Cultura
TRA PECCATO E REDENZIONE | LE MADDALENE DI TIZIANO
16 aprile 2026, ore 18
Redazione- Nell’ambito della rassegna de I Giovedí della cultura, il 16 aprile, alle ore 18, Casa dei Carraresi ospiterà una conferenza di don Paolo Barbisan, Direttore dell’Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali della Diocesi di Treviso, sul tema: Tra peccato e redenzione. Le Maddalene di Tiziano.
La devozione per la Maddalena, la cui identità ne assomma almeno tre presenti nel Vangelo, divenne popolarissima fin dal medioevo grazie alla Legenda Aurea e alla tradizione secondo la quale la Santa morì in penitenza nelle terre di Provenza. A questa figura Tiziano intorno agli anni ‘30 del XVI secolo dedica un dipinto celeberrimo che conoscerà un’abbondante produzione di repliche e varianti uscite dall’atelier veneziano di Biri Grande.
La fortuna critica di questa invenzione iconografica, conosciuta in svariate corti europee, risiede nel fatto che riusciva nel complesso tentativo di coniugare le esigenze di devozione per una nuova sensibilità religiosa, legata alla Riforma, con i più sofisticati gusti per un collezionismo privato raffinato che esaltava la bellezza e la sensualità femminile.
Attraverso la diffusione delle diverse redazioni del dipinto s’intrecciano le vicende di grandi personalità dell’epoca quali la marchesa Vittoria Colonna o il cardinale Pietro Bembo, insieme alle potenti famiglie nobili come i Della Rovere e i Farnese.
Don Paolo Barbisan, storico dell’arte laureato presso l’Università di Udine, ha conseguito il baccalaureato in Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Treviso-Vittorio Veneto.
È docente di Storia dell’Arte Sacra e Tutela dei Beni Culturali Ecclesiastici presso lo Studio Teologico di Treviso-Vittorio Veneto e di Storia dell’Arte e Cristianesimo presso l’ISSR Giovanni Paolo I.
Ricopre il ruolo di Direttore dell’Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali della Diocesi di Treviso e di Incaricato dei Beni Culturali e dell’Edilizia di Culto per la Conferenza Episcopale Triveneta.
Iniziati nel 2019, gli appuntamenti settimanali sono stati sino ad oggi 213.
La rassegna è sostenuta dalla Banca delle Terre Venete.
Cultura
Roma apre le porte ai tesori archeologici restaurati grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza
🏛️ Roma svela i segreti dei suoi tesori archeologici restaurati grazie al piano PNRR: visite guidate gratuite alla scoperta di luoghi storici inediti per tutto il mese di giugno.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #Archeologia #PNRR #Cultura
Redazione- Roma accoglie i visitatori con un programma di aperture straordinarie che punta a svelare il volto inedito di alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi. Nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno, la città offre l’opportunità di immergersi nella storia attraverso visite guidate gratuite, promosse dalla Sovrintendenza Capitolina. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto Caput Mundi, finanziato dal PNRR, che negli ultimi anni ha permesso di concretizzare importanti interventi di restauro, conservazione e valorizzazione su siti spesso preclusi al pubblico o soggette a un degrado che ne minacciava l’integrità.
Dopo il riscontro positivo della prima fase, che ha coinvolto oltre cinquecento presenze al mausoleo di Monte del Grano e al sepolcro di Largo Talamo, l’attenzione si sposta ora verso luoghi di alto valore simbolico e architettonico situati in diverse aree della Capitale. Il piano, fortemente voluto dall’amministrazione locale, mira non solo a recuperare i singoli manufatti ma a integrare queste testimonianze all’interno di un tessuto urbano più accessibile e narrato.
il patrimonio tra sacro e profano nella valle della Caffarella
La giornata di sabato 13 giugno è dedicata alla scoperta della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, un edificio che racchiude in sé secoli di stratificazioni storiche. Situato all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, questo sito mostra una trasformazione millenaria: nato come tempio romano, è stato successivamente convertito in luogo di culto cristiano, conservando pregevoli testimonianze artistiche. Al suo interno, gli sguardi dei visitatori vengono catturati dagli affreschi dell’XI e del XVII secolo, tra cui spicca, per importanza storica, la raffigurazione della Madonna con Bambino tra Sant’Urbano e San Giovanni Evangelista, collocabile nel periodo tra il IX e il X secolo.
