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Attualità

Gli alberi, il mare e l’arrivo di settembre: “Il Mattutino” di Luca Sforzini ci insegna a non dubitare mai della luce

“Gli alberi crescono verso la luce, non dubitano della direzione”. La meravigliosa poesia del “Mattutino” ci insegna a non avere paura del domani! 🌳 🌊 Come iniziare al meglio questa ultima giornata di agosto se non con la profondità e la bellezza de “Il Mattutino”? Puntuale come sempre, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano è arrivata la bellissima e toccante riflessione quotidiana firmata da Luca Sforzini, che oggi ci regala tre immagini pazzesche, vere e proprie metafore della vita! Sforzini ci ricorda che noi esseri umani dovremmo imparare dalla natura: gli alberi crescono sempre verso la luce del sole, senza mai avere dubbi sulla strada da prendere, mentre noi spesso ci facciamo paralizzare dalla paura. E poi c’è il mare: l’acqua (come la nostra memoria) prima o poi restituisce tutto a riva, soprattutto quei segreti, quei ricordi e quegli errori che speravamo di aver sepolto bene negli abissi del nostro cuore! Impossibile sfuggire per sempre a se stessi. Infine, l’arrivo imminente dell’autunno: “Settembre non porta fiori. Porta spazio”, si legge nella riflessione. Manca poco: settembre spazzerà via le illusioni estive per regalarci lo “spazio” e il tempo necessario per rimettere in ordine la nostra vita e ricominciare da capo, più forti di prima! Un testo bellissimo, che si chiude con l’augurio di una giornata di “libertà, responsabilità e coraggio”. Leggilo in forma integrale e scopri la nostra analisi nell’articolo! 👇 📖 Quale di queste tre frasi vi ha colpito di più? Siete pronti per lo “spazio” che porterà settembre?

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Il Mattutino del 31 agosto 2026

Redazione – Ci sono parole che scivolano via senza lasciare traccia, confuse nel rumore assordante e continuo della nostra frenetica quotidianità, e poi ci sono parole che si piantano nella mente come semi destinati a germogliare per l’intera giornata. È questo il caso del tradizionale, attesissimo e profondo appuntamento con “Il Mattutino”, la riflessione quotidiana vergata da Luca Sforzini e diffusa dalle storiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
In questa mattina di lunedì 31 agosto 2026, mentre l’estate compie i suoi ultimissimi, stanchi e malinconici respiri, il testo del Mattutino si presenta come un formidabile e tagliente trittico poetico. Tre immagini nitidissime, tre metafore rubate alla forza incontrollabile della natura, che ci invitano a guardarci dentro con un’onestà intellettuale a tratti spietata, ma assolutamente necessaria per affrontare il passaggio cruciale verso l’autunno.

La certezza degli alberi: l’istinto verso la luce

La prima pennellata poetica di Sforzini è dedicata al regno vegetale: “Gli alberi crescono verso la luce. Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione”. In queste due righe si nasconde un’immensa lezione di vita per tutti noi esseri umani, eternamente tormentati dai dubbi, dalle insicurezze e dalla paura paralizzante di sbagliare strada.
La natura, nella sua divina e perfetta semplicità, non conosce l’esitazione. Un albero non si chiede se vale la pena fare fatica per crescere, non calcola i rischi, non si arrende di fronte al buio: segue il suo istinto primordiale e si innalza, con pazienza millenaria, verso il sole. Noi, al contrario, spesso ci perdiamo nelle tenebre delle nostre paure, dimenticando che l’istinto verso il bene, verso la verità e verso la “luce” è scritto nel nostro DNA. Sforzini ci esorta a imitare quella magnifica, incrollabile e silenziosa ostinazione vegetale.

Il mare e la memoria: ciò che credevamo sepolto

Subito dopo l’istinto, il testo affronta il tema spinosissimo della memoria e dei rimorsi, affidandolo alla metafora dell’acqua: “Il mare restituisce quasi tutto. Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene”. Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo cercato di nascondere un errore, un trauma, un ricordo doloroso o una verità scomoda negli abissi più profondi e inaccessibili del nostro inconscio?
Ci illudiamo che il tempo (il nostro personalissimo oceano) possa cancellare e far marcire sui fondali i nostri scheletri. Ma il mare della coscienza ha le sue mareggiate implacabili e, prima o poi, le onde riportano a riva i relitti che speravamo dimenticati. È un monito durissimo ma vitale: non si può fuggire per sempre da se stessi. Ciò che abbiamo seppellito riemergerà, costringendoci finalmente ad affrontarlo con la maturità e il coraggio che prima ci mancavano.

