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Cultura

“La Vera Trasparenza”: la poesia pluripremiata di Orlando Simiele, un canto universale per la pace e l’amore

“Ridere senza deridere, condividere senza dividere”: la meravigliosa poesia di Orlando Simiele è un capolavoro assoluto e un inno alla Pace! 📜 🌍 In un mondo sempre più cattivo, violento e dominato dalla guerra, la Poesia rimane l’unica vera arma per curare l’anima dell’umanità! Oggi vi portiamo alla scoperta di una lirica bellissima e profonda, intitolata “La Vera Trasparenza”, scritta dal celebre poeta campano Orlando Simiele! I versi di questa poesia dovrebbero essere insegnati nelle scuole: “Parlare in presenza senza sparlare… cercare di appianare ogni contrasto e pretesto per fare la guerra”. È un vero e proprio manifesto etico sul saper vivere! E il suo autore, Orlando Simiele, è un vero vanto per la nostra Italia: nato a Caserta e cresciuto a Persano (Salerno), le sue opere sono ormai lette e tradotte in tutti i continenti (dall’America fino alla Cina)! Nel 2025 ha persino ricevuto un Dottorato Honoris Causa in Messico, e poche settimane fa (il 27 luglio 2026) l’Accademia Nobile Corpus Hippocraticum di Salerno gli ha conferito il Premio Internazionale alla Carriera! Simiele è l’Araldo dell’Unione Mondiale dei Poeti e dimostra ogni giorno che la letteratura è il ponte più alto tra le coscienze dei popoli. Leggi la sua formidabile biografia e il testo integrale della poesia nel nostro articolo! 👇 📖 Qual è la frase di questa lirica che vi fa emozionare di più?

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La Vera Trasparenza

Redazione – In un’epoca storica tristemente dominata dalla prepotenza verbale, dai conflitti armati e dalla disgregazione dei legami sociali, la Letteratura rimane l’ultimo, straordinario baluardo a difesa dell’umanità e della fratellanza tra i popoli. E ci sono voci, nel panorama poetico italiano contemporaneo, che riescono a farsi portavoce di questi valori universali con una delicatezza e una potenza davvero fuori dal comune.
Una di queste voci, tra le più originali e significative del nostro tempo, appartiene senza dubbio a Orlando Simiele. Il poeta campano ci regala oggi una lirica formidabile, intitolata “La Vera Trasparenza”: un vero e proprio manifesto etico e spirituale che, attraverso un gioco ritmico incalzante e rime brillanti, ci insegna la difficilissima ma meravigliosa arte del vivere civile.

Il manifesto di Simiele: “Ridere senza deridere”

La poesia “La Vera Trasparenza” colpisce immediatamente il lettore per la sua struttura ritmica e per la profondità dei concetti espressi in forma quasi aforistica. I versi centrali dell’opera (“Ridere senza deridere, condividere senza dividere”) racchiudono in pochissime parole il segreto della vera evoluzione umana.
Simiele ci ricorda che l’essenza della vita non risiede nell’annientamento dell’altro, ma nella condivisione pura. Si può “esasperare, urlare, scoppiare” per le ingiustizie del mondo, ma bisogna farlo “senza nessuna prepotenza, senza ammazzare”, sostituendo le armi della violenza con le “acute melodie” destinate a costruire percorsi di pace. Straordinario anche il monito legato all’uso della parola (“Parlare in presenza senza sparlare”), un richiamo alla lealtà in un’epoca dominata dall’ipocrisia, per poi concludere con una splendida invocazione: quella di appianare i contrasti per fermare le guerre e amare nell’incandescenza delle stelle.

