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L’orgoglio tricolore nei Balcani: i soldati italiani della missione NATO garanti di pace e sicurezza nel cuore del Kosovo

L’orgoglio tricolore non si ferma mai! I nostri straordinari soldati in Kosovo garantiscono la pace e la sicurezza dell’Europa! 🇮🇹 🪖 Troppo spesso ci dimentichiamo del lavoro eroico, faticoso e silenzioso dei nostri uomini e donne in divisa impegnati all’estero! I militari dell’Esercito Italiano, impiegati nella delicatissima missione “KFOR” della NATO, continuano a vigilare instancabilmente sulla complessa polveriera dei Balcani. Nelle scorse ore, all’interno della base “Camp Village Italia” a Peje, si è tenuto un vertice importantissimo! Il Colonnello Giuseppe De Blasi (Comandante della Regione Ovest per la NATO) ha accolto il Direttore del Centro Regionale OSCE Cristiano Barale per fare il punto sulla situazione militare e strategica del territorio kosovaro. Come riporta Aldo Di Giovanni, il vertice è servito a rafforzare la cooperazione internazionale. Il Colonnello De Blasi ha ribadito il senso del mandato Onu assegnato all’Italia nel lontano 1999: “Il nostro compito è mantenere un ambiente pacifico e sicuro per tutte le persone e le etnie che vivono in Kosovo, lavorando a stretto contatto con la polizia locale!”. Un ruolo di assoluta leadership, fatto di umanità, fermezza e diplomazia, che fa dei nostri militari un modello di peacekeeping rispettato, stimato e invidiato in tutto il mondo! Leggi i dettagli del vertice internazionale nel nostro articolo! 👇 🕊️ Siamo orgogliosi dei nostri soldati tricolore? Ringraziamoli nei commenti per i sacrifici che fanno ogni giorno lontani dalle loro famiglie!

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Il Colonnello dell' Esercito Italiano Giuseppe De Blasi e Sig.Cristiano Barale Direttore del Centro Regionale OSCE al Camp Village Italia a Peje

Redazione – Ci sono uomini e donne in divisa che, ben lontani dalle luci dei riflettori mediatici, lavorano silenziosamente e instancabilmente 365 giorni all’anno per garantire l’equilibrio, la sicurezza e la pace in alcuni dei quadranti geopolitici più complessi, instabili e delicati del nostro pianeta. Tra le missioni internazionali più importanti e prestigiose in cui il nostro Paese è storicamente impegnato in prima linea, spicca senza dubbio l’impegno costante e inarrestabile dei soldati italiani della missione “KFOR” (Kosovo Force), l’imponente operazione militare a guida NATO che da oltre un quarto di secolo sorveglia la stabilità dei Balcani.
A riaccendere i fari su questa fondamentale missione di pace è un resoconto curato da Aldo Di Giovanni, che ci racconta nel dettaglio le ultime, cruciali ore di lavoro diplomatico e strategico portate avanti dalle nostre Forze Armate sul complicatissimo territorio kosovaro.

Il vertice strategico al “Camp Village Italia” di Peje

Il cuore pulsante dell’impegno tricolore in questa regione si trova a Peje (conosciuta anche come Peć), all’interno dell’imponente e organizzatissimo “Camp Village Italia”. È qui che nelle scorse ore si è svolto un incontro istituzionale e operativo di altissimo livello per il mantenimento della stabilità regionale.
Il Colonnello dell’Esercito Italiano Giuseppe De Blasi, che ricopre l’incarico di massima responsabilità come Comandante della “Regione Ovest” della Forza NATO in Kosovo, ha ufficialmente accolto e ricevuto all’interno della base militare italiana il Signor Cristiano Barale, figura di primissimo piano in quanto Direttore del Centro Regionale dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Un vertice bilaterale di estrema importanza, che testimonia il ruolo di assoluta leadership dell’Italia nel coordinare le diverse forze internazionali schierate sul campo.

