Lifestyle
DIEGO RIGHINI (TULIPANI DI SETA NERA): “IL CINEMA AL SERVIZIO DELLA LEGALITA’”
Redazione- “Il cinema è uno straordinario strumento culturale e sociale, capace di raccontare la verità, stimolare coscienze e promuovere valori fondamentali. Ma proprio per questo deve essere anche il primo a rispettare principi imprescindibili come la legalità, la trasparenza e l’equità”. Lo ha affermato il Presidente del festival “Tulipani di Seta Nera”, in occasione della sezione “Premio Un sorriso per la giustizia”, in programma venerdì 8 maggio al cinema The Space Moderno di Roma. L’iniziativa ha vede la partecipazione del Presidente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Riccardo Turrini Vita, del Magistrato Sostituto Procuratore Generale di Palermo, Giuseppe Fici e della Presidente dell’Ateneo Veneto di Venezia, Antonella Magaraggia.
L’incontro si inserisce in un momento particolarmente delicato per il settore audiovisivo italiano. Le recenti perquisizioni della Guardia di Finanza presso il Ministero della Cultura, finalizzate all’acquisizione di documenti sui finanziamenti pubblici destinati a diverse produzioni cinematografiche, a seguito della presa di distanza del solo Ministro del Governo Meloni, Alessandro Giuli, hanno riportato al centro del dibattito l’esigenza di chiarezza e rigore nell’assegnazione delle risorse. Un tema cruciale che solleva interrogativi sul rapporto tra qualità artistica, sostenibilità economica e responsabilità nell’utilizzo dei fondi pubblici.
“La legalità nel cinema non è un concetto astratto”, prosegue Diego Righini, “ma una pratica concreta che riguarda ogni fase della filiera: dalle infiltrazioni di capitali stranieri, di dubbia provenienza, delle Multinazionali nelle società di produzione italiane ormai società svuotate di sovranità italiana, dalla produzione al finanziamento, fino alla distribuzione sempre a discapito del cinema sociale ed indipendente. Difendere la legalità significa difendere il talento, il merito e la credibilità dell’intero sistema”. In questo contesto, il Festival ribadisce con forza la propria missione: valorizzare opere che sappiano raccontare la realtà con coraggio e impegno civile, dando spazio a storie che spesso faticano a trovare sostegno. A testimonianza di questo impegno, nella serata odierna sarà proiettato il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, simbolo di verità, giustizia e diritti umani. Una scelta artistica e culturale che sottolinea il ruolo del cinema come strumento di memoria, denuncia e consapevolezza. “Portare sul grande schermo la storia di Giulio Regeni”, conclude Diego Righini, “significa ribadire che il cinema deve avere il coraggio di raccontare ciò che conta davvero, anche quando è scomodo. Solo così possiamo contribuire a costruire una società più giusta e consapevole”.
Lifestyle
Il ritorno dell’aristocrazia europea in una villa segreta alle porte di Milano tra simboli e tradizione
🥂 Un incontro tra tradizione antica e visione reazionaria: tra ville patrizie e nobili esponenti, si discute del futuro dell’identità europea.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#nobiltà #tradizione #Milano #cronacarosa
Milano – In un’atmosfera sospesa tra nostalgia del passato e restaurazione di un’identità perduta, una dimora storica ai confini del capoluogo lombardo ha riaperto le sue porte per una serata che ha richiamato le cronache mondane di un tempo. Tra stucchi dorati, ritratti di antenati e il riverbero di candelabri in argento, si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti esponenti di spicco di un’aristocrazia europea che oggi cerca di ricomporsi. L’evento ha riunito figure legate da vincoli di sangue e da una visione comune della società, in un contesto dove il protocollo e il rigore formale hanno dettato i ritmi della serata.
Il legame tra storia e nobiltà moderna
Al centro del dibattito e della convivialità si trovavano il giovane conte italorusso Pietro Stramezzi e la principessa rumena russa Silvia Andronikov Cantacuzene. Entrambi rappresentano una generazione di eredi che, pur vivendo nel ventunesimo secolo, mantiene un legame indissolubile con le radici nobiliari di Russia e d’Europa. La loro presenza non è passata inosservata, attirando l’attenzione su quella che molti osservatori definiscono una rinascita di interesse verso le antiche casate. La principessa, nota per il suo impegno nella tutela del patrimonio culturale, ha dialogato con Stramezzi su temi legati alla conservazione delle memorie familiari, in un momento in cui la storia europea attraversa una fase di profonda trasformazione e incertezza identitaria.
La presenza di Roberto Jonghi Lavarini
A completare il quadro dei partecipanti, la figura di Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto dai più come il “barone nero”. La sua partecipazione ha conferito alla serata una connotazione marcatamente reazionaria, inserita in un filone politico e di pensiero che guarda con ammirazione alle strutture gerarchiche della vecchia Europa. In un contesto architettonico tipico delle dimore patrizie lombarde – caratterizzate da corti interne, pavimenti in marmo e vasti parchi privati che isolano la proprietà dal caos cittadino – Jonghi Lavarini ha esposto le sue tesi sulla necessità di un ritorno ai valori tradizionali. Il confronto tra il rigore formale della nobiltà e le istanze politiche contemporanee ha dato vita a un clima di intenso dibattito, lontano dai riflettori della cronaca quotidiana ma denso di significati per chi continua a credere in una società ordinata secondo i dettami della consuetudine.