Da Caserta al mondo: un poeta senza confini

La grandezza di questa lirica è lo specchio fedele dell’animo e del vissuto del suo autore. Nato a Caserta il 12 Marzo 1986 e cresciuto nella frazione di Persano (Serre, provincia di Salerno), Orlando Simiele ha trasformato la scrittura nel suo strumento prediletto di esplorazione interiore sin dalla più tenera adolescenza.
Dopo la pubblicazione delle sue prime, fortunate raccolte (“Frammenti d’Amore” nel 2016 e “La Fonte della Vita” nel 2018, edite da Il Saggio), la sua poetica si è evoluta, passando dalle prime rime classiche a una forma più fluida e profondamente introspettiva. I suoi testi, tradotti in innumerevoli lingue, hanno varcato i confini nazionali raggiungendo letteralmente ogni angolo del globo: Europa, America, Asia, Africa e persino la Cina. Un successo internazionale che lo vede impegnato anche come giornalista e divulgatore culturale per testate di pregio come La Voce agli Italiani e CefaluArt.

I grandi riconoscimenti internazionali del 2025 e 2026

Oggi Simiele vive in Francia, vicino a Ginevra, ma il suo legame con l’Italia e il suo status di “Araldo” nell’Unione Mondiale dei Poeti ne fanno un ambasciatore culturale di inestimabile valore. I prestigiosi premi ottenuti in tutto il mondo (con primi posti al Cairo, a Portorico e a Berna) e l’inserimento nell’autorevole enciclopedia online Wikipoesia, sono stati recentemente coronati da due grandissimi traguardi accademici.
Nel 2025 gli è stato conferito l’ambitissimo Dottorato Honoris Causa in Letteratura dalla Federazione Mondiale di Leadership e Alta Intelligenza del Messico, mentre pochissime settimane fa, il 27 luglio 2026, ha ricevuto dalle mani di S.A.S. il Dott. Roberto Schiavone di Favignana il prestigioso Premio Internazionale alla Carriera Letteraria e Poetica “Hippocrates Primus Magister” da parte dell’Accademia Nobile Corpus Hippocraticum di Salerno. Un trionfo assoluto per un poeta che usa la penna per unire le coscienze.

Il testo integrale: “La Vera Trasparenza”

Vi lasciamo alla lettura integrale di questa meravigliosa lirica, da stampare e conservare nel cuore.

Nascere, crescere,
scrivere, incidere
nella danza
dell’essere se stessi.
Questa è l’essenza!
Ridere senza deridere,
condividere
senza dividere,
vivere e rivivere…
Esasperare,
urlare,
scoppiare
senza nessuna prepotenza,
senza ammazzare;
ma intonare,
cantare acute melodie
destinate in vie
di quella pace
che nelle sue scie
mai e mai poi tace…
Parlare in presenza
senza
sparlare,
navigare nell’oscurità
del mare.
Remare, ritornare
a terra
nel cercare d’appianare
ogni contrasto
e pretesto
per fare
la guerra.
Superare persino
nei sogni le difficoltà.
Emozionare sottopelle
le persone più belle,
amare nell’incandescenza
delle stelle.

Orlando Simiele

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Cultura

L’arte di trasformare la mancanza in una luce che cura l’anima: a San Nicandro Garganico il debutto lirico di Vincenzo Pio Argentino

La poesia del riscatto che guarisce il cuore dalle ferite della perdita! 📖❤️ Esce per Aletti Editore “Il Respiro dell’Assenza”, la straordinaria opera d’esordio del giovane poeta pugliese Vincenzo Pio Argentino di San Nicandro Garganico. Trenta componimenti densi di pathos, preceduti da una “bussola emotiva” in prosa, per trasformare il dolore in una luce di condivisione contro l’isolamento moderno. 🌌✨ Un capolavoro di resistenza contemplativa benedetto dalla prefazione del regista Cosimo Damiano Damato. Leggi qui per scoprire i dettagli della trama, la poetica dell’autore e come farsi rapire da questi versi universali! 👇

