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Attualità

“Non vogliamo lavorare da casa, ma in caserme vicine alle nostre famiglie”: il Sindacato dei Militari lancia la sfida del Coworking e chiede un tavolo allo Stato Maggiore

I militari chiedono di lavorare più vicini alle proprie famiglie, ma la Difesa dice NO per un clamoroso “equivoco”! 🪖 👨‍👩‍👧‍👦 Sta facendo discutere la proposta del S.U.M. (Sindacato Unico dei Militari), che ha chiesto ai vertici della Difesa di avviare un progetto sperimentale di “Coworking Militare”. Attenzione: NON si tratta di lavorare comodamente dal salotto di casa (lo Smart Working), ma di permettere ad alcuni militari di svolgere le proprie mansioni d’ufficio in caserme più vicine alle proprie città d’origine, per poter stare vicini a figli e famiglie dopo l’orario di servizio! Lo Stato Maggiore per ora ha chiuso le porte, confondendo il progetto con il “lavoro agile” civile. Ma il Sindacato non ci sta, e chiede un incontro immediato faccia a faccia con il Capo di Stato Maggiore della Difesa. L’obiettivo? Dimostrare che l’innovazione e il rispetto per i padri e le madri in divisa non intaccano l’efficienza delle nostre Forze Armate. Leggi il comunicato integrale e i dettagli della battaglia sindacale nel nostro nuovo articolo! 👇

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Militari, coworking

Redazione – Chi veste una divisa sa bene cosa significhi il senso del dovere, il sacrificio e la lontananza prolungata dai propri affetti. Ma in un mondo del lavoro che corre veloce verso l’innovazione e la digitalizzazione, è davvero giusto che le Forze Armate restino ancorate a logiche gestionali del passato? È questa la domanda cruciale che ha spinto il S.U.M. (Sindacato Unico dei Militari) a lanciare una proposta coraggiosa e rivoluzionaria: l’introduzione sperimentale del Coworking Militare. Una proposta che, tuttavia, sembra essere stata clamorosamente fraintesa dai vertici della Difesa, spingendo oggi il Sindacato a chiedere con urgenza un confronto diretto e faccia a faccia con il Capo di Stato Maggiore.

Il grande equivoco: lavorare vicini a casa, non da casa

Nelle scorse settimane, in risposta all’istanza presentata dal S.U.M., lo Stato Maggiore della Difesa aveva liquidato la questione in modo piuttosto perentorio, comunicando che “allo stato attuale, non vi sono le condizioni per l’applicazione dell’istituto del lavoro agile al personale militare”. Una risposta formale che ha lasciato l’amaro in bocca ai rappresentanti sindacali, perché basata su un gigantesco equivoco di fondo.

Il Sindacato Unico dei Militari, infatti, ci ha tenuto a precisare con fermezza di non aver mai chiesto l’estensione dello “smart working” (ovvero il lavoro dal salotto di casa propria), ma qualcosa di profondamente diverso e innovativo: l’avvio sperimentale del Coworking Militare. Cosa significa all’atto pratico? Significa consentire al personale – per specifici incarichi di natura amministrativa o logistica – di svolgere la propria attività lavorativa quotidiana all’interno di postazioni lavoro create in altre caserme ubicate in sedi territorialmente più vicine e confacenti alle esigenze familiari del militare. Una soluzione logica e di grande impatto umano, che permetterebbe a madri e padri in divisa di poter riabbracciare i propri figli la sera, lavorando comunque all’interno di una struttura militare sicura e sorvegliata.

Modernizzare le Forze Armate senza intaccare l’efficienza

Il coworking non può e non deve essere automaticamente sovrapposto al concetto civile di lavoro agile. La proposta del S.U.M. nasce proprio dall’esigenza di trovare il giusto compromesso: da un lato la necessità di individuare soluzioni organizzative compatibili con la severa specificità dello status militare e con le supreme esigenze operative dell’Amministrazione; dall’altro lato l’urgenza di abbracciare una gestione moderna e umana del personale.

Negli ultimi anni, l’intera Pubblica Amministrazione italiana ha conosciuto una profonda evoluzione dei propri modelli organizzativi, snellendo la burocrazia e migliorando la qualità della vita dei dipendenti. “Riteniamo quindi necessario comprendere quali siano concretamente gli impedimenti che escluderebbero a priori, per il personale militare, la possibilità di sperimentare strumenti innovativi, opportunamente regolamentati e adattati alle nostre peculiarità”, incalzano i vertici del S.U.M.