“Settembre porta spazio”: la magia del nuovo inizio

L’ultima immagine è dedicata al calendario incalzante: “Settembre, intanto, è già dietro la porta. Non porta fiori. Porta spazio”. Eccola, la vera grandezza del mese più emblematico dell’anno. Maggio e la primavera portano i fiori, i colori e i profumi inebrianti; l’estate porta il fuoco della passione. Ma Settembre è diverso: è il mese del riordino, del ritorno alla realtà, dei buoni propositi.
Settembre, come sottolinea magistralmente il Mattutino, spazza via il superfluo e ci dona “spazio”. Spazio fisico e mentale per riorganizzare la nostra vita, per fare pulizia, per scrivere nuovi capitoli sulle pagine bianche dei nostri quaderni. Uno spazio vuoto che non deve spaventarci, ma che deve essere riempito con nuove, grandi ambizioni.

Il testo integrale de “Il Mattutino” (31 Agosto 2026)

Vi lasciamo, come di consueto, alla lettura integrale di questa meravigliosa poesia, che si chiude con il classico e inossidabile augurio che è diventato il marchio di fabbrica della storica dimora alessandrina. Parole da leggere, rileggere e custodire gelosamente nell’anima.

“Gli alberi crescono verso la luce.
Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione.

Il mare restituisce quasi tutto.
Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene.

Settembre, intanto, è già dietro la porta.
Non porta fiori. Porta spazio.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”.

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Economia

Saracinesche abbassate e borghi fantasma: il dramma dell’Italia che muore. L’appello di Confederazione Imprese per salvare i territori

BORGHI FANTASMA E SERRANDE ABBASSATE: in pochi anni l’Italia ha perso oltre 150mila negozi. L’allarme choc di Confederazione Imprese Italia! 📉 🇮🇹 Stiamo lasciando morire la parte più bella e autentica della nostra Italia: i piccoli Comuni e i centri storici! L’allarme lanciato oggi da Confederazione Imprese Italia è un vero pugno nello stomaco. Con lo spopolamento e il crollo dei consumi, migliaia di attività stanno chiudendo per sempre: tra il 2012 e il 2025 sono stati cancellati ben 156.000 negozi di vicinato in tutta la Nazione! I dati sono terrificanti: in centinaia di piccolissimi Comuni non esiste più nemmeno un negozietto di alimentari, un bar o un panificio! “Quando abbassa la serranda l’ultimo negozio, muore l’intera comunità”, sottolinea giustamente la Confederazione. Le botteghe non sono solo attività economiche, ma veri e propri presidi sociali, luoghi di ritrovo che tengono vive e sicure le strade. Cosa bisogna fare per fermare questa strage di Partite IVA? Basta elemosine a pioggia! Serve un “Patto per la Permanenza”: lo Stato deve garantire la totale detassazione e azzerare le tasse per chi decide coraggiosamente di aprire o mantenere un’attività nelle aree interne più difficili. “Non si può chiedere a un giovane o a un imprenditore di restare a perdere soldi per puro eroismo e attaccamento alle radici: restare e fare impresa in un piccolo borgo deve tornare a essere ECONOMICAMENTE CONVENIENTE!”. Leggi l’analisi drammatica nel nostro articolo! 👇 🏘️ Voi cosa ne pensate? È giusto togliere completamente le tasse ai negozianti e agli artigiani che decidono di tenere aperte le botteghe nei piccoli paesini che si stanno spopolando?

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borghi fantasma

Redazione  – C’è un’Italia silenziosa e meravigliosa che sta lentamente morendo, giorno dopo giorno, asfissiata dall’indifferenza burocratica e dalla miopia politica. È l’Italia delle aree interne, dei piccoli borghi appenninici e dei centri storici che, un tempo, rappresentavano il cuore pulsante e l’orgoglio della nostra Nazione. Con la ripresa delle attività lavorative dopo la pausa estiva, Confederazione Imprese Italia torna a battere i pugni sul tavolo per riportare al centro del dibattito economico e istituzionale il tema più urgente e drammatico dei nostri tempi: il mostruoso spopolamento territoriale e la progressiva desertificazione economica e commerciale dei nostri paesi.

