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Spettacolo

Onde Musicali sul Lago d’Iseo presenta il Quartetto Neuma in omaggio a Astor Piazzolla

🎶 Scopri la magia del tango sul Lago d’Iseo: il quartetto Neuma rende omaggio a Astor Piazzolla in una serata imperdibile! 👇
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Foto Ensemble Neuma

Redazione-  Marone (Bs) è la cittadina che ospita il prossimo appuntamento della nona edizione del festival “Onde musicali sul Lago d’Iseo”. Il concerto, previsto per venerdì 19 giugno alle ore 21:00 nella Cittadella della Musica e dell’Arte, vedrà sul palco il quartetto di fiati Neuma – Giacomo Barone (flauto), Tommaso Gasparoni (oboe), Nicolò Andriolo (clarinetto) e Matteo Dal Toso (fagotto) – affiancato dal fisarmonicista Marcello Grandesso. Il programma “Estaciones Porteñas” proporrà le quattro “Estaciones Porteñas”, “Oblivion”, “Adiós Nonino”, “Café 1930”, “Nightclub 1960” e, in un omaggio speciale, il “Tango pour Claude” di Richard Galliano.

Il festival Onde Musicali sul Lago d’Iseo: un anno di successi

Nato nel 2017 grazie all’impegno dell’Associazione Luigi Tadini di Lovere e al supporto di Visit Lake Iseo, il festival ha rapidamente conquistato un ruolo di riferimento per la stagione estiva lombarda. Quest’anno la programmazione conta 66 serate tra 200 musicisti, distribuite su venti comuni delle province di Bergamo e Brescia. Il calendario spazia dal repertorio lirico ai concerti d’arte sacra, dalla musica antica al jazz, includendo dedicati momenti di tango e crossover. Gli eventi si svolgono in contesti naturali e architettonici di grande fascino, come la Rocca Martinengo di Monte Isola, la Cittadella di Marone e le acque della storica Motonave Capitanio, celebrata quest’anno per il suo centenario.

Il concerto del 19 giugno: Estaciones Porteñas al cuore di Marone

Il quartetto Neuma, nato nel 2020, è riconosciuto per la sua versatilità: dal repertorio barocco al cinema italiano del Novecento, il gruppo adotta una formazione variabile che mette al centro i legni. Dal 2023 collabora con il giovane fisarmonicista Marcello Grandesso, diplomato al Conservatorio di Vicenza e vincitore del primo premio assoluto al Concorso internazionale di musica per i giovani di Stresa. Il progetto “Astor”, ideato dai cinque musicisti, reinterpreta le composizioni di Astor Piazzolla con una strumentazione classica, creando nuove sfumature timbriche.

Il concerto promette una resa intima ma potente delle melodie di Piazzolla, integrando la ricchezza armonica della fisarmonica con la purezza dei legni. Tra le opere in programma, “Oblivion” è una delle più amate del compositore argentino, nota per la sua linea melodica sospesa. “Adiós Nonino”, scritta in memoria del padre, offre un momento di riflessione emotiva, mentre “Café 1930” e “Nightclub 1960” mostrano il lato più ritmico e danzante del “Nuevo Tango”. Il brano di Galliano, “Tango pour Claude”, completa il percorso con un tributo al grande fisarmonicista francese, chiudendo il concerto con una nota di riconoscimento interculturale.

Il panorama artistico e i progetti speciali 

Tra le altre iniziative di rilievo, sabato 27 giugno la Rocca Martinengo sarà teatro di “Il classico incontra il jazz”, un concerto che unirà il chitarrista classico Claudio Piastra, il pianista Andrea Servidio, il contrabbassista Luca Garlaschelli e il batterista Massimo Melillo. Il programma includerà brani di Ennio Morricone, Paul Desmond, Claude Bolling e, ancora, Piazzolla con “Oblivion”.

Un’altra tappa distintiva è la serie di concerti a bordo della Motonave Capitanio, la nave più antica del lago, che celebrerà il suo centenario con sette esibizioni tra Lovere, Marone, Iseo, Predore, Paratico, Pisogne e Castro.

Il festival è sostenuto da Regione Lombardia, dalla Fondazione della Comunità Bergamasca, nonché da sponsor come Navigazione Lago d’Iseo, Rotary Club Lovere‑Iseo‑Breno, Comisa e Lions Club Lovere. La maggior parte degli eventi è a ingresso libero; solo tre concerti, tra cui quello del 27 giugno a Monte Isola, prevedono un biglietto di € 80 comprensivo di parcheggio, trasporto sull’isola e brindisi finale.

Per ulteriori dettagli, il programma completo, la prenotazione dei biglietti e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del festival: visitlakeiseo.info.