La richiesta formale di un tavolo di confronto diretto

Il Sindacato ribadisce a gran voce di non voler mettere in alcun modo in discussione le esigenze operative e la funzionalità dei reparti. Al contrario, chiede che proprio partendo da questa sacra “specificità militare” si possa costruire insieme un modello sostenibile e all’avanguardia, individuando uffici, strutture e incarichi nei quali questa sperimentazione possa prendere vita.

Per sbrogliare questa matassa, il confronto non può certamente esaurirsi in un freddo e sterile scambio di comunicazioni formali o di lettere protocollate. Per questo motivo, il Sindacato ha annunciato che chiederà un incontro urgente e ufficiale con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con l’obiettivo di illustrare faccia a faccia, nel dettaglio, la fattibilità della proposta e comprendere direttamente dalla voce dei vertici quali siano le criticità temute dall’Amministrazione.

Un obiettivo per il futuro: “Cogito Ergo S.U.M.”

Innovazione tecnologica, efficienza operativa e attenzione alle fragilità e alle esigenze familiari del personale non devono più essere considerate nemiche giurate o concetti incompatibili con le stellette. L’obiettivo primario resta quello di individuare soluzioni concrete, pragmatiche e di buon senso che consentano alle gloriose Forze Armate italiane di evolvere di pari passo con il resto della Pubblica Amministrazione, senza compromettere l’efficienza dello strumento militare a difesa del Paese.

La battaglia di civiltà lanciata dal sindacato, racchiusa nel motto identitario “Cogito Ergo S.U.M. – Scegli bene, scegli il S.U.M.!”, è appena iniziata. E promette di essere una battaglia cruciale per il benessere psicofisico e familiare di migliaia di donne e uomini al servizio dello Stato.

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Attualità

“Il Mattutino” di Luca Sforzini: il rumore assordante dei silenzi, il destino della “terza copia” e la nostra eterna sfida alle stelle (23 Agosto)

“Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo la nostra sfida alle stelle!” ✨ 🏰 Torna il consueto e affascinante appuntamento domenicale con “Il Mattutino”, la rubrica di riflessioni trasmessa dalle mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano a cura di Luca Sforzini. Il pensiero di oggi (23 Agosto) è un concentrato purissimo di energia, mistero e introspezione. Si parte da un dialogo tagliente sul peso insopportabile delle telefonate non ricevute (“- Ha telefonato? – No, è esattamente questo il punto”), per passare all’enigma di un documento segreto destinato a persone assenti. Ma a scuotere l’anima è la dirompente citazione del Futurismo di Marinetti, un grido di battaglia contro la rassegnazione e un invito ad avere il coraggio di lottare per i propri sogni più grandi. Scopri l’interpretazione completa e lasciati ispirare dall’augurio di una giornata all’insegna della libertà e del coraggio. Leggi tutto l’articolo! 👇 📖

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Il Mattutino del 23 agosto 2026

Redazione – La domenica è, per sua stessa natura, il giorno in cui il tempo sembra rallentare, concedendoci il lusso di ascoltare i nostri pensieri più profondi. E proprio in questa domenica d’agosto, la rubrica “Il Mattutino” di Luca Sforzini, trasmessa come di consueto dalle antiche e silenziose mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, ci consegna una serie di frammenti letterari ed evocativi che colpiscono dritti al cuore. Pillole di mistero, dialoghi sospesi e antiche dichiarazioni di audacia che ci invitano a riflettere sulle nostre aspettative, sui nostri silenzi e sul coraggio che ci serve per affrontare il domani.

Il silenzio che fa più rumore: la telefonata mancata

Il messaggio odierno si apre con un dialogo telegrafico ma incredibilmente carico di tensione emotiva:
“— Ha telefonato?
— No. È esattamente questo il punto.”

In due semplici righe c’è racchiusa l’intera complessità delle relazioni umane. Quante volte ci siamo trovati ad aspettare un messaggio, una chiamata, un cenno da parte di qualcuno, fissando uno schermo muto? E quante volte abbiamo finto che quell’assenza fosse solo una dimenticanza? La verità, cruda e tagliente come suggerisce il dialogo, è che le mancate risposte non sono mai delle “non-azioni”. Scegliere di non chiamare, scegliere di non esserci, è già di per sé un messaggio potentissimo. “È esattamente questo il punto”: il silenzio non è vuoto, ma è saturo di un significato che, spesso, non vogliamo accettare. Ci insegna che dobbiamo smettere di rincorrere chi non fa un passo verso di noi e iniziare a dare valore a chi, invece, sceglie di farci squillare il telefono.

Il mistero della “terza copia” e il destino non scritto

Il secondo frammento proposto dal Castello scivola nei territori del mistero, con una frase che sembra rubata dalle pagine di un romanzo noir o di un thriller dell’anima: “La terza copia non era destinata a nessuno dei presenti.”