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Cover libro

San Nicandro Garganico (FG) – Ci sono momenti in cui le ferite della vita, i distacchi più dolorosi e il senso di vuoto che bussa alla porta della nostra quotidianità smettono di essere una condanna alla solitudine per farsi materia poetica, canto di riscatto e ponte spirituale verso la comprensione di se stessi. Il panorama letterario nazionale si arricchisce di una voce giovane, profonda e intensamente matura, nata tra i silenzi e le bellezze selvagge del Gargano. Ha fatto il suo esordio ufficiale in tutte le librerie e le piattaforme digitali “Il Respiro dell’Assenza”, la prima silloge poetica firmata dal talento di Vincenzo Pio Argentino. L’opera, pubblicata con orgoglio dalla prestigiosa casa editrice Aletti Editore all’interno della collana di punta “Gli Emersi della Poesia”, raccoglie trenta componimenti nati da un rigoroso e trasparente percorso di ricerca interiore, offrendo ai lettori contemporanei un balsamo efficace per curare le fragilità e le ansie del nostro tempo.

“Verso dopo verso, pagina dopo pagina, la scrittura acustica e visiva mi ha accompagnato in una continua e instancabile ricerca di verità, identità e luce, anche nei momenti in cui il cammino attraversava l’ombra più fitta della perdita”, confessa l’autore foggiano Vincenzo Pio Argentino, svelando l’anima di un testo che non vuole essere una fredda esercitazione accademica. “L’assenza, dunque, non è soltanto il tema centrale che dà il titolo al volume, ma rappresenta una vera e propria condizione esistenziale da cui prende forma l’intera opera. Sentivo l’esigenza autentica di trasformare il dolore in espressione artistica, dando un significato alto e condiviso alle esperienze vissute, salvandole dall’oblio del tempo che tutto consuma”.

La cura del verso contro il tumulto: la scintilla che si fa luce per la comunità

L’andamento stilistico prediletto dal giovane poeta pugliese si sviluppa attraverso un verso libero e fluido, capace di assecondare l’intuizione visiva immediata e il ritmo naturale del pensiero umano. Il linguaggio scelto è essenziale, misurato, privo di barocchismi o di retorica sentimentale: ogni singola parola è calibrata al millimetro per dare forma, peso e dignità al silenzio da cui si origina. “L’equilibrio tra la spontaneità emotiva e la cura tecnica del testo nasce proprio da questo dialogo interiore”, spiega l’autore. “Da una parte c’è l’urgenza emotiva viscerale che accende la scintilla originaria; dall’altra subentra la grande responsabilità civile della parola poetica, che richiede attenzione, ascolto profondo e rispetto per chi legge. È la cura del verso che permette a quella scintilla di farsi luce condivisibile”.

Lontana dall’essere intesa come un semplice vuoto o una privazione geometrica, la condizione dell’assenza si trasfigura in una forma paradossale e potentissima di presenza. La penna si configura così come uno strumento d’indagine archeologica della memoria, capace di dimostrare come ciò che sembra lontano o perduto continui in realtà a vivere e a pulsare dentro di noi, lasciando un’impronta che nessuna crisi o frenesia digitale può cancellare dal cuore. Ad arricchire la struttura del libro interviene una scelta editoriale di indubbio fascino: la presenza di brevi introduzioni in prosa prima di ciascun componimento. Concepite come una discreta “bussola emotiva”, queste note invitano il lettore a rallentare, a fermarsi e a entrare con piena consapevolezza nell’atmosfera sacra della lirica prima di lasciarsi cullare dalle proprie emozioni.

