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Attualità

Il giornalismo romano piange il suo storico custode della verità: addio a Romano Bartoloni, faro di libertà e tutele sindacali

Il mondo dell’informazione italiana perde uno dei suoi padri nobili e custodi della libertà! 🖤📰 Si è spento a 90 anni lo storico giornalista Romano Bartoloni, figura leggendaria della cronaca capitolina e per decenni guida del Sindacato Cronisti Romani. 🏛️📜 Il coordinamento nazionale di “Pluralismo e Libertà” esprime profondo cordoglio per la scomparsa di un uomo immenso, che per oltre 60 anni ha difeso l’indipendenza della penna e la verità dei fatti contro ogni censura. Un esempio di dignità e amore per i giovani colleghi. Leggi qui per scoprire la sua straordinaria storia, i messaggi dei colleghi e i dettagli del suo impegno civile! 👇

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Romano Bartoloni

Roma – Ci sono voci che per oltre mezzo secolo non si sono limitate a raccontare la cronaca quotidiana di una città, ma hanno saputo edificare un vero e proprio presidio di legalità, trasparenza e dignità professionale attorno alla figura del giornalista. Il mondo dell’informazione capitolina e nazionale si risveglia oggi più povero, privato di uno dei suoi fari più nitidi, fieri e autorevoli. Lunedì 31 agosto 2026, all’età di 90 anni, è venuto a mancare Romano Bartoloni. Cronista di razza, intellettuale colto e instancabile combattente all’interno del sindacato di categoria, Bartoloni ha rappresentato per decenni un punto di riferimento insostituibile per generazioni di colleghi, spendendo ogni briciolo della propria esistenza a difesa della libertà di stampa e della tutela dei diritti dei lavoratori dell’informazione.

Davanti a questa grave perdita, che tocca il cuore pulsante della stampa romana, si leva il coro unanime di cordoglio e commozione da parte di tutto il comparto. I componenti del coordinamento nazionale di Pluralismo e Libertà – sigla sindacale storica e attiva all’interno della Stampa Romana, della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), dell’INPGI e di Casagit – si sono stretti in un ideale e solenne abbraccio attorno alla memoria dell’alto professionista. Bartoloni è stato per lunghi e memorabili anni il presidente e l’anima del Sindacato Cronisti Romani, un’arena complessa in cui ha lottato in prima linea contro il precariato, per l’equo compenso dei giovani pubblicisti e contro ogni forma di bavaglio bavaglio istituzionale o censura editoriale.

Sessant’anni di cronaca rigorosa a difesa della verità dei fatti

La parabola umana e professionale di Romano Bartoloni ha attraversato oltre sessant’anni di storia italiana, documentando con un rigore filologico impeccabile le trasformazioni sociali, politiche e urbanistiche della Capitale. Nelle sue inchieste e nei suoi articoli, il giornalista ha mantenuto sempre saldi e non negoziabili i valori fondanti della professione: l’indipendenza assoluta dai poteri forti, il rispetto incondizionato per la verità oggettiva dei fatti e l’onestà intellettuale nei confronti dei lettori. Valori etici che Bartoloni non ha semplicemente applicato nella solitudine operosa della sua scrivania, ma che ha tradotto in un costante, generoso e trasparente impegno politico all’interno degli organismi di categoria, facendo scudo attorno ai colleghi minacciati o in difficoltà economica.

“La scomparsa di Romano priva il giornalismo romano e nazionale di una delle sue figure più limpide, coraggiose e rappresentative, lasciando un vuoto profondo e incolmabile tra quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo, confrontarsi con lui e apprezzarne la straordinaria determinazione e l’immensa umanità”, ricordano con commozione i vertici di Pluralismo e Libertà nella loro nota ufficiale. In un’epoca dominata dall’isolamento digitale, dalle fake news confezionate dagli algoritmi dei social network e dal consumo frenetico delle notizie a portata di click, la lezione deontologica di Bartoloni si erge come un vero e proprio atto di resistenza civile, ricordando alle nuove generazioni che la notizia è un bene comune di prossimità che richiede studio, verifica sul campo e profondo rispetto delle regole.

