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Cultura

L’Aquila accoglierà l’assemblea nazionale del gism, un secolo di storia della cultura alpina nel cuore dell’appennino

⛰️ Un evento storico per L’Aquila 2026: il GISM, Gruppo italiano scrittori di montagna, terrà per la prima volta l’assemblea nazionale nel Centro-sud Italia. Un secolo di storia e cultura alpina si incontrano nella Capitale italiana della Cultura, celebrando gli ideali di un alpinismo consapevole e sostenibile. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #GISM #LAquila2026 #CulturaAlpina #Appennino

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L'Aquila accoglierà l'assemblea nazionale del gism, un secolo di storia della cultura alpina nel cuore dell'appennino

Redazione-  L’Aquila, città simbolo di resilienza e rinascita culturale, si prepara a scrivere una nuova significativa pagina nella sua storia. Nei giorni 12, 13 e 14 giugno 2026, la capitale abruzzese ospiterà l’Assemblea nazionale del GISM – Gruppo italiano scrittori di montagna, Accademia di arte e cultura alpina. Questo appuntamento assume un rilievo straordinario: sarà la prima volta in oltre un secolo di vita che la prestigiosa associazione tiene la sua adunanza nel Centro-sud Italia, un evento che si inserisce perfettamente nel calendario di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. L’organizzazione e l’ospitalità saranno curate dalla Sezione aquilana del Club Alpino Italiano (CAI), sottolineando il forte legame tra il territorio e la cultura della montagna.

uno sguardo alle radici del gism: tra resistenza e ideali

Il Gruppo italiano scrittori di montagna vanta una storia illustre, nata in un contesto storico particolarmente delicato. Fondato a Torino il 14 aprile 1929 da Agostino Ferrari e Adolfo Balliano, il GISM non fu una semplice associazione di appassionati, ma un vero e proprio baluardo di ideali. La sua nascita rappresentò una reazione decisa all’affiliazione forzata del Club Alpino Italiano al CONI, imposta dal regime fascista. I fondatori del GISM si opposero con determinazione all’idea di un alpinismo ridotto a mera attività sportiva, promossa e strumentalizzata dal regime per fini propagandistici. Essi portavano avanti una visione più profonda e complessa, vicina agli ideali del fondatore del CAI, Quintino Sella, che vedeva l’alpinismo come espressione di ricerca scientifica, esplorazione geografica e arricchimento culturale. L’obiettivo era sostenere questa visione attraverso scritti autorevoli e la diffusione di una cultura montana improntata al rispetto della natura e alla valorizzazione delle comunità.

Questa battaglia ideologica si manifestò nella scelta di accogliere tra i primi soci figure di grande spessore intellettuale e alpinistico, come Guido Rey, Paul Guiton e il Duca degli Abruzzi Luigi di Savoia, esploratore di fama mondiale. Negli anni successivi, l’associazione ha continuato ad attrarre le menti più brillanti nel campo della letteratura e cultura alpina, annoverando tra i suoi membri nomi quali Camillo Giussani, Giovanni Bertoglio, Salvator Gotta, Joseph-Marie Henry, Giovanni Bertacchi, Aurelio Garobbio e il celebre scrittore Dino Buzzati, la cui opera ha magistralmente intrecciato il fantastico con l’epica della montagna. A questi si aggiunsero Bianca di Beaco, Bruno Credaro e Spiro Dalla Porta Xydias, che per lunghi anni ricoprì la carica di presidente, guidando il gruppo con visione e passione. Ogni membro ha contribuito a forgiare l’identità del GISM, un’accademia dove la penna si fa strumento per celebrare e proteggere la montagna.

la rivista “montagna” e la visione del futuro

Come delineato dal suo statuto, l’Associazione «ha lo scopo di esaltare e di diffondere i valori ideali dell’alpinismo, di ispirare l’amore per la montagna e di promuovere ogni iniziativa atta a favorirne la conoscenza e la salvaguardia, nel rispetto dei valori naturali dell’ambiente e delle genti montanare». Questi principi non sono soltanto parole, ma rappresentano il cuore pulsante delle attività del GISM. La salvaguardia dell’ambiente montano e la valorizzazione delle popolazioni che lo abitano sono temi di attualità sempre maggiore, e il contributo del GISM si rivela sempre più pertinente in un’epoca di cambiamenti climatici e di crescente attenzione verso la sostenibilità. Attualmente, il GISM è presieduto da Marco Blatto, Socio Onorario e Accademico del Club Alpino Italiano, una figura che continua a portare avanti con dedizione questi ideali.

