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Il dramma infinito dell’Ex Ilva, il grido dell’UGL: “Sospesi i licenziamenti a Taranto, ma l’incertezza soffoca 10mila famiglie. Lo Stato compia una scelta di campo”

Sospesi i licenziamenti all’Ex Ilva, ma la tensione a Taranto resta altissima! 🛑🏗️ Il segretario nazionale UGLM Antonio Spera lancia l’allarme dopo il drammatico vertice a Palazzo Chigi: “La sospensione è solo un cerotto, 10mila famiglie hanno bisogno di certezze industriali!”. Il Governo dice NO al decreto legge ma annuncia un tavolo permanente con il sottosegretario Mantovano, una nuova gara internazionale entro due mesi e una possibile partecipazione dello Stato nella nuova società. Scoprite tutti i dettagli del piano e i retroscena nel nostro articolo! 👇❤️⚙️

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Antonio SPERA, Segretario Nazionale UGL Metalmeccanici

Taranto – Ci sono fabbriche che smettono di essere semplici complessi industriali di fumo e acciaio per trasformarsi in giganteschi palcoscenici di passioni, sofferenze e lotte quotidiane, dove il destino di un’intera città si lega indissolubilmente al respiro dei suoi operai. Lo stabilimento Ex Ilva di Taranto incarna da decenni questa drammatica e viscerale ferita aperta nel cuore del Mezzogiorno d’Italia. Nelle ultime ore, le stanze solenni di Palazzo Chigi sono state teatro di un serrato, teso ed emozionante faccia a faccia tra l’esecutivo e le parti sociali, un incontro cruciale per tentare di disinnescare quella che rischia di trasformarsi nella più devastante emergenza sociale e occupazionale degli ultimi anni. Una trattativa al cardiopalma che ha portato a un primo, parziale e sofferto sospiro di sollievo per migliaia di famiglie.

A tracciare il bilancio di questo drammatico vertice romano, esprimendo un sentimento di profonda e sincera apprensione, è stato Antonio Spera, segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici. Accompagnato dal vicesegretario nazionale Daniele Francescangeli, titolare della delega strategica alla siderurgia, e da Vittoria Buccarini della segreteria nazionale, il leader sindacale ha fotografato una situazione che continua a rimanere avvolta in una nebbia fitta di incertezze. «La sospensione delle lettere di licenziamento rappresenta certamente un primo passo positivo», ha dichiarato Spera con una trasparenza disarmante, «ma non può e non deve in alcun modo essere considerata una soluzione definitiva. I lavoratori e le loro famiglie hanno disperatamente bisogno di risposte concrete e soprattutto di una prospettiva industriale chiara».

L’asse Palazzo Chigi-Milano: l’accordo temporaneo e il no al decreto straordinario

In attesa della decisione del Tribunale di Milano sul delicato ricorso presentato, il Governo ha comunicato ufficialmente alle sigle sindacali di aver raggiunto un’intesa di massima e temporanea con gli imprenditori per congelare e sospendere l’invio delle temute lettere di licenziamento. Sul versante istituzionale, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato l’avvio immediato di un tavolo permanente per Taranto. Questo nuovo strumento operativo avrà l’obiettivo primario di affrontare in maniera strutturale, ordinata e continuativa le problematiche legate al futuro dello stabilimento, ponendosi come un faro di legalità, trasparenza e dialogo costante con il territorio pugliese.

Tuttavia, il confronto ha registrato anche momenti di forte rigidità. I legali e i tecnici del Governo hanno chiarito di non ritenere opportuno né percorribile un intervento immediato tramite decreto-legge per sospendere gli effetti della decisione della Corte d’Appello di Milano. Secondo Palazzo Chigi, infatti, un simile provvedimento d’urgenza risulterebbe totalmente incompatibile con le rigide maglie della normativa nazionale ed europea anticorruzione. Una scelta tecnica che sposta l’asse della risoluzione della crisi sui tavoli negoziali e sulla preparazione di una nuova, imminente procedura di evidenza pubblica per il rilancio dei siti produttivi.

La promessa dello Stato: una nuova gara in due mesi e la partecipazione pubblica

Per riaccendere la speranza e delineare una rotta credibile per il futuro della siderurgia tricolore, il Governo ha prospettato l’indizione di una nuova e decisiva gara internazionale per l’acquisizione degli impianti, da avviare entro i prossimi due mesi. Ma la vera svolta strategica risiede nella disponibilità dichiarata dall’esecutivo a valutare una partecipazione azionaria pubblica, diretta o indiretta, all’interno della nuova realtà industriale che prenderà forma. Una scelta di campo forte, che potrebbe rimettere lo Stato al centro delle politiche industriali del Paese, garantendo quella stabilità e quel controllo che i privati non sono riusciti a mantenere nel corso degli anni.