L’eredità morale di Romano: una scuola di civiltà per i giovani cronisti

La battaglia intrapresa per tutta la vita da Bartoloni si configura come un prezioso salvagente etico per il futuro dell’intera categoria. Egli ha sempre insegnato che per salvaguardare la democrazia e la libertà dei cittadini è indispensabile proteggere la dignità economica e la stabilità contrattuale del giornalista. Non può esserci una stampa libera in un Paese in cui i cronisti sono ricattabili, precari o sottopagati. L’UGL e tutte le sigle autonome del settore riconoscono a Romano il merito storico di aver unito la professione, superando le barriere ideologiche per fare squadra attorno ai bisogni reali dei colleghi delle redazioni di periferia e delle agenzie di stampa.

Pluralismo e Libertà ha espresso la più sincera, affettuosa e sentita vicinanza alla famiglia, ai figli e a tutti i cari di Romano in questo momento di straziante dolore, garantendo che l’impegno profuso dall’alto ufficiale della penna non andrà perduto nel buio dell’oblio, ma continuerà a camminare sulle gambe dei giovani praticanti che si affacciano oggi alla professione. Roma saluta un uomo fiero e pulito che ha fatto della verità la sua unica e splendida bandiera civile. Finché ci saranno cronisti pronti a consumare le suole delle scarpe per strada nel nome dell’indipendenza, il respiro e l’esempio di Romano Bartoloni continueranno a illuminare il cammino verso un’informazione trasparente, libera da lacci e fiera delle proprie radici costituzionali. 👇

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Cucina

L’Abruzzo piange Maria Spinelli, trucidata a 22 anni al rave in Svizzera. Arrestato il killer: era emigrata per fare la cameriera

L’Abruzzo piange Maria Spinelli, morta a 22 anni al rave party in Svizzera. ARRESTATO IL KILLER: “Maria cercava solo lavoro, l’hanno trucidata!” 😭 💔 Non si può morire così a 22 anni! La ragazza italiana uccisa a colpi di pistola sabato notte durante un rave party in Svizzera finalmente ha un nome. Si chiamava Maria Spinelli (avrebbe compiuto 23 anni a ottobre) e il suo destino stringe il cuore in una morsa di dolore immenso! Maria era una ragazza umile e volenterosa: era partita dall’Abruzzo per cercare lavoro all’estero. Nata ad Atri, aveva vissuto a Città Sant’Angelo e aveva studiato a Silvi, per poi trasferirsi in Svizzera a fare la cameriera. Sabato notte era andata al raduno techno (Aarauer Rave, con oltre 3000 giovani) solo per staccare dal lavoro e divertirsi. Lì ha trovato l’inferno: ha perso la vita in una pozza di sangue, vittima innocente e inconsapevole della furia omicida di un folle. Ci sono anche altri 5 giovani feriti. LA SVOLTA: questa mattina la polizia ha ARRESTATO UN 43ENNE SVIZZERO, ritenuto l’unico responsabile della strage! Il motivo? Per ora gli investigatori seguono tre piste: il terrorismo, il raptus di follia o l’agguato criminale. L’Abruzzo intero è precipitato in un lutto profondissimo e l’Italia piange l’ennesima figlia emigrata che non tornerà più a casa. Leggi tutti gli aggiornamenti choc nel nostro articolo 👇 🙏 Lasciamo una dolcissima preghiera per Maria e per i suoi familiari in questo momento di dolore impossibile da superare!

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Maria Spinelli

Redazione – Il destino, a volte, sa essere così infame, cieco e crudele da lasciare un’intera Nazione senza fiato. Quando un giovane fa le valigie, saluta con le lacrime agli occhi la propria terra d’origine e parte verso l’estero con l’umiltà di chi vuole costruirsi un futuro onesto lavorando sodo, ci si aspetta che la vita lo ricompensi. Per Maria Spinelli, la ragazza italiana trucidata nel fine settimana durante la folle sparatoria al rave party in Svizzera (di cui avevamo dato tempestivamente notizia), il copione è stato invece tragicamente capovolto.
Oggi, finalmente, quella vittima innocente ha un nome e un volto bellissimo, e la sua storia si intreccia indissolubilmente con il dolore di ben tre comunità dell’Abruzzo, la sua amata terra, che oggi si risveglia precipitata in un lutto incolmabile.

