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Attualità

Castello Sforzini, “Il Mattutino”: una lezione di coraggio e libertà

Dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano un editoriale toccante: una lezione di pazienza e coraggio per ritrovare l’alba nei momenti più bui. 🌅✨

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Il Mattutino di mercoledì 5 agosto 2026

Castellar Ponzano – Ci sono mattine in cui il tempo sembra rallentare, quasi a voler concedere un istante di tregua al ritmo frenetico delle nostre esistenze. Succede quando ci si mette in ascolto delle pietre secolari, capaci di custodire storie e tramandare silenzi. Oggi, mercoledì 5 agosto 2026, dal cuore antico del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, si leva una voce che non vuole semplicemente informare, ma accarezzare l’anima di chi ascolta. Nasce così un appuntamento intimo, una rubrica quotidiana che si propone come un faro di speranza e una bussola emotiva per la comunità locale e per chiunque senta il peso delle sfide quotidiane. In un’epoca dominata dal baccano dei social network e dalla dittatura della notizia dell’ultima ora, questo spazio editoriale rappresenta una carezza, un invito a fermarsi, a respirare profondamente e a ritrovare una connessione autentica con se stessi e con la natura circostante.

Il borgo, con la sua storica fortezza che domina il paesaggio, diventa la scenografia perfetta per un messaggio che parla direttamente al cuore delle persone. Chi vive in queste terre conosce bene la solitudine dei campi, la maestosità delle colline e la durezza di certi inverni, ma conosce anche la forza della rinascita. Questo testo non nasce da un freddo ufficio di città, ma pulsa della vita vera di un territorio che ha fatto della resilienza la propria bandiera. L’obiettivo è chiaro: offrire un momento di riflessione profonda prima che la giornata assorba tutte le nostre energie operative, trasformando la cronaca locale in un’occasione di crescita collettiva e di condivisione umana, per non sentirsi mai soli di fronte alle difficoltà della vita.

La grande pazienza delle montagne e il cambiamento silenzioso

Il primo grande insegnamento che arriva dal Castello Sforzini è una lezione di dignità e pazienza che i cittadini e le famiglie del territorio possono fare propria ogni giorno: “Le vette non litigano con la nebbia. La aspettano.” Quante volte, nella vita di tutti i giorni, consumiamo le nostre energie migliori per combattere contro ostacoli improvvisi, contro la nebbia fitta dell’incertezza economica, della preoccupazione per i figli o della fragilità del lavoro? Spesso aggrediamo i problemi con rabbia, generando solo ulteriore ansia. Le montagne, invece, con la loro presenza imponente, ci mostrano una strada diversa. Esse accettano l’oscurità passeggera, sanno che la nebbia fa parte del ciclo naturale e che nessuna nuvola, per quanto densa, potrà mai scalfire la roccia millenaria.

Subito dopo, lo sguardo del cronista si posa sulla natura circostante, regalandoci un’altra immagine di straordinaria potenza emotiva: “Gli alberi non fanno rumore mentre cambiano stagione.” C’è una dignità immensa nel silenzio della transformación. La nostra società ci bombarda continuamente con l’obbligo di apparire, di gridare i nostri successi, di manifestare con baccano ogni minimo cambiamento. Gli alberi del nostro territorio, invece, affrontano il passaggio cruciale della vita senza protestare, perdendo le foglie per proteggere le proprie radici in vista del futuro. È un monito per i lavoratori e per le famiglie: le vere rivoluzioni personali, le guarigioni più profonde e i passaggi storici più importanti avvengono quasi sempre nel silenzio operoso, lontano dai riflettori e dalle polemiche sterili della quotidianità.

La difficile ricerca della luce nei momenti di crisi profonda

Il cuore pulsante di questo editoriale risiede però nel richiamo affettuoso alla sapienza dei padri e dei maestri che hanno guidato le generazioni passate: “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.” Questa frase, che rievoca la poesia filosofica e la sensibilità culturale radicata nella nostra memoria collettiva, tocca le corde più intime dell’esperienza umana. Trovare la luce quando tutto intorno sembra farsi buio è forse la sfida più complessa che un uomo o una donna debbano affrontare nel corso della propria esistenza. Non si tratta di un ottimismo ingenuo o di circostanza, che suonerebbe quasi offensivo per chi sta vivendo un momento di sofferenza, di lutto o di difficoltà economica.