«Abbiamo chiesto al Governo un piano strategico immediato a protezione dei lavoratori», conclude con fermezza il segretario dell’UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, ricordando come il tempo delle promesse sia ormai scaduto. «Il tavolo permanente dovrà affrontare con la massima rapidità le misure relative ai prepensionamenti e all’esposizione all’amianto, temi che richiedono risposte adeguate a tutela della salute e dei diritti. Non possiamo permettere che l’ansia si trasformi in disperazione». La battaglia per Taranto resta aperta: i licenziamenti sono congelati, ma gli operai rimangono a guardia della fabbrica, pronti a difendere il proprio lavoro e la dignità di una terra che chiede solo di poter respirare e produrre in totale sicurezza.

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L’incubo infinito di 350 famiglie a Matera: esplode la rabbia per la vertenza CallMat. I Sindacati alzano la voce: “Il tempo delle attese è finito!”

L’incubo insopportabile di 350 Padri e Madri di famiglia! A Matera esplode la rabbia per la Vertenza CallMat: i sindacati lanciano l’ultimatum al Ministero. “Basta silenzi, non tolleriamo più che questa gente viva nel terrore di perdere tutto!” 😡 🏭 C’è un dramma silenzioso che si sta consumando nel cuore del Sud Italia. 350 formidabili lavoratori del sito “CallMat” di MATERA sono stati brutalmente abbandonati in un limbo vergognoso. Nessuno gli dice nulla sul loro destino, le trattative sono ferme e lo spettro del licenziamento aleggia sulle loro teste come una mannaia, distruggendo la serenità di 350 famiglie che non sanno se il prossimo anno avranno ancora lo stipendio per fare la spesa! Oggi i Sindacati uniti (CGIL, UGL, CISL e UIL) hanno sbattuto duramente i pugni sul tavolo e hanno lanciato un Ultimatum pazzesco: il MIMIT (Ministero delle Imprese) deve intervenire ORA, convocare l’Azienda, la Regione e i Committenti (ci sono commesse legate a TIM) e trovare una soluzione! Il paradosso più crudele? La Regione Basilicata ha GIA’ messo a disposizione un mucchio di Soldi Pubblici per salvare la situazione, ma quei soldi sono “congelati” nei cassetti per colpa della burocrazia lenta! Si parla di “Digitalizzazione”: ma per i Sindacati la tecnologia deve servire per creare nuovo lavoro e riqualificare questi 350 dipendenti, e non per usare i computer al posto dell’uomo per tagliare il personale! “La pazienza è finita”, gridano i lavoratori. Se da Roma continueranno ad arrivare silenzi e ritardi, si andrà giù durissimo: scioperi e piazze piene, perché 350 vite umane non sono numeri su un foglio Excel da cancellare con un click! Leggete tutte le dichiarazioni shock dei sindacati nel nostro articolo completo! 👇 ✊ Voi da che parte state? Trovate giusto che nel 2026 un’azienda o un Ministero lascino 350 famiglie nel dubbio angosciante di non avere più un lavoro il 31 dicembre, senza dargli uno straccio di informazione chiara? Scrivete il vostro messaggio di solidarietà nei commenti per abbracciare i lavoratori di Matera e condividete questo post per aiutarli a fare rumore! Non lasciamoli soli!

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I segretari Regionali Basilicata di SLC CGIL, FISTel CISL, UIL FPC, UGL Telecomunicazioni

Matera – C’è un dramma silenzioso, logorante e spietato che si sta consumando in queste settimane nel cuore della Basilicata. È un dramma che non fa rumore, che non finisce sotto i riflettori dei grandi telegiornali nazionali, ma che toglie letteralmente il sonno e il respiro a centinaia di persone.
Stiamo parlando del destino lavorativo di ben 350 padri e madri di famiglia impiegati presso il sito CallMat di Matera. 350 vite umane che, ad oggi, sono state brutalmente parcheggiate in un limbo insopportabile fatto di silenzi istituzionali, riunioni fantasma e un’incertezza psicologica ed economica che sta distruggendo la serenità delle loro case. Di fronte a questo “muro di gomma” burocratico inaccettabile, le sigle sindacali hanno deciso di dire basta e di alzare la voce in modo perentorio e definitivo.