Il focus: sicurezza sul territorio e massima cooperazione

La lunga e proficua riunione a porte chiuse tra il Colonnello De Blasi e il Direttore Barale si è concentrata in modo chirurgico sull’analisi dettagliata e sull’aggiornamento della situazione di sicurezza nell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (una zona storicamente segnata da profondissime divisioni etniche e tensioni latenti).
Sul tavolo del vertice sono state analizzate tutte le opportunità strategiche necessarie per rafforzare ulteriormente e in modo tangibile la cooperazione tra i militari dell’Esercito Italiano (sotto l’egida della NATO) e il personale civile e diplomatico dell’OSCE. L’obiettivo comune, infatti, è quello di monitorare, prevenire e disinnescare sul nascere qualsiasi potenziale scintilla che possa riaccendere il fuoco del conflitto tra le diverse etnie che popolano l’area.

Il mandato ONU 1244 e il coordinamento con la Polizia locale

Durante i lavori del summit, il Colonnello De Blasi ha tenuto a ribadire e sottolineare pubblicamente l’importanza sacrale del compito affidato ai nostri ragazzi in divisa dalla storica risoluzione numero 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (emanata nel lontano 1999, all’indomani della sanguinosa guerra nei Balcani).
La missione dell’Italia e della NATO non è quella di favorire una fazione a discapito dell’altra, ma di contribuire attivamente a creare e mantenere un ambiente totalmente sicuro (il cosiddetto “Safe and Secure Environment”) per tutte le persone, di qualsiasi etnia, che vivono e lavorano in Kosovo, permettendo loro di prosperare senza il terrore della violenza. Questo delicatissimo compito viene portato avanti dai nostri soldati in strettissima e quotidiana coordinazione con la Polizia Kosovara. I nostri militari, infatti, agiscono come formidabile rete di protezione e di deterrenza, garantendo la sicurezza sul territorio nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali.
Un lavoro eroico, silenzioso e diplomaticamente perfetto, che rende l’Esercito Italiano un orgoglio tricolore ammirato e rispettato in tutto il mondo per la sua straordinaria umanità e professionalità.

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Allarme rosso dal Pentagono: alti ufficiali Usa ad Hegseth. “Fermiamo la guerra con l’Iran o l’Europa sarà preda della Russia”

ALLARME ROSSO GLOBALE! I Generali americani scrivono al capo del Pentagono: “Fermate la guerra contro l’Iran o l’Europa sarà indifesa contro la Russia!” 🇺🇸 🚀 Una clamorosa indiscrezione geopolitica che ci fa tremare i polsi! Come riportato dall’esperto Aldo Di Giovanni, all’interno del Pentagono è in corso una vera e propria ribellione strategica. Un folto gruppo di Alti Ufficiali, Ammiragli e Generali a stelle e strisce ha scritto una durissima lettera ufficiale al Capo del Pentagono (il Segretario della Difesa Usa, Pete Hegseth) per lanciargli un ultimatum: le operazioni militari americane a lungo termine contro l’Iran NON SONO PIÙ SOSTENIBILI. Il motivo? Andando avanti con questo conflitto in Medio Oriente, gli Stati Uniti stanno prosciugando le loro risorse e si stanno indebolendo troppo su scala globale! Il problema principale riguarda le preziose batterie di missili da difesa antiaerea PATRIOT: gli americani le stanno consumando a un ritmo folle contro l’Iran e le scorte nei magazzini sono quasi a secco! I Generali hanno avvertito Hegseth che continuare così significherebbe LASCIARE TOTALMENTE VULNERABILE L’EUROPA di fronte a una possibile offensiva militare della Russia! Se Mosca dovesse attaccare l’Europa, l’America non avrebbe più missili Patriot per difenderci. Un monito durissimo: fermare l’Iran per non consegnare l’Europa a Putin! Leggi la clamorosa analisi militare nel nostro articolo esclusivo! 👇 🌍 Secondo voi Washington ascolterà il grido d’allarme dei suoi Generali o continuerà a combattere nel deserto a rischio di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale in Europa?

