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Attualità

Gli alberi, il mare e l’arrivo di settembre: “Il Mattutino” di Luca Sforzini ci insegna a non dubitare mai della luce

“Gli alberi crescono verso la luce, non dubitano della direzione”. La meravigliosa poesia del “Mattutino” ci insegna a non avere paura del domani! 🌳 🌊 Come iniziare al meglio questa ultima giornata di agosto se non con la profondità e la bellezza de “Il Mattutino”? Puntuale come sempre, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano è arrivata la bellissima e toccante riflessione quotidiana firmata da Luca Sforzini, che oggi ci regala tre immagini pazzesche, vere e proprie metafore della vita! Sforzini ci ricorda che noi esseri umani dovremmo imparare dalla natura: gli alberi crescono sempre verso la luce del sole, senza mai avere dubbi sulla strada da prendere, mentre noi spesso ci facciamo paralizzare dalla paura. E poi c’è il mare: l’acqua (come la nostra memoria) prima o poi restituisce tutto a riva, soprattutto quei segreti, quei ricordi e quegli errori che speravamo di aver sepolto bene negli abissi del nostro cuore! Impossibile sfuggire per sempre a se stessi. Infine, l’arrivo imminente dell’autunno: “Settembre non porta fiori. Porta spazio”, si legge nella riflessione. Manca poco: settembre spazzerà via le illusioni estive per regalarci lo “spazio” e il tempo necessario per rimettere in ordine la nostra vita e ricominciare da capo, più forti di prima! Un testo bellissimo, che si chiude con l’augurio di una giornata di “libertà, responsabilità e coraggio”. Leggilo in forma integrale e scopri la nostra analisi nell’articolo! 👇 📖 Quale di queste tre frasi vi ha colpito di più? Siete pronti per lo “spazio” che porterà settembre?

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Il Mattutino del 31 agosto 2026

Redazione – Ci sono parole che scivolano via senza lasciare traccia, confuse nel rumore assordante e continuo della nostra frenetica quotidianità, e poi ci sono parole che si piantano nella mente come semi destinati a germogliare per l’intera giornata. È questo il caso del tradizionale, attesissimo e profondo appuntamento con “Il Mattutino”, la riflessione quotidiana vergata da Luca Sforzini e diffusa dalle storiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
In questa mattina di lunedì 31 agosto 2026, mentre l’estate compie i suoi ultimissimi, stanchi e malinconici respiri, il testo del Mattutino si presenta come un formidabile e tagliente trittico poetico. Tre immagini nitidissime, tre metafore rubate alla forza incontrollabile della natura, che ci invitano a guardarci dentro con un’onestà intellettuale a tratti spietata, ma assolutamente necessaria per affrontare il passaggio cruciale verso l’autunno.

La certezza degli alberi: l’istinto verso la luce

La prima pennellata poetica di Sforzini è dedicata al regno vegetale: “Gli alberi crescono verso la luce. Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione”. In queste due righe si nasconde un’immensa lezione di vita per tutti noi esseri umani, eternamente tormentati dai dubbi, dalle insicurezze e dalla paura paralizzante di sbagliare strada.
La natura, nella sua divina e perfetta semplicità, non conosce l’esitazione. Un albero non si chiede se vale la pena fare fatica per crescere, non calcola i rischi, non si arrende di fronte al buio: segue il suo istinto primordiale e si innalza, con pazienza millenaria, verso il sole. Noi, al contrario, spesso ci perdiamo nelle tenebre delle nostre paure, dimenticando che l’istinto verso il bene, verso la verità e verso la “luce” è scritto nel nostro DNA. Sforzini ci esorta a imitare quella magnifica, incrollabile e silenziosa ostinazione vegetale.

Il mare e la memoria: ciò che credevamo sepolto

Subito dopo l’istinto, il testo affronta il tema spinosissimo della memoria e dei rimorsi, affidandolo alla metafora dell’acqua: “Il mare restituisce quasi tutto. Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene”. Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo cercato di nascondere un errore, un trauma, un ricordo doloroso o una verità scomoda negli abissi più profondi e inaccessibili del nostro inconscio?
Ci illudiamo che il tempo (il nostro personalissimo oceano) possa cancellare e far marcire sui fondali i nostri scheletri. Ma il mare della coscienza ha le sue mareggiate implacabili e, prima o poi, le onde riportano a riva i relitti che speravamo dimenticati. È un monito durissimo ma vitale: non si può fuggire per sempre da se stessi. Ciò che abbiamo seppellito riemergerà, costringendoci finalmente ad affrontarlo con la maturità e il coraggio che prima ci mancavano.

