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Cultura

EVENTI IN FONDAZIONE CASSAMARCA: 6-12 APRILE

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10 aprile

Mercoledì 8 aprile 2026, ore 18, Casa dei Carraresi

Presentazione del libro “Una Galea nell’arcipelago greco” di Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia

Un libro di memorie, la vita di un uomo su una galea tra l’Italia e la Grecia. Una storia d’amore e le malefatte di Morosini”.

a cura di Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia (Socio Onorario della Società Nazionale degli Scrittori Greci, premiato con attestato di merito alla XIV edizione Premi Letterari Nazionali “Nicola Saponaro”). Dialoga con l’autore Elisa Nadai

Giovedì 9 aprile 2026, ore 15, Casa dei Carraresi

Visita guidata gratuita a Ca’ dei Brittoni, Casa dei Carraresi e Cà Spineda a cura dei Giovani Ciceroni del Li ceo A. Canova di Treviso. Ingresso libero fino a esaurimneto posti disponibili. Obbligatoria la prenotazione (0422-513100 o 513150)

Giovedì 9 aprile 2026, ore 18, Casa dei Carraresi

Giornalismo 2.0 tra fake news e intelligenza artificiale

Nell’ambito della rassegna de I Giovedí della cultura, il 9 aprile 2026, alle ore 18, Casa dei Carraresi ospiterà una conferenza del docente e consulente Gianluigi Cogo e del giornalista Carlo Felice Dalla Pasqua sul tema: Giornalismo 2.0 tra fake news e intelligenza artificiale.

Rispetto a 20 anni fa il giornalismo ha cambiato completamente faccia: se prima, grazie a internet, aveva già perso la sua funzione di “gate”, unico punto di passaggio dell’informazione di qualità, in questi decenni si è trovato ad affrontare nuove e pesanti sfide: le fake news sono sempre più strutturali all’interno del mondo della comunicazione ed è sempre più difficile distinguerle e smascherarle. In questo panorama si inserisce la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che non può non trasformare anche questa professione, come ha già fatto con molte altre. E, per molte funzioni che possono essere velocizzate e automatizzate dall’IA, si apre un ventaglio di nuove possibilità che uniscono professionalità ed etica.

Gianluigo Cogo – Consulente freelance sulle tematiche della trasformazione digitale, sui nuovi modelli organizzativi e sull’economia dei dati. Da anni facilita i processi che sfruttano le nuove tecnologie e diffonde la cultura digitale. Verso la fine degli anni ’90 fonda, assieme ad altri colleghi, il primo network dei comuni della Provincia di Venezia e uno dei primi social network italiani.

Presso la Regione si è occupato di Agenda Digitale e Progetti comunitari e ha creato una delle prime intranet della PA basata su workspace e dinamiche social. Ha sviluppato Ritef, la rete delle regioni per l’e-learning ed è stato fin dai primi anni 2000 uno dei protagonisti del Cisco Networking Academy in Italia.

Per diversi anni è stato anche docente a contratto presso Università. É molto attivo in rete con il suo blog, nonché autore in materia. É stato Presidente dell’Associazione per lo sviluppo dell’innovazione e delle nuove tecnologie, membro dell’esecutivo dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, Direttore scientifico di Pionero.it del gruppo Maggioli, direttore Scientifico della rivista eGov e fondatore dell’Associazione Italiana per l’Opengovernment con il ruolo di Segretario Generale. Nominato Digital Champion per la città di Venezia.

Carlo Felice Dalla Pasqua – Giornalista, per dieci anni cronista di giudiziaria, è stato caposervizio del Gazzettino, dove ha guidato la redazione di Treviso, la redazione internet e quella di Belluno. Corrispondente per l’agenzia Ansa e per il Corriere dello Sport, è stato membro della Online News Association, partecipando, anche come relatore, a convegni sul giornalismo digitale in Italia e negli Stati Uniti. Ha scritto dell’evoluzione dei mezzi di comunicazione su vari blog e ha pubblicato l’ebook Il giornalista fantasma (40k, 2012).”