La spirale letale: senza negozi i paesi muoiono

Il documento d’analisi presentato dalla Confederazione accende i fari su una problematica che, fino ad oggi, è stata affrontata quasi esclusivamente sotto un arido profilo demografico. In realtà, il crollo delle nascite e l’esodo verso le metropoli innesca una spirale economica letale: quando un territorio perde i suoi abitanti, crollano inevitabilmente i consumi locali.
Quando diminuiscono i consumi, aumentano a dismisura le difficoltà finanziarie delle attività economiche, schiacciate da tasse altissime. Così, inesorabilmente, chiudono le botteghe, abbassano le serrande le piccole imprese e spariscono i servizi di base. A quel punto, il territorio diventa ancora meno attrattivo e persino ostile per i giovani, per le nuove famiglie e per gli investitori. È un circolo vizioso: “Meno residenti, meno consumi, meno imprese, meno servizi, e di nuovo meno residenti”. Una catena che va spezzata immediatamente.

I numeri choc: persi oltre 150mila negozi in Italia

I dati elaborati su base nazionale fanno letteralmente venire i brividi. Alla fine del 2024, in Italia, si contavano ben 5.523 Comuni con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (dove vivono oltre 9,6 milioni di persone). Ebbene, in ben 206 di questi Comuni non esiste più alcun esercizio di commercio al dettaglio, mentre 425 sono totalmente privi di attività alimentari e in altri 1.124 sopravvive, a fatica, un solo negozio di alimentari.
La demografia commerciale parla chiarissimo: tra il 2012 e il 2025, in Italia, sono stati letteralmente cancellati circa 156.000 negozi di vicinato e attività ambulanti. Un’ecatombe silenziosa di partite IVA.

Il negozio è vita: le saracinesche spente e il buio sociale

Come sottolinea magistralmente Confederazione Imprese Italia, il commercio di prossimità non deve essere visto solo come un banale scambio di denaro e merci, ma come una vera e propria infrastruttura sociale del territorio. Un negozietto di alimentari, un piccolo bar di piazza, un panificio, la farmacia locale o una bottega artigiana non producono soltanto occupazione.
Queste storiche attività generano preziose relazioni umane, mantengono vive e illuminate le strade, garantiscono servizi vitali per gli anziani e contribuiscono alla sicurezza dei luoghi. “Quando una saracinesca si abbassa per sempre, non perde soltanto l’imprenditore, ma perde irrimediabilmente l’intera comunità”, si legge nella nota. Così come i borghi storici ristrutturati magnificamente con i fondi pubblici, ma lasciati senza abitanti e senza negozi, si trasformano in splendide ma inutili scenografie teatrali vuote.

La soluzione: il grande “Patto per la permanenza”

Cosa fare, dunque, per arginare questo disastro? La Confederazione chiede a gran voce la fine degli incentivi a pioggia e dei contributi occasionali “a fondo perduto” che non risolvono il problema strutturale. Viene proposto invece un grande “Patto per la permanenza e la rigenerazione economica” tra Governo, Regioni e Comuni.
Le priorità sono chirurgiche: serve un’immediata fiscalità di vantaggio (decontribuzione e detassazione totale) per chi decide di aprire, rilevare o mantenere aperta un’attività commerciale nelle aree più fragili e spopolate. Bisogna azzerare le tasse sulle “vetrine spente” per farle riaprire, creare programmi integrati per la casa e l’impresa a favore dei giovani, e potenziare drasticamente la sanità, la viabilità e internet nelle aree interne.

“Non si resta per eroismo: deve essere conveniente”

La sfida per i prossimi vent’anni, conclude la Confederazione, si riassume in uno slogan potentissimo: rendere conveniente restare. “Non possiamo chiedere a un giovane di rimanere nel proprio territorio esclusivamente per amore romantico delle proprie radici, né possiamo costringere un imprenditore a mantenere aperta un’attività economicamente fallimentare soltanto perché rappresenta un presidio sociale”.
Lo Stato deve ricreare le condizioni economiche affinché lavorare e investire nei piccoli Comuni torni a essere un’opportunità di profitto e di benessere, e non una scelta eroica e penalizzante. Vogliamo un’Italia ammassata in poche, caotiche metropoli, o vogliamo un Paese diffuso, vivo e identitario? Il tempo per decidere sta scadendo.

