Dove la fantasia diventa mestiere: incontro con Andrea Maccarini, professionista del “Mondo Disney”
Nel mondo dell’intrattenimento esistono realtà capaci di attraversare generazioni, superare i confini geografici e parlare a pubblici profondamente diversi. Disney rappresenta senza dubbio una di queste realtà: un universo nel quale immaginazione, narrazione, innovazione e capacità di emozionare convivono da decenni. Ed è proprio all’interno di questo affascinante contesto professionale che si colloca l’esperienza di Andrea Maccarini, protagonista di un percorso che merita attenzione e approfondimento.
ANDREA MACCARINI, QUANDO LA PROFESSIONALITÀ INCONTRA LA MAGIA DEL MONDO DISNEY
Redazione- Nel mondo dell’intrattenimento esistono realtà capaci di attraversare generazioni, superare i confini geografici e parlare a pubblici profondamente diversi. Disney rappresenta senza dubbio una di queste realtà: un universo nel quale immaginazione, narrazione, innovazione e capacità di emozionare convivono da decenni. Ed è proprio all’interno di questo affascinante contesto professionale che si colloca l’esperienza di Andrea Maccarini, protagonista di un percorso che merita attenzione e approfondimento.
Parlare di Maccarini significa parlare di una professionalità inserita in un ambiente nel quale nulla può essere lasciato al caso. Dietro la magia che il pubblico percepisce esistono preparazione, metodo, collaborazione e una costante ricerca della qualità. È questa dimensione meno visibile, ma fondamentale, a rendere particolarmente interessante la sua testimonianza.
Il rapporto con il mondo Disney rappresenta infatti un osservatorio privilegiato per comprendere quanto sia cambiato, negli ultimi anni, il modo di comunicare e di intrattenere. Il pubblico è diventato più esigente, la tecnologia ha modificato profondamente linguaggi e modalità di fruizione e la velocità con cui nascono e si diffondono nuovi contenuti ha imposto agli operatori del settore una capacità di adattamento sempre maggiore.
Eppure, nonostante le trasformazioni, alcuni elementi rimangono immutati: la forza di una buona storia, il valore della creatività e soprattutto la capacità di creare emozioni.
È proprio su questo equilibrio tra innovazione e tradizione che l’esperienza di Andrea Maccarini offre spunti particolarmente interessanti. Da una parte c’è un universo tecnologicamente avanzato, capace di utilizzare strumenti sempre più sofisticati; dall’altra rimane la necessità di parlare alle persone attraverso sentimenti universali come l’amicizia, il coraggio, la famiglia, la speranza e il desiderio di realizzare i propri sogni.
Il suo percorso permette inoltre di riflettere su un tema spesso sottovalutato: trasformare una passione in una professione richiede molto più dell’entusiasmo iniziale. Servono competenze, disciplina, capacità di lavorare in squadra, disponibilità ad apprendere e soprattutto la consapevolezza che, in un settore creativo, non si smette mai di crescere.
La Disney, in questo senso, non è soltanto un marchio conosciuto in tutto il mondo, ma un vero e proprio fenomeno culturale capace di reinventarsi mantenendo riconoscibili i propri valori. Ed è proprio questa capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità a rappresentare una delle chiavi della sua longevità.
Attraverso le parole di Andrea Maccarini proveremo dunque a entrare idealmente dietro le quinte di questo universo, scoprendo quanto lavoro, passione e professionalità siano necessari per trasformare un’idea in un’esperienza capace di lasciare un segno.
La sua testimonianza diventa così l’occasione per parlare non soltanto di Disney, ma anche di sogni, lavoro, creatività e futuro. Perché, quando la professionalità incontra la fantasia, può accadere qualcosa di straordinario: ciò che nasce come immaginazione può trasformarsi in un’emozione destinata a rimanere nella memoria.
INTERVISTA…
Buongiorno, è un vero piacere averLa qui con noi. La ringrazio per aver accettato il nostro invito.
Buongiorno a Lei. Il piacere è mio e La ringrazio per questa opportunità. Sarà certamente un’intervista interessante e spero di poter condividere con i lettori qualche riflessione significativa.
Andrea, quando si pronuncia la parola Disney si pensa immediatamente alla magia. Ma cosa significa, concretamente, lavorare dietro quella magia?
Significa innanzitutto non smettere mai di credere nel valore delle emozioni. Dietro ogni progetto, ogni personaggio e ogni storia ci sono professionalità, organizzazione, creatività e una grande attenzione al pubblico. La magia che arriva allo spettatore nasce da un lavoro molto concreto, fatto di passione, precisione e responsabilità.
La Disney ha accompagnato intere generazioni. Secondo Lei qual è il segreto di una storia capace di parlare contemporaneamente a bambini e adulti?
La sincerità. Una storia funziona quando riesce a toccare qualcosa di autentico. Un bambino può lasciarsi conquistare dall’avventura, mentre un adulto può riconoscersi in una paura, in un sogno, in una perdita o nel desiderio di ricominciare. È questo che rende alcune storie davvero senza tempo.
Oggi viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. La ‘magia’ rischia di diventare troppo tecnologica?
