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Cultura

L’Aquila, successo per la prima “Notte Bianca delle Culture”: oltre 17 eventi nel segno di Capitale 2026

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Redazione-  Il centro storico dell’Aquila è tornato a pulsare sabato 6 giugno con la prima edizione della “Notte Bianca delle Culture”, un evento che ha registrato il tutto esaurito trasformando la città in un laboratorio diffuso di arte, musica e confronto. Inserita nella settima edizione del Festival delle Culture, la manifestazione ha rappresentato un banco di prova di rilievo per il percorso che porterà il capoluogo abruzzese a ricoprire il ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2026. Dalle 15:30 fino a mezzanotte, il pubblico ha affollato i 17 appuntamenti in programma, frutto di una sinergia tra la direzione artistica e 14 partner locali, tra fondazioni, musei e realtà associative.

Il baricentro della giornata si è spostato presso l’Auditorium del Parco, che ha registrato un doppio sold out. Protagonista del momento di apertura è stata Licia Colò, ospite del talk “Viaggiare per andare verso l’Altro”. La conduttrice ed esperta di tematiche ambientali ha declinato il concetto di viaggio come strumento educativo, richiamando l’importanza del rispetto reciproco per abbattere la paura del diverso. La serata ha poi visto il trionfo dell’Orchestra Policulturale di Piazza Palazzo, che ha coinvolto il pubblico con un repertorio eterogeneo, capace di fondere sonorità popolari e internazionali.

La vocazione internazionale dell’Aquila ha trovato espressione tangibile nella presenza di 22 studenti Erasmus+ arrivati da Spagna, Germania, Grecia, Svezia e Slovacchia. Grazie al progetto BIP (EULiST), i giovani ospiti si sono integrati con la comunità locale, dando vita a momenti di confronto come il “Trivial Multiculturale” e il dibattito “Multitalking” presso il locale “I due Magi” e la sede del CAI. L’interazione tra le diverse culture è stata il filo conduttore che ha caratterizzato anche i momenti ludici, culminati in un karaoke internazionale.

Il programma ha saputo valorizzare le realtà del territorio con proposte eterogenee. La Gelateria Duomo, in Piazza Duomo, ha esaurito le scorte per i gusti creati ad hoc per il 2026, mentre la libreria Liberamia ha proposto una “Degustazione in Lettura” che ha unito enogastronomia e letteratura. Sul fronte artistico, lo Spazio Rimediato ha ospitato laboratori di improvvisazione teatrale, mentre la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre ha riscontrato largo interesse per la mostra fotografica dedicata al Giappone di Fabio Massimo Fioravanti, accompagnata dalle note dello shakuhachi di Fabrizio Valente. Anche il Museo MAXXI ha contribuito all’offerta culturale con un tour in lingua inglese dedicato all’esposizione di Ai Weiwei.

La riflessione intellettuale ha trovato spazio nelle librerie cittadine: da Polarville, con il focus sul fumetto indipendente, alla Libreria Colacchi, dove il dibattito su colonialismo scientifico e scienza bianca ha offerto spunti critici di grande profondità. La musica ha fatto da cornice costante all’evento, grazie ai musicisti itineranti che hanno animato le vie cittadine con un repertorio multiforme, prima della chiusura notturna affidata alla jam session in Piazza Duomo. Il successo della manifestazione conferma la capacità della città di tessere una rete culturale solida e inclusiva, proiettandosi con slancio verso le sfide del 2026.

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Cultura

Roma, Musei Capitolini: Una Grande Mostra Celebra Diego Rivera e l’Arte Moderna Messicana del XX Secolo

Ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli, una straordinaria mostra celebra Diego Rivera e l’arte moderna messicana del ‘900, esplorando il potere dell’arte nella costruzione di un’identità nazionale. Un viaggio tra capolavori che hanno ridefinito la funzione pubblica dell’arte. #DiegoRivera #ArteMessicana #MuseiCapitolini #RomaMostre

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Redazione-  I Musei Capitolini – Villa Caffarelli a Roma ospitano un’intensa retrospettiva dedicata a Diego Rivera, il celebre pittore e muralista messicano, figura centrale nella definizione dell’arte moderna del suo Paese nel XX secolo. L’esposizione, intitolata “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, ha aperto i battenti proponendo un percorso che traccia le genealogie di un linguaggio visivo autonomo e distintivo, nato dalla fusione tra tradizione, avanguardia e attenzione alle istanze sociali. Al pubblico sono presentate oltre 140 opere, includendo capolavori dello stesso Rivera e di artisti del calibro di Frida Kahlo, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo e Tina Modotti, la cui fotografia immortala il muralista.

Rivera emerge come una cerniera tra il retaggio storico e le proiezioni future, capace di sintetizzare la formazione accademica con la sperimentazione e una profonda sensibilità per il presente sociale del Messico. La mostra ripercorre un processo artistico le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si affermò la necessità di un’identità culturale capace di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in costante evoluzione. In questo contesto, l’arte divenne un veicolo privilegiato per costruire visivamente il volto del Messico e per promuovere progetti di trasformazione culturale.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione è prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e il Museo Kaluz di Città del Messico. Gode del supporto di Zètema Progetto Cultura e del patrocinio dell’INBAL (Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico) e dell’Ambasciata del Messico in Italia. La curatela è affidata a Miguel Fernández Félix, direttore del Museo Kaluz, e Alberto González Torres, direttore del Museo Robert Brady.

