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Milano celebra le tradizioni della Georgia con ACIGEA e Georgian Airways

🚨 CULTURA E GEOPOLITICA: MILANO CELEBRA LA GEORGIA CAUCASICA CON UN GRANDE EVENTO PROMOSSO DA ACIGEA E GEORGIAN AIRWAYSUn eccezionale connubio tra memoria storica, eccellenze enogastronomiche e diplomazia culturale nel cuore della metropoli lombarda! Presso il ristorante tipico “Dedaspuri”, si è svolta una straordinaria serata interamente dedicata alla Georgia caucasica, organizzata da ACIGEA, l’associazione internazionale guidata da Lali Panchulidze e ufficialmente riconosciuta da Stato, UE e Regione Lombardia, che da undici anni promuove i legami tra l’Italia e la strategica nazione eurasiatica. Protagonisti del tradizionale banchetto “Supra” sono stati i piatti speziati della tradizione e il celebre vino rosso Saperavi. 🍷🇬🇪✨L’evento ha ospitato autorità di primissimo piano, a partire dalla dottoressa Maka Mgebrishvili (vice Console facente funzioni della Georgia a Milano), che ha omaggiato i presenti con la tipica grappa “Chacha”, e ha visto la partecipazione del barone Roberto Jonghi Lavarini nel ruolo filologico di “Tamada” (capo tavola dei brindisi), di Giovanni Trombetta e Mauro Rotunno del Centro Studi Multipolari R360, e di Carlo Castagna, coordinatore di “Avventure nel Mondo”. Alla serata sono giunti i saluti del principe Irakli Bagrationi e del sindaco di Tbilisi Kakha Kaladze, indimenticato campione del Milan. La presidente Lali Panchulidze, che guida anche la presenza in Italia della compagnia di bandiera Georgian Airways (attiva con voli diretti da Bergamo Orio al Serio e Roma), ha rilanciato la sfida per il futuro annunciando un immenso festival culturale con danze tradizionali e degustazioni che si terrà a metà ottobre presso il prestigioso Centro Congressi del PIME di Milano. 🏛️✈️🌍👇 Ti affascina la storia millenaria della Georgia, la prima nazione cristiana del Caucaso, e vorresti visitarla per un viaggio culturale? Raccontacelo nei commenti!#ACIGEA #GeorgiaItalia #LaliPanchulidze #MakaMgebrishvili #KakhaKaladze #GeorgianAirways #BanchettoSupra #PimeMilano #AvventureNelMondo #CentroStudiR360 #MilanoEventi

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Lali Panchulidze, Carlo Castagna e Maka Mgebrishvili.

Milano – Nel quadro delle moderne strategie di diplomazia culturale, internazionalizzazione dei flussi turistici e cooperazione geopolitica ed economica tra l’Unione Europea e il distretto caucasico, la valorizzazione delle matrici identitarie eurasiatiche si conferma un asset di primaria importanza per il consolidamento dei mercati e per la promozione della pace internazionale. Nella serata di ieri, mercoledì 29 luglio 2026, l’hub enogastronomico del ristorante tipico georgiano Dedaspuri di Milano ha ospitato un esclusivo forum culturale e conviviale interamente focalizzato sulle antiche tradizioni e sulle prospettive di sviluppo della Georgia. L’evento è stato promosso e orchestrato dall’Associazione Culturale Internazionale Cristiana Ecumenica Italia Georgia Eurasia (ACIGEA), organismo legalmente costituito e formalmente riconosciuto dallo Stato Italiano, dall’Unione Europea e dalla Regione Lombardia, che da oltre undici anni opera sul territorio nazionale per capillarizzare la conoscenza di questa nazione cerniera tra Oriente e Occidente.

