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Politica

“Evoluzione e LibertĂ  ” compie un anno: il bilancio del movimento tra radici e futuro

🚀 Evoluzione e Libertà festeggia il primo anniversario tracciando un bilancio positivo e guardando con ambizione alle elezioni politiche del 2027. Il movimento si conferma una realtà in costante crescita.

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Esponenti di Evoluzione e LibertĂ 

Roma – Il panorama politico nazionale segna una tappa significativa con il primo anniversario di Evoluzione e Libertà, il progetto nato dodici mesi fa con l’intento di rigenerare il legame tra istituzioni e cittadini. Dalla sede operativa di Formello fino agli uffici di rappresentanza legale in via Valadier, nel cuore pulsante della Capitale, il movimento ha tracciato un bilancio di dodici mesi caratterizzati da una crescita rapida, trasformando un’idea visionaria in una compagine strutturata e presente su gran parte del territorio nazionale.

Il percorso del movimento tra radicamento e visione nazionale

La nascita di Evoluzione e Libertà è coincisa con la volontà di rispondere a un vuoto di rappresentanza, proponendo un modello che mette al centro l’ascolto dei territori. Sotto la guida del presidente nazionale Mirko Greco e del segretario nazionale Giuseppe Basile, il movimento ha saputo costruire una rete capillare. Non si tratta soltanto di un’organizzazione politica operante in Italia, ma di una struttura che guarda con attenzione anche alle comunità italiane all’estero. Con presidi attivi in hub internazionali come il Principato di Monaco, la Svizzera, Londra e Dubai, la realtà confederale si prepara a gestire le sfide di un elettorato sempre più globale.

Il vice segretario nazionale vicario, Gianluca Quadrini, ha voluto sottolineare l’importanza del capitale umano in questo primo anno di vita: «Desidero rivolgere i miei complimenti a tutta la squadra, a donne, uomini, giovani e professionisti che, con sacrificio, lavorano quotidianamente per far battere il cuore del nostro progetto. Il ringraziamento va in particolare a Mirko Greco e Giuseppe Basile, che hanno dato origine a questo sogno credendoci fin dal primo istante. Oggi, grazie alla loro guida e all’impegno corale di tutti i dirigenti apicali, quella visione si è tramutata in una realtà politica solida per la Nazione».

I pilastri ideologici e l’impegno per il territorio

Fin dalla sua fondazione, Evoluzione e Libertà ha definito un perimetro valoriale preciso, custodito dall’azione del Comitato Etico. Al centro dell’agenda politica si trovano le radici cristiane e i principi della Carta Costituzionale, intesi come base necessaria per ogni scelta amministrativa e legislativa. Il movimento pone una forte enfasi sul superamento del divario tra Nord e Sud, un tema storico che viene affrontato attraverso la prospettiva del rilancio infrastrutturale, della protezione del Made in Italy e del sostegno concreto al tessuto produttivo locale.

In un’epoca segnata da livelli altissimi di astensionismo, la missione del partito è riavvicinare l’elettorato alla partecipazione attiva. Le politiche sociali e la difesa della famiglia tradizionale rappresentano il nucleo di un programma che intende fornire risposte concrete contro il precariato e a favore della natalitĂ . La struttura organizzativa, coordinata dal nazionale Diego Sardellitti e dal portavoce Fabio De Stefano, lavora per garantire che le istanze raccolte nei vari circoli, dalle realtĂ  locali come Abruzzo, Campania, Lombardia e Liguria, trovino una traduzione pratica nelle aule di governo.

Verso le scadenze del 2027: una sfida per il futuro

L’anniversario non viene vissuto solo come una celebrazione, ma come il trampolino di lancio verso le elezioni politiche del 2027. La capacità di attrarre nuove figure di rilievo conferma la vitalità del progetto. Recentemente, la squadra è stata rafforzata dal coordinatore nazionale dei coordinatori, Tommaso Scalzi, e dall’ingresso del dottor Antonio Cianci, la cui esperienza politica arricchisce il dibattito interno.