La prima metà del Novecento vide l’arte messicana ridefinirsi attraverso la creazione di un linguaggio e un’iconografia di carattere nazionale. La pratica artistica orientò il proprio sguardo verso la fusione tra retaggio precolombiano, culture popolari e le istanze sociali emerse nel periodo post-rivoluzionario. Qui, le arti visive ebbero un ruolo decisivo nella ricostruzione del tessuto sociale del Paese, trovando nel movimento muralista uno dei progetti di maggiore influenza a livello nazionale e internazionale. Promosso nel 1921 da José Vasconcelos e consolidato da artisti come José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, il Muralismo contribuì a democratizzare l’arte e a costruire una narrazione epica della storia messicana, dove popolo, operai e contadini divennero protagonisti centrali. Ne scaturì una nuova iconografia capace di dialogare con le comunità e gli spazi pubblici, ridefinendo il ruolo sociale dell’artista.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni tematiche. La prima, “Accademia e tradizione – La formazione di Rivera”, esplora la sua formazione e le radici tecniche e culturali della modernità messicana. La seconda, “Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee – Gli anni europei”, si concentra sui dialoghi con il cubismo e l’apporto originale degli artisti messicani sulla scena internazionale. A seguire, “Il Rinascimento culturale messicano” analizza la stagione successiva alla Rivoluzione, quando arti visive, letteratura, architettura e musica convergevano nella definizione di una moderna identità nazionale. L’ultima sezione, “Oltre il Realismo sociale”, esamina la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del muralismo, attestando la vitalità dell’arte moderna messicana nel lungo periodo. Ogni sezione è arricchita da opere emblematiche e accompagnata da contributi critici raccolti nel catalogo edito da Gangemi Editore.

Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha sottolineato l’importanza di ospitare una mostra che “restituisce al pubblico la forza di una stagione artistica in cui l’arte divenne uno strumento di ricostruzione civile, di emancipazione popolare e di definizione di una nuova identità messicana: profondamente radicata nella propria storia e nelle culture indigene, ma al tempo stesso pienamente moderna, internazionale e cosmopolita.” L’Assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, ha ribadito come la mostra testimoni la volontà di “riportare l’arte alla sua funzione pubblica, civile e pedagogica, uscendo dagli spazi esclusivi dedicati all’arte pittorica, per restituirla al popolo, al lavoro, alle persone e alla loro storia collettiva.” Pietro Folena, Presidente di MetaMorfosi Eventi, ha concluso che “la storia dell’arte moderna messicana è una straordinaria lezione di libertà. Gli artisti non scelgono tra tradizione e innovazione, ma abitano quella tensione creativa, trasformando il dialogo tra mondi differenti in una sorgente inesauribile di energia culturale.”

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Cultura

Il pensiero di Bachofen torna al centro del dibattito: seminario di studi a Casa dei Carraresi

Casa dei Carraresi accoglie il pensiero di Bachofen: l’opera del giurista svizzero torna al centro di un dibattito critico con nomi di spicco della cultura italiana.
#Bachofen #CasaDeiCarraresi #Filosofia #Tanaquilla

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Il 12 giugno, Casa dei Carraresi ospita un convegno dedicato a Johann Jakob Bachofen, occasione per presentare la traduzione integrale di “La Saga di Tanaquilla” con la partecipazione di Massimo Cacciari e illustri accademici.

Redazione-  Il 12 giugno, a partire dalle ore 15, le sale di Casa dei Carraresi diventano il palcoscenico di un importante pomeriggio di approfondimento dedicato a Johann Jakob Bachofen (1815-1887), figura centrale del pensiero europeo dell’Ottocento. L’evento, promosso in occasione della pubblicazione della traduzione italiana integrale della Sage von Tanaquil per la collana Firmamenti, si propone di rileggere l’eredità intellettuale del giurista, storico e antropologo svizzero attraverso un dibattito multidisciplinare.

Al tavolo dei relatori si alterneranno alcune tra le voci più autorevoli del panorama accademico italiano e internazionale: Luigi Garofalo, Carlo Pelloso, Luigi Capogrossi Colognesi, Giampiero Moretti, Francesca Lamberti, Roy Garré e Massimo Cacciari. La giornata non rappresenterà soltanto una presentazione editoriale, ma un’indagine serrata sulle intuizioni che hanno reso celebre il pensatore di Basilea.