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Spettacolo

“Impermanenza” e il ritorno dei Varanasi: un viaggio tra post-punk e malinconia

🎵 L’attesa è finita: dal 16 giugno arriva “Impermanenza”, il nuovo album dei Varanasi. Un disco intenso dove post-punk, shoegaze e filosofia si incontrano per raccontare la fragilità della realtà. Non perdere questa uscita fondamentale.

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Redazione-  Roma e il panorama della musica indipendente italiana si preparano ad accogliere un nuovo tassello di un mosaico sonoro iniziato ormai diversi anni fa. Dal prossimo 16 giugno 2026, sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e nel classico formato fisico in cd “Impermanenza”, il nuovo album firmato dai Varanasi, distribuito dall’etichetta Overdub Recordings. Si tratta di un progetto che arriva a consolidare il percorso artistico di un collettivo che ha saputo ripartire con coraggio dalle ceneri di esperienze pregresse per ridefinire i contorni della propria identità stilistica, muovendosi con padronanza tra le trame scure del post-punk e le derive più eteree dello shoegaze.

La filosofia del mutamento come base creativa

Il cuore pulsante di questo nuovo lavoro non risiede soltanto nelle frequenze sonore, ma in un apparato concettuale ben preciso, radicato nella tradizione filosofica orientale. Il titolo stesso, “Impermanenza”, trae ispirazione diretta da un antico concetto buddhista che descrive la realtà come un flusso costante, un mutamento incessante che attraversa ogni forma di esistenza. La band ha scelto di declinare questa visione attraverso il racconto della figura di Saigyō e la leggenda del “demone dell’impermanenza”, un’entità capace di separare ciò che l’essere umano erroneamente crede destinato a durare in eterno.

A questa suggestione si intreccia, in modo sorprendente, la riflessione di un autore iconico come Yukio Mishima. Nelle sue analisi critiche legate al secondo conflitto mondiale, lo scrittore giapponese descriveva la realtà come qualcosa di fragile, sospeso, paragonabile a un’immagine che può dissolversi in un battito di ciglia. Su questa linea di confine, tra la certezza del collasso e il desiderio di permanenza, i Varanasi hanno costruito le architetture dei dieci brani che compongono l’album. L’ascoltatore si trova immerso in uno spazio instabile, dove i testi richiamano immagini di mondi simili a fiamme che tremano, ombre di sogni e figure che cercano di preservare la propria integrità in un presente che assedia costantemente l’individuo.

Evoluzione sonora e coerenza compositiva

Rispetto a “Cattedrali per principianti”, il precedente capitolo discografico della band, “Impermanenza” segna uno scarto netto verso atmosfere più cupe e inquiete. Se in passato il suono cercava una forma di equilibrio più definita, in questo lavoro il gruppo ha scelto di rendere la materia sonora più densa, quasi stratificata, alternando momenti di grande impatto e frenesia ritmica a parentesi di distensione sognante, tipiche del dream pop. La band, composta da Stefano Bellerba (voce e chitarra), Matteo Luciani (basso), Leonardo Mori (tastiere), Saverio Paiella (chitarra) e Matteo Bussotti (batteria), ha lavorato per ottenere un suono che non fosse solo un accompagnamento alle parole, ma una vera e propria estensione del loro sentire.

La tracklist è un viaggio che tocca temi come la decomposizione dell’anima, la tentazione di esistere e l’assedio del tempo. Brani come “L’effetto che fa”, “La tentazione di esistere” e l’omonima “Impermanenza” definiscono un percorso dove il nulla e l’assoluto si sfiorano. La produzione, curata per garantire una resa ottimale anche nel formato cd, permette di cogliere le sfumature della batteria e i riverberi delle chitarre, elementi che rendono questo album una prova di maturità per un gruppo nato nel 2019 dalle ceneri dei Japan Suicide. La scelta di cantare in italiano, che aveva già caratterizzato la nascita del progetto, conferma l’esigenza del gruppo di mantenere una connessione diretta, viscerale e priva di filtri con il proprio pubblico.

Un progetto nato dalla trasformazione

La storia dei Varanasi è il riflesso del loro nome e della loro poetica: un continuo trasformarsi. Dopo la conclusione del percorso decennale dei Japan Suicide, i componenti hanno avvertito la necessità di una coerenza maggiore, un linguaggio che fosse capace di contenere sia l’urgenza post-punk che la psichedelia più introspettiva. Questo nuovo disco è la dimostrazione di come la musica possa farsi carico di domande esistenziali profonde senza rinunciare alla potenza dell’intrattenimento sonoro.

