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Cronaca

BYPASS ABUSIVO PER NON PAGARE LE BOLLETTE DELL’ACQUA: IDRAULICO 33ENNE ARRESTATO

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Redazione-  Riusciva a gestire ogni necessità domestica, dalla cura del giardino alle faccende di casa, usufruendo dei servizi idrici cittadini a costo zero. Un tecnico specializzato di 33 anni, residente nel reatino, è finito in manette con le pesanti accuse di furto aggravato e rimozione dolosa di sigilli pubblici.

L’uomo è stato colto in flagrante dai militari della Sezione Radiomobile della Compagnia di Rieti nel corso di un’ispezione mirata presso la sua abitazione. Secondo quanto emerso, il professionista sfruttava la propria perizia tecnica per eludere il pagamento delle utenze attraverso un meccanismo fraudolento particolarmente efficace.

Le indagini hanno svelato che l’indagato aveva forzato i piombi di sicurezza precedentemente installati dall’ente gestore sul misuratore dei consumi. Successivamente, aveva realizzato un collegamento idraulico alternativo: una sorta di “ponte” artificiale che permetteva al flusso d’acqua di entrare nell’immobile evitando il passaggio attraverso il contatore, rendendo così invisibile il prelievo del bene pubblico.

A fronte delle evidenze inconfutabili riscontrate durante il sopralluogo, i Carabinieri hanno accertato sia la manipolazione dell’impianto che la sottrazione illecita di acqua in tempo reale. Per queste ragioni, il giovane artigiano è stato fermato e posto a disposizione della magistratura locale per le procedure di rito.

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Cronaca

DONNA SBRANATA A TRIVIGNO. IPOTESI DI ATTACCO DA PARTE DI UN’ORSA. SU UNA GAMBA I SEGNI DI UNA POSSIBILE ZAMPATA

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Redazione-  Avendo intervistato in esclusiva Valerio Ceconi, 46 anni, proprietario dei quattro cani dogo argentino e di un cane meticcio (e quindi non di cinque dogo argentini come finora divulgato), tutte femmine, che si ipotizza abbiano ucciso giovedì scorso la signora Lucia Tognela, in quanto giornalista ho il dovere di comunicare quanto segue:. in attesa di conferme scientifiche, ho notato – anche dall’esame della documentazione fotografica del corpo della sventurata – che diversi particolari siano invece compatibili con un orso bruno. Una femmina con due cuccioli era stata avvistata giorni fa nella zona tra Trivigno e Aprica, che distano tra loro circa 4 km in linea d’aria, assolutamente nulla per un orso. Ricordo che sempre in aprile, ma del 2023 in Val di Sole, il runner 26enne di Caldes Andrea Papi fu ucciso dall’orsa JJ4, che aveva con sé due cuccioli.

A mio parere, a destare sospetti sono due grossi ematomi sulle spalle della vittima, approssimativamente alla stessa altezza, circa 150 cm, che farebbero pensare a un impatto mentre fuggiva. Impatto talmente violento da fare sfilare entrambe le scarpe della donna, come si verifica anche in alcuni incidenti automobilistici, provocato presumibilmente da un animale molto più potente e pesante di un cane dogo di circa 45 kg. Scarpe trovate affiancate e parallele, di cui una rovesciata, a meno di mezzo metro tra loro. Sarebbe difficile pensare che una persona inseguita, da cani o orso che sia, si tolga le scarpe per correre più velocemente. Inoltre tra gli altri segni si nota sul corpo della vittima, ritrovato completamente nudo, e precisamente sulla coscia destra, tre lunghe ferite parallele e della stessa lunghezza apparentemente compatibili con tre dei cinque artigli di cui sono dotati gli arti degli orsi. Considerando che tra loro le possibili unghiate distano circa 4-6 cm, aggiungendo le altre due non visibili si ipotizza un piede anteriore (si dice piede, la zampa è tutto l’arto) largo almeno 16 cm, al di là quindi di quelli delle più grandi razze canine. Non solo, nella stessa coscia, ma anche in altri punti del corpo, si nota un morso netto con asportazione della carne largo circa dieci cm e cioè una distanza incompatibile tra i canini dei cani e, immediatamente sulla sinistra, quelli che potrebbero essere i segni lasciati dalla parte destra della mandibola superiore di un grande animale.

Altra cosa, la sventurata è stata ritrovata completamente scalpata, ossia l’intero cuoio capelluto, quindi capelli inclusi, è stato strappato, tanto che è stato trovato vicino. L’animale pertanto aveva le fauci tanto grandi da prendere in bocca l’intero cranio. Un cane, anche un dogo argentino, ha la bocca più piccola e pertanto ne avrebbe strappato solo una parte.

