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Salute

DOLORE PELVICO CRONICO, L’ABRUZZO ROMPE IL SILENZIO: APPROVATA LA LEGGE CHE DÀ VOCE AI “MALATI INVISIBILI”

Dall’istituzione di un Registro regionale a una Rete multidisciplinare: la Regione punta a trasformare l’assistenza e a mettere fine al calvario di migliaia di pazienti. I consiglieri Mannetti e D’Incecco: “Ora acceleriamo sull’attuazione”.

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Redazione-   Il dolore cronico non è solo una condizione fisica; spesso è una prigione silenziosa che isola, stanca e consuma. Per troppo tempo, chi soffre di dolore pelvico cronico si è sentito dire che il proprio malessere era “normale” o semplicemente da sopportare. Oggi, l’Abruzzo dice basta, diventando una delle prime regioni in Italia, dopo la Lombardia, a dotarsi di una legge specifica per dare dignità e risposte concrete a migliaia di cittadini.

Il progetto di legge “Disposizioni in favore delle persone affette da dolore pelvico cronico e patologie correlate”, approvato dal Consiglio regionale lo scorso 21 aprile, è stato presentato ufficialmente a Pescara dai suoi promotori, i consiglieri della Lega Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco. L’obiettivo è ambizioso: creare un sistema integrato che passi dall’invisibilità del paziente a una diagnosi precoce, certificata e curata.

La fine dell’invisibilità

“Vivere con un dolore cronico è estenuante. È qualcosa che nessuno può immaginare”, ha dichiarato con emozione Carla Bucciarelli, rappresentante regionale del Comitato per la Vulvodinia e la Neuropatia del Pudendo. “Molte persone, fino a ieri, erano costrette a cercare cure fuori regione per l’assenza di formazione adeguata. Oggi, finalmente, queste donne e questi uomini non si sentono più invisibili”.

La legge non è solo un atto formale, ma un cambio di rotta radicale. Il testo prevede l’istituzione di un Osservatorio regionale per monitorare le patologie e definire un piano d’azione capillare, affiancato da un Registro regionale che permetterà, per la prima volta, di raccogliere dati clinici e statistici certi. Senza numeri, infatti, non esiste programmazione sanitaria; senza programmazione, il paziente resta solo.

Un approccio multidisciplinare

Il cuore del provvedimento risiede nel superamento della frammentazione terapeutica. Come sottolineato da Ali Younes, dirigente medico della Asl di Pescara, il tempo è il fattore decisivo: “La diagnosi precoce impedisce la cronicizzazione. La nostra sfida è costruire una rete di competenze certificate che non lasci il paziente in balia dei singoli professionisti”.

La legge punta dunque a una formazione continua del personale sanitario, affinché l’approccio alla patologia sia multidisciplinare a 360 gradi, coinvolgendo anestesisti, ginecologi, urologi e specialisti del dolore. Un impegno confermato dal finanziamento di 20mila euro previsto per il 2026, destinato a campagne di informazione ed educazione sanitaria in tutto il territorio.

“Non ci fermiamo qui”

“È un risultato frutto di un grande lavoro di ascolto”, ha precisato Carla Mannetti, che ha sottolineato come la legge sia stata approvata quasi all’unanimità: “Ora chiederemo un incontro immediato con l’Agenzia sanitaria regionale per accelerare sui tempi di attuazione. Non ci accontentiamo del voto in aula: vigileremo affinché questa norma si trasformi in realtà tangibile per i pazienti”.

Sulla stessa linea Vincenzo D’Incecco: “Fino ad oggi tutto era affidato alla sensibilità dei singoli medici. Con questa legge costruiamo un percorso uniforme, uguale per ogni Asl, per garantire a tutti lo stesso standard di cura”.

Claudio Rossi, presidente dell’Associazione Italiana Neuropatia del Pudendo (Ainpu Onlus), ha lanciato infine una sfida per il futuro: “Il nostro sogno, dopo questa legge, è arrivare ad avere in Abruzzo una vera Pelvic Unit pubblica. Oggi abbiamo compiuto un primo, grande passo che restituisce dignità a tantissime persone”.

L’Abruzzo, dunque, alza l’asticella. La sfida è lanciata: trasformare le carte in cura e riportare le persone affette da dolore cronico a una vita finalmente piena, fuori dall’oscurità della sofferenza solitaria.

