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Sport

E’ morto VARENNE, la grande leggenda del Trotto

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Varenne

Redazione-  È morto Varenne, il più grande trottatore di tutti i tempi.La notizia, che si sta diffondendo sui social e media, è stata confermata all’ANSA dallo storico driver del ‘Capitano’, che aveva compiuto a maggio i 31 anni nell’allevamento LJ di Eboli. Varenne aveva disputato l’ultima gara il 28 settembre 2002, in Canada. A sette anni il fuoriclasse dei trottatori, figlio di Waikiki Beach e Ialmaz, si era piazzato secondo, a Montreal, nel Mondial Trot, dietro la francese Fan Idole. Era poi stato retrocesso all’ultimo posto per l’andatura. Un incidente che gli era capitato solo nella corsa di esordio, nel 1998.Nato il 19 maggio 1995 nell’Allevamento di Zenzalino di Alessandro Viani con una genealogia unica – il padre era figlio di Speedy Somolli, da Speedy Crown e la madre figlia di Zebu, da Sharif di Iesolo – Varenne ha corso in carriera 72 gare vincendone 63, raccogliendo oltre sei milioni di euro in premi (primato assoluto davanti alla statunitense Moni Maker). Diventando riproduttore, ha generato oltre duemila figli.

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Sport

«Zona Fontana» torna su Sportitalia: al via da domani il nuovo ciclo con Roberta Fontana, la firma di Italo Cucci e il mental coaching

Al via domani, venerdì 16 ottobre, a mezzanotte su Sportitalia il nuovo ciclo di «Zona Fontana». Confermato al timone Roberta Fontana affiancata dalla firma di Italo Cucci: tra analisi di Serie A, psicologia con la mental coach Veronica Francioli e i retroscena glamour di Lara Laino 👇

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Conduttrici di Sportitalia

Milano – Lo sport raccontato senza filtri, capace di andare oltre la fredda contabilità del campo di gioco per esplorare le storie umane, le pressioni invisibili, le passioni dei tifosi e il costume che ruota attorno ai grandi protagonisti del pallone. Da domani notte, venerdì 16 ottobre 2026, scatta ufficialmente alle ore 24:00 su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre) la nuova attesissima stagione di «Zona Fontana». Il talk-show notturno, ideato, scritto e condotto dalla giornalista Roberta Fontana insieme a Tommaso Martinelli, con la regia di Stefano Rutigliano e Michel Calderon, si ripresenta al pubblico con una formula profondamente rinnovata e arricchita, pronta a confermarsi come uno dei salotti sportivi più dinamici, eleganti e discussi del palinsesto televisivo nazionale.

Il successo della prima edizione e il ritorno in seconda serata: la Serie A e il calcio vissuto da vicino

Forte degli ottimi riscontri di pubblico e dell’ampia eco mediatica riscossa nella passata annata, Zona Fontana rilancia la propria sfida editoriale proponendo un percorso narrativo a trecentosessanta gradi. Al centro della scena rimarrà saldamente Roberta Fontana, professionista capace di unire competenza tecnica, sensibilità narrativa e un ritmo televisivo impeccabile. La conduttrice guiderà gli spettatori nell’analisi approfondita dei temi caldi della settimana calcistica, con riflettori puntati sui campionati di Serie A e Serie B, senza trascurare le grandi storie internazionali e le discipline olimpiche emergenti.

Il punto di forza della trasmissione risiede nella volontà di non limitarsi alla consueta moviola o ai freddi numeri della classifica. Il format punta a scavare dietro le scelte degli allenatori, portando a galla gli stati d’animo dei campioni, le reazioni delle piazze calde del tifo e quei retroscena di spogliatoio che spesso decidono le sorti di una stagione sportiva. Un racconto empatico e documentato, impreziosito dal coinvolgimento attivo del pubblico a casa attraverso i canali social, che potranno interagire in tempo reale ponendo domande e stimolando il dibattito con gli ospiti in studio.

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Il prestigio di Italo Cucci e le due nuove rubriche: mental coaching e retroscena glamour

Ad accrescere l’autorevolezza del programma sarà la partecipazione straordinaria di una leggenda del giornalismo italiano: Italo Cucci. Storica firma, già direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo, Cucci metterà a disposizione della trasmissione la sua sterminata memoria storica, il suo giudizio affilato e quella capacità unica di cogliere l’essenza romantica e politica dello sport, offrendo spunti di riflessione mai banali sul calcio contemporaneo.

