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Vertenza CallMat: le istituzioni promettono impegno, ma i lavoratori chiedono risposte concrete

📢 La vertenza CallMat entra in una fase decisiva: tra promesse istituzionali e la richiesta di un progetto industriale concreto, i lavoratori confermano la mobilitazione fino al 29 luglio.

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Lavoratori CallMat

Redazione-  Matera è ancora una volta il cuore pulsante di una vicenda occupazionale che tiene col fiato sospeso centinaia di famiglie lucane. La crisi che ha colpito CallMat non rappresenta solo un problema aziendale isolato, ma un segnale di allarme per l’intero tessuto economico della Basilicata. A pochi giorni di distanza dall’incontro tenutosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma, le organizzazioni sindacali tornano a far sentire la propria voce, bilanciando il riconoscimento verso l’attenzione ricevuta dalle istituzioni con la necessità improrogabile di passare dalle dichiarazioni di intenti ai fatti.

Il ruolo delle istituzioni nella crisi occupazionale

Il tavolo negoziale ha visto la partecipazione attiva di diversi attori. Le segreterie regionali di SLC CGIL, Fistel CISL, UILFPL e UGL Telecomunicazioni hanno espresso apprezzamento per la vicinanza dimostrata dall’assessore regionale alle Attività Produttive, Francesco Cupparo, e dai tecnici del relativo dipartimento, i quali hanno monitorato con costanza ogni evoluzione del dossier. Anche la presenza del sindaco di Matera, Domenico Bennardi, è stata segnalata come un segnale di coesione territoriale, a sottolineare quanto la tenuta occupazionale di CallMat sia considerata pilastro per la stabilità sociale della Città dei Sassi.

La Regione Basilicata, dal canto suo, ha ribadito la volontà di favorire la ricerca di una soluzione industriale che possa preservare il know-how e la professionalità dei lavoratori coinvolti. Tuttavia, il sindacato avverte chiaramente che la diplomazia e le strette di mano non sono più sufficienti a placare le preoccupazioni di chi, da mesi, vive sotto la spada di Damocle del licenziamento o della cassa integrazione. Il tempo dell’incertezza deve lasciare spazio a una programmazione che guardi al lungo periodo, evitando che la vertenza si trasformi in una gestione emergenziale perenne.

La scadenza del 29 luglio e la richiesta di un progetto industriale

L’attenzione di tutti è ora focalizzata sulla data del 29 luglio. Quel giorno, il confronto dovrà fornire risposte definitive in merito alle prospettive di rilancio. I segretari regionali — Anna Russelli per la CGIL, Vincenzo Piccinni per la CISL, Giovanni Letterelli per la UIL e Pino Giordano per l’UGL — hanno chiarito che, sebbene l’estensione dei volumi di lavoro garantita da TIM fino a settembre sia un parziale sollievo, essa rimane un palliativo. Senza un progetto industriale solido, sostenibile e, soprattutto, dotato di solide coperture finanziarie, il rischio di una ripresa della crisi dopo l’estate è considerato altissimo.

La richiesta delle parti sociali è univoca: trasparenza. I lavoratori esigono di conoscere con esattezza i tempi di realizzazione degli eventuali piani di riconversione, le risorse effettivamente a disposizione e, aspetto non negoziabile, le garanzie occupazionali che dovranno proteggere l’intero perimetro aziendale. Non sono contemplati passi indietro o ridimensionamenti che possano incidere sulla dignità dei dipendenti. La compattezza dimostrata dalle sigle sindacali in questo frangente è, al momento, la difesa più efficace per mantenere alta l’attenzione del Governo nazionale su una realtà che rischia di essere dimenticata tra i grandi dossier industriali del Paese.

Mobilitazione permanente per il lavoro e la dignità

Per i lavoratori di CallMat, la battaglia non si ferma lontano dai tavoli ministeriali. Da qui alla fine di luglio, il territorio materano sarà teatro di una serie di iniziative e assemblee finalizzate a mantenere viva l’attenzione pubblica. La strategia è chiara: la vertenza non riguarda solo i numeri dei bilanci, ma la vita di centinaia di nuclei familiari che rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio.

La determinazione espressa dai rappresentanti sindacali chiude ogni spazio a interpretazioni ottimistiche non supportate da atti formali. L’unità d’intenti non è solo uno strumento di pressione, ma un impegno etico verso quei lavoratori che, con spirito di sacrificio, hanno permesso all’azienda di operare finora nonostante le difficoltà. La sfida è aperta: il 29 luglio non sarà considerata una tappa interlocutoria, ma il momento in cui la politica dovrà dimostrare se la tutela del lavoro in Basilicata sia un obiettivo prioritario o un esercizio di stile. Fino a quella data, lo stato di agitazione resterà costante, a difesa di un futuro che a Matera non può permettersi di svanire.