Un pilastro dell’attività del GISM è la rivista «Montagna», edita fin dal 1934 e oggi pubblicata in quattro numeri annuali da collezione. Lontana dalle logiche commerciali e improntata a una profonda ricerca culturale, la rivista è un vero e proprio scrigno di sapere. Le sue pagine ospitano monografie tematiche e storiche di alto livello sull’alpinismo e sulla cultura alpina in generale, offrendo ai lettori approfondimenti rigorosi e racconti avvincenti che spaziano dalla storia delle grandi ascensioni alle tradizioni dei popoli montanari, dalla botanica all’etnografia, sempre con una ricchezza di dettagli e un’eleganza stilistica che la rendono unica nel suo genere.

L’Aquila, capitale della cultura e crocevia montano

La scelta di L’Aquila quale sede dell’Assemblea nazionale del GISM per il 2026 acquista un significato particolare. La città, ancora in fase di ricostruzione dopo il devastante terremoto del 2009, ha dimostrato una straordinaria capacità di rinascita, culminata nel prestigioso riconoscimento di Capitale italiana della Cultura. Questo titolo non celebra solo un recupero, ma l’affermazione di un tessuto culturale vivace e profondamente legato al suo territorio. L’Aquila, incastonata nel cuore dell’Appennino abruzzese, ai piedi del Gran Sasso, rappresenta un punto di incontro ideale tra la cultura alpina settentrionale e la ricchezza delle montagne del centro-sud.

L’evento del 2026 offrirà l’opportunità di porre l’attenzione non solo sulle grandi catene montuose del Nord, ma anche sulle peculiarità e sulle sfide che contraddistinguono l’Appennino. Le discussioni e gli interventi che si susseguiranno durante l’Assemblea contribuiranno a creare un dialogo costruttivo sulla salvaguardia, la conoscenza e la valorizzazione di un patrimonio naturale e culturale vastissimo, spesso meno celebrato ma non meno significativo. L’Aquila si prepara dunque ad accogliere questa storica assise, rinnovando il suo ruolo di centro propulsore per la cultura, questa volta con uno sguardo rivolto alle imponenti vette e alle profonde radici della tradizione montana italiana.

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Cultura

Arte contemporanea nelle Marche, Andrea da Montefeltro espone “ARCANA” nel Castello dei Oliva

🚨 MIRACOLO D’ARTE NEL MONTEFELTRO: AL CASTELLO DEI CONTI OLIVA ARRIVA LA MOSTRA “ARCANA”! 🦅 Straordinario evento culturale nelle Marche. Dal 10 luglio al 30 settembre 2026, il suggestivo Castello di Piandimeleto ospita la grande mostra nazionale dello scultore Andrea da Montefeltro, Premio Internazionale della Pace nell’Arte. Diretto da Annalisa Di Maria e patrocinato dal Comitato Nazionale per l’800° Anniversario di San Francesco d’Assisi, il percorso unisce scultura contemporanea, fede e natura attraverso la lavorazione della pietra millenaria. Da segnare in agenda: mercoledì 23 luglio alle 17:00, la Sala del Trono ospiterà la conferenza speciale con spettacolo teatrale promossa dal Comune e dal Club per l’UNESCO di Firenze h24. Mostra a ingresso libero. Il faldone 👇#arcanamontefeltro | #andreadamontefeltro | #annalisadimaria | #piandimeleto | #castellocontioliva | #sanfrancesco800 | #marchecultura | #unescofirenze | #pagineutili

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La scheggia nelle carni

L’esposizione di Andrea da Montefeltro a Piandimeleto patrocinata dal Comitato Francescano

Piandimeleto – Un imponente, accurato e quanto mai felice percorso di sperimentazione acustica e valorizzazione delle arti plastiche contemporanee nel distretto del Montefeltro, incentrato sulle riforme dei palinsesti delle esposizioni monumentali e sulla necessità impellente di connettere i manieri rinascimentali ai circuiti del turismo spirituale e dei cammini francescani per incrementare la coesione civile dei corpi sociali della penisola, si apre nelle Marche settentrionali. Le storiche e suggestive sale del Castello dei Conti Oliva, plesso architettonico d’élite situato nel territorio comunale di Piandimeleto in provincia di Pesaro e Urbino, fanno da proscenio ufficiale allo svolgimento della mostra nazionale battezzata ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte. L’evento espositivo, programmato da venerdì dieci luglio a mercoledì trenta settembre sotto la guida della direttrice artistica Annalisa Di Maria, ospita i faldoni lapidei dello scultore Andrea da Montefeltro, già insignito del Premio Internazionale della Pace nell’Arte, per deliziare i visitatori dello Stato.

