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Lifestyle

Lo Sgarbi negato, ovvero la negazione di Sgarbi

Perché voler negare l’evidenza e insistere a dire che Sgarbi sta bene ? Forse per convincere i magistrati a sfogliare una rassegna stampa prefabbricata così da non approfondire una denuncia per circonvenzione di incapace ?

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Vittorio Sgarbi

Redazione-  Fa davvero tanta tristezza lo Sgarbi Crepuscolare esibito, che molla a sua insaputa il Marinetti e D’Annunzio per abbracciare il Foscolo e Fogazzaro, lo Sgarbi dimagrito e dimesso, non più sorridente e sereno come un tempo, ma affaticato e pensoso, non più loquace ma bofonchiante, che passa dal superamento del limite alla contemplazione statica della montagna, che sostituisce l’inno alla gioia e alla vita con l’anelito verso il Creatore di cui ha sempre dubitato l’esistenza, uno Sgarbi irriconoscibile che abbandona l’estroversione estrema per abbracciare rassegnato l’introversione più cupa.

Può un uomo in soli pochi mesi trasformarsi al punto tale da non assomigliare nemmeno più un poco a se stesso? Può essere diverso da apparire irriconoscibile?

Sono arrivata alla conclusione che abbia del tutto ragione Sauro Moretti quando afferma che lo Sgarbi che lui ha conosciuto e di cui è stato valida ombra e sincero amico, lo Sgarbi che io ho frequentato da vicino per anni, davvero non esiste più, non c’è’ più.

Chiunque abbia conosciuto Sgarbi, chiunque gli sia stato davvero amico soffre nel vederlo così.

Sgarbi oggi viene portato in giro come un brand funzionale evidentemente a qualche business, o come attrazione e richiamo per aumentare il pubblico e la visibilità degli eventi, visto l’affetto che ancora suscita in chi lo ha amato e oggi vuole rivederlo, rappresentando esattamente l’opposto di quello che egli ha sempre voluto essere.

Questo spettacolo, più che ricordare la Grande Bellezza di Sorrentino, evoca scenari cinini e macabri da film horror.

Ho un pensiero ricorrente da tempo: cosa direbbe il vero Sgarbi, l’originale, se gli fosse concesso dal destino anche solo per 10 minuti di osservare questa tragica e avvilita versione di sé stesso?

Probabilmente gli direbbe di ritirarsi dalle scene per preservare il ricordo di ciò che e’ stato e di tutto quello che con grande sapienza e generosità ha dato a questo Paese in termini di divulgazione dell’arte, della conoscenza e della bellezza.

La sorella Elisabetta alla Milanesiana preannuncia il suo arrivo, avvertendo gli astanti che troveranno uno Sgarbi molto ma molto diverso rispetto a quello che hanno finora conosciuto. Mai frase fu più vera. Ma allora perché accanirsi nel sostenere che sta bene ?

Perché voler convincere a tutti i costi che lo Sgarbi di oggi può badare a se stesso?

Perché insistere di fronte alla evidenza che egli non è nemmeno il fantasma del genio di ieri ?

Perché arrampicarsi sugli specchi fornendo versioni fantasiose della sua malattia e della sua volontà di sposarsi a tutti i costi?

Forse per convincere i magistrati a sfogliare una rassegna stampa prefabbricata così da non approfondire una denuncia per circonvenzione di incapace?

Saranno probabilmente solo i posteri a fare giustizia, visto che a quanto pare per la cronaca va tutto benissimo, Sgarbi sta benissimo, manca giusto il matrimonio per coronare un Amore vero, sincero, reciproco e disinteressato.

Non resta che fare tanti Tanti Auguri agli sposi !

Con buona pace di chi forse fra qualche anno avrà magari rimorsi e sensi di colpa per essersi prestato ad aver contributo a nascondere la verità.

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Lifestyle

“The Alphabet: First Breath”, a Roma arriva il nuovo progetto artistico di Pauline Faieff

👁️ Pauline Faieff porta a San Lorenzo “The Alphabet: First Breath”, una mostra che trasforma il corpo umano in un linguaggio universale. Un’esperienza di pura emancipazione visiva attende i visitatori allo spazio Porte Rosse di Roma.

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#PaulineFaieff #SanLorenzoRoma #ArteContemporanea #TheAlphabet

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Alphabet

Roma – Il rione di San Lorenzo, cuore pulsante della cultura indipendente nella Capitale, si prepara ad accogliere una riflessione profonda sul legame tra identità fisica e linguaggio. Dal 7 al 12 luglio 2026, lo spazio espositivo Porte Rosse, situato al civico 6-8 di via dei Sabelli, apre le porte a “The Alphabet: First Breath”. Si tratta della prima presentazione pubblica dell’innovativo progetto artistico firmato da Pauline Faieff. La mostra, curata da Annelise Stern, verrà inaugurata ufficialmente martedì 7 luglio alle ore 18 con un momento riservato agli invitati, per poi aprire le proprie sale gratuitamente al pubblico ogni giorno, dalle 13 alle 19.

