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Bellegra, il Sacro Ritiro di San Francesco: storia del Nido di Santi

La storia millenaria del Sacro Ritiro di Bellegra: sulle tracce di San Francesco e del “Nido di Santi” immerso nella natura simbruina. 🏛️ 🌲

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Sacro Ritiro di Bellegra

Bellegra – Nel cuore della campagna romana, dove le colline si fondono con i primi rilievi dell’Appennino, esiste un luogo dove la storia, la fede e la natura si intrecciano in un abbraccio secolare. Il territorio di Bellegra, incastonato nel verde splendido dei boschi di castagni e faggi che ricoprono i monti Simbruini, custodisce una delle testimonianze francescane più intime e straordinarie del mondo. Fu l’anno 1223 a segnare per sempre il destino spirituale di questa terra: mentre era in viaggio verso la storica Abbazia di Subiaco, San Francesco d’Assisi decise di compiere una sosta in questa cornice naturale così suggestiva e silenziosa. Colpito dalla pace del paesaggio, il Poverello si stabilì qui con i suoi primi frati, ponendo le basi per la nascita di una casa di preghiera destinata a diventare un faro di spiritualità per l’intera provincia di Roma e per il Lazio.

L’incontro con i tre ladroni e le fonti storiche del Mirzio e del Wadding

La permanenza di San Francesco a Bellegra è legata a uno degli episodi più celebri e toccanti della tradizione francescana: l’incontro e la successiva, miracolosa conversione di tre temuti ladroni che terrorizzavano le strade della zona, oggi venerati in stato di santità. La storicità di questa visita e della fondazione del primo nucleo del convento è documentata in modo accurato all’interno della saggistica monastica e degli archivi religiosi. Ne fanno esplicita citazione sia il celebre cronista benedettino Cherubino Mirzio, nei suoi scritti legati al Sacro Speco di Subiaco — dove ancora oggi si conserva un preziosissimo affresco d’epoca che riproduce le sembianze reali di Francesco —, sia il monumentale storico francescano Luca Wadding nelle sue celebri cronache medievali, confermando l’importanza del sito nel cammino del Santo.

L’opera di San Tommaso da Cori e la nascita del Sacro Ritiro

Per secoli, la struttura è rimasta un centro nevralgico di evangelizzazione e di ritiro, la cui opera spirituale si irradiava nelle vallate circostanti anche attraverso la pratica quotidiana della questua compiuta periodicamente dai frati, unica fonte di sostentamento per la comunità. Una svolta fondamentale nell’architettura del complesso si verificò nel XVIII secolo, quando l’umile frate Tommaso da Cori divenne superiore della comunità. Egli scelse questo luogo per fondare il “Sacro Ritiro”, impegnandosi a mantenere l’edificio fedele alla regola della povertà assoluta. Pur preservando la semplicità delle linee, Tommaso ampliò leggermente gli spazi edificando una foresteria e dormitori sufficienti per accogliere un massimo di venti religiosi. Scomparso l’11 gennaio 1729, il suo corpo riposa oggi all’interno della navata unica della chiesa conventuale, in una cappella sul lato destro. San Tommaso da Cori è stato solennemente elevato agli altari il 21 novembre 1999 da Papa Giovanni Paolo II.

L’impronta del cappuccio nel tufo e i castagni secolari di San Francesco

L’intero cammino che conduce al convento di Bellegra è costellato di segni tangibili legati alla tradizione popolare e alla devozione dei cittadini. Lungo la via principale sorge una storica edicola sacra, edificata nel 1719 per volere di Orazio Pompili, posta nel punto esatto in cui, secondo il racconto dei vecchi del paese, San Francesco si fermò a riposare a causa della fatica del viaggio. La leggenda vuole che il Santo, appoggiando la testa incappucciata contro una parete di tufo, vi abbia lasciato impressa l’impronta perfetta del proprio cappuccio, visibile ancora oggi ai pellegrini. Allo stesso modo, la memoria locale attribuisce alle mani del Poverello d’Assisi la piantumazione dei primi maestosi alberi di castagno che compongono il fitto bosco circostante, trasformando la natura stessa in un monumento vivo alla cura del creato.