L’attivitĂ  si articola ora attraverso dipartimenti tematici altamente specializzati che spaziano dalla sanitĂ  alla giustizia, fino alle politiche economiche e all’antiriciclaggio. Questa compartimentazione permette ad Evoluzione e LibertĂ  di studiare soluzioni tecniche adeguate alle problematiche del Paese. Con una classe dirigente formata e un’organizzazione territoriale che non intende fermarsi, il movimento si candida ufficialmente come l’alternativa moderata e concreta per il futuro dello scenario politico italiano, forte di una coesione che pone la dignitĂ  della persona al vertice della propria gerarchia di interessi. Il prossimo anno si preannuncia denso di incontri e confronti, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la base elettorale e consolidare il consenso in vista delle prossime consultazioni nazionali.

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Politica

I Cristiano Riformisti all’attacco: “Dietro la facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico. Mattarella intervenga!”

“Dietro il conservatorismo di facciata di Vannacci si nasconde un pericoloso disegno autocratico!”. L’On. Antonio Mazzocchi lancia l’allarme politico in difesa della Costituzione. ⚖️ 🇮🇹 Un gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari ha inviato una lettera formale al Presidente Sergio Mattarella per denunciare i “gravissimi rischi democratici” del programma politico del Generale Vannacci. A sostenerli a spada tratta arriva la durissima presa di posizione dell’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti)! “Plaudiamo all’iniziativa dei giuristi: è un atto di grande responsabilitĂ  civile! In tempi non sospetti avevamo giĂ  denunciato la natura del progetto di Vannacci: dietro una facciata conservatrice si cela la volontĂ  di annientare i diritti civili conquistati negli anni!”, ha dichiarato Mazzocchi. “I valori dell’ispirazione cristiana si traducono nella tutela della dignitĂ  umana e della libertĂ , e non possono essere barattati con visioni discriminatorie. Faremo rete con tutte le forze sane del Paese per bloccare questa deriva illiberale!”. Leggi l’intervento completo nel nostro articolo di approfondimento politico! 👇 🗳️ E voi, siete d’accordo con i giuristi e con le dure parole dell’On. Mazzocchi sui rischi per i nostri diritti civili?

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Vannacci

Redazione – Il dibattito politico attorno alla figura, alle dichiarazioni e al manifesto programmatico del Generale Roberto Vannacci continua a infiammare l’opinione pubblica e a scuotere profondamente le coscienze democratiche del nostro Paese. In un clima di crescente tensione ideologica, la voce ferma e autorevole dell’Onorevole Antonio Mazzocchi, attuale Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, si alza forte e chiara per lanciare un durissimo monito istituzionale. Al centro della sua durissima presa di posizione c’è il totale e incondizionato sostegno all’iniziativa recentemente promossa da un nutrito gruppo di eminenti giuristi e docenti universitari italiani, i quali hanno inviato una formale e accorata lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare a gran voce i gravissimi rischi democratici insiti nel programma politico proposto da Vannacci.

Il plauso all’appello dei giuristi: la Costituzione va difesa

In una nota ufficiale diffusa alla stampa, l’On. Mazzocchi non ha usato mezzi termini per definire la portata storica e morale del momento che stiamo vivendo. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro pieno, convinto e condiviso plauso all’iniziativa coraggiosa dei giuristi e dei docenti universitari», ha esordito il Presidente.
La mossa degli accademici non viene vista come una semplice provocazione intellettuale, ma come una necessitĂ  vitale per la tenuta del sistema democratico. «Come Movimento politico, da sempre profondamente radicato e ispirato dai valori assoluti di democrazia, uguaglianza e libertĂ  (esattamente come solennemente scritto dai Padri Fondatori nella nostra Costituzione), accogliamo questo appello come un autentico atto di responsabilitĂ  civile e istituzionale. La Costituzione repubblicana è l’unico vero faro della nostra convivenza civile e pacifica, e va difesa con i denti da ogni misero tentativo di regressione culturale e politica».