Da Città Sant’Angelo a Oftringen: i sogni spezzati

Maria avrebbe compiuto 23 anni il prossimo mese di ottobre. La sua vita era profondamente radicata nel territorio abruzzese: nata nella storica e meravigliosa città di Atri, era cresciuta e aveva vissuto a Città Sant’Angelo, per poi completare i propri studi superiori nella vicina Silvi, diplomandosi con ottimi voti presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Adone Zoli” (l’ex Alberghiero).
Come tantissimi ragazzi del Sud, Maria non aveva esitato a rimboccarsi le maniche. “Era partita come si faceva una volta, per cercare fortuna”, raccontano gli amici in lacrime. Prima un’esperienza in Germania, poi, da circa un mese, il trasferimento nella cittadina di Oftringen, in Svizzera. Qui, a poca distanza dal luogo in cui avrebbe poi trovato la morte, Maria lavorava duramente come cameriera, mettendo a frutto gli studi abruzzesi. Sabato notte non cercava certo guai: voleva soltanto godersi una meritatissima serata di svago, di musica e di leggerezza insieme ai coetanei.

L’arresto del killer: in manette un 43enne svizzero

Mentre l’Italia piange la sua giovane figlia, sul fronte investigativo è arrivata la svolta tanto attesa. Dopo ore di caccia serrata, questa mattina la polizia cantonale svizzera ha arrestato un uomo di 43 anni, di nazionalità elvetica. Secondo le indiscrezioni trapelate attraverso la stampa locale (confermate dal Corriere del Ticino), l’uomo sarebbe l’unico, spietato autore della strage.
L’inferno si è scatenato nel cuore della notte tra sabato e domenica presso l’area dell’ippodromo di Schachen, dove si stava svolgendo la settima edizione dell’Aarauer Rave (un imponente raduno di musica techno con oltre tremila partecipanti). Gli spari, esplosi improvvisamente da due punti diversi dell’area, hanno scatenato il panico assoluto, la calca e il terrore.

Tre ipotesi investigative: terrorismo o follia cieca?

I motivi che hanno spinto il 43enne a fare fuoco sulla folla innocente sono ancora avvolti nel mistero. Il comandante della polizia cantonale, Michael Leupold, ha dichiarato che gli inquirenti stanno lavorando su tre piste principali: non si esclude l’ipotesi gravissima di un attentato di matrice terroristica, ma prendono quota anche le piste del raptus omicida o di un sanguinoso agguato legato ad attività criminali. Per supportare le indagini, l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) ha inviato sul posto due ufficiali di altissimo livello.
Oltre alla tragica e letale fine della povera Maria Spinelli (deceduta a causa del sangue perso per le ferite d’arma da fuoco), l’ultimo bilancio confermato dalla polizia parla di cinque feriti (quattro uomini e una cittadina tedesca, tutti tra i 24 e i 27 anni). Tra i feriti scampati miracolosamente alla morte ci sono anche due ragazzi italiani, che sono già rientrati a casa sani e salvi.

Il lutto dell’Abruzzo per la vittima innocente

La morte di Maria ha scosso nel profondo la Svizzera e l’Italia, riaprendo le ferite del dolore per i recenti, tragici fatti di sangue avvenuti a Crans Montana. Ma oggi è l’Abruzzo a versare le lacrime più amare.
Atri, Città Sant’Angelo e Silvi piangono una ragazza solare, coraggiosa, indipendente. Una vittima innocente, volata in cielo nel peggiore dei modi, spazzata via dalla furia omicida di un folle proprio nel momento in cui stava spiccando il volo per costruirsi la vita che sognava e che meritava.