Riflessioni sul futuro dell’identità europea
La villa, situata in un’area strategica tra la provincia milanese e la Brianza, ha fatto da palcoscenico a una riflessione che ha toccato il ruolo delle élite nel panorama attuale. Non si è trattato di un semplice ricevimento, bensì di un momento di aggregazione necessario per quegli ambienti che si sentono distanti dal linguaggio moderno. Mentre all’esterno il mondo corre veloce verso la digitalizzazione e la globalizzazione, all’interno delle mura protette della tenuta, gli ospiti hanno discusso di genealogie, diritto nobiliare e della difesa di un’eredità che rischia di essere dimenticata.
L’incontro si è concluso nelle ore tarde, in un silenzio tombale garantito dalla posizione isolata della villa, circondata da viali alberati che richiamano lo stile delle residenze di campagna di fine Ottocento. La scelta di non rendere pubblico il luogo esatto dell’incontro risponde a una precisa volontà di preservare l’esclusività e la riservatezza che appartengono a questo mondo. La serata si è confermata come un esperimento volto a testare la tenuta di certi circoli ideali che, pur agendo nell’ombra, continuano a tessere una tela fitta di contatti e influenze, guardando con occhio critico alle dinamiche di potere che oggi governano il continente Euroasiatico. In un mondo che cambia volto ogni giorno, i partecipanti hanno voluto ribadire che la sostanza del passato rimane, per loro, l’unica bussola affidabile per orientarsi nel futuro.
Lifestyle
La Fiat presenta la Quattrolino, l’erede della 600
Redazione- Stai a vedere che alla fine una “nuova” 600 Multipla la fanno davvero. L’idea di riproporre in chiave moderna la storica monovolume, nata nel 1956 dalla matita di Dante Giacosa, è da qualche tempo un “pallino” di Olivier François, CEO di Fiat, che ne ha parlato in diverse occasioni. Un modello all’epoca rivoluzionario, capace di offrire sei posti, magari non comodissimi ma reali, in tre metri e mezzo di lunghezza. La cui eredità potrebbe essere raccolta dalla nuova Fiat Quattrolino.Il nome non è forse tra i più orecchiabili – e non è neanche detto che sia quello definitivo – ma racchiude in sé la filosofia del progetto: da un lato il richiamo alla nuova Topolino, microcar elettrica realizzata sulla base della Citroën Ami, dall’altro l’idea di un abitacolo per quattro persone. Un modello nato per ampliare la gamma di veicoli destinati alla città, pratici e accessibili, perfettamente coerente con la filosofia della Casa torinese.L’immagine pubblicata da Fiat racconta molto di come potrebbe essere la Quattrolino: carrozzeria alta, abitacolo avanzato e cofano praticamente assente, come nella Multipla del 1956, con proporzioni studiate per offrire il massimo dello spazio all’interno. Non sono da escludere, come già visto per la Topolino, future evoluzioni pensate per il trasporto commerciale in ambito urbano o varianti particolari come la Dolcevita.Come suggerisce il rendering ufficiale, l’auto sarà leggermente più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri), mantenendo però le due portiere: per accedere alla seconda fila si ribaltano gli schienali della prima. Aria di famiglia anche nella forma del muso e dei fari, sia davanti sia dietro. Spartane le finiture, a partire dagli specchietti regolabili manualmente, mentre la maniglia incassata nel vetro rappresenta una soluzione originale che potrebbe evolvere nella versione definitiva.
Lifestyle
Il mistero del fiume Columbia torna a galla nel nuovo thriller di Kendra Elliot
📖 Vent’anni dopo, il passato torna a bussare alle porte del fiume Columbia. Non perdere l’ultimo, adrenalinico capitolo della serie di Kendra Elliot, “Una scia di sangue”, ora disponibile in libreria e negli store digitali per tutti gli appassionati di thriller mozzafiato.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#KendraElliot #UnaSciaDiSangue #Thriller #IndomitusPublishing
Redazione- Il mercato editoriale italiano si prepara ad accogliere una delle uscite più attese per gli amanti del genere crime. A partire dal 25 giugno, le librerie e gli store digitali ospiteranno “Una scia di sangue”, il quinto capitolo della serie “Columbia River”, firmato dalla penna di Kendra Elliot. Con un curriculum da oltre 15 milioni di copie vendute a livello globale e un seguito consolidato anche tra i lettori del Bel Paese — dove ha già superato la soglia delle 130 mila copie distribuite — l’autrice americana si conferma una delle voci più incisive nel panorama internazionale del brivido.