“Settembre porta spazio”: la magia del nuovo inizio

L’ultima immagine è dedicata al calendario incalzante: “Settembre, intanto, è già dietro la porta. Non porta fiori. Porta spazio”. Eccola, la vera grandezza del mese più emblematico dell’anno. Maggio e la primavera portano i fiori, i colori e i profumi inebrianti; l’estate porta il fuoco della passione. Ma Settembre è diverso: è il mese del riordino, del ritorno alla realtà, dei buoni propositi.
Settembre, come sottolinea magistralmente il Mattutino, spazza via il superfluo e ci dona “spazio”. Spazio fisico e mentale per riorganizzare la nostra vita, per fare pulizia, per scrivere nuovi capitoli sulle pagine bianche dei nostri quaderni. Uno spazio vuoto che non deve spaventarci, ma che deve essere riempito con nuove, grandi ambizioni.

Il testo integrale de “Il Mattutino” (31 Agosto 2026)

Vi lasciamo, come di consueto, alla lettura integrale di questa meravigliosa poesia, che si chiude con il classico e inossidabile augurio che è diventato il marchio di fabbrica della storica dimora alessandrina. Parole da leggere, rileggere e custodire gelosamente nell’anima.

“Gli alberi crescono verso la luce.
Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione.

Il mare restituisce quasi tutto.
Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene.

Settembre, intanto, è già dietro la porta.
Non porta fiori. Porta spazio.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”.

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Politica

Marco Rizzo accoglie Onelio Onofrio Francioso in Italia Domani: l’intellettuale lascia Vannacci dopo l’addio di Sforzini e guiderà Milano

Marco Rizzo accoglie in Italia Domani l’intellettuale Onelio Onofrio Francioso, che lascia il movimento di Roberto Vannacci dopo la cacciata di Luca Sforzini per assumere la guida del partito a Milano verso le amministrative. 👇

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Marco Rizzo accoglie Onelio Onofrio Francioso

Milano – Si consuma un nuovo e clamoroso scossone negli equilibri del panorama politico e culturale italiano, aprendo una frattura profonda nell’area sovranista e identitaria che ruota attorno alla figura del generale Roberto Vannacci. Con una mossa dal forte valore simbolico e programmatico, il movimento politico “Italia Domani”, guidato dall’ex parlamentare e leader di Democrazia Sovrana Popolare Marco Rizzo, ha ufficializzato l’ingresso nei propri ranghi dell’intellettuale, editore e sociologo Onelio Onofrio Francioso. La decisione segna una rottura traumatica: Francioso, figura di primo piano nel panorama accademico ed editoriale, ha infatti formalizzato l’addio definitivo a “Futuro Nazionale”, il comitato politico ispirato al generale Vannacci di cui era autorevole componente del comitato nazionale scientifico-culturale.

A innescare l’abbandono è stata la recente e discussa estromissione da Futuro Nazionale di Luca Sforzini, critico d’arte e presidente del think tank “Rinascimento Nazionale”, la cui cacciata ha generato un’autentica diaspora di personalità pensanti e figure culturali finora collocate nell’orbita vannacciana. L’approdo di Francioso alla corte di Marco Rizzo non si limita a una semplice adesione di principio, ma assume una valenza operativa immediata: l’intellettuale assumerà il ruolo strategico di coordinatore cittadino di Milano per Italia Domani, ponendosi alla testa della cabina di regia che individuerà il candidato e le linee programmatiche per le prossime elezioni amministrative nel capoluogo lombardo.

La nota ufficiale di Italia Domani: «Un colpo prestigioso nel percorso di costante espansione»

L’annuncio è stato accolto con grandissimo entusiasmo dai vertici nazionali del movimento guidato da Rizzo, che da mesi sta tessendo una fitta tela di alleanze trasversali fondate sulla difesa della sovranità costituzionale, dei diritti del lavoro e dell’identità culturale contro le derive dell’omologazione globalista.

«Italia Domani, guidata da Marco Rizzo, continua ad ampliare e rafforzare la propria struttura politica a livello nazionale, attraendo quotidianamente figure di rilievo e rappresentanti provenienti da diverse realtà ed esperienze politiche. In questo percorso di costante crescita ed espansione, la formazione politica mette a segno un ulteriore e significativo colpo con l’ingresso di Onelio Onofrio Francioso. Una personalità poliedrica e rigorosa che saprà offrire un contributo decisivo alla costruzione di un’alternativa concreta e popolare.»