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Il lutto per la scomparsa di Franco Barra che scuote la comunità lucana

🌹 La Basilicata piange la scomparsa di Franco Barra, punto di riferimento per le istituzioni e maestro di generazioni di professionisti. Il ricordo del segretario UGL Matera, Pino Giordano, celebra l’impegno e la dedizione di un uomo che ha saputo unire politica e umanità. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  Matera si ferma nel ricordo di una delle sue figure politiche e professionali più incisive degli ultimi decenni. La scomparsa dell’onorevole Franco Barra ha lasciato un vuoto profondo non solo nel tessuto politico della Basilicata, ma anche nel cuore di quanti hanno condiviso con lui percorsi di vita, battaglie sindacali e progetti di crescita economica per il territorio. A farsi portavoce di questo sentimento di cordoglio è Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL di Matera, che ha voluto tracciare un ritratto personale e istituzionale dell’ex parlamentare, sottolineandone l’integrità morale e la dedizione al servizio pubblico.

Il profilo di un uomo delle istituzioni

Franco Barra ha rappresentato, per la regione, un punto di equilibrio costante. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1994, nel collegio di Pisticci, Barra ha vissuto stagioni politiche complesse, caratterizzate da una transizione storica per la democrazia italiana. Il suo approccio al ruolo parlamentare non è mai stato distaccato o puramente burocratico: al contrario, ha sempre cercato di mantenere un filo diretto con le istanze del suo territorio di appartenenza.

La sua attività si è distinta per una visione pragmatica delle dinamiche produttive. Non si è mai limitato a produrre leggi, ma ha accompagnato il dibattito legislativo con un’attenzione meticolosa verso le piccole e medie imprese, vero motore dell’economia lucana. Per chi lo ha conosciuto nelle aule di Montecitorio, Barra resta l’immagine del professionista capace di studiare ogni dossier con rigore, anteponendo sempre l’interesse della collettività alle logiche di appartenenza stretta. Questa capacità di mediazione gli ha permesso di costruire ponti dove spesso si creavano fratture, guadagnandosi il rispetto trasversale degli avversari politici.

Un maestro oltre la politica: l’impronta professionale

Se l’attività parlamentare ne ha definito la statura pubblica, è probabilmente la sua opera nel campo della consulenza commerciale ad aver lasciato il segno più profondo. Dallo storico studio di Policoro, Franco Barra ha guidato la crescita professionale di intere generazioni di giovani. Molti degli attuali consulenti, imprenditori e professionisti lucani devono, in gran parte, la propria preparazione tecnica e la propria impostazione deontologica ai suoi insegnamenti.

Per Pino Giordano, il legame con Barra andava oltre il semplice rapporto tra sindacato e politica. La loro è stata una collaborazione nutrita da stima reciproca e da una visione condivisa circa il valore del lavoro, inteso come pilastro fondamentale per la tenuta sociale delle famiglie. Nelle numerose vertenze lavorative che hanno interessato l’area di Matera e il Metapontino negli anni, l’onorevole Barra è stato una presenza costante, un uomo disposto ad ascoltare, a consigliare e a spendersi concretamente per la difesa dell’occupazione. La sua disponibilità al dialogo non era mai di facciata; al contrario, era frutto di una solida cultura del fare e di un profondo rispetto per chi si adopera quotidianamente per sostentare la propria famiglia.

Il lascito e la memoria per la Basilicata

Il cordoglio espresso dall’UGL materana riassume il sentimento di una comunità intera che oggi si stringe attorno alla famiglia del defunto. Il pensiero di Giordano va in particolare alla moglie e ai figli, con un ricordo speciale dedicato a Francesca, nel momento della perdita di una figura che ha influenzato non solo la vita privata dei suoi cari, ma anche il destino collettivo di molti settori economici regionali.

Il ricordo di Barra non si esaurisce con la sua scomparsa. La sua eredità risiede nella rete di relazioni umane e professionali che ha saputo tessere in anni di dedizione. La Basilicata perde un uomo che aveva compreso, prima di molti altri, quanto lo sviluppo economico non possa essere slegato dal benessere sociale e dalla tutela dei diritti dei lavoratori. La sua parabola, che va dall’impegno parlamentare alla formazione dei giovani, resta un modello di coerenza e sobrietà. In un momento in cui le istituzioni sembrano spesso lontane dalle problematiche reali della gente, la figura di Barra continua a brillare come esempio di vicinanza, competenza e amore smisurato per la propria terra, valori che rimarranno impressi nella storia contemporanea del Mezzogiorno.