Il Nido di Santi: un patrimonio unico di pace frequentato dai pellegrini

In ultima analisi, il Sacro Ritiro di Bellegra si offre oggi all’opinione pubblica e ai visitatori con il titolo unico al mondo di “Nido di Santi”. All’interno delle sue mura semplici e silenziose, nel corso dei secoli, hanno vissuto e pregato oltre un centinaio di religiosi eccellenti, tra i quali si contano numerosi Servi di Dio, Venerabili, Beati e Santi che hanno speso la vita per il bene comune e per il conforto delle famiglie. Questa concentrazione straordinaria di spiritualità rende il convento una delle mete più amate e frequentate dalle comunità parrocchiali della provincia e dell’associazionismo cattolico. La cooperazione tra la comunità dei frati minori e i residenti rimane la via maestra per tutelare un patrimonio immateriale di inestimabile valore, offrendo ai giovani un rifugio autentico contro le solitudini moderne e riscoprendo il valore del silenzio.

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Fondi strade in Abruzzo: in arrivo due milioni per 15 piccoli Comuni

In arrivo oltre due milioni di euro dal Mit per la messa in sicurezza delle strade di 15 piccoli Comuni abruzzesi: l’annuncio di D’Incecco. 🛣️ 🇮🇹

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vincenzo d'incecco

Pescara – Nel panorama delle politiche di coesione territoriale, sviluppo delle aree interne e manutenzione delle infrastrutture viarie locali, il sostegno economico ai piccoli centri rappresenta una variabile nevralgica per contrastare lo spopolamento e garantire la sicurezza dei cittadini. La rete stradale della regione Abruzzo si appresta a beneficiare di un importante stanziamento finanziario finalizzato al ripristino delle condizioni di transitabilità e alla messa in sicurezza delle arterie comunali. Attraverso un recente decreto firmato presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato ufficializzato lo scorrimento della graduatoria del “Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni”. La manovra destina al territorio abruzzese una somma complessiva superiore ai due milioni di euro, interamente vincolata al finanziamento di progetti di riqualificazione stradale in quindici municipalità della regione.

La nota di Vincenzo D’Incecco e il piano di riparto del Ministero

Ad annunciare lo sblocco dei fondi sovrani è Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega e capogruppo del partito all’interno del Consiglio Regionale dell’Abruzzo. D’Incecco ha voluto esprimere un pubblico ringraziamento al ministro Matteo Salvini per la costante attenzione riservata alle esigenze dei distretti montani e rurali dell’Appennino centrale. Sotto il profilo puramente contabile, l’Abruzzo incasserà l’importo esatto di 2.012.000 euro, derivante dallo scorrimento delle istanze di finanziamento presentate dalle amministrazioni locali nel corso dell’anno 2025. Questa operazione si inserisce in un più ampio contesto di cooperazione istituzionale, volto a dotare i sindaci degli strumenti economici indispensabili per avviare i cantieri di manutenzione straordinaria dei manti stradali e della segnaletica prima dell’inizio della stagione invernale.

La mappatura dei quindici Comuni abruzzesi ammessi al finanziamento

La distribuzione dei fondi copre in modo capillare le quattro province abruzzesi, focalizzandosi su quei centri che spesso si trovano a gestire estesi reticoli viari con bilanci comunali estremamente limitati. Nella provincia dell’Aquila sono tre i comuni ammessi, con risorse destinate a Prezza (148 mila euro), Prata d’Ansidonia (150 mila euro) e Fagnano Alto (149.974,11 euro). Il contingente più numeroso si registra nella provincia di Chieti, dove ben sette municipalità otterranno il contributo massimo di 150 mila euro ciascuna: si tratta di Villa Santa Maria, Civitaluparella, Poggiofiorito, Celenza sul Trigno, Quadri e Dogliola, a cui si somma il comune di Tollo con 137 mila euro. Nel pescarese beneficiano del piano i borghi di Rosciano e Villa Celiera (150 mila euro a testa), mentre nella provincia di Teramo si registrano gli stanziamenti per Colonnella (150 mila euro), Castiglione Messer Raimondo (62.225,89 euro) e Cortino (14.800 euro).