La tecnologia è uno strumento, non il cuore della storia. Può amplificare ciò che vogliamo raccontare, ma non può sostituire un’emozione autentica. Il pubblico può lasciarsi sorprendere da effetti straordinari, ma alla fine ricorderà soprattutto ciò che quella storia gli ha fatto provare.
Qual è la caratteristica indispensabile per chi desidera lavorare nel mondo dell’intrattenimento Disney?
La curiosità. La creatività. E aggiungerei la capacità di mettersi continuamente in discussione.. attraverso una mente permeabile. In questo settore bisogna avere il coraggio di imparare, ascoltare, osservare ciò che accade intorno a noi e non pensare mai di essere arrivati definitivamente.
C’è un personaggio Disney nel quale, personalmente, riconosce maggiormente una parte del Suo carattere?
Probabilmente Paperino, per la sua capacità di affrontare situazioni diverse con curiosità, entusiasmo e una certa dose di ottimismo. È un personaggio che, nonostante le difficoltà, continua a guardare avanti. Credo che sia un atteggiamento utile anche nella vita professionale.
Dietro un grande successo ci sono inevitabilmente anche errori e momenti difficili. Quanto è importante sbagliare?
È fondamentale. Essenziale. L’errore, quando viene analizzato con intelligenza, diventa esperienza. Il vero problema non è sbagliare, ma non comprendere ciò che quell’errore può insegnarci. Nel lavoro creativo, spesso proprio dalle difficoltà nascono idee nuove.
Se potesse dare un consiglio a un giovane che sogna di entrare nel mondo Disney, quale sarebbe?
Gli direi di non inseguire soltanto il nome di un’azienda o il prestigio di un ruolo. Deve prima chiedersi quale contributo personale può portare. Preparazione, umiltà, creatività e perseveranza sono molto più importanti del desiderio di arrivare rapidamente.
Qual è la differenza tra chi ama semplicemente Disney e chi riesce a trasformare quella passione in un lavoro?
La passione è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Quando diventa professione, bisogna aggiungere disciplina, competenza, capacità di collaborare e senso di responsabilità. Amare ciò che si fa è meraviglioso, ma bisogna anche essere capaci di farlo bene.
Le chiedo una risposta quasi filosofica: la magia esiste davvero?
Sì, ma spesso siamo noi a crearla. La magia può essere una storia raccontata nel momento giusto, un incontro che cambia una giornata, un bambino che sorride davanti a un personaggio o un adulto che, per qualche minuto, torna bambino. Se riusciamo a generare emozioni autentiche, allora quella magia è reale.
E quale sogno professionale vorrebbe ancora realizzare?
Continuare a crescere e avere la possibilità di partecipare a progetti capaci di lasciare qualcosa alle persone. Il sogno più bello, secondo me, non è semplicemente raggiungere un traguardo, ma poter guardare indietro e sapere di aver contribuito a creare qualcosa che continuerà a vivere nella memoria degli altri.
Allora possiamo dire che la vera magia Disney non appartiene soltanto ai personaggi, ma anche alle persone che lavorano per renderla possibile?
Assolutamente. I personaggi sono il volto della magia, ma dietro quel volto ci sono persone che ogni giorno mettono competenza, sacrificio, creatività e passione nel proprio lavoro. Ed è proprio questo incontro tra professionalità ed emozione che, ancora oggi, permette alla magia di continuare.
Andrea, se potesse tornare bambino per un solo giorno, quale mondo Disney sceglierebbe di visitare e perché?
Sceglierei sicuramente un luogo capace di farmi riscoprire quello stupore che da adulti, a volte, dimentichiamo. Credo che il vero privilegio del mondo Disney sia proprio questo: ricordarci che la fantasia non è qualcosa che appartiene soltanto all’infanzia. Crescendo cambiano le nostre responsabilità, ma non dovrebbe mai cambiare la capacità di meravigliarci.
In un mondo sempre più veloce, dove tutto viene consumato rapidamente, quale insegnamento del mondo Disney ritiene più attuale?
Che alcune emozioni non hanno bisogno di correre. Una grande storia ha bisogno di tempo per entrare nel cuore e rimanerci. Il mondo Disney ci insegna che il coraggio, l’amicizia, l’amore, la famiglia e la capacità di inseguire i propri sogni sono valori che non passano di moda. Forse è proprio questa la sua forza più grande: parlare al futuro senza dimenticare ciò che siamo.
Una parola che sente sua?
Ossessione nella sua connotazione positiva in quanto è il motore per fare il salto di qualità.
Il senso della vita oggi?
Protendo alla flessibilità. In precedenza ero più schematico e rigido.
La ringrazio sinceramente per il tempo che ci ha dedicato e per le Sue risposte, così ricche di spunti e riflessioni. È stato un vero piacere conversare con Lei.
Grazie a Lei per le domande e per l’attenzione con cui ha condotto questa intervista. È stato un piacere poter condividere pensieri ed esperienze con i Suoi lettori. Mi auguro di poterLa incontrare nuovamente presto.
Me lo auguro anch’io. Grazie ancora e arrivederci.
Grazie a Lei. Arrivederci e un caro saluto a tutti i lettori.