Oltre la propaganda: i rischi reali per i diritti civili

L’analisi politica dell’On. Mazzocchi si fa poi ancora piĂą chirurgica, invitando i cittadini e gli elettori a non lasciarsi ammaliare da slogan populisti di facile presa, ma a scavare a fondo per comprendere le reali intenzioni che si celano dietro certe ascese politiche.
«Oggi abbiamo il dovere morale di guardare la realtà ben oltre la cortina fumogena della propaganda», avverte Mazzocchi. «Come Movimento abbiamo più e più volte denunciato, in tempi non sospetti e lontani dai riflettori, la vera natura oscura del progetto politico di Vannacci. Dietro un conservatorismo di facciata (spesso usato come specchietto per le allodole per attirare consensi moderati) si nasconde, in verità, un disegno autocratico estremamente pericoloso per tutti noi. Parliamo di un disegno politico che punta deliberatamente ad annientare e cancellare tutti i diritti civili che sono stati faticosamente conquistati, con sangue e sudore, nel corso degli anni nel nostro Paese e che sono fermamente sanciti nella nostra Costituzione».

I valori cristiani come baluardo contro le derive autoritarie

Nel suo accorato appello, il Presidente dei Cristiano Riformisti richiama con forza le radici etiche della propria dottrina politica, sottolineando come la vera ispirazione cristiana non possa mai sposarsi con posizioni discriminatorie.
«Crediamo fermamente che l’ispirazione cristiana si traduca sempre e solo nella tutela incondizionata della dignitĂ  umana, della libertĂ  individuale di ogni singolo cittadino e del pluralismo delle idee. Questi sono pilastri inamovibili che non possono e non devono mai essere barattati con bieche visioni autoritarie, regressive o discriminatorie verso le minoranze». Proprio per questo motivo, il grido d’allarme lanciato dal prestigioso mondo accademico e giuridico italiano non può in alcun modo restare inascoltato dai vertici dello Stato.

La promessa: “Vigileremo con le forze sane del Paese”

La dichiarazione si conclude con un’esortazione alla mobilitazione democratica e pacifica. Il Movimento non intende fare passi indietro, ma si pone come baluardo e sentinella a difesa delle istituzioni repubblicane. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti continueremo a vigilare attivamente e a fare rete, giorno dopo giorno, con tutte le forze sane e democratiche del nostro amato Paese. Il nostro obiettivo è respingere sul nascere ogni deriva illiberale e riaffermare, con rinnovata forza e convinzione, la centralitĂ  assoluta e insostituibile dei principi costituzionali».

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Politica

FNV, Jonghi Lavarini lancia la sfida: “Sforzini ha ragione, basta mestieranti. I nostri eletti rinuncino al 50% dello stipendio!”

“Basta mestieranti attaccati alla poltrona! I nostri politici si dimezzino lo stipendio per finanziare il partito!”: la proposta-shock di Jonghi Lavarini che infiamma il dibattito! 🇮🇹 đź’¶ Ricordate il durissimo editoriale in cui Luca Sforzini attaccava gli “impiegati della politica” e i cattivi consiglieri senza spessore? Ebbene, il noto esponente politico milanese Roberto Jonghi Lavarini (Il “Barone Nero”) ha risposto pubblicamente raccogliendo la sfida! “Sforzini ha pienamente ragione: per costruire un vero partito nazional-popolare dobbiamo cacciare i mestieranti e selezionare patrioti intelligenti, liberi e pensanti, che non abbiano bisogno dei soldi pubblici per vivere!”, ha tuonato Jonghi Lavarini. Ma non si è fermato qui, lanciando una provocazione pesantissima ai vertici di FNV: “Diamo un segnale forte agli italiani: obblighiamo tutti i nostri futuri eletti in Parlamento e nelle Regioni a devolvere il 50% del loro lauto stipendio al partito!”. Una proposta rivoluzionaria che rimetterebbe al centro la vera passione politica a discapito dei privilegi. Leggi il botta e risposta completo nel nostro articolo! 👇 ✂️ E voi, siete d’accordo con questa drastica proposta per dimezzare i famosi “stipendi d’oro” dei politici? Votate nei commenti!

