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Salute

IL FORLANINI AL CENTRO DEL DIBATTITO SANITARIO: LA CONFERENZA DELL’ACCADEMIA DI STORIA DELL’ARTE SANITARIA IL 18 GIUGNO A ROMA

Il Forlanini si rinnova a Roma: la conferenza dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria mette al centro storia, tecnologia e valore umano.
#SanitàRoma #StoriaMedica #InnovazioneSanitaria #Forlanini

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Redazione-  L’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria ospita il convegno “Il Forlanini, una risorsa per/di Roma, dalla TBC a…”, un appuntamento che riunisce accademici, rappresentanti istituzionali e professionisti della sanità per analizzare il ruolo storico e futuro dell’ospedale Forlanini. La giornata si svolge nella Sala Alessandrina dell’edificio museale dell’Accademia, con saluti istituzionali di Giovanni Iacovelli, presidente dell’Accademia, e del senatore Riccardo Pedrizzi. Il tema del convegno nasce dalla necessità di valutare l’eredità della struttura ospedaliera, dalla lotta contro la tubercolosi a una posizione di riferimento per la ricerca clinica, in un contesto in cui la tecnologia avanza rapidissima ma il valore umano resta il motore principale della cura.

Il programma prevede interventi di spicco: il professor Nicola Pietrosillo, ex primario dell’ospedale Spallanzani e cultore di storia della medicina, apre la discussione con una panoramica sul ruolo dell’istituzione nella lotta contro le malattie infettive. A seguirli il professor Elio Rosati, segretario di Cittadinanza Attiva Lazio, e il professor Gaspare Baggieri, accademico ASAS, forniscono approfondimenti sulla governance sanitaria e sulle sfide operative. L’architetto Francesco Scoppola, ex direttore generale delle Belle Arti e Paesaggio, analizza l’intersezione tra patrimonio architettonico e innovazione clinica, sottolineando come la conservazione dei luoghi storici possa integrarsi con le esigenze tecnologiche contemporanee.

La tavola rotonda, moderata dal professor Massimo Martelli, ex primario del Forlanini, riunisce il direttore dell’Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme, il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli, il direttore generale AOSCF Angelo Aliquò e altri professionisti del settore. Tra i temi affrontati spiccano la gestione del patrimonio immobiliare sanitario, le politiche di finanziamento pubblico, la partecipazione delle istituzioni regionali e la promozione di una governance clinica basata su evidenze e trasparenza. L’intervento di Filippo Bartoccioni, esperto di governance clinica, evidenzia la necessità di integrare dati sanitari avanzati con un approccio centrato sul paziente, evitando che la tecnologia diventi un mero strumento privo di contenuto umano.

Il contesto storico dell’Accademia, istituita nel 1920 come Istituto Storico per il Museo dell’Arte Sanitaria da figure come il generale Mariano Borgatti, i professori Giovanni Carbonelli e Pietro Capparoni, aggiunge una dimensione di continuità tra passato e presente. L’ente, nato con il sostegno di amministrazioni comunali, ministeriali e organizzazioni di beneficenza, è stato riconosciuto come ente morale nel 1922 e ha mantenuto un ruolo di riferimento per la documentazione e lo studio della sanità italiana. Questo background rende l’ambiente “dove il tempo sembra fermarsi” particolarmente adatto a un dibattito che mette in scena la tradizione e l’innovazione.

Il congresso richiama anche l’attenzione sulla recente enciclica “Magnifica Humanae” di Papa Leone XIV, la prima enciclica a trattare esplicitamente la custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Il documento, in continuità con la storica “Rerum Novarum” di Leone XIII, celebra il 135° anniversario della sua pubblicazione, invitando a una riflessione etica su come le trasformazioni tecnologiche influenzino la dignità umana. I relatori hanno sottolineato l’importanza di considerare questi principi quando si progettano sistemi sanitari avanzati, affinché la tecnologia rimanga al servizio dell’individuo e non ne diventi priva di senso.

Il convegno si configura quindi come un momento di sintesi tra storia, politica, architettura e biomedicina, offrendo una piattaforma per discutere le linee guida future del Forlanini e, più in generale, dell’intero sistema sanitario della capitale. L’obiettivo dichiarato è quello di tracciare un percorso condiviso, capace di coniugare la ricca eredità storica con le esigenze di una sanità moderna, inclusiva e responsabile.