Al contrario, trovare l’alba nell’imbrunire è una vera e propria disciplina dell’anima. Significa avere la forza interiore di scorgere i semi di un giorno nuovo proprio mentre calano le ombre della sera. I nostri nonni, che hanno ricostruito questo paese dalle macerie, conoscevano bene questo segreto. Sapevano che la notte, per quanto lunga e fredda, deve sempre cedere il passo al mattino. Gli esperti di scienze umane confermano che la capacità di mantenere viva la speranza nei momenti di transizione sociale è il vero motore della rinascita di una comunità, l’unico antidoto capace di sconfiggere la solitudine e lo scoramento che a volte colpiscono i nostri quartieri e le nostre famiglie.

Un triplo mandato per vivere il quotidiano con dignità

Il Mattutino non si limita a farci riflettere, ma si chiude con una formula solenne, un augurio che è anche un preciso impegno etico per la giornata che si apre davanti a noi: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.” Queste tre parole non sono concetti astratti, ma strumenti concreti per cambiare in meglio la nostra quotidianità. La libertà è lo space sacro della scelta, la possibilità per ogni cittadino di esprimersi e di vivere senza il peso opprimente del giudizio altrui o della paura del futuro. È il diritto di camminare a testa alta nelle nostre piazze, consapevoli del proprio valore umano.

Ma la libertà non può esistere senza la responsabilità, ed è questo il legame indissolubile che unisce la comunità di Castellar Ponzano. Essere responsabili significa capire che ogni nostra azione, ogni parola sussurrata e ogni decisione presa lascia un’impronta profonda sulla vita delle persone che ci circondano. Proprio come gli alberi che cambiano stagione modificando il paesaggio, anche noi modifichiamo il clima sociale con i nostri comportamenti. Infine, il coraggio: la forza necessaria per non arrendersi, per affrontare la nebbia fitta dei problemi quotidiani e per continuare a cercare quell’alba interiore, diventando noi stessi custodi e guide del tempo che ci è stato concesso di vivere.

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Attualità

I “nonni” dimenticati in città: la drammatica e silenziosa emergenza dell’estate italiana

Il caldo, le serrande abbassate, il silenzio assordante: il dramma silenzioso dei nonni abbandonati in città mentre l’Italia intera va in ferie. Chi lascia solo un anziano perde la propria umanità. 💔 👵👴

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Nonni

Roma  – C’è un’emergenza silenziosa, crudele e drammaticamente invisibile che si consuma inesorabile ogni singolo giorno d’estate nel nostro Paese. Mentre le colorate bacheche dei social network si inondano di fotografie sorridenti scattate in riva al mare cristallino, di brindisi spensierati al tramonto e di valigie pronte per mete esotiche, nelle nostre città sempre più vuote e infuocate si consuma il dramma oscuro della solitudine estrema. Stiamo parlando dei nostri anziani, dei nostri “nonni”, troppo spesso colpevolmente dimenticati all’interno di vecchi appartamenti roventi, lasciati drammaticamente soli ad affrontare l’incubo di un mese di agosto che assomiglia sempre di più a un lunghissimo ed estenuante esilio. È una ferita apertissima nel cuore della nostra società, una macchia d’indifferenza indelebile sulla nostra coscienza collettiva che nessuna tintarella estiva potrà mai riuscire a cancellare o a nascondere.