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Caporalato nel materano, l’appello dell’UGL: servono più ispettori per difendere lavoratori e imprese oneste

📢 Il caporalato resta una ferita aperta per il sistema economico lucano. L’UGL Matera scende in campo chiedendo più mezzi, assunzioni negli organi di vigilanza e una vera tutela per le imprese che rispettano le regole del mercato. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Le recenti operazioni condotte dalle forze dell’ordine nel territorio di Matera e nell’area del Metapontino, finalizzate al contrasto del lavoro nero e del caporalato, hanno acceso nuovamente i riflettori su una piaga che affligge il tessuto produttivo lucano. Il bilancio delle attività, che hanno visto il coordinamento sinergico di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Ispettorato del Lavoro e INPS, conferma come il fenomeno dello sfruttamento manchi di una dimensione episodica, configurandosi invece come un sistema radicato che altera la sana competizione economica.

Il segretario provinciale dell’UGL di Matera, Pino Giordano, ha accolto con favore gli esiti dei controlli definiti “Alto Impatto”, sottolineando come ogni intervento di vigilanza sia fondamentale per tutelare la dignità di chi ogni giorno cerca occupazione. Tuttavia, la posizione del sindacato va oltre l’apprezzamento per l’operato degli inquirenti, spostando il dibattito verso una critica strutturale riguardante le risorse a disposizione degli organi di controllo. Secondo l’UGL, lo Stato si trova di fronte a una contraddizione logica: richiede standard elevati di vigilanza ma, allo stesso tempo, fornisce alle autorità preposte organici ridotti e mezzi tecnici non al passo con le sfide del mercato moderno.

Il limite del sistema di vigilanza sul territorio

La critica di Giordano è netta: non è possibile eradicare il caporalato solo attraverso operazioni spot se mancano le fondamenta per una sorveglianza capillare e costante. Il territorio materano presenta una complessità geografica e produttiva che richiede un numero superiore di ispettori del lavoro e personale tecnico specializzato. Il sindacato chiede, in tal senso, una revisione delle politiche di reclutamento da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Senza un massiccio rafforzamento dei presidi fisici e tecnologici, l’azione di contrasto rischia di essere sempre un passo indietro rispetto alle modalità, spesso sommerse e clandestine, con cui operano i caporali.

Il problema, secondo l’analisi UGL, non riguarda solo le campagne. Sebbene il settore agricolo sia storicamente il più esposto, le criticità si estendono all’intero comparto multisettoriale: edilizia, logistica, manifatturiero e servizi rappresentano ambiti dove il dumping sociale è prassi quotidiana. Questa dinamica genera un effetto domino devastante, in cui le imprese che rispettano i contratti collettivi e investono in sicurezza si vedono costrette a competere con realtà parassitarie che abbattono i costi di produzione sfruttando la manodopera. Si tratta di una concorrenza sleale che punisce gli imprenditori virtuosi, i quali necessitano di incentivi e semplificazioni burocratiche per non soccombere sotto il peso di una legalità che, a volte, appare penalizzante per chi la osserva rigorosamente.

Prevenzione oltre la repressione e il caso del turismo

La lotta contro questo fenomeno non può affidarsi solo alla repressione penale. Per il segretario Giordano, occorre un cambio di rotta che includa la creazione di infrastrutture sociali: trasporti pubblici adeguati per i lavoratori stagionali, soluzioni abitative dignitose per chi giunge da fuori regione e il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. È necessario che il sistema diventi attrattivo per l’occupazione regolare, rendendo la scelta della legalità non solo un dovere, ma una convenienza economica.

Con l’arrivo della stagione estiva, l’attenzione si sposta ora sul settore turistico-ricettivo. Il Metapontino, meta di migliaia di visitatori, rischia di nascondere dietro l’ospitalità e gli scenari della costa jonica sacche di sfruttamento. Villaggi, stabilimenti balneari e strutture di ristorazione saranno oggetto – secondo l’auspicio UGL – di una vigilanza rigorosa. La dignità di camerieri, animatori e personale di cucina non è negoziabile.

Infine, il sindacato guarda al dialogo istituzionale come strumento di risoluzione. La richiesta rivolta al Prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, è quella di portare avanti con determinazione il tavolo provinciale sul lavoro sommerso, consolidando la rete tra parti sociali e istituzioni. Solo attraverso un patto di legalità che coinvolga attivamente la comunità, sarà possibile trasformare la sicurezza sul lavoro da voce di costo a valore imprescindibile, chiudendo definitivamente la porta a chi specula sulla vulnerabilità altrui.

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Sanità, Giordano (UGL Matera): la provincia di Matera in controtendenza rispetto ai dati nazionali

🏥 La sanità a Matera sfida le difficoltà nazionali: i dati in crescita in provincia dimostrano come il potenziamento dei servizi pubblici e il lavoro del personale stiano garantendo il diritto alla salute dei cittadini.

