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Attualità

Gli alberi, il mare e l’arrivo di settembre: “Il Mattutino” di Luca Sforzini ci insegna a non dubitare mai della luce

“Gli alberi crescono verso la luce, non dubitano della direzione”. La meravigliosa poesia del “Mattutino” ci insegna a non avere paura del domani! 🌳 🌊 Come iniziare al meglio questa ultima giornata di agosto se non con la profondità e la bellezza de “Il Mattutino”? Puntuale come sempre, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano è arrivata la bellissima e toccante riflessione quotidiana firmata da Luca Sforzini, che oggi ci regala tre immagini pazzesche, vere e proprie metafore della vita! Sforzini ci ricorda che noi esseri umani dovremmo imparare dalla natura: gli alberi crescono sempre verso la luce del sole, senza mai avere dubbi sulla strada da prendere, mentre noi spesso ci facciamo paralizzare dalla paura. E poi c’è il mare: l’acqua (come la nostra memoria) prima o poi restituisce tutto a riva, soprattutto quei segreti, quei ricordi e quegli errori che speravamo di aver sepolto bene negli abissi del nostro cuore! Impossibile sfuggire per sempre a se stessi. Infine, l’arrivo imminente dell’autunno: “Settembre non porta fiori. Porta spazio”, si legge nella riflessione. Manca poco: settembre spazzerà via le illusioni estive per regalarci lo “spazio” e il tempo necessario per rimettere in ordine la nostra vita e ricominciare da capo, più forti di prima! Un testo bellissimo, che si chiude con l’augurio di una giornata di “libertà, responsabilità e coraggio”. Leggilo in forma integrale e scopri la nostra analisi nell’articolo! 👇 📖 Quale di queste tre frasi vi ha colpito di più? Siete pronti per lo “spazio” che porterà settembre?

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Il Mattutino del 31 agosto 2026

Redazione – Ci sono parole che scivolano via senza lasciare traccia, confuse nel rumore assordante e continuo della nostra frenetica quotidianità, e poi ci sono parole che si piantano nella mente come semi destinati a germogliare per l’intera giornata. È questo il caso del tradizionale, attesissimo e profondo appuntamento con “Il Mattutino”, la riflessione quotidiana vergata da Luca Sforzini e diffusa dalle storiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
In questa mattina di lunedì 31 agosto 2026, mentre l’estate compie i suoi ultimissimi, stanchi e malinconici respiri, il testo del Mattutino si presenta come un formidabile e tagliente trittico poetico. Tre immagini nitidissime, tre metafore rubate alla forza incontrollabile della natura, che ci invitano a guardarci dentro con un’onestà intellettuale a tratti spietata, ma assolutamente necessaria per affrontare il passaggio cruciale verso l’autunno.

La certezza degli alberi: l’istinto verso la luce

La prima pennellata poetica di Sforzini è dedicata al regno vegetale: “Gli alberi crescono verso la luce. Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione”. In queste due righe si nasconde un’immensa lezione di vita per tutti noi esseri umani, eternamente tormentati dai dubbi, dalle insicurezze e dalla paura paralizzante di sbagliare strada.
La natura, nella sua divina e perfetta semplicità, non conosce l’esitazione. Un albero non si chiede se vale la pena fare fatica per crescere, non calcola i rischi, non si arrende di fronte al buio: segue il suo istinto primordiale e si innalza, con pazienza millenaria, verso il sole. Noi, al contrario, spesso ci perdiamo nelle tenebre delle nostre paure, dimenticando che l’istinto verso il bene, verso la verità e verso la “luce” è scritto nel nostro DNA. Sforzini ci esorta a imitare quella magnifica, incrollabile e silenziosa ostinazione vegetale.

Il mare e la memoria: ciò che credevamo sepolto

Subito dopo l’istinto, il testo affronta il tema spinosissimo della memoria e dei rimorsi, affidandolo alla metafora dell’acqua: “Il mare restituisce quasi tutto. Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene”. Quante volte, nel corso della nostra vita, abbiamo cercato di nascondere un errore, un trauma, un ricordo doloroso o una verità scomoda negli abissi più profondi e inaccessibili del nostro inconscio?
Ci illudiamo che il tempo (il nostro personalissimo oceano) possa cancellare e far marcire sui fondali i nostri scheletri. Ma il mare della coscienza ha le sue mareggiate implacabili e, prima o poi, le onde riportano a riva i relitti che speravamo dimenticati. È un monito durissimo ma vitale: non si può fuggire per sempre da se stessi. Ciò che abbiamo seppellito riemergerà, costringendoci finalmente ad affrontarlo con la maturità e il coraggio che prima ci mancavano.