Chi è il destinatario invisibile? Qual è il messaggio contenuto in questa copia fantasma? Fuor di metafora, questa frase ci spinge a guardare oltre l’orizzonte ristretto delle nostre certezze quotidiane. Spesso crediamo che il mondo si esaurisca nelle persone che abbiamo davanti o nelle situazioni che viviamo nel presente. Ma c’è sempre un’alternativa, un “terzo incomodo”, una via non ancora percorsa, un’opportunità che non era destinata alle persone che facevano parte del nostro passato, ma che aspetta qualcuno che deve ancora arrivare. È un invito ad aprirsi all’inatteso e a non dare mai nulla per scontato.

“Ritti sulla cima del mondo”: la sfida al futuro

Ma il culmine del Mattutino odierno arriva con un’esplosione di energia purissima, attraverso una citazione iconica tratta dal Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti (1909): “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!”

Dopo l’amarezza per le delusioni umane (la telefonata mancata) e il disorientamento dell’ignoto (la terza copia), arriva la scossa. È un grido di battaglia contro la rassegnazione. Stare “ritti sulla cima del mondo” significa prendere consapevolezza del proprio valore, rialzarsi dopo ogni caduta e guardare l’universo senza paura. Le “stelle” rappresentano i nostri sogni più grandi, quelli che sembrano irraggiungibili. Scagliare una sfida alle stelle significa non accontentarsi della mediocrità, avere l’arroganza buona di chi vuole lasciare un segno nel mondo, di chi vuole bruciare di passione e non spegnersi nella routine. È un inno alla vitalità che scuote l’anima.

Libertà e coraggio: l’augurio domenicale

L’appuntamento si conclude con la tradizionale e solenne firma: “Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”

Tre parole che non sono scelte a caso. La libertà di tagliare i ponti con chi ci lascia ad aspettare inutilmente; la responsabilità di prendere in mano la nostra “terza copia” e scrivere il nostro destino; e infine il coraggio di scagliare, ancora una volta, la nostra sfida alle stelle. Un augurio magnifico per ricaricare lo spirito in questa calda domenica d’agosto.

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Economia

Il bluff di Siena: Mps prova a salvarsi comprando tutto quello che trova

Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

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Mps Siena

Ma Intesa non sta a guardare, in vista un esposto alla Consob

Redazione-  Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

## La coerenza, questa sconosciuta

Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell’aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall’opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all’ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.

Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'”indipendenza” salvo tirarne fuori un’altra, ben più aggressiva, non appena l’acqua è arrivata alla gola.

## “Pensiero magico”, dice il Financial Times

Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l’avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l’operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt’altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l’idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il “pensiero magico”. Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l’effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l’idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca’ de Sass.

## Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all’annuncio tutti i titoli coinvolti nell’operazione hanno perso terreno, mentre l’offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d’Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.

E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall’interno.

## Intesa non sta a guardare

Mentre Siena gioca d’azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l’altro, la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell’annuncio dell’Opas.

## Una difesa che si può ritorcere contro chi l’ha costruita

Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt’altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l’intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all’offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.

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Attualità

Carburanti alle stelle, la mazzata del controesodo: gasolio a 2,20 euro e lo sconto accise sta per scadere. L’allarme di Assoutenti

Il controesodo si trasforma in un salasso: gasolio a 2,20 euro in autostrada e tra pochi giorni scade anche lo sconto sulle accise! Scatta la protesta ⛽ 😡 L’incubo dei rincari si sta abbattendo senza pietà sulle famiglie italiane in rientro dalle vacanze. Il prezzo della benzina ha sfondato quota 2 euro al litro, mentre il gasolio self-service in autostrada tocca l’incredibile cifra di 2,200 euro al litro! A rendere la situazione ancora più drammatica c’è una data che fa tremare i polsi: il 25 agosto scadrà ufficialmente la proroga del taglio delle accise. Assoutenti lancia un appello disperato al Governo: “Estendete lo sconto almeno fino al 6 settembre, o sarà una catastrofe per l’economia italiana!”. Il Presidente Melluso avverte che il caro benzina scatenerà un effetto domino sui prezzi dei supermercati, impoverendo ulteriormente le famiglie in autunno. La soluzione proposta? Tassare gli extra-profitti dei signori del petrolio, delle banche e delle assicurazioni per finanziare il taglio delle accise e dare respiro ai cittadini. L’ira degli automobilisti monta: leggi tutti i dati e le dichiarazioni nel nostro articolo! 👇 🚗

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accise-sui-carburanti

Redazione – Per milioni di italiani le tanto attese ferie estive si stanno trasformando in un vero e proprio incubo finanziario. Nel primo, critico fine settimana di controesodo dopo Ferragosto, la corsa sfrenata e apparentemente inarrestabile del prezzo dei carburanti alla pompa sta svuotando i portafogli delle famiglie che rientrano in città. Una situazione drammatica che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza nazionale, soprattutto in vista di una data cerchiata in rosso sul calendario: il prossimo 25 agosto, giorno in cui scadrà inesorabilmente la proroga del provvidenziale taglio delle accise per il gasolio e la benzina.