Iniziati nel 2019, gli appuntamenti settimanali sono stati sino ad oggi 212.

La rassegna è sostenuta dalla Banca delle Terre Venete.

Venerdì 10 aprile 2026, Casa dei Carraresi (dalle 9 alle 18)

Convegno “Luigi Stefanini: la persona, la libertà, la società”

Perché è importante ricordare Luigi Stefanini a settant’anni dalla morte? Sia per il rilievo di questo trevigiano illustre nel panorama culturale italiano, sia per la scarsa diffusione attuale di informazioni sulla sua figura, -specie a Treviso sua città natale. Il Convegno approfondirà la figura di questo pensatore e intellettuale cattolico, considerato tra i maggiori esponenti della filosofia italiana del ‘900. Nella mattinata sono previsti gli interventi di: Tommaso Valentini (Università Marconi di Roma), Giuseppe Pintus (Università di Sassari), Flavia Silli (Università Lateranense) Stefano Didonè (Facoltà del Triveneto). Modera Gregorio Piaia (Università di Padova) e sono presenti anche gli studenti dei licei trevigiani che leggeranno brani tratti da opere di Luigi Stefanini.

Nel pomeriggio interverranno: Linda Napolitano (Università di Verona), Andrea Favaro (Università di Verona), Giovanni Catapano (Università di Padova), Markus Krienke (Università Teologica di Lugano, Paolo Donà (Fondazione Stefanini). Modera l’incontro Stehane Oppes (Antonianum, Roma). Conclusioni a cura di Gregorio Piaia e Stehane Oppes.

 

Venerdì 10 aprile 2026, Auditorium Ex Chiesa di Santa Croce (dalle 15 alle 18)

Seminario “Il dolore nel processo”

L’Unione Italiana Giuristi Cattolici Italiani, con il patrocinio della Fondazione Cassamarca, organizza un seminario sul tema “Il dolore nel processo”. Il programma prevede l’intervento di apertura di Enrico Marignani (Presidente U.G.C.I. di Treviso). A seguire le relazioni: “Punire per poter punire: il processo in Klimt e Kafka” di Luigi Garofalo (Professore ordinario di Diritto Romano nell’Università di Padova), “Magistrati, avvocati, imputati, attori e convenuti: il dolore delle parti” di Antonio Valitutti (Magistrato già Presidente della I Sezione Civile della Corte di Cassazione), “Esiste una giustizia misericordiosa?” di mons. Giuliano Brugnottio (Vescovo di Vicenza, già Preside della Facoltà di Diritto Canonico San Pio X”. Modera l’avv. Domenico Bottega (Foro di Treviso)

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Cultura

Musica, scrittura e arte, tutto nel medesimo spartito

Chiusa a Roma con un dialogo letterario la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”.Ha chiuso i battenti la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”, ospitata presso Spazio Sferocromia, l’ex-officina meccanica trasformata da Umberto Ippoliti in studio d’arte e crocevia di sperimentazioni, nel cuore di Monteverde Vecchio a Roma. La mostra ha rappresentato per l’artista un momento di sintesi, ma anche di rilancio: oltre vent’anni di pratica

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Redazione-  Ha chiuso i battenti la personale di Manuela Scannavini “Quando il suono si fa segno”, ospitata presso Spazio Sferocromia, l’ex-officina meccanica trasformata da Umberto Ippoliti in studio d’arte e crocevia di sperimentazioni, nel cuore di Monteverde Vecchio a Roma. La mostra ha rappresentato per l’artista un momento di sintesi, ma anche di rilancio: oltre vent’anni di pratica artistica condensati in un percorso espositivo composito e coraggioso, che il pubblico ha attraversato, attento e numeroso. Ora l’artista guarda già oltre, a nuovi e altrettanto intensi progetti.

