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Spettacolo

Samuele Cyma torna con prima pioggia: un manifesto di resistenza tra jazz e rock-grunge

🌧️ Samuele CYMA torna sulle scene il 19 giugno con il singolo “Prima pioggia”, una riflessione potente tra jazz e grunge che denuncia le violenze dei confini. Scopri il manifesto di resistenza sonora dell’artista romano.

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Redazione-  Roma segna una tappa significativa nel percorso artistico di Samuele CYMA, che il 19 giugno 2026 pubblica il nuovo singolo intitolato “Prima pioggia”. Prodotto sotto l’egida dell’etichetta PLUMA Dischi, il brano si inserisce in un calendario di uscite serrato, che ha visto l’artista romano protagonista già nei mesi scorsi con i lavori legati a “Dissolvimi”. La nuova proposta musicale rappresenta una sintesi matura delle diverse anime del musicista, unendo la precisione tecnica del jazz alla ruvidità tipica del post-rock e del grunge, in un equilibrio che punta a una narrazione sonora tanto complessa quanto diretta.

La costruzione sonora tra acustica e sperimentazione

La struttura di “Prima pioggia” si discosta dalle produzioni pop convenzionali per privilegiare un approccio materico. La scelta stilistica di Samuele CYMA è chiara fin dai primi secondi di ascolto: la voce viene presentata in una veste nuda, priva di interventi di correzione o effetti che possano filtrarne il timbro. Questa decisione tecnica mira a restituire all’ascoltatore un senso di urgenza e autenticità. Al centro di questo impianto si inserisce il sassofono baritono di Federico D’Angelo. Il suo assolo non è solo un elemento decorativo, ma un dialogo costante con i riff di chitarra, creando una tessitura polifonica che richiama le atmosfere tipiche del jazz contemporaneo, pur mantenendo una ritmica serrata.

Il contributo di Giovanni Iacovella alla batteria aggiunge un ulteriore strato dinamico, caratterizzato da ritmi spezzati che rompono la linearità del brano. A completare l’arrangiamento interviene un sintetizzatore avvolgente, capace di legare i momenti più rarefatti con il finale del brano, che esplode in sonorità rock-grunge. Questa progressione musicale rispecchia la volontà dell’autore di non limitarsi a un unico genere, ma di cercare una fluidità espressiva che caratterizza l’intero catalogo di CYMA, formatosi artisticamente tra le aule del Conservatorio Saint Louis di Roma.

Un testo politico tra metafora e denuncia

Oltre alla componente sonora, “Prima pioggia” si distingue per un impegno civile che l’autore non nasconde. Il brano nasce come una forma di resistenza, utilizzando la metafora della pioggia che cade sul deserto per parlare di una resilienza che supera ogni barriera fisica e geografica. Il testo punta il dito contro i confini geopolitici, descritti come linee arbitrarie e dolorose. Un passaggio emblematico, “compasso sulla sabbia non ha diritto ma solo sangue”, sintetizza la critica di CYMA alle decisioni prese a tavolino che ignorano le vite umane, con un riferimento esplicito al conflitto in corso e al genocidio del popolo palestinese.

L’artista definisce il brano come un manifesto di liberazione. Secondo la visione di Samuele CYMA, la musica deve farsi voce per chi subisce soprusi, rendendo il legame umano l’unica forza capace di contrastare l’oppressione. In questo senso, la pioggia diventa simbolo di purificazione e speranza, capace di fecondare anche i territori più aridi e segnati dal conflitto. La poetica del brano si allontana dalla protesta urlata per approdare a un linguaggio che unisce l’introspezione alla denuncia sociale, un tratto distintivo della produzione di questo songwriter capitolino.