Il profilo di Francioso unisce competenze multidisciplinari di altissimo profilo: giornalista, editore indipendente, docente universitario, membro associato dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI) e attuale segretario regionale per la Lombardia dell’Associazione Nazionale Sociologi (ANS). Una sintesi di cultura giuridica cristiana, analisi sociologica del territorio e militanza intellettuale che porta in dote a Italia Domani un radicamento prezioso nel tessuto civico e professionale milanese.

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Dalla rottura con Vannacci all’intesa con Rizzo: la regia di Elisabetta Fedegari

Il passaggio di Francioso rappresenta una spia eloquente delle fibrillazioni che attraversano il movimento di Roberto Vannacci all’indomani del congresso fondativo. L’allontanamento repentino di Luca Sforzini – reo, secondo le cronache interne, di aver espresso riserve critiche su alcune derive verticistiche e sull’assenza di un solido ancoraggio culturale del progetto – ha creato un profondo malessere tra gli intellettuali che avevano prestato il proprio nome al comitato scientifico di Futuro Nazionale.

Di fronte alla sensazione di una progressiva marginalizzazione del dibattito delle idee a vantaggio di un mero culto della personalità, Francioso ha scelto di trarre le conseguenze politiche, raccogliendo l’invito al dialogo avanzato dai vertici di Italia Domani. L’intesa e il closing dell’operazione politica sono stati condotti con grande riservatezza e abilità diplomatica da Elisabetta Fedegari, dinamica coordinatrice regionale della Lombardia e recentemente promossa all’interno della segreteria nazionale del partito di Marco Rizzo.

«L’operazione politica e l’intesa sono state concluse con successo grazie al lavoro strategico di Elisabetta Fedegari, che ha saputo individuare in Onelio Onofrio Francioso l’interlocutore ideale per dare corpo e credibilità alla nostra proposta nella metropoli lombarda. Vogliamo dimostrare che l’opposizione al pensiero unico neoliberista non si fa con slogan estemporanei, ma con programmi rigorosi capaci di unire sensibilità sociali, cristiane e costituzionali.»

La sfida delle amministrative a Milano: una proposta alternativa per Palazzo Marino

L’investitura di Francioso quale coordinatore per la città di Milano proietta immediatamente Italia Domani nel cuore del dibattito verso le prossime elezioni amministrative che rinnoveranno il Consiglio Comunale e decreteranno il successore di Giuseppe Sala a Palazzo Marino. In una città storicamente laboratorio dei processi economici e politici nazionali, la formazione di Marco Rizzo punta a scardinare il duopolio tra il centrosinistra a guida progressista e un centrodestra apparso spesso diviso e privo di una visione sociale inclusiva.

Il compito assegnato a Francioso sarà quello di costruire una rete civica e programmatica radicata nei quartieri periferici, tra le piccole imprese schiacciate dal carovita, i lavoratori del ceto medio impoverito e le famiglie colpite dalle politiche di esclusione urbana. Insieme a Marco Rizzo e a Elisabetta Fedegari, il neo coordinatore definirà nei prossimi mesi il perimetro delle alleanze e il profilo della candidatura a sindaco che vedrà il sostegno ufficiale di Italia Domani.

La diaspora da Futuro Nazionale conferma come la dialettica tra populismo mediatico e sovranismo sociale stia vivendo una fase di profonda ridefinizione. Con l’adesione di Francioso, Marco Rizzo assesta un colpo politico di assoluto rilievo, arricchendo la propria compagine di uno spessore culturale che lancia una sfida aperta sia alla maggioranza di governo sia alle forze di opposizione parlamentare: la battaglia per Milano è appena cominciata.

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Economia

Accise sulla benzina, una tassa che pesa da decenni: perché gli automobilisti continuano a pagare così tanto?

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Accise carburanti

Redazione-  Le accise sono una componente fiscale importante del prezzo alla pompa, ma il prezzo finale dipende anche dal costo del petrolio, dalla raffinazione, dalla distribuzione e dall’IVA. Nel 2026 la tassazione dei carburanti è stata modificata più volte con misure temporanee, quindi è importante distinguere le aliquote ordinarie dagli interventi emergenziali.

Dalle vecchie imposte introdotte per finanziare emergenze nazionali ai rincari di oggi, il peso fiscale sui carburanti resta al centro del dibattito. I cittadini chiedono prezzi più sostenibili e interventi strutturali, mentre famiglie e imprese devono fare i conti con una spesa sempre più difficile da contenere.