I numeri del salasso: diesel a 2,20 euro in autostrada

Basta fermarsi a una qualsiasi stazione di servizio per capire la gravità della situazione. Stando agli ultimi dati ufficiali diffusi oggi, 22 agosto, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale dei carburanti in modalità “self service” ha sfondato la soglia psicologica dei due euro. La benzina verde, sulla rete stradale ordinaria, si attesta a 2,008 euro al litro (in continuo rialzo quotidiano), mentre sulla rete autostradale schizza a ben 2,085 euro.

Ma la vera batosta riguarda il gasolio, il carburante utilizzato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e degli autotrasportatori. Sulle strade statali è ormai venduto a 2,128 euro al litro, mentre chi è costretto a fare il pieno in autostrada si ritrova a pagare la cifra mostruosa di 2,200 euro al litro. Un vero e proprio salasso per i vacanzieri, che si ritrovano a dover sborsare decine di euro in più solo per poter tornare a casa.

Il disperato appello di Assoutenti al Governo

Di fronte a questa escalation senza fine, si è sollevata la voce forte e indignata di Assoutenti. L’associazione a tutela dei consumatori ha lanciato un vero e proprio ultimatum al Governo, avvertendo che l’impatto di questi rincari non si fermerà al solo “pieno” dell’automobile, ma rischia di mettere in ginocchio l’intero Paese.

«Il Governo deve reperire al più presto, e senza ulteriori tentennamenti, le risorse necessarie per tagliare in modo consistente e strutturale le accise sui carburanti», si legge nella nota dell’associazione. «Deve farlo in fretta, perché la salita senza sosta dei prezzi alla pompa rischia di avere effetti devastanti sull’economia italiana e sulla tenuta sociale del Paese».

L’effetto domino: i rincari si abbatteranno sulla spesa

Il Presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, spiega in modo cristallino perché il caro carburante sia una bomba a orologeria pronta a esplodere in autunno: «L’abnorme e ingiustificata crescita dei listini ai distributori rischia di creare un catastrofico effetto domino sull’economia italiana. In un Paese dove la maggior parte delle merci viaggia su gomma, questo porterà a rincari a cascata in tutti i settori, partendo dal carrello della spesa nei supermercati. La conseguenza sarà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto delle famiglie e una brusca contrazione dei consumi, in un momento in cui l’economia non gode certo di buona salute».

La richiesta di Melluso e dei consumatori è drastica e non ammette sconti: l’esecutivo deve intervenire immediatamente per tagliare subito le accise. Lo sconto sui carburanti deve essere esteso almeno fino al prossimo 6 settembre, data in cui termineranno definitivamente gli scaglionamenti dei rientri estivi degli italiani.

Dove trovare i fondi? “Tassare gli extra-profitti”

La domanda che tutti i politici si pongono è sempre la stessa: dove trovare i soldi per finanziare il taglio delle accise senza indebitare ulteriormente lo Stato? Assoutenti ha una risposta chiarissima anche per questo. «Comprendiamo le difficoltà nel reperire le risorse necessarie nel bilancio dello Stato», sottolinea Melluso, «ma il Governo ha una strada tracciata: può e deve trovare i fondi utili allo scopo intervenendo con forza sugli extra-profitti di petrolieri e società energetiche, ovvero quei soggetti che stanno arricchendo a dismisura le proprie casse speculando sull’attuale situazione di crisi».

Non solo i signori del petrolio, ma l’appello chiede di pescare risorse anche dagli enormi «utili record registrati in questi mesi da banche e compagnie di assicurazioni, in modo da redistribuire in modo più equo e giusto la ricchezza nel Paese». Si tratta di una battaglia di civiltà economica: la tassazione eccessiva e anacronistica che pesa sui carburanti in Italia (tra accise storiche e IVA applicata sulle accise stesse) deve essere rivista strutturalmente, alleggerendo una volta per tutte la pressione sulle famiglie e sui lavoratori. Il controesodo è appena iniziato, ma la pazienza degli italiani è già finita.

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