Il grido d’allarme: “Il Ministero prenda in mano la regia”

Attraverso un durissimo comunicato congiunto, i rappresentanti dei lavoratori Anna Russelli (SLC-CGIL), Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni), Vincenzo Piccinni (FISTel-CISL) e Giovanni Letterelli (UILFPC) hanno lanciato un vero e proprio ultimatum.
«Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla ripresa della trattativa. Non è più tollerabile che i lavoratori e le loro famiglie restino sospesi nel vuoto», hanno tuonato i sindacalisti. La richiesta è chiara, diretta e non ammette repliche: la palla deve passare immediatamente a Roma. Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) deve assumere senza scuse la regia nazionale della vertenza, convocando urgentemente al tavolo l’Azienda, la Regione Basilicata, i Sindacati e i committenti principali (tra cui spiccano ordinativi riconducibili al colosso TIM). Non c’è più spazio per lo scaricabarile: servono garanzie assolute sui volumi di lavoro e sulla continuità aziendale.

Digitalizzazione e fondi bloccati: il grande paradosso

Il punto centrale (e più rabbioso) di questa triste vicenda è il paradosso della tecnologia. L’azienda parla di “digitalizzazione”, una parola che troppo spesso, nel nostro Paese, viene usata come scusa per licenziare e tagliare i costi sulla pelle degli operai. «Per noi digitalizzare non significa cacciare le persone» – urlano a gran voce i sindacati – «ma significa salvare l’attività, difendere l’occupazione, aggiornare le competenze di questi 350 lavoratori e creare nuove professionalità. La tecnologia deve produrre lavoro stabile, non ridurlo!».
A rendere ancora più grottesca la situazione c’è l’atteggiamento della burocrazia: la Regione Basilicata ha infatti già messo sul tavolo risorse economiche importantissime per sostenere la riconversione industriale del sito di Matera, ma questi fondi sono attualmente “congelati”. Milioni di euro fermi in un cassetto ministeriale, mentre fuori dalla porta 350 famiglie non sanno se avranno i soldi per fare la spesa l’anno prossimo. Una vergogna sociale che grida vendetta.

L’ombra del 31 dicembre e il possibile asse con la Zecca dello Stato

I sindacati chiedono anche che venga esplorata fino in fondo e con estrema serietà ogni possibile prospettiva industriale, compresa quella (molto promettente) di una collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Ma c’è una data che spaventa tutti, una vera e propria spada di Damocle: il 31 dicembre 2026. «Su questo siamo categorici», affermano duramente i segretari, «Non arriveremo all’ultimo giorno dell’anno per ritrovarci ad agonizzare insieme ai lavoratori, senza sapere il loro destino! La soluzione va trovata ADESSO». Il tempo dei tavoli puramente interlocutori e delle promesse vuote è finito. Ogni riunione d’ora in poi dovrà produrre un risultato scritto, misurabile e definitivo.

L’ultimatum finale: “Pronti a scendere in piazza”

La pazienza è terminata. Se da Roma o dai piani alti dell’azienda e della committenza (TIM compresa) continueranno ad arrivare risposte evasive, ritardi o, peggio, un irrispettoso silenzio, la reazione sarà durissima. I Sindacati promettono di non arretrare di un solo millimetro: si attiverà una fortissima mobilitazione che trascinerà i lavoratori, le Istituzioni locali e l’opinione pubblica direttamente nelle piazze. 350 vite umane non sono un numero su un foglio Excel da poter cancellare con un clic. La vertenza CallMat non va “gestita”, va risolta. Oggi, non domani.

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“Basta assistenzialismo, il Sud ha fame di lavoro e dignità”: l’appello di Pino Giordano (UGL) al Governo Meloni per il rilancio del Materano