Il corpo come alfabeto di libertà

In un contesto sociale in cui l’immagine fisica viene costantemente sottoposta a criteri di sorveglianza, standard estetici rigidi o censure digitali, Pauline Faieff propone un gesto di riappropriazione. “The Alphabet” non è una semplice collezione di scatti, ma un linguaggio visivo integrale costruito interamente attraverso le forme del corpo umano. Composto da ventisei fotografie, una per ogni lettera dell’alfabeto, il progetto ambisce a superare le barriere formali. Ogni immagine è accompagnata da una poesia, creando un binomio in cui il corpo torna a essere la sorgente primaria di comunicazione.

L’idea alla base del lavoro è restituire al soggetto la piena autonomia nel mostrarsi. In un’epoca segnata da algoritmi che condizionano la percezione e la rappresentazione del sé, l’artista invita a guardare la propria fisicità senza il filtro del giudizio. Il progetto si configura dunque come uno strumento simbolico di emancipazione, pensato per chiunque desideri riconquistare la propria immagine al di fuori delle convenzioni sociali che spesso tentano di correggere o normalizzare ciò che è naturalmente imperfetto.

Dalla Martinica al cuore di San Lorenzo

La genesi di “The Alphabet” affonda le radici in Martinica, la terra di origine di Pauline Faieff. L’opera è il frutto di otto mesi di ricerca solitaria, durante i quali l’artista ha lavorato in tre distinte sessioni creative, cercando di recuperare una voce che sentiva smarrita in passato. La scelta tecnica è netta: assenza di luci artificiali, totale rifiuto di trucchi estetici o scenografie complesse. Il risultato è dettato unicamente dalla luce naturale e dal tempo, elementi necessari affinché il corpo potesse esprimersi con autenticità.

Roma è stata scelta come culla per questo “primo respiro” del progetto. La scelta dello spazio non è casuale: Porte Rosse sorge in una storica ex trattoria di via dei Sabelli, un luogo che ha visto transitare figure intellettuali di rilievo come Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Oggi, gestito da tre donne, lo spazio mantiene viva quella vocazione culturale, offrendo una cornice ideale per un’opera che rivendica il diritto di occupare lo spazio fisico e mentale. La mostra non vuole essere solo un oggetto da ammirare, ma un’esperienza di decostruzione delle norme sociali, in cui l’accoglienza del sé diventa un vero atto di resistenza.

Protagoniste dell’arte contemporanea

Pauline Faieff, artista francese attiva tra Francia e Italia, ha costruito nel tempo una pratica che trasforma la nudità in un manifesto di libertà, utilizzandola come luogo di riconciliazione. La curatrice Annelise Stern, figura di spicco nel panorama dell’arte contemporanea, ha accompagnato lo sviluppo della mostra con la competenza che da sempre dedica alla valorizzazione delle figure femminili. Con oltre cento mostre curate, Stern concentra il suo lavoro sul concetto di “female gaze” e sull’intersezione tra nuove tecnologie e arte, cercando di capire come le prospettive contemporanee influenzino la ricezione delle opere.

Per i visitatori che decideranno di intraprendere questo percorso in via dei Sabelli, “The Alphabet: First Breath” rappresenta un’occasione per riflettere sul proprio modo di essere nel mondo. L’invito lanciato dall’artista è quello di guardare con tenerezza al proprio corpo, trasformando la percezione soggettiva in una forma di linguaggio universale e condiviso. Per ulteriori dettagli sul progetto e per approfondire il percorso dell’artista, è possibile consultare il portale ufficiale www.paulinefaieff.art/first-breath.

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Moda, Naomi, La Venere Nera inaugura a Milano lunedì 20 Luglio il suo attico al piano 29 e 30 della Torre Bresa di Via Vittoria Pisani

Artefice della realizzazione del sogno della modella l’architetto dei vip Marco Geri

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Naomi Campbell

Redazione-  C’è chi attraversa il mondo per una sfilata. E poi c’è chi lo attraversa per amore. Naomi, dopo aver vissuto tra Londra, Parigi e New York, un giorno sceglie Milano. Non per lavoro, non per la moda, ma per una persona capace di farle cambiare rotta.
Eppure c’e’ una città che non riesce a lasciare davvero: New York. Le mancano il rumore dei taxi, le luci che non dormono mai e quel cielo ritagliato tra i grattacieli che le hanno insegnato a sognare.
Così, quando arriva il momento di scegliere una casa, ne vuole a tutti i costi una prestigiosa di grandissima rappresentanza, unica, ma che sia anche all’ultimo piano di un grattacielo milanese. E così l’architetto Geri realizza il suo sogno. E’ lui che la conduce all’ultimo piano della imponente Torre Breda di Via Vittor Pisani 2. E a lei da lassù sembra di avere la testa tra le nuvole. Ma chi la conosce bene sa che, nelle giornate limpide, il suo sguardo vola molto più lontano.
Perché il cuore può imparare ad amare una nuova città. Ma c’è sempre un angolo del cielo che continua a parlare la lingua dei ricordi.
Lunedì 20 dalle ore 20.00 l’inaugurazione dell’attico della celebre modella Naomi Campbell sarà davvero un appuntamento indimenticabile.
Verranno infatti ad omaggiarla nomi illustri della moda e dello spettacolo. Di sicuro, ammirando il tramonto dall’alto dei tetti, ai blasonati ospiti della Venere Nera, sembrerà di toccare il cielo con un dito.
La redazione del graffio.net  e la redazione di cavalierenews.it  augurano a Naomi buona permanenza a Milano!

