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Attualità

Gli alberi, il mare e l’arrivo di settembre: “Il Mattutino” di Luca Sforzini ci insegna a non dubitare mai della luce

“Gli alberi crescono verso la luce, non dubitano della direzione”. La meravigliosa poesia del “Mattutino” ci insegna a non avere paura del domani! 🌳 🌊 Come iniziare al meglio questa ultima giornata di agosto se non con la profondità e la bellezza de “Il Mattutino”? Puntuale come sempre, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano è arrivata la bellissima e toccante riflessione quotidiana firmata da Luca Sforzini, che oggi ci regala tre immagini pazzesche, vere e proprie metafore della vita! Sforzini ci ricorda che noi esseri umani dovremmo imparare dalla natura: gli alberi crescono sempre verso la luce del sole, senza mai avere dubbi sulla strada da prendere, mentre noi spesso ci facciamo paralizzare dalla paura. E poi c’è il mare: l’acqua (come la nostra memoria) prima o poi restituisce tutto a riva, soprattutto quei segreti, quei ricordi e quegli errori che speravamo di aver sepolto bene negli abissi del nostro cuore! Impossibile sfuggire per sempre a se stessi. Infine, l’arrivo imminente dell’autunno: “Settembre non porta fiori. Porta spazio”, si legge nella riflessione. Manca poco: settembre spazzerà via le illusioni estive per regalarci lo “spazio” e il tempo necessario per rimettere in ordine la nostra vita e ricominciare da capo, più forti di prima! Un testo bellissimo, che si chiude con l’augurio di una giornata di “libertà, responsabilità e coraggio”. Leggilo in forma integrale e scopri la nostra analisi nell’articolo! 👇 📖 Quale di queste tre frasi vi ha colpito di più? Siete pronti per lo “spazio” che porterà settembre?

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Il Mattutino del 31 agosto 2026

Redazione – Ci sono parole che scivolano via senza lasciare traccia, confuse nel rumore assordante e continuo della nostra frenetica quotidianità, e poi ci sono parole che si piantano nella mente come semi destinati a germogliare per l’intera giornata. È questo il caso del tradizionale, attesissimo e profondo appuntamento con “Il Mattutino”, la riflessione quotidiana vergata da Luca Sforzini e diffusa dalle storiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
In questa mattina di lunedì 31 agosto 2026, mentre l’estate compie i suoi ultimissimi, stanchi e malinconici respiri, il testo del Mattutino si presenta come un formidabile e tagliente trittico poetico. Tre immagini nitidissime, tre metafore rubate alla forza incontrollabile della natura, che ci invitano a guardarci dentro con un’onestà intellettuale a tratti spietata, ma assolutamente necessaria per affrontare il passaggio cruciale verso l’autunno.

La certezza degli alberi: l’istinto verso la luce

La prima pennellata poetica di Sforzini è dedicata al regno vegetale: “Gli alberi crescono verso la luce. Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione”. In queste due righe si nasconde un’immensa lezione di vita per tutti noi esseri umani, eternamente tormentati dai dubbi, dalle insicurezze e dalla paura paralizzante di sbagliare strada.
La natura, nella sua divina e perfetta semplicità, non conosce l’esitazione. Un albero non si chiede se vale la pena fare fatica per crescere, non calcola i rischi, non si arrende di fronte al buio: segue il suo istinto primordiale e si innalza, con pazienza millenaria, verso il sole. Noi, al contrario, spesso ci perdiamo nelle tenebre delle nostre paure, dimenticando che l’istinto verso il bene, verso la verità e verso la “luce” è scritto nel nostro DNA. Sforzini ci esorta a imitare quella magnifica, incrollabile e silenziosa ostinazione vegetale.