Basta sussidi e mancette di Stato: il Sud Italia ha una disperata fame di CANTIERI, DIGNITÀ e LAVORO VERO! Il potentissimo grido d’allarme di Pino Giordano (UGL) scuote il Materano! 👷‍♂️ 🇮🇹 C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno era tristemente considerato la terra dell’assistenzialismo, ma oggi i lavoratori del Sud rivendicano con fierezza il loro orgoglio! Lo ha urlato a gran voce il combattivo Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, in occasione di un importante vertice istituzionale svoltosi a Bari e dedicato all’azione del Governo Meloni per il rilancio del meridione! “La provincia di MATERA non ha bisogno di elemosine e assistenzialismo”, ha tuonato il leader sindacale, “ma esige infrastrutture e politiche serie per generare Sviluppo Economico!”. Secondo Giordano, i fiumi di denaro in arrivo con il PNRR (ottimamente gestiti dall’assessore lucano Cosimo Latronico) devono avere un solo, gigantesco obiettivo finale: fermare l’emigrazione al Nord dei nostri giovani e creare occupazione di qualità per i padri di famiglia! L’UGL vigilerà in modo serrato sui cantieri, perché, come ha ricordato il Segretario: “La stabilità politica deve portare allo sviluppo, lo sviluppo deve creare Lavoro vero, e il lavoro è l’unica cosa che può garantire un Futuro ai nostri figli!”. Leggi l’appassionato intervento in difesa della Basilicata e dei Lavoratori nel nostro articolo completo! 👇 🚜 Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con il sindacato UGL sul fatto che, invece di dare sussidi a pioggia, lo Stato dovrebbe usare i fondi per creare grandi infrastrutture, moderne autostrade e aiutare concretamente le Imprese del Sud ad assumere i nostri ragazzi? Fate sentire la vostra voce nei commenti e condividete questo post con fierezza!

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Meloni per Bari

Matera – C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno d’Italia era considerato un peso, una terra di mezzo condannata a vivere perennemente aggrappata alle elemosine statali e ai sussidi a pioggia. Ma oggi, per fortuna, le coscienze si sono risvegliate. Il Sud non vuole più essere compatito: ha una fame disperata e rabbiosa di riscatto, di crescita infrastrutturale e, soprattutto, di dignità lavorativa.
È questo il messaggio potentissimo, vibrante e carico di orgoglio territoriale lanciato a gran voce da Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. Intervenuto a margine della grande e partecipata iniziativa tenutasi a Bari (dedicata proprio alla continuità dell’azione politica del Governo Meloni), il leader sindacale ha tracciato una rotta chiarissima per il futuro della Basilicata, trasformando un semplice appuntamento istituzionale in un accorato manifesto per la sopravvivenza economica e sociale della provincia materana.

Oltre i sondaggi: la stabilità politica come motore del Sud

Nel nostro Paese, purtroppo, siamo sempre stati tristemente abituati a governi “balneari” che duravano lo spazio di una stagione, incapaci di progettare il futuro e concentrati solo sulle beghe di palazzo. «Ma la stabilità di un Governo non è un valore astratto o filosofico», ha attaccato con estrema lucidità Pino Giordano. «La stabilità acquista un significato reale e dirompente solo quando si trasforma nella capacità concreta di programmare, finanziare e realizzare grandi opere pubbliche. Ed è proprio questa la colossale sfida che oggi riguarda direttamente e intimamente il Materano».
Da storico rappresentante del duro mondo del lavoro, il segretario dell’UGL ha voluto riconoscere in modo oggettivo e positivo il percorso avviato a Palazzo Chigi sul Mezzogiorno: «La continuità istituzionale ha finalmente consentito di dare maggiore forza alla programmazione a lungo termine. Oggi il nostro territorio ha davanti un’occasione storica e irripetibile che non può e non deve assolutamente essere sprecata».

Il plauso all’Assessore Latronico e la pioggia del PNRR

Affinché i fiumi di denaro in arrivo da Roma e dall’Europa non si perdano nei meandri della burocrazia, serve però una classe dirigente locale preparata e innamorata della propria terra. In questo delicatissimo quadro, Giordano ha voluto pubblicamente riconoscere l’eccellente lavoro svolto dagli esponenti istituzionali lucani, rivolgendo un sentito ringraziamento all’assessore regionale Cosimo Latronico (titolare della scottante delega al PNRR) per l’impegno costante e maniacale nel seguire i dossier strategici destinati alla Basilicata. «Avere nelle Istituzioni persone che conoscono fisicamente il territorio, che ne comprendono le intime fragilità e ne valorizzano le inespresse potenzialità», ha ribadito il sindacalista, «è un elemento fondamentale per riuscire a trasformare le fredde risorse economiche in risultati tangibili per le famiglie».