 

Il dialogo: parole, musica e segno

 

Un percorso espositivo è concluso con un dialogo – riprodotto in sezioni sul canale YouTube di Manuela Scannavini moderato dalla curatrice Eugenia Querci – tra l’artista e l’autore Giulio Marzaioli, la cui scrittura, ironica, grottesca e poetica, abita i libri I sassi e Spin-off (Tic Edizioni). Alcune letture tratte dalle sue opere, poi il confronto con Scannavini attorno ai temi che ne attraversano il lavoro: il silenzio come condizione creativa, l’ascolto come metodo, la capacità di spostare il proprio centro. L’incontro con i testi di Marzaioli era arrivato per l’artista a metà del suo percorso creativo, come un riconoscimento inaspettato. “L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualcosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso”, aveva spiegato l’artista. “Nei suoi scritti ritrovo i temi della mutevolezza a me molto cari. Tutto ciò mi ha permesso di rimanere dentro la bolla del silenzio“. La scrittura di Marzaioli, infatti, dove ciò che è inanimato diventa esattamente l’opposto, ha rivelato durante il dialogo tutta la sua complementarità con la pittura astratta di Scannavini: narrazione e astrazione che vanno di pari passo, parole-chiave che 

equivalgono alle sue macchie di colore, nulla lasciato al caso. Un modo di narrare la realtà che non è alternativo all’arte visiva, ma ne è specchio e amplificazione. Scrive Marzaioli (da I sassi): “Il silenzio è lo stato naturale del sasso. Tutti sanno che se due sassi vengono sbattuti l’uno contro l’altro producono un rumore secco […] il sasso non inizia mai il discorso per primo”. Manuela Scannavini si era riconosciuta profondamente in quella definizione, in particolare nell’ultima fase del suo lavoro, quando, trovandosi in montagna, aveva lasciato che le pagine di Spin-off completassero il cerchio: “Sono partita dal bianco della neve e il suo suono. Stavo lavorando attraverso la musica, grazie ad essa ho fatto un lavoro di sottrazione, e anche la scrittura di Marzaioli mi ha confermato quanto sia stata complice in quel momento di chiusura del mio lavoro artistico”.

 

La musica come innesco

 

Al centro dell’intero progetto espositivo anche la musica. Quella del Maestro Carmelo Travia, in particolare i brani ZirconioSilver Smoke. È mettendosi in ascolto di quelle note che Scannavini ha potuto riversare il proprio stato interiore, “sottile o tumultuoso“, in una serie di tele pensate come un’installazione, legate tra loro da un ritmo anche visivo. Come spiega la curatrice Eugenia Querci, l’artista ha “seguito un’onda immateriale“, trasformando il suono in segno, esattamente come recita il titolo della mostra. Il metodo creativo di Scannavini, emerso chiaramente durante il dialogo, procede per strati: prima le parole-chiave che corrispondono a un sentire interiore, poi il colore, poi la composizione materica. In questa mostra, però, la musica ha preceduto tutto, come un silenzio in movimento. “Prima di dipingere mi viene spontaneo cercare delle parole chiave che possano corrispondere a un mio sentire, ad esse associo un colore”, ha raccontato l’artista. “In questa personale ho cercato un percorso nuovo: mi sono messa in ascolto“.

 

La mostra personale l’inizio di un percorso

 