Il parterre delle autorità: la presenza del vice Console Maka Mgebrishvili

La manifestazione ha registrato la partecipazione di autorevoli delegazioni del corpo diplomatico, dell’accademia e del Terzo Settore, configurandosi come un importante laboratorio di mediazione interculturale e di cooperazione ecumenica transnazionale. L’ospite d’onore della serata è stata la dottoressa Maka Mgebrishvili, vice Console, facente funzioni, della Georgia a Milano e per l’intero quadrante del Nord Italia, la quale ha solennizzato il banchetto donando ai numerosi commensali la celebre Chacha, la tradizionale grappa vinicola caucasica ad alta gradazione. Ai convenuti sono giunti inoltre i formali e affettuosi saluti istituzionali trasmessi da Kakha Kaladze, attuale sindaco della capitale Tbilisi ed ex colonna difensiva del Milan, dal principe Irakli Bagrationi, esponente di vertice della più antica dinastia sovrana cristiana dell’Eurasia, e da Maya Bubashvili, vicepresidente di ACIGEA, impossibilitata a presenziare per concomitanti impegni di segreteria.

La filologia del banchetto Supra e il ruolo del Tamada

L’ordito antropologico della serata ha vissuto la sua espressione più autentica attraverso la fedele riproposizione della Supra, il tradizionale e solenne banchetto georgiano in cui le portate della cucina speziata e variopinta — accompagnate dalle note del celebre vino rosso strutturato Saperavi — vengono ritmate da una sequenza codificata di brindisi filosofici. Il ruolo filologico di Tamada (il capo tavola e custode dell’ordine simposiale) è stato esercitato dal barone Roberto Jonghi Lavarini. Tra le personalità del mondo dei media, della saggistica e delle professioni presenti in sala si segnalano: Giovanni Trombetta e Mauro Rotunno, in rappresentanza del Centro Studi Multipolari R360; il professor Attilio Vaccaro Belluscio, docente universitario specializzato in cartografia storica; l’avvocato milanese Max Francioli e Carlo Castagna, coordinatore strategico della nota agenzia di viaggi “Avventure nel Mondo”, affiancati da delegati culturali di Bulgaria, Croazia, Romania e Russia, uniti in un comune percorso di fratellanza cristiana fondato sulla tutela dei valori tradizionali dell’Occidente e dell’Oriente europeo.

La partnership con Georgian Airways e il gran galà di ottobre al PIME

La stabilità logistica e l’espansione dei canali d’interscambio tra l’Italia e il Caucaso poggiano sulla solida alleanza manageriale strutturata da Lali Panchulidze, fondatrice, presidente e anima trainante di ACIGEA, nonché rappresentante generale per il mercato italiano di Georgian Airways. La compagnia aerea di bandiera garantisce la continuità dei flussi passeggeri e commerciali attraverso regolari voli di linea settimanali operati dagli scali aeroportuali di Bergamo Orio al Serio e Roma Fiumicino, coordinati d’intesa con il presidente del vettore Tamaz Gaiashvili. A margine del forum milanese, la presidente Panchulidze ha tracciato la roadmap per le prossime scadenze promozionali, annunciando per la metà di ottobre 2026 l’organizzazione di un monumentale gran galà interamente dedicato alla Georgia presso il Centro Congressi del PIME di Milano. L’evento, promosso in sinergia da Avventure nel Mondo, ACIGEA e il Consolato Generale, integrerà panel informativi di carattere turistico-economico a una grande esposizione di danze coreutiche tradizionali caucasiche e a sessioni di degustazione guidata dei prodotti d’eccellenza agraria del territorio, confermando il ruolo della cultura e del turismo come fondamentali e insostituibili strumenti di dialogo, interscambio e pace tra i popoli.

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L’Armenia celebra a Roma i 35 anni di indipendenza: un grandioso concerto per la pace e la fratellanza

La Musica come strumento meraviglioso per celebrare la Pace, la Libertà e la resilienza di un popolo incredibile. Il prossimo 22 settembre, nella suggestiva cornice dell’Auditorium Conciliazione a Roma, andrà in scena un evento storico e commovente: il grande Concerto di Gala per festeggiare il 35° Anniversario dell’Indipendenza della Repubblica d’Armenia! La serata, promossa direttamente dall’Ambasciata Armena in Italia, sarà un vero e proprio “abbraccio culturale” tra due nazioni sorelle. Sotto la sapiente direzione del Maestro Gerardo Di Lella, e grazie alla voce sublime della cantante lirica armena Goar Faradzhian, il pubblico assisterà a un dialogo musicale indimenticabile: le opere dei più grandi geni compositivi armeni (come Aram Khachaturyan) si intrecceranno con i capolavori della musica italiana. Un’occasione irrinunciabile per la comunità armena e per tutti gli italiani che amano la Grande Musica. Scopri tutti i dettagli di questa serata magica nel nostro articolo completo 👇