Ma la vera novità strutturale dell’edizione 2026 risiede nell’introduzione di due presenze fisse destinate a esplorare il backstage dei campioni. La prima è curata dalla mental coach Veronica Francioli con lo spazio intitolato «La mente in campo»: una lente d’ingrandimento sulla psicologia dell’atleta moderno, dalla gestione del peso delle aspettative alla reazione emotiva dopo una sconfitta pesante, dalle dinamiche di leadership tra capitano e gruppo fino ai meccanismi per ricostruire la fiducia dopo lunghi infortuni. La seconda finestra, affidata a Lara Laino, sarà invece interamente dedicata all’incrocio tra sport, gossip e lifestyle: un viaggio leggero ma documentatissimo nella vita privata dei calciatori, tra tendenze social, look d’autore, passioni fuori dal rettangolo verde e curiosità che appassionano il pubblico della notte.

Generazioni a confronto: le storie dei camp

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Sport

Prigionieri dello smartphone: come lo sport e il movimento consapevole riattivano il cervello dallo stress da iperconnessione. Parla lo psicologo Claudio Belardo

Smartphone e iperconnessione digitale: come l’eccesso di notifiche e intelligenza artificiale altera il cervello e disconnette il corpo. Lo psicologo clinico e dello sport Claudio Belardo spiega il legame tra dopamina dei social, cortisolo cronico e dissociazione corporea, indicando nel movimento consapevole la vera cura neurobiologica. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Claudio Belardo

Roma – Mani incollate al display, occhi perennemente affaticati dalla luce blu degli schermi e una cascata ininterrotta di notifiche social, messaggi istantanei, email professionali e aggiornamenti algoritmici governati dall’intelligenza artificiale. L’umanità del ventunesimo secolo si trova imprigionata in una condizione di sovraccarico cognitivo e informativo permanente, che sta mettendo a durissima prova la resilienza biologica del sistema nervoso centrale. Questa iperattivazione cronica non genera soltanto stati diffusi di ansia, insonnia e calo dell’attenzione, ma alimenta una progressiva e alienante «disconnessione corporea»: una frattura silenziosa tra la mente, costantemente proiettata nel flusso immateriale del web, e i bisogni primari del corpo fisico. A fare chiarezza sulle dinamiche neuropsicologiche della dipendenza da smartphone e a indicare la via d’uscita terapeutica è il dottor Claudio Belardo, psicologo clinico e dello sport.

La trappola dell’iperconnessione: il sovraccarico informativo tra social e intelligenza artificiale

La rivoluzione digitale ha trasformato gli smartphone da utili strumenti di lavoro e comunicazione in veri e propri prolungamenti protesici della nostra identità biologica. La mediazione tecnologica è ormai pervasiva: dal risveglio al momento di coricarsi, il cervello umano viene bombardato da migliaia di micro-sollecitazioni sensoriali ogni ora, senza mai concedersi quegli intervalli di decompressione e noia feconda che hanno storicamente consentito alla specie umana di consolidare la memoria a lungo termine e stimolare la riflessione introspettiva.

L’integrazione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana ha moltiplicato la velocità dei flussi lavorativi, cancellando ogni residuo confine tra tempo professionale e spazio privato. Questo stato di allerta costante attiva in modo anomalo l’amigdala e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, costringendo l’organismo a vivere in un perenne assetto di emergenza, come se dovesse difendersi da un predatore invisibile che non concede alcuna tregua.

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Il loop neurobiologico dello stress: dopamina da «like», cortisolo cronico e dissociazione corporea

Nel decodificare i processi cerebrali che alimentano la dipendenza dai dispositivi, il dottor Claudio Belardo punta il dito sul corto circuito biochimico orchestrato dalle piattaforme social: «L’esposizione prolungata e passiva agli schermi e la spasmodica ricerca di gratificazione digitale, legata ai meccanismi dopaminergici della ricompensa a intervalli variabili dei like, dei commenti e delle visualizzazioni, rischiano di allontanare progressivamente l’individuo dalla percezione consapevole del proprio corpo».

Questo meccanismo innesca una reazione tossica a catena: «La mancata corrispondenza tra l’iperstimolazione mentale e l’immobilità fisica favorisce un massiccio accumulo di cortisolo, il principale ormone dello stress, senza che l’organismo riesca a trovare una corretta via di scarico biologico e di autoregolazione somatica». L’individuo sperimenta così quella che la psicologia clinica definisce disconnessione propriocettiva: la mente naviga tra centinaia di video veloci e messaggi, mentre il corpo resta inchiodato alla sedia o al divano con muscoli contratti, respirazione toracica corta e tachicardia latente.

