Redazione- L’adolescenza è un terreno di transizione delicato, un momento della vita in cui il corpo cambia, l’identità si ridefinisce e il gruppo dei pari diventa lo specchio in cui cercare la propria affermazione. In questa fase di vulnerabilità e crescita, ricevere una diagnosi di celiachia o dover gestire una rigida dieta senza glutine può trasformarsi in un carico emotivo destabilizzante. Il cibo, che per gli adolescenti rappresenta il principale veicolo di socializzazione e convivialità, dalla pizza del sabato sera alle feste di compleanno, rischia di trasformarsi in una barriera, in un fattore di diversità percepita che può alimentare isolamento, ansia sociale o, al contrario, pericolosi meccanismi di negazione e rifiuto della terapia dietetica.
Come aiutare allora i ragazzi a vivere questa condizione medica senza compromettere il loro bisogno di appartenenza e la loro spensieratezza? Quali dinamiche profonde si muovono dietro la fatica di accettare una patologia cronica? Ne parliamo con la Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.
Dott.ssa Lucattini, sappiamo che l’adolescenza è già di per sé un’età di grandi transizioni e cambiamenti, perché questa fase della vita diventa particolarmente complessa per un ragazzo o una ragazza che si trova a dover convivere con la celiachia?
L’adolescenza è una fase di profonda trasformazione fisica, emotiva e relazionale. Il corpo cambia rapidamente, l’immagine corporea diventa centrale, il giudizio dei coetanei assume grande importanza e il ragazzo comincia a costruire una propria identità separata da quella familiare. In questo contesto, una malattia cronica come la celiachia può essere vissuta non solo come una condizione medica, ma come un limite che interferisce con il desiderio di essere “come gli altri”.
Il problema non è soltanto seguire una dieta senza glutine, ma doverla seguire in tutte le situazioni sociali: a scuola, alle feste, nelle uscite con gli amici, nei viaggi, nei ristoranti, durante le attività sportive. L’adolescente può sentirsi osservato, diverso, limitato o costretto a spiegare continuamente la propria condizione. Studi recenti mostrano infatti che negli adolescenti con celiachia la qualità della vita, la partecipazione sociale e il benessere psicologico sono strettamente intrecciati con la gestione della dieta senza glutine.
In adolescenza il compito evolutivo è diventare autonomi. La celiachia richiede proprio autonomia, ma anche responsabilità: leggere le etichette, riconoscere i rischi di contaminazione, fare domande, dire dei no, tollerare la frustrazione. Tutto questo può diventare una grande occasione di crescita, purché l’adolescente non venga lasciato solo (Frontiers in Pediatrics, 2025).
Quali sono i segnali clinici e psicologici della celiachia negli adolescenti a cui prestare attenzione e intercettare tempestivamente?
Negli adolescenti la celiachia può presentarsi in modo diverso rispetto ai bambini piccoli. Non sempre compaiono diarrea, addome gonfio o evidente scarso accrescimento. Spesso si osservano manifestazioni più sfumate o atipiche: dolori addominali ricorrenti, nausea, stanchezza persistente, anemia da carenza di ferro, cefalea, difficoltà di concentrazione, irregolarità del ciclo mestruale, ritardo puberale, perdita o mancato aumento di peso, bassa statura, afte ricorrenti, dolori articolari, alterazioni dell’umore.
È importante non sottovalutare anche i segnali psicologici: irritabilità, chiusura, calo del rendimento scolastico, insonnia, ansia, tristezza, ritiro sociale o improvvisi cambiamenti nel rapporto con il cibo. In alcuni adolescenti il disagio fisico cronico può precedere o accompagnare manifestazioni emotive. La celiachia è oggi considerata una malattia sistemica, non solo intestinale, e può associarsi a sintomi gastrointestinali, neurologici, nutrizionali e psicologici.
È fondamentale ricordare che non bisogna mai iniziare una dieta senza glutine “di prova” prima degli accertamenti diagnostici, perché questo può falsare gli esami e ritardare una diagnosi corretta (Nutrients, 2025).
Come influisce l’obbligo della dieta senza glutine sulla salute mentale degli adolescenti celiaci, e perché può trasformarsi in un’ossessione ortoressica o in un disturbo alimentare?
La relazione tra celiachia e disturbi del comportamento alimentare è complessa e può essere bidirezionale. Da una parte, la celiachia impone una dieta rigorosa e un controllo costante degli alimenti; dall’altra, in adolescenza il controllo del cibo può diventare un terreno su cui si esprimono ansia, perfezionismo, bisogno di controllo, paura del corpo o difficoltà emotive.
