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“PENSIERI DI UN UOMO QUALUNQUE” | VERSI CHE ESPLORANO IL BUIO DELLA SOCIETÀ

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Copertina Pensieri di un uomo qualunque

Redazione-  Oltre la maschera dell’apparenza, Alessandro Baggio presenta “Pensieri di un uomo qualunque”, la nuova opera pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. Un’indagine viscerale e, forse, anche brutale, che rifiuta la narrazione edulcorata della vita per scavare nelle pieghe più profonde e dolenti della società contemporanea. Attraverso uno stile essenziale e tagliente, l’autore dà voce a chi è rimasto indietro, trasformando la parola scritta in un’arma di denuncia e, al contempo, in un atto di profonda speranza. «L’uomo qualunque – spiega l’autore che vive a Marcon (Venezia) – è una pecora nera nell’attuale società, perché sa amare, preferisce l’essere all’avere, ama l’arte nelle sue forme più svariate, perché ha interessi e perché pur macinandosi visceralmente, per la mancanza di ascolto, riesce ancora a non esplodere nella violenza». Non si tratta di un’espressione astratta, ma dell’identità autentica di chi vive la quotidianità della porta accanto. È il ritratto di chi affronta la vita tra fatiche concrete, mutui e disillusioni, un moderno Don Chisciotte che si batte contro i mulini a vento di un potere che tenta di anestetizzarne la ribellione. Questo “uomo qualunque” osserva con lucidità le crepe del sistema, rifiutando l’alienazione di una società opulenta che preferisce ignorare gli anziani che rovistano nei cassonetti o l’innocenza tradita dei bambini che crescono nel degrado. «Mi ispirano i momenti particolari della vita – racconta il poeta -, quelli che lasciano un segno emotivo profondo, siano essi positivi che negativi. Cerco di ricercare e far affiorare il senso di dolore, di marciume morale, di indifferenza che questa umanità distaccata cerca di nascondere o, forse, semplicemente, fa finta di non vedere, sia nelle relazioni intime che nel sociale e politico».

Dall’orrore domestico e la presenza del male quotidiano alle ipocrisie delle guerre ideologiche, Baggio non risparmia critiche nemmeno alla deriva estetica dei nostri tempi e all’ossessione dell’apparire. «La mia opera vorrebbe essere un’esplorazione della parte buia della società, quella dei fatti drammatici che vediamo nei tg e sembrano lontani da noi, fatti violenti che cerchiamo di cancellare forse per paura». Tuttavia, tra le immagini crude e le denunce implacabili, l’opera lascia fiorire momenti di inaspettata luce. La bellezza si rifugia nella semplicità della campagna veneta o nella sacralità di un amore che attraversa l’intera esistenza, offrendo al lettore un approdo sicuro contro il gelo dell’indifferenza. «Un pirandelliano uno, nessuno e centomila che nascondiamo nelle maschere da portare in società attraversa la silloge – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore -, alla ricerca di un senso più ampio e condiviso che vada oltre le sovrastrutture che ci siamo costruiti come corazza di carta». La raccolta non è soltanto un grido di dolore, ma un invito necessario a riscoprire la propria umanità autentica: «Vorrei riuscire a far vedere al lettore che esiste un mondo dalla duplice personalità reale e non virtuale, dove può trovare sia un mondo freddo fatto di violenza, paura e ignoranza, che uno più semplice ma molto più profondo e più vero, fatto di semplicità, passione e calore umano».

“Pensieri di un uomo qualunque”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Mi inebria di passione – commenta il poeta -, un sogno che diventa realtà, una pietra miliare nella strada della mia vita che mi rende orgoglioso. Del resto questo è pur sempre il pensiero di un uomo qualunque».

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RAIPLAY SOUND CONQUISTA IL SALONE DEL LIBRO: L’AVANGUARDIA DELL’AUDIO RACCONTA IL FUTURO, TRA IA E MISTERI

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, la Rai ha svelato la nuova offerta podcast: un viaggio che spazia dall’intelligenza artificiale ai misteri ufologici, esplorando l’identità umana attraverso la voce e la spiritualità

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Redazione-  Nel cuore pulsante del Salone Internazionale del Libro di Torino, la parola scritta ha lasciato spazio… all’ascolto. Giovedì 14 maggio, lo spazio Rai si è trasformato in un laboratorio creativo per presentare i nuovi podcast original di RaiPlay Sound, una piattaforma che conferma la sua vocazione di avanguardia editoriale. A guidare il pubblico in questo viaggio tra i nuovi linguaggi sonori sono stati il direttore di Rai Radio Digitali Specializzate e Podcast, Gianfranco Zinzilli, e il moderatore Andrea Borgnino, che hanno delineato i contorni di una stagione creativa ambiziosa e fuori dagli schemi.