Il mare e la memoria: ciò che credevamo sepolto

Subito dopo l’istinto, il testo affronta il tema spinosissimo della memoria e dei rimorsi, affidandolo alla metafora dell’acqua: “Il mare restituisce quasi tutto. Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene”. Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo cercato di nascondere un errore, un trauma, un ricordo doloroso o una verità scomoda negli abissi più profondi e inaccessibili del nostro inconscio?
Ci illudiamo che il tempo (il nostro personalissimo oceano) possa cancellare e far marcire sui fondali i nostri scheletri. Ma il mare della coscienza ha le sue mareggiate implacabili e, prima o poi, le onde riportano a riva i relitti che speravamo dimenticati. È un monito durissimo ma vitale: non si può fuggire per sempre da se stessi. Ciò che abbiamo seppellito riemergerà, costringendoci finalmente ad affrontarlo con la maturità e il coraggio che prima ci mancavano.

“Settembre porta spazio”: la magia del nuovo inizio

L’ultima immagine è dedicata al calendario incalzante: “Settembre, intanto, è già dietro la porta. Non porta fiori. Porta spazio”. Eccola, la vera grandezza del mese più emblematico dell’anno. Maggio e la primavera portano i fiori, i colori e i profumi inebrianti; l’estate porta il fuoco della passione. Ma Settembre è diverso: è il mese del riordino, del ritorno alla realtà, dei buoni propositi.
Settembre, come sottolinea magistralmente il Mattutino, spazza via il superfluo e ci dona “spazio”. Spazio fisico e mentale per riorganizzare la nostra vita, per fare pulizia, per scrivere nuovi capitoli sulle pagine bianche dei nostri quaderni. Uno spazio vuoto che non deve spaventarci, ma che deve essere riempito con nuove, grandi ambizioni.

Il testo integrale de “Il Mattutino” (31 Agosto 2026)

Vi lasciamo, come di consueto, alla lettura integrale di questa meravigliosa poesia, che si chiude con il classico e inossidabile augurio che è diventato il marchio di fabbrica della storica dimora alessandrina. Parole da leggere, rileggere e custodire gelosamente nell’anima.

“Gli alberi crescono verso la luce.
Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione.

Il mare restituisce quasi tutto.
Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene.

Settembre, intanto, è già dietro la porta.
Non porta fiori. Porta spazio.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”.

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Attualità

Il Paese dei Balocchi è tornato. E il carro lo abbiamo lasciato partire noi: l’apologo di Luca Sforzini

Luca Sforzini rilegge la favola di Pinocchio tra baby gang metropolitane, smartphone e cancelli chiusi: l’apologo sull’urgenza del “Diritto alla Comunità”. 👇

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Luca Sforzini

Milano – C’è una metropoli frenetica, opulenta e scintillante che ogni sera, non appena calano le ombre del crepuscolo, si scopre improvvisamente fragile, smarrita e assediata dalle proprie stesse ombre. Di fronte all’escalation degli episodi di violenza giovanile, alle vetrine mandate in frantumi a favore di smartphone e al senso di insicurezza che attraversa le periferie e i centri storici italiani, il dibattito pubblico tende a rifugiarsi nelle consuete scorciatoie: da un lato l’invocazione di misure securitarie sempre più aspre, dall’altro l’alibi sociologico dell’impotenza. A scardinare questo sterile binarismo interviene Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che sceglie la via potente e universale della favola collodiana per consegnare alla riflessione collettiva un apologo amaro, poetico e straordinariamente lucido sulle radici del disagio giovanile e sulla necessità urgente di ricostruire un tessuto comunitario vivo.

La favola amara di una metropoli distratta: l’Omino di burro e gli specchi neri

C’era una volta una città grande e ricca, con una cattedrale di marmo bianco nel mezzo, tram gialli che correvano sulle rotaie e vetrine così luminose che, la sera, sembravano giorno.

Nella città vivevano moltissimi ragazzi. Alcuni abitavano nei palazzi eleganti del centro, altri nelle case alte della periferia; qualcuno aveva sempre qualche moneta in tasca, qualcuno quasi mai. Andavano a scuola, prendevano autobus e metropolitane, litigavano con i genitori, si innamoravano, si annoiavano e tenevano tutti in mano quei piccoli specchi neri nei quali, a guardarli abbastanza a lungo, si poteva vedere quasi tutto quello che accadeva nel mondo. O almeno così credevano.