La pianificazione della mostra si inserisce tra i progetti approvati dal Ministero della Cultura per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, proiettando le immagini delle opere in tempo reale sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

La conferenza nella Sala del Trono del 23 luglio col supporto del Club per l’Unesco di Firenze

I faldoni della saggistica critica evidenziano come la protagonista assoluta del percorso espositivo sia la pietra del Montefeltro, una materia millenaria modellata inline dalle mani dell’artista per liberare forme ancestrali capaci di dialogare con le geometrie del palazzo ducale. Un appuntamento di assoluto rilievo scientifico risulterà ospitato nella giornata di mercoledì ventitré luglio, a partire dalle ore diciassette, all’interno della sontuosa Sala del Trono del maniero marchigiano. Il Comune di Piandimeleto ha confermato l’organizzazione del forum intitolato San Francesco nel Montefeltro e Massa Trabaria, una bacheca culturale articolata che integrerà una conferenza storica, uno spettacolo teatrale a tema ed una visita guidata notturna a ridosso delle sculture, sbloccando i moduli di partecipazione con il sostegno paritetico offerto dai delegati del Club per l’Unesco di Firenze, a tutela dei consumatori.

Le opere dell’organigramma artistico risulteranno accessibili al pubblico tutti i giorni con orari divisi tra la mattina ed il pomeriggio, consentendo ai nuclei familiari di prenotare percorsi assistiti direttamente con l’autore della provincia.

Il cammino di San Francesco ad Urbino ed lo sviluppo economico delle ditte ricettive

La promozione di questo festival della scultura costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare la competitività ricettiva e l’attrattività economica delle vallate pesaresi, rievocando la storica donazione del Monte della Verna compiuta nel milleduecentotredici dal Conte Orlando Cattani a beneficio dei frati francescani. La cooperazione paritetica tra i comandi comunali, le soprintendenze archeologiche ed i corpi intermedi del turismo sostenibile permette di offrire risposte veloci ed efficaci alle riforme dei percorsi escursionistici montani, garantendo la totale sicurezza contrattuale delle ditte alberghiere della nazione. L’autorevolezza dello Stato nella valorizzazione dei beni immateriali mitiga lo spopolamento dei piccoli borghi dell’appennino, dimostrando come la rapidità dei flussi creativi ed i controlli di salvaguardia generino un elevato indice di vivibilità rurale.

I viandanti ed i pellegrini che frequentano le tappe del cammino spirituale troveranno inline soluzioni rapide per il ristoro e l’accoglienza, in piena conformità con le usanze di convivenza civile stabilite dalle leggi costituzionali della repubblica italiana.

I registri regionali delle gallerie d’arte ed i collegamenti con i canali del Consiglio

La divulgazione di queste importanti iniziative di saggistica e scultura contemporanea rappresenta un elemento di rilievo per elevare il prestigio delle Marche nel contesto del mercato internazionale delle vacanze d’arte, assicurando la trasparenza degli atti e la legalità delle procedure finanziarie dello Stato. Per verificare i calendari ufficiali dei successivi concerti, consultare i registri storici dei Conti Oliva o esaminare le brochure informative della provincia, i cittadini e tutti i professionisti del settore forense o scolastico possono collegarsi direttamente alla piattaforma informatica del Consiglio Regionale delle Marche per prendere visione dei documenti e delle comunicazioni istituzionali.

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Cultura

Manuela Di Dalmazi presenta “Oltre Noi”: l’attesa per la nuova opera poetica a Pescara

🖋️ La poetessa Manuela Di Dalmazi presenta a Pescara la sua nuova opera “Oltre Noi”, un viaggio intenso nella scrittura contemporanea tra musica e performance. Non perdere l’evento alla Fondazione La Rocca. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#ManuelaDiDalmazi #Pescara #Poesia #LetteraturaContemporanea

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Manuela Di Dalmazi

Pescara – Il fermento culturale abruzzese si concentra, in vista del prossimo 20 luglio 2026, sulla figura di Manuela Di Dalmazi, una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura contemporanea. La poetessa, che ha già collezionato numerosi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, si prepara a svelare al pubblico la sua ultima fatica letteraria, intitolata Oltre Noi. L’evento, che si terrà a partire dalle ore 17:30, troverà spazio nella prestigiosa cornice della Fondazione La Rocca, situata nel cuore pulsante di Pescara, un luogo che da sempre funge da snodo per il dibattito artistico e intellettuale della regione.