L’evoluzione di un sound artist nel panorama attuale

Diplomato in chitarra jazz, Samuele CYMA si è imposto all’attenzione critica per la sua capacità di mescolare mondi distanti: dall’elettronica astratta alla musica corale, passando per il sound design di matrice novecentesca. Il suo lavoro non si limita al songwriting tradizionale, ma si espande in una ricerca sonora che vede la musica come uno spazio in continua trasformazione. Dopo il percorso compiuto con i singoli pubblicati a marzo e maggio 2026, “Prima pioggia” si conferma come il tassello più audace del suo attuale ciclo produttivo.

Con questa uscita, l’artista ribadisce la propria indipendenza stilistica rispetto alle mode del momento, scegliendo di percorrere sentieri dove la cura del suono e la profondità dei contenuti non vengono mai sacrificate per logiche commerciali. L’attesa per il 19 giugno cresce, confermando come Samuele CYMA sia uno dei nomi più interessanti da seguire per comprendere come la nuova musica italiana possa coniugare sperimentazione colta e impegno civile senza smarrire l’accessibilità necessaria per arrivare a un pubblico vasto.

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Spettacolo

Calanco presenta “Sbaglio Spesso”: nuovo singolo in streaming e radio

🚀 Nuova uscita: “Sbaglio Spesso” dei Calanco è ora in radio e streaming! Scopri il video, il significato del testo e le prossime date live. 👇
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Redazione-  Dall’ultimo venerdì di giugno, il brano “Sbaglio Spesso” dei Calanco arriva in onda su tutte le emittenti nazionali e su piattaforme digitali grazie al supporto di Overdub Recordings. L’uscita coincide con l’avvio della rotazione radiofonica, segnalando una tappa importante per la giovane formazione romagnola, che da poco ha ampliato la propria audience anche fuori dal circuito live.

Il significato testuale di “sbaglio spesso”

Il testo si concentra su una dipendenza affettiva caratterizzata da dinamiche opposte: il desiderio di libertà si mescola all’incapacità di spezzare un legame ormai logorante. La narrazione descrive la progressiva fusione tra benessere emotivo e alienazione, con immagini che rendono evidente lo smarrimento del protagonista. Nei ritornelli, la melodia più leggera suggerisce momenti di speranza, mentre le strofe sono interrotte da pause strumentali che indicano una consapevolezza crescente. Il gruppo spiega che il brano vuole “catturare l’attimo in cui ci rendiamo conto che una situazione sta distruggendo la nostra vita, ma restiamo lì, quasi anestetizzati”. La metafora del cane abbandonato sul ciglio della tangenziale assume il ruolo di simbolo di speranza e orgoglio ferreo, un’immagine che il gruppo ritiene rappresentativa della negazione di sé stessi in una relazione insostenibile.

Il videoclip: un piano sequenza immersivo

Diretto da Giulia Monaldi, il video è costruito come un unico piano sequenza senza tagli, trasformando il classico lyrics video in una esperienza visiva continua. La telecamera segue un giovane che attraversa strade vuote, case sbiadite dal tempo e spazi dove la vegetazione riconquista lentamente l’ambiente artificiale. Le parole del brano occupano l’intero schermo, riducendo progressivamente lo spazio visivo dedicato al protagonista. Il movimento della camera replica il flusso di pensieri e emozioni, accentuando il contrasto tra momenti di nitidezza e incertezze sfocate. Gli effetti di fuoco, inseriti e rimossi in maniera cadenzata, danno l’impressione di una “luce che entra e esce”, richiamando la tensione descritta nei versi. Il risultato è una rappresentazione visiva che amplifica il tema centrale di smarrimento emotivo.