Molto tempo prima, quando nella città vivevano i loro nonni, c’erano campi nei quali si giocava fino a quando il pallone non si vedeva più, oratori rumorosi, palestre dove il custode conosceva tutti per nome, bande musicali, circoli, associazioni e certe stanze nelle quali giovani molto seri discutevano per ore di come cambiare il mondo. Con gli anni molte di quelle stanze erano rimaste, ma avevano cominciato a chiudere sempre prima; alle cinque chiudeva una cosa, alle sei un’altra, alle sette un’altra ancora. Sui cancelli erano comparsi lucchetti sempre più grossi e sulle porte fogli sempre più lunghi che spiegavano perché non si poteva entrare. I ragazzi, però, continuavano ad avere sedici anni anche dopo le sette.

Fu proprio una sera, quando ormai quasi tutte le porte erano chiuse, che tornò in città l’Omino di burro. Nessuno seppe dire da dove fosse arrivato: alcuni sostenevano di averlo visto vicino alla stazione, altri in periferia, altri ancora giuravano che non fosse mai arrivato da nessuna parte perché era già lì.

Di certo aveva ancora il suo carro. Era diventato molto più grande di quello dei tempi di Pinocchio e Lucignolo, pieno di luci, musica e colori; sopra c’erano ragazzi che ridevano, ballavano e tenevano in mano piccoli specchi luminosi con i quali si riprendevano continuamente. L’Omino di burro non aveva perso il sorriso. «Chi viene?».

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Società, Giovani & Educazione

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Il coprifuoco dei cancelli sbarrati e la miopia del «Consiglio dei Grandi»

La prima sera salirono in pochi. Tra loro c’era naturalmente Lucignolo, perché Lucignolo riesce sempre ad arrivare prima degli altri quando sta per succedere qualcosa. Pinocchio invece rimase sul marciapiede. «Dove andate?». Lucignolo allargò le braccia: «In giro». Era una risposta abbastanza vaga, ma a sedici anni può essere una destinazione sufficiente. Pinocchio guardò il carro, poi guardò la strada dietro di sé: la palestra era chiusa, il campo aveva il lucchetto, davanti alla biblioteca stavano spegnendo le ultime luci. Così salì.

Il carro partì, attraversò il centro, passò davanti alla cattedrale e imboccò una strada piena di negozi. La musica era forte, i ragazzi ridevano e Lucignolo mostrava a Pinocchio quante persone li stessero guardando attraverso i piccoli specchi. A un certo punto qualcuno scese dal carro; non si seppe mai chi fosse stato il primo. Si sentì un rumore secco e una vetrina andò in frantumi.

Per qualche secondo nessuno fece niente; poi un ragazzo entrò, un altro lo seguì, un terzo alzò il piccolo specchio e cominciò a filmare. Quando risalirono sul carro, tutti volevano vedere le immagini. La mattina seguente, in città, non si parlava d’altro; la sera successiva davanti al carro c’erano molti più ragazzi. L’Omino di burro sorrideva: non aveva fatto pubblicità e non aveva distribuito volantini. Non ne aveva bisogno.

Dopo qualche giorno il carro era diventato così pieno che alcuni viaggiavano aggrappati alle fiancate. Passava davanti ai supermercati, ai negozi, alle piazze e ogni volta qualcuno scendeva; talvolta rompevano qualcosa, talvolta prendevano qualcosa, qualche volta correvano soltanto. Ma c’era sempre qualcuno che filmava e, prima ancora che il carro avesse raggiunto la strada successiva, altri ragazzi sapevano già che cosa era successo.

In città cominciarono ad avere paura. I negozianti abbassavano le serrande prima del tramonto e le guardie correvano da una piazza all’altra cercando di indovinare dove sarebbe apparso il carro. Il Consiglio dei Grandi si riunì immediatamente e discusse per molte ore. Qualcuno voleva arrestare l’Omino di burro, qualcuno sequestrare il carro, qualcuno vietare gli specchi neri; un consigliere propose di costruire una prigione più grande e un altro spiegò che prima bisognava capire perché i ragazzi salissero. Litigarono fino a tardi e, quando uscirono dal palazzo, il carro era già passato.