I dettagli tecnici del Fondo investimenti e il decreto-legge commissari

Il Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni, istituito per la prima volta nel 2023, prevede l’erogazione di contributi diretti fino a un tetto massimo di 150 mila euro per singolo intervento, con l’obiettivo esplicito di sostenere le comunità con minori capacità di spesa, escluse dalle grandi programmazioni infrastrutturali nazionali. L’attuale scorrimento della graduatoria interessa complessivamente 292 piccoli comuni distribuiti su tutto il territorio italiano, per un valore macroeconomico di 40 milioni di euro. Lo sblocco di queste ulteriori risorse è stato reso possibile grazie alla liquidità integrativa stanziata dal Governo attraverso il recente decreto-legge “commissari” (Decreto Legge n. 32 del 2026), un hardware normativo che permette di rispondere con tempestività alle domande di sicurezza avanzate dai territori.

L’impatto economico sulla viabilità e l’annuncio del nuovo bando 2026

In ultima analisi, lo stanziamento di questi due milioni di euro rappresenta una boccata d’ossigeno per l’economia di vicinato e per la sicurezza quotidiana dei residenti, delle famiglie e delle imprese agricole delle aree collinari e montane dell’Abruzzo. Migliorare la qualità delle carreggiate stradali non solo riduce l’indice di sinistrosità e i costi sociali legati ai danni stradali, ma innalza l’attrattività dei borghi in chiave di turismo lento e mobilità sostenibile. Le buone notizie per gli amministratori locali non si fermano qui: Vincenzo D’Incecco ha preannunciato che nelle prossime settimane il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicherà il nuovo bando ufficiale per l’anno 2026, dotato di una copertura finanziaria di ulteriori 10 milioni di euro e rivolto in modo prioritario a tutti quei centri che non hanno ancora beneficiato dei contributi dello Stato.

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Francavilla, il Diorama Festival torna al MuMi: tra arte e musica live

L’Adsu dell’Aquila presenta il “Cammino dello Studente”: dal 25 al 28 agosto duecento ragazzi viaggeranno tra i borghi fino a Collemaggio. 🚶‍♂️ 🏛️

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TRAMA

Francavilla al Mare – Nel panorama delle manifestazioni estive dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico e all’integrazione delle arti visive contemporanee, l’Abruzzo si conferma una delle regioni più attive nella sperimentazione di nuovi modelli di offerta turistica. Martedì 4 agosto, a partire dalle ore 18:00, gli storici spazi del MuMi – Museo Michetti di Francavilla al Mare ospiteranno la nuova attesa tappa della sesta edizione del Diorama Festival. L’evento, che si ripete in questa prestigiosa sede per il quarto anno consecutivo, nasce da una solida rete istituzionale costruita in sinergia con il Comune di Francavilla al Mare e la Fondazione Michetti. L’obiettivo della manifestazione è trasformare il polo museale in uno spazio vivo e accessibile a tutti, dove la musica indipendente, la performance d’autore, le arti plastiche e l’enogastronomia locale convivono per offrire ai visitatori un’esperienza culturale partecipata e lontana dai vecchi schemi tradizionali.

Il sostegno del Comune e la visione contemporanea del Museo Michetti

L’importanza della manifestazione per il rilancio del turismo costiero è stata rimarcata dai vertici dell’amministrazione comunale, che vedono nel festival uno strumento per avvicinare i più giovani ai luoghi della memoria e dell’arte. La sindaca di Francavilla al Mare, Luisa Russo, ha espresso grande soddisfazione per il consolidamento di un’iniziativa capace di unire l’intrattenimento di qualità alla promozione delle eccellenze del territorio, rafforzando l’identità della città come polo di creatività. Sulla stessa lunghezza d’onda, l’assessora alla Cultura e al Turismo, Cristina Rapino, ha evidenziato la natura dinamica dell’evento: la combinazione tra i diversi linguaggi espressivi permette di deostruire la percezione del museo come luogo statico, offrendo ai cittadini e ai numerosi villeggianti estivi un modo alternativo di fruire degli spazi espositivi storici all’aperto e al chiuso.