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Salute

CUORE, L’ALLARME DEGLI INTERNISTI: CRESCONO LE DIAGNOSI DI INFARTO E ISCHEMIA “INVISIBILI”

Gli esperti SIMI mettono in guardia: le sindromi INOCA e MINOCA causano infarti “invisibili” che colpiscono soprattutto le donne. Necessaria una diagnosi precoce per evitare nuovi ricoveri.
#MedicinaInterna #SaluteCardiaca #SIMI #Prevenzione #Cardiologia

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SIMI Lazio Molise 2026 02

Si apre oggi a Roma il XX Congresso SIMI Lazio e Molise: al centro del dibattito scientifico le sindromi INOCA e MINOCA, patologie cardiovascolari che colpiscono spesso le donne e che sfuggono ai test tradizionali, causando frequenti riospedalizzazioni.

Redazione-  Dolore al petto, elettrocardiogramma sospetto ed enzimi cardiaci alterati: i segnali di un infarto ci sono tutti, ma quando il paziente viene sottoposto a coronarografia, il quadro appare inspiegabilmente normale. È il paradosso delle sindromi INOCA (Ischemia with Non-Obstructive Coronary Arteries) e MINOCA (Myocardial Infarction with Non-Obstructive Coronary Arteries), condizioni che rappresentano una sfida crescente per la sanità moderna. Di questo si discute oggi e domani all’Università Sapienza di Roma in occasione del XX Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Lazio e Molise, evento che riunisce gli esperti per definire nuove strategie di diagnosi e cura.

Le sindromi INOCA e MINOCA colpiscono prevalentemente le donne tra i 45 e i 65 anni e si manifestano in assenza di ostruzioni visibili nelle arterie coronarie. Il problema, spiegano gli specialisti, risiede spesso nel microcircolo o in spasmi coronarici che, pur non bloccando il flusso in modo meccanico, determinano una sofferenza del muscolo cardiaco. Se non riconosciute tempestivamente, queste condizioni portano a una gestione inappropriata del paziente, che rischia di finire in un limbo assistenziale, alimentando il fenomeno dei ritorni in Pronto Soccorso e delle riospedalizzazioni ripetute.

“Dobbiamo alzare la guardia su questo fenomeno,” dichiara il professor Alessio Molfino, presidente della SIMI Lazio e Molise e ordinario di Medicina Interna all’Università La Sapienza di Roma. “Il medico internista gioca un ruolo centrale perché, grazie alla sua visione globale del paziente, è in grado di integrare dati clinici spesso frammentati. Identificare precocemente la causa del dolore toracico, anche quando le coronarie sembrano libere, significa ridurre drasticamente le complicanze a lungo termine”.

Il tema della medicina di genere è centrale in questo ambito: le alterazioni del microcircolo interessano infatti con frequenza le donne in età peri e post-menopausale, specialmente se fumatrici o soggette a terapie ormonali. La MINOCA, in particolare, è responsabile di una quota compresa tra il 5% e il 10% di tutti gli infarti miocardici annui. Per gli internisti la parola d’ordine è appropriatezza: una diagnosi corretta evita trattamenti farmacologici inutili o, al contrario, la sottovalutazione di un rischio reale che richiede terapie specifiche.

Il Congresso non si limita alle patologie cardiovascolari. Il fitto programma scientifico affronta tre ulteriori pilastri della medicina contemporanea: le nuove frontiere terapeutiche nello scompenso cardiaco, la gestione dell’obesità — finalmente riconosciuta come malattia cronica complessa che necessita di un approccio multidisciplinare — e la malnutrizione nel paziente oncologico. Quest’ultima, spesso trascurata, si rivela un fattore determinante per la risposta alle terapie e la sopravvivenza del malato.

L’appuntamento romano conferma il peso della SIMI Lazio e Molise, che oggi rappresenta una delle sezioni regionali più numerose e attive in Italia. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare il confronto clinico in linee guida che migliorino la qualità dell’assistenza quotidiana, garantendo ai pazienti, specialmente i più giovani e fragili, percorsi di cura personalizzati basati sulle evidenze scientifiche più recenti.