Bachofen, formatosi tra Berlino e Gottinga sotto la guida di maestri del calibro di Savigny e Ranke, ha percorso una carriera poliedrica, ricoprendo ruoli di magistrato e docente di Diritto Romano. Tuttavia, è la sua produzione teorica sui miti e i simboli a rappresentare il lascito più controverso e duraturo. Opere come Il diritto materno (1861) hanno scosso le fondamenta della storiografia classica dell’epoca, introducendo la tesi di una dialettica storica scandita dall’alternanza tra fasi matriarcali e patriarcali. Una teoria che, sebbene all’epoca incontrò l’ostracismo accademico, ha saputo sopravvivere al tempo, influenzando generazioni di studiosi.

Il fulcro della discussione sarà la Saga di Tanaquilla, opera in cui Bachofen cristallizza il suo sguardo unico sull’antichità, intrecciando filologia, archeologia e analisi dei simboli. La capacità dello studioso di leggere la storia attraverso la lente del mito è stata, nel corso del Novecento, oggetto di letture trasversali: dalla psicoanalisi alle scienze politiche, fino alle recenti riscoperte da parte di correnti del pensiero femminista. Queste ultime hanno trovato nelle analisi bachofeniane una base teorica per riflettere su modelli sociali alternativi, valorizzando quegli elementi arcaici che l’autore ha saputo isolare con spirito pionieristico.

L’incontro di Treviso si inserisce in una fase di rinnovata attenzione verso l’opera di Bachofen, che continua a essere un punto di riferimento tanto per la destra quanto per la sinistra intellettuale, a testimonianza della profondità di una ricerca che non ha mai smesso di interrogare il presente. Per chi non potesse partecipare in presenza, è prevista la diretta streaming dell’evento disponibile al link https://youtube.com/live/8FCdabL7SJY.

La giornata si preannuncia come un momento di confronto necessario per comprendere come le strutture arcaiche descritte da Bachofen continuino a parlare alle dinamiche sociali contemporanee, offrendo strumenti per decodificare il passato e, potenzialmente, per progettare nuovi orizzonti del vivere civile.

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Cultura

Fania Oz Salzberger a Roma: l’Illuminismo come bussola per superare il conflitto mediorientale

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Redazione-  La storica israeliana Fania Oz Salzberger, docente emerita dell’Università di Haifa e voce autorevole nel panorama intellettuale internazionale, sarà protagonista di un incontro pubblico a Roma il prossimo 9 giugno. L’appuntamento, fissato per le 17.00 presso la Casa della Memoria e della Storia in via San Francesco di Sales, vedrà la studiosa riflettere sull’attualità del conflitto tra Israele e Palestina, interrogandosi sulla possibilità di superare le attuali logiche di scontro. L’evento, organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP) e dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni, coincide con il conferimento alla accademica del Premio FiuggiStoria Europa 2025.

Figlia del celebre scrittore Amos Oz, Fania Oz Salzberger ha dedicato la sua carriera di storica delle idee a indagare le radici dell’Illuminismo europeo e le sue ramificazioni nel pensiero politico contemporaneo. Il tema scelto per la conferenza romana — “Dall’Illuminismo al post colonialismo e ritorno: Israele e Palestina sono condannati a restare prigionieri di un gioco a somma zero?” — promette di affrontare con rigore accademico e coraggio civico una delle questioni più laceranti del dibattito geopolitico odierno.

La presenza della docente a Roma assume un significato particolare in un momento in cui le polarizzazioni estremizzano le posizioni e rendono difficile il dialogo. La studiosa, nota per il suo approccio critico e la capacità di decodificare le strutture del pensiero moderno, proverà a smontare la narrazione del “gioco a somma zero”, in cui la vittoria di una parte deve necessariamente corrispondere alla sconfitta dell’altra. Attraverso la lente dell’Illuminismo, Oz Salzberger intende esplorare percorsi alternativi basati sulla ragione, il riconoscimento reciproco e il superamento delle derive post-coloniali che sembrano aver paralizzato ogni tentativo di risoluzione diplomatica e sociale.

L’incontro sarà aperto dagli interventi di Luca Aniasi, Bianca Cimiotta Lami e Pino Pelloni. Per la Fondazione Giuseppe Levi Pelloni, ospitare una figura del calibro della Oz Salzberger rappresenta un proseguimento naturale della missione di valorizzazione della memoria storica e del pensiero critico, elementi indispensabili per interpretare la complessità del presente. La Casa della Memoria e della Storia, luogo simbolo per la cultura romana, si conferma ancora una volta il crocevia ideale per ospitare un dibattito che unisce la storia delle idee europee alle tensioni del Medio Oriente.

Il riconoscimento del Premio FiuggiStoria Europa 2025, che verrà consegnato alla storica durante la sua permanenza nella Capitale, suggella il legame tra il suo impegno accademico e la promozione di una cultura della pace meditata, lontana dai proclami emotivi. In un panorama in cui il rumore della propaganda spesso sovrasta la riflessione, l’invito della FIAP vuole offrire al pubblico romano l’opportunità di ascoltare una voce che non cerca soluzioni semplici a problemi complessi, ma che propone, al contrario, di ripartire dal recupero di quei valori universali che hanno forgiato la modernità, interrogandosi su dove questi abbiano fallito e su come possano, ancora oggi, tracciare una rotta verso una convivenza possibile.

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