Ogni volta che ci si ferma a una pompa di benzina, la domanda torna puntuale: quanto di quello che paghiamo serve davvero ad acquistare il carburante e quanto finisce invece nelle casse dello Stato?

Le accise rappresentano una componente significativa del prezzo dei carburanti in Italia. Si tratta di imposte indirette applicate ai prodotti energetici, che si aggiungono all’IVA e agli altri costi che concorrono a determinare il prezzo finale. Il risultato è che il costo sostenuto dagli automobilisti non dipende soltanto dalle quotazioni internazionali del petrolio, ma anche dalle scelte fiscali e dalle politiche adottate a livello nazionale.

Le accise sono imposte applicate a determinati prodotti, tra cui benzina e gasolio. Il loro importo viene stabilito dalla normativa e può essere modificato dal legislatore. A differenza dell’IVA, che è calcolata in percentuale sul prezzo imponibile, l’accisa sui carburanti è normalmente determinata in base alla quantità di prodotto.

A queste imposte si aggiunge l’IVA, che incide anche sul prezzo comprensivo dell’accisa. Per questo motivo, quando il costo del carburante aumenta, la spesa complessiva per chi fa rifornimento può diventare particolarmente pesante.

La questione è al centro di un dibattito che attraversa da anni il Paese: da una parte, il gettito fiscale rappresenta una risorsa per le finanze pubbliche; dall’altra, il peso delle tasse sui carburanti incide direttamente sui bilanci delle famiglie e sui costi delle attività economiche.

Le accise italiane sui carburanti hanno una storia stratificata. Nel corso dei decenni, il sistema fiscale è stato modificato attraverso numerosi interventi legislativi, fino a diventare parte integrante della tassazione dei prodotti energetici.

Spesso nel dibattito pubblico si ricordano le vecchie imposte associate a guerre, calamità naturali ed emergenze nazionali. È però importante fare una precisazione: non tutte le imposte storiche sono oggi identificabili come singoli sovrapprezzi ancora separati alla pompa. Nel tempo, le aliquote sono state modificate e riordinate dalla normativa.

Il tema centrale, quindi, non è soltanto l’origine storica delle imposte, ma la loro entità attuale e la possibilità di ridurne il peso senza compromettere gli equilibri del bilancio pubblico.

Negli ultimi anni, in presenza di forti aumenti dei prezzi energetici, sono stati adottati provvedimenti temporanei per ridurre le accise e contenere il costo dei rifornimenti. Anche nel 2026 il legislatore è intervenuto più volte con misure emergenziali, differenziando in alcuni periodi la tassazione di benzina e gasolio.

Questi interventi possono offrire un sollievo immediato, ma pongono una questione di fondo: che cosa accade quando le riduzioni scadono e le aliquote vengono riportate ai livelli previsti dalla normativa ordinaria?

Senza un intervento duraturo, gli automobilisti rischiano di trovarsi nuovamente esposti agli aumenti del mercato internazionale. Per questo una parte del dibattito politico e sociale chiede una revisione più stabile della fiscalità sui carburanti, accompagnata da misure mirate per chi utilizza l’automobile per lavoro o vive in territori dove il trasporto pubblico è insufficiente.

Il peso delle accise non riguarda soltanto chi usa l’auto nel tempo libero. Per molti lavoratori, pendolari e residenti nelle aree interne, il mezzo privato è spesso indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola o accedere ai servizi essenziali.

Nelle zone meno servite dai collegamenti pubblici, ogni aumento del carburante si trasforma in una spesa difficilmente evitabile. Lo stesso vale per artigiani, piccoli imprenditori, agenti di commercio e aziende di trasporto, per i quali gli spostamenti sono parte integrante dell’attività lavorativa.

Quando i costi aumentano, le imprese possono essere costrette a rivedere le tariffe, con possibili ripercussioni sui prezzi finali dei beni e dei servizi. Il caro carburante, dunque, non si esaurisce al distributore: può propagarsi lungo tutta la filiera economica.

La riduzione delle accise è una delle richieste più frequenti dei consumatori. Un taglio può tradursi in un risparmio alla pompa, ma il beneficio effettivo dipende dall’entità della riduzione, dalla sua durata e dall’andamento dei prezzi di mercato.

Esiste, tuttavia, anche il problema delle risorse pubbliche. Una diminuzione permanente delle imposte comporta minori entrate per lo Stato e richiede quindi una copertura finanziaria oppure una revisione delle priorità di spesa.

