Cronaca
ITALIA, IL LUPO NON SPAVENTA PIÙ: AUMENTA IL CONSENSO PER LA CONVIVENZA
Redazione- Sembra esserci un crescente favore in Italia per la convivenza con i grandi carnivori, in particolare con il lupo. Un recente sondaggio condotto da Swg per la Fondazione Capellino su un campione di 1.402 italiani tra marzo e aprile 2026 indica che la popolazione è sempre più consapevole del ruolo ecologico di queste specie e mostra un approccio più maturo nel rapporto tra esseri umani e natura.
I risultati evidenziano che il 71% degli intervistati riconosce l’importanza vitale del lupo per la salute degli ecosistemi. Questo dato sottolinea una maggiore comprensione del valore delle specie considerate “chiave”, essenziali per regolare le popolazioni animali e salvaguardare la biodiversità.
In un’ottica più ampia, il 37% degli intervistati considera la biodiversità un sistema interconnesso di cui l’uomo è parte integrante, mentre un ulteriore 34% la vede come un patrimonio da preservare indipendentemente dalla sua utilità pratica.
L’idea di una coesistenza tra le attività umane e la presenza di grandi carnivori sta guadagnando terreno, con il 70% degli intervistati che ritiene possibile trovare un equilibrio. L’indagine suggerisce che i conflitti non derivano tanto dalla presenza del lupo in sé, quanto dall’espansione degli insediamenti umani in aree naturali, indicando un cambiamento culturale che attribuisce parte della responsabilità delle tensioni alle modifiche del territorio operate dall’uomo.
Per quanto riguarda lo status di protezione del lupo, il 46% del campione si oppone a una sua declassificazione, mentre il 35% è favorevole. Le principali preoccupazioni legate a una potenziale riduzione delle protezioni includono il rischio di caccia indiscriminata e una diminuzione dei controlli, timori espressi da circa un quarto degli intervistati. Parallelamente, un italiano su cinque afferma il diritto alla vita degli animali come principio etico non negoziabile.
Il sondaggio rivela anche una chiara richiesta alle istituzioni: oltre il 70% degli italiani desidera politiche che promuovano attivamente la coesistenza tra attività umane e fauna selvatica. Tra le misure più richieste figurano la formazione per allevatori e cittadini, l’adozione di pratiche agricole innovative e l’evoluzione dei sistemi di allevamento, superando la dicotomia tra sviluppo ed ambiente. Si auspica quindi un approccio che vada oltre la gestione emergenziale per concentrarsi su soluzioni strutturali, capaci di integrare la tutela ambientale con le attività economiche.
Un ulteriore dato significativo riguarda la richiesta di maggiore rigore scientifico: un terzo degli intervistati sottolinea l’importanza di basare le decisioni su prove scientifiche e monitoraggi costanti, dimostrando la volontà di affrontare le sfide ambientali con strumenti affidabili.
Pier Giovanni Capellino, presidente della Fondazione, sottolinea che la sfida attuale non è scegliere tra sviluppo economico e tutela ambientale, ma creare un nuovo equilibrio che garantisca entrambi nel lungo termine. La protezione degli ecosistemi è vista come intrinsecamente legata al benessere umano. Viene lanciato un appello a riconsiderare politiche controverse come la caccia e gli abbattimenti selettivi, a favore di un modello che valorizzi la biodiversità.
In un contesto globale segnato da crescenti crisi ambientali, il messaggio del sondaggio è inequivocabile: la salvaguardia dei grandi carnivori non è più un tema marginale, ma un elemento cruciale di una strategia indispensabile per la protezione degli ecosistemi.
Cronaca
BYPASS ABUSIVO PER NON PAGARE LE BOLLETTE DELL’ACQUA: IDRAULICO 33ENNE ARRESTATO
Redazione- Riusciva a gestire ogni necessità domestica, dalla cura del giardino alle faccende di casa, usufruendo dei servizi idrici cittadini a costo zero. Un tecnico specializzato di 33 anni, residente nel reatino, è finito in manette con le pesanti accuse di furto aggravato e rimozione dolosa di sigilli pubblici.
L’uomo è stato colto in flagrante dai militari della Sezione Radiomobile della Compagnia di Rieti nel corso di un’ispezione mirata presso la sua abitazione. Secondo quanto emerso, il professionista sfruttava la propria perizia tecnica per eludere il pagamento delle utenze attraverso un meccanismo fraudolento particolarmente efficace.
Le indagini hanno svelato che l’indagato aveva forzato i piombi di sicurezza precedentemente installati dall’ente gestore sul misuratore dei consumi. Successivamente, aveva realizzato un collegamento idraulico alternativo: una sorta di “ponte” artificiale che permetteva al flusso d’acqua di entrare nell’immobile evitando il passaggio attraverso il contatore, rendendo così invisibile il prelievo del bene pubblico.
A fronte delle evidenze inconfutabili riscontrate durante il sopralluogo, i Carabinieri hanno accertato sia la manipolazione dell’impianto che la sottrazione illecita di acqua in tempo reale. Per queste ragioni, il giovane artigiano è stato fermato e posto a disposizione della magistratura locale per le procedure di rito.