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Esteri

Allarme rosso dal Pentagono: alti ufficiali Usa ad Hegseth. “Fermiamo la guerra con l’Iran o l’Europa sarà preda della Russia”

ALLARME ROSSO GLOBALE! I Generali americani scrivono al capo del Pentagono: “Fermate la guerra contro l’Iran o l’Europa sarà indifesa contro la Russia!” 🇺🇸 🚀 Una clamorosa indiscrezione geopolitica che ci fa tremare i polsi! Come riportato dall’esperto Aldo Di Giovanni, all’interno del Pentagono è in corso una vera e propria ribellione strategica. Un folto gruppo di Alti Ufficiali, Ammiragli e Generali a stelle e strisce ha scritto una durissima lettera ufficiale al Capo del Pentagono (il Segretario della Difesa Usa, Pete Hegseth) per lanciargli un ultimatum: le operazioni militari americane a lungo termine contro l’Iran NON SONO PIÙ SOSTENIBILI. Il motivo? Andando avanti con questo conflitto in Medio Oriente, gli Stati Uniti stanno prosciugando le loro risorse e si stanno indebolendo troppo su scala globale! Il problema principale riguarda le preziose batterie di missili da difesa antiaerea PATRIOT: gli americani le stanno consumando a un ritmo folle contro l’Iran e le scorte nei magazzini sono quasi a secco! I Generali hanno avvertito Hegseth che continuare così significherebbe LASCIARE TOTALMENTE VULNERABILE L’EUROPA di fronte a una possibile offensiva militare della Russia! Se Mosca dovesse attaccare l’Europa, l’America non avrebbe più missili Patriot per difenderci. Un monito durissimo: fermare l’Iran per non consegnare l’Europa a Putin! Leggi la clamorosa analisi militare nel nostro articolo esclusivo! 👇 🌍 Secondo voi Washington ascolterà il grido d’allarme dei suoi Generali o continuerà a combattere nel deserto a rischio di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale in Europa?

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Hegseth

Redazione  – C’è un terremoto silenzioso ma devastante che sta scuotendo in queste ore le fondamenta del potere militare più grande e temibile del mondo: gli Stati Uniti d’America. Mentre l’opinione pubblica globale è ipnotizzata dalle immagini dei bombardamenti e dalle dichiarazioni dei leader politici, all’interno delle stanze dei bottoni di Washington sta andando in scena una vera e propria ribellione strategica.
A lanciare questa pesantissima indiscrezione di intelligence, che rischia di cambiare radicalmente le sorti geopolitiche del pianeta, è l’autorevole e sempre attento analista Aldo Di Giovanni. Secondo quanto riportato, un nutrito e pesantissimo gruppo di Alti Ufficiali americani (parliamo di Colonnelli, Generali a svariate stelle e Ammiragli della Marina) avrebbe preso carta e penna per scrivere una lettera ufficiale, dai toni drammatici, indirizzata direttamente al Capo del Pentagono, Pete Hegseth. Il succo del messaggio è uno solo, inequivocabile: la guerra contro l’Iran deve essere fermata al più presto.

“Operazioni insostenibili”: la rivolta dei Generali

Le voci che si stanno elevando all’interno delle Forze Armate USA non appartengono a pacifisti o a politici in cerca di voti, ma a uomini abituati a fare la guerra e a calcolare freddamente le risorse sul campo. Questi leader militari hanno messo nero su bianco una verità scomoda per l’Amministrazione americana: continuare a lungo termine le operazioni militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran non è strategicamente, economicamente e militarmente sostenibile per gli Stati Uniti.
Aprire e mantenere un fronte di guerra aperto, vasto e logorante in Medio Oriente contro un nemico ostico e ben armato come Teheran, significa infatti prosciugare lentamente ma inesorabilmente le risorse dell’esercito a stelle e strisce. Andare avanti a oltranza in questo conflitto, avvertono gli Ufficiali, finirebbe paradossalmente per indebolire in modo critico la capacità degli Stati Uniti di affrontare altre, e ben più gravi, minacce globali.