La visita gratuita al 77° Premio Michetti e la performance dell’ABAQ

Il valore scientifico e artistico della serata si arricchisce grazie al patrocinio concesso dalla Fondazione Michetti, che consentirà al pubblico di visitare gratuitamente le sale espositive dedicate al 77° Premio Michetti, una delle rassegne storiche più importanti e continuative dedicate all’arte contemporanea italiana. Parallelamente, il festival rinnova la sua stretta collaborazione culturale con l’ABAQ – Accademia di Belle Arti dell’Aquila. All’interno del chiostro prenderà vita la performance intitolata “Cugine delle lucertole, parenti dell’argilla”, interpretata dalle artiste Francesca Perniola, Alice Tonelli e Patrizia Cianforlini, sotto la cura attenta di Maurizio Coccia e con la direzione artistica di Gioia Di Girolamo. Proseguirà inoltre la ricerca sul campo legata alla Residenza Artistica Itinerante, affidata quest’anno al talento di Stefano Ventilii, impegnato nella creazione di un’opera in continua evoluzione che racconterà le tappe del viaggio del festival.

Il live immersivo di Pomante e le selezioni elettroniche di Trama

La musica si conferma la spina dorsale attorno alla quale ruota l’intero palinsesto del Diorama Festival al MuMi. Il momento clou della serata è fissato per le ore 21:00, con il concerto dal vivo di Pomante, sassofonista, compositore e produttore riconosciuto come uno dei profili più originali e innovativi della nuova scena musicale italiana. La sua performance fonderà le calde note del sax alle frequenze dell’elettronica e all’uso di loop station dal vivo, costruendo paesaggi sonori intensi, ambientali e profondamente immersivi, dove l’improvvisazione dialogherà con la ricerca acustica. Ad aprire e chiudere la serata, accompagnando il tramonto sul mare, ci saranno le selezioni ricercate di Trama, resident dj della manifestazione, capace di spaziare tra le sonorità eleganti della musica house, della disco e dell’elettronica contemporanea per creare un’armonia naturale con le architetture del museo.

La valorizzazione dei vini locali e dei mercati della somministrazione

A completare l’offerta e favorire la convivialità e l’inclusione sociale, l’organizzazione ha previsto l’allestimento di un’area interamente dedicata alla valorizzazione dei prodotti dell’agroalimentare e della somministrazione commerciale abruzzese. I visitatori potranno degustare una selezione flessibile di vini delle cantine locali, birre artigianali del comprensorio e proposte di street food di alta qualità, trasformando la serata in una festa per tutti i sensi. Questa attenzione alla filiera corta e alla tracciabilità dei prodotti risponde alla volontà del festival di sostenere l’economia di vicinato e di promuovere le eccellenze del territorio di fronte a una platea di consumatori attenti e consapevoli, offrendo una vetrina d’eccezione anche ai piccoli produttori indipendenti della provincia chietina.

Il manifesto di Paolo Cicalini: una cultura aperta ai linguaggi del presente

In ultima analisi, il successo del Diorama Festival a Francavilla al Mare testimonia la validità di un progetto culturale lungimirante e coraggioso, capace di unire le forze dell’associazionismo, degli enti locali e del Ministero. L’ideatore e direttore artistico, Paolo Cicalini, ha voluto sottolineare come l’incontro tra il Premio Michetti, la didattica dell’Accademia dell’Aquila e le note di Pomante nasca da una comune e sincera curiosità verso il presente: «La cultura non appartiene a un solo linguaggio, e il senso di Diorama è proprio quello di creare connessioni tra mondi diversi e trasformare luoghi straordinari in spazi di incontro». La manifestazione beneficia dell’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo, confermandosi come un benchmark metodologico per il welfare culturale e per la promozione turistica nazionale dell’Abruzzo costiero.

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Bellegra ricorda Padre Giacinto Bracci: fede e devozione al Sacro Ritiro

Il ricordo sempre vivo di Padre Giacinto Bracci a Bellegra: pellegrinaggi al Sacro Ritiro francescano per l’anniversario del sacerdote. 🌹 🙏

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Sacro Ritiro Bellegra

Bellegra – Nel cuore della Valle dell’Aniene, dove i boschi e il silenzio invitano da secoli al raccoglimento dell’anima, la memoria dei testimoni della fede continua a risplendere come una luce viva, capace di riscaldare i cuori dei fedeli anche nelle stagioni più fredde. Presso il Sacro Ritiro di San Francesco di Bellegra, uno dei luoghi più intimi e carichi di spiritualità dell’intero cammino francescano, si rinnova in questi giorni il ricordo solenne e affettuoso di Padre Giacinto Bracci. Sacerdote francescano umile e pio, scomparso cinquantanove anni fa, Padre Giacinto ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto umano e religioso del territorio sublacense. La sua vita, interamente spesa al servizio degli ultimi e nella contemplazione del Vangelo, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per intere generazioni di credenti che continuano a salire quassù in cerca di pace.

