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SAPORI E CULTURA NELLA CONVIVIALE DI PRIMAVERA DELL’ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA

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Alceste Anzini e Costanza

Redazione-  Un’atmosfera carica di autentica cordialità e amicizia ha accompagnato la Conviviale di Primavera della Delegazione di Avezzano e Marsica dell’Accademia Italiana della Cucina, svoltasi mercoledì, 16 aprile, nelle sale del ristorante Il Palentino. Fin dalle prime portate, il percorso culinario si è rivelato un racconto raffinato di sapori e memoria: dal risotto, impreziosito dal delicato incontro tra provola e champagne, ai “fusilli alla pecoraro” che hanno riportato i commensali alle radici più profonde della tradizione abruzzese, con sapori avvolgenti e autentici, evocatori di paesaggi pastorali e gesti di preparazioni antiche, fino ai bocconcini di vitello, reinterpretati in chiave moderna ma intrisi di echi festivi d’altri tempi, esaltati dal carattere deciso del Montepulciano e arricchiti da erbe di campo e radicchio. A chiudere, un tiramisù morbido e aromatico, impreziosito da gocce di cioccolato, ha regalato un finale vellutato e armonioso, suggellando una vera e propria sinfonia gastronomica, magistralmente accompagnata dai vini della Cantina del Fucino.

Come da tradizione, la Conviviale ha ospitato spunti letterari e artistici di notevole interesse,. Ad arricchire ulteriormente l’incontro, infatti, è stata la presenza del poeta e scrittore Angelo Pellegrino, che ha guidato i presenti in una riflessione intensa e attuale sul tema “L’informazione al centro: un viaggio tra salute, verità e radici”. Il suo intervento ha toccato corde profonde, soffermandosi sul valore della sicurezza e della sobrietà alimentare, interrogando il concetto stesso di “buono”: non solo con riferimento al gusto, ma alla qualità degli ingredienti, alla cura nella preparazione e alla responsabilità che l’accompagna, in ambito familiare ma in particolare nella ristorazione, e il richiamo all’educazione alimentare delle giovani generazioni, spesso esposte a un consumo diffuso di prodotti industriali che, pur sicuri, non sempre garantiscono salubrità. Da qui l’auspicio di un impegno condiviso tra famiglia e scuola, con l’idea concreta di introdurre percorsi educativi dedicati alla cultura del cibo, per formare consumatori più consapevoli e attenti. Di grande interesse anche l’intervento del simposiarca Alceste Anzini, affiancato dalla nipote Costanza, che ha saputo valorizzare gli aspetti identitari del menu proposto, accompagnando l’esposizione alla suggestiva declamazione da parte di Costanza della poesia “I pastori” di Gabriele D’Annunzio, che ha evocato il ritmo antico della transumanza e il legame secolare tra le terre d’Abruzzo e quelle pugliesi. Soddisfazione è stata espressa dal Delegato, Conte Franco Santellocco Gargano, che ha annunciato un interessante progetto editoriale volto a raccogliere e valorizzare gli interventi più significativi delle conviviali in una serie di pubblicazioni dedicate. La serata, coordinata ottimamente da Arianna Fiasca, con la puntuale presentazione del relatore da parte di Patrizia Marziale, si è conclusa con la tradizionale cerimonia di premiazione, condotta dal Delegato insieme a Lorenzo Savina, in un clima di sincero apprezzamento per tutti i protagonisti del convivio.

Nel finale, un sentito plauso è stato rivolto anche al Direttore di Sala, Antonio Cipollone, figura poliedrica capace di coniugare professionalità e sensibilità artistica – sue le apprezzate opere esposte in sala, la scultura “Guerriero Marso” e il dipinto “Allegoria d’Autunno”- che ha offerto un contributo di indubbio valore a una serata tradottasi in un’esperienza sensoriale e culturale di rara armonia.