Un atto di resistenza contemplativa benedetto dal regista Damato

In un’epoca dominata dall’iperattività, dal multitasking e dal consumo rapido delle relazioni sui social network, la poesia di Vincenzo Pio Argentino si erge come un vero e proprio atto di resistenza contemplativa, un invito politico e umano a riappropriarsi del proprio tempo. Come scrive magistralmente nella Prefazione al volume Cosimo Damiano Damato, stimato regista, drammaturgo e sceneggiatore italiano, da sempre attivo nel mondo del grande teatro d’autore: «Lo spazio di una poesia è ricerca spirituale: voce contraria in un tumulto di silenzio, richiamo all’istante, al vento, alla sorgente, al dolore, a qualcosa di perduto». La scrittura lenta restituisce all’individuo contemporaneo la capacità di abitare il tempo, aprendo varchi inaspettati verso nuove consapevolezze civiche.

La silloge travalica così la dimensione individuale del diario privato per farsi voce universale di prossimità, offrendo alle famiglie e ai lettori uno spazio condiviso di vicinanza emotiva contro l’isolamento dei nostri giorni. “Vorrei che chiunque stringa tra le mani questo libro possa trovare in queste pagine uno spazio di riflessione e di silenziosa compagnia”, conclude con umiltà e orgoglio il poeta garganico. “Se anche una sola poesia riuscirà a far sentire qualcuno meno solo nell’oscurità della sua stanza, o riporterà alla memoria il volto amato di chi non c’è più, allora l’opera avrà raggiunto il suo scopo più nobile”. San Nicandro Garganico e l’intera Puglia celebrano la nascita di un piccolo tesoro letterario, un invito a non arrendersi al buio ma a cercare la bellezza ovunque, partendo proprio dal respiro profondo dei nostri ricordi più cari.

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Cultura

Le radici, il viaggio e l’anima Rom: la poesia di Ibraim Džemail “Scarabeo” ci insegna il senso profondo dell’identità

Il dolore, le radici e la grandezza del popolo Rom. Grazie ad Angela Kosta scopriamo la meravigliosa poesia di Ibraim Džemail! 📜 🌍 Ci sono popoli raccontati solo attraverso i pregiudizi, ed è per questo che la Poesia diventa uno strumento fondamentale per restituire loro dignità e voce! Oggi, grazie al preziosissimo lavoro di traduzione della scrittrice Angela Kosta, vi portiamo alla scoperta di Ibraim Džemail (noto come “Scarabeo”), il più importante e pluripremiato poeta contemporaneo della letteratura Rom! Nato in Macedonia e autore di decine di libri, quest’anno ha festeggiato i 45 anni di carriera entrando nell’Associazione degli Scrittori di Serbia. Le sue poesie sono un viaggio struggente nell’identità di un popolo eterno. In questi tre testi meravigliosi (che vi invitiamo a leggere), Džemail dialoga con Günter Grass ricordando “gli anni orribili” dei campi di sterminio, si rivolge all’India (madrepatria ancestrale di tutti i Rom) ricordando la bellezza dell’inno “Djelem Djelem”, e trasforma in versi la “Sinfonia della fame” di chi non ha mai smesso di camminare verso il futuro, nonostante le maledizioni e l’odio. Leggi la sua biografia e le tre poesie tradotte in italiano nel nostro articolo! 👇 📖 La cultura e la poesia abbattono ogni muro di odio razziale. Qual è il verso di queste poesie che vi ha colpito maggiormente dritto al cuore?

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Ibraim Džemail

Redazione – Esiste una letteratura capace di farsi carne, sangue e memoria. Una letteratura che non si limita a giocare con l’estetica delle parole, ma che si assume l’immane responsabilità di farsi portavoce di un intero popolo, della sua storia millenaria, delle sue tragedie taciute e della sua inestinguibile sete di libertà. È esattamente questa la missione umana e artistica che traspare dalla straordinaria produzione poetica di Ibraim Džemail (conosciuto nel panorama letterario con lo pseudonimo di “Scarabeo”), una delle voci più alte, potenti e significative della letteratura rom contemporanea, presentata oggi ai lettori italiani grazie al prezioso lavoro di cura e traduzione della scrittrice Angela Kosta.