LA MAGIA CHE NON SMETTE DI SORPRENDERE…
L’incontro con Andrea Maccarini ci restituisce un’immagine del mondo Disney che va ben oltre personaggi, spettacolo e intrattenimento. Dietro quella che chiamiamo “magia” esiste infatti un universo fatto di professionalità, creatività, sacrificio e soprattutto capacità di comprendere il linguaggio universale delle emozioni.
Dalle sue parole emerge una convinzione semplice ma potente: la fantasia non è un privilegio dell’infanzia, bensì una risorsa che possiamo custodire anche da adulti. Ed è forse proprio questo uno dei più grandi insegnamenti della Disney: ricordarci che sognare non significa essere ingenui, ma avere ancora il coraggio di immaginare qualcosa che non esiste e provare a renderlo possibile.
Andrea Maccarini ci accompagna così dietro le quinte di un mondo nel quale la tecnologia può cambiare gli strumenti, ma non potrà mai sostituire ciò che rende una storia davvero indimenticabile: un’emozione sincera.
Perché, in fondo, la vera magia non è soltanto quella che vediamo sullo schermo. È quella che rimane dentro di noi quando le luci si spengono, quando la storia termina e, per qualche istante, torniamo a credere che anche i sogni più grandi possano diventare realtà.
Chi è Luigi Zeno? Il giovane e pluripremiato talento napoletano sbarca su Netflix nella nuova serie “Minerva – La Scuola”
Ha 19 anni, è napoletano ed è considerato il “Miglior Giovane Attore Italiano” della nuova generazione! 🎬 📺 Tutti pronti a scoprire il talento di Luigi Zeno? Dal 22 settembre l’attore sbarca su Netflix come protagonista assoluto della nuova serie “Minerva – La Scuola” (diretta da Ivan Silvestrini)! Vestirà i panni di Leonardo, un tormentato studente di un rigidissimo liceo militare napoletano, in un imperdibile teen drama fatto di amori, disciplina e ribellioni. Ma Luigi non è solo un attore dal talento cristallino: da anni porta avanti una dura battaglia sociale nelle scuole contro la piaga del bullismo! E il 2026 per lui è un anno d’oro: oltre a Netflix, lo vedremo presto in prima serata anche su Rai 1 con l’attesissima fiction “Nemo – Chi ha ucciso Sofia”! Scoprite la bellissima storia di questo giovane talento nel nostro articolo completo! 👇 🍿
Redazione – Ci sono volti che, non appena appaiono sullo schermo, riescono a catturare immediatamente l’attenzione del pubblico grazie a una freschezza e a una profondità espressiva fuori dal comune. È esattamente questo il caso di Luigi Zeno, appena diciannovenne ma già considerato dagli addetti ai lavori come uno dei talenti più fulgidi e promettenti dell’intero panorama cinematografico e seriale del nostro Paese. Con un 2026 che si preannuncia come l’anno della sua definitiva consacrazione, il giovane attore napoletano si prepara a fare il suo attesissimo debutto sulla piattaforma di streaming più famosa al mondo: dal 22 settembre sarà infatti tra i protagonisti assoluti della nuova serie targata Netflix intitolata “Minerva – La Scuola”.
Dalla gavetta a Netflix: il debutto nei panni di Leonardo
Napoletano doc, classe 2007, Luigi Zeno non è certo un talento improvvisato. La sua giovanissima età non deve trarre in inganno: alle sue spalle c’è una solida gavetta e una fame di imparare che lo hanno portato rapidamente a spiccare il volo. Nella nuova e attesissima serie Minerva – La Scuola (diretta magistralmente dal regista Ivan Silvestrini e prodotta dalla potenza creativa di Picomedia), Zeno vestirà i difficili e sfaccettati panni di Leonardo. Il suo personaggio, un allievo del liceo, sarà il vero e proprio baricentro emotivo attorno al quale ruoteranno le complesse e avvincenti vicende di questo nuovo, imperdibile teen drama.
“Minerva – La Scuola”: disciplina e conflitti in un liceo militare
La trama della serie Netflix promette di tenere gli spettatori incollati allo schermo. Minerva – La Scuola è infatti ambientata tra le mura di un rigido e austero liceo militare situato nel cuore di Napoli. Un universo chiuso, a tratti claustrofobico, scandito da regole ferree, alzabandiera all’alba, dure lezioni e divieti categorici. Ma sotto le rigide divise militari battono i cuori di adolescenti in piena evoluzione: i giovani allievi, tra cui il tormentato Leonardo interpretato da Zeno, saranno chiamati a confrontarsi con la forza travolgente delle amicizie, le scoperte dei primi amori, le ambizioni brucianti, le inevitabili fragilità psicologiche e i violenti conflitti generazionali.
Un talento forgiato a Napoli: i premi e la consacrazione
Per Luigi Zeno, dare vita a Leonardo rappresenta la tappa cruciale di un percorso artistico iniziato quando era ancora un bambino. La sua rigorosa formazione attoriale si è sviluppata e affinata tra le mura della prestigiosa accademia CinemaFiction Napoli, dove ha potuto approfondire e sviscerare tutti i complessi strumenti tecnici e interpretativi necessari per bucare lo schermo. Il suo talento non è certo passato inosservato alla critica: negli ultimi anni, Zeno ha incassato una serie impressionante di prestigiosi riconoscimenti in svariati festival ed eventi cinematografici indipendenti, tanto da guadagnarsi, tra i critici, l’impegnativa definizione di “Miglior Giovane Attore Italiano”.