Oltre al recupero strutturale della chiesa, i recenti interventi hanno permesso il ripristino della scala che conduce al Ninfeo di Egeria. Questa suggestiva costruzione ipogea, risalente alla prima metà del II secolo dopo Cristo, è stata scavata direttamente nella roccia lungo la sponda sinistra del fiume Almone, riproducendo l’estetica di una grotta naturale. Il restauro ha consentito di mettere in sicurezza il percorso, permettendo al pubblico di avvicinarsi a uno dei luoghi mitici più celebri dell’antichità romana, un tempo meta di pellegrinaggi e soste rigenerative.
il nuovo volto del circo massimo e le radici di Tor de’ Cenci
Il programma prosegue domenica 14 giugno con due appuntamenti significativi. Il primo riguarda la villa romana di Tor de’ Cenci, un complesso architettonico che documenta l’attività abitativa e agricola dell’agro romano per un arco temporale vasto, che va dal I secolo avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo. La villa rappresenta un esempio di residenza suburbana in cui le funzioni produttive si fondevano con la vita quotidiana, offrendo uno squarcio sulla gestione del territorio fuori dalle mura urbiche.
In contemporanea, l’attenzione si sposta nel cuore della città, presso l’area archeologica del Circo Massimo. Per la prima volta, viene aperto un settore inedito situato nel lato sud-orientale dell’emiciclo, un’area che fino a questo momento era rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico. Gli scavi hanno restituito dati fondamentali sull’evoluzione della struttura di epoca traianea e sulle fasi di riutilizzo in epoca tardoantica, quando il Circo, ormai in declino, divenne sede di attività artigianali e abitazioni private.
Le indagini archeologiche hanno portato alla luce pavimentazioni originali e persino tracce degli edifici che, a partire dal XVIII secolo, furono costruiti sopra le vestigia romane, riutilizzando talvolta i vani antichi come spazi di servizio o cantine. La valorizzazione di quest’area non si è limitata alla sola conservazione, ma ha previsto l’installazione di nuovi percorsi di visita, inclusi supporti multimediali e scale di collegamento che rendono l’esperienza più immersiva. Le visite guidate, gestite dagli archeologi della Sovrintendenza, rappresentano una modalità privilegiata per comprendere le dinamiche di trasformazione che hanno interessato lo spazio pubblico e privato nel corso dei secoli. La partecipazione è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili in base alla capacità di accoglienza dei siti.
Cultura
Umani troppo umani (oggi), l’arte riflette sulla fragilità contemporanea a Palazzo Braschi
🎭 Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita “Umani troppo umani (oggi)”, una mostra intensa che esplora la fragilità dell’identità contemporanea attraverso lo sguardo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Non perdere l’occasione di riflettere sul valore della vita tra performance e arti visive. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #AccademiaBelleArti #Mostra #PalazzoBraschi
Redazione- Roma accoglie, tra le prestigiose sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi, un progetto espositivo che invita a una profonda introspezione sul presente. Dal 17 al 30 giugno 2026, lo storico edificio affacciato su piazza Navona e piazza San Pantaleo diventa il palcoscenico di Umani troppo umani (oggi), una collettiva che raccoglie l’estro e la ricerca critica degli studenti del Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si propone di interrogare il pubblico sul valore intrinseco dell’esistenza in un’epoca dominata dall’incertezza.
Il progetto nasce da una riflessione partecipata, coordinata da Anna Maiorano per l’istituzione accademica romana, con la curatela dei testi critici affidata a Livia Romano. L’obiettivo è quello di sondare il confine sottile che separa, o unisce, la sacralità della vita umana ai meccanismi spersonalizzanti imposti dalla società globale. La mostra non si limita a esporre oggetti artistici, ma intende sollevare questioni di natura etica, indagando come il corpo, l’identità e la dignità siano costantemente sottoposti a pressioni esterne e dinamiche economiche che ne tentano una continua riscrittura.
il linguaggio dell’arte come critica sociale
Il titolo dell’esposizione, una citazione che richiama orizzonti filosofici radicati nella modernità, serve da lente d’ingrandimento per osservare la fragilità insita nel genere umano. I diciotto artisti coinvolti — tra cui Giulia Battista, Federica Bonomi, Sabino de Nichilo, Giuseppe Antonio Lo Presti e molti altri — attingono a un vocabolario espressivo multiforme. Il percorso espositivo si snoda infatti attraverso un dialogo tra pittura, scultura, installazioni video e performance, offrendo ai visitatori una mappatura delle inquietudini contemporanee.