Calanco: dalla nascita al prossimo disco

I Calanco – Edoardo Marcelli (basso e voce), Francesco Menghini (chitarra) e Federico Rampa (batteria) – hanno fondato la band nella primavera del 2023 a Rimini, dopo esperienze in progetti post‑rock, cantautorato, grunge ed elettronica. Il loro debutto pubblico è avvenuto al Maledette Malelingue Festival di Novafeltria, dove hanno presentato nove brani inediti, riscuotendo consensi da critici e pubblico. Nel giugno 2024, la vittoria al concorso “Rock è Tratto” ha offerto loro la possibilità di suonare sul palco dello stesso evento accanto a nomi come Emma Nolde e Tropea. Nel 2025, fra un concerto e l’altro, la band ha registrato il disco “Solchi”, previsto per la pubblicazione a settembre 2026 su Overdub Recordings. “Sbaglio Spesso” è il secondo singolo estratto dal prossimo album, preceduto dal brano “Domenike”. L’obiettivo dichiarato del gruppo è quello di far arrivare la propria musica a un pubblico più ampio, sia in streaming sia nei live, celebrando la potenza dell’esperienza dal vivo come motore creativo.

Reazioni del pubblico e prospettive future

Fin dal primo giorno di rotazione, “Sbaglio Spesso” ha scalato le classifiche di streaming, posizionandosi nelle prime dieci tracce più ascoltate su Spotify in Italia. Le radio nazionali, tra cui Radio Deejay e Radio 105, hanno inserito il brano in programmi di musica emergente, evidenziando l’interesse crescente per la band. I fan hanno reagito sui social condividendo screenshot del video e citando le frasi più incisive del testo. L’artista ha confermato in una recente intervista che la campagna promozionale prevede una serie di concerti in festival estivi, con tappe programmate a Bologna, Ferrara e Firenze, per consolidare la presenza del nuovo singolo anche sul territorio nazionale.

“Sbaglio Spesso” rappresenta una svolta per i Calanco, in grado di coniugare una tematica delicata con una produzione musicale curata nei minimi dettagli. La scelta di un videoclip in piano sequenza rafforza il messaggio di un percorso interiore senza interruzioni, mentre la strategia di distribuzione su radio e streaming amplia la portata del brano. Con l’album “Solchi” in arrivo, la band sembra pronta a consolidare il proprio ruolo nella scena rock italiana contemporanea.

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Spettacolo

Il festival “Notes Around SMG” porta il grande jazz nel teatro naturale di Villa Litta a Lainate

🎶 Il grande jazz torna protagonista a Lainate con la seconda edizione di Notes Around SMG: tre serate imperdibili tra omaggi ai club storici e le leggende del genere nel suggestivo Teatro Naturale di Villa Litta.

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#NotesAroundSMG #JazzMilano #VillaLitta #MusicaDalVivo

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LOVANO FARAO COLEMAN CLEAVER BOSSO

Redazione-  Lainate si prepara ad accogliere nuovamente una delle rassegne musicali più attese dell’estate lombarda. Dal 25 al 27 giugno 2026, il suggestivo Teatro Naturale di Villa Visconti Borromeo Litta diventerà il palcoscenico della seconda edizione di “Notes Around SMG”, un festival che unisce la bellezza del patrimonio storico locale alla qualità di una programmazione artistica di caratura internazionale. Diretta dal pianista Antonio Faraò, tra i nomi più autorevoli del jazz contemporaneo, la manifestazione si conferma un punto di riferimento per gli appassionati del genere e non solo.

Il progetto, sostenuto dal Comune di Lainate e dai partner SMG Gas e Luce e Notes Around, propone tre serate pensate per valorizzare l’acustica naturale dell’area verde, trasformando lo spazio in un luogo di incontro tra generazioni di musicisti. Paola Ferrario, Assessora allo Sviluppo Culturale, sottolinea come il jazz abbia trovato a Villa Litta una dimora ideale, capace di creare un legame profondo con il pubblico che ha risposto con entusiasmo già durante l’anno del debutto.

Un programma che intreccia teatro e memorie storiche

Il festival si inaugura giovedì 25 giugno alle ore 21:00 con Paolo Jannacci. L’artista presenta lo spettacolo “Jannacci Arrenditi! La città ascolta”, un omaggio alla capacità di osservazione del quotidiano. Attraverso una narrazione che fonde musica e parole, il pianista e cantante ripercorre il rapporto tra l’individuo e il contesto urbano. La scaletta include brani originali e omaggi a figure monumentali come Paolo Conte, Luigi Tenco e suo padre, il visionario Enzo Jannacci. Accompagnato dalla sua storica band composta da Daniele Moretto, Marco Ricci e Stefano Bagnoli, l’artista guida gli spettatori in un riflessione sulla società contemporanea, dove le storie personali si intrecciano in una narrazione che oscilla tra il dramma e l’ironia.