Umanoide versus Gol-IA: l’uomo al centro della rivoluzione

Il primo protagonista della giornata è stato “Umanoide versus Gol-IA”, scritto e condotto da Manuela Grippi. Più che un semplice podcast, un vero e proprio atto di resistenza: il progetto affronta con ironia e profondità le inquietudini poste dall’intelligenza artificiale. Durante la presentazione, un dialogo in tempo reale con una IA ha messo in luce una verità fondamentale: la tecnologia non deve essere temuta come sostituta, ma governata come strumento.

Gianfranco Zinzilli ha ribadito un concetto chiave: l’irripetibilità del vissuto umano. «L’intelligenza artificiale non potrà mai provare le emozioni di un ballerino al debutto o di un conduttore al debutto davanti al microfono», ha spiegato il direttore, ricordando con una nota di colore che, spesso, sono proprio gli errori e l’imprevedibilità umana – come nel caso della fortunata nascita dell’Amarone – a generare le innovazioni più straordinarie.

Dal mistero alieno al potere della voce

La narrazione si fa poi avvincente con “Il Caso UFO”, una serie fiction firmata da Luca Manzi e interpretata da Julian Borghesan e Francesca Tessitore. È un “meta-podcast” che ripercorre le cronache misteriose degli avvistamenti in Italia tra gli anni Sessanta e i Duemila, seguendo le indagini di un podcaster immerso tra verità nascoste e suggestioni collettive. Un genere che vanta un pubblico affezionato e che RaiPlay Sound declina con una cifra narrativa di alto livello cinematico.

Il registro cambia radicalmente con “Voice Art”, il podcast curato da Pino Insegno e Alessia Navarro. Qui l’attenzione si sposta sul primo, ancestrale strumento di comunicazione: la voce. Non solo vibrazione sonora, ma specchio dell’identità, della memoria e delle emozioni. Un percorso che invita l’ascoltatore a riscoprire la fisicità della parola prima ancora che essa diventi linguaggio.

Oltre il visibile: la spiritualità moderna

A chiudere il cerchio delle novità è “Spiritual Hub – Viaggio oltre il visibile”, un podcast firmato da Arianna Biagi, Elisabetta Lupano e Federica Mura. Il progetto si inserisce nel solco del crescente interesse contemporaneo per la spiritualità “laica” e profonda: dalla meditazione ai percorsi di crescita interiore, fino al legame con ciò che sfugge alla percezione razionale. È una riflessione che intercetta il bisogno moderno di ritrovare un equilibrio tra la frenesia del digitale e il silenzio interiore.

Verso un nuovo modo di ascoltare

L’offerta di RaiPlay Sound si conferma dunque come un ecosistema in continua evoluzione, capace di intercettare lo spirito del tempo. Che si tratti di domare la complessità dell’intelligenza artificiale o di indagare le pieghe invisibili dell’anima, la missione della Rai appare chiara: utilizzare l’audio non solo come intrattenimento, ma come strumento di analisi, ricerca e sperimentazione narrativa.

Con questi titoli, la piattaforma audio della Rai non offre solo storie da ascoltare, ma invita a una riflessione sul presente. L’appuntamento per gli ascoltatori è su RaiPlay Sound, dove i nuovi podcast saranno disponibili nei prossimi mesi, pronti a trasformare un semplice flusso di bit in un’esperienza sensoriale e intellettiva unica.