Tra le opere esposte, si nota una volontà comune di restituire una visione complessa del presente, dove la nozione di “sacro” non viene intesa in senso dogmatico, ma come una forza simbolica capace di resistere alla mercificazione. Ogni opera si trasforma in un dispositivo critico, uno strumento che spinge lo spettatore a guardare con occhi diversi il rapporto tra sé e la comunità, tra l’individuo e le strutture di potere che modellano l’identità quotidiana. La varietà tecnica rispecchia la polifonia di pensieri che i giovani talenti dell’Accademia hanno saputo declinare, trasformando il Museo di Roma in un laboratorio di idee vivo e pulsante.
un rituale collettivo per aprire le porte
Il progetto espositivo trova il suo momento di massima espressione nell’anteprima del 16 giugno, alle ore 19.00. In questa occasione, il Museo ospiterà l’azione performativa Il cuscino della sposa, una performance diretta da Paola Ricci che chiama il pubblico a una partecipazione attiva. Un collettivo di studentesse — comprendente Isabella Abbate, Ginevra Angiuli, Nicole De Napoli, Aurelia Di Iorio, Marta Fornaini, Simona Giuliani e Martina Sarubbi — metterà in scena un rituale che esplora i temi del passaggio, della memoria e della trasformazione. La cura del dettaglio, dai costumi realizzati da G. Gabriella Pitarresi fino all’accompagnamento sonoro di Chiara Stella Landi, sottolinea la coesione progettuale del lavoro accademico.
L’ingresso alla mostra, gestito dai servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è gratuito, rendendo l’iniziativa un’opportunità democratica per accostarsi all’arte emergente nel cuore della Capitale. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi, con le sue architetture barocche, crea un contrasto scenografico perfetto con la contemporaneità delle opere, esaltando il dialogo tra il passato glorioso della città e le sfide del XXI secolo. La mostra rimane visitabile dal martedì alla domenica, osservando l’orario 10.00-19.00 (ultimo ingresso alle 18.00). Per ulteriori informazioni sugli eventi collaterali o sulle specifiche delle opere, il portale museiincomuneroma.it e il servizio telefonico 060608 restano a disposizione dei cittadini, garantendo un accesso agevole a questa panoramica sul sentire umano contemporaneo. È una rara occasione per toccare con mano le inquietudini e le speranze della prossima generazione di artisti.
Cultura
Gustavo Vélez e le dimensioni dell’equilibrio: trent’anni di scultura in mostra a Pietrasanta
🎨 Pietrasanta si trasforma in un museo a cielo aperto per i trent’anni di carriera di Gustavo Vélez: la mostra “Le dimensioni dell’equilibrio” esplora il rapporto tra marmo, geometria e spazio urbano tra le Alpi Apuane e il mare.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#GustavoVelez #Pietrasanta #SculturaContemporanea #ArteVersilia
Redazione- Pietrasanta si prepara a celebrare un traguardo significativo per il panorama artistico internazionale: il trentennale della carriera di Gustavo Vélez. Dall’11 giugno al 20 settembre 2026, la città del marmo, celebre hub per la lavorazione artistica tra le Alpi Apuane e la costa tirrenica, ospita “Le dimensioni dell’equilibrio”, una mostra diffusa curata da Francesca Sborgi con il contributo di Eike Schmidt. L’evento trasforma il tessuto urbano in un museo a cielo aperto, coinvolgendo luoghi iconici come Piazza Duomo, il Complesso di Sant’Agostino, Piazza Carducci, Piazza Statuto, Piazza XXIV Maggio e il Pontile di Marina di Pietrasanta.
un legame profondo tra artista e territorio
L’esposizione non rappresenta soltanto una celebrazione formale, ma sancisce un legame indissolubile nato nel 1996, anno in cui l’artista colombiano scelse Pietrasanta come sua base operativa. In questi tre decenni, Vélez ha integrato la propria visione creativa con il sapere secolare delle maestranze locali. Il marmo e il bronzo, materiali che definiscono l’identità storica del distretto versiliese, diventano nelle mani dello scultore strumenti per sfidare le leggi della fisica. Le sue opere, spesso monumentali, sembrano sottrarsi alla forza di gravità, creando un cortocircuito percettivo tra la solidità della materia e la leggerezza di forme che paiono fluttuare nell’aria.