Il deserto rovente d’asfalto: quando la città si svuota e il silenzio fa paura

Per chi ha la grandissima fortuna di poter fare le valigie e partire, la metropoli che si svuota nei giorni a cavallo di Ferragosto è considerata quasi un sollievo, un’immagine poetica di strade finalmente libere dal traffico nevrotico e di parcheggi comodamente disponibili. Ma per un anziano fragile, che cammina a fatica appoggiandosi a un bastone o a un carrellino della spesa, quel vuoto urbano si trasforma rapidamente in un deserto ostile, pericoloso e insormontabile. Il panettiere di fiducia sotto casa, che garantiva quotidianamente due panini freschi e due minuti di preziosa conversazione umana, abbassa inesorabilmente la saracinesca per ferie. Il supermercato di quartiere riduce gli orari, il medico di base di una vita va giustamente in vacanza ed è sostituito dalla più fredda guardia medica. Anche le piccole e normali incombenze quotidiane, come andare a comprare una semplice cassa d’acqua o ritirare un farmaco salvavita in farmacia, diventano per queste persone anziane delle vere e proprie imprese titaniche. Il silenzio del condominio, un tempo rassicurante e vitale, diventa improvvisamente assordante, rotto solamente dal ronzio monotono del frigorifero e da una televisione accesa tutto il giorno a volume alto per farsi una finta e pietosa compagnia.

La gabbia soffocante: il caldo estremo come nemico invisibile e letale

A rendere questa solitudine forzata ancora più drammatica e fisicamente pericolosa ci pensa l’implacabile emergenza climatica. Le feroci ondate di calore africano che ormai caratterizzano stabilmente le nostre estati si abbattono senza alcuna pietà sulle città di cemento, trasformando i vecchi appartamenti in vere e proprie fornaci invivibili. Moltissimi anziani, costretti a sopravvivere con pensioni minime da fame, non possono assolutamente permettersi né l’installazione né il costoso mantenimento economico di un moderno condizionatore d’aria. Cercano disperatamente e invano un po’ di refrigerio tenendo le serrande abbassate per tutto il giorno, piazzandosi immobili davanti a vecchi e rumorosi ventilatori che non fanno altro che spostare aria bollente da una stanza all’altra. Il corpo di un anziano è per natura fisiologicamente debole, spesso non avverte correttamente lo stimolo della sete e tende a disidratarsi con una rapidità spaventosa. Rimanere totalmente soli in casa, in queste condizioni estreme, significa dover convivere giorno e notte con il terrore costante di un malore improvviso, con l’angoscia di cadere sul pavimento sapendo che non ci sarà nessuno nella stanza accanto pronto a chiamare un’ambulanza o a porgere un semplice bicchiere d’acqua fresca.

Il dolore più lancinante non è l’afa, ma l’abbandono psicologico della famiglia

Tuttavia, se avessimo il tempo e la delicatezza di provare ad ascoltare il cuore di questi anziani, scopriremmo con vergogna che il dolore più forte e lancinante non è causato dai trentotto gradi all’ombra o dai fastidiosi dolori articolari. La ferita che sanguina di più, quella che non si rimargina, è quella del brutale abbandono psicologico. È l’amara, mortificante e inaccettabile sensazione di essere diventati improvvisamente un “peso” insopportabile per i propri figli e per i nipoti tanto amati. Quegli stessi nonni che durante i lunghi mesi invernali vengono considerati indispensabili, letteralmente usati come ammortizzatori sociali gratuiti per fare da instancabili babysitter ai nipoti mentre i genitori lavorano a tempo pieno, ad agosto vengono improvvisamente “parcheggiati” in casa o, nei casi peggiori, parcheggiati temporaneamente in fredde strutture di degenza per non “disturbare” le ferie di famiglia. Ricevono al massimo frettolose telefonate di pochissimi minuti, spesso disturbate dal rumore delle onde in sottofondo: “Ciao mamma, qui in spiaggia tutto bene, tu come stai? Mi raccomando, accendi il ventilatore e bevi tanta acqua”. E dall’altra parte della cornetta, con una dignità immensa e commovente, l’anziano risponde invariabilmente: “Io sto bene, non preoccupatevi assolutamente per me, divertitevi ragazzi”, nascondendo a fatica le lacrime pur di non rovinare le vacanze a chi, nonostante tutto, ama più della sua stessa vita.