Il singolo apripista, “Per sempre”, ha già fornito un assaggio di questa miscela, preparando il terreno per un album che si preannuncia tra i più interessanti dell’estate 2026. Con la coerenza di un collettivo che ha imparato a guardare le stelle senza timore, i Varanasi si presentano al pubblico con la consapevolezza di chi ha attraversato il vortice e, nonostante le ferite, è pronto a mostrare le cicatrici come parte integrante di una nuova bellezza.

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Disastri al festival delle colline geotermiche: teatro che interroga le eredità del presente

📢 Un teatro che si fa specchio delle nostre fragilità – scopri come Disastri trasforma il caos in scena e perché il suo messaggio è più urgente che mai 👇
#teatro #cultura #festival #geotermia

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Redazione-  Alle ore 19:00 il Teatro De Larderel si riempie di un silenzio carico di attesa. È il giorno in cui al Festival delle Colline Geotermiche prende vita Disastri. Ovvero quel che resta, prima puntata di un ambizioso percorso triennale ideato da Pilar Ternera e dalla Compagnia A.D.D.A. La produzione, diretta da Francesco Cortoni, è frutto di una drammaturgia condivisa con Leonardo Ceccanti e vede sul palco Silvia Lemmi, Matteo Ceccantini e Marco Fiorentini.

Il contesto del festival delle colline geotermiche

Il Festival, nato nel 2018 per valorizzare la tradizione termale della zona toscana, ha ampliato il suo mandato culturale includendo linguaggi contemporanei che rispondono alle tensioni sociali e ambientali. Quest’anno il tema centrale è la fragilità delle certezze collettive, un filo conduttore che collega la storia termale di Pomarance alla crisi climatica globale. Organizzatori e istituzioni locali hanno promosso l’evento come spazio di dialogo, coinvolgendo scuole, associazioni di volontariato e gruppi di ricerca sull’energia geotermica.

Disastri: una scenografia della fragilità

La messa in scena evita la linearità narrativa tradizionale. Il palco si trasforma in un vuoto bianco punteggiato da segni graffiati, proiezioni di fotografie invecchiate e frammenti audio registrati direttamente nei laboratori che hanno alimentato il lavoro. Otto microfoni dislocati nella sala amplificano respiri, sussurri e pause, creando un paesaggio sonoro che sottolinea la vulnerabilità dei corpi umani.

Il percorso creativo è iniziato più di un anno fa, quando le due compagnie hanno itinerato attraverso scuole e centri sociali, chiedendo a giovani e anziani: “Qual è stato il tuo disastro?” Le risposte, raccolte in forma di testimonianze videoregistrate, hanno costituito la materia prima del copione. La drammaturgia, dunque, non è più un documento scritto, ma una struttura viva che si alimenta delle voci dei partecipanti. Questo approccio ha permesso a Lemmi, Ceccantini e Fiorentini di mescolare la propria storia personale con i racconti della comunità, trasformando il palco in un crocevia di memorie.

La regia di Cortoni privilegia l’incasso del pubblico in una condizione di “instabilità”. Non vi sono momenti di chiusura drammatica, ma una serie di aperture che invitano lo spettatore a scegliere il proprio punto di vista all’interno della frattura. Il risultato è una performance che non fornisce risposte preconfezionate, ma solleva interrogativi sulla trasmissione di valori alle generazioni future: “Che cosa merita davvero di essere tramandato?”

Prospettive future del progetto triennale

Disastri rappresenta il primo capitolo di una iniziativa che si svilupperà dal 2025 al 2027. La fase iniziale concentra l’attenzione sui tre attori e sull’indagine delle “macerie del presente”. Nelle stagioni successive, il progetto intende ampliare il cast e coinvolgere ulteriori comunità, esplorando temi legati alla famiglia, alle radici culturali e alle ripercussioni dei disastri sia collettivi che privati. L’obiettivo è creare un “corpo corale” capace di trasformarsi in risposta alle evoluzioni sociali di ogni territorio attraversato.

Il futuro prevede anche una serie di laboratori itineranti, sviluppati in collaborazione con università e centri di ricerca geotermica. Tali lavori avranno lo scopo di raccogliere nuovi testimonianze, approfondire i legami fra crisi energetica e narrazione teatrale, e produrre materiale audiovisivo da integrare nelle rappresentazioni successive.

Molti osservatori culturali hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa, sottolineando come il teatro possa fungere da “laboratorio di resilienza”. Il coinvolgimento diretto delle comunità, la scelta di un linguaggio non lineare e la presenza di una componente sonora immersiva sono stati evidenziati come punti di forza. Per la giunta comunale di Pomarance, l’evento rappresenta anche una “vetrina” per il territorio, capace di attrarre visitatori interessati a una cultura che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

In conclusione, la messa in scena di Disastri non si limita a raccontare un periodo di crisi, ma invita a convivere con la precarietà, a riconsiderare ciò che riteniamo indispensabile e a proporre una nuova forma di eredità culturale, più aperta e partecipata.