Ibraim Džemail: 45 anni dedicati alla letteratura Rom

Nato a Skopje, nel cuore della Macedonia, e formatosi presso l’Accademia Pedagogica “San Clemente di Ocrida”, Ibraim Džemail ha trasformato la sua intera esistenza in un monumentale ponte culturale.
Il suo lungo e glorioso percorso letterario prende il via nel 1980 con la pubblicazione della raccolta “Scarabeo notturno”, per poi arricchirsi negli anni di opere fondamentali come “Ritorno alle radici” (2015), “Sentimenti arcaici”, “Dei sul rogo” e “Le chiavi del paradiso” (2018), fino ad arrivare alla recente fatica “Il sogno del passato”, presentata trionfalmente a Sarajevo nell’aprile del 2026 per celebrare i suoi 45 anni di carriera. Un cammino costellato di trionfi, tra cui spiccano ben due Premi alla Carriera, l’ingresso nell’Associazione degli Scrittori del Nord Reno-Westfalia e l’ammissione ufficiale (lo scorso 9 aprile 2026, in occasione della Giornata internazionale dei Rom) nell’Associazione degli Scrittori di Serbia (DPS).

Dal dolore alla poesia: il grido di un popolo in cammino

La poetica di Džemail è un meraviglioso, e a tratti doloroso, incontro frontale tra la memoria e il presente, tra le radici indiane del popolo Rom e il suo eterno, drammatico viaggio attraverso l’Europa. Leggere i suoi versi significa addentrarsi nelle ferite di un’etnia perseguitata e decimata dai pregiudizi, ma sempre capace di rialzarsi.
Di seguito, proponiamo tre delle sue liriche più intense e rappresentative, magistralmente tradotte in italiano da Angela Kosta. Nella prima, dedicata al Premio Nobel Günter Grass, il poeta invoca Dio per trovare risposte sugli “anni orribili” della persecuzione. Nella seconda, si rivolge con struggente nostalgia all’India (madrepatria ancestrale del popolo Rom), evocando il celebre inno “Djelem, djelem”. Nell’ultima, la “maledizione” della fame e della sofferenza si dissolve in un cammino aperto verso il futuro.

Tre poesie di Ibraim Džemail (Traduzione di Angela Kosta)

LA LETTERA DI GRASS A DIO
(A Günter Grass)

Günter Grass è deceduto!
Forse ha lasciato questo mondo
perché non era come lo immaginava,
eppure non morirà mai!

Mentre l’alba svaniva,
ho sognato di essermi svegliato
e, con sette paia di zurle e tamburi,
di aver seguito il Sole per addormentarmi.

Mentre nel fango camminavo
e nella terra desolata,
vidi la Notte:
non aveva occhi!

Ho acceso le lanterne
fatte di ciottoli bianchi.

Le zurle e i tamburi,
li sento lamentarsi!

Grass scrive una lettera a Dio
sui Rom!

Mi chiede:
«Arriverà la risposta?»

Sono nel nido sacro,
mi bagno al chiaro di luna.
Cerco di aprire la bocca,
ma ho perso la lingua!

Gli anni orribili
non sembravano essere passati!

Günter Grass e la sua pipa,
insieme agli Dei
che ardevano alla stazione,
sono i miei unici testimoni!
(Bruxelles, 2016)

OH, INDIA!

Tu conoscevi tutte le maledizioni,
India, nostra madre!
Eppure nessuno hai mai dannato!
Hai augurato pace e felicità a chiunque.

Noi, tuoi figli,
siamo stati sfoltiti dalla guerra
e dispersi in tutto il mondo.

I nostri passi possono raggiungere il cielo,
eppure le disgrazie ci minacciano continuamente!

Cantiamo:
«Djelem, djelem, lungone dromesa —
Maladilem e chache djenesa!»

«Cammino, cammino, per lunghe strade,
incontro persone belle e felici!»

Stiamo cantando,
eppure ci stanno profanando!