Non solo set: l’impegno sociale contro la piaga del bullismo
Ma ciò che rende Luigi Zeno un ragazzo davvero speciale è la sua anima. Una parte importantissima e fondante della sua crescita umana, prima ancora che artistica, è infatti legata a doppio filo al suo costante impegno sociale. Dopo aver partecipato al toccante cortometraggio “La Linea Sottile”, diretto da Umberto Santacroce, l’attore ha deciso di metterci la faccia portando avanti, con coraggio e dedizione, svariate campagne e iniziative di sensibilizzazione contro la terribile piaga del bullismo. Incontrando i ragazzi nelle scuole e partecipando a manifestazioni giovanili, Zeno ha dimostrato che un bravo attore deve saper usare la propria visibilità per provare a migliorare il mondo reale.
Il 2026 anno d’oro: dal teen drama alla nuova fiction Rai
Se il debutto su Netflix del 22 settembre sembra già un traguardo immenso, il 2026 ha in serbo un’altra enorme sorpresa per l’attore partenopeo. Mentre sale l’attesa per la serie Minerva, Luigi Zeno è attualmente impegnato a tempo pieno sul set del cast stellare di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia”, la nuova, attesissima grande fiction destinata alla prima serata di Rai 1. Un doppio impegno massacrante ma esaltante, che lo porta a confrontarsi contemporaneamente con i due colossi della serialità italiana e internazionale. Il pubblico, ora, non aspetta altro che vederlo all’opera: perché, al netto delle interviste e dei meritatissimi premi, per un vero attore la parola finale spetta sempre e solo all’interpretazione sullo schermo.
Andrea Maccio’, quando parola e immagine diventano arte
Dalla found poetry alla fotografia, dal collage alla pittura: un percorso artistico originale che attraversa linguaggi, epoche e materiali, trasformando la parola in materia visiva e l’immagine in racconto.
C’è un momento, nell’arte contemporanea, in cui le definizioni diventano insufficienti e ciò che conta è la capacità di creare connessioni. È proprio in questo spazio di contaminazione che si colloca il percorso di Andrea Maccio’, laureato in Scienze della Comunicazione Sociale e Istituzionale, con alle spalle una lunga esperienza nel settore socioeducativo e della ricerca sociale e oggi impegnato nella scrittura, nella produzione di contenuti e nella collaborazione con testate online e blog letterari.
Redazione- Dalla found poetry alla fotografia, dal collage alla pittura: un percorso artistico originale che attraversa linguaggi, epoche e materiali, trasformando la parola in materia visiva e l’immagine in racconto.
C’è un momento, nell’arte contemporanea, in cui le definizioni diventano insufficienti e ciò che conta è la capacità di creare connessioni. È proprio in questo spazio di contaminazione che si colloca il percorso di Andrea Maccio’, laureato in Scienze della Comunicazione Sociale e Istituzionale, con alle spalle una lunga esperienza nel settore socioeducativo e della ricerca sociale e oggi impegnato nella scrittura, nella produzione di contenuti e nella collaborazione con testate online e blog letterari.
Accanto all’attività editoriale, Maccio’ ha sviluppato nel tempo una personale ricerca artistica, costruita sull’incontro fra parola, immagine e sperimentazione visiva. Un percorso che non nasce da un’improvvisa intuizione, ma da una progressiva esplorazione di tecniche e linguaggi differenti.
Tra il 2017 e il 2018, dopo aver frequentato corsi e laboratori, si avvicina alla found poetry, una forma di poesia che nasce dalla riscoperta e dalla trasformazione di parole già esistenti. L’esperienza maturata attraverso la partecipazione ai festival di poesia di strada Muri DiVersi di Bologna, nel 2018 e nel 2019, rappresenta una tappa significativa di questa ricerca.
Parallelamente, l’artista approfondisce la fotografia e la composizione fotografica, frequentando corsi e laboratori di pittura. Da queste esperienze prende forma un linguaggio personale nel quale poesia visiva, fotografia e arte contemporanea dialogano senza gerarchie.
Le sue opere sono spesso realizzate attraverso tecniche miste e risentono della tradizione della ricerca verbo-visiva degli anni Sessanta e Settanta, oltre che della filosofia del ready made, reinterpretata attraverso una sensibilità contemporanea. La parola non è più soltanto qualcosa da leggere: diventa elemento grafico, materia, frammento, segno.
Particolarmente significativa è la tecnica della cancellatura, attraverso la quale Maccio’ interviene su testi preesistenti, sottraendo parole e significati per costruire nuove composizioni poetiche. A questa si affiancano estrazione e ricomposizione del testo, collage, cut up, pittura acrilica su carta, tela e legno.
Il risultato è un continuo gioco di rimandi tra ciò che si vede e ciò che si legge. Le opere diventano così territori di confine, nei quali pittura, fotografia, poesia e collage smettono di essere categorie separate per trasformarsi in un unico racconto visivo.