La mostra ha portato all’attenzione del pubblico cinque grandi opere pittoriche, tre litografie su linoleum, un’incisione con puntasecca, due monotipi e due video, affiancati dai taccuini dell’artista, prove d’autore e le fotografie di Ilaria Turini realizzate durante il backstage del video “Quando il suono si fa segno”. Il video, con la regia di Jacopo Brucculeri e Lorenzo Lattanzi direttore della fotografia, presentava la coreografia di Giulia Rosolin interpretata dalla giovane ginnasta Sofia Biancari sulle musiche di Travia. Un secondo video, pure presente in mostra, era invece un video-racconto intimo di otto minuti con la voce narrante di Francesca Ritrovato e il montaggio di Alessandro Chiappini, ad accompagnare i visitatori nel processo creativo dell’artista. La mostra ha avuto anche una dimensione solidale, sostenendo Medici senza Frontiere. Molte delle opere sono ancora visibili presso Sferocromia, che ospita anche lo studio dell’artista, ora già al lavoro su nuovi progetti, nutrita del rapporto sempre generativo del pubblico con le sue opere e la sua visione. Che è quella di una “arte come immersione profonda in sé stessi, come necessità indifferibile di ascolto, strumento per espandere l’io oltre i confini della vita organizzata“, come la definisce Eugenia Querci, nel testo critico nel Catalogo edito da Al3viE di Raffaella Polverini. Tele che sono paesaggi interiori, che hanno una dimensione narrativa e che fanno parte di un racconto di sé.

 

Note biografiche

 

Manuela Scannavini (@manuela_scannavini) vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1970. Sociologa di formazione, ha intrapreso il suo percorso artistico nel 2007, esplorando tecniche miste di pittura, stampa, incisione e installazione. Dal 2024 è ospite presso lo studio di Umberto Ippoliti a Spazio Sferocromia. Le sue opere sono apprezzate da collezionisti tra Roma e Torino.

Giulio Marzaioli nasce a Firenze nel 1972 e vive a Roma. I suoi testi, contributi fotografici e video appaiono su numerose riviste cartacee e telematiche italiane e internazionali. Autore versatile, attivo sia in poesia che in teatro. In poesia ha pubblicato diverse raccolte, tra cui In re ipsa (Premio Lorenzo Montano 2005, Anterem Edizioni), Trittici (Premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2007, Edizioni d’if) e Suburra (2009, Giulio Perrone Editore). Ha scritto per il teatro numerosi testi, tra cui Chiasmo (2002), Riflesso (2003), Metro (2004), Sottopartitura (2005), Fiori (2006) e Santa Barbara (2007), da cui sono tratti allestimenti di teatro e teatro-danza rappresentati in vari festival e teatri in Italia. Tradotto in Francia, Stati Uniti, Germania, Spagna e Svezia.  Tra le sue pubblicazioni più recenti o I sassi (2021) e Spin-off (2022), entrambi per Tic Edizioni, Narratore di paesaggi interiori e del rapporto tra ciò che è inanimato e la vita che vi si nasconde.

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Cultura

Memorie di Adriano: il capolavoro di Marguerite Yourcenar debutta a Sesto Fiorentino

🎭 La grande letteratura rivive a Sesto Fiorentino! Archivio Zeta porta in scena le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar in un suggestivo percorso teatrale tra storia, potere e filosofia.

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Archivio Zeta Enrica Sangiovanni 2026 ph Franco Guardascione pic

Redazione-  Sesto Fiorentino si prepara ad accogliere un evento culturale di alto profilo che intreccia la letteratura del Novecento con le arti sceniche. Lunedì 15 giugno 2026, la Biblioteca Ernesto Ragionieri diventerà il palcoscenico per l’avvio di un ambizioso progetto teatrale curato dalla compagnia Archivio Zeta, interamente dedicato a uno dei testi più significativi della storia letteraria moderna: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. L’iniziativa si inserisce nel programma estivo “Un palco in biblioteca”, che propone fino al 24 luglio una serie di appuntamenti pensati per dialogare con il pubblico attraverso la forza delle parole e della narrazione.

un viaggio nel tempo tra potere e saggezza

Il progetto di Archivio Zeta, curato e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, si articola in un percorso suddiviso in tre tappe, pensato per restituire al pubblico la complessità del romanzo della Yourcenar. La prima parte, intitolata “Animula vagula blandula / Varius multiplex multiformis”, debutta alle ore 21,15. L’opera, pubblicata originariamente settantacinque anni fa, assume una veste contemporanea grazie alla sensibilità dei due artisti, che scelgono la forma della lettura scenica per dare corpo alle riflessioni dell’imperatore Adriano, impegnato a scrivere un’epistola autobiografica al suo successore Marco Aurelio.