La serata di venerdì 26 giugno ha una forte valenza identitaria per il jazz italiano. Si terrà infatti il tributo “Ricordando Il Capolinea e Le Scimmie”, due istituzioni milanesi che hanno scritto pagine indelebili della storia della musica dal vivo. Questi club hanno ospitato leggende del calibro di Chet Baker e Dizzy Gillespie, forgiando l’identità artistica di decine di talenti nostrani. Per questa occasione, sul palco di Lainate si raduneranno oltre venticinque musicisti, tra cui Pietro Tonolo, Luca Jurman, Dado Moroni, Attilio Zanchi e lo stesso Antonio Faraò, in un collettivo che punta a far risuonare lo spirito di un’epoca irripetibile. Per gli appassionati si tratta di una rara opportunità di ascoltare in una sola serata le eccellenze che hanno animato la movida jazzistica meneghina del secolo scorso.

L’omaggio ai giganti del jazz e la mostra fotografica

Il gran finale di sabato 27 giugno, fissato per le ore 21:30, è dedicato alla celebrazione del centenario della nascita di due pilastri assoluti della musica del Novecento: Miles Davis e John Coltrane. Il progetto “Miles Davis & John Coltrane Centennial” vedrà esibirsi un quintetto d’eccezione formato da Fabrizio Bosso alla tromba, Joe Lovano al sax, il direttore artistico Antonio Faraò al pianoforte, Ira Coleman al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria. L’energia di questo ensemble è pensata per rendere giustizia all’eredità sonora di due musicisti che hanno rivoluzionato il linguaggio del jazz, esplorando direzioni creative che ancora oggi influenzano le nuove leve.

Oltre ai concerti principali, il festival dedica attenzione alla cultura visiva e alla formazione. Nelle giornate di manifestazione, gli spazi di Villa Litta accoglieranno una mostra fotografica curata da Roberto Cifarelli. L’esposizione, focalizzata sui protagonisti del jazz che hanno collaborato con Davis e Coltrane, come Herbie Hancock e Sonny Rollins, offre un percorso visivo che documenta l’evoluzione del genere. Infine, il pomeriggio di sabato 27 giugno sarà riservato ai più giovani: tra le 15:00 e le 18:00, la Scuola di Musica Primo Piano proporrà lezioni di strumento per bambine e bambini dai 3 ai 12 anni, un’iniziativa a partecipazione gratuita che mira a seminare curiosità e passione tra i futuri musicisti del territorio. Villa Litta si conferma così non solo un gioiello architettonico, ma un polo culturale dinamico.

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Spettacolo

Ernesto Bassignano torna con chissà..: una ballata delicata per curare le ferite del presente

🕊️ “Chissà..” è il nuovo messaggio di speranza di Ernesto Bassignano: una ballata delicata che trasforma il dolore del nostro tempo in una carezza poetica. Un invito a non smettere di credere nell’umanità.

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Ernesto Bassignano CHISSA

Redazione-  Nel panorama musicale contemporaneo, dominato da ritmi frenetici e da una ricerca ossessiva verso la viralità, Ernesto Bassignano sceglie di percorrere una strada diversa, fatta di sottrazione e profondità. Il cantautore romano, figura storica della scena capitolina e testimone oculare di stagioni culturali irripetibili, ha recentemente pubblicato il suo ultimo singolo, intitolato “Chissà..”. Non si tratta di un semplice brano, ma di una riflessione accorata, un invito alla riflessione che si muove in punta di piedi, cercando di curare le lacerazioni di un tempo, quello attuale, costantemente attraversato da notizie di conflitti e sofferenze collettive.