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Hegseth

Redazione  – C’è un terremoto silenzioso ma devastante che sta scuotendo in queste ore le fondamenta del potere militare più grande e temibile del mondo: gli Stati Uniti d’America. Mentre l’opinione pubblica globale è ipnotizzata dalle immagini dei bombardamenti e dalle dichiarazioni dei leader politici, all’interno delle stanze dei bottoni di Washington sta andando in scena una vera e propria ribellione strategica.
A lanciare questa pesantissima indiscrezione di intelligence, che rischia di cambiare radicalmente le sorti geopolitiche del pianeta, è l’autorevole e sempre attento analista Aldo Di Giovanni. Secondo quanto riportato, un nutrito e pesantissimo gruppo di Alti Ufficiali americani (parliamo di Colonnelli, Generali a svariate stelle e Ammiragli della Marina) avrebbe preso carta e penna per scrivere una lettera ufficiale, dai toni drammatici, indirizzata direttamente al Capo del Pentagono, Pete Hegseth. Il succo del messaggio è uno solo, inequivocabile: la guerra contro l’Iran deve essere fermata al più presto.

“Operazioni insostenibili”: la rivolta dei Generali

Le voci che si stanno elevando all’interno delle Forze Armate USA non appartengono a pacifisti o a politici in cerca di voti, ma a uomini abituati a fare la guerra e a calcolare freddamente le risorse sul campo. Questi leader militari hanno messo nero su bianco una verità scomoda per l’Amministrazione americana: continuare a lungo termine le operazioni militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran non è strategicamente, economicamente e militarmente sostenibile per gli Stati Uniti.
Aprire e mantenere un fronte di guerra aperto, vasto e logorante in Medio Oriente contro un nemico ostico e ben armato come Teheran, significa infatti prosciugare lentamente ma inesorabilmente le risorse dell’esercito a stelle e strisce. Andare avanti a oltranza in questo conflitto, avvertono gli Ufficiali, finirebbe paradossalmente per indebolire in modo critico la capacità degli Stati Uniti di affrontare altre, e ben più gravi, minacce globali.

Il nodo vitale dei missili Patriot e il rischio scorte

Ma qual è il punto debole che terrorizza i Generali americani? Il dossier consegnato ad Hegseth fa esplicito riferimento a un’arma specifica, diventata l’ago della bilancia della sicurezza mondiale: i sistemi di difesa aerea Patriot.
Queste costosissime e sofisticatissime batterie di missili intercettori vengono attualmente consumate a ritmi vertiginosi in Medio Oriente per abbattere i droni, i missili balistici e i razzi lanciati dall’Iran e dalle sue milizie proxy. Il problema, drammatico, è che la produzione industriale americana non riesce a tenere il passo con il consumo sul campo. La riduzione drastica delle scorte di missili Patriot sta portando gli arsenali difensivi americani vicini al livello di guardia, innescando un effetto domino che rischia di travolgere il Vecchio Continente.

L’incubo sull’Europa: l’ombra della Russia

Qui entra in gioco il vero, grande incubo geopolitico. Gli Alti Ufficiali hanno spiegato ad Hegseth che sguarnire i magazzini di sistemi Patriot per fare la guerra all’Iran rappresenta un pericolo mortale e imminente per l’Europa.
Se l’arsenale missilistico difensivo americano dovesse esaurirsi in Medio Oriente, i Paesi europei della NATO rimarrebbero tragicamente vulnerabili e scoperti nell’ipotesi (sempre meno remota) in cui venissero colpiti da una massiccia offensiva militare scatenata dalla Russia. Mosca, infatti, osserva con grande interesse il dissanguamento militare americano contro Teheran, consapevole che un’America debole, distratta in Medio Oriente e senza più scorte di missili intercettori, non avrebbe la forza per proteggere il cielo delle capitali europee.
Il monito dei Generali al Capo del Pentagono, rivelato da Aldo Di Giovanni, è dunque un salvagente lanciato all’Europa: “Fermiamoci ora in Iran, o consegneremo il Vecchio Continente a Vladimir Putin”. La palla, ora, passa ai decisori politici di Washington, chiamati a compiere la scelta più difficile del secolo.