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L'Armenia celebra a Roma i 35 anni di indipendenza: un grandioso concerto per la pace e la fratellanza

Roma – Esistono nazioni che non si misurano semplicemente in base all’estensione dei loro confini geografici o alla potenza della loro economia, ma si misurano in base all’immensità della loro anima, alla fierezza della loro storia e alla straordinaria capacità di resistere alle tempeste del tempo. L’Armenia è senza ombra di dubbio una di queste nazioni. Un popolo fiero, antico e culturalmente ricchissimo, che ha saputo attraversare secoli di indicibili sofferenze senza mai perdere la propria identità e la propria voce. Proprio per onorare questa incredibile resilienza, la Capitale italiana si prepara a vivere una serata di purissima emozione, eleganza e profonda spiritualità. Il prossimo 22 settembre, infatti, l’Auditorium Conciliazione (a due passi dalla suggestiva cornice di Piazza San Pietro) si illuminerà a festa per ospitare un evento storico e imperdibile: il grande Concerto di Gala per celebrare la Festa Nazionale della Repubblica d’Armenia e il 35° anniversario della sua agognata Indipendenza.

Un popolo fiero: la grande festa nazionale nel cuore di Roma

L’iniziativa, fortemente voluta e promossa con orgoglio dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, non vuole essere una semplice celebrazione diplomatica per addetti ai lavori, ma un vero e proprio abbraccio collettivo. L’obiettivo è quello di spalancare le porte della cultura armena al pubblico italiano, creando uno spazio di incontro magico dove la musica diventa l’unico, potentissimo linguaggio capace di superare ogni barriera.
Festeggiare 35 anni di Indipendenza per l’Armenia significa celebrare la vita, la rinascita e la libertà di un popolo che ha lottato strenuamente per il diritto di esistere e di tramandare le proprie radici. La scelta di Roma come palcoscenico per questo anniversario così intimo e cruciale non è affatto casuale: rappresenta il suggello perfetto di un’amicizia secolare, un legame fraterno che unisce l’Italia e l’Armenia nel segno del rispetto reciproco, della solidarietà e della comune devozione per la bellezza dell’arte.

Il ponte musicale tra due culture: le sinfonie che uniscono le nazioni

Il cuore pulsante di questo indimenticabile Concerto di Gala sarà un programma musicale minuziosamente studiato per far dialogare, nota dopo nota, la grande e solenne tradizione musicale armena con il genio compositivo italiano. Gli spettatori avranno l’incredibile privilegio di ascoltare dal vivo le composizioni di alcuni dei più immensi e venerati autori della cultura armena, veri e propri eroi nazionali del pentagramma come Aram Khachaturyan e Arno Babajanyan.
Le loro melodie, intrise di malinconia, passione vulcanica e folclore caucasico, si intrecceranno dolcemente con i capolavori immortali dei più grandi compositori italiani. Sarà un viaggio acustico ed emotivo devastante, un percorso artistico pensato appositamente per dimostrare come due Paesi geograficamente lontani possano in realtà scoprirsi anime gemelle quando si incontrano sul terreno sacro della musica sinfonica.

Il Maestro Di Lella e la voce sublime di Goar Faradzhian

Per dare vita a uno spettacolo di questa caratura internazionale, servivano interpreti capaci non solo di leggere uno spartito, ma di trasmettere l’anima profonda di quelle note. Il difficilissimo e prestigioso compito di dirigere l’orchestra in questa serata di gala è stato affidato alla bacchetta esperta e passionale del Maestro Gerardo Di Lella, un nome che è garanzia assoluta di eccellenza e raffinatezza musicale.
Ma il momento che promette di far venire i brividi a tutto il pubblico presente in sala sarà l’esibizione della straordinaria cantante lirica armena Goar Faradzhian. Con la sua voce potente, cristallina e carica di pathos, la Faradzhian si farà carico di portare sul palco del sontuoso Auditorium Conciliazione tutto il dolore, l’amore e la speranza della sua terra natia, valorizzando in modo definitivo e spettacolare questo commovente abbraccio culturale tra il repertorio vocale armeno e quello squisitamente italiano.