Anche la scelta dei materiali assume un significato preciso. In molti lavori su carta l’artista utilizza infatti materiale di recupero, una superficie tutt’altro che neutra sulla quale interviene attraverso sovrapittura e collage. La carta porta con sé una memoria precedente e l’intervento artistico non la cancella completamente: la modifica, la stratifica, la porta verso un nuovo significato.
Dal 2022 la ricerca di Maccio’ si è tradotta in una significativa attività espositiva. Tra gli appuntamenti figurano La mostra siamo noi, a Pietrasanta nel 2022; Found Poetry. The contest letter art, mostra bipersonale ospitata presso La Fucina delle Idee di Sarzana nel 2023; Insolito Viaggio, a Terni presso Holy Food Genuino Market, sempre nel 2023; Sogni Latenti, a Genova, e Tracce, ad Arquata Scrivia, nel 2025.
Particolarmente importante è stata la mostra “Frammenti”, ospitata al Caffè Cavour di Terni dal 6 giugno all’8 luglio 2026. L’esposizione ha rappresentato, per ampiezza e articolazione, una sorta di sintesi del percorso dell’artista, presentando opere realizzate nell’arco di otto anni, dal 2018 al 2026.
Terni è diventata inoltre uno dei luoghi più significativi della sua attività recente. Maccio’ ha partecipato alle mostre artistico-letterarie organizzate dall’Associazione Umru, Dante alla Cascata, presso il Museo Hydra di Marmore, e Il giardino dell’Eden, presso la Chiostrina della BCT, entrambe nel 2025. Nello stesso anno ha preso parte alla collettiva Di Pancia e di cuore, curata da Lo Zoo di Simona, mentre nel febbraio 2026, in occasione degli eventi valentiniani, ha partecipato alla collettiva autogestita dagli artisti Amore è… Fantasy Love Art, presso il BCT Lab.
Nel 2024, inoltre, una sua opera è stata selezionata per la Biennale Istituzionale d’Arte “Città di Senigallia”, a cura di Asti Art Gallery, ulteriore riconoscimento di un percorso che continua a svilupparsi attraverso sperimentazioni e nuove occasioni di confronto.
Il prossimo appuntamento guarda ancora all’Umbria e, in particolare, alla Valnerina e alla Valternana. Tra settembre e ottobre 2026 Maccio’ parteciperà alla collettiva “Streghe. Miti, riti e memorie della Valnerina e della Valternana”, organizzata dall’Associazione Umru in collaborazione con il Caffè Cavour di Terni, con due opere: Frammenti di memoria, realizzata attraverso pittura, collage e found poetry, e Volo nella Notte, fotografia digitale postprodotta.
La partecipazione a questa esposizione assume per l’artista un significato particolare perché incrocia due temi oggetto da anni della sua attenzione: la storia, spesso dimenticata, delle antiche culture pagane dell’Umbria e dell’Italia centrale e quella della stregoneria. Un interesse che affonda le proprie radici anche negli anni universitari e che nel 2021 lo aveva portato a occuparsi, attraverso recensioni, di alcuni testi dedicati alla storia della caccia alle streghe tra Liguria e Basso Piemonte.
Il percorso di Andrea Maccio’ appare dunque come una ricerca in continua evoluzione. Le sue opere non chiedono semplicemente di essere osservate o lette: invitano a ricostruire un significato, a riconoscere ciò che è stato cancellato, a interrogarsi su ciò che rimane.
Ed è forse proprio qui che risiede la cifra più interessante della sua produzione: trasformare frammenti apparentemente ordinari in nuove possibilità di racconto, facendo dialogare memoria e contemporaneità, parola e silenzio, fotografia e pittura, materia e pensiero.
Un’arte di stratificazioni, dunque, nella quale nulla sembra davvero scomparire. Ogni parola cancellata lascia una traccia, ogni immagine conserva una memoria, ogni frammento può diventare l’inizio di una storia nuova.
Fotografia esposta a “Dante alla Cascata”
INTERVISTA AD ANDREA MACCIO’: QUANDO LA PAROLA DIVENTA IMMAGINE
Andrea Maccio’, il Suo percorso nasce dalla comunicazione, dalla ricerca sociale e dalla scrittura, per poi approdare all’arte visiva. Quando ha capito che parola e immagine potevano diventare per Lei due facce della stessa ricerca?
Probabilmente quando ho smesso di considerare la parola soltanto come uno strumento per comunicare un concetto e ho iniziato a percepirla anche come una forma, un segno, una materia visiva. La mia formazione nella comunicazione ha certamente influito, ma l’arte mi ha permesso di esplorare ciò che spesso rimane ai margini del linguaggio tradizionale. Una parola può raccontare, ma può anche essere cancellata, isolata, ricomposta e persino trasformata in immagine.
Lei si è avvicinato alla found poetry. Che cosa La affascina maggiormente di questa tecnica?
Mi affascina l’idea che una poesia possa essere già presente, nascosta, all’interno di un testo apparentemente estraneo. Il mio intervento consiste nel cercarla, sottrarre ciò che non serve e fare emergere un nuovo significato. È un processo che assomiglia molto all’archeologia: non si inventa necessariamente qualcosa dal nulla, ma si porta alla luce ciò che era già lì, invisibile. La cancellatura, in questo senso, diventa paradossalmente un atto creativo.