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Redazione-  Matera si pone come un osservatorio privilegiato per analizzare lo stato di salute della sanità pubblica nel Mezzogiorno, offrendo spunti di riflessione che divergono nettamente dal trend nazionale. Mentre il dibattito su base italiana è costantemente dominato dagli allarmi legati all’allungamento cronico delle liste d’attesa e alla progressiva migrazione dei pazienti verso il sistema privato, nel territorio materano emerge una dinamica differente. La UGL Matera, attraverso le parole del suo Segretario Provinciale Pino Giordano, ha tracciato un bilancio che evidenzia come il rafforzamento delle strutture pubbliche possa ancora costituire un baluardo efficace per la tutela del diritto alla salute, a patto che sussista una sinergia operativa tra istituzioni, management sanitario e operatori di settore.

i risultati del laboratorio di Tinchi e l’impatto sul territorio

Il segnale più evidente di questa inversione di rotta è rappresentato dall’attività del Laboratorio di Patologia Clinica di Tinchi. I numeri parlano di un trend di crescita esponenziale, capace di rispondere concretamente alle necessità di una popolazione che, diversamente, sarebbe stata costretta a rivolgersi a strutture extra-regionali, aumentando i costi a carico del sistema sanitario lucano sotto forma di mobilità passiva. Il laboratorio, sotto la guida del dottor Domenico Dell’Edera, ha visto un incremento prestazionale impressionante: dalle 110 mila prestazioni del 2023 si è passati a 164 mila nel 2024, con proiezioni che indicano il superamento della soglia delle 210 mila prestazioni su base annua per il 2025.

Questo dato non è solo statistico, ma rappresenta un cambiamento qualitativo e di prossimità. La capacità di erogare volumi così elevati di analisi nei presidi locali permette di alleggerire la pressione sui grandi centri urbani, offrendo un servizio tempestivo che riduce i tempi di attesa e garantisce ai cittadini una sanità vicina alle proprie esigenze. La strategia appare chiara: la valorizzazione dei presidi territoriali non rappresenta un obiettivo marginale, ma una colonna portante della riorganizzazione messa in atto dall’Azienda Sanitaria di Matera (ASM).

la sfida della stagione estiva tra Policoro e l’entroterra

La pianificazione non può tuttavia prescindere dalle peculiarità geografiche e stagionali del territorio materano. Durante l’incontro con l’Assessore alla Salute della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, è emersa con chiarezza la necessità di una programmazione specifica per il periodo estivo. L’Ospedale Papa Giovanni Paolo II di Policoro, in particolar modo, funge da struttura di frontiera in un’area che vede un afflusso turistico massiccio verso le coste ioniche, sommato alla posizione strategica sulla Strada Statale 106 Jonica, arteria ad alto rischio di incidentalità che collega Basilicata, Puglia e Calabria.

La gestione di questo presidio è considerata fondamentale per garantire la sicurezza non solo dei residenti, ma di migliaia di visitatori. In tal senso, la recente implementazione del servizio di dialisi a Policoro è stata accolta con favore dalla UGL come un potenziamento necessario. L’integrazione del servizio in un presidio ospedaliero non rappresenta solo una questione tecnica, ma una garanzia di sicurezza clinica per il paziente, che può beneficiare in caso di necessità di un intervento immediato da parte di reparti multispecialistici.

il capitale umano alla base della tenuta del sistema

Al netto degli investimenti tecnologici e del management, Pino Giordano sottolinea che il vero motore del cambiamento risiede nelle donne e negli uomini che compongono il comparto sanitario. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale amministrativo rimangono il fulcro di un sistema che, nonostante le note carenze di organico che affliggono l’intero comparto nazionale, dimostra una tenuta superiore alle aspettative. La valorizzazione di queste figure, unite a una visione strategica condivisa tra l’ASM e l’assessorato regionale, appare come la via maestra per evitare il declino della sanità pubblica.

La posizione del sindacato è orientata al sostegno di ogni iniziativa che miri al consolidamento del pubblico, distanziandosi da polemiche strumentali e focalizzandosi sulla necessità di continuare a investire in tecnologie e personale. L’obiettivo rimane la riduzione definitiva della mobilità passiva, un traguardo che, se raggiunto, restituirebbe dignità al sistema sanitario regionale, trasformando una terra storicamente segnata dai tagli in un modello di efficienza e qualità assistenziale per tutto il Sud Italia. La sfida per il prossimo futuro sarà quella di stabilizzare questi risultati, garantendo che l’accessibilità alle cure non rimanga un privilegio, ma una costante garantita dalla presenza capillare delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale sul territorio.

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