La tradizione del Necrologio francescano e le radici a Vignanello

Nei conventi dei Frati Minori vive da secoli una consuetudine semplice ma di straordinaria densità emotiva. Ogni sera, prima di consumare la cena comune nel refettorio, la comunità si raccoglie per leggere le pagine del “Necrologio”, ricordando i religiosi defunti in quel preciso giorno dell’anno e offrendo per le loro anime preghiere di suffragio. È proprio attraverso questa memoria fraterna che riemerge la figura di Padre Giacinto Bracci, nato a Vignanello, nella provincia di Viterbo, l’11 luglio 1877 con il nome di battesimo di Giuseppe Aloisio. Il suo cammino terreno si è concluso a Roma il 17 gennaio 1967, all’età di 90 anni, presso l’infermeria provinciale. Un’esistenza lunghissima e feconda, caratterizzata da ben 72 anni di professione religiosa e 65 anni di ministero sacerdotale vissuti all’insegna della totale donazione a Dio e al prossimo.

L’instancabile apostolato nel Sublacense e le virtù del silenzio

L’azione pastorale di Padre Giacinto ha trovato il suo baricentro ideale nel territorio del Sublacense, un’area geografica segnata dalla presenza dei monasteri benedettini e francescani, dove la natura aspra e solenne favorisce la ricerca del sacro. Chi lo ha conosciuto ne ricorda lo zelo instancabile, ma soprattutto le virtù umane che lo rendevano così vicino alla sensibilità dei cittadini e delle famiglie più umili. In un’epoca che iniziava a correre verso la modernità e i consumi, il frate si distinse per una semplicità disarmante, un profondo spirito di preghiera e una pratica radicale della povertà e dell’obbedienza, ricalcando perfettamente i passi del Serafico Padre San Francesco. A queste doti si univa una devozione straordinaria e filoniana verso Sant’Antonio di Padova, che il religioso indicava sempre ai fedeli come potente intercessore nei momenti di sofferenza e difficoltà domestica.

Il Calvario di Bellegra: una tomba coperta di fiori e preghiere

I resti mortali di Padre Giacinto Bracci riposano oggi nella suggestiva cappella-cimitero, tradizionalmente denominata “Il Calvario”, situata all’interno del Convento di San Francesco di Bellegra. In questo luogo, dove il religioso ha dimorato per oltre quarant’anni facendosi custode del silenzio e dell’accoglienza, il tempo sembra essersi fermato. Nonostante il rigore dei mesi invernali e l’inclemenza del tempo, il flusso dei pellegrini non conosce soste. Moltissimi devoti salgono a piedi lungo i sentieri della collina per visitare la sua tomba, accendere un cero o lasciare una preghiera scritta su un pezzo di carta. Quel piccolo spazio sacro, costantemente curato dalle mani amorevoli dei frati e dei passanti, si presenta oggi agli occhi dei visitatori come un vero e proprio giardino fiorito, segno tangibile di un affetto che il tempo non è riuscito a scalfire.

Il profondo impatto sociale del ricordo e la speranza dei fedeli

In ultima analisi, la figura di Padre Giacinto Bracci, oggi ricordata in odore di santità, riapre una riflessione importante sul valore della memoria storica e del patrimonio immateriale nelle aree interne del Lazio. Le testimonianze di molti fedeli, che asseriscono di aver ricevuto grazie straordinarie implorando la sua intercessione, alimentano una devozione genuina e spontanea che unisce le province di Roma e Viterbo. Sostenere il ricordo di questi giusti non significa cedere a una sterile nostalgia del passato, ma offrire ai giovani e alle famiglie una bussola etica fondata sui valori della solidarietà, del rispetto e dell’ascolto dell’altro. La cooperazione tra la comunità monastica e i pellegrini rimane la via maestra per mantenere vivo questo faro di speranza, nella certezza che il Buon Dio saprà concedere la ricompensa dei giusti a chi ha speso la vita per il bene comune.

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