La Dignità del lavoro contro la trappola dell’assistenzialismo

Ma il passaggio più emozionante e crudo dell’intervento di Pino Giordano riguarda l’anima stessa dei lavoratori lucani. «La provincia di Matera non ha alcun bisogno di assistenzialismo, ma esige politiche strutturali capaci di generare sviluppo».
Basta sussidi sterili che umiliano chi li riceve: il Sud vuole cantieri, strade moderne e imprese forti. Le enormi carenze infrastrutturali, la doverosa modernizzazione dei collegamenti viari e ferroviari, l’imprescindibile sostegno alle piccole e medie imprese, lo slancio vitale del turismo e la strenua difesa del comparto agroalimentare devono diventare pezzi di un potentissimo e unico mosaico strategico.
«Al centro di questa strategia deve esserci il LAVORO», ha urlato l’UGL. Ogni singolo euro speso dallo Stato deve avere una ricaduta sociale misurabile: fermare l’emorragia dei nostri giovani costretti a emigrare al Nord, creare nuova e stabile occupazione, migliorare la qualità della vita dei padri di famiglia.

L’impegno dell’UGL: vigilare per costruire il Futuro

La città dei Sassi e la sua immensa provincia hanno già ampiamente dimostrato al mondo intero di poter competere a livelli di assoluta eccellenza internazionale. Ora, per evitare di implodere, il territorio è chiamato al salto di qualità definitivo.
L’UGL Matera non arretrerà di un millimetro: collaborerà in modo costruttivo con il Governo e la Regione, ma continuerà a vigilare come un mastino per difendere i diritti dei lavoratori lucani. «La stabilità politica deve diventare sviluppo, lo sviluppo deve diventare occupazione e l’occupazione deve diventare Futuro. Questa è la vera e decisiva partita del Materano», ha concluso brillantemente Giordano. «E noi vogliamo giocarla fino in fondo, spalla a spalla con le istituzioni e le imprese». Chi pensa di lasciare il Sud indietro, questa volta, ha fatto decisamente male i propri calcoli.

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L’inferno d’acqua e vento che spezza il Metapontino: una tromba d’aria devasta Policoro, l’UGL lancia l’allarme occupazione

La furia del maltempo mette in ginocchio Policoro e il sindacato lancia lo stato d’allarme per il lavoro! 🌪️🚨 Una devastante tromba d’aria e un violento nubifragio colpiscono duramente case, stabilimenti balneari e le campagne del Metapontino. I segretari dell’UGL Matera Pino Giordano e Maristella Pace, sul posto tra le macerie, avvisano il leader nazionale Paolo Capone: “Rischiamo un disastro economico e occupazionale senza precedenti”. 📉🌾 Richiesto al Governo l’immediato riconoscimento dello stato di emergenza, la sospensione totale di tasse, mutui e tributi per famiglie e imprese, e ristori urgenti per salvare l’agricoltura e il turismo. Leggi qui il report completo del disastro e i dettagli del piano di aiuti! 👇

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Danni maltempo Policoro

Policoro (MT) – Ci sono pomeriggi di fine estate in cui la furia cieca degli elementi si abbatte con la violenza di un cataclisma sui territori costieri, trasformando in pochi e drammatici minuti le spiagge dorate, le serre agricole e le strade commerciali in uno scenario spettrale di distruzione, detriti e fango. La città ionica di Policoro, perla turistica ed economica del Metapontino, si trova a fare i conti con le ferite devastanti lasciate da una violentissima tromba d’aria e da un concomitante nubifragio che hanno messo in ginocchio il centro abitato, il lido e le campagne limitrofe. Davanti a questo scenario apocalittico, che ha visto i cittadini rimboccarsi le maniche nel fango per difendere le proprie case, si leva un grido d’allarme corale, fermo e accorato dalle prime linee del sindacato autonomo. Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera, e Maristella Pace, Responsabile Zonale UGL di Policoro, sono scesi immediatamente sul luogo del disastro per verificare i danni, denunciando come la tragedia ambientale rischi di tramutarsi in una catastrofica emergenza economica e occupazionale.

“Siamo sul posto fin dalle prime ore dell’evento e la situazione è drammatica, uno scenario di devastazione che lascia letteralmente senza parole”, dichiarano congiuntamente Pace e Giordano, bagnati dalla pioggia tra i detriti del lungomare. “La furia impressionante del vento e dell’acqua ha sventrato attività commerciali, distrutto le coperture delle serre, divelto i tetti delle case e rasato al suolo le strutture balneari. Ora il tempo delle parole è scaduto: le istituzioni sovracomunali devono intervenire con una rapidità chirurgica, perché se le imprese colpite non riceveranno aiuti immediati, al disastro del maltempo si aggiungerà il dramma sociale dei licenziamenti di massa e della cassa integrazione per centinaia di famiglie del territorio”.