«Apriamo le porte»: la proposta rivoluzionaria del Diritto alla Comunità

Soltanto un vecchio consigliere, che durante la riunione aveva parlato pochissimo, tornando a casa notò una cosa curiosa. Passò davanti a una scuola enorme: era completamente buia. Dietro il cancello si vedeva una palestra con due canestri nuovi. Provò ad aprire: chiuso. Poco più avanti trovò un campo sportivo: chiuso. Una sala comunale: chiusa. Un piccolo teatro: chiuso. Davanti a un oratorio trovò un uomo che stava sistemando delle sedie. «Perché non ci sono ragazzi?», domandò. L’uomo sorrise amaramente: «Qualcuno c’è. Ma molti non possono permettersi le attività. E noi non possiamo permetterci di farle gratis».

Il vecchio consigliere continuò a camminare e, quando arrivò a casa, sentì in lontananza la musica del carro. La mattina dopo tornò al Consiglio e propose una cosa talmente banale che per qualche minuto nessuno capì: «Apriamo le porte». Gli altri lo guardarono: «Quali porte?». «Quelle chiuse».

Ci vollero parecchie settimane, perché aprire una porta in quella città era stranamente più complicato che chiuderla. Alla fine, però, qualcosa accadde: una sera la palestra della scuola rimase illuminata; qualche giorno dopo aprì il campo; nel piccolo teatro comparvero dei ragazzi che provavano uno spettacolo. Erano pessimi, ma sembravano divertirsi moltissimo. La banda musicale ricominciò a suonare e il nuovo maestro aveva un difetto terribile: pretendeva che tutti arrivassero puntuali. Nella sala comunale si riunirono un gruppo di volontari, un’associazione e alcuni ragazzi che volevano organizzare concerti.

«Qualcuno decise persino che chi non aveva abbastanza soldi avrebbe ricevuto una piccola dote da spendere soltanto lì: nello sport, nella musica, nel teatro, nelle associazioni, negli oratori, nelle attività dove bisognava incontrare davvero altre persone. La chiamarono Diritto alla Comunità. Pinocchio non sapeva bene cosa significasse; Lucignolo disse che sembrava il nome di una medicina. Continuarono entrambi a salire sul carro.»

La falegnameria della vita: quando la dignità del fare sconfigge il nichilismo

Poi, una notte, le guardie li presero mentre correvano fuori da un negozio. Pinocchio non aveva rubato niente, ma aveva aiutato a rompere la porta. Il giudice lo ascoltò e decise che, invece di trascorrere qualche giorno chiuso da qualche parte, avrebbe passato molti pomeriggi insieme al falegname che doveva ripararla. Il falegname era un uomo piuttosto antipatico. Il primo giorno non gli rivolse quasi la parola; il secondo gli insegnò a tenere una pialla; il terzo gli fece rifare un pezzo perché era storto. Dopo un mese Pinocchio sapeva costruire una porta. La cosa lo stupì moltissimo.

Lucignolo, invece, continuava a preferire il carro. Una sera l’Omino di burro tornò a passare davanti alla scuola. La palestra era accesa; dentro stavano giocando una partita. «Pinocchio!». Era Lucignolo. Stava sul carro e gli faceva segno di salire. Pinocchio guardò verso la strada. Il carro era magnifico come sempre: c’erano la musica, le luci, i ragazzi, gli specchi alzati; l’Omino di burro gli sorrise come se lo conoscesse da tutta la vita.

Pinocchio fece qualche passo, poi dalla palestra qualcuno gridò: «Ehi, burattino! Tocca a te». Pinocchio si fermò, guardò Lucignolo, guardò l’Omino, guardò la porta della palestra. «Domani», disse. E tornò indietro.