“Settembre porta spazio”: la magia del nuovo inizio

L’ultima immagine è dedicata al calendario incalzante: “Settembre, intanto, è già dietro la porta. Non porta fiori. Porta spazio”. Eccola, la vera grandezza del mese più emblematico dell’anno. Maggio e la primavera portano i fiori, i colori e i profumi inebrianti; l’estate porta il fuoco della passione. Ma Settembre è diverso: è il mese del riordino, del ritorno alla realtà, dei buoni propositi.
Settembre, come sottolinea magistralmente il Mattutino, spazza via il superfluo e ci dona “spazio”. Spazio fisico e mentale per riorganizzare la nostra vita, per fare pulizia, per scrivere nuovi capitoli sulle pagine bianche dei nostri quaderni. Uno spazio vuoto che non deve spaventarci, ma che deve essere riempito con nuove, grandi ambizioni.

Il testo integrale de “Il Mattutino” (31 Agosto 2026)

Vi lasciamo, come di consueto, alla lettura integrale di questa meravigliosa poesia, che si chiude con il classico e inossidabile augurio che è diventato il marchio di fabbrica della storica dimora alessandrina. Parole da leggere, rileggere e custodire gelosamente nell’anima.

“Gli alberi crescono verso la luce.
Non risulta che abbiano mai dubitato della direzione.

Il mare restituisce quasi tutto.
Soprattutto quello che credevamo di aver sepolto bene.

Settembre, intanto, è già dietro la porta.
Non porta fiori. Porta spazio.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”.

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Politica

Futuro Nazionale, Sforzini da Napoli: «La strada di Vannacci porta a far perdere il centrodestra. A chi non ci sta: alzate la voce»

Duro attacco di Luca Sforzini a Napoli durante la nascita del comitato campano di Rinascimento Nazionale: «La strada di Vannacci è tracciata per far perdere il centrodestra, chi è in buona fede alzi la voce: le nostre porte sono aperte».
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Luca Sforzini

Napoli – Clima incandescente all’interno della destra politica e culturale italiana. Nel corso dell’affollata assemblea congressuale convocata a Napoli per la presentazione ufficiale del Comitato regionale della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini ha pronunciato un discorso durissimo, denso di passaggi programmatici e senza alcuna concessione alla diplomazia, destinato ad aprire un confronto lacerante sugli equilibri della coalizione di governo e sul futuro dell’area conservatrice nel nostro Paese. Nel mirino dell’intervento c’è la rotta impressa al movimento Futuro Nazionale dal Generale Roberto Vannacci, accusato in modo esplicito e documentato di perseguire una strategia deliberatamente disgregatrice, il cui unico esito concreto sarebbe quello di indebolire l’attuale maggioranza parlamentare favorendo il ritorno al potere della sinistra.

Davanti a una platea composta da amministratori comunali, consiglieri civici, professionisti ed esponenti del tessuto produttivo e associativo campano, l’analisi di Sforzini ha tracciato un solco profondo tra due visioni inconciliabili. Da una parte chi concepisce l’impegno politico e culturale come un percorso di radicamento valoriale, istituzionale e leale al patto di governo sottoscritto con i cittadini; dall’altra un modello basato sull’isolamento personalistico, sulle fughe in avanti e su un radicalismo mediatico che rischia di trasformarsi in una vera e propria trappola per milioni di elettori di centrodestra, proprio alla vigilia di tornate elettorali decisive che decideranno la guida di Comuni e Regioni strategiche.

L’appello di Sforzini a Futuro Nazionale: «La decisione di Vannacci è presa, fate sentire il vostro dissenso»

I passaggi salienti dell’allocuzione partenopea non hanno lasciato adito a mezze misure, puntando direttamente al cuore del malcontento che serpeggia tra molti militanti e simpatizzanti che avevano riposto la propria fiducia nel progetto del Generale. «A chi è ancora dentro Futuro Nazionale e non condivide una strada che porta alla sconfitta della destra e alla sua uscita dall’area di governo dico: alzate la voce. Fate sapere che non vi sta bene la vittoria del centrosinistra», ha intimato Sforzini dal podio della conferenza, lanciando un vibrante invito al risveglio delle coscienze critiche prima che le decisioni dei vertici diventino irreversibili.