Nelle Sue opere convivono collage, fotografia, pittura, cut up e materiali di recupero. Quanto è importante per Lei la contaminazione tra linguaggi?
È fondamentale. Non amo particolarmente i confini rigidi tra le discipline artistiche. Credo che fotografia, pittura, poesia e collage possano dialogare e arricchirsi reciprocamente. Anche l’utilizzo della carta di recupero nasce da questa esigenza: mi interessa lavorare su una superficie che possiede già una storia, delle tracce, delle imperfezioni. Non parto da un foglio completamente neutro, ma da qualcosa che porta con sé una memoria.
La Sua ricerca guarda anche alla poesia visiva degli anni Sessanta e Settanta e al ready made. Cosa può ancora insegnare quella stagione artistica ad un autore contemporaneo?
Può insegnare soprattutto la libertà di mettere in discussione ciò che consideriamo arte. La ricerca verbo-visiva ha dimostrato quanto una parola, un frammento di giornale o un’immagine possano acquisire nuovi significati quando vengono spostati dal loro contesto originario. Il ready made, invece, ci ricorda che anche un oggetto quotidiano può diventare occasione di riflessione. Naturalmente oggi bisogna confrontarsi con una realtà completamente diversa, per questo cerco di reinterpretare quelle esperienze senza imitarle.
La mostra “Frammenti”, ospitata al Caffè Cavour di Terni nel 2026, ha raccolto opere realizzate dal 2018 al 2026. Che significato ha avuto per Lei questa esposizione?
È stata un’occasione molto importante perché mi ha permesso di osservare il mio stesso percorso a distanza di anni. Mettere insieme lavori realizzati in periodi diversi significa anche confrontarsi con le proprie trasformazioni. “Frammenti” non rappresentava soltanto una selezione di opere, ma quasi una mappa della mia ricerca. Il titolo stesso richiama qualcosa che non è completo, ma che può essere ricomposto. Ed è proprio questo che cerco di fare attraverso il mio lavoro.
Il prossimo appuntamento sarà la collettiva “Streghe. Miti, riti e memorie della Valnerina e della Valternana”, dove presenterà “Frammenti di memoria” e “Volo nella Notte”. Perché questi temi continuano ad attirare la Sua attenzione?
Perché dietro questi temi esiste un patrimonio di memoria spesso dimenticato o raccontato in maniera superficiale. Mi interessano le antiche culture pagane dell’Italia centrale, le tradizioni popolari e la storia della stregoneria, soprattutto per comprendere come determinate credenze siano state costruite e tramandate. Sono argomenti che seguo da molti anni e che ho approfondito anche attraverso la lettura e la recensione di testi dedicati alla caccia alle streghe. Attraverso l’arte posso però affrontarli non soltanto dal punto di vista storico, ma anche simbolico ed emotivo.
Dopo tanti anni di ricerca, qual è oggi la domanda che accompagna maggiormente il Suo lavoro artistico e cosa vorrebbe che rimanesse nello spettatore dopo aver osservato una Sua opera?
Mi interessa chiedermi quanto possa cambiare il significato di qualcosa quando lo guardiamo da un’altra prospettiva. Vorrei che lo spettatore non trovasse necessariamente una risposta definitiva, ma avesse la sensazione di aver incontrato qualcosa capace di interrogarlo. Se una mia opera riesce a fermare per qualche istante lo sguardo, a suscitare una domanda o a far riaffiorare un ricordo, allora penso che abbia raggiunto il suo obiettivo. L’arte, per me, non deve spiegare tutto: deve lasciare anche uno spazio aperto all’interpretazione.
Allestimento della mostra al Caffe’ Cavour
L’incontro con Andrea Maccio’ restituisce il ritratto di un artista che ha scelto di muoversi oltre i confini delle definizioni, facendo della contaminazione il cuore della propria ricerca. Nelle sue opere la parola non è soltanto da leggere e l’immagine non è soltanto da osservare: entrambe diventano frammenti di un linguaggio più ampio, capace di evocare memoria, emozioni e interrogativi.
Dalla found poetry alla fotografia, dalla pittura al collage, fino alla riscoperta di materiali e testi già esistenti, Maccio’ costruisce un percorso nel quale il gesto artistico diventa anche un esercizio di ascolto e di scoperta. Cancellare, ricomporre, sovrapporre significa infatti dare una nuova possibilità a ciò che sembrava già concluso.
Il suo prossimo appuntamento dedicato alle streghe, ai miti e alle memorie dell’Umbria conferma una ricerca profondamente legata alla storia e alla memoria, ma proiettata verso una sensibilità contemporanea. Ed è proprio questa capacità di trasformare il passato in materia nuova a rendere il suo lavoro particolarmente interessante.
Forse, in fondo, è questo il senso più autentico della sua arte: ricordarci che ogni frammento può contenere una storia e che, talvolta, per vedere davvero qualcosa è necessario imparare a guardarla da un’altra prospettiva.
“Non mi svegliate” opera esposta alla mostra “Frammenti” acrilico, tempera e collage su carta
“Avalon” opera esposta in permanenza da Holy Food Via Angeloni 57 Terni
Opera su carta esposta alla mostra “Insolito Viaggio” Terni 2023
Maria Grazia Martinelli, quando la scuola diventa una palestra di gentilezza
Dalla formazione in Scienze Politiche all’insegnamento nella scuola primaria, un percorso professionale e umano costruito attorno ai valori del rispetto, dell’accoglienza e dell’educazione affettiva. La sua esperienza letteraria racconta un’idea di scuola capace di mettere al centro la persona.