Uno studio su adolescenti con celiachia ha mostrato una maggiore frequenza di atteggiamenti alimentari disturbati e sintomi di ortoressia, cioè una preoccupazione eccessiva per il mangiare “corretto” o “puro” (The International Journal of Eating Disorders, 2025).
È importante distinguere la necessaria attenzione alla dieta senza glutine da una modalità patologica di controllo. L’adolescente celiaco deve imparare a proteggersi dal glutine, ma non deve vivere il cibo come un nemico. Quando compaiono rigidità estrema, paura di mangiare fuori casa, evitamento sociale, perdita di peso, rituali alimentari, senso di colpa o angoscia sproporzionata, è opportuno coinvolgere un’équipe multidisciplinare: gastroenterologo, nutrizionista, psicoterapeuta, famiglia e, quando necessario, psichiatra.
La diagnosi di celiachia e dieta senza glutine può influire a livello emotivo sugli adolescenti, generando in alcuni casi ansia e depressione?
Può accadere. La letteratura scientifica recente segnala un’associazione tra celiachia, ansia, depressione e qualità della vita, soprattutto quando la gestione della dieta diventa fonte di stress o quando l’adolescente si sente isolato. Numerosi studi hanno rilevato che gli adolescenti con celiachia possono presentare un maggiore carico psichiatrico, con particolare attenzione ad ansia, depressione e insoddisfazione corporea. Inoltre, gli adolescenti con celiachia che riferivano più sintomi depressivi o minore qualità della vita tendevano, negli anni successivi, a percepire peggiore salute fisica e mentale nel passaggio all’età universitaria. Questo dato è molto importante perché indica che il benessere psicologico in adolescenza può avere effetti anche nella transizione verso la giovane età adulta (Children-Basel- 2025).
Ansia e depressione non sono “capricci” né semplici reazioni alla dieta. Possono essere l’espressione di una sofferenza più profonda: sentirsi diversi, controllati, fragili, esclusi o non compresi. Il dolore fisico, la stanchezza, le rinunce, il timore della contaminazione e la necessità di spiegarsi continuamente possono pesare molto sulla vita emotiva dell’adolescente.
Quanto incide la gestione quotidiana della celiachia sulle dinamiche relazionali e sociali e sui momenti di convivialità in età adolescenziale?
Pesa moltissimo. In adolescenza il cibo è relazione. Si mangia insieme a scuola, dopo lo sport, alle feste, nei viaggi, nei fast food, nei ristoranti, nelle case degli amici. Per un adolescente celiaco, ogni situazione conviviale può diventare una prova: chiedere informazioni, verificare ingredienti, evitare contaminazioni, portare il proprio cibo, rinunciare a qualcosa che mangiano tutti.
Ricerche recenti indicano che, pur potendo avere una buona qualità della dieta, gli adolescenti con celiachia possono sperimentare difficoltà nella partecipazione sociale. In uno studio del 2025, una migliore aderenza o qualità alimentare risultava collegata a possibili limitazioni nella vita sociale, confermando la necessità di un approccio clinico che non si limiti alla nutrizione ma includa il benessere psicosociale (Journal of Health, Population and Nutrition, 2025).
Il rischio non è solo la trasgressione alimentare, ma anche l’isolamento. Alcuni adolescenti preferiscono non uscire, non partecipare alle feste o non dormire fuori casa per evitare imbarazzo o paura. Altri, al contrario, possono trasgredire la dieta per non sentirsi diversi. Entrambe le reazioni segnalano un disagio e meritano ascolto.
In che modo, il bisogno di conformità sociale e di autonomia degli adolescenti contrasta a volte la piena aderenza alla terapia dietetica nei pazienti adolescenti affetti da celiachia?
L’adolescenza è la fase dell’autonomia, della sperimentazione e talvolta della sfida alle regole, questo a volte spinge i ragazzi ad un calo di una piena e corretta aderenza alla terapia indicata per la celiachia. La dieta senza glutine, invece, richiede continuità, attenzione e responsabilità. Quando il controllo passa progressivamente dai genitori al ragazzo, possono emergere difficoltà: dimenticanze, minimizzazione del rischio, desiderio di uniformarsi al gruppo, vergogna nel fare domande, scarsa percezione del danno se i sintomi non sono immediati.