L’Omino di burro non sembrò affatto preoccupato; fece schioccare la frusta e il carro ripartì, perché sapeva benissimo che il giorno dopo avrebbe trovato altri ragazzi ad aspettarlo. Il vecchio consigliere lo vide allontanarsi dalla finestra. Non pensò di avere sconfitto il Paese dei Balocchi: era abbastanza vecchio da sapere che nessuno lo aveva mai sconfitto e che probabilmente nessuno lo avrebbe mai fatto. Notò soltanto una cosa: quella sera sul carro c’era un posto vuoto. E, per il momento, gli bastò.

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Attualità

Filorosso su Rai 3, Antonino Monteleone tra gli scontri di Milano, Orsini sull’Ucraina e i misteri delle stragi del 1992

Martedì 20 ottobre alle 21.15 su Rai 3 torna “Filorosso” con Antonino Monteleone: scontri di Milano, Orsini sull’Ucraina, il caso David Rossi e i misteri delle stragi del 1992. 👇

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Filorosso

Roma – Cronaca incandescente, lacerazioni geopolitiche, enigmi bancari mai del tutto chiariti e le pagine più oscure e sanguinose della storia repubblicana. Si annuncia ricca di tensione civile, testimonianze esclusive e confronti serrati la nuova puntata di Filorosso, il programma di approfondimento giornalistico della prima serata di Rai 3 in onda martedì 20 ottobre 2026 alle ore 21:15, trasmesso in contemporanea e on demand anche sulla piattaforma RaiPlay. Alla guida del format, il giornalista d’inchiesta Antonino Monteleone, pronto a scandagliare i nodi irrisolti del presente e del passato recente con il consueto rigore documentale e senza concessioni al politicamente corretto.

La scaletta della serata si preannuncia particolarmente densa, spaziando dalle violente proteste di piazza che hanno infiammato il capoluogo lombardo nel fine settimana fino alla faglia ideologica sul sostegno militare ed economico all’Ucraina. Al centro del dibattito troveranno spazio anche due dei più discussi gialli giudiziari italiani – la tragica fine di David Rossi e il delitto di Garlasco –, per poi approdare a un eccezionale vertice storico-giudiziario dedicato ai misteri insondabili e ai mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992.

Gli scontri di Milano e la frattura sull’Ucraina: il faccia a faccia con Alessandro Orsini

L’apertura della trasmissione sarà dedicata ai gravi disordini scoppiati nel cuore di Milano durante le manifestazioni dell’ultimo weekend. Attraverso filmati inediti, testimonianze dirette di chi si trovava in prima linea, ricostruzioni delle forze dell’ordine e collegamenti in diretta, le telecamere di Filorosso analizzeranno la dinamica dei tafferugli, le infiltrazioni violente nei cortei e le immediate ricadute politiche e sociali che stanno scuotendo sia la giunta comunale milanese sia il dibattito parlamentare sulla gestione dell’ordine pubblico.

Dai disordini metropolitani lo sguardo si allargherà rapidamente al teatro internazionale con il dossier sulla guerra in Ucraina. La questione dell’invio di armi e del sostegno a Kyiv continua a spaccare trasversalmente sia le forze di maggioranza sia i partiti di opposizione, riflettendo le crescenti inquietudini dell’opinione pubblica italiana. A commentare gli scenari militari, i rischi di escalation e i possibili spiragli diplomatici sarà ospite in studio il sociologo Alessandro Orsini, tra i più controversi, discussi e seguiti analisti del conflitto, protagonista di un confronto senza sconti sulle prospettive di una crisi bellica che sembra non trovare vie d’uscita.

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Inchieste Giornalistiche & Storia d’Italia

Le Stragi del 1992, Mafia e Appalti: I Veri Misteri d’Italia nei Libri d’Inchiesta

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I misteri delle stragi del 1992 e il dossier mafia-appalti: il vertice tra Di Pietro, Martelli e Ingroia

Uno dei momenti più attesi e storicamente rilevanti della puntata sarà il focus dedicato alla drammatica stagione delle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio del 1992. Il programma porrà una serie di interrogativi dirimenti: l’indagine sulle infiltrazioni di Cosa Nostra nel colossale sistema degli appalti pubblici costituì una micidiale accelerazione per l’eliminazione del giudice Paolo Borsellino? Quali convergenze di interessi tra criminalità organizzata, colletti bianchi ed eminenze grigie si muovevano dietro quel disegno stragista che mutò per sempre l’assetto della Repubblica?