La presentazione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di ricerca della Di Dalmazi, autrice già nota per la sua capacità di scavare nelle pieghe del quotidiano con uno stile essenziale e privo di superflue stratificazioni. La sua scrittura si caratterizza per una spiccata propensione alla trasfigurazione poetica degli eventi minimi, trasmettendo una dimensione umana che risuona con forza nel panorama della poesia odierna. Non è casuale che l’autrice sia stata recentemente candidata al prestigioso Global Audio & Film Poetry Award 2026 per la sua precedente opera, Le madri che aspettano: un traguardo che ha proiettato il nome della scrittrice ben oltre i confini del territorio regionale, attestandone il valore artistico su scala globale.

Un parterre di ospiti per una riflessione letteraria

L’appuntamento alla Fondazione La Rocca si preannuncia come un momento di alto profilo, capace di unire l’analisi critica alla performance scenica. Al tavolo dei relatori si alterneranno figure che hanno seguito da vicino l’evoluzione stilistica della poetessa: Beniamino Cardines e Maria Gabriella Ciaffarini porteranno il proprio contributo analizzando i temi portanti di Oltre Noi. A impreziosire il dibattito interverranno anche Nicolina Galassi, Annalisa Potenza, Francesco Di Rocco e Mara Motta, figure che integreranno il racconto con prospettive interdisciplinari.

L’organizzazione ha previsto inoltre il coinvolgimento di diversi rappresentanti istituzionali e operatori culturali attivi in città, a sottolineare il legame simbiotico tra il tessuto urbano pescarese e la produzione letteraria di qualità. Pescara, con il suo storico legame con figure del calibro di Gabriele D’Annunzio e Ennio Flaiano, conferma dunque la propria vocazione per la parola scritta, offrendo agli autori del presente spazi di visibilità capaci di superare le logiche del mercato di massa per concentrarsi sulla sostanza del pensiero e della ricerca estetica.

Performance e musica tra le pagine di poesia

La serata non si limiterà alla classica esposizione critica, ma si trasformerà in una vera e propria esperienza immersiva per il pubblico. L’Orchestra Poetica Italiana (OPI) garantirà un accompagnamento sonoro di respiro, fondendo insieme ritmo, melodia e verso. La dimensione performativa sarà ulteriormente arricchita dall’esibizione di Simona Novacco, artista capace di fondere il corpo e la parola, e dall’intervento del tenore Andrea Di Berardino, che con la propria vocalità cercherà di dare corpo alle atmosfere evocate dalle liriche dell’antologia.

Le letture dei testi contenuti in Oltre Noi saranno affidate a interpreti di comprovata sensibilità: Rosamaria Binni, Mara Motta e Sandra De Felice presteranno la loro voce per portare al pubblico l’intensità dei versi di Manuela Di Dalmazi. L’ingresso alla Fondazione La Rocca è atteso da un folto pubblico di lettori e amanti della letteratura, desiderosi di confrontarsi con una silloge che promette di analizzare i confini dell’identità collettiva e le dinamiche relazionali che definiscono il nostro tempo. La capacità della Di Dalmazi di intercettare le inquietudini contemporanee, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra d’Abruzzo, resta il segno distintivo di una carriera in costante ascesa, che continua a raccogliere consensi e attenzione sia in Italia che all’estero.

L’evento del 20 luglio si configura dunque come un appuntamento necessario per chi desidera entrare in contatto con una delle voci più autentiche del panorama lirico attuale, ponendo ancora una volta Pescara al centro della mappa culturale italiana.

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Cultura

L’annichilimento dell’anima. L’ultima estate dell’uomo

’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta.