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Esteri

Atiq Rahimi: dalla letteratura afghana alla presidenza della giuria del Festival «Donna, Vita, Libertà»

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Atiq Rahimi

Redazione- Atiq Rahimi, scrittore e regista franco-afghano, vincitore del prestigioso Prix Goncourt, è stato scelto come presidente della giuria internazionale della terza edizione del Festival cinematografico internazionale «Donna, Vita, Libertà». Un appuntamento che porta sullo schermo storie di libertà, resistenza e dignità umana, offrendo uno spazio internazionale a registi e artisti indipendenti spesso costretti a confrontarsi con la censura.

La terza edizione del festival si svolgerà dal 16 al 21 settembre 2026 a Brisbane, in Australia, e contemporaneamente in diverse località dell’Europa e del Nord America.

La nomina di Atiq Rahimi alla presidenza della giuria conferisce a questa edizione un significato particolare. La sua produzione letteraria e cinematografica è infatti profondamente legata a temi come la guerra, l’esilio, l’identità, la libertà, la sofferenza e la resistenza dell’individuo di fronte alla violenza e al silenzio.

Nato in Afghanistan e da molti anni attivo in Francia, Rahimi è una delle figure più importanti della cultura contemporanea afghana e francofona. Nel 2008 ha ricevuto il Prix Goncourt, uno dei massimi riconoscimenti della letteratura francese, per il romanzo «Syngué Sabour. Pierre de patience» («Pietra di pazienza»), consacrandosi sulla scena letteraria internazionale.

Il suo percorso artistico, tuttavia, non si è fermato alla scrittura. Rahimi ha costruito una significativa carriera anche nel cinema, dirigendo opere come «Terre et cendres» («Terra e cenere»), «Syngué Sabour» e «La Maison de la radio». Attraverso il linguaggio cinematografico ha raccontato più volte vite segnate dalla guerra, dalla perdita e dalle restrizioni sociali, dando particolare attenzione alla condizione dell’essere umano e alla sua ricerca di libertà.

In qualità di presidente della giuria, Rahimi valuterà le opere in concorso insieme a personalità di rilievo del cinema e della cultura, tra cui Niki Karimi, Vishka Asayesh, Mozhgan Eilanzlou, Stephen Lance, Richard Fung e Carolina Posse.

Un festival nato per dare voce alla libertà

Il Festival «Donna, Vita, Libertà» non si presenta semplicemente come una rassegna cinematografica. La sua ambizione è più ampia: creare una piattaforma internazionale per registi e artisti indipendenti e utilizzare il cinema come strumento di libertà, dialogo e resistenza alla censura.

Fondato nel 2024 dall’Associazione degli artisti iraniani di cinema e teatro all’estero, il festival è nato ispirandosi al movimento «Donna, Vita, Libertà» e con l’obiettivo di dare visibilità a opere che affrontano temi quali i diritti delle donne, l’uguaglianza di genere, i diritti umani, la giustizia sociale e la libertà di espressione.

La forza del festival risiede proprio nella possibilità di trasformare lo schermo cinematografico in uno spazio di testimonianza. In un contesto in cui numerosi artisti si trovano ancora a operare sotto pressione, la possibilità di raccontare liberamente una storia assume un valore che va ben oltre quello puramente artistico.

L’omaggio a Bahram Beyzai e Nasser Taghvai

Tra gli appuntamenti più significativi della terza edizione figurano inoltre programmi speciali dedicati a Bahram Beyzai e Nasser Taghvai, due figure fondamentali del cinema iraniano.

Entrambi hanno costruito una parte importante della propria carriera attorno all’indipendenza artistica e a una visione del cinema capace di confrontarsi con le limitazioni culturali e con la censura. Il loro omaggio all’interno del festival rappresenta quindi una scelta profondamente coerente con la filosofia della manifestazione.

Il festival vuole così non soltanto celebrare grandi autori del passato e del presente, ma anche ricordare il ruolo che il cinema può svolgere nella conservazione della memoria culturale e nella difesa della libertà creativa.

Un ponte tra culture

Un ulteriore elemento di rilievo di questa edizione è l’ingresso dell’Alliance Française di Brisbane come partner del festival. Per la prima volta, l’istituzione assegnerà il Premio Alliance Française a uno dei film candidati, con particolare attenzione alle opere che promuovono il cinema indipendente, la libertà artistica e il dialogo con il mondo francofono.