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Salute

Sanità, il futuro dell’Oncologia a Roma: si è conclusa la prima giornata del congresso “Oncologia tra Ospedale e Territorio”

Esperti, istituzioni ed economisti a confronto alla Camera dei Deputati. Domani la seconda giornata al Centro Congressi Trevi dedicata a medicina di precisione e Intelligenza Artificiale

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Redazione – Ha preso il via oggi a Roma il congresso nazionale “Oncologia tra Ospedale e Territorio. Innovazione • Sostenibilità • Equità”, promosso da Sapienza Università di Roma, CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e OMCeO Roma. Al centro del dibattito della prima giornata, le sfide cruciali della lotta ai tumori, la sostenibilità del sistema e il ruolo strategico della prevenzione. Il summit di alto livello ha visto dialogare istituzioni, clinici, ricercatori, economisti sanitari e rappresentanti del mondo della salute, uniti nell’obiettivo di tracciare le nuove rotte dell’assistenza oncologica. I lavori si sono aperti ufficialmente questa mattina alla Camera dei Deputati, nella prestigiosa Sala della Regina (Piazza Montecitorio). La sessione istituzionale ha riaffermato con forza la necessità di garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, un accesso equo e omogeneo alle cure per tutti i pazienti.Tra i temi cardine affrontati nella giornata di oggi: l’integrazione Ospedale-Territorio attraverso la necessità di sviluppo di nuovi modelli sinergici per garantire una reale continuità assistenziale al paziente oncologico vicino al proprio domicilio, la digitalizzazione della cura, vale a dire, l’impatto delle nuove tecnologie sulla gestione dei percorsi terapeutici, la prevenzione e l’importanza di effettuare gli screening, il ruolo determinante della diagnosi precoce sul campo come arma fondamentale per contrastare l’avanzata delle patologie tumorali.

Il congresso proseguirà domani, sabato 13 giugno 2026, dalle ore 9.30 alle 13.30, presso il Centro Congressi Trevi (Piazza della Pilotta 4, Roma).La seconda e conclusiva giornata sarà interamente focalizzata sull’innovazione clinica, scientifica e tecnologica, con sessioni dedicate alla Medicina di precisione e nuove frontiere dell’oncologia molecolare a Nuovi scenari terapeutici e approcci farmacologici d’avanguardia, all’Intelligenza Artificiale, alla gestione dei Big Data applicati alla sanità, alla sostenibilità economica in rapporto all’introduzione delle nuove scoperte scientifiche.

Responsabili Scientifici dell’evento: la Prof.ssa Cecilia Nisticò e il Prof. Paolo Pronzato.

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Salute

Il Sole, benefici e danni sulla nostra pelle

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Redazione-  In piccole quantità, il sole è benefico: è essenziale per la sintesi della vitamina D e svolge un ruolo chiave nella calcificazione delle ossa.

I raggi UVB del sole promuovono la sintesi della vitamina D, il principale fattore di crescita delle ossa. Usate sotto controllo medico, le radiazioni UV possono trattare una serie di malattie, tra cui il rachitismo, la pelle secca a tendenza psoriasica la pelle grassa a tendenza acneica e l’ittero.

L’esposizione al sole da 10 a 15 minuti, 2-3 volte alla settimana, è sufficiente per soddisfare il fabbisogno di vitamina D e prevenire l’insorgenza del rachitismo; è utile anche per prevenire l’osteoporosi negli anziani.Esistono diverse forme di allergia solare, e le scottature estive benigne sono le più comuni. Si manifesta come arrossamento, un’eruzione di piccole imperfezioni o papule rosse leggermente in rilievo, e una sensazione di prurito dove la pelle è stata esposta al sole. Si verifica più spesso su aree esposte come la scollatura, le spalle, le braccia, il dorso delle mani e i piedi.Le lentiggini solari, comunemente conosciute anche come “macchie solari”, o “macchie senili”, sono uno degli effetti più visibili dell’invecchiamento della pelle. Sono il risultato del deposito di melanina nell’epidermide o nel derma. Si tratta di una forma comune di iperpigmentazione che si presenta con piccole aree piatte e scure di colore da marrone chiaro a nero. Queste macchie solari si trovano sulle zone più esposte al sole: viso, collo, spalle, décolleté, avambracci e dorso delle mani.Probabilmente hai sentito questa espressione usata dai dermatologi senza sapere veramente cosa significa. Quando parliamo di “capitale solare” o della nostra capacità di proteggerci dai danni del sole, ci riferiamo alla quantità di radiazioni UV che la pelle può sopportare senza subire danni (per esempio invecchiamento precoce o tumore della pelle). Questa capacità è determinata geneticamente alla nascita, non può essere rinnovata e dipende, tra l’altro, dal fototipo. La nostra capacità di resistere ai danni del sole è tutt’altro che illimitata, ed è per questo che dobbiamo proteggerla: a 20 anni, abbiamo già utilizzato il 50% della nostra capacità.