L’incredibile esercito dei volontari: l’unico vero faro nel buio dell’indifferenza estiva

In questo desolante panorama di cinico egoismo diffuso e di istituzioni pubbliche troppo spesso distratte, lente o totalmente assenti, a tenere miracolosamente in piedi quel pochissimo di umana pietà che ci resta è il meraviglioso, instancabile esercito dei volontari italiani. I meravigliosi ragazzi della Protezione Civile, i medici e gli autisti della Croce Rossa, gli operatori della Caritas, o semplicemente le piccole e informali reti di vicinato solidale spontaneo. Sono loro l’unico, potentissimo faro di luce e speranza nel buio dell’indifferenza estiva. Bussano alle porte sbarrate, portano buste della spesa pesanti a domicilio, consegnano i farmaci necessari e, soprattutto, regalano dieci preziosissimi e inestimabili minuti del loro tempo per fare due chiacchiere sincere, per stringere forte una mano raggrinzita, per assicurarsi guardando negli occhi che quel signore solo al terzo piano stia davvero bene. Gesti all’apparenza banali, minuscoli ed economici, ma che per chi vive sepolto nella solitudine assoluta rappresentano di fatto l’unica vera ragione per sorridere e per sentirsi, ancora una volta, parte integrante e viva del mondo degli esseri umani.

Un patto sociale vitale da ricostruire: ripartiamo subito dall’umanità dei nostri pianerottoli

Non possiamo in alcun modo continuare a definirci ipocritamente un Paese civile, economicamente avanzato e democratico se permettiamo impunemente che l’ultima, delicatissima fase della vita dei nostri concittadini si trasformi in un incubo infernale di solitudine e rassegnazione. Il reale grado di civiltà, nobiltà e progresso di una nazione si misura esclusivamente da come essa sceglie di trattare e proteggere i suoi membri più deboli, malati e indifesi. Non servono colossali riforme parlamentari o leggi speciali per arginare questa tragedia silenziosa che si consuma ogni estate sotto i nostri occhi bendati; serve semplicemente riscoprire e riattivare l’umanità perduta nel nostro animo. Basterebbe uno sforzo microscopico: suonare gentilmente il campanello del vicino di casa anziano prima di caricare i bagagli in auto e partire, chiedergli se ha bisogno di un piccolo favore in farmacia, o semplicemente scambiarsi il numero di telefono per una chiamata di conforto durante le lunghe serate d’agosto. I nostri anziani sono la preziosa memoria storica del Paese, le radici profonde e sagge del nostro albero sociale; lasciare colpevolmente che queste nobili radici si secchino da sole, nell’isolamento, al buio e nel caldo infernale delle città, è un imperdonabile crimine morale di cui, prima o poi, saremo tutti chiamati a rispondere davanti alla nostra stessa coscienza.

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Carburanti, UGL Matera: nessun allarme contaminazione nella provincia

Carburanti, il segretario UGL Pino Giordano rassicura sui controlli a Matera: “Nessun allarme contaminazione, la vera emergenza sono i rincari”. ⛽

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officina meccanica

Matera – Nel delicato e nevralgico scacchiere dell’economia reale, della tutela dei consumatori e delle riforme necessarie a monitorare la trasparenza dei mercati energetici nell’Eurozona, la stabilità della rete di distribuzione dei carburanti rappresenta una variabile fondamentale per il benessere delle famiglie. In una giornata dominata dalle preoccupazioni per le inchieste giornalistiche relative a presunti casi di frode commerciale registrati in alcune regioni del Paese, si registra una ferma presa di posizione da parte dei sindacati lucani. Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL Matera, ha diffuso una nota ufficiale per esaminare lo stato della rete stradale e autostradale della provincia. Il leader sindacale ha invitato l’opinione pubblica a respingere ogni forma di allarmismo ingiustificato, volto a gettare discredito sul comparto e ad alimentare la sfiducia nei confronti dei piccoli distributori rionali, difendendo con forza il merito e l’onestà dei lavoratori lucani.