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Adrenalina pura a Roma: piloti civili e militari si sfidano nella spettacolare Esercito Drone Challenge

Allacciate le cinture, perché la Capitale sta per ospitare una delle competizioni sportive più folli, futuristiche e adrenaliniche del mondo! Sabato 19 e Domenica 20 settembre, all’Ippodromo Militare di Tor di Quinto, va in scena la prima “Esercito 1659 Drone Challenge”. Un evento storico organizzato dal Ministero della Difesa, dove i migliori Piloti Civili d’Italia e i formidabili Piloti Militari dell’Esercito si sfideranno in gare di altissima velocità guidando mini-droni acrobatici con speciali “Visori” per simulare il volo in prima persona! E la cosa più bella è che l’intero villaggio (totalmente gratuito e pet-friendly) è una gigantesca giostra per le Famiglie e per i Bambini: i più piccoli potranno provare i simulatori di volo dell’Esercito, accarezzare i cani delle unità cinofile, arrampicarsi ed esplorare l’Ippodromo in sella a meravigliosi Pony! Previsti lanci spettacolari dei Paracadutisti e la premiazione finale presentata da Veronica Maya. Scopri tutto il fantastico Programma del weekend nel nostro articolo dedicato 👇

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Esercito 1659 Drone Challenge_Piloti

Roma – Allacciate le cinture e preparatevi a guardare il cielo con occhi completamente diversi, perché la Capitale sta per trasformarsi nel palcoscenico di una delle competizioni sportive più futuristiche, mozzafiato e adrenaliniche d’Italia. Immaginate piccolissimi e agilissimi velivoli che sfrecciano a velocità folli, compiendo acrobazie millimetriche guidati da piloti che, attraverso speciali visori ottici, vivono letteralmente l’illusione di volare in prima persona. Tutto questo diventerà realtà sabato 19 e domenica 20 settembre 2026, presso la suggestiva cornice dell’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” (in zona Tor di Quinto), dove andrà in scena la prima e attesissima edizione dell’Esercito 1659 Drone Challenge: l’evento straordinario in cui la massima precisione tecnologica sposa la velocità pura.

Il brivido del volo: piloti civili e militari uniti nella sfida

L’iniziativa (nata dalla formidabile sinergia tra il Ministero della Difesa, la società in house Difesa Servizi e l’Esercito Italiano, con il patrocinio del CONI e del Comune di Roma) rappresenta un esperimento sociale e sportivo meraviglioso. Per la prima volta, infatti, i migliori piloti civili del Paese e gli abilissimi operatori militari si ritroveranno fianco a fianco, uniti dalla stessa bruciante passione per il volo FPV (First Person View).
Il cuore pulsante dell’evento sarà il tracciato tecnico, disseminato di ostacoli sfidanti per testare i nervi d’acciaio, l’assoluta concentrazione e i riflessi dei concorrenti. In gara ci saranno 10 piloti d’élite della categoria PRO (trattandosi della quarta tappa ufficiale del Campionato Italiano di Droni FPV) e 32 audaci piloti della categoria OPEN, divisi equamente tra 16 civili e 16 militari. E per rendere la competizione ancora più prestigiosa, è confermata la presenza della fuoriclasse Luisa Rizzo, orgoglio nazionale e campionessa italiana in carica di droni da corsa. Ma lo spettacolo non sarà solo per chi ha in mano il radiocomando: il pubblico presente sulle tribune potrà vivere l’adrenalina del volo in diretta, grazie a giganteschi schermi ledwall che trasmetteranno le immagini aeree in tempo reale.

L’inaugurazione ufficiale: paracadutisti e istituzioni

L’evento, concepito per tramandare alle nuove generazioni i valori granitici del coraggio, della leadership e dello spirito di squadra tipici delle nostre Forze Armate, si aprirà sabato mattina con una cerimonia inaugurale (condotta dalla giornalista Valentina Bisti) che si preannuncia indimenticabile.
Alla presenza di altissime cariche dello Stato, tra cui il Sottosegretario di Stato alla Difesa (Senatrice Isabella Rauti), il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano (Generale Carmine Masiello) e l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi (Luca Andreoli), il cielo di Roma sarà letteralmente invaso dallo spettacolare lancio dei Paracadutisti del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, il tutto accompagnato solennemente dalle note della prestigiosa Banda musicale dell’Esercito Italiano.