Un cold case che riemerge dal passato
La trama del nuovo romanzo prende le mosse da una ferita mai rimarginata, scavata vent’anni prima nelle fitte foreste dell’Oregon. La vicenda affonda le radici nella scomparsa di cinque adolescenti, un fatto di cronaca nera che sconvolse l’opinione pubblica. Di quel gruppo, solo due ragazzi furono ritrovati, abbandonati sulla sponda del fiume Columbia dopo aver subito torture fisiche. Tra loro c’era Devin Bonner, l’unico a sopravvivere, ma il cui ricordo di quegli eventi è rimasto sigillato dietro una barriera psicologica insormontabile.
Oggi, a distanza di due decenni, la tranquillità viene spezzata dal brutale omicidio di un podcaster di true crime, rinvenuto cadavere proprio nello stesso luogo dove si consumò la tragedia del passato. Il modus operandi non lascia spazio a dubbi: qualcuno ha deciso di riaprire il sipario su un dramma che in molti speravano fosse stato sepolto dal tempo. La riattivazione di questo cold case chiama in causa l’agente speciale dell’FBI Mercy Kilpatrick, affiancata dal marito Truman Daly, capo della polizia locale. La coppia si trova a dover gestire una minaccia che non guarda in faccia nessuno, trascinando nella spirale di violenza anche Ollie Smith, un giovane orfano protetto proprio da Daly.
La sfida di decifrare la memoria
Il nucleo centrale del libro, curato in Italia da Indomitus Publishing, non è soltanto la caccia a un killer seriale, ma la corsa contro il tempo per sbloccare la mente di Devin Bonner. Gli investigatori sanno bene che, finché il trauma rimarrà sepolto, il pericolo per la comunità non potrà essere neutralizzato. L’intreccio, che si sviluppa in 402 pagine serrate, gioca costantemente sul filo della tensione emotiva, alternando le indagini forensi di Kilpatrick a una introspezione psicologica dei personaggi, capaci di regalare al lettore colpi di scena distribuiti con precisione chirurgica.
Davide Radice, editore di Indomitus Publishing, sottolinea come la serie “Columbia River” riesca a mantenere alta l’asticella della qualità narrativa, riunendo figure ormai familiari al pubblico che ha imparato ad amare lo stile dell’autrice. “Si tratta di un’opera che mescola abilmente narrazione di inchiesta e oscurità dei traumi – afferma Radice –. La struttura del racconto è pensata per non concedere tregua, spingendo costantemente il lettore a voltare pagina per scoprire il prossimo tassello di un puzzle complesso”.
Un successo basato sulla cura del dettaglio
Kendra Elliot non è una neofita della suspense. La sua carriera, iniziata quasi per gioco nel 2006 dopo anni passati a divorare i classici polizieschi, è stata premiata con tre riconoscimenti Daphne du Maurier e numerose presenze nelle classifiche dei best seller del Wall Street Journal. Il suo approccio alla scrittura è pragmatico: l’obiettivo primario è sempre stato l’intrattenimento del lettore, attraverso una costruzione solida dei drammi investigativi. “Una scia di sangue” si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una narrazione che evita i cliché per concentrarsi sulla solidità degli indizi e sulla credibilità delle dinamiche investigative.
Per chi volesse intraprendere questa lettura, il volume è disponibile sia in formato cartaceo, al prezzo di 19,99 euro, sia in versione ebook a 7,99 euro, con inclusione nel catalogo Kindle Unlimited per gli abbonati. La pubblicazione rappresenta un tassello fondamentale per chi segue il percorso di Mercy Kilpatrick, un personaggio che negli anni è diventato un’icona del thriller contemporaneo. Mentre le indagini procedono tra i boschi dell’Oregon e le ombre del passato si allungano sul presente, il lettore è invitato a porsi una domanda semplice: è possibile sfuggire alle colpe di vent’anni prima quando la scia di sangue torna a scorrere sotto i propri occhi?
-
Cronaca7 giorni faSorelle scomparse da Civitella Alfedena, sentito per oltre sei ore il fidanzato di Alisya: “Non è indagato”
-
Piana del Cavaliere5 giorni faIncidente stradale sulla via Turanense: paura per il ribaltamento di un Suv
-
Politica2 giorni faIl ritorno di Gianni Alemanno: il ruolo del giovane Pietro Stramezzi nei circoli sovranisti
-
Attualità3 giorni faCaccia, tre italiani su quattro chiedono più limiti o l’abolizione: il sondaggio che divide il Paese
-
Eventi20 ore faAlatri si unisce per la ricerca contro la fibrosi cistica con una grande festa solidale
-
Salute5 giorni faTumore al pancreas: le nuove frontiere della ricerca e l’importanza della prevenzione. Ne parliamo con il Prof. Vincenzo Bianco Dirigente Medico Oncologo, Policlinico Umberto I di Roma
-
Territorio6 giorni faSicurezza stradale, sopralluogo sulla strada provinciale tra Alvito e San Donato Val Comino
-
Eventi6 giorni faIl Premio Umanità 2026 assegnato a Beniamino Cardines per il suo impegno civile e culturale