La presenza di Atiq Rahimi alla guida della giuria assume, in questo contesto, un valore ancora più simbolico. La sua stessa vita rappresenta un ponte tra culture: nato in Afghanistan, trasferitosi in Francia e diventato una voce riconosciuta della letteratura e del cinema internazionale, Rahimi ha trasformato l’esperienza dell’esilio, della guerra e della ricerca di identità in materia artistica.

La terza edizione del Festival «Donna, Vita, Libertà» si prepara dunque a essere molto più di una semplice rassegna di film. È un luogo d’incontro per storie e persone, uno spazio nel quale il cinema può diventare memoria, testimonianza e forma di resistenza.

E la scelta di Atiq Rahimi come presidente della giuria sembra racchiudere perfettamente questo spirito: quello di un artista che, attraverso la letteratura e il cinema, ha sempre cercato di dare voce a chi vive tra la violenza, il silenzio e il desiderio di libertà.

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Economia

Saracinesche abbassate e borghi fantasma: il dramma dell’Italia che muore. L’appello di Confederazione Imprese per salvare i territori

BORGHI FANTASMA E SERRANDE ABBASSATE: in pochi anni l’Italia ha perso oltre 150mila negozi. L’allarme choc di Confederazione Imprese Italia! 📉 🇮🇹 Stiamo lasciando morire la parte più bella e autentica della nostra Italia: i piccoli Comuni e i centri storici! L’allarme lanciato oggi da Confederazione Imprese Italia è un vero pugno nello stomaco. Con lo spopolamento e il crollo dei consumi, migliaia di attività stanno chiudendo per sempre: tra il 2012 e il 2025 sono stati cancellati ben 156.000 negozi di vicinato in tutta la Nazione! I dati sono terrificanti: in centinaia di piccolissimi Comuni non esiste più nemmeno un negozietto di alimentari, un bar o un panificio! “Quando abbassa la serranda l’ultimo negozio, muore l’intera comunità”, sottolinea giustamente la Confederazione. Le botteghe non sono solo attività economiche, ma veri e propri presidi sociali, luoghi di ritrovo che tengono vive e sicure le strade. Cosa bisogna fare per fermare questa strage di Partite IVA? Basta elemosine a pioggia! Serve un “Patto per la Permanenza”: lo Stato deve garantire la totale detassazione e azzerare le tasse per chi decide coraggiosamente di aprire o mantenere un’attività nelle aree interne più difficili. “Non si può chiedere a un giovane o a un imprenditore di restare a perdere soldi per puro eroismo e attaccamento alle radici: restare e fare impresa in un piccolo borgo deve tornare a essere ECONOMICAMENTE CONVENIENTE!”. Leggi l’analisi drammatica nel nostro articolo! 👇 🏘️ Voi cosa ne pensate? È giusto togliere completamente le tasse ai negozianti e agli artigiani che decidono di tenere aperte le botteghe nei piccoli paesini che si stanno spopolando?

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borghi fantasma

Redazione  – C’è un’Italia silenziosa e meravigliosa che sta lentamente morendo, giorno dopo giorno, asfissiata dall’indifferenza burocratica e dalla miopia politica. È l’Italia delle aree interne, dei piccoli borghi appenninici e dei centri storici che, un tempo, rappresentavano il cuore pulsante e l’orgoglio della nostra Nazione. Con la ripresa delle attività lavorative dopo la pausa estiva, Confederazione Imprese Italia torna a battere i pugni sul tavolo per riportare al centro del dibattito economico e istituzionale il tema più urgente e drammatico dei nostri tempi: il mostruoso spopolamento territoriale e la progressiva desertificazione economica e commerciale dei nostri paesi.