Un villaggio per le famiglie: dai simulatori ai pony per i bimbi

Ma guai a pensare che l’Esercito 1659 Drone Challenge sia un evento riservato esclusivamente ai “nerd” o agli esperti di tecnologia. L’Ippodromo romano si trasformerà in un gigantesco villaggio gratuito e pet-friendly, aperto a tutti.
Oltre alle aree food truck per rifocillarsi tra una gara e l’altra, il vero capolavoro sarà l’EI 1659 Drone Village: uno spazio interattivo dove i militari racconteranno i segreti dell’innovazione tecnologica. E per i più piccoli la magia è assicurata grazie a una Kid Experience irripetibile: i bambini potranno sentirsi dei veri Top Gun provando i simulatori di volo, oppure accarezzare i cani delle unità cinofile dell’Esercito, cimentarsi in pareti d’arrampicata e, per i più romantici, salire in sella ai meravigliosi pony militari per scoprire il legame ancestrale tra cavallo e cavaliere.

Il programma del fine settimana e il gran finale

Il cartellone degli appuntamenti è denso e ricchissimo. Sabato 19 settembre, dopo l’apertura dei cancelli alle 10:00 e la spettacolare cerimonia d’inaugurazione delle 11:00 (con doppio lancio dei paracadutisti), il pomeriggio sarà interamente dedicato alle adrenaliniche prove cronometrate dei droni, per poi chiudersi in bellezza la sera con musica dal vivo e l’intrattenimento della live band Carola Jasmins.
Domenica 20 settembre si farà sul serio. Dalle 9:30 scatteranno le infuocate eliminatorie per le categorie OPEN e PRO. Alle ore 12:00, prima del gran finale, ci sarà spazio per la riflessione con il talk in diretta ANSA “I Droni e lo Sport”, alla presenza (tra gli altri) dell’AD di Leonardo, Lorenzo Mariani. Nel primissimo pomeriggio, tra le 12:30 e le 14:00, andranno in scena le accesissime finali che decreteranno i campioni assoluti, seguite alle 14:10 dalla sfarzosa cerimonia di premiazione condotta dal volto noto della TV Veronica Maya, sigillata dal concerto conclusivo della Banda dell’Esercito. Un weekend di emozioni, innovazione e orgoglio tricolore da non perdere assolutamente.

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Che cos’è davvero una casa oggi? A Roma la grande mostra “States of Uncertain Domesticities” indaga l’anima dell’abitare

Che cosa significa veramente la parola “Casa” al giorno d’oggi? È ancora un porto sicuro o, per molte donne, si è trasformata in una prigione di abusi e violenze silenziose? In un’epoca drammatica, segnata da guerre, crisi ambientali e migrazioni disperate, Roma si prepara a ospitare una delle rassegne d’arte più intense, provocatorie ed emozionanti d’Europa. Dal 19 settembre all’8 novembre 2026, gli storici spazi del Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese apriranno le porte alla grande mostra internazionale itinerante “States of Uncertain Domesticities”. Oltre 30 opere d’arte contemporanea (tra sculture, video, pittura e fotografia) realizzate da artisti di tutto il mondo, per indagare l’anima dell’abitare moderno attraverso una lente profondamente femminista, sociale e politica. Dallo strazio di chi perde la propria casa a causa della guerra, fino al grido d’allarme ecologista per difendere la Terra, la nostra unica grande Casa Comune! Scopri gli orari e tutti i dettagli dell’esposizione nel nostro articolo completo 👇

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Ines Fontenla, Soledad, 2014.

Roma – Chiudete gli occhi e pensate alla parola “Casa”. Immediatamente la nostra mente evocherà immagini di calore, di sicurezza, il profumo rassicurante del caffè al mattino o l’abbraccio delle coperte dopo una giornata faticosa. Per decenni l’abbiamo considerata il nostro rifugio inviolabile, il porto sicuro dove ancorare la nostra identità e i nostri affetti più profondi. Ma cosa succede quando quel porto sicuro viene improvvisamente spazzato via dalle guerre, dai disastri ambientali, dalle crisi economiche o, peggio ancora, quando le quattro mura domestiche si trasformano in una prigione silenziosa fatta di violenze e abusi? È esattamente da questa domanda drammatica e profondamente attuale che nasce la spettacolare mostra internazionale e itinerante “States of Uncertain Domesticities”, pronta a sbarcare a Roma, presso gli storici e suggestivi spazi del Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, dal 19 settembre fino all’8 novembre 2026.