Stiamo danzando,
eppure ci stanno preparando il rogo!

Oh, India, madre della saggezza!

Manda loro Brgoy,
il nostro Dio del fuoco,
a lasciarli senza fiamma!

Lascia che Vaya,
il nostro Dio del vento,
li sconfigga!

Dì a Kama di preparare le frecce.

Lascia che insegni loro
l’amore e la saggezza!
(Skopje, 2018)

LA SINFONIA DELLA FAME

Ai nidi della Luna
abbiamo offerto la nostra pace.
Ma una maledizione primordiale
diffonde l’attesa.

Qualcuno
raccoglie la nostra sofferenza,
urlandoci contro.

Lei fugge, annaffiandola con il latte
lungo l’oscuro sentiero.

Con le nostre lacrime
abbiamo lavato il percorso,
bevendo il latte,
ed è tutto svanito,
tranne la maledizione.

Ci siamo fermati…
abbracciando un albero.

Abbiamo baciato la nostra ombra,
e la maledizione si è ammutolita.

La vita ci ha teso la mano,
perciò ci siamo rialzati,
attraversiamo il cammino.
Dove ci condurrà la strada,
lo vedremo!
(Traduzione: Angela Kosta)

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Cultura

Le parole che salvano l’anima: intervista a Giuseppe Storti, l’avvocato-scrittore che dà voce alle periferie umane

“Chi legge avrà vissuto 5000 anni”: la meravigliosa intervista ad Angela Kosta allo scrittore e giurista Giuseppe Storti, l’uomo che dà voce a chi non ce l’ha! 📚 ⚖️ C’è chi usa le parole per fare rumore, e chi le usa per salvare l’anima delle persone. Giuseppe Storti appartiene senza dubbio a questa seconda, rarissima categoria. In una splendida intervista rilasciata ad Angela Kosta, Storti racconta la sua incredibile tripla vita: Avvocato amministrativista, giornalista dal 1982 e scrittore pluripremiato! Tre mondi che lui fa dialogare in modo perfetto. Al centro della sua letteratura ci sono le “periferie umane”: le storie di chi sta ai margini. Il suo libro “Con orgoglio, da Scampia” ha fatto incetta di premi nazionali proprio perché ha saputo guardare oltre i soliti cliché criminali, raccontando la voglia di riscatto sociale della povera gente! E poi le malattie rare (con il racconto Rara Avis) e l’inclusione scolastica: la scrittura per Storti è una missione civile. A gennaio 2026 è uscito il suo ultimo commovente romanzo, “Le vie del cuore – Perdersi per ritrovarsi” (Astra Editori), la storia di un avvocato napoletano alle prese con un amore impossibile nato sui banchi di scuola e spazzato via da un tragico destino. E ai giovani scrittori Storti lascia un consiglio d’oro: “Studiate, abbiate umiltà e non cercate subito il successo. Costruite prima la vostra voce!”. Leggi i passaggi più belli della sua intervista nel nostro articolo! 👇 📖 Qual è il libro che avete letto che vi ha “cambiato la vita” facendovi emozionare di più?

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Giuseppe Storti

Redazione – Esistono figure professionali in grado di attraversare mondi apparentemente distanti tra loro, unendo il rigore della logica all’immensa profondità delle emozioni umane. Giuseppe Storti è senza dubbio una di queste figure: giurista di grande spessore (avvocato specialista in Diritto Amministrativo), giornalista di lunghissimo corso (iscritto all’Albo dal 1982 e firma storica de Il Mattino di Napoli) e scrittore pluripremiato. Tre vite distinte, ma tenute saldamente insieme da un unico, potentissimo filo conduttore: il peso, la responsabilità e la bellezza della Parola.
La scrittrice e intervistatrice Angela Kosta lo ha incontrato per un dialogo intimo e profondo, capace di svelare i segreti della sua prolifica produzione letteraria e il suo viscerale attaccamento agli “ultimi” e alle tematiche del riscatto sociale.