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Terrore al rave party in Svizzera: spari a raffica sulla folla, uccisa una 22enne italiana. È caccia spietata al killer in fuga

Sparatoria di notte al Rave Party in Svizzera: sparano a raffica nel mucchio, uccisa una ragazza ITALIANA di soli 22 anni! 🇨🇭 🩸 Una notizia terribile e angosciante colpisce l’Italia in questa domenica mattina. Quella che doveva essere una normale nottata di divertimento, musica e balli si è trasformata in un vero e proprio bagno di sangue! Stanotte, intorno alle 3:00 del mattino, durante il famosissimo “Aarauer Rave” (una festa techno da oltre 3.500 persone organizzata all’ippodromo di Aarau, in Svizzera), uno o più assassini hanno tirato fuori le armi e hanno iniziato a sparare a raffica in mezzo alla folla dei ragazzi che ballavano! Un massacro inaudito. Ad avere la peggio è stata purtroppo una NOSTRA CONNAZIONALE, una ragazza italiana di appena 22 anni, che è morta sul colpo a causa delle gravissime ferite riportate. Altri 5 ragazzi (tra i 24 e i 27 anni) sono stati trasportati d’urgenza in ospedale con ferite gravissime. I testimoni raccontano attimi di terrore puro: “Credevamo fossero fuochi d’artificio, poi abbiamo sentito i colpi a raffica e abbiamo visto il sangue, tutti urlavano!”. Al momento IL KILLER È IN FUGA! Le Forze dell’Ordine svizzere hanno scatenato una caccia all’uomo impressionante, utilizzando anche elicotteri dell’Esercito e coinvolgendo la Polizia tedesca per impedire che l’assassino varchi il confine! La Farnesina è in contatto costante per assistere la famiglia della vittima. Leggi tutti gli aggiornamenti in tempo reale e le testimonianze choc nel nostro articolo! 👇 🚨 Una preghiera per questa giovane ragazza uccisa senza alcun motivo. Speriamo che arrestino subito questo mostro armato!

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Rave Party

Aarau– Quella che doveva essere una banale, spensierata e normalissima notte di fine estate all’insegna della musica, del ballo e del divertimento giovanile, si è trasformata in pochi, interminabili secondi in un’autentica e sanguinosa carneficina.
La cronaca internazionale di questa domenica si apre con una notizia drammatica che colpisce dritto al cuore l’Italia: una spaventosa sparatoria avvenuta in Svizzera ha spezzato per sempre i sogni e la vita di una nostra giovanissima connazionale. L’orrore si è materializzato nel cuore della notte appena trascorsa (tra sabato 29 e domenica 30 agosto) nei pressi di Aarau, una tranquilla cittadina situata nella Svizzera settentrionale, a non molta distanza dalla metropoli di Zurigo. La Farnesina, tramite la propria Unità di Crisi e in strettissimo contatto con l’ambasciata a Berna e il consolato generale a Basilea, sta seguendo la tragica vicenda minuto per minuto per prestare assistenza alla famiglia della vittima.

Il dramma italiano: morta una 22enne, altri 5 feriti

Il bilancio di questa notte di pura follia criminale è pesantissimo e angosciante. A perdere la vita, colpita a morte dalla tempesta di proiettili, è stata proprio una ragazza italiana di soli 22 anni. Secondo quanto diramato ufficialmente da Pascal Wenzel (portavoce della polizia cantonale argoviese), la giovanissima connazionale «è purtroppo deceduta sul posto a causa della gravità inaudita delle ferite riportate», rendendo totalmente vano ogni disperato tentativo di rianimazione da parte dei paramedici.
Ma il bilancio del terrore non si ferma qui: altre cinque persone (quattro giovani uomini e una donna, di età compresa tra i 24 e i 27 anni) sono attualmente ricoverate in ospedale. Il quadro clinico dei feriti varia da lesioni lievi a traumi di estrema gravità. La polizia locale mantiene al momento il massimo e comprensibile riserbo sulle identità e sulle nazionalità dei feriti, mentre le famiglie vivono ore di angosciante attesa nei corridoi degli ospedali elvetici.

“Spari a raffica sulla folla”: il panico alle 3 del mattino

Il massacro si è consumato poco prima delle 3:00 del mattino, ai margini del celebre Aarauer Rave, un enorme evento di musica techno che viene organizzato con cadenza annuale all’interno del grande ippodromo cittadino, nel quartiere di Schachen. La festa aveva richiamato sul posto ben 3.500 persone, accalcate per ballare sotto le stelle.
Poi, all’improvviso, l’inferno. Vanessa Rumpold, altra portavoce della polizia sentita dai cronisti, ha confermato che l’assassino (o gli assassini) ha esploso una lunga serie di proiettili mirando deliberatamente all’interno di un foltissimo gruppo di persone, sparando letteralmente nel mucchio. I racconti dei sopravvissuti, raccolti in queste ore dai media, fanno accapponare la pelle. Inizialmente, coperti dal volume assordante della musica techno, in molti avevano scambiato le detonazioni per dei semplici fuochi d’artificio. Poi le urla, il sangue, la calca disperata. «Abbiamo sentito colpi d’arma da fuoco esplosi a raffica, uno dietro l’altro», ha raccontato un testimone ancora sotto shock. Un panico indescrivibile ha travolto l’ippodromo, scatenando una fuga di massa verso le uscite.

