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Attualità

La grande sete della Sicilia, La Vardera a Filorosso: “Io e il Sindaco di Ravanusa abbiamo aperto le autobotti insieme. L’avviso di garanzia doveva arrivare anche a me”

Il paradosso assurdo dell’emergenza siccità in Sicilia! 🏜️ 🚰 Mentre un’intera isola è in ginocchio e i rubinetti sono a secco da giorni, i sindaci in trincea rischiano pure di finire indagati! A Rai 3, durante il programma Filorosso, esplode lo sdegno del consigliere regionale Ismaele La Vardera: “Il Sindaco di Ravanusa (Agrigento) ha ricevuto un avviso di garanzia per la distribuzione dell’acqua ai cittadini con le autobotti. Ma noi quel rubinetto dell’autobotte lo abbiamo aperto insieme, l’avviso di garanzia doveva arrivare anche a me! Chapeau ai sindaci che rischiano di persona!”. Segue il durissimo attacco politico al Governatore Renato Schifani: “È lui il commissario per l’emergenza, ma le risposte e le soluzioni non sono mai arrivate!”. Leggete lo sfogo completo sulle condizioni drammatiche delle famiglie siciliane nel nostro articolo! 👇 ☀️

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Grossi, Monteleone

Redazione – In una Sicilia messa drammaticamente in ginocchio dalla siccità più feroce degli ultimi decenni, dove l’acqua è diventata un miraggio e le famiglie sono costrette a vivere razionamenti estenuanti con i rubinetti a secco per giorni interi, la tensione sociale e politica ha ormai superato i livelli di guardia. In questa terra riarsa, i sindaci si ritrovano da soli in prima linea, costretti a prendere decisioni disperate per garantire la sopravvivenza delle proprie comunità, spesso muovendosi sul sottile filo che separa l’emergenza umanitaria dalle maglie della burocrazia. È in questo contesto incandescente che si inserisce il durissimo sfogo di Ismaele La Vardera, Consigliere all’Assemblea Regionale Siciliana e Presidente di Progetto Civico Italia, intervenuto in diretta nazionale durante il programma “Filorosso”, condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi su Rai 3.

Il paradosso di Ravanusa: un Sindaco indagato per aver dato l’acqua

Il cuore del dibattito televisivo, andato in onda nella serata del 17 agosto, si è concentrato sulla situazione al limite del collasso che sta vivendo il comune di Ravanusa, nella provincia di Agrigento. Qui, l’emergenza idrica ha spinto l’amministrazione locale a ricorrere all’uso massiccio delle autobotti per dissetare una popolazione esasperata. Tuttavia, proprio l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua destinata ai cittadini hanno fatto scattare i rigidi controlli burocratici, culminati con la notifica di un avviso di garanzia recapitato direttamente al primo cittadino del paese.

Un atto dovuto per la giustizia, ma che agli occhi dell’opinione pubblica suona come un amaro e inaccettabile paradosso: finire sotto indagine per aver cercato di dissetare la propria gente. Su questo punto, l’intervento in tv di Ismaele La Vardera è stato tanto provocatorio quanto dirompente, un atto di totale solidarietà istituzionale e umana: “Abbiamo aperto il rubinetto dell’autobotte insieme. L’avviso di garanzia poteva arrivare tranquillamente anche a me”.

“Chapeau al Sindaco, in trincea contro la burocrazia”

Il Consigliere regionale ha raccontato davanti alle telecamere di Rai 3 di essere stato fisicamente al fianco del primo cittadino di Ravanusa in quelle ore convulse e disperate, condividendo la responsabilità morale di quelle decisioni prese sul campo: “Chapeau al sindaco di Ravanusa”, ha dichiarato con fermezza La Vardera. Un plauso rivolto non solo al primo cittadino agrigentino, ma idealmente a tutti quegli amministratori locali del Sud Italia che ogni giorno si assumono responsabilità civili e penali gravosissime pur di non abbandonare i propri concittadini alla morsa della sete e al disinteresse delle istituzioni centrali.

L’allarme si allarga: Agrigento e le province senz’acqua

Ma il caso di Ravanusa non è purtroppo un’eccezione isolata, bensì lo specchio di un’intera isola in profonda sofferenza. “Sappiate che in tutta la provincia di Agrigento c’è una situazione del tutto simile”, ha aggiunto La Vardera, lanciando un grido d’allarme che non può più essere inascoltato. Agricoltura in ginocchio, allevamenti decimati dalla mancanza d’acqua, turismo a rischio e, soprattutto, decine di migliaia di famiglie esasperate da turnazioni idriche insostenibili, costrette a convivere con cisterne private ormai vuote e temperature estive implacabili.