Il nodo vitale dei missili Patriot e il rischio scorte

Ma qual è il punto debole che terrorizza i Generali americani? Il dossier consegnato ad Hegseth fa esplicito riferimento a un’arma specifica, diventata l’ago della bilancia della sicurezza mondiale: i sistemi di difesa aerea Patriot.
Queste costosissime e sofisticatissime batterie di missili intercettori vengono attualmente consumate a ritmi vertiginosi in Medio Oriente per abbattere i droni, i missili balistici e i razzi lanciati dall’Iran e dalle sue milizie proxy. Il problema, drammatico, è che la produzione industriale americana non riesce a tenere il passo con il consumo sul campo. La riduzione drastica delle scorte di missili Patriot sta portando gli arsenali difensivi americani vicini al livello di guardia, innescando un effetto domino che rischia di travolgere il Vecchio Continente.

L’incubo sull’Europa: l’ombra della Russia

Qui entra in gioco il vero, grande incubo geopolitico. Gli Alti Ufficiali hanno spiegato ad Hegseth che sguarnire i magazzini di sistemi Patriot per fare la guerra all’Iran rappresenta un pericolo mortale e imminente per l’Europa.
Se l’arsenale missilistico difensivo americano dovesse esaurirsi in Medio Oriente, i Paesi europei della NATO rimarrebbero tragicamente vulnerabili e scoperti nell’ipotesi (sempre meno remota) in cui venissero colpiti da una massiccia offensiva militare scatenata dalla Russia. Mosca, infatti, osserva con grande interesse il dissanguamento militare americano contro Teheran, consapevole che un’America debole, distratta in Medio Oriente e senza più scorte di missili intercettori, non avrebbe la forza per proteggere il cielo delle capitali europee.
Il monito dei Generali al Capo del Pentagono, rivelato da Aldo Di Giovanni, è dunque un salvagente lanciato all’Europa: “Fermiamoci ora in Iran, o consegneremo il Vecchio Continente a Vladimir Putin”. La palla, ora, passa ai decisori politici di Washington, chiamati a compiere la scelta più difficile del secolo.

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Politica

“Le idee si combattono con le idee, non in Tribunale”: Sabrina Bocchino difende il Generale Vannacci e Futuro Nazionale

“Le idee politiche si combattono con altre idee, non nei tribunali!”. Sabrina Bocchino difende a spada tratta il Generale Vannacci e smonta le accuse contro Futuro Nazionale! 🇮🇹 🛡️ La controffensiva politica in difesa del Generale è partita ufficialmente dall’Abruzzo! Dopo il clamoroso esposto presentato in Procura contro il programma di Futuro Nazionale (in cui si ipotizzava l’apologia di fascismo), l’esponente abruzzese del partito (ed ex consigliere regionale della Lega) Sabrina Bocchino ha diramato una nota ufficiale chiarissima e durissima: “Nessuna scorciatoia giudiziaria, in democrazia gli avversari si sconfiggono sui programmi, non cercando di tapparci la bocca nei tribunali! Il programma del Generale Vannacci propone di realizzare obiettivi legittimi usando unicamente la Costituzione italiana e le leggi!”. La Bocchino ha fatto chiarezza anche sui punti più attaccati: “La remigrazione non significa fare deportazioni illegali fuori dalla legge! Significa rimpatriare subito i clandestini irregolari e colpire duramente i delinquenti! E non c’è nessuna militarizzazione della società: noi vogliamo solo riportare il senso civico, la disciplina e il senso dello Stato nelle nuove generazioni!”. Futuro Nazionale dichiara totale fiducia nella Magistratura (“Saprà distinguere la dialettica dal reato”) e annuncia il primo grande appuntamento in piazza: VENERDÌ 12 SETTEMBRE, dalle 19:00 alle 22:00, in Piazza Diomede a VASTO, ci sarà un gazebo per presentare a tutti i cittadini il vero programma del movimento! Leggi le durissime dichiarazioni della Bocchino nel nostro articolo! 👇 🗳️ Voi cosa ne pensate? È giusto portare i programmi politici nei tribunali o dovrebbe essere il popolo a decidere nelle urne votando a favore o contro il Generale Vannacci?

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Sabrina Bocchino e Roberto Vannacci

Redazione- – Il rovente dibattito sul neonato movimento politico Futuro Nazionale, guidato dal Generale Roberto Vannacci, si arricchisce oggi di un nuovo, fondamentale capitolo istituzionale. Dopo le aspre polemiche scaturite dal clamoroso esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma (in cui si ipotizza addirittura la violazione della Legge Scelba sull’apologia di fascismo), a rompere il silenzio e a fare da formidabile scudo attorno al Generale e al progetto politico ci pensa Sabrina Bocchino, esponente di spicco abruzzese di Futuro Nazionale ed ex consigliere regionale della Lega.
Da Pescara, la Bocchino traccia una linea netta, rigorosa e profondamente democratica, smontando pezzo per pezzo le accuse mosse dai detrattori e invitando la politica a confrontarsi esclusivamente sul terreno elettorale, abbandonando le sterili e pericolose scorciatoie dei tribunali.