Il cordoglio sui social e la massiccia caccia all’uomo

Mentre i social network (in particolar modo X e Instagram) vengono inondati da messaggi di terrore e dal profondo cordoglio degli artisti e dei DJ che si stavano esibendo sul palco (molti dei quali parlano di una “carissima amica persa per sempre”, lasciando intuire che la 22enne potesse far parte della cerchia degli organizzatori), è scattata una delle più imponenti cacce all’uomo degli ultimi anni.
L’assassino è riuscito clamorosamente a dileguarsi sfruttando il buio e il caos totale generato dagli spari. Le operazioni di Polizia sono condotte in grande stile: oltre all’unità cantonale di intervento speciale e a centinaia di agenti dispiegati sul territorio, è stato fatto alzare in volo un elicottero dell’Esercito svizzero dotato di sensori termici. Alle ricerche partecipa attivamente anche la Polizia tedesca, nel timore che il killer possa aver già varcato il confine per far perdere le proprie tracce. La Polizia elvetica ha esortato la popolazione a restare lontana dall’area e ha lanciato un appello pubblico: chiunque fosse in possesso di video, foto o indizi girati col cellulare durante quegli attimi di follia, deve immediatamente consegnarli alle autorità. La priorità assoluta è assicurare questo mostro alla giustizia.

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Il miracolo in Nepal: bimba di 6 anni estratta viva dopo 60 ore sotto il fango dell’alluvione. Ha resistito sepolta tra le macerie

Il MIRACOLO in Nepal! Una bambina di 6 anni è stata estratta VIVA dalle macerie dopo essere rimasta sepolta viva sotto il fango per 60 ore! 🇳🇵 🙏 Una piccola, meravigliosa scintilla di luce in mezzo alla catastrofe! Le immagini che arrivano dal nord del Nepal, devastato in questi giorni da spaventose alluvioni, hanno commosso il mondo intero. Dopo due giorni e mezzo dal disastro (quasi sessanta ore!), i soccorritori impegnati a Timure hanno sentito un flebile lamento arrivare da sotto un cumulo di macerie e fango. Scavando letteralmente a MANI NUDE (perché le strade sono distrutte e non ci sono mezzi pesanti), i poliziotti hanno estratto una bambina di 6 anni che era rimasta incastrata e sepolta viva in una minuscola cavità d’aria! Tirata fuori priva di sensi e immobile, è stata subito rianimata dai medici e si è salvata. Un miracolo assoluto! Purtroppo i numeri dell’alluvione restano drammatici e apocalittici: le vittime ufficiali accertate sono già 683, e mancano all’appello ancora circa TREMILA DISPERSI, che i militari stanno cercando disperatamente in tutto il Paese usando solo gli elicotteri militari! Un’altra bimba di 5 anni, la piccola Manisha, era stata salvata venerdì e ha potuto riabbracciare in lacrime i suoi genitori in ospedale. Leggi il racconto emozionante di questi salvataggi a mani nude nel nostro articolo! 👇 ❤️ Questo ci fa capire che il lavoro eroico e sovrumano dei soccorritori e della Protezione Civile non si deve mai fermare, perché finché c’è vita c’è speranza!

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Soccorritori in Nepal

Nepal  – Nel cuore di una delle più grandi e devastanti catastrofi naturali della storia recente asiatica, dove la conta dei morti sale inesorabilmente di ora in ora e la speranza sembra ormai annegata sotto metri di melma, c’è ancora un sottilissimo e miracoloso raggio di luce capace di bucare l’oscurità e commuovere il mondo intero.
La bellissima e incredibile notizia arriva dal nord del Nepal, una terra letteralmente martoriata e cancellata in questi giorni da spaventose alluvioni lampo che hanno spazzato via intere città, strade e villaggi. Nelle scorse ore, le instancabili e disperate squadre di emergenza impegnate nelle operazioni di soccorso hanno estratto ancora viva dalle macerie una bambina di appena sei anni. La piccola, dimostrando una forza vitale e una resistenza sovrumana, ha trascorso quasi sessanta interminabili ore sepolta viva, schiacciata in una morsa asfissiante sotto tonnellate di fango compatto, acqua gelida e detriti, in un buio assoluto e terrorizzante.