Il dito puntato contro il Governatore Schifani

Di fronte a un dramma di questa portata, l’intervento televisivo del Presidente di Progetto Civico Italia si è trasformato inevitabilmente in un attacco frontale ai vertici della Regione Siciliana, rei, secondo La Vardera, di non aver gestito la crisi con la tempestività e l’incisività richieste da una simile calamità. L’attenzione politica si è quindi spostata direttamente sulle responsabilità del Presidente della Regione: “Renato Schifani in Sicilia è il presidente di questo ente commissariale che avrebbe il potere di risolvere il gravissimo problema dell’acqua. Ma la risposta strutturale e operativa non è mai arrivata come ci si aspettava”.

Parole che suonano come una condanna politica inappellabile. Mentre i rubinetti delle case restano tragicamente a secco e i sindaci rischiano di finire sotto inchiesta per un’autobotte, la politica regionale è chiamata urgentemente a dare risposte concrete. I siciliani non hanno più lacrime per piangere la propria sete: ora chiedono acqua, fatti e giustizia.

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Attualità

Siccità in Sicilia, l’allarme di Mulè a Filorosso: “L’ombra della mafia delle autobotti. Servono poteri commissariali, la politica ha fallito”

L’ombra della criminalità sulla grande sete della Sicilia! 🚰 🏜️ L’emergenza siccità non fa sconti e il Vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, in diretta a Filorosso (Rai 3), sgancia una vera e propria bomba mediatica: “Attenzione alla mafia delle autobotti! Un sistema emergenziale che dura da decenni si trasforma in un business criminale milionario”. Mulè ha commentato anche l’indagine a carico del Sindaco di Ravanusa (Agrigento): “Capisco la sua disperazione per dare l’acqua ai cittadini, ma la risorsa idrica deve essere igienicamente certificata, non si può rischiare la salute pubblica”. Il triste ricordo: “Mio nonno prendeva l’acqua coi bidoni, oggi nulla è cambiato. La politica ha fallito, destra e sinistra: ora servono poteri commissariali straordinari per rifare la rete idrica”. Leggete l’approfondimento politico nel nostro articolo! 👇 ☀️

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Mulè a Filorosso

Redazione – Il dramma della grande sete che sta attanagliando la Sicilia non accenna a diminuire, trasformandosi giorno dopo giorno in un’emergenza sociale, sanitaria e di ordine pubblico. Il dibattito televisivo andato in onda nella trasmissione “Filorosso” su Rai 3 (condotta da Antonino Monteleone e Adele Grossi) ha acceso un faro nazionale sulle condizioni disperate delle province isolane, in particolare sul caso emblematico di Ravanusa (Agrigento). A fotografare con lucidità e fermezza la gravità della situazione è intervenuto il Vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, il quale ha tracciato un quadro storico e politico spietato, puntando il dito non solo contro le inefficienze strutturali, ma anche contro le infiltrazioni criminali che lucrano sulla disperazione della povera gente.

Una crisi decennale: “Mio nonno prendeva l’acqua con i bidoni, oggi nulla è cambiato”

Il primo, fondamentale punto toccato da Mulè sgombra il campo da qualsiasi facile scusante legata ai cambiamenti climatici dell’ultima ora: “La siccità in Sicilia non è affatto un’emergenza di oggi: è una crisi strutturale profonda che attraversa questa Regione da decenni”. Le sue parole si fanno poi cariche di memoria personale, restituendo l’immagine di un Sud immobile nel tempo: “Ricordo perfettamente che mio padre e mio nonno, quando ero ancora bambino, andavano con i bidoni a prendere l’acqua ad Agrigento e a Trapani per le necessità quotidiane. Oggi, a distanza di decenni e in pieno terzo millennio, siamo ancora qui a parlare esattamente dello stesso, identico problema”. Un’ammissione di colpa collettiva per un’isola che sembra non riuscire a modernizzare le proprie infrastrutture primarie.