L’analisi clinica del dottor Claudio Belardo: superare il fallimento del «digital detox» passivo

La soluzione a questa spirale di logoramento non può risiedere nelle ricette semplicistiche del cosiddetto «digital detox» passivo. Spegnere semplicemente lo smartphone o imporsi ore di isolamento rigido genera spesso l’effetto opposto, alimentando la cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out, la paura angosciosa di essere tagliati fuori) e un senso di vuoto che spinge rapidamente alla ricaduta.

«Il vero problema clinico – rimarca il dottor Belardo – non risiede affatto nello strumento tecnologico in sé, che conserva straordinarie potenzialità di sviluppo e connessione, ma nell’uso disfunzionale e inconsapevole che ne isola la mente dalle risposte somatiche e sensoriali primarie». Per disinnescare la dipendenza non basta sottrarre lo schermo: occorre sostituire il flusso virtuale con un’esperienza corporea reale, intensa e gratificante, capace di rimettere in dialogo il cervello con i muscoli, i polmoni e il battito cardiaco.

Il movimento come cura: come l’attività sportiva consapevole riprogramma il cervello

La risposta scientificamente più solida risiede nell’attività motoria consapevole e nello sport outdoor. L’esercizio fisico strutturato agisce come un potente mediatore neurochimico, capace di ristabilire l’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico (deputato all’azione e all’allerta) e quello parasimpatico (deputato al recupero e alla quiete). Quando ci muoviamo, corriamo, nuotiamo o pratichiamo discipline a contatto con la natura, il cervello interrompe il loop della reattività digitale e rilascia endorfine, serotonina e BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che promuovono la neurogenesi e rigenerano la concentrazione.

«Muoversi con consapevolezza – conclude il dottor Claudio Belardo – non risponde soltanto a un banale bisogno di forma estetica o di benessere muscolare, ma offre alla mente quello spazio di silenzio e presenza indispensabile per smaltire il sovraccarico cognitivo accumulato». L’integrazione virtuosa tra scienze motorie, psicologia clinica e riscoperta della corporeità si afferma così come la frontiera più autorevole e necessaria per riappropriarsi del proprio tempo e tornare a vivere da uomini liberi, e non da prigionieri di un display.

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Sport

Sport inclusivo e disabilità, la Fondazione Baroni stanzia 400mila euro: al via il bando 2026 per l’autonomia e la ricerca a Roma e nel Lazio

La Fondazione G.B. Baroni ETS lancia il Bando 2026 stanziando 400mila euro a sostegno dell’autonomia e dell’inclusione per la disabilità motoria e neuromotoria a Roma e nel Lazio. Contributi fino a 40mila euro per sport inclusivi, assistenza e ricerca scientifica. Il presidente Giuseppe Signoriello: «Sosteniamo i progetti di vita». Requisiti e scadenze nell’articolo completo 👇

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Bandi Baroni Sport Inclusivo

Roma – Abbattere le barriere fisiche, culturali e burocratiche che ancora limitano la piena partecipazione sociale delle persone con disabilità motoria e neuromotoria, trasformando i principi di dignità e autodeterminazione in percorsi di vita concreti e duraturi. Con questo impegno etico e civile, la Fondazione G. B. Baroni ETS – Ente Filantropico ha annunciato il lancio ufficiale del Bando 2026, mettendo a disposizione un plafond complessivo di 400mila euro interamente destinato a finanziare progetti di inclusione sociale, promozione dello sport adattato, assistenza solidale alle famiglie fragili e ricerca scientifica d’avanguardia. L’iniziativa, radicata in modo prioritario nella Città Metropolitana di Roma Capitale e nell’intero territorio regionale del Lazio, si ispira direttamente ai dettami della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, riaffermando come la disabilità non sia un limite biologico isolato, bensì il risultato dell’interazione penalizzante tra la persona e gli ostacoli ambientali e relazionali che la società frappone al suo cammino.

La missione filantropica della Fondazione Baroni: 400mila euro per abbattere le barriere

Fondata nel lontano 1972, la Fondazione Giovan Battista Baroni rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei pilastri più solidi della filantropia italiana nel campo del sostegno ai soggetti con lesioni e deficit neurologici e neuromotori, avendo destinato nella sua lunga storia oltre nove milioni di euro a iniziative benefiche e borse di ricerca. L’edizione 2026 del bando giunge in una fase storica di profonda trasformazione normativa, caratterizzata dall’attuazione della riforma della disabilità e dall’introduzione progressiva del Progetto di Vita individuale e personalizzato, concepito come un diritto esigibile per ciascun cittadino.