La spirale letale: senza negozi i paesi muoiono

Il documento d’analisi presentato dalla Confederazione accende i fari su una problematica che, fino ad oggi, è stata affrontata quasi esclusivamente sotto un arido profilo demografico. In realtà, il crollo delle nascite e l’esodo verso le metropoli innesca una spirale economica letale: quando un territorio perde i suoi abitanti, crollano inevitabilmente i consumi locali.
Quando diminuiscono i consumi, aumentano a dismisura le difficoltà finanziarie delle attività economiche, schiacciate da tasse altissime. Così, inesorabilmente, chiudono le botteghe, abbassano le serrande le piccole imprese e spariscono i servizi di base. A quel punto, il territorio diventa ancora meno attrattivo e persino ostile per i giovani, per le nuove famiglie e per gli investitori. È un circolo vizioso: “Meno residenti, meno consumi, meno imprese, meno servizi, e di nuovo meno residenti”. Una catena che va spezzata immediatamente.

I numeri choc: persi oltre 150mila negozi in Italia

I dati elaborati su base nazionale fanno letteralmente venire i brividi. Alla fine del 2024, in Italia, si contavano ben 5.523 Comuni con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (dove vivono oltre 9,6 milioni di persone). Ebbene, in ben 206 di questi Comuni non esiste più alcun esercizio di commercio al dettaglio, mentre 425 sono totalmente privi di attività alimentari e in altri 1.124 sopravvive, a fatica, un solo negozio di alimentari.
La demografia commerciale parla chiarissimo: tra il 2012 e il 2025, in Italia, sono stati letteralmente cancellati circa 156.000 negozi di vicinato e attività ambulanti. Un’ecatombe silenziosa di partite IVA.

Il negozio è vita: le saracinesche spente e il buio sociale

Come sottolinea magistralmente Confederazione Imprese Italia, il commercio di prossimità non deve essere visto solo come un banale scambio di denaro e merci, ma come una vera e propria infrastruttura sociale del territorio. Un negozietto di alimentari, un piccolo bar di piazza, un panificio, la farmacia locale o una bottega artigiana non producono soltanto occupazione.
Queste storiche attività generano preziose relazioni umane, mantengono vive e illuminate le strade, garantiscono servizi vitali per gli anziani e contribuiscono alla sicurezza dei luoghi. “Quando una saracinesca si abbassa per sempre, non perde soltanto l’imprenditore, ma perde irrimediabilmente l’intera comunità”, si legge nella nota. Così come i borghi storici ristrutturati magnificamente con i fondi pubblici, ma lasciati senza abitanti e senza negozi, si trasformano in splendide ma inutili scenografie teatrali vuote.

La soluzione: il grande “Patto per la permanenza”

Cosa fare, dunque, per arginare questo disastro? La Confederazione chiede a gran voce la fine degli incentivi a pioggia e dei contributi occasionali “a fondo perduto” che non risolvono il problema strutturale. Viene proposto invece un grande “Patto per la permanenza e la rigenerazione economica” tra Governo, Regioni e Comuni.
Le priorità sono chirurgiche: serve un’immediata fiscalità di vantaggio (decontribuzione e detassazione totale) per chi decide di aprire, rilevare o mantenere aperta un’attività commerciale nelle aree più fragili e spopolate. Bisogna azzerare le tasse sulle “vetrine spente” per farle riaprire, creare programmi integrati per la casa e l’impresa a favore dei giovani, e potenziare drasticamente la sanità, la viabilità e internet nelle aree interne.

“Non si resta per eroismo: deve essere conveniente”

La sfida per i prossimi vent’anni, conclude la Confederazione, si riassume in uno slogan potentissimo: rendere conveniente restare. “Non possiamo chiedere a un giovane di rimanere nel proprio territorio esclusivamente per amore romantico delle proprie radici, né possiamo costringere un imprenditore a mantenere aperta un’attività economicamente fallimentare soltanto perché rappresenta un presidio sociale”.
Lo Stato deve ricreare le condizioni economiche affinché lavorare e investire nei piccoli Comuni torni a essere un’opportunità di profitto e di benessere, e non una scelta eroica e penalizzante. Vogliamo un’Italia ammassata in poche, caotiche metropoli, o vogliamo un Paese diffuso, vivo e identitario? Il tempo per decidere sta scadendo.

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