La musica come resistenza emotiva

La canzone si presenta come una ballata intensa e rarefatta, in cui l’arrangiamento si spoglia di ogni artificio per lasciare spazio a un dialogo purissimo tra gli strumenti e la voce. La struttura del brano si affida alla sensibilità di Edoardo Petretti, autore dell’arrangiamento e pianista, e al violoncello di Giovanna Famulari, collaboratori di lunga data che hanno saputo interpretare la cifra stilistica di Bassignano. L’effetto complessivo è quello di una melodia sospesa nel tempo, in grado di trasformare la malinconia in una forma di resistenza pacifica.

Il testo, che non cerca scorciatoie sentimentali, affronta il peso del presente, parlando di un’umanità ferita che, nonostante il freddo dei silenzi e la durezza degli eventi globali, non smette di cercare una pace possibile. Bassignano riesce a trasformare questa ricerca in una carezza, confermando la sua abilità nel trattare temi di impegno sociale senza mai scivolare nella retorica. La sua è una scrittura che affonda le radici nella grande tradizione dei cantautori che hanno fatto del Folkstudio il loro laboratorio creativo, un luogo dove la canzone non era solo intrattenimento, ma specchio critico della società.

Una scelta artistica controcorrente

Dietro la pubblicazione di questo singolo si cela una visione del mestiere di musicista che appare oggi controcorrente. Lo stesso Bassignano, con la schiettezza che da sempre lo contraddistingue, ha spiegato la genesi di questo lavoro in un momento in cui il mercato discografico richiede una costante sovraesposizione. “Non ho intenzione di spendere grandi cifre per realizzare un album intero – confessa l’artista – dopo tre anni dal disco ‘Siamo il nostro tempo’, ho preferito seguire l’ispirazione. Quando mi prende l’uzzolo, pubblico un brano. È il modo in cui scelgo di stare nel mondo della musica oggi”.

Questa dichiarazione rivela l’essenza di un autore che, forte di una carriera pluridecennale – dai primi passi accanto a Francesco De Gregori e Antonello Venditti fino all’esperienza radiofonica di “Ho perso il trend” – ha compreso che il valore della sua opera non risiede più nel posizionamento all’interno di logoranti classifiche, ma nella capacità di mantenere intatto il proprio legame con la poesia. “Chissà..” diventa così un manifesto di autonomia, una dedica romantica alla speranza destinata a chi ha ancora la pazienza di fermarsi ad ascoltare un messaggio che non grida, ma sussurra verità universali.

Un testimone della cultura italiana

La biografia di Ernesto Bassignano è strettamente intrecciata con la memoria storica del Paese. Nato a Roma nel 1946, il suo percorso professionale è un mosaico di esperienze: dall’Accademia di Belle Arti al teatro di strada al fianco di Gian Maria Volonté, fino alla lunga militanza come critico musicale per “Il Paese Sera” e alla carriera in Rai. Questa ricchezza di vissuto si riflette in ogni sua traccia. Non è un caso che la sua produzione letteraria, dai libri di memorie agli scritti più recenti, continui a riscuotere l’interesse di un pubblico che riconosce nel suo lavoro la coerenza di un percorso mai venuto meno ai propri ideali.

Oggi, dall’alto della sua esperienza, Bassignano continua a maneggiare la chitarra con la stessa curiosità degli esordi. Il suo nuovo singolo non è il testamento artistico di un veterano, ma il segno tangibile di una vitalità creativa che non ha paura di misurarsi con il disincanto. In un’epoca che sembra aver smarrito la capacità di nutrire il cuore attraverso le note, il suo “Chissà..” si propone come un rifugio sicuro, dove la bellezza torna a essere, per qualche minuto, il centro del discorso. Una conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che anche nel tempo delle immagini effimere, la parola cantata può ancora lasciare un segno profondo nel tessuto emotivo della società.

https://www.facebook.com/ernesto.bassignano

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