La condanna dei furbi e il doppio danno economico e meccanico

L’ordito della disamina dell’UGL muove da una rigorosa e fredda condanna nei confronti dei gravi episodi di cronaca emersi sulla stampa nazionale, inerenti alla presunta diluizione dei carburanti con acqua all’interno delle cisterne di stoccaggio per aumentarne artificialmente il volume commerciale. Giordano ha chiarito che, qualora le indagini della magistratura accertassero le responsabilità, ci si troverebbe di fronte a comportamenti intollerabili. I cittadini onesti e i pendolari subirebbero in questo modo un doppio e ingiusto danno: economico, pagando tariffe piene per un combustibile non conforme e alterato, e meccanico, a causa dei guasti devastanti che l’acqua provoca ai motori e agli impianti di alimentazione dei veicoli, costringendo le famiglie a ricorrere a costosi interventi di riparazione nelle officine meccaniche.

Nessun allarme nei distributori di Matera e della costa jonica

Per quanto riguarda la situazione interna alla provincia di Matera, il segretario Giordano ha smentito in modo categorico la presenza di anomalie, deostruendo i tentativi di generalizzazione che rischiano di colpire un settore già duramente provato dalla crisi dei consumi. La rete di distribuzione materana è composta da imprese e gestori seri che operano quotidianamente con massima responsabilità e nel pieno rispetto delle regole dello Stato. Alimentare sospetti indiscriminati h24 significa mettere a rischio i livelli di occupazione stabile e la credibilità di padri di famiglia che svolgono il proprio lavoro con assoluta trasparenza. A vigilare sulla regolarità delle pompe di benzina intervengono costantemente le forze dell’ordine e gli organismi di controllo, la cui azione repressiva rappresenta una paratia di sicurezza e legalità per gli automobilisti.

Il messaggio di serenità ai turisti in viaggio tra i Sassi

In concomitanza con i massimi flussi turistici estivi, il rappresentante dell’UGL Matera ha voluto rivolgere un caloroso messaggio di accoglienza civile e vicinanza ai numerosi villeggianti e visitatori transnazionali che stanno raggiungendo la Basilicata. Chi sceglie la terra lucana per le proprie vacanze può percorrere le scarpate e le strade del territorio in totale serenità: «Chi sceglie Matera e la sua provincia può farlo con assoluta fiducia. Qui troverà una terra accogliente, fatta dei Sassi, dei borghi e della costa jonica. L’unica sosta che ci auguriamo debbano fare i visitatori è quella per ammirare le nostre bellezze storiche e assaporare l’enogastronomia della tradizione, non certo quella forzata in un’officina per timori legati a vicende che, allo stato attuale, non trovano alcun riscontro nella provincia di Matera».

La vera emergenza della provincia è il caro benzina alla pompa

Spostando il baricentro dell’analisi sulle reali criticità materiali che colpiscono i bilanci familiari e l’indotto delle piccole imprese di provincia, il sindacato ha ricordato che la vera e urgente emergenza sociale è rappresentata dal continuo e inarrestabile aumento dei prezzi dei carburanti. I rincari selvaggi registrati alla pompa riducono in modo lineare il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pendolari, incrementando a cascata i costi di trasporto delle merci e gravando sul prezzo finale dei beni di prima necessità e della somministrazione nei ristoranti. È su questo hardware economico complesso che il Governo nazionale e le istituzioni regionali devono concentrare ogni sforzo, pianificando riforme strutturali capaci di calmierare i prezzi e difendere il benessere della popolazione.

La tutela dei lavoratori della filiera energetica contro l’isolamento

In ultima analisi, l’intervento di Pino Giordano si offre alla pubblica opinione come un solenne manifesto laico a difesa della reputazione e della dignità del lavoro nel Mezzogiorno. Sradicare la gestione delle problematiche economiche dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurla all’interno di un dialogo trasparente basato sulle regole e sulla legalità, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare sindacale. L’UGL Matera continuerà a pretendere verifiche rigorose e costanti lungo tutta la filiera della distribuzione energetica, respingendo le tifoserie delle polemiche sterili per garantire un domani stabile, sicuro e libero da paure ingiustificate alle future generazioni di cittadini e lavoratori della Basilicata.