Il caso del Sindaco di Ravanusa: tra frustrazione e tutela della salute

Mulè è poi entrato nel merito del caso che ha tenuto banco in queste ore: l’avviso di garanzia notificato al Sindaco di Ravanusa, Salvatore Pitrola, per aver distribuito l’acqua tramite autobotti. Se da una parte il Vicepresidente della Camera esprime solidarietà umana, dall’altra chiarisce l’intervento ineludibile della magistratura. “Comprendo appieno la frustrazione del sindaco di Ravanusa, che ha giustamente proclamato lo stato di emergenza idrica e adottato un’ordinanza per tentare di intervenire di fronte a una situazione ormai insostenibile”, ha spiegato Mulè. “Tuttavia, l’avviso di garanzia arriva perché, nel nobile tentativo di garantire l’acqua ai propri cittadini, un amministratore si trova a dover utilizzare una risorsa che deve essere necessariamente e rigorosamente certificata sotto il profilo igienico-sanitario e ambientale. L’acqua destinata al consumo umano deve essere sicura: non possiamo in alcun modo mettere a rischio la salute pubblica dei cittadini”.

L’allarme inquietante: il business della “Mafia delle autobotti”

Ma il passaggio più forte e inquietante dell’intervento televisivo è stato quello dedicato all’illegalità diffusa. Dove c’è disperazione e assenza dello Stato, si insinua prepotentemente la criminalità organizzata. “Non possiamo ignorare il tema enorme della mafia delle autobotti”, ha denunciato Mulè senza mezzi termini. “Da anni esiste in Sicilia un sistema di approvvigionamento emergenziale privato che, proprio perché l’emergenza si protrae irresponsabilmente nel tempo, rischia di trasformarsi in un business milionario e illecito. Il punto vero, però, è un altro: la Sicilia non può continuare a vivere cronicamente di emergenze. Servono manutenzione seria delle reti colabrodo, infrastrutture adeguate, investimenti reali e controlli capillari sul territorio”.

L’appello bipartisan: “Subito poteri commissariali straordinari”

Di fronte a un disastro di tale magnitudo, Giorgio Mulè lancia un appello alla responsabilità trasversale, rifiutando le sterili polemiche di partito: “Qui non c’è una questione di destra o di sinistra: in Sicilia, negli anni, hanno governato tutti. Credo sia arrivato il momento di fermarsi, fare un esame di coscienza e intervenire con strumenti straordinari, anche e soprattutto attraverso poteri commissariali per l’emergenza, capaci di scavalcare la burocrazia e accelerare gli interventi sulle infrastrutture idriche, sulla manutenzione delle reti e sulla lotta spietata a ogni forma di illegalità legata alla gestione e alla distribuzione dell’acqua”. Un richiamo all’unità nazionale per salvare la Sicilia prima che la sete la prosciughi definitivamente.

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Attualità

Il Mattutino del 18 Agosto: la ricerca dell’armonia nel caos quotidiano e il coraggio di non “cambiare spartito”

“Il rumore è facile. L’armonia richiede orecchio.” 🎶 🏰 Le parole del “Mattutino” di oggi, in arrivo direttamente dalle antiche stanze del Castello Sforzini, sono una freccia scagliata dritta contro il caos e l’incoerenza del nostro tempo. In un mondo innamorato delle polemiche e delle urla facili, la vera sfida è sapersi sintonizzare con gli altri senza mai “cambiare lo spartito” all’improvviso, tradendo i valori fondanti dei nostri percorsi umani e politici. Con un nobilissimo richiamo filosofico a Dante Alighieri (“Le cose tutte quante hanno ordine tra loro”), l’editoriale di oggi ci invita a non cedere al frastuono e a ricercare l’equilibrio interiore. Vi auguriamo una giornata di libertà, responsabilità e, soprattutto, di grande coraggio. Leggete l’approfondimento editoriale completo nel nostro nuovo articolo! 👇 📖

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Il Mattutino del 18 agosto 2026

Il Mattutino – Nel frastuono incessante della modernità, dove le polemiche si consumano nel giro di un battito di ciglia e le urla sembrano aver definitivamente sostituito la forza degli argomenti, c’è un bisogno disperato di ritrovare la bussola. In questa caldissima mattina di mezza estate, il consueto e attesissimo appuntamento con “Il Mattutino”, la rubrica di riflessione quotidiana vergata direttamente dalle storiche stanze del Castello Sforzini di Castellar Ponzano (datata martedì 18 agosto 2026), ci regala una meditazione fulminea ma dal peso specifico incalcolabile. Un testo breve, quasi un aforisma zen, che si pone come un faro di lucidità per navigare le acque agitate del nostro tempo, tra politica, relazioni umane e sfide personali.