Secondo l’oratore, infatti, l’approccio verticistico di Vannacci non lascerebbe alcuno spazio a correzioni di rotta concertate democraticamente con la base: «La strada di Vannacci è tracciata: far perdere il centrodestra. Non riuscirete a fargli cambiare strada. La decisione è presa e l’unico obiettivo è dare agli altri la colpa della rottura. Ma almeno fate capire che la vostra buona fede è stata carpita». Un’accusa frontale di premeditazione politica, con cui si imputa all’europarlamentare di voler costruire un pretesto di vittimismo a mezzo stampa per giustificare la separazione dai partiti storici della maggioranza, lasciando campo libero alle opposizioni del campo largo progressista.

Questo disegno, secondo quanto emerso a Napoli, si fonderebbe sull’illusione di una rendita elettorale solitaria che, priva di alleanze strutturate e di cultura di governo, finirebbe unicamente per erodere consensi decisivi nei collegi più contesi, regalando la vittoria agli avversari storici. Per questa ragione, Sforzini ha esortato chiunque intenda salvaguardare il buonsenso a uscire dall’ambiguità e a dichiarare pubblicamente la propria contrarietà a derive minoritarie che nulla hanno a che vedere con la tutela degli interessi nazionali.

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La nascita del presidio in Campania e il radicamento nel Mezzogiorno

La convention di Napoli non si è limitata alla confutazione della linea vannacciana, ma ha rappresentato l’atto fondativo di un presidio politico e culturale destinato a espandersi rapidamente in tutte le province della Campania. La nascita del Comitato regionale di Rinascimento Nazionale punta infatti a intercettare quel vasto mondo civico e moderato che cerca risposte concrete sui temi dello sviluppo economico, delle infrastrutture, del sostegno all’impresa e del rilancio occupazionale del Mezzogiorno, lontano dalle sterili polemiche di facciata che spesso monopolizzano il dibattito televisivo.

I coordinatori territoriali intervenuti nel corso dell’incontro hanno evidenziato come le comunità locali abbiano bisogno di stabilità, di filiere istituzionali efficienti e di un costante dialogo con il governo centrale, fattori che verrebbero irrimediabilmente compromessi da una frammentazione della compagine conservatrice. La Campania, storicamente terra di grandi battaglie politiche e laboratorio di equilibri nazionali, diventa così il banco di prova per ribadire la necessità di un fronte coeso, capace di unire le diverse anime della tradizione identitaria e liberale sotto la bandiera della concretezza amministrativa.

«Porte aperte a chi sceglie la lealtà»: l’appello verso la chiusura delle liste

La parte conclusiva dell’intervento di Sforzini è stata caratterizzata da un messaggio di apertura inclusiva, ma scandito da una visione pragmatica e disincantata rispetto ai tempi e ai modi della maturazione politica individuale. Guardando alle imminenti scadenze elettorali che metteranno alla prova la tenuta delle varie formazioni sul territorio, Sforzini ha chiarito che il tempo è galantuomo e che la realtà dei fatti finirà per dissipare ogni residua suggestione.

«Ci sarà chi se ne accorgerà oggi, chi tra un mese, chi tra tre mesi e chi il giorno della chiusura delle liste elettorali. A tutti loro diciamo: senza giudicare quanto tempo ci avrete messo, qui troverete le porte aperte e una casa fedele al centrodestra», ha rimarcato Sforzini raccogliendo il caloroso assenso della platea. Una promessa di accoglienza politica priva di recriminazioni o giudizi a posteriori, pensata per offrire un riparo sicuro a quegli eletti e militanti che, di fronte al vicolo cieco dell’isolamento, decideranno di rientrare nel perimetro della responsabilità e della coalizione.

Con l’ufficializzazione della struttura campana del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la sfida per l’egemonia culturale e politica nell’area conservatrice entra dunque in una fase nuova e decisiva. Il segnale lanciato da Napoli è chiaro: la difesa del governo e la lealtà all’alleanza di centrodestra rimangono i cardini imprescindibili per chiunque intenda incidere realmente nel futuro del Paese, lasciando a margine chi persegue avventure personali destinate unicamente a favorire il successo degli avversari.