Cronaca
DONNA SBRANATA A TRIVIGNO. IPOTESI DI ATTACCO DA PARTE DI UN’ORSA. SU UNA GAMBA I SEGNI DI UNA POSSIBILE ZAMPATA
Redazione- Avendo intervistato in esclusiva Valerio Ceconi, 46 anni, proprietario dei quattro cani dogo argentino e di un cane meticcio (e quindi non di cinque dogo argentini come finora divulgato), tutte femmine, che si ipotizza abbiano ucciso giovedì scorso la signora Lucia Tognela, in quanto giornalista ho il dovere di comunicare quanto segue:. in attesa di conferme scientifiche, ho notato – anche dall’esame della documentazione fotografica del corpo della sventurata – che diversi particolari siano invece compatibili con un orso bruno. Una femmina con due cuccioli era stata avvistata giorni fa nella zona tra Trivigno e Aprica, che distano tra loro circa 4 km in linea d’aria, assolutamente nulla per un orso. Ricordo che sempre in aprile, ma del 2023 in Val di Sole, il runner 26enne di Caldes Andrea Papi fu ucciso dall’orsa JJ4, che aveva con sé due cuccioli.
A mio parere, a destare sospetti sono due grossi ematomi sulle spalle della vittima, approssimativamente alla stessa altezza, circa 150 cm, che farebbero pensare a un impatto mentre fuggiva. Impatto talmente violento da fare sfilare entrambe le scarpe della donna, come si verifica anche in alcuni incidenti automobilistici, provocato presumibilmente da un animale molto più potente e pesante di un cane dogo di circa 45 kg. Scarpe trovate affiancate e parallele, di cui una rovesciata, a meno di mezzo metro tra loro. Sarebbe difficile pensare che una persona inseguita, da cani o orso che sia, si tolga le scarpe per correre più velocemente. Inoltre tra gli altri segni si nota sul corpo della vittima, ritrovato completamente nudo, e precisamente sulla coscia destra, tre lunghe ferite parallele e della stessa lunghezza apparentemente compatibili con tre dei cinque artigli di cui sono dotati gli arti degli orsi. Considerando che tra loro le possibili unghiate distano circa 4-6 cm, aggiungendo le altre due non visibili si ipotizza un piede anteriore (si dice piede, la zampa è tutto l’arto) largo almeno 16 cm, al di là quindi di quelli delle più grandi razze canine. Non solo, nella stessa coscia, ma anche in altri punti del corpo, si nota un morso netto con asportazione della carne largo circa dieci cm e cioè una distanza incompatibile tra i canini dei cani e, immediatamente sulla sinistra, quelli che potrebbero essere i segni lasciati dalla parte destra della mandibola superiore di un grande animale.
Altra cosa, la sventurata è stata ritrovata completamente scalpata, ossia l’intero cuoio capelluto, quindi capelli inclusi, è stato strappato, tanto che è stato trovato vicino. L’animale pertanto aveva le fauci tanto grandi da prendere in bocca l’intero cranio. Un cane, anche un dogo argentino, ha la bocca più piccola e pertanto ne avrebbe strappato solo una parte.
Come ipotesi non è neppure da escludere che i cinque cani abbiano invece scacciato l’eventuale orso dalla vittima già morta e che sia nato uno scontro vicino o sopra la donna, questo sia per la presenza di sangue sui cani sia per il fatto che uno di loro, una femmina di due anni, mostrasse subito dopo parziale sofferenza all’occhio destro, pur non ferito, come possibile conseguenza di una zampata dell’orso. Pur in attesa delle perizie mediche, anche 60 giorni, e rispettando la ben superiore professionalità degli incaricati, il caso mostrerebbe incongruenze che dovrebbero essere valutate. Nel dubbio che il responsabile fosse un orso, che potrebbe essere libero e circolante tuttora nell’area, ritengo che per la tutela della pubblica incolumità si debba procedere anche con questa ipotesi e prendere provvedimenti di allerta e sicurezza pubblica.
Cronaca
PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO – ARRIVANO I RIS, SI CERCANO TRACCE DI DNA SUI SACCHETTI DELLE ESCE LASCIATI SUL SUOLO
Redazione- Il Parco Nazionale D’Abruzzo preso di mira, ma soprattutto i Lupi, in un mese oltre 20 esemplari morti avvelenati, oltre a poiane, volpi ed altre specie. Il Centro di Medicina Forense di Grosseto, in questi giorni ha inviato il proprio gruppo Ris, per recuperare piu’ prove possibile, e soprattutto per cercare tracce di DNA, lasciate sulle bustine che contenevano le esche.
per alcuni dei lupi è stato già accertata la causa della morte: un fitofarmaco solitamente utilizzato come pesticida per uso agricolo (e pertanto facile da reperire). Con questa sostanza, i responsabili avevano preparato dei bocconi di carne, letali una volta ingeriti, che poi avrebbero sigillato nei sacchetti di cui sopra e quindi sparso nel bosco a mo’ di esca.In questo modo i bracconieri avrebbero messo in piedi una trappola ecologica a tutti gli effetti, probabilmente pensata per colpire una specie percepita come problematica, qual è il lupo appenninico.Su disposizione della Procura di Sulmona, i Carabinieri forestali avrebbero inviato ai laboratori di Grosseto i sacchetti di plastica rinvenuti nei luoghi della mattanza, i quali avrebbero contenuto le esche avvelenate. Quello di Grosseto è uno dei reparti di investigazioni scientifiche più specializzati, una sorta di Ris degli animali: il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria. Qui si troverebbero le strumentazioni e gli esperti più adatti ad isolare eventuali tracce di Dna dai sacchetti rinvenuti in Abruzzo, permettendo in questo modo di risalire ai bracconieri.
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