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Salute

SANITÀ A ROMA, APRE L’OSPEDALE DI COMUNITÀ AL POLICLINICO UMBERTO I: VENTI POSTI LETTO PER LA CURA DEI PAZIENTI FRAGILI

L’Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I apre le porte con 20 posti letto dedicati ai pazienti fragili: un nuovo modello di assistenza territoriale per collegare cure ospedaliere e ritorno a casa.
#SanitàLazio #PoliclinicoUmbertoI #PNRR #SaluteRoma

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Redazione-   È stato inaugurato nella mattina del 5 giugno 2026, presso l’Edificio George Eastman di Roma, il nuovo Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I. La struttura, situata in viale Regina Elena 287/b, mette a disposizione venti posti letto destinati a pazienti clinicamente stabilizzati che necessitano di assistenza infermieristica continuativa e percorsi di recupero funzionale. L’iniziativa, presentata dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dal Direttore Generale dell’azienda ospedaliera Fabrizio d’Alba, rientra negli interventi della Missione 6 Salute del PNRR e punta a decongestionare i reparti per acuti, garantendo una gestione più fluida del passaggio tra le cure ospedaliere e il rientro al domicilio.

Un ponte tra ospedale e territorio L’Ospedale di Comunità si colloca al terzo piano dello storico edificio Eastman e rappresenta la prima struttura di questo tipo a essere integrata direttamente nel perimetro del Policlinico Umberto I. La sua funzione principale è quella di accogliere persone che, pur avendo superato la fase acuta della malattia, non sono ancora in condizioni di tornare in autonomia presso la propria abitazione o richiedono un monitoraggio medico programmato prima di accedere ai servizi territoriali.

Questa nuova realtà risponde alla necessità di offrire una sanità di prossimità, mirata in particolare a pazienti anziani, fragili e affetti da più patologie contemporaneamente. L’obiettivo è duplice: da un lato si riducono le degenze eccessive nei reparti di emergenza, dall’altro si prevengono nuovi ricoveri che potrebbero essere evitati attraverso un’assistenza intermedia qualificata.

Integrazione e formazione professionale Il Direttore Generale Fabrizio d’Alba ha sottolineato come la struttura non sia soltanto uno spazio logistico, ma un centro di collaborazione multidisciplinare. L’organizzazione interna si basa sulla centralità della figura infermieristica, supportata da medici, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e assistenti sociali. Secondo d’Alba, la creazione di questo reparto all’interno di un grande policlinico universitario assume anche una valenza didattica significativa. I giovani professionisti avranno la possibilità di confrontarsi con la sanità territoriale già durante il periodo di formazione, acquisendo competenze integrate che spesso mancano nei percorsi di tirocinio prettamente ospedalieri.

Il ruolo del PNRR e della rete regionale La realizzazione del reparto segue le direttive del Decreto Ministeriale 77/2022, che ridisegna i modelli dell’assistenza territoriale in Italia. L’attività dell’Ospedale di Comunità sarà strettamente connessa alla Centrale Operativa Territoriale (COT), ai distretti sanitari e ai Medici di Medicina Generale, creando una rete che accompagna il paziente lungo l’intero percorso di cura.

Gli spazi dell’Edificio George Eastman sono stati riprogettati per garantire standard moderni di accessibilità e comfort, orientati al recupero dell’autonomia individuale. L’intervento si inserisce nel piano di riorganizzazione promosso dalla Regione Lazio per rendere l’offerta sanitaria più capillare e meno centrata esclusivamente sui grandi poli ospedalieri d’urgenza. Con l’apertura di questa struttura, il Policlinico Umberto I compie un passo avanti nella gestione della cronicità e della post-acuzie, ambiti che rappresentano la sfida principale per la sostenibilità del sistema sanitario regionale nei prossimi anni.