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Jonghi Lavarini

Redazione  – Il durissimo, lucido e storico editoriale a firma di Luca Sforzini (in cui si criticava apertamente l’attuale classe politica, elogiando la strategia di Francesco Cossiga e mettendo in guardia i leader dalle “cornacchie nere” e dai cattivi consiglieri che si accontentano degli “yes-men”) non è passato inosservato. Al contrario, ha gettato un pesante sasso nello stagno del dibattito politico nazionale e, in particolar modo, all’interno degli ambienti patriottici e conservatori. A raccogliere per primo il guanto di sfida intellettuale lanciato dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è stato Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra milanese e noto alle cronache politiche e mediatiche con l’appellativo di “Barone Nero”. Ne è scaturita una riflessione che rilancia, e se possibile amplifica, le critiche feroci all’attuale mediocritĂ  della politica italiana.

Il dibattito: la convergenza inaspettata tra Sforzini e Jonghi Lavarini

Attraverso una nota stampa ufficiale, Roberto Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle provocazioni di Sforzini, mettendo da parte le divergenze per concentrarsi sul bene superiore della Nazione.
«Se è vero che su molte tematiche di natura storica, culturale e squisitamente filosofica mi trovo a dissentire con Luca Sforzini», esordisce onestamente il Barone Nero, «sulle questioni invece puramente metodologiche e organizzative, come quelle brillantemente poste nel suo simpatico e pungente articolo sulle “cornacchie nere”, mi trovo assolutamente d’accordo e concordo in pieno con la sua visione d’insieme».
La diagnosi, insomma, è condivisa da entrambi gli esponenti: il sistema politico italiano soffre di una cronica mancanza di statura. La politica è diventata per molti un vero e proprio “mestiere” per sbarcare il lunario, piuttosto che una nobile missione per cambiare le sorti del Paese.

L’identikit della nuova classe dirigente: “Patrioti liberi e pensanti”

Jonghi Lavarini entra poi nel merito di quello che dovrebbe essere il vero obiettivo per chiunque voglia incidere nel futuro politico dell’Italia (con un riferimento esplicito al movimento FNV).
«Il punto è cruciale: se vogliamo costruire veramente e in maniera solida un grande e stabile partito nazional-popolare, serve elevare drasticamente il livello del dibattito», sottolinea con vigore. Ma come si ottiene questo risultato in un’epoca dominata dai social e dai consensi volatili? La risposta è nella dura selezione alla base. «Dobbiamo selezionare una classe dirigente che non sia composta dai soliti “mestieranti della politica” attaccati alla poltrona, bensì da veri patrioti. Persone intelligenti, profondamente libere dai condizionamenti, altamente preparate. Devono essere sì fedeli al capo e alla linea, ma allo stesso tempo devono rimanere autorevoli e pensanti, capaci di esprimere le proprie idee per migliorare il progetto comune».

L’indipendenza economica come garanzia di libertĂ  morale

L’analisi di Jonghi Lavarini tocca poi un nervo da sempre scopertissimo nell’elettorato italiano: la connessione tra la dipendenza economica dalla politica e la perdita di indipendenza intellettuale del politico stesso. Secondo il Barone Nero, infatti, un buon dirigente dovrebbe essere «meglio se economicamente indipendente dai soldi pubblici e dai ricchi stipendi istituzionali», onde evitare che la paura di perdere il vitalizio lo trasformi nel classico “yes-man” (o “alzamano”, per dirla alla Sforzini) terrorizzato di contraddire i vertici del partito.