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TRASACCO – LA STORIA DI FACCETTA NERA, ERA IL 22 MAGGIO DEL 1944

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Un drammatico episodio della seconda Guerra Mondiale, che ha colpito le nostre zone, la nostra gente, le nostre anime. Era il 22 Maggio del 1945, a Trasacco. La brutta storia coinvolge Maria Carlesimo, una giovane donna vittima di un linciaggio collettivo che ha lasciato un segno profondo nella memoria storica della Marsica.
Maria Carlesimo (Adalgisa Antonia Carlesimo), detta “Faccetta nera” per il suo aspetto bruno, aveva 23 anni nel 1945.
Nel 1944, durante l’occupazione tedesca, Maria si era innamorata di un sottufficiale tedesco e, per questo motivo, era fuggita con le truppe tedesche in ritirata. La popolazione di Trasacco la riteneva responsabile, insieme a un collaborazionista locale (Domenico Castronovo, detto “Mimmo il Siciliano”), della fucilazione di quattro trasaccani (Domenico Paponetti, Giuseppe Lucarelli, Pasquale Apone e Tauro Sabatino), avvenuta il 31 maggio 1944 in località Tre Portoni, nelle vicinanze di Trasacco. I cadaveri furono scoperti nel pomeriggio del 31. Il fatto suscitò enorme clamore, odio e risentimento verso i nazisti resisi autori di un così vile e barbaro eccidio. Tutta Trasacco si recò sul posto per assistere al recupero dei corpi, che furono caricati su di un carretto condotto da tal Clario Biancone e condotti presso la ex chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso, che in quegli anni fungeva da camera mortuaria.
Il 22 maggio 1945, secondo un testimone di Trasacco ma residente in Luco dei Marsi al tempo dei fatti, la ragazza mentre passava per Luco fu riconosciuta da questo suo concittadino, che le consigliò caldamente di non tornare a Trasacco, poiché per lei tirava una brutta aria. Ma la giovane non ascoltò il consiglio. Tornata in paese, Maria fu riconosciuta e presa di mira da una folla inferocita. Nonostante il tentativo dei carabinieri di proteggerla portandola in caserma, la folla assalì l’edificio. La giovane venne torturata, linciata e brutalmente uccisa a colpi di scure e coltello nella piazza principale.
Secondo le cronache dell’epoca riportate nel libro “Accadde a Trasacco nel 1945. L’olocausto di Faccetta Nera”, non fu un’esecuzione rapida, ma un linciaggio brutale caratterizzato da particolari raccapriccianti: la folla prelevò la ragazza dalla caserma e la trascinò in piazza sottoponendola a torture pubbliche usando i più svariati oggetti. La donna, ancora in vita, fu legata e appesa a testa in giù per una gamba (chi dice con entrambe e divaricate), a un ramo di un olmo monumentale sulla piazza del paese. Le testimonianze confermano l’uso di una scure (ma anche seghe, roncole e attrezzi agricoli simili) per infierire sul corpo, arrivando a un vero e proprio scempio che ne causò lo squartamento, rendendo l’episodio uno dei crimini di “giustizia sommaria” più spietati del dopoguerra italiano.
Nel 1948, la Corte di Assise di L’Aquila definì il fatto come un atto di vendetta collettiva folle e senza motivo, poiché non fu mai provata la sua diretta responsabilità nella delazione che portò alla morte dei concittadini, e le accuse sembrano essere state frutto solamente di dicerie popolari.
La vicenda è stata documentata da diverse fonti, tra cui il libro “Sconosciuto 1945” di Giampaolo Pansa e “L’olocausto di Faccetta Nera” di Alvaro Salvi, ed è stata oggetto di rappresentazioni teatrali e documentari che esplorano le dinamiche dell’odio e della giustizia sommaria nel dopoguerra.
L’olmo di Trasacco, divenuto tristemente noto come “l’olmo della vergogna”, rimase nella piazza del paese per altri cinque anni dopo il linciaggio di Adalgisa Antonia Carlesimo.
Venne definitivamente abbattuto e rimosso nel 1950.
L’albero era diventato un simbolo insopportabile di odio collettivo e di un crimine che aveva segnato profondamente la comunità. La sua presenza continua alimentava tensioni e ricordi dolorosi, portando l’amministrazione comunale dell’epoca a deciderne lo sradicamento per cercare di rimuovere quel ricordo traumatico e di voltare pagina.
Nonostante la rimozione fisica del monumento “vivente”, la vicenda continuò a dividere l’opinione pubblica locale per decenni. La lapide della tomba di Maria fu persino oggetto di vandalismi, costringendo i familiari a renderla anonima per evitarne la profanazione. Solo in anni recenti la figura della ragazza è stata riabilitata attraverso studi storici e rappresentazioni teatrali (come quelle tratte dal libro di Alvaro Salvi), che hanno cercato di restituire verità a una vittima di dicerie mai provate.
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NUOVA VITA PER UN LUOGO DI CULTO: IL SANTUARIO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ RIAPRE I BATTENTI IL PRIMO MAGGIO