Diritto, giornalismo e letteratura: tre mondi in dialogo

Rispondendo alle domande di Angela Kosta su come riesca a far convivere tre professioni così diverse, Storti ha offerto una chiave di lettura meravigliosa: «La scrittura e la comunicazione rappresentano strumenti fondamentali di conoscenza. Il diritto mi ha insegnato il valore della precisione e della responsabilità della parola; il giornalismo mi ha insegnato a osservare la realtà e a raccontarla; la letteratura, invece, mi permette di esplorare l’animo umano e di dare voce a emozioni, esperienze e problematiche sociali. Vivere queste tre dimensioni significa farle dialogare tra loro per costruire un percorso unitario di ricerca e conoscenza».

Oltre il pregiudizio: il miracolo di Scampia e le fragilità

Uno dei temi centrali della produzione letteraria di Giuseppe Storti (consacrata dal grande successo del libro “Con orgoglio, da Scampia”, uscito a gennaio 2024 e pluripremiato) è l’attenzione spasmodica verso le periferie esistenziali.
«Le periferie non sono soltanto luoghi geografici: possono essere condizioni dell’anima», ha spiegato lo scrittore ad Angela Kosta. «Scampia è spesso raccontata attraverso stereotipi negativi. Io ho voluto guardare oltre, raccontando le persone, le loro difficoltà e soprattutto la possibilità di un riscatto. La letteratura può raggiungere il cuore delle persone in maniera diversa rispetto a un semplice articolo. Raccontare una storia significa permettere al lettore di immedesimarsi. Per questo considero la scrittura uno strumento di sensibilizzazione civile, come ho fatto con i miei racconti sulle malattie rare (Rara Avis) o sull’inclusione scolastica (Professori si nasce, non si diventa), temi che riguardano la dignità della persona e ci ricordano quanto sia importante non lasciare mai indietro nessuno».

Il nuovo romanzo: “Le Vie del Cuore” e gli amori impossibili

L’inarrestabile vena creativa dell’autore ha portato alla pubblicazione, nel gennaio 2026, della sua quarta opera letteraria, edita da Astra Editori: “Le vie del cuore – Perdersi per ritrovarsi”. Un romanzo struggente che ruota attorno alla figura di Giuseppe Ingenito, un avvocato di successo di Napoli che custodisce nel petto, come una sacra reliquia, il segreto doloroso di un grande e unico amore nato sui banchi di scuola e spazzato via da un tragico destino. Ma, come ci ricorda l’autore, “le vie del cuore seguono percorsi imperscrutabili” e il protagonista andrà incontro a un nuovo, strano amore capace di cambiargli totalmente la vita, confermando la celebre massima di Ferzan Özpetek: “Gli amori impossibili non finiscono mai, sono quelli che durano per sempre”.

Il messaggio ai giovani: “Leggere per vivere 5000 anni”

La lunga e ricca bacheca di premi letterari ottenuti da Storti negli ultimi anni (culminati con i recentissimi riconoscimenti del luglio 2026 al Concorso Internazionale di Logopesole) non hanno minimamente intaccato la sua umiltà, qualità che cerca di trasmettere alle nuove generazioni.
A conclusione della splendida intervista di Angela Kosta, Giuseppe Storti lancia infatti un monito ai giovani che vogliono avvicinarsi alla scrittura in questa epoca dominata dai social e dalla velocità estrema: «La tecnologia offre strumenti straordinari, ma non può sostituire il pensiero. Ai giovani dico di leggere, osservare e non avere paura di raccontare ciò che sentono. La scrittura richiede pazienza e umiltà. Non bisogna cercare immediatamente il successo: bisogna prima costruire la propria voce».
E sul valore inestimabile della lettura, lo scrittore si affida a una massima eterna di Umberto Eco, diventata la sua bussola di vita: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni”.

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