Una possibile strada consiste nel combinare interventi temporanei nei momenti di emergenza con aiuti mirati alle famiglie più esposte e alle categorie professionali maggiormente dipendenti dai carburanti. Un’altra riguarda una politica energetica capace di ridurre gradualmente la dipendenza dai combustibili fossili, ampliando le alternative disponibili senza ignorare le esigenze di chi oggi non può fare a meno dell’automobile.

Il dibattito sulle accise pone una domanda che va oltre il prezzo della benzina: come distribuire il peso della fiscalità e garantire, allo stesso tempo, risorse sufficienti per i servizi pubblici?

Per i cittadini, il problema è concreto e quotidiano. Ogni rifornimento incide sul bilancio familiare, soprattutto in un periodo in cui anche altre spese essenziali possono risultare difficili da sostenere. Per le istituzioni, la sfida è trovare un equilibrio tra entrate pubbliche, sostegno al potere d’acquisto e transizione energetica.

La richiesta di maggiore trasparenza è quindi legittima: conoscere il peso delle imposte, sapere quali interventi sono in vigore e capire quanto durano le eventuali riduzioni dovrebbe essere parte essenziale del confronto pubblico.

Il prezzo della benzina è il risultato di più fattori, ma la componente fiscale resta uno degli aspetti più discussi perché dipende direttamente dalle decisioni pubbliche.

Ridurre le accise può aiutare famiglie e imprese, soprattutto nei periodi di forte rincaro. Perché il beneficio sia concreto e sostenibile, però, servono misure chiare, coperture finanziarie credibili e una strategia che guardi oltre le emergenze.

Gli automobilisti chiedono soprattutto una cosa: non essere lasciati soli davanti a costi che incidono sulla mobilità, sul lavoro e sulla vita quotidiana. È su questo terreno che si misurerà la capacità della politica di trasformare il dibattito sulle accise in risposte efficaci e durature.

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Attualità

Scontri e saccheggi nelle città, Sforzini (Rinascimento Nazionale): “Zero età per la responsabilità, riapriamo scuole e palestre col Diritto alla Comunità”

Di fronte a scontri e saccheggi urbani a Milano, Torino e Bologna, Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) lancia il Patto di restituzione e comunità: respinge l’abbassamento dell’età penale ma chiede “responsabilità a zero anni” con risarcimento del danno, scuole e palestre aperte fino a sera e la dote del “Diritto alla Comunità” per sport e cultura. 👇

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Violenza a Milano

Milano – Le drammatiche scene di devastazione, scontri di piazza e saccheggi ai danni di esercizi commerciali che negli ultimi giorni hanno ferito il centro storico di Milano, Torino, Bologna e di altri grandi centri urbani italiani impongono un cambio di paradigma radicale, capace di superare la consueta dialettica tra opposti estremismi ideologici. Di fronte a una spirale di violenza che vede protagonisti giovanissimi, spesso minorenni o preadolescenti, a lanciare una proposta politica e culturale di rottura è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Con una lucida e serrata disamina sociologica, l’esponente politico respinge tanto le ricette securitarie volte ad abbassare l’età penale quanto il paternalismo progressista che derubrica ogni crimine a mero disagio sociale, lanciando un solenne «Patto nazionale di restituzione e comunità».

Secondo Sforzini, l’opinione pubblica e la classe dirigente devono innanzitutto comprendere la natura inedita del fenomeno: non siamo di fronte a una rivoluzione politica in senso tradizionale, né a una rivolta di classe strutturata, ma alla nascita di una nuova forma di «violenza imitativa». Gruppi di adolescenti si convocano attraverso i canali social, trasformando la distruzione delle vetrine in un rito aggregativo e il saccheggio in un contenuto digitale da filmare ed esibire per ottenere visibilità istantanea nella giungla degli algoritmi.

Oltre le pene esemplari e il vittimismo: abbassare a zero l’età della responsabilità

L’analisi del presidente di Rinascimento Nazionale parte dallo smascheramento delle ricette inconcludenti proposte dal ceto politico tradizionale. Da una parte si levano le voci delle destre massimaliste che invocano l’inasprimento indiscriminato delle pene e la galera per i dodicenni; dall’altra il coro di chi giustifica qualsiasi scempio in nome dell’emarginazione sociale, cancellando il concetto stesso di colpa individuale. Per Sforzini, la risposta deve poggiare su un principio etico e giuridico inequivocabile:

«Un dodicenne non deve essere trattato come un criminale adulto. Ma neppure deve imparare che, siccome ha dodici anni, le sue azioni non producono conseguenze. Per questo proponiamo un principio: non abbassiamo l’età della pena, abbassiamo a zero l’età della responsabilità».

