostituisce il pauperismo assistenziale con un’agenda politica fondata sulla crescita economica, sulla libertà d’impresa, sulla sicurezza interna e sul rigido rispetto dei patti internazionali in chiave atlantista ed europea. La tutela dell’identità nazionale e il merito individuale vengono indicati come le uniche leve strategiche idonee a governare i processi di modernizzazione del Paese, offrendo alla cittadinanza una visione di lungo periodo strutturata per superare l’era dei sussidi a pioggia e dei bonus fiscali deregolamentati.

La selezione della classe dirigente e la missione di Rinascimento Nazionale

In ultima analisi, la crescita di Futuro Nazionale viene subordinata a un rigoroso e stringente protocollo di selezione meritocratica dei propri quadri direttivi, per evitare di replicare gli errori organizzativi che hanno condotto al declino della prima ondata populista. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale assume in questa fase il ruolo di vera e propria scuola di formazione e accademia politica per la futura classe dirigente dello Stato, vincolando l’accesso agli incarichi istituzionali a parametri insindacabili di credibilità personale, responsabilità civile e competenze certificate d’aula e di professione. Sforzini conclude riaffermando che solo una rigorosa selezione basata sulla qualità umana e tecnica degli amministratori locali permetterà al movimento di strutturare un consenso stabile e maturo, capace di tradursi in efficaci politiche di sviluppo economico e coesione sociale per la nazione.

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