A confrontarsi attorno al tavolo di Monteleone sarà un parterre di testimoni e protagonisti diretti di quella stagione straordinaria e drammatica: il presidente della Fondazione Nenni ed ex ministro della Giustizia Claudio Martelli (all’epoca firmatario del carcere duro del 41-bis e stretto sodale di Giovanni Falcone), l’avvocato ed ex magistrato antimafia Antonio Ingroia, l’ex magistrato simbolo di Mani Pulite Antonio Di Pietro e il giornalista ed editorialista Filippo Facci. Un dibattito a più voci che promette di rileggere i retroscena istituzionali e i punti oscuri mai chiariti dai processi ufficiali.

«Ripercorrere le stragi del 1992 non significa fare mera archeologia giudiziaria: significa interrogare la genesi stessa della Seconda Repubblica per capire quali patti inconfessabili abbiano segnato il destino della nostra democrazia.»

Il caso David Rossi: i nuovi elementi al vaglio della Commissione parlamentare

Ampio spazio sarà poi riservato alla controversa e dolorosa morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. A distanza di tredici anni, la vicenda continua a sollevare dubbi lancinanti grazie ai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta, le cui recenti audizioni e perizie tecniche hanno riaperto clamorose piste alternative rispetto alla tesi sbrigativa del suicidio.

Attraverso nuove analisi sui filmati delle telecamere di sicurezza, le perizie medico-legali sulle ferite incompatibili con la sola caduta e le testimonianze sui legami finanziari e politici che attraversavano Siena in quei mesi concitati, Filorosso farà il punto sugli elementi inediti che chiedono verità e giustizia per la famiglia del manager.

Il giallo di Garlasco e la morte di Chiara Poggi: il nodo delle prove a distanza di anni

In chiusura di trasmissione, Antonino Monteleone riaprirà il fascicolo sul delitto di Garlasco, l’omicidio della giovane Chiara Poggi consumatosi nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Nonostante la condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi, il caso continua a essere oggetto di accesi confronti scientifici e peritali tra genetisti, avvocati e criminologi.

Il programma ripercorrerà i punti nev

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Economia

Poste Italiane, educazione finanziaria gratuita per tutti i cittadini: martedì 20 ottobre due webinar nazionali su passaggio generazionale e risparmio

Poste Italiane promuove per martedì 20 ottobre due webinar gratuiti aperti a tutti i cittadini italiani su passaggio generazionale (ore 10) e corso della vita con interprete LIS (ore 16): iscrizioni online e podcast formativi. 👇

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Un momento di un webinar di educazione finanziaria

Roma – Diffondere una cultura economica accessibile, trasparente e concreta per aiutare le famiglie e i risparmiatori italiani a orientarsi con consapevolezza tra previdenza, gestione del patrimonio e scelte assicurative. Prosegue su scala nazionale l’impegno sociale e divulgativo di Poste Italiane attraverso il programma gratuito di Educazione Finanziaria, che per la giornata di martedì 20 ottobre 2026 propone due nuovi appuntamenti in modalità webinar aperti alla partecipazione di tutti i cittadini residenti sull’intero territorio nazionale, da Nord a Sud.

L’iniziativa, nata con una forte vocazione di prossimità territoriale e oggi estesa a tutto il Paese grazie alla fruibilità della piattaforma digitale, offre una preziosa opportunità di formazione a costo zero. L’obiettivo primario è colmare lo storico divario di alfabetizzazione finanziaria che ancora caratterizza ampie fasce della popolazione italiana, fornendo strumenti concettuali e operativi per pianificare il futuro economico della famiglia, prevenire rischi di sovraindebitamento e gestire con lungimiranza i passaggi più delicati del ciclo di vita.