Le risorse stanziate mirano a fornire ossigeno e progettualità alle organizzazioni del Terzo Settore che operano quotidianamente sul campo, supportando la transizione verso un modello assistenziale che non consideri la persona con disabilità un mero fruitore passivo di cure, ma un protagonista a pieno titolo delle proprie scelte scolastiche, lavorative, sportive e relazionali, scongiurando il rischio dell’isolamento e della marginalità sociale.

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I tre pilastri del Bando 2026: sport inclusivo, assistenza sociale e ricerca scientifica

Il bando approvato dal consiglio direttivo della Fondazione articola il budget complessivo di 400mila euro su tre macro-direttrici d’intervento altamente specializzate. La prima area è dedicata agli «Sport inclusivi», con una dotazione di 125mila euro riservata ad associazioni sportive dilettantistiche (ASD), Onlus ed enti che impiegano l’attività motoria e la pratica sportiva paralimpica come insostituibile strumento terapeutico, relazionale e di aggregazione giovanile.

La seconda linea riguarda «Assistenza e solidarietà sociale», per la quale sono stanziati ulteriori 125mila euro. I contributi saranno erogati a favore di percorsi mirati all’autonomia abitativa, all’inserimento occupazionale, al sollievo dei caregiver familiari e all’abbattimento delle barriere digitali per persone in condizioni di particolare vulnerabilità socio-economica. Infine, ben 150mila euro saranno canalizzati verso la «Ricerca scientifica»: una leva strategica per sostenere studi clinici, protocolli riabilitativi sperimentali e l’adozione di ausili bioingegneristici avanzati capaci di contrastare gli esiti invalidanti di malattie rare o patologie neurologiche degenerative.

La visione del presidente Giuseppe Signoriello: «Sostenere il Progetto di Vita individuale»

A chiarire lo spirito civico che anima l’avviso pubblico sono le parole di Giuseppe Signoriello, Presidente della Fondazione Baroni: «La libertà di scegliere è la misura autentica della dignità di ogni persona. Oggi, mentre il Progetto di Vita individuale si fa strada nei territori preparandosi a diventare un diritto esigibile per tutti, sentiamo la responsabilità di continuare a contribuire in modo tangibile. I nostri bandi sono concepiti per finanziare percorsi su misura che nascono dall’ascolto empatico dei desideri di ciascuno: le risorse economiche acquistano un senso profondo soltanto quando si traducono in reali e tangibili opportunità di vita».

Signoriello pone inoltre l’accento sulla necessità di non lasciare sole le famiglie davanti alle novità introdotte dalla digitalizzazione sanitaria: «Il nuovo modello di accertamento della disabilità promette tempi più brevi e minori passaggi burocratici. Tuttavia, la semplificazione disegnata sulla carta non basta se non vi è nessuno che accompagni concretamente i nuclei familiari e gli enti nella transizione. La Fondazione intende fare la propria parte sostenendo chi rende luoghi, servizi e piattaforme online pienamente accessibili, affinché nessun diritto fondamentale si perda tra moduli, cavilli e procedure telematiche».

Requisiti RUNTS, contributi fino a 40mila euro e scadenze per presentare domanda

Al Bando 2026 possono candidarsi gli Enti del Terzo Settore regolarmente iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e gli enti privati senza scopo di lucro costituiti e operanti negli ambiti previsti. Ciascuna proposta progettuale dovrà prevedere un budget di spesa non inferiore a 25mila euro e un cronoprogramma di svolgimento non superiore ai 12 mesi. Il contributo massimo a fondo perduto concedibile dalla Fondazione è fissato in 40mila euro a progetto, erogato per il 70 per cento entro un mese dalla sottoscrizione della convenzione e per il restante 30 per cento a saldo, previa verifica della rendicontazione finale.

Mentre i progetti di sport e assistenza dovranno svolgersi nell’area metropolitana di Roma o nel Lazio, le candidature per la ricerca scientifica sono aperte a organismi su scala nazionale. Le domande dovranno essere inviate telematicamente entro il 30 novembre 2026 attraverso il portale ufficiale www.fondazionebaroni.it nella sezione Bandi, trasmettendo la documentazione e la ricevuta di presentazione via PEC all’indirizzo info@pec.fondazionebaroni.it. La graduatoria dei progetti ammessi a finanziamento sarà resa nota entro il 31 gennaio 2027.

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