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L’incubo della malamovida: le nostre città in ostaggio di baby gang e degrado. E lo Stato sta a guardare

Il dramma della “malamovida”: tra risse, baby gang e centri storici trasformati in discoteche abusive, i residenti sono diventati prigionieri in casa propria. Fino a quando i Comuni faranno finta di non vedere pur di incassare? 🚔 😡

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Baby-gang

Roma– C’è un lato oscuro, violento e profondamente inquietante che sta macchiando in modo del tutto indelebile le calde notti dell’estate del nostro Paese. Mentre le agenzie di viaggio e le patinate pubblicità televisive continuano instancabilmente a vendere l’immagine idilliaca di un’Italia fatta solo di grande relax, di lungomari romantici e di pura spensieratezza estiva, la dura e nuda realtà che si consuma ogni singola notte nei nostri centri storici e nelle località balneari racconta, purtroppo, una storia completamente diversa. Una storia fatta di inaudita violenza gratuita, di degrado urbano inaccettabile e di profonda paura diffusa tra i cittadini. È il drammatico e inarrestabile fenomeno della “malamovida” e delle spietate baby gang: una vera e propria emergenza nazionale di ordine pubblico che sta letteralmente prendendo in ostaggio decine di città italiane, trasformando brutalmente quello che un tempo era il sano e sacrosanto divertimento serale in un autentico, spaventoso Far West a cielo aperto.

Città in ostaggio della movida violenta: quando il divertimento si trasforma in un incubo a occhi aperti

Oggi, basta fare una semplice passeggiata dopo la fatidica scoccare della mezzanotte nei vicoli dei nostri meravigliosi e ammirati centri storici, o sui lungomari delle più rinomate e costose località turistiche, per accorgersi dell’entità del disastro. Le storiche strade italiane, un tempo culle silenziose e rispettate della nostra inestimabile storia e dell’arte mondiale, si trasformano sistematicamente in enormi e pericolose discoteche abusive a cielo aperto, in orinatoi pubblici e, sempre più spesso, in ring per risse furibonde. Alcol a fiumi venduto a prezzi stracciati e illegalmente ai minorenni, uso incontrollato di droghe sintetiche a bassissimo costo, urla disumane e risate sguaiate che si protraggono fino alle prime luci dell’alba, decine di bottiglie di vetro infrante sull’asfalto e monumenti storici plurisecolari usati impunemente come bagni pubblici. Il concetto stesso di “movida”, termine nato per indicare la legittima e sana socialità giovanile serale, è stato completamente stravolto e avvelenato per sempre, diventando oggi il tremendo sinonimo di una prevaricazione violenta, incivile e incontrollabile che sta uccidendo pezzo dopo pezzo la bellezza, il fascino e il decoro del nostro Paese.

Il fenomeno criminale delle baby gang: la cieca violenza giovanile che terrorizza interi quartieri

A rendere il quadro notturno ancora più tetro e socialmente allarmante è la spaventosa e rapidissima ascesa delle cosiddette “baby gang”. Non stiamo parlando di semplici e perdonabili “ragazzate”, di dispetti estivi o di episodi goliardici finiti male per un bicchiere di birra di troppo, ma di vera e propria criminalità organizzata giovanile e minorile. Branchi violenti formati spessissimo da giovanissimi minorenni, a volte ragazzini imberbi di appena tredici o quattordici anni, che si muovono compatti nella notte come branchi di lupi famelici a caccia di prede deboli da colpire. Armati di coltellini a scatto, pesanti tirapugni o affilati cocci di bottiglia, questi branchi aggrediscono selvaggiamente e per futili motivi i loro stessi coetanei, rubano smartphone e catenine d’oro, devastano l’arredo urbano pubblico e sfidano a viso aperto e senza il benché minimo timore reverenziale le stesse forze dell’ordine in divisa. Sono giovani freddi e cinici, cresciuti nel vuoto cosmico dei valori civili e nel mito tossico e diseducativo della violenza celebrata sui social network e nelle canzoni dei trapper, tristemente convinti di essere onnipotenti, intoccabili e totalmente immuni da qualsiasi reale e dolorosa conseguenza penale o carcere.