Tra il rumore e l’armonia: una lezione di stile e di ascolto

L’incipit del messaggio odierno è una sentenza inappellabile sulla comunicazione contemporanea: “Il rumore è facile. L’armonia richiede orecchio”. In queste pochissime parole si racchiude il dramma di un’intera epoca storica. Fare rumore, alzare la voce, alimentare lo scontro per il puro gusto della provocazione è diventato lo sport nazionale per eccellenza. È facile perché non richiede alcuno sforzo intellettuale; basta lasciarsi guidare dagli istinti più bassi, dalla rabbia momentanea, dal desiderio infantile di prevaricare l’altro.

L’armonia, al contrario, è un esercizio difficilissimo. Richiede “orecchio”, ovvero la capacità rara e preziosa di mettersi in ascolto, di sintonizzarsi con chi ci sta di fronte, di calibrare i toni e di cercare ostinatamente un punto di incontro anche nelle divergenze più aspre. Costruire un’armonia — che sia all’interno di un progetto politico, di una comunità nazionale o di una semplice dinamica familiare — significa avere la pazienza di accordare gli strumenti, smussare gli angoli e riconoscere il valore del silenzio. Una lezione di stile che si contrappone nettamente al caos verbale che domina i nostri giorni.

Cambiare spartito in corsa: il richiamo alla coerenza intellettuale

La riflessione prosegue inoltrandosi in un terreno ancora più scivoloso e profondamente legato alle dinamiche umane e, inevitabilmente, politiche. Sforzini annota: “Talvolta il problema non è chi entra in scena, ma chi improvvisamente cambia spartito”. In questa frase si legge un monito potentissimo contro il trasformismo, la mancanza di lealtà e l’opportunismo che troppo spesso inquinano le relazioni umane e l’impegno pubblico.

Non è l’ingresso di nuovi attori a destabilizzare i grandi progetti della vita. L’innovazione, il confronto con menti nuove e la pluralità di visioni sono sempre una ricchezza. Il vero elemento di rottura, il “tradimento” che genera stonature irreparabili, avviene quando qualcuno, in modo subdolo e repentino, decide di “cambiare spartito”. Cambiare le regole del gioco in corsa, rinnegare i valori fondanti di un percorso condiviso per assecondare convenienze passeggere o derive estremiste: è questa la vera minaccia alla coerenza. Una metafora musicale sublime per ricordarci che, senza fedeltà ai principi originari, la sinfonia si trasforma inesorabilmente in un baccano insopportabile.

“Le cose tutte quante hanno ordine tra loro”: l’eco di Dante

Il vertice filosofico del Mattutino odierno viene raggiunto con la terza, lapidaria affermazione: “Le cose tutte quante hanno ordine tra loro”. Si tratta di un richiamo diretto, alto e nobilissimo, al Canto I del Paradiso di Dante Alighieri. Nel sommo poema, Dante ci ricorda che l’intero universo non è un coacervo casuale di eventi slegati, ma risponde a un ordine superiore, a un’intelligenza cosmica che dà forma, senso e scopo a ogni singola esistenza.

Richiamare questa massima dantesca oggi, dal Castello Sforzini, significa invitare i lettori a non cedere allo sconforto di fronte all’apparente caos del mondo. C’è un ordine, c’è un filo rosso che lega le azioni e le conseguenze, le cause e gli effetti. Ritrovare questo ordine interiore è il primo passo essenziale per poter sperare di riordinare anche il mondo esteriore, restituendo dignità alla politica, rispetto alla società e profondità al nostro agire quotidiano.

Libertà, responsabilità e coraggio: l’augurio per affrontare il presente

Come di consueto, il rito mattutino si conclude con un triplice augurio, che suona come una vera e propria invocazione civile: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”. Tre pilastri inscindibili. Non può esistere vera libertà senza la responsabilità matura di assumersi il peso delle proprie scelte e delle proprie parole. E non può esserci assunzione di responsabilità senza il coraggio: il coraggio di mantenere la rotta, il coraggio di dire di no quando lo spartito viene cambiato a nostra insaputa, il coraggio di cercare l’armonia in un mondo innamorato del rumore. Un augurio prezioso, da portare con sé come viatico per affrontare le sfide di questa calda giornata estiva.