Redazione- Dalla formazione in Scienze Politiche all’insegnamento nella scuola primaria, un percorso professionale e umano costruito attorno ai valori del rispetto, dell’accoglienza e dell’educazione affettiva. La sua esperienza letteraria racconta un’idea di scuola capace di mettere al centro la persona.
C’è un filo conduttore che attraversa la vita professionale e letteraria della Dott.ssa Maria Grazia Martinelli: la convinzione che educare significhi, prima di tutto, costruire relazioni. Nata a Foligno nel 1968, dopo la laurea in Scienze Politiche conseguita presso l’Università degli Studi di Perugia, Martinelli intraprende inizialmente un percorso nel mondo della consulenza economica, del marketing e della gestione delle risorse umane. Un’esperienza che le permette di confrontarsi con dinamiche organizzative e relazionali, prima di approdare alla professione che oggi rappresenta il cuore della sua attività: l’insegnamento nella scuola primaria.
È proprio tra i banchi di scuola che la sua sensibilità trova una dimensione particolarmente significativa. Accanto alla trasmissione delle conoscenze e delle diverse discipline scolastiche, Maria Grazia Martinelli dedica infatti grande attenzione allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, considerata una componente essenziale per una crescita equilibrata e armoniosa dei bambini.
La sua idea di educazione supera così i confini della semplice didattica. Imparare, secondo questa prospettiva, significa anche imparare a conoscere e gestire le proprie emozioni, a comprendere quelle degli altri, a rispettare le differenze e a costruire rapporti basati sull’ascolto. Da qui nasce l’impegno nella diffusione dell’educazione affettiva, intesa come strumento concreto per favorire atteggiamenti di rispetto, gentilezza, accoglienza e cura di sé e degli altri.
Una visione che trova naturale espressione anche nella scrittura. Nel gennaio 2025 viene pubblicato il suo primo libro, “RispettiAMOci”, edito dalla Casa Editrice CTL Livorno e successivamente, nel luglio dello stesso anno, dalla Grace Edizioni, Gruppo GPM. Già dal titolo emerge una precisa scelta valoriale: il rispetto non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana, capace di coinvolgere ogni individuo e ogni relazione.
Nel gennaio 2026 arriva una nuova pubblicazione, “Semplicemente Gentili – Pensieri dei bambini sulla Gentilezza”, edita da 101 Edizioni, marchio de Il Formichiere, per la collana I piccoli formichieri, diretta da Lino Di Lallo. Un progetto particolarmente significativo anche perché Martinelli ne cura personalmente le illustrazioni, unendo così scrittura, creatività e sensibilità artistica.
La gentilezza diventa quindi non soltanto un tema letterario, ma una vera e propria missione educativa. Attraverso i suoi libri, gli incontri con gli studenti, le attività di promozione della lettura e la collaborazione con diverse istituzioni scolastiche del territorio, l’autrice porta avanti un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni: il rispetto per l’altro, l’empatia e la capacità di accogliere possono diventare strumenti fondamentali per contrastare anche fenomeni dolorosi come il bullismo.
Il suo impegno è stato riconosciuto il 16 maggio 2026 ad Assisi, quando ha ricevuto l’Attestato di merito di “Testimone di Gentilezza”, conferitole dal Movimento Italiano per la Gentilezza (MIG). Un riconoscimento che valorizza il percorso letterario e scolastico di Martinelli e il suo costante impegno nel promuovere la gentilezza come valore educativo e sociale.
Parallelamente all’insegnamento e alla scrittura, Maria Grazia Martinelli coltiva la poesia, ottenendo premi, riconoscimenti e pubblicazioni all’interno di diverse antologie. Partecipa a reading poetici, fiere del libro, incontri in biblioteche e librerie ed eventi di carattere locale, nazionale e internazionale, portando la propria voce in contesti differenti e contribuendo alla diffusione della cultura della lettura.
La sua personalità creativa trova inoltre espressione in una profonda passione per l’arte in tutte le sue forme: dal canto al ballo, dal teatro alla fotografia, dal disegno alla narrazione e alla poesia. Un universo artistico variegato che sembra riflettere perfettamente la sua idea di educazione: una crescita autentica nasce quando ragione, emozioni, creatività e relazioni riescono a dialogare tra loro.
Il percorso di Maria Grazia Martinelli racconta, dunque, una figura di insegnante e autrice che ha scelto di trasformare la propria sensibilità in uno strumento educativo. In un’epoca nella quale spesso si avverte la necessità di recuperare il valore delle relazioni umane, la sua esperienza dimostra come anche una parola gentile, un gesto di accoglienza o un semplice invito al rispetto possano diventare semi capaci di lasciare un segno.
Perché la scuola non è soltanto il luogo dove si imparano le materie: è anche lo spazio nel quale si impara, giorno dopo giorno, a diventare persone. E per Maria Grazia Martinelli educare alla gentilezza significa proprio questo: contribuire a costruire, attraverso i bambini, una società più consapevole, rispettosa e umana.