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Tecnologia

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PROGETTA IL PRIMO SUPER-VACCINO CONTRO EBOLA E VARIANTI COVID: AL VIA I TEST CLINICI A CAMBRIDGE

L’Università di Cambridge testa il primo vaccino al mondo con antigeni creati dall’intelligenza artificiale per sconfiggere virus mutanti e prevenire future pandemie globali.
#Salute #IntelligenzaArtificiale #RicercaScientifica #Vaccini

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Redazione-  I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno dato vita a un’innovazione scientifica senza precedenti: il primo vaccino il cui componente chiave è stato interamente progettato dall’intelligenza artificiale e successivamente testato sugli esseri umani. Lo studio, i cui primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Infection, mira a creare una protezione universale contro intere famiglie di virus, incluse le varianti del Covid-19, l’influenza aviaria e l’Ebola. L’obiettivo dell’equipe britannica è prevenire future pandemie globali attraverso un siero capace di anticipare le mutazioni virali, superando i limiti dei farmaci attuali che spesso diventano obsoleti nel giro di pochi mesi.

La tecnologia del “super-antigene”

A differenza dei metodi tradizionali che utilizzano ceppi virali isolati e già in circolazione, il team di Cambridge ha adottato un approccio sintetico e predittivo. Gli scienziati hanno raccolto i codici genetici di una vasta gamma di coronavirus registrati dai programmi di sorveglianza globale. Questi dati sono stati elaborati da algoritmi di intelligenza artificiale, che hanno identificato le strutture comuni e immutabili tra i diversi patogeni.

L’intelligenza artificiale ha quindi generato un “super-antigene”, una molecola sintetica che funge da bersaglio per il sistema immunitario. Invece di istruire le difese dell’organismo a riconoscere una singola variante, questo componente addestra il corpo a identificare l’intera famiglia di appartenenza del virus. Questa strategia permette di mantenere l’efficacia del vaccino anche quando il patogeno muta o nel caso in cui avvenga un salto di specie dagli animali all’uomo. Secondo il professor Jonathan Heeney, responsabile del progetto, questo approccio rappresenta un cambiamento radicale nella preparazione alle emergenze sanitarie, permettendo alla scienza di agire d’anticipo rispetto all’evoluzione naturale.

I risultati della sperimentazione umana

La prima fase della ricerca ha coinvolto 39 volontari con l’obiettivo principale di verificare la sicurezza del preparato. I risultati hanno confermato che il vaccino è ben tollerato e non presenta rischi significativi per la salute. Sebbene l’impatto immediato sul sistema immunitario sia stato descritto dai ricercatori come “modesto”, il potenziale della tecnologia ha suscitato un forte interesse nella comunità scientifica.

Un secondo studio, che coinvolgerà circa 200 persone, è già in programma per analizzare in profondità la capacità del vaccino di generare una memoria immunitaria duratura. Il professor Saul Faust dell’Università di Southampton, che ha collaborato ai test, ha evidenziato come questa tecnologia mostri una flessibilità operativa superiore rispetto ai metodi classici, specialmente nella gestione di virus altamente instabili.

Oltre il Covid: influenza e febbri emorragiche

L’ambizione del team di Cambridge non si ferma ai coronavirus. I ricercatori stanno già lavorando su vaccini universali per l’influenza stagionale, che eliminerebbero la necessità di aggiornare la formulazione ogni anno. Un ulteriore fronte di ricerca riguarda il virus H5N1, l’influenza aviaria, che attualmente sta colpendo duramente le popolazioni di uccelli in tutto il mondo e che rappresenta una minaccia costante per la salute pubblica umana.

Inoltre, è in fase di sviluppo una variante del siero contro le febbri emorragiche, con un’attenzione specifica al virus Ebola. Attualmente, in alcune regioni come la Repubblica Democratica del Congo, circolano ceppi per i quali non esiste ancora una protezione approvata; la piattaforma basata sull’intelligenza artificiale potrebbe accelerare drasticamente i tempi di produzione di una cura specifica.

Il professor Andy Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Group, pur non avendo partecipato direttamente allo studio, ha descritto i dati come di grande interesse scientifico, sottolineando che l’intelligenza artificiale è destinata a diventare lo standard nella ricerca farmaceutica del futuro. Per le autorità sanitarie britanniche, questo successo rappresenta una conferma della capacità della ricerca nazionale di unire competenze biomediche e informatiche per proteggere la popolazione globale a lungo termine.

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