Il plauso al sindaco Bianco e alla macchina dei soccorsi in prima linea

I vertici dell’UGL Matera hanno voluto rivolgere un caloroso, trasparente e sentito ringraziamento all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Enrico Bianco per l’impeccabile e tempestiva attivazione del Centro Operativo Comunale (COC), che ha permesso di coordinare i soccorsi senza rimpalli burocratici. Un applauso colmo di gratitudine è stato indirizzato agli uomini e alle donne della Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, alle forze dell’ordine, ai tecnici comunali e all’esercito di volontari che stanno operando senza sosta, anche sotto la pioggia battente, per liberare le arterie stradali, ripristinare l’erogazione dell’energia elettrica e fare scudo attorno alla pubblica incolumità.

Tuttavia, superata la primissima fase del primo soccorso, la sfida si sposta sul piano della tenuta industriale della Basilicata. I sindacalisti hanno provveduto a informare immediatamente il Segretario Generale nazionale dell’UGL, Paolo Capone, per investire della questione i ministeri competenti a Roma. “Abbiamo ritenuto doveroso allertare subito la segreteria nazionale perché siamo seriamente preoccupati per le ripercussioni sul tessuto produttivo”, spiegano Giordano e Pace. “Policoro non è un borgo marginale o periferico: è il terzo comune della Basilicata per popolazione ed è il cuore pulsante dell’agricoltura specializzata e del turismo balneare della regione. Colpire questo sistema significa mettere in discussione il reddito, la stabilità economica e la spesa quotidiana di migliaia di cittadini lucani”.

La piattaforma rivendicativa del S.U.M. sociale: sospensione dei tributi e dei mutui

Per arginare l’isolamento economico e bloccare lo spettro della chiusura delle aziende, l’UGL Matera ha inviato al Governo e alla Giunta regionale una piattaforma straordinaria di interventi immediati e non negoziabili, articolata su pilastri di sussidiarietà e legalità civile:

  • Stato di emergenza e ricognizione: una mappatura millimetrica e trasparente dei danni subiti dai privati e dalle infrastrutture pubbliche entro le prossime 48 ore.
  • Sospensione immediata del fisco: stop tassativo al pagamento di tasse, tributi locali e scadenze erariali per tutte le famiglie e le imprese danneggiate dalla calamità.
  • Moratoria sui mutui bancari: congelamento automatico delle rate dei finanziamenti e dei mutui ipotecari sulle case e sui capannoni aziendali, d’intesa con l’ABI.
  • Ristori rapidi a fondo perduto: canali di finanziamento a chilometro zero e liquidità immediata per ricostruire le serre distrutte, i vivai e gli stabilimenti del litorale.
  • Blindatura dei posti di lavoro: attivazione immediata di ammortizzatori sociali speciali e della cassa integrazione in deroga per tutelare i lavoratori dell’indotto ed evitare i licenziamenti.

Salvare la stagione balneare e la continuità delle imprese agricole

La situazione del litorale ionico si presenta come un nervo scoperto e drammatico. I danni strutturali subiti dai lidi arrivano in una fase ancora viva e strategica per il fatturato turistico annuale. Molti operatori rischiano il fallimento finanziario se privati degli incassi di settembre, un dramma che colpirebbe duramente i contratti stagionali dei giovani under 35. Stessa identica e massima attenzione deve essere riservata alle campagne del Metapontino, dove il vento ha strappato i teli delle colture protette, pregiudicando non solo il raccolto immediato ma la stessa continuità biologica e aziendale delle scuderie agricole locali.

“Questa non è una semplice questione di risarcimenti burocratici o di moduli da compilare nei palazzi del potere. È una questione di sopravvivenza e di futuro della nostra civiltà rurale”, concludono con fermezza Maristella Pace e Pino Giordano. “L’UGL rimarrà piantata con i piedi nel fango al fianco degli agricoltori, dei commercianti e degli operai fino a quando l’ultimo capannone non sarà ricostruito. Il Governo e la Regione non facciano promesse elettorali da spendere sui social network: servono soldi veri, risposte certe e decreti legge tempestivi. Policoro ha la forza e l’orgoglio per rialzarsi a testa alta, ma nessuno deve essere lasciato solo o invisibile in mezzo alle macerie della tempesta”. 👇

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