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“Semi di luce nell’universo”: il percorso poetico di Catia Nardocci tra dolore e rinascita

🌟 Dalle ferite personali alla rinascita collettiva: scopri le parole di Catia Nardocci in “Semi di luce nell’universo”. Un viaggio poetico che trasforma il dolore in forza e la resistenza in speranza.

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#CatiaNardocci #PoesiaItaliana #AlettiEditore #CulturaEPassione

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Nardocci

Roma – Nel cuore pulsante della capitale, tra le suggestioni di una metropoli che non smette mai di interrogarsi, prende vita la nuova opera di Catia Nardocci. Autrice e professionista impegnata quotidianamente nel complesso mondo della mente, la Nardocci sceglie la via della poesia per narrare la condizione umana in “Semi di luce nell’universo. Poesie di metamorfosi, amore e resistenza”. Pubblicato all’interno della prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” curata da Aletti Editore, il volume non si limita a essere una raccolta di versi, ma si propone come un vero e proprio strumento di esplorazione interiore. Il progetto, già protagonista al Salone Internazionale del Libro di Torino, arriva oggi nelle librerie e negli store digitali come testimonianza di come il linguaggio possa curare le ferite del tempo.

La parola come atto di resistenza quotidiana

La genesi di questo libro affonda le radici in un periodo di sofferenza, trasformato poi in un inno alla resilienza. Catia Nardocci, che vive e opera a Roma, ha saputo trasformare il vissuto personale in una narrazione universale, dove ogni verso agisce come una sorgente che illumina le zone d’ombra. La scelta del titolo non è casuale: i semi rappresentano la fragilità che, se nutrita dalla giusta luce, possiede la forza necessaria per germogliare anche quando il terreno appare arido.

Nelle stanze della sua scrittura, la Nardocci accoglie il lettore in un percorso di consapevolezza. La poetessa ci ricorda, con la sua voce limpida, che la luce non svanisce mai del tutto, ma rimane in attesa. È ciò che resta quando il dolore viene attraversato, filtrato e finalmente trasformato in una nuova forma di dignità. Il libro si snoda tra presenze sottili, richiami marini e una profonda riflessione sulla figura femminile. Non si tratta di una celebrazione astratta, ma di un omaggio concreto alle donne incontrate nel corso della sua carriera di psicologa, a quelle appartenenti alla sua storia familiare e a tutte coloro che hanno lottato contro le ingiustizie sociali, insegnando al mondo l’arte della resistenza silenziosa.

La natura come maestra dell’animo umano

Il legame tra i versi di Catia Nardocci e gli elementi naturali è serrato, quasi simbiotico. La natura non funge da corollario decorativo, bensì si pone come uno specchio capace di riflettere i cicli dell’esistenza. L’autrice associa le stagioni ai movimenti del cuore umano: l’inverno diventa il gelo del dolore, la primavera il tempo della riscoperta, l’estate l’apertura verso l’esterno e l’autunno il momento in cui si impara ad accettare la perdita.

In ogni componimento emerge una certezza: nulla si perde, tutto si trasforma. Il vento, il mare e la luce diventano maestri antichi, guide che accompagnano il lettore verso una riappacificazione con il proprio sé. Giuseppe Aletti, firma autorevole della letteratura contemporanea, nella prefazione sottolinea come l’intensità emotiva di Catia Nardocci riesca a travalicare l’esperienza privata per farsi portavoce di un sentire collettivo. La sua poesia non si chiude in enigmi intellettuali, ma cerca il contatto diretto. Come sottolinea l’autrice stessa, il lettore è invitato a non cercare interpretazioni accademiche, ma ad accogliere il messaggio sensoriale, lasciandosi toccare nel profondo.

Questo libro si inserisce nel panorama contemporaneo come una bussola. La capacità della Nardocci di coniugare il rigore professionale della psicologia con la sensibilità tipica della lirica permette al lettore di riscoprire che anche il silenzio più cupo può nascondere una risposta. Che si tratti di un lettore esperto o di chi per la prima volta si approccia alla poesia, il messaggio di “Semi di luce nell’universo” resta costante: ogni ombra può rivelare una direzione, a patto di avere il coraggio di guardare oltre le apparenze. L’opera è disponibile in tutte le librerie fisiche e nelle principali piattaforme online in formato cartaceo e e-book, portando con sé la promessa di una luce che, nonostante tutto, continua a brillare nel buio della nostra quotidianità.

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