L’aderenza alla dieta senza glutine in età adolescenziale e il suo il mantenimento a lungo termine resta un punto cruciale ed anche una sfida per pazienti, famiglia e curanti per la gestione clinica della malattia e dei sintomi ad essa associati.
È molto importante spiegare agli adolescenti che l’assenza di sintomi dopo l’assunzione di glutine non significa assenza di danno. Alcuni ragazzi possono pensare: “Se non sto male, posso mangiarlo”. In realtà, nella celiachia il glutine può provocare danni intestinali e sistemici anche quando i sintomi non sono evidenti. L’educazione deve essere chiara, ma non persecutoria: l’obiettivo non è spaventare, ma rendere consapevoli (The Journal of School Nursing, 2025).
In che modo, la celiachia non diagnosticata può influenzare le capacità di concentrazione e attenzione negli adolescenti?
Il sonno in adolescenza è già fisiologicamente delicato: cambiano i ritmi biologici, aumentano gli impegni scolastici, l’uso dei dispositivi digitali, le pressioni sociali. In un adolescente con celiachia, non diagnosticata, ha sintomi gastrointestinali, dolore, reflusso, stanchezza, ansia o preoccupazioni alimentari possono interferire ulteriormente con il riposo.
La qualità del sonno è fondamentale per la regolazione emotiva, l’attenzione, la memoria, il rendimento scolastico e il tono dell’umore. Quando un adolescente dorme male, può apparire irritabile, oppositivo, disattento, demotivato o depresso. Per questo, nei ragazzi con celiachia, è importante chiedere sempre come dormono, se si svegliano durante la notte, se hanno dolori, se sono stanchi al mattino, se faticano a concentrarsi a scuola anche per comprendere l’aderenza alla dieta senza glutine (Brain Sciences, 2026).
Come può il supporto psicoanalitico favorire l’accettazione della celiachia negli adolescenti, prevenendo i meccanismi di negazione e il rifiuto della dieta, motivandoli a seguire invece, l’iter diagnostico, fondamentale per la salvaguardia della loro salute?
Il supporto psicoanalitico può essere molto utile perché l’adolescenza è il tempo in cui la malattia cronica entra nella costruzione dell’identità. L’adolescente può chiedersi: “Sono normale?”, “Sarò desiderabile?”, “Sarò accettato?”, “Posso essere libero se devo seguire una regola per tutta la vita?”.
La psicoterapia psicoanalitica offre uno spazio in cui questi interrogativi possono essere pensati, non agiti. Aiuta l’adolescente a dare parola alla rabbia, alla vergogna, alla paura, al senso di diversità. Permette di distinguere il limite reale della malattia dalle fantasie persecutorie o catastrofiche che possono accompagnarla.
È importante che la celiachia non diventi il centro assoluto dell’identità: “sono celiaco” non deve cancellare “sono un ragazzo”, “sono una ragazza”, “sono uno studente”, “sono un amico”, “sono una persona che ama, desidera, progetta”. La cura psicoanalitica aiuta a integrare la malattia nella propria storia senza esserne dominati.
È indispensabile anche il lavoro di sostegno psicoterapeutico con i genitori. Alcuni genitori diventano iperprotettivi, altri minimizzano, altri ancora faticano a lasciare autonomia. L’obiettivo è accompagnare il passaggio di responsabilità: dai genitori all’adolescente, senza abbandono e senza controllo eccessivo (Frontiers in Psychology, 2021).
Quali consigli si sente di dare ai genitori di adolescenti con celiachia?
-Prima di tutto, ascoltare. Gli adolescenti non hanno bisogno soltanto di istruzioni, ma di sentirsi capiti;
-La dieta senza glutine è necessaria, ma deve essere inserita in una vita piena, non trasformarsi in una gabbia;
-Non banalizzare mai la fatica dei figli con frasi come “non è niente” o “basta ‘solo’ non mangiare glutine”;
-Non trasmettere ansia, perché l’ipercontrollo può aumentare vergogna e oppositività;
-Favorire gradualmente l’autonomia. Leggere etichette, ordinare al ristorante, parlare con insegnanti e amici;
-Aiutare i figli a organizzarsi prima di feste, viaggi, gite e uscite, senza rinunciare alla vita sociale;
-Chiedere aiuto a uno psicoterapeuta dinamico o uno psicoanalista quando la malattia diventa fonte di ansia, vergogna, conflitto familiare o ritiro sociale.