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Sindrome di Tourette: comprendere i tic e il percorso di cura multidisciplina

📢 La Sindrome di Tourette è una sfida che non deve essere affrontata in solitudine. Conoscere i sintomi e rivolgersi a specialisti qualificati è il primo passo per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#sindromeditourette #salutementale #neuropsichiatria #benesserepsicologico

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Redazione-  Carsoli, comune situato nel cuore della Piana del Cavaliere in provincia dell’Aquila, rappresenta un centro di riferimento per il benessere psicologico e il supporto specialistico dedicato ai disturbi neuropsichiatrici. Tra le patologie che richiedono una competenza specifica figura la Sindrome di Tourette, un disturbo spesso frainteso che necessita di diagnosi accurate e percorsi terapeutici personalizzati. La Dott.ssa Martina Roberti, psicologa che opera attivamente sul territorio, pone l’accento sulla necessità di una corretta informazione per abbattere i pregiudizi che circondano questa condizione cronica. La Sindrome di Tourette non è soltanto una manifestazione fisica, ma un mosaico complesso di segnali neurologici che influenzano la qualità della vita di bambini, adolescenti e delle loro famiglie.

che cos’è la sindrome di tourette e come si manifesta

Secondo quanto stabilito dalla quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la Sindrome di Tourette si configura come un disturbo neuropsichiatrico contraddistinto dalla presenza costante di tic motori e vocali. Non si tratta di episodi sporadici: per formulare una diagnosi, la medicina richiede che tali manifestazioni siano presenti da almeno un anno. La frequenza è stimata tra lo 0,5% e l’1% della popolazione generale, un dato che rende opportuna una maggiore consapevolezza collettiva.

L’esordio avviene tipicamente durante l’infanzia o l’adolescenza, periodi dello sviluppo in cui il controllo del corpo e delle emozioni è in fase di raffinamento. È fondamentale distinguere tra un tic momentaneo e la sindrome vera e propria. Il disturbo si manifesta attraverso contrazioni muscolari rapide, aritmiche e incontrollate, che possono variare dal battito persistente delle palpebre a movimenti più complessi degli arti o del tronco, accompagnati da emissioni sonore involontarie. Spesso, queste manifestazioni si presentano parallelamente a condizioni di comorbilità. Tra le più frequenti si riscontrano il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e disturbi d’ansia. Questi elementi aggiuntivi complicano il quadro diagnostico, rendendo necessario l’intervento di uno specialista capace di osservare il paziente nella sua interezza.

approcci terapeutici e supporto psicologico sul territorio

La genesi della Sindrome di Tourette rimane oggetto di studi scientifici intensi. La ricerca suggerisce un’interazione tra componenti genetiche e fattori ambientali. Le indagini tramite neuroimaging hanno evidenziato anomalie nelle aree fronto-striatali del cervello, zone responsabili del controllo motorio e della regolazione emotiva. Tuttavia, sebbene le cause neurobiologiche siano profonde, il trattamento deve essere modulato in base alla severità dei sintomi.

Non esiste una terapia universale, poiché il piano d’azione dipende strettamente dall’impatto dei tic sulla vita quotidiana del soggetto. La letteratura scientifica indica che un approccio multidisciplinare offre i risultati più incoraggianti. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) risulta efficace per gestire la consapevolezza dei tic e le strategie di risposta. In alcuni casi, il medico può valutare il ricorso a terapie farmacologiche mirate, mentre nei contesti di maggiore gravità clinica possono essere considerate opzioni come la stimolazione cerebrale profonda.

A livello locale, la Dott.ssa Martina Roberti offre percorsi di supporto psicologico volti non solo alla gestione della sintomatologia, ma anche al miglioramento dell’autostima e alla riduzione del disagio sociale. Vivere con la Sindrome di Tourette comporta sfide relazionali non indifferenti, specialmente a scuola o negli ambienti lavorativi, dove la visibilità dei tic può generare situazioni di imbarazzo o isolamento. Il supporto psicologico gioca qui un ruolo di mediazione, aiutando la persona a sviluppare strumenti di resilienza. Per chi necessita di consulenze, informazioni o percorsi di orientamento diagnostico, è possibile contattare lo studio della Dott.ssa Roberti a Carsoli al numero 3791602568. La prevenzione e la comprensione precoce restano le armi principali per garantire a chi affronta questa sindrome una traiettoria di vita serena e integrata nei contesti sociali.

Dott.ssa Martina Roberti, psicologa, riceve in studio a Carsoli AQ per info 3791602568

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