Attraverso la voce dei protagonisti, gli spettatori saranno chiamati a riflettere su tematiche universali che hanno segnato il pensiero occidentale. Il potere, la gestione dell’impero, la finitudine umana, l’estetica e la ricerca di una saggezza personale non sono solo argomenti storici, ma pilastri su cui si fonda l’intera architettura narrativa del libro. La scelta di svolgere questo evento in uno spazio pubblico e dedicato alla lettura come la biblioteca di Sesto Fiorentino non è casuale: l’obiettivo è trasformare il luogo del silenzio e dello studio in un laboratorio vivo di pensiero, dove la prosa straordinaria della Yourcenar torna a risuonare per interrogare il presente. Gli appuntamenti proseguiranno poi nelle date del 22 e 29 giugno, offrendo una continuità drammaturgica necessaria per immergersi pienamente nella vicenda imperiale.

giovani voci e letteratura a confronto

La giornata inaugurale del 15 giugno si arricchisce anche di un momento dedicato alle nuove generazioni. Alle ore 17, infatti, presso la stessa biblioteca, si terrà la presentazione di “Nati per sbagliare con stile”, una raccolta di racconti curata da trentadue adolescenti. Questi giovani autori provengono dai laboratori del Porto delle Storie, una scuola di scrittura non profit situata a Campi Bisenzio, che da tempo si impegna a fornire strumenti espressivi agli adolescenti del territorio. L’evento vedrà la partecipazione dello scrittore Antonio Ferrara, noto per opere come “Ero cattivo” e “Pusher”, che dialogherà con i ragazzi sulla loro esperienza creativa.

Questo doppio appuntamento sottolinea la vocazione di Sesto Fiorentino come polo di aggregazione culturale. L’intero cartellone di “Un palco in biblioteca”, che si protrarrà fino a fine luglio, mira a coinvolgere un pubblico eterogeneo attraverso linguaggi differenti. Il calendario prevede infatti la presenza di figure di spicco del panorama artistico nazionale: dal campione di volley Andrea Zorzi, che condividerà il palco con l’attrice Beatrice Visibelli, fino all’ironia di Anna Meacci nei panni della “Romanina”, passando per l’omaggio musicale a Léo Ferré proposto da Anna Maria Castelli.

Per partecipare allo spettacolo di Archivio Zeta, così come agli altri eventi in programma, è richiesta la prenotazione obbligatoria. Gli interessati possono riservare il proprio posto tramite il portale bit.ly/sestoeventi o rivolgendosi telefonicamente al numero 055.4496851. La partecipazione è gratuita, salvo diverse indicazioni specificate nel programma, e l’accesso è consentito fino a esaurimento della capienza disponibile. La biblioteca Ragionieri, situata in Piazza della Biblioteca 4, conferma così il proprio ruolo di presidio culturale dinamico, capace di unire l’impegno letterario alla vitalità delle performance contemporanee, offrendo ai cittadini un’opportunità unica di arricchimento personale nel cuore dell’estate toscana.

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Cultura

Roma apre le porte ai tesori archeologici restaurati grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza

🏛️ Roma svela i segreti dei suoi tesori archeologici restaurati grazie al piano PNRR: visite guidate gratuite alla scoperta di luoghi storici inediti per tutto il mese di giugno.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #Archeologia #PNRR #Cultura

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Redazione-  Roma accoglie i visitatori con un programma di aperture straordinarie che punta a svelare il volto inedito di alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi. Nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno, la città offre l’opportunità di immergersi nella storia attraverso visite guidate gratuite, promosse dalla Sovrintendenza Capitolina. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto Caput Mundi, finanziato dal PNRR, che negli ultimi anni ha permesso di concretizzare importanti interventi di restauro, conservazione e valorizzazione su siti spesso preclusi al pubblico o soggette a un degrado che ne minacciava l’integrità.