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Politica

Lentate sul Seveso, grande successo al gazebo del movimento legato al Generale Vannacci: boom di presenze ed entusiasmo con i «giovani futuristi»

Grande successo e partecipazione a Lentate sul Seveso per il gazebo del movimento legato al Generale Roberto Vannacci. Flusso continuo di cittadini e forte presenza dei «giovani futuristi» a sostegno dei valori del movimento. All’evento presenti anche i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera a conferma del radicamento in Lombardia. 👇

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Lentate sul Seveso, comitato costituente 2138

Lentate sul Seveso – Grande affluenza, partecipazione convinta ed enorme entusiasmo hanno contraddistinto l’iniziativa pubblica svoltasi a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza, dove il movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Roberto Vannacci ha fatto registrare il pieno di consensi e tesseramenti presso il gazebo allestito nel cuore del comune lombardo. La manifestazione di piazza, promossa per incontrare i cittadini e illustrare le proposte politiche e culturali del movimento, ha visto un flusso ininterrotto di simpatizzanti, residenti ed elettori, superando ampiamente le previsioni iniziali degli organizzatori e confermando il dinamismo di una realtà in costante ascesa sul territorio.

La spinta dei «giovani futuristi»: entusiasmo e radicamento generazionale

A caratterizzare in modo netto e visibile la giornata di Lentate sul Seveso è stata soprattutto la presenza massiccia ed energica dei «giovani futuristi». Ragazzi e ragazze che hanno animato il gazebo con passione e determinazione, a testimonianza di come i valori identitari, il richiamo alla responsabilità civile, al merito e le battaglie valoriali portate avanti dal movimento stiano esercitando una forte capacità attrattiva proprio tra le nuove generazioni, spesso distanti dai meccanismi tradizionali della politica di palazzo.

Il coinvolgimento dei giovani rappresenta uno dei pilastri su cui il movimento sta costruendo la propria espansione: non un semplice presidio elettorale, ma un laboratorio di idee e di confronto diretto con la cittadinanza su tematiche cruciali quali la sicurezza, la valorizzazione della comunità locale, la tutela delle radici culturali e la costruzione di un futuro solido per i territori produttivi del Nord Italia.

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La rete della Brianza e della Lombardia: presenti i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera

L’appuntamento di Lentate sul Seveso ha rivestito una valenza strategica non soltanto a livello locale, ma per l’intera rete territoriale lombarda. Al gazebo hanno preso parte attiva e coordinata i rappresentanti e i coordinatori provenienti da importanti centri limitrofi e provinciali, tra cui le delegazioni di Cesano Maderno, Meda e della pavese Voghera. Una sinergia intercomunale che certifica il lavoro capillare di tessitura politica e organizzativa portato avanti sul campo, creando un raccordo operativo stabile tra le diverse anime territoriali della regione.

Il dialogo diretto con i cittadini ha permesso di raccogliere istanze concrete, preoccupazioni sul tessuto economico e sociale della Brianza e una manifesta richiesta di discontinuità politica, con decine di residenti che si sono fermati per sottoscrivere l’adesione, ritirare materiale informativo e confrontarsi a viso aperto con i referenti locali.

Consolidamento sul territorio verso i prossimi appuntamenti

Il riscontro caloroso ottenuto a Lentate sul Seveso rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di radicamento del movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Vannacci in Lombardia. La capacità di mobilitare militanti storici, cittadini comuni e soprattutto una componente giovanile numerosa e motivata conferma la solidità di un progetto politico che punta sulla presenza fisica nelle piazze, sull’ascolto della comunità e sulla difesa dei principi di sovranità, libertà e identità.

Sulla scia dell’entusiasmo registrato in questa domenica di partecipazione, i coordinatori hanno già annunciato la prosecuzione delle iniziative di piazza anche nei prossimi fine settimana, estendendo la rete dei gazebo negli altri comuni della Brianza e consolidando un presidio territoriale che guarda con sempre maggiore fiducia ai traguardi futuri.

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Attualità

Ascanio Celestini a «L’Elefante» su Rai 3: «Tragico chiedere almeno di morire con dignità. Il dramma dell’ex Ilva di Taranto e le parole di Pasolini sui giovani in piazza»

Ascanio Celestini ospite a «L’Elefante» su Rai 3: riflessione durissima sulle ferite del lavoro e sul dramma di Taranto («Tragico arrivare a chiedere almeno di morire con dignità»). Il ricordo di Pier Paolo Pasolini e l’analisi lucida sulle proteste giovanili: «Dietro la rabbia di piazza c’è la disperazione della precarietà». 👇

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Celestini Gomez

Roma – Una riflessione cruda, dolorosa e priva di retorica sulle ferite aperte della società italiana contemporanea. Negli studi televisivi de «L’Elefante», il programma di approfondimento giornalistico condotto da Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, l’attore, drammaturgo e regista teatrale Ascanio Celestini ha offerto una testimonianza di straordinaria densità etica ed emotiva. Al centro del suo colloquio con il direttore Gomez le lacerazioni del mondo del lavoro, la memoria delle grandi vertenze industriali che hanno segnato il Paese e lo smarrimento esistenziale delle nuove generazioni, culminando in un monito che suona come un atto d’accusa civile: «Siamo arrivati al punto che non si chiede più soltanto di non morire, ma almeno di morire con dignità. E questo è veramente tragico».