Il significato dell’abitare nell’epoca delle migrazioni globali

Dopo aver riscosso un successo strepitoso di critica e di pubblico nelle precedenti tappe europee (a Berlino presso la Haus Kunst Mitte e a Brno in Repubblica Ceca), l’edizione capitolina si arricchisce di nuovi e potenti significati. Sotto la magistrale e attenta curatela di Alba D’Urbano e Ada Lombardi, il percorso espositivo lancia un pugno dritto allo stomaco del visitatore, costringendolo a riflettere sul senso più intimo dell’abitare contemporaneo.
In un’epoca lacerata da migrazioni bibliche e precarietà diffusa, ha ancora senso parlare di casa come “luogo di protezione”? Tra le trenta opere in mostra, tra provocanti video-installazioni, sculture, fotografie e pitture realizzate da artisti internazionali di diverse generazioni, il visitatore viene trascinato dal microcosmo del salotto di casa fino alle enormi e tragiche questioni sociali del presente, indagando lo strazio della perdita dell’abitazione a causa della guerra e il fenomeno crudele della gentrificazione urbana, che espelle i poveri dai centri delle grandi metropoli.

La prospettiva femminista: dalla violenza domestica alla maternità

Ma il vero cuore pulsante e viscerale di questa rassegna è la forte e orgogliosa lente femminista attraverso cui viene analizzato il concetto di domesticità. L’esposizione, promossa da Roma Capitale e organizzata dal Comitato Roma Radici (in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma e altre prestigiose istituzioni), raccoglie in modo dichiarato la pesante ed eroica eredità di Womanhouse, la storica e rivoluzionaria mostra ideata nel 1972 da Judy Chicago e Miriam Schapiro.
Attraverso linguaggi a tratti poetici, critici o taglientemente ironici, gli artisti affrontano temi che fanno tremare i polsi: il corpo della donna visto esso stesso come rifugio, il rapporto estenuante con la maternità, l’invisibile e mai retribuito “lavoro di cura” all’interno della famiglia e, soprattutto, il dramma insopportabile e silenzioso della violenza domestica, che purtroppo continua a consumarsi proprio all’interno di quelle mura che dovrebbero garantire amore e protezione.

Il dialogo con Villa Borghese e l’antica Domus Romana

L’approdo a Roma di questa mostra itinerante non è casuale, ma crea un cortocircuito artistico di rara bellezza. L’identità culturale della Città Eterna entra prepotentemente a far parte delle opere stesse, ampliando la riflessione attraverso due archetipi fondamentali della storia umana.
Da un lato troviamo il concetto di Natura come primissima e pura dimora dell’uomo (e in questo, gli horti delle ville romane, come la splendida Villa Borghese che ospita la mostra, rappresentano il luogo ideale dell’otium e della contemplazione filosofica). Dall’altro lato c’è la rilettura storica della “Domus Romana”, intesa non solo come spazio fisico, ma come epicentro di memoria, di tradizioni e di relazioni familiari ancestrali. Un dialogo perfetto tra la ricerca contemporanea più spinta e lo sterminato patrimonio culturale della Capitale.

La Terra è la nostra unica, immensa Casa Comune

Ad accompagnare i visitatori in questo viaggio introspettivo sarà un catalogo bilingue d’eccezione edito da Roma Radici Edizioni. Tuttavia, il messaggio finale che l’intero percorso espositivo vuole scolpire nella mente del pubblico è un monito severo ed ecologista: non possiamo più limitarci a pulire e curare il nostro piccolo appartamento, se là fuori il mondo va a fuoco. La vera, grande riflessione politica della mostra ci spinge ad alzare lo sguardo e a riconoscere la Terra intera come la nostra unica, insostituibile e fragile “Casa Comune”, ricordandoci che abbiamo una gigantesca responsabilità collettiva nei confronti del Pianeta e delle future generazioni che dovranno abitarlo.

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