Dopo il riscontro positivo della prima fase, che ha coinvolto oltre cinquecento presenze al mausoleo di Monte del Grano e al sepolcro di Largo Talamo, l’attenzione si sposta ora verso luoghi di alto valore simbolico e architettonico situati in diverse aree della Capitale. Il piano, fortemente voluto dall’amministrazione locale, mira non solo a recuperare i singoli manufatti ma a integrare queste testimonianze all’interno di un tessuto urbano più accessibile e narrato.

il patrimonio tra sacro e profano nella valle della Caffarella

La giornata di sabato 13 giugno è dedicata alla scoperta della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, un edificio che racchiude in sé secoli di stratificazioni storiche. Situato all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, questo sito mostra una trasformazione millenaria: nato come tempio romano, è stato successivamente convertito in luogo di culto cristiano, conservando pregevoli testimonianze artistiche. Al suo interno, gli sguardi dei visitatori vengono catturati dagli affreschi dell’XI e del XVII secolo, tra cui spicca, per importanza storica, la raffigurazione della Madonna con Bambino tra Sant’Urbano e San Giovanni Evangelista, collocabile nel periodo tra il IX e il X secolo.

Oltre al recupero strutturale della chiesa, i recenti interventi hanno permesso il ripristino della scala che conduce al Ninfeo di Egeria. Questa suggestiva costruzione ipogea, risalente alla prima metà del II secolo dopo Cristo, è stata scavata direttamente nella roccia lungo la sponda sinistra del fiume Almone, riproducendo l’estetica di una grotta naturale. Il restauro ha consentito di mettere in sicurezza il percorso, permettendo al pubblico di avvicinarsi a uno dei luoghi mitici più celebri dell’antichità romana, un tempo meta di pellegrinaggi e soste rigenerative.

il nuovo volto del circo massimo e le radici di Tor de’ Cenci

Il programma prosegue domenica 14 giugno con due appuntamenti significativi. Il primo riguarda la villa romana di Tor de’ Cenci, un complesso architettonico che documenta l’attività abitativa e agricola dell’agro romano per un arco temporale vasto, che va dal I secolo avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo. La villa rappresenta un esempio di residenza suburbana in cui le funzioni produttive si fondevano con la vita quotidiana, offrendo uno squarcio sulla gestione del territorio fuori dalle mura urbiche.

In contemporanea, l’attenzione si sposta nel cuore della città, presso l’area archeologica del Circo Massimo. Per la prima volta, viene aperto un settore inedito situato nel lato sud-orientale dell’emiciclo, un’area che fino a questo momento era rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico. Gli scavi hanno restituito dati fondamentali sull’evoluzione della struttura di epoca traianea e sulle fasi di riutilizzo in epoca tardoantica, quando il Circo, ormai in declino, divenne sede di attività artigianali e abitazioni private.

Le indagini archeologiche hanno portato alla luce pavimentazioni originali e persino tracce degli edifici che, a partire dal XVIII secolo, furono costruiti sopra le vestigia romane, riutilizzando talvolta i vani antichi come spazi di servizio o cantine. La valorizzazione di quest’area non si è limitata alla sola conservazione, ma ha previsto l’installazione di nuovi percorsi di visita, inclusi supporti multimediali e scale di collegamento che rendono l’esperienza più immersiva. Le visite guidate, gestite dagli archeologi della Sovrintendenza, rappresentano una modalità privilegiata per comprendere le dinamiche di trasformazione che hanno interessato lo spazio pubblico e privato nel corso dei secoli. La partecipazione è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili in base alla capacità di accoglienza dei siti.

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