Come ipotesi non è neppure da escludere che i cinque cani abbiano invece scacciato l’eventuale orso dalla vittima già morta e che sia nato uno scontro vicino o sopra la donna, questo sia per la presenza di sangue sui cani sia per il fatto che uno di loro, una femmina di due anni, mostrasse subito dopo parziale sofferenza all’occhio destro, pur non ferito, come possibile conseguenza di una zampata dell’orso. Pur in attesa delle perizie mediche, anche 60 giorni, e rispettando la ben superiore professionalità degli incaricati, il caso mostrerebbe incongruenze che dovrebbero essere valutate. Nel dubbio che il responsabile fosse un orso, che potrebbe essere libero e circolante tuttora nell’area, ritengo che per la tutela della pubblica incolumità si debba procedere anche con questa ipotesi e prendere provvedimenti di allerta e sicurezza pubblica.

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PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO – ARRIVANO I RIS, SI CERCANO TRACCE DI DNA SUI SACCHETTI DELLE ESCE LASCIATI SUL SUOLO

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Redazione-  Il Parco Nazionale D’Abruzzo preso di mira, ma soprattutto i Lupi, in un mese oltre 20 esemplari morti avvelenati, oltre a poiane, volpi ed altre specie. Il Centro di Medicina Forense di Grosseto, in questi giorni ha inviato il proprio gruppo Ris, per recuperare piu’ prove possibile, e soprattutto per cercare tracce di DNA, lasciate sulle bustine che contenevano le esche.

per alcuni dei lupi è stato già accertata la causa della morte: un fitofarmaco solitamente utilizzato come pesticida per uso agricolo (e pertanto facile da reperire). Con questa sostanza, i responsabili avevano preparato dei bocconi di carne, letali una volta ingeriti, che poi avrebbero sigillato nei sacchetti di cui sopra e quindi sparso nel bosco a mo’ di esca.In questo modo i bracconieri avrebbero messo in piedi una trappola ecologica a tutti gli effetti, probabilmente pensata per colpire una specie percepita come problematica, qual è il lupo appenninico.Su disposizione della Procura di Sulmona, i Carabinieri forestali avrebbero inviato ai laboratori di Grosseto i sacchetti di plastica rinvenuti nei luoghi della mattanza, i quali avrebbero contenuto le esche avvelenate. Quello di Grosseto è uno dei reparti di investigazioni scientifiche più specializzati, una sorta di Ris degli animali: il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria. Qui si troverebbero le strumentazioni e gli esperti più adatti ad isolare eventuali tracce di Dna dai sacchetti rinvenuti in Abruzzo, permettendo in questo modo di risalire ai bracconieri.

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AVVISTATO LUPO NELL’AREA VERDE DELL’OLGIATA: ESPERTI CONFERMANO LA PRESENZA STABILE DI BRANCHI A ROMA NORD

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Redazione-  Un residente dell’Olgiata ha recentemente documentato la presenza di un lupo all’interno di un’area boschiva vicina alle abitazioni del quartiere. Le immagini, diffuse tramite i social media, hanno riacceso il dibattito sulla fauna selvatica nel quadrante settentrionale della capitale.

Marco Antonelli, etologo esperto di grandi carnivori per il WWF, ha confermato che l’animale ritratto è effettivamente un lupo. Ha inoltre spiegato che la presenza di questi animali nell’area del Parco di Veio è una realtà consolidata da anni, con la presenza di almeno due o tre nuclei familiari stabili. Non è raro, infatti, che esemplari si spingano in zone abitate, anche se purtroppo molti rimangono vittime di incidenti stradali o altre cause legate all’attività umana.

Nonostante l’avvistamento possa destare preoccupazione, gli esperti rassicurano che non c’è motivo di allarmarsi eccessivamente, a patto che vengano adottati comportamenti corretti. “Il fatto che un lupo possa essere avvistato in aree antropizzate non deve generare panico,” ha sottolineato Antonelli. “È fondamentale mantenere un atteggiamento prudente e segnalare alle autorità competenti eventuali comportamenti anomali dell’animale, come un avvicinamento attivo alle persone o una frequentazione assidua delle zone residenziali.”

Un aspetto cruciale per una convivenza pacifica è evitare di alimentare i lupi, sia volontariamente che involontariamente, ad esempio lasciando a disposizione cibo per animali domestici. Si raccomanda inoltre di tenere i cani al guinzaglio durante le passeggiate in aree naturali e di custodirli al sicuro durante la notte. Un cane lasciato libero in zone frequentate da branchi di lupi può diventare, purtroppo, una preda facile.

In sintesi, l’avvistamento nell’Olgiata non rappresenta un’emergenza, ma un promemoria dell’importanza di rispettare la fauna selvatica e di adottare comportamenti responsabili per garantire la sicurezza di tutti.

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