Il miracolo di Timure: i soccorritori scavano a mani nude

Il clamoroso e difficilissimo salvataggio è avvenuto nella giornata di sabato a Timure, un piccolo insediamento situato nell’estremo nord del Paese, vicinissimo al confine geografico con la Cina (Tibet). Avendo udito un flebile lamento provenire dal sottosuolo, gli operatori nepalesi si sono trasformati in veri e propri eroi.
Senza l’ausilio di mezzi meccanici (impossibilitati a raggiungere la zona a causa della totale distruzione delle vie di comunicazione), i soccorritori hanno scavato freneticamente a mani nude per ore, facendosi largo in mezzo a strati compattissimi di fango, pietre taglienti, grosse travi di legno, lamiere metalliche e resti di abitazioni crollate. Mossa dopo mossa, sfidando il rischio di nuovi e fatali crolli, sono riusciti a creare un varco e a estrarre la piccolina da una strettissima cavità che le ha fatto miracolosamente da scudo per due giorni e mezzo.

Il respiro dopo il buio: il video che ha commosso il Paese

Il momento dell’estrazione è stato di puro e assoluto terrore: la piccola creatura, esausta, in ipotermia e disidratata, è stata tirata fuori dalle macerie inizialmente priva di sensi e totalmente immobile.
Affidata immediatamente alle cure disperate dell’unità medica di un vicino posto di sicurezza, la bambina ha però riaperto gli occhi, tornando lentamente a respirare. Il suo primo miracoloso pasto caldo e avvolta in coperte termiche, ormai cosciente e fuori pericolo, è stato documentato e diffuso in un video ufficiale della Polizia Armata del Nepal, che in pochissime ore ha fatto il giro del mondo regalando una lacrima di gioia a un Paese in ginocchio.

La catastrofe apocalittica: quasi 700 morti e tremila dispersi

Ma questo raggio di speranza è, purtroppo, una meravigliosa eccezione in uno scenario dai contorni drammaticamente apocalittici. L’alluvione monsonica ha colpito duramente mercoledì scorso, radendo al suolo decine di migliaia di abitazioni e infrastrutture vitali lungo i bacini dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli.
Migliaia di soldati, poliziotti e forze speciali nepalesi stanno perlustrando una colata di fango secco immensa, spostandosi esclusivamente con l’ausilio di elicotteri militari a causa delle strade completamente esplose. I numeri del disastro sono da bollettino di guerra: le autorità locali per la gestione delle emergenze hanno già accertato il recupero di 675 corpi senza vita in Nepal e altri 7 oltre il confine in Tibet, portando il bilancio a 683 vittime accertate. L’angoscia più grande, però, riguarda i dispersi: mancano ancora all’appello circa 3.000 persone, e con il passare inesorabile delle ore, le probabilità di trovare qualcuno ancora in vita sono ormai ridotte quasi allo zero.

L’altra luce di speranza: il salvataggio della piccola Manisha

Fortunatamente, nel disastro generale, il miracolo di Timure non è stato l’unico. A dare forza alle braccia stanche dei soccorritori c’era già stata, nella giornata di venerdì, un’altra bellissima storia di infinita resilienza.
Nei pressi di Syabrubesi (nel distrutto distretto di Ruswa), le squadre di soccorso hanno intercettato dei suoni debolissimi provenire dai detriti di una casa crollata. Lavorando senza sosta, sono riusciti a liberare e salvare Manisha, una bimba di soli 5 anni. Trasportata d’urgenza in elicottero presso l’ospedale universitario della capitale Kathmandu, Manisha ha potuto finalmente riabbracciare i suoi genitori disperati, scampando per un soffio alla morte e diventando, insieme alla bimba di Timure, l’incredibile e amatissimo simbolo di un Paese che non ha alcuna intenzione di arrendersi al fango.

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