INTERVISTA A MARIA GRAZIA MARTINELLI: “LA GENTILEZZA NON È DEBOLEZZA, È UNA FORMA DI CORAGGIO”
Dott.ssa Martinelli, il Suo percorso professionale unisce insegnamento, scrittura e una particolare attenzione all’educazione emotiva. Da dove nasce questa sensibilità verso il mondo delle emozioni?
Nasce sicuramente dal mio modo di vivere le relazioni e dal desiderio di accompagnare i bambini non soltanto nell’apprendimento delle discipline, ma anche nella loro crescita personale. Credo che la scuola abbia una responsabilità importante: insegnare a conoscere, ma anche a conoscersi. Le emozioni fanno parte della nostra quotidianità e imparare a riconoscerle e a gestirle significa acquisire strumenti preziosi per affrontare la vita. Per questo considero l’educazione affettiva una componente fondamentale del percorso scolastico.
Nei Suoi libri “RispettiAMOci” e “Semplicemente Gentili” il rispetto e la gentilezza assumono un ruolo centrale. Perché ha scelto proprio questi valori?
Perché sono valori semplici solo in apparenza, ma straordinariamente profondi. Il rispetto permette di riconoscere l’altro nella sua unicità, mentre la gentilezza può modificare concretamente il modo in cui ci relazioniamo. Ho voluto raccontare questi temi attraverso una prospettiva vicina ai bambini, perché credo che siano proprio loro a poter diventare protagonisti di un cambiamento culturale. Educare alla gentilezza significa seminare qualcosa che può accompagnare una persona per tutta la vita.
“Semplicemente Gentili” raccoglie pensieri dei bambini sulla gentilezza ed è anche un’opera da Lei illustrata. Quanto è stato importante lasciare spazio alla voce e alla creatività dei più piccoli?
È stato fondamentale. I bambini possiedono una capacità di guardare il mondo con immediatezza e autenticità che noi adulti, talvolta, perdiamo. Ascoltare i loro pensieri significa entrare in una dimensione nella quale la gentilezza viene raccontata attraverso gesti concreti, parole semplici e sentimenti autentici. Anche le illustrazioni sono nate dal desiderio di accompagnare quelle parole con immagini capaci di restituire emozioni e rendere il libro ancora più vicino ai piccoli lettori.
Lei si occupa anche di promozione della lettura e partecipa a numerosi incontri, reading e iniziative culturali. Che ruolo può avere oggi un libro nella crescita dei giovani?
Il libro può essere una finestra sul mondo, ma anche uno specchio nel quale riconoscersi. Attraverso la lettura i bambini possono conoscere realtà diverse, sviluppare fantasia, empatia e capacità critica. Per questo considero molto importanti gli incontri nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie: avvicinare i giovani ai libri significa offrire loro uno spazio di libertà, immaginazione e riflessione. La lettura può diventare un’esperienza condivisa e non soltanto un’attività scolastica.
Il 16 maggio 2026, ad Assisi, ha ricevuto l’Attestato di merito di “Testimone di Gentilezza” dal Movimento Italiano per la Gentilezza. Che significato ha avuto per Lei questo riconoscimento?
È stato un riconoscimento che ho accolto con grande emozione, perché rappresenta in qualche modo la sintesi di un percorso umano, professionale e letterario. Essere definita “Testimone di Gentilezza” significa anche assumersi una responsabilità: continuare a diffondere questo valore attraverso il mio lavoro di insegnante, attraverso i miei libri e attraverso gli incontri con le persone. La gentilezza, per me, non è una semplice buona maniera: è una scelta quotidiana, un modo di guardare gli altri e il mondo.
Il 6 settembre 2026 sarà presente a Spoleto, a Palazzo Mauri, al salotto letterario “Le Pagine delle Donne”, organizzato da Roberta Testaguzza. Con quale spirito si prepara a questo appuntamento?
Con grande piacere ed entusiasmo. “Le Pagine delle Donne” rappresenta un’occasione preziosa per incontrare altre protagoniste della cultura e condividere esperienze, idee e percorsi. Ringrazio Roberta Testaguzza per aver organizzato questo appuntamento e per l’attenzione riservata alla voce delle donne. Sarà per me un momento di confronto e di dialogo, nel quale portare anche il messaggio che accompagna il mio percorso: parlare di libri significa parlare di persone, di emozioni e di valori. E credo che proprio attraverso la cultura possiamo continuare a costruire ponti tra le persone.
L’incontro con Maria Grazia Martinelli restituisce il ritratto di una donna che ha scelto di mettere la cultura al servizio della persona. Insegnante, autrice, poetessa e artista, ha trasformato il rispetto e la gentilezza in un vero percorso di vita, dentro e fuori la scuola.
Il prossimo 6 settembre 2026, nella suggestiva cornice di Palazzo Mauri a Spoleto, la sua voce sarà dunque tra quelle protagoniste del salotto letterario “Le Pagine delle Donne”, ideato e organizzato da Roberta Testaguzza. Un appuntamento che si annuncia come un momento di confronto, cultura e sensibilità femminile, nel quale le pagine dei libri potranno incontrare le pagine, ancora più preziose, delle esperienze personali.
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