“Nessuna scorciatoia giudiziaria contro il programma”

L’intervento dell’esponente abruzzese parte da un principio fondamentale delle moderne democrazie occidentali: «L’esposto presentato contro il generale Roberto Vannacci e Futuro Nazionale merita una risposta semplice e prettamente politica. In una democrazia matura, un programma elettorale può essere condiviso, può essere criticato o può essere contestato anche duramente. Ma le idee politiche si combattono esclusivamente con altre idee, non certo cercando disperate scorciatoie giudiziarie per tentare di espellerle con la forza dal dibattito pubblico».
La Bocchino rivendica l’assoluta e totale aderenza del movimento ai principi democratici: «Il programma di Futuro Nazionale è totalmente pubblico e si propone di realizzare i propri e legittimi obiettivi attraverso gli strumenti pacifici previsti dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica. Parliamo di sicurezza, ferreo controllo dell’immigrazione, difesa dei nostri confini, tutela della famiglia, identità nazionale, sacrosanta certezza della pena, ruolo centrale delle Forze Armate e interesse nazionale. Si può essere contrari a questi temi, naturalmente. Ma non si può confondere, per convenienza, ciò che è politicamente sgradito con ciò che è penalmente illecito».

La verità sulla “Remigrazione”: rimpatri legali e sicurezza

Uno dei punti più attaccati e strumentalizzati dai detrattori del Generale riguarda il tema caldissimo dell’immigrazione. La Bocchino coglie l’occasione per fare una doverosa chiarezza semantica: «Questo discorso vale anche per la cosiddetta ‘remigrazione’. Futuro Nazionale non propone affatto deportazioni arbitrarie né tantomeno espulsioni fuori dalla legge. Noi proponiamo un durissimo contrasto all’immigrazione irregolare, il rimpatrio immediato di chi non ha alcun titolo legale per restare sul nostro suolo e una maggiore severità nei confronti di chi delinque. Si può tranquillamente contestare questa impostazione, ma attribuirle significati occulti o violenti che non contiene, significa semplicemente costruire una caricatura grottesca dell’avversario per poi processarla in piazza».

Disciplina e senso dello Stato: nessuna “militarizzazione”

L’ex consigliere regionale respinge con altrettanta fermezza le assurde accuse di voler instaurare un regime autoritario: «Lo stesso discorso vale per i temi della sicurezza e della difesa. Ritenere che lo Stato debba finalmente recuperare autorevolezza, e credere fermamente che nelle nuove generazioni vadano nuovamente coltivati il senso civico, la disciplina e la responsabilità, non significa assolutamente voler militarizzare la società civile. Significa semplicemente avere una propria idea dello Stato, pienamente legittima nel sacrosanto confronto democratico».
«Il generale Vannacci», aggiunge la Bocchino, «ha scelto la strada più limpida e trasparente possibile: sottoporre le proprie idee al giudizio insindacabile dei cittadini. Saranno gli elettori nelle urne, e non certo i tribunali, a decidere se quelle idee meritano il consenso».

Fiducia nei Giudici e l’appuntamento in piazza a Vasto

Il messaggio finale è un misto di rispetto istituzionale e grinta politica: «Abbiamo totale fiducia nella magistratura italiana e siamo certi che saprà distinguere molto bene tra la legittima dialettica politica e l’illecito penale. Nel frattempo, senza cedere ad alcuna intimidazione, continueremo a presentare le nostre proposte. A loro, agli elettori, spetta l’ultima parola».
Ed è proprio per incontrare gli elettori che la dirigenza abruzzese ha organizzato un importantissimo evento sul territorio: venerdì 12 settembre, dalle ore 19:00 alle ore 22:00, presso il gazebo allestito in piazza Diomede a Vasto, l’esponente Sabrina Bocchino e i dirigenti locali illustreranno dal vivo il programma di Futuro Nazionale, all’insegna del motto programmatico: “Incontriamoci, confrontiamoci, costruiamo il futuro insieme”. La campagna elettorale permanente è ufficialmente partita.

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