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Il Thanda Choir arriva a Milano: il riscatto sociale corre sulle note della musica africana

🌍 Dal Sudafrica a Milano, il Thanda Choir porta sul palco del Castello Sforzesco una storia di coraggio, riscatto e grande musica. Non perdere l’anteprima della Festa della Musica con le voci della speranza.

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Thanda Choir foto 2

 Redazione-  Il Cortile delle Armi del Castello Sforzesco si prepara ad accogliere una delle espressioni culturali più autentiche e toccanti del panorama internazionale contemporaneo. Domenica 21 giugno, in occasione della Festa della Musica, il palco meneghino ospiterà il debutto italiano del Thanda Choir, ensemble corale giunto direttamente dal Sudafrica per portare un messaggio di speranza, dignità e trasformazione radicale attraverso l’arte corale. L’evento, programmato per le 21:00, rappresenta un momento di alto valore simbolico, inserendosi nel cartellone di Suoni Mobili, la rassegna itinerante curata dall’associazione culturale Musicamorfosi, che da anni lavora per abbattere le barriere geografiche e sociali tramite il linguaggio universale dei suoni.

Una missione che nasce nel cuore di Khayelitsha

Il progetto non è nato tra le mura di una prestigiosa accademia, ma tra le strade polverose e le difficoltà concrete di Khayelitsha, uno degli insediamenti informali più estesi e popolosi del Sudafrica, situato nella periferia di Città del Capo. Fondato nel 2023 da due giovani musicisti di Johannesburg, il coro ha saputo trasformare un contesto segnato da povertà sistemica e disagio in un avamposto di educazione e crescita personale. La scelta del nome non è casuale: Thanda, in lingua isiXhosa, significa amore. Questo termine sintetizza l’essenza stessa del collettivo, che opera come un rifugio sicuro per ragazzi che vivono in ambienti ad alto tasso di criminalità.

Cantare nel Thanda Choir significa ridefinire la propria identità. Per questi giovani, l’appartenenza al gruppo non si limita alla pratica vocale, ma funge da strumento di emancipazione. Attraverso la disciplina corale e la condivisione emotiva, i membri del gruppo sviluppano una rinnovata fiducia nelle proprie potenzialità, costruendo legami di solidarietà che diventano un solido scudo contro le insidie del territorio di origine. La musica si trasforma dunque in un volano di riscatto, capace di proiettare talenti rimasti altrimenti invisibili verso i palcoscenici globali.

Dai palchi internazionali al prestigio degli Oscar

Nonostante la breve storia, il percorso del Thanda Choir è stato segnato da successi straordinari che confermano la qualità artistica della formazione. A pochi mesi dalla sua nascita, il coro ha avuto l’onore di aprire i concerti del tour di Dave Matthews a Città del Capo, esibendosi dinanzi a migliaia di spettatori. La consacrazione definitiva è giunta nel 2025, con la nomination agli Oscar ottenuta insieme al compositore britannico John Powell per la colonna sonora del cortometraggio The last ranger. Un riconoscimento che pone il gruppo tra gli attori principali della scena musicale contemporanea, capace di fondere con naturalezza le radici della tradizione polifonica africana con le strutture melodiche del pop e della musica cinematografica globale.

Il concerto milanese, che si terrà a ingresso libero con prenotazione obbligatoria e possibilità di donazione a favore dei progetti di Natur&-Onlus di Seveso, costituisce l’anteprima del festival “Milano La Città che Sale”. L’intera serata è supportata da Radio Popolare, che, in occasione del suo cinquantesimo anniversario, ha scelto di sostenere attivamente il coro. Il legame tra l’emittente e la formazione sudafricana si manifesterà anche in un’iniziativa di coinvolgimento territoriale: il 23 giugno, i coristi parteciperanno come “tutor spirituali” a una serie di performance che coinvolgeranno cinque cori locali nelle periferie milanesi. Per chi volesse vivere l’esperienza in modo immersivo, il “Magic Bus” di Musicamorfosi trasporterà i musicisti da Monza verso il Castello Sforzesco, offrendo agli ascoltatori di Radio Popolare l’opportunità di accompagnare il coro durante il tragitto.

Il debutto del Thanda Choir in Italia rappresenta un ponte culturale tra due mondi apparentemente distanti, dimostrando come la musica sia in grado di parlare linguaggi universali di pace e integrazione. Sarà una serata caratterizzata da armonie potenti e da una carica emotiva rara, che lascerà un segno profondo nel tessuto sociale cittadino.

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