Il programma dei due webinar del 20 ottobre: orari, temi e inclusione LIS

La giornata formativa di martedì 20 ottobre si articola in due sessioni autonome e complementari, pensate per rispondere a esigenze anagrafiche, professionali e familiari differenti. Gli incontri, guidati da docenti ed esperti del settore economico e previdenziale, saranno caratterizzati da un linguaggio chiaro, privo di tecnicismi ostici e arricchito da esempi pratici tratti dalla quotidianità.

1. Sessione mattutina (ore 10:00) – «Il passaggio generazionale»: il primo webinar è interamente dedicato a uno dei temi più complessi e spesso rimandati all’interno dei nuclei familiari. Gli esperti illustreranno le migliori strategie giuridiche, fiscali e assicurative per pianificare per tempo la trasmissione dei beni mobiliari e immobiliari, preservare l’armonia tra eredi ed evitare contenziosi legali. Il modulo approfondirà il concetto etico di essere «buoni antenati», ovvero la capacità di predisporre una tutela patrimoniale solida e lungimirante a beneficio di figli, nipoti o attività d’impresa generazionali.

2. Sessione pomeridiana (ore 16:00) – «Il corso della vita»: il secondo appuntamento affronta l’evoluzione dinamica dei bisogni economici lungo le diverse fasi dell’esistenza. Dalla gestione del primo stipendio alla pianificazione dell’acquisto della prima casa, dalla tutela economica per la nascita dei figli fino alla costruzione di un piano pensionistico integrativo che garantisca serenità durante la terza età. In coerenza con i principi di accessibilità universale, la sessione delle ore 16:00 sarà interamente provvista di sottotitolazione in tempo reale e traduzione simultanea con interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana), garantendo la piena fruibilità alle persone con disabilità uditiva.

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Come registrarsi gratuitamente online: la procedura per tutti gli utenti

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«La procedura di registrazione richiede pochi istanti: basta collegarsi alla sezione dedicata “Educazione Finanziaria” sul portale istituzionale di Poste Italiane (all’indirizzo web posteitaliane.it/educazione-finanziaria/eventi), selezionare il tema di proprio interesse – tra “Il passaggio generazionale” delle ore 10:00 o “Il corso della vita” delle ore 16:00 – e compilare il modulo con il proprio indirizzo email per ricevere le credenziali d’accesso.»

I partecipanti avranno inoltre l’opportunità di interagire in tempo reale con i relatori attraverso una chat dedicata, formulando domande specifiche, chiarimenti normativi o dubbi pratici riguardanti la propria situazione personale.

Contenuti on demand e podcast: la serie “Generazione EF – Una vita di benessere”

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Attraverso la voce e le storie realistiche di quattro diversi protagonisti, il podcast affronta con approccio narrativo e divulgativo i grandi bivi finanziari: dai primi contratti di lavoro alla gestione dell’autonomia abitativa, dalla nascita dei figli fino al supporto economico e assistenziale per i genitori anziani. Ciascun episodio fornisce consigli pratici e replicabili per superare l’ansia da gestione del denaro, insegnando a costruire un fondo di emergenza, a valutare coperture assicurative contro gli infortuni e a investire con orizzonti temporali corretti.

La responsabilità sociale d’impresa e i principi ESG dell’ONU

Il progetto nazionale di Educazione Finanziaria costituisce uno dei pilastri fondamentali della strategia di Corporate Social Responsibility (CSR) di Poste Italiane. In qualità di maggiore infrastruttura di servizi del Paese, con oltre 12.800 uffici postali capillarmente distribuiti anche nei centri rurali e nelle aree interne più isolate, l’azienda persegue una missione di inclusione economica coerente con i criteri internazionali ESG (Environmental, Social and Governance) promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’alfabetizzazione finanziaria rappresenta a tutti gli effetti un fattore abilitante di coesione sociale e di parità di genere: diffondere nozioni base su conti correnti, tutela del risparmio e previdenza complementare consente a cittadini di ogni fascia d’età e condizione sociale di esercitare una piena cittadinanza economica, proteggendo il benessere del nucleo familiare e contribuendo alla resilienza dell’intero sistema Paese.

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