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MODICA – L’ANTICO BISCOTTO DOLCE CON RIPIENO DI CARNE, NPANATIGGHI

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Redazione- Modica c’è un biscotto al cioccolato con la carne dentro. Non è un errore.
Si chiama ‘mpanatigghiu, e se ne ordini uno in pasticceria senza sapere cosa contiene, al primo morso ti fermi. Poi guardi il biscotto. Poi lo riguardi.
Siamo a Modica, provincia di Ragusa, XVI secolo. La Sicilia è sotto la dominazione spagnola e il nome lo tradisce già: ‘mpanatigghi viene dall’iberico empanadillas, piccoli fagottini ripieni. Gli spagnoli portano in Sicilia l’abitudine di mescolare carne e cacao — una combo che arrivava dritta dalle Americhe — e qualcuno a Modica la trasforma in qualcosa di molto più sottile.
La leggenda dice che furono le monache benedettine di un convento modicano a inventare la versione definitiva. I confratelli predicatori sostenevano giornate estenuanti di predica durante la Quaresima, con digiuni severi. Le suore erano preoccupate per la loro salute. Così pensarono a una soluzione.
Nascosero la carne nel dolce.
Ripieno: carne di vitello tritata finissima, mandorle abbrustolite, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano. L’esterno: un guscio di pasta friabile, forma a mezzaluna, sigillato sui bordi. Da fuori sembra un biscotto. Da dentro è un pasto completo camuffato da dessert.
E qui viene il punto che cambia tutto: il cioccolato, nel XVI secolo, era classificato come alimento “di magro”. La Chiesa lo permetteva anche nei giorni di digiuno. Tecnicamente, chi mordeva un ‘mpanatigghiu stava mangiando un dolce, non carne. Il ripieno proteico era invisibile alla regola ecclesiastica — o almeno così ragionavano le monache.
Spoiler: il trucco funzionò.
Leonardo Sciascia li definì “biscotti da viaggio”: compatti, nutrienti, a lunga conservazione. Li portavano i pellegrini, i nobili in transito verso Palermo, i funzionari della Contea di Modica. Una proto-barretta energetica del Cinquecento, con dentro un escamotage teologico.
Oggi la ricetta originale è custodita da pochissimi maestri pasticcieri modicani. Le versioni pubblicate sui libri di cucina, dicono gli artigiani locali, non rispettano necessariamente la formula tramandata. Il cioccolato di Modica ha già ottenuto il marchio IGP. Gli ‘mpanatigghi aspettano ancora.
Un dolce al cioccolato che contiene carne, nato per imbrogliare il digiuno, sopravvissuto a cinque secoli. Modica li vende ancora in pasticceria, accanto ai cornetti.
In breve:
Gli ‘mpanatigghi sono biscotti modicani del XVI secolo con carne di vitello nascosta nel cioccolato.
Furono probabilmente inventati da monache benedettine per sfamare i predicatori durante la Quaresima, sfruttando il fatto che il cioccolato era classificato come cibo ‘di magro’.
Il nome viene dallo spagnolo ‘empanadillas’ e la ricetta originale è ancora oggi custodita segretamente da pochi artigiani di Modica.
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UNA DOMANDA. UNA STORIA. CON MYLÈNE BESANÇON!

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Redazione-  Mylène Besançon incarna uno stile di vita sano, un’energia da donna d’affari, una comunicazione diplomatica, la ricchezza generazionale e un profondo amore familiare, il tutto radicato nell’integrità. Questa donna, connessa alla saggezza antica e capace di navigare tra culture contemporanee, è anche in procinto di iniziare le pratiche amministrative per prendere il cognome del marito, Erhardt.

D: C’è mai stata una direzione professionale diversa che ha seriamente pensato di intraprendere?

R: Dopo il diploma di scuola superiore e durante i miei studi universitari per la laurea triennale, ero attratta dall’idea di lavorare per un’organizzazione che contribuisce alla preservazione e alla protezione della costa della Costa Azzurra, dove sono nata e cresciuta.

Ringraziamo i nostri lettori per la visita e all’intervistata per la sua collaborazione, e vi auguriamo uno splendido 2026. Con delicatezza e curiosità, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube (De Travel Experiences) della nostra bellissima intervistata dopo il conseguimento del suo MBA, per immergervi nel suo universo e nelle sue esperienze. Per i visitatori la cui lingua madre è il francese o l’inglese, una traduzione è disponibile qui sotto. Condividere questo articolo, “Una Domanda. Una Storia. Con Mylène Besançon!”, con la famiglia e gli amici è fortemente incoraggiato per sostenere la nostra rivista.

Photograph by GUILLAUME LECHAT — All credits to MYLÈNE BESANÇON.

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