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La passeggiata sulla scogliera a Pourville

Redazione-  C’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta. Sono lì, eppure altrove, lo sguardo non incontra più l’orizzonte, ma un display. Le dita scorrono veloci, mentre il tempo, silenziosamente, scivola via. L’estate, che per secoli è stata il tempo della scoperta, della libertà e della costruzione dell’identità, oggi rischia di trasformarsi nella stagione dell’assenza. È un fenomeno che non riguarda soltanto le nuove generazioni,ma l’uomo in generale . La filosofia chiamerebbe questa condizione annichilimento: non la morte del corpo, ma il lento dissolversi della coscienza. L’uomo continua a respirare, a parlare, a consumare esperienze, ma smette progressivamente di abitare sé stesso, è un esilio interiore. Martin Heidegger parlava dell’oblio dell’Essere, quel momento in cui l’uomo dimentica la domanda fondamentale della propria esistenza e si lascia trascinare dall’inautenticità. Oggi quella profezia sembra assumere una forma nuova: non è più il rumore della folla a distrarci, ma il brusio incessante degli algoritmi. L’uomo contemporaneo non è prigioniero della tecnologia,
è prigioniero della propria distrazione. Platone, nel mito della caverna, descrive uomini incatenati che scambiano le ombre per la realtà, B enticinque secoli dopo abbiamo costruito caverne luminose che portiamo nelle tasche. Le immagini scorrono senza fine e, lentamente, convincono milioni di persone che ciò che appare valga più di ciò che è.
Abbiamo trasformato il riflesso in sostanza, l’immagine in identità, il consenso in verità,
eppure il cuore dell’uomo continua ad avere la stessa sete di sempre. La Kabbalah insegna che l’universo nasce dalla tensione tra la Luce infinita e il vaso chiamato ad accoglierla, ma quel vaso può infrangersi quando non è preparato a custodire un’energia tanto grande. È una metafora potente della condizione umana: possediamo strumenti sempre più sofisticati, ma spesso una fragilità interiore che fatica a sostenerli. Il problema non è la Luce, ma è il vaso.
L’intelligenza artificiale è una delle più grandi espressioni dell’ingegno umano, può accelerare la conoscenza, aiutare la medicina, migliorare il lavoro, aprire orizzonti impensabili, ma nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire l’intelligenza spirituale, quella che insegna a distinguere l’utile dall’essenziale, il rumore dalla verità, l’informazione dalla sapienza, per questo sarebbe un errore attribuire alle macchine la responsabilità della nostra crisi.
Le macchine amplificano,
sono gli uomini a scegliere la direzione. Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale diventi più intelligente dell’uomo è che l’uomo rinunci alla propria intelligenza contemplativa,che perda la capacità di fermarsi davanti al mare senza fotografarlo, di ascoltare il vento senza indossare auricolari, di amare senza dover dimostrare e soffrire senza cercare immediatamente una distrazioni e restare solo senza sentirsi vuoto. Forse Nietzsche aveva intuito il destino dell’Occidente quando annunciava l’avvento del nichilismo: il momento in cui i valori perdono consistenza e tutto sembra equivalersi, ma il nichilismo di oggi è ancora più sottile. Non urla. Non distrugge. Seduce. Intrattiene. Riempie ogni istante, lasciando però l’anima affamata.
L’annichilimento contemporaneo non ha il volto della disperazione, ha quello dell’intrattenimento permanente, è un sorriso che nasconde il silenzio. Una connessione continua che produce isolamento.
Una libertà apparente che finisce per generare dipendenza. Così il mare diventa scenografia,
il tramonto contenuto,
l’amicizia una notifica,
l’amore un algoritmo e l’uomo, lentamente, smette di riconoscersi. La nostra epoca ha bisogno di una nuova educazione dello sguardo.
Non basta insegnare ai giovani a usare la tecnologia,
occorre insegnare loro quando spegnerla, perché esistono lezioni che nessun software potrà mai impartire.
Quelle della sabbia che scotta sotto i piedi, di un libro letto all’ombra di un albero,una conversazione che cambia la vita,un silenzio condiviso,
una lacrima che nessuna emoticon potrà mai tradurre.
Forse la più grande rivoluzione del XXI secolo non sarà costruire macchine capaci di imitare l’uomo, ma ritrovare uomini capaci di non imitare le macchine; perché una civiltà non tramonta quando inventa strumenti potenti.
Tramonta quando dimentica che il suo bene più prezioso non è l’intelligenza che produce, ma la coscienza che custodisce
e finché un ragazzo saprà ancora alzare gli occhi dal proprio schermo per contemplare il mare, ascoltare il silenzio e interrogare l’infinito, nessuna tecnologia avrà vinto davvero, perché il futuro dell’umanità non dipenderà dalla potenza dei suoi algoritmi,
ma dalla profondità della sua anima.

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