Il dramma psicologico e ignorato dei residenti: prigionieri a casa propria e derubati del sonno

Le vere, grandi e silenziose vittime sacrificali di questa incomprensibile follia estiva collettiva sono però gli storici residenti. Cittadini onesti, contribuenti, lavoratori stanchi, famiglie con bambini piccoli e anziani malati che hanno avuto l’unica tragica “sfortuna” di abitare nei quartieri del centro storico, un tempo prestigiosi e tranquilli, oggi totalmente fagocitati dall’espansione predatoria dei locali notturni. Il loro dramma non è legato solamente all’impossibilità fisica di chiudere occhio per via della musica assordante sparata dai pub fino alle cinque del mattino, ma è soprattutto di natura psicologica e ansiogena. Ci sono anziani e donne che hanno il terrore fisico di uscire la sera dal proprio portone per gettare la spazzatura o per far fare una breve passeggiata al proprio cane, per il fondato terrore di essere pesantemente insultati o aggrediti fisicamente dal branco di ragazzini ubriachi parcheggiato stabilmente sotto il loro balcone. Questi cittadini si sentono dei veri e propri prigionieri isolati in casa propria, drammaticamente abbandonati dalle istituzioni pubbliche e derubati con la forza del diritto più elementare, biologico e sacro che esista: quello al meritato riposo notturno e alla sicurezza personale e familiare.

La resa incondizionata dello Stato: forze dell’ordine con le mani legate e sindaci troppo distratti dagli incassi

Di fronte all’esplosione di questa emergenza cronica e prevedibile, la risposta delle istituzioni democratiche appare, nella migliore delle ipotesi, drammaticamente debole, e nella peggiore, totalmente e colpevolmente assente. Le Forze dell’Ordine, costrette a operare gravemente sotto organico, tra mille rischi e con mezzi statali limitati, si trovano troppo spesso con le proverbiali mani legate dalla burocrazia: corrono a sirene spiegate, intervengono nel caos, identificano e portano con fatica in caserma i facinorosi minorenni, per poi vedersi avvilentemente costretti da una giurisprudenza fin troppo garantista a rilasciarli sani e salvi la mattina seguente, pronti a delinquere di nuovo. Nel frattempo, troppe amministrazioni comunali e troppi sindaci scelgono molto consapevolmente di girare la testa dall’altra parte, preferendo non disturbare o ostacolare il redditizio “business della notte” e gli incassi milionari dei gestori dei locali, scambiando cinicamente il degrado urbano e il consumo smodato di superalcolici per una preziosa “attrattiva turistica” da sbandierare. Una logica amministrativa miope, complice e profondamente ipocrita, che svende senza pudore la tranquillità civile e la salute dei cittadini in cambio di qualche incasso estivo e di qualche inutile tassa di soggiorno.

Oltre la necessaria repressione penale, l’Italia deve ricostruire l’educazione e il sacro patto familiare

La soluzione immediata a questo devastante cancro sociale non può e non deve essere affidata esclusivamente all’uso della forza di polizia o ai manganelli. Certo, per arginare la deriva servono urgentemente e senza sconti pene molto più certe, immediate e severissime per chi devasta le città e aggredisce fisicamente il prossimo; così come serve schierare immediatamente l’esercito e pattuglie fisse nelle piazze più calde per ristabilire la presenza visibile, fisica e autoritaria dello Stato. Ma per spegnere per sempre l’incendio della malamovida giovanile bisogna avere il grande coraggio politico e sociale di spegnere le fiamme alla loro esatta radice. È fondamentale ricostruire da zero il patto educativo tra le istituzioni scolastiche e le famiglie, ormai tragicamente assenti, colpevolmente distratte o, peggio ancora, complici attive dei figli violenti. Finché una madre o un padre continueranno follemente a difendere o giustificare il figlio quindicenne che torna a casa all’alba visibilmente ubriaco, con le nocche sbucciate o con la maglietta strappata, prendendosela magari con i professori “cattivi” o con i poliziotti “troppo duri”, nessuna legge in Parlamento e nessun presidio militare per le strade riusciranno mai a salvare veramente le nostre piazze e le nostre meravigliose estati dal baratro senza ritorno dell’inciviltà e della decadenza morale.

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