I territori schiacciati dal dramma: la ferita aperta dell’ex Ilva di Taranto

Il punto di partenza dell’analisi di Celestini è il modo in cui i media e l’opinione pubblica nazionale tendono a raccontare le crisi territoriali. Secondo il maestro del teatro di narrazione italiano, esiste una distorsione cognitiva che rischia di cancellare l’identità profonda dei luoghi, riducendoli a meri teatri di sventura:

«C’è il rischio costante che una città o una comunità vengano identificate esclusivamente con la tragedia che le ha colpite. Invece, attorno e dentro a quella vicenda continuano a pulsare persone in carne e ossa, memorie collettive, legami familiari e storie quotidiane che hanno il diritto sacrosanto di essere ascoltate e rispettate». A questo proposito, Celestini ha rievocato con commozione un incontro pubblico svoltosi a Taranto, simbolo vivente del lacerante ricatto tra diritto alla salute e diritto al lavoro attorno al polo siderurgico dell’ex Ilva:

«In quell’occasione mi colpì profondamente la testimonianza di un padre che aveva visto morire la propria figlia a causa dell’inquinamento. Quell’uomo pronunciò una frase terribile che non ho mai dimenticato: disse che ormai non si chiedeva nemmeno più di vivere, ma almeno di poter morire con dignità. È il confine più drammatico e disumano a cui una comunità civile possa essere spinta».

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La rottura della solidarietà operaia e lo specchio di Pasolini

Nel ripercorrere le grandi stagioni delle lotte operaie del Novecento, il drammaturgo romano ha evidenziato come l’evoluzione dei modelli produttivi abbia progressivamente sbriciolato i vincoli di fratellanza tra i lavoratori. La parcellizzazione del lavoro, l’avvento dei contratti a termine e l’isolamento individuale hanno alimentato una spirale di insicurezza materiale e psicologica in cui la paura del domani ha preso il posto della coscienza collettiva.

Commentando le recenti manifestazioni studentesche e le tensioni di piazza che scuotono le città italiane ed europee, Celestini ha invitato la classe dirigente e i media a rifiutare le scorciatoie moralistiche: «Oggi la realtà sociale è infinitamente più complessa di come viene liquidata nei titoli sensazionalistici. Dietro quegli slogan e quei volti ci sono ragazzi che affrontano un orizzonte privo di certezze, costretti a fare i conti con una precarietà esistenziale permanente e con la percezione tangibile di un ascensore sociale bloccato da decenni».

Per dare profondità storica al presente, l’artista ha citato la celebre e controversa poesia di Pier Paolo Pasolini all’indomani degli scontri di Valle Giulia nel 1968, in cui il poeta bolognese mise a nudo il paradosso sociologico tra studenti borghesi e giovani poliziotti figli del sottoproletariato meridionale:

«Pasolini ci ha insegnato a guardare le contraddizioni senza paraocchi ideologici. Anche oggi, chi sta in piazza e chi sta dall’altra parte condivide spesso le medesime origini di vulnerabilità economica. Quando le disuguaglianze aumentano e le prospettive di riscatto svaniscono, la rabbia sociale diventa una faglia sismica difficilissima da governare con i soli strumenti repressivi».

Il ruolo della cultura: restituire voce a chi è invisibile

L’intervista a «L’Elefante» si è chiusa con un appello appassionato al valore civile del teatro e della narrazione d’inchiesta. Per Ascanio Celestini, il dovere degli artisti e degli intellettuali non è quello di offrire soluzioni prefabbricate o impartire lezioni dall’alto, ma di farsi cassa di risonanza per le vite silenziose di chi non ha accesso ai riflettori mediatici:

«Dobbiamo rimettere al centro la dignità umana, prima ancora dei numeri di bilancio o delle convenienze elettorali. Se smettiamo di ascoltare il dolore di chi subisce le trasformazioni del mondo senza avere difese, finiamo per abituarci all’inaccettabile». Un messaggio potente e necessario che conferma la statura morale di uno dei protagonisti più lucidi e sensibili del panorama culturale italiano.

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