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Politica

Bufera sulle chat estremiste, Sforzini non ci sta: “L’antisemitismo non è Destra, le nostre radici sono merito e libertà”

“Hitler non è nel nostro Pantheon e non vi entrerà MAI. L’antisemitismo e il razzismo non sono valori di Destra”. 🛑 Dopo lo scandalo politico delle chat estremiste finito sui giornali nazionali, arriva il comunicato ufficiale di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale). Con una nota diramata alle agenzie dal Castello Sforzini, il leader traccia una linea invalicabile contro le nostalgie totalitarie, chiedendo una Destra occidentale, democratica e plurale, fondata sul MERITO e non sull’odio. E sulle insistenti voci di un suo imminente ingresso in Forza Italia, Sforzini chiude le porte in modo clamoroso, rivendicando la totale autonomia del suo pensiero: “Non traslocherò mai dalla mia legge morale, so dire di NO anche agli amici”. Leggete tutti i dettagli del lancio d’agenzia nel nostro articolo! 👇

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Sforzini

Redazione– Il dibattito politico nazionale continua a essere scosso dalle pesanti polemiche scaturite dalle recenti inchieste giornalistiche, che hanno svelato l’esistenza di chat private in cui si faceva libero e inquietante sfoggio di espressioni antisemite, insulti razzisti e pesanti nostalgie legate al periodo del nazifascismo. Di fronte al rischio di pericolose generalizzazioni che potrebbero delegittimare l’intera area conservatrice italiana, arriva una presa di posizione tanto lucida quanto tagliente: quella di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Attraverso una nota ufficiale diramata questa mattina alle agenzie di stampa dal suo quartier generale, il Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il leader intellettuale ha voluto tracciare una vera e propria “linea rossa” ideologica e morale, sgombrando il campo da qualsiasi ambiguità.

La netta presa di distanza: “Hitler non è nel nostro Pantheon”

Il messaggio lanciato da Sforzini alle agenzie non lascia spazio a interpretazioni o zone grigie, smarcando in modo perentorio l’identità del suo Centro Studi dalle derive estremiste emerse in questi giorni. «L’antisemitismo non è destra. Il razzismo non è destra», si legge testualmente nell’incipit del comunicato, che prosegue con una condanna senza appello delle derive totalitarie: «Hitler non appartiene al nostro Pantheon e non vi entrerà mai». Parole fortissime che puntano a ristabilire la verità storica e culturale di una destra che, per definirsi tale nel panorama europeo contemporaneo, non può in alcun modo flirtare con le ideologie dell’odio e della discriminazione razziale o religiosa.

L’orizzonte di Rinascimento Nazionale: una Destra plurale

Oltre a condannare le ombre del passato, Sforzini ha approfittato del comunicato per ribadire e rilanciare con forza la vocazione politica e culturale del progetto che guida. Per Rinascimento Nazionale, infatti, l’orizzonte da perseguire è quello della costruzione di una «destra plurale e polifonica». Una destra che non abbia paura di definirsi profondamente occidentale e che affondi le proprie radici intangibili nei valori sacri della libertà individuale, della democrazia rappresentativa e dello Stato di diritto.

Nella visione tracciata dal comunicato, l’identità nazionale non deve essere un feticcio da sbandierare contro qualcuno, ma deve coniugarsi indissolubilmente con la valorizzazione del merito e delle eccellenze. Sforzini rivolge un appello chiaro alla classe dirigente: «Una grande destra non deve soltanto dire agli italiani che cosa devono temere: deve indicare loro ciò che insieme possono costruire». L’obiettivo politico, dunque, non deve essere quello di «radicalizzare una parte del Paese» soffiando sul fuoco dello scontento, ma di avere il coraggio e la maturità di parlare all’intera Nazione, trasformando i fisiologici sentimenti di paura e rabbia in una proposta concreta e luminosa per il futuro.

Smentite le voci su Forza Italia: “La mia bussola è l’autonomia”

La nota diffusa alla stampa si chiude affrontando, in modo diretto e trasparente, anche i sempre più insistenti rumors dei palazzi romani che, nei giorni scorsi, ipotizzavano un imminente e clamoroso passaggio dello stesso Luca Sforzini tra le fila di Forza Italia, proprio in virtù della sua insofferenza verso le derive estremiste. Su questo punto, la smentita è stata categorica, accompagnata da una ferma rivendicazione di indipendenza intellettuale.

Sforzini ha ricordato che l’autonomia del Centro Studi non è negoziabile e significa, prima di tutto, «libertà di pensare, parlare, confrontarsi, dissentire e, quando necessario, dire no. Anche agli amici». Quanto alle speculazioni su un cambio di casacca politica, la replica è stata tanto poetica quanto irremovibile: «Non traslocherò mai dalla mia legge morale e dal suo luogo simbolico: il Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il resto sono speculazioni e interpretazioni».

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