La provocazione (e la sfida) lanciata a FNV: taglio del 50% agli stipendi

A conclusione del suo intervento, Jonghi Lavarini lancia una vera e propria “bomba” programmatica, una proposta concreta e clamorosa che farĂ  sicuramente discutere animatamente i militanti e i vertici dirigenziali: «Anzi, faccio una proposta concreta: perchĂ© FNV non si impegna fin da subito, statutariamente, ad obbligare i propri futuri eletti in Parlamento e nei vari Consigli Regionali a devolvere il 50% del proprio lauto stipendio direttamente alle casse del movimento? Questo sarebbe di certo un piccolo, ma estremamente chiaro e utilissimo segnale politico di rottura col passato!».
Una provocazione forte che rimette al centro il concetto di sacrificio personale e militanza disinteressata. La palla, ora, passa ai dirigenti. Chi sarĂ  il prossimo ad accogliere la sfida?

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Politica

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: la dura lezione di politica di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale)

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: il durissimo editoriale di Luca Sforzini fa a pezzi l’attuale classe politica! 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale e storicamente impeccabile, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza i mali del trasformismo italiano. Cossiga arruolava i “riciclati”, ma erano uomini politici veri, con una solida scuola di pensiero e un grande mestiere parlamentare alle spalle. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le temibili cornacchie nere). Questi personaggi oscuri riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di non perdere la poltrona, perchĂ© hanno il terrore delle persone capaci che “fanno ombra”. “Un vero leader non ha bisogno di cortigiani che lo adulino, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla genialitĂ  della Prima Repubblica alla pochezza odierna, nel nostro articolo! 👇 đź“° E voi, chi considerate un “vero politico” nell’attuale panorama italiano?

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Cossiga

Editoriale di Luca Sforzini“Le parole, in politica, qualche volta hanno un destino curioso”. Inizia con questa riflessione, tanto amara quanto lucida, il nuovo e attesissimo editoriale a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Un’analisi politica spietata e storicamente impeccabile che mette a nudo le fragilitĂ  dell’attuale classe dirigente italiana, tracciando un parallelismo audace e provocatorio tra i giganti della fine della Prima Repubblica e le chiacchierate mosse politiche odierne del Generale Roberto Vannacci.

“Dagli straccioni alla feccia”: provocazioni a confronto

Il Presidente Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi fedelissimi gli “straccioni di Valmy” (riferimento alla storica battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, un altro leader politico sceglie di rivendicare per i propri seguaci la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni volutamente irregolari, persino orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma sarebbe un errore fermarsi alle parole. PerchĂ©, quando le parole si assomigliano, diventa ancora piĂą interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda magistralmente come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo della Seconda Repubblica per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, ammette l’autore. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio e Bruno Tabacci. Uomini ai quali era impossibile negare una cosa fondamentale: erano veri uomini politici, dotati di formazione, mestiere parlamentare e scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi risiedeva nello spessore del leader. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo, ricoprendo ogni carica istituzionale possibile: “Poteva permettersi il berretto frigio e le picconate perchĂ© dietro ogni provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per esibire una fotografia sui giornali. Il suo era un disegno architettonico superiore: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con un aforisma tagliente: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e dei cortigiani

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito per il presente. Un leader moderno può avere il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve inevitabilmente affidarsi a dei consiglieri. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi intermediari che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perchĂ© gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbedienza all’autorevolezza, l’alzata di mano passiva all’uomo dotato di un pensiero critico indipendente. Raccontano al capo di aver scovato una nuova classe dirigente, ma in realtĂ  gli portano solo vecchi impiegati della politica, collezionisti di incarichi che controllano qualche pacchetto di tessere. Questi consiglieri misurano la crescita rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato piĂą grande”, sentenzia inesorabile Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e meri esecutori

Il trasformismo non è un male assoluto, se chi cambia casacca porta con sĂ© “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere giĂ  Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un banale esecutore.
L’appello finale di Sforzini a chiunque abbia davvero l’ambizione di cambiare la politica è cristallino: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che vi dicano quanto siete grandi; servono uomini abbastanza grandi da potervi dire quando una vostra scelta è piccola. I buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte alla deprimente situazione odierna, in cui si scambia l’oro per ciò che semplicemente luccica, l’autore conclude con un pizzico di amara nostalgia: “Quanto agli straccioni di Valmy, confesso una debolezza: avercene”.

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