Il primo pilastro della proposta è la restituzione e riparazione del danno. Chi devasta deve essere chiamato, nelle forme graduate previste dall’ordinamento minorile, a rispondere direttamente del proprio operato: «Hai devastato un negozio? Devi vedere quel negozio il giorno dopo. Hai distrutto uno spazio pubblico? Devi contribuire fisicamente a restituirlo ai cittadini. Hai sottratto beni approfittando del caos? Devi confrontarti con chi quei beni li aveva acquistati, prodotti e messi in vendita lavorando. Chi rompe paga. Chi saccheggia restituisce. Chi organizza risponde». Un coinvolgimento obbligatorio delle famiglie e dei servizi sociali per fare della sanzione un’esperienza pedagogica viva e non una sterile trafila burocratica.

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Sociologia e Giustizia

Giustizia Riparativa e Responsabilità Giovanile: Dalla Devianza alla Comunità

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Il fallimento degli adulti: quando saccheggiare è più attraente del costruire insieme

Tuttavia, l’onestà dell’analisi di Sforzini non fa sconti al mondo adulto. Se per migliaia di ragazzi l’esperienza del saccheggio di gruppo è diventata più affascinante, seduttiva ed emozionante rispetto al fare qualcosa insieme, significa che la società nel suo complesso ha fallito. Nel corso degli ultimi decenni sono stati progressivamente desertificati e indeboliti proprio quei luoghi nei quali generazioni di italiani hanno appreso i valori della convivenza civile: le società sportive dilettantistiche, gli oratori parrocchiali, il volontariato, i gruppi scout, i circoli culturali e la stessa militanza politica partecipata.

A questo declino culturale si aggiunge una drammatica barriera economica: praticare un’attività sportiva continuativa ha costi insostenibili per molte famiglie, gli impianti comunali scarseggiano e reperire spazi gratuiti per un gruppo musicale o un’associazione giovanile è diventata un’impresa titanica. «Se per un ragazzo è infinitamente più facile entrare in una chat clandestina che entrare in una comunità reale, abbiamo individuato la radice del problema. Il vuoto comunitario non rimane mai vuoto: se non lo riempiamo noi con appartenenza, competizione sana e ideali civili, qualcun altro lo riempirà offrendo una vetrina da spaccare».

«Un ragazzo cerca appartenenza, riconoscimento, competizione ed emozione: è sempre stato così nella storia umana. Se non trova tutto questo in una passione positiva, la cercherà nella violenza del branco. Non assolviamo i ragazzi dai loro errori, ma non assolviamo neppure noi stessi per averli lasciati soli».

Il “Diritto alla Comunità”: scuole aperte di sera e dote per lo sport e la cultura

Per tradurre la visione in provvedimenti legislativi immediati, Rinascimento Nazionale avanza al Governo Meloni e agli enti locali una proposta strutturale articolata su due direttrici operative. La prima è l’istituzione del «Diritto alla Comunità»: una dote specifica destinata ai giovani delle fasce economicamente più deboli, spendibile esclusivamente per iscriversi a società sportive, accedere a corsi culturali, frequentare attività oratoriali, laboratori formativi o progetti di volontariato presso enti accreditati del Terzo Settore. «Non un ennesimo bonus consumistico da spendere liberamente in smartphone o abbigliamento, ma risorse vincolate affinché le comunità educanti abbiano gli strumenti per coinvolgere e salvare i ragazzi».

La seconda direttrice impone di riaprire il patrimonio pubblico esistente: scuole, palestre, campi sportivi, aule magne e biblioteche non possono restare sbarrate nel pomeriggio e nei fine settimana. «Prima di costruire nuovi e costosi contenitori edilizi, apriamo ciò che abbiamo già pagato con le tasse dei cittadini: le scuole non devono morire quando suona l’ultima campanella alle 14:00, ma devono vivere fino a sera come centri pulsanti di vita, musica, sport e aggregazione».

La proposta di Sforzini ricompone così una frattura che sembrava insanabile: fermezza assoluta e massima autorità delle forze dell’ordine nel reprimere le violenze e far rispettare la legge sul territorio, unita alla capacità dello Stato di ricostruire le condizioni dell’appartenenza sociale. Chi sbaglia risponde e risarcisce; chi governa ha il dovere morale di restituire un futuro alle nuove generazioni.

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