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Redazione-  La Diocesi di Anagni-Alatri ha annunciato un programma speciale per la ripresa delle attività del rinomato Santuario della Santissima Trinità, un sito di profonda spiritualità incastonato tra le rocce. La riapertura ufficiale è fissata per il venerdì 1° maggio 2026, segnando un momento significativo per pellegrini e devoti.

La giornata inaugurale sarà ricca di eventi, con l’obiettivo di celebrare la ripresa delle funzioni in questo luogo sacro. Le attività prenderanno il via alle ore 6:30 con la partenza da Vallepietra per un tradizionale pellegrinaggio a piedi, un percorso devozionale che si snoda attraverso i sentieri locali.

Alle ore 8:45, la comunità di Vallepietra inizierà la salita verso il santuario per partecipare ai riti di apertura. Il momento culminante delle celebrazioni religiose è previsto per le ore 10:00 con una Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo emerito mons. Lorenzo Loppa. Per consentire a un maggior numero di fedeli di prendere parte alla liturgia, è stata organizzata un’ulteriore Santa Messa alle ore 11:30.

Successivamente, alle ore 12:30, la comunità si riunirà presso il Sacro Cuore per organizzare il rientro in Piazza.

Per coloro che desiderano seguire l’evento da remoto, la cerimonia di apertura sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle ore 9:30 sulle piattaforme web e social del Santuario della Santissima Trinità.

Il Santuario, meta di numerosi pellegrinaggi, in particolare da parte dei devoti marsicani, si trova nel comune di Vallepietra (RM), al confine tra Lazio e Abruzzo. È un luogo unico nella Chiesa Cattolica, interamente dedicato alla Trinità.

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NUOVO RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE PER ANDREA GALLIZZI DI ROCCA DI BOTTE: MEDAGLIA D’ARGENTO AL CAMPIONATO MONDIALE DELLA PIZZA

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Due uomini con premi in un pizzeria.

Redazione-  Il giovane pizzaiolo Andrea Gallizzi, originario della Marsica, ha nuovamente dimostrato il suo straordinario talento salendo sul secondo gradino del podio al prestigioso Campionato Mondiale della Pizza tenutosi a Parma. A soli trent’anni, Gallizzi ha portato la sua pizzeria romana, situata nel quartiere Casal Bertone, a un eccellente risultato a livello globale.

Nella competizione dedicata alla “Pizza in Pala”, Gallizzi si è distinto conquistando un meritato secondo posto con la sua innovativa creazione, denominata “Essenza di Bosco”. Questa pizza non è stata solo un piatto, ma un’esperienza sensoriale che ha saputo unire sapori della terra e innovazione culinaria. La base, preparata con un impasto di farro e farina di tipo 1, è stata arricchita da ingredienti di alta qualità come il fungo cardoncello, il guanciale essiccato, l’aria di Parmigiano Reggiano 24 mesi e un tocco raffinato di tartufo bianchetto.

L’armonia perfetta di questi sapori ha conquistato la giuria, ulteriormente esaltata dall’abbinamento con il vino Cerasuolo Pathernus.

Il successo di Gallizzi non si è fermato qui. Ha inoltre ottenuto la medaglia d’oro nella categoria a squadre, unendosi al team “Six Warriors” per la competizione a squadre.

La notizia di questo trionfo ha rapidamente raggiunto la Marsica, suscitando grande entusiasmo a Rocca di Botte. Il Comune e l’intera comunità hanno celebrato con orgoglio il loro concittadino, ormai riconosciuto come un ambasciatore del gusto a livello internazionale.

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