Il cuore pulsante del percorso espositivo è rappresentato da Piazza Duomo. Qui, il dialogo tra la pietra scolpita e l’architettura storica del territorio genera una tensione visiva che invita il pubblico a mutare continuamente i propri punti di vista. Il rigore geometrico del marmo, la lucentezza dell’acciaio e la matericità del bronzo si fondono, trasformando lo spazio pubblico in un ambiente dove la simmetria diventa linguaggio universale. Come sottolinea lo stesso artista, l’obiettivo è far sì che ogni scultura stabilisca un rapporto dialettico con il contesto circostante, offrendo ai visitatori un’esperienza che unisce libertà espressiva e precisione costruttiva.
oltre la forma: il percorso verso l’astrazione
Il viaggio artistico di Vélez, nato in Colombia a Medellín nel 1975 e forgiato dagli anni giovanili trascorsi a Firenze, ha visto una netta evoluzione. Partito da una matrice figurativa, l’artista si è spostato progressivamente verso l’astrazione geometrica, pur mantenendo intatto il rispetto per la tradizione plastica. Le opere in mostra non si impongono con aggressività, ma cercano un equilibrio meditativo, spogliando la materia di ogni sovrastruttura per rivelarne l’essenza.
Il Complesso di Sant’Agostino, con i suoi spazi più raccolti, offre una dimensione di silenzio e raccoglimento, permettendo al visitatore di analizzare i dettagli tecnici e la purezza delle linee di Vélez. Al contrario, la sezione di Marina di Pietrasanta, che si estende fino al Pontile, proietta le sculture verso l’orizzonte marino, mettendole in relazione diretta con la luce naturale e l’apertura del paesaggio. Questa dicotomia tra lo spazio chiuso, intimo, e quello aperto, monumentale, definisce l’ampiezza della ricerca condotta in questi trent’anni di attività.
La carriera di Gustavo Vélez ha superato ampiamente i confini toscani, consolidandosi in America, Asia ed Europa. Con la partecipazione alla Triennale di Scultura di Bad Ragaz e Vaduz nel 2023, l’artista ha confermato il proprio ruolo di protagonista nella scultura monumentale contemporanea. Il riconoscimento ottenuto in Italia nel 2024, con il Premio Fratelli Rosselli, testimonia l’importanza della sua figura come ambasciatore dell’eccellenza artistica di Pietrasanta nel mondo. Il fatto che un bozzetto della sua opera monumentale “Hipercúbicos” faccia parte delle collezioni del Museo dei Bozzetti è un ulteriore segno della stretta interconnessione tra il percorso di Vélez e la storia culturale della città.
L’esposizione, visitabile con orari variabili a seconda del periodo estivo, rappresenta un’occasione unica per osservare come la geometria possa farsi veicolo di poesia visiva. La mostra sarà aperta dal martedì alla domenica, con orari estesi durante le serate estive, garantendo una fruizione che spazia dalla luce del mattino fino alle atmosfere suggestive del tramonto. L’accesso ai luoghi pubblici della città permetterà a cittadini e turisti di vivere la scultura non come un elemento statico, ma come una componente dinamica della vita urbana, capace di cambiare volto alla città di Pietrasanta per tutta la durata dell’estate 2026.
-
Cronaca1 giorno faTragedia a Rocca Priora, sedicenne si toglie la vita il giorno dopo la fine della scuola
-
Cronaca5 giorni faSVOLTA NELLE INDAGINI SUI LUPI AVVELENATI IN ABRUZZO: LA VERITÀ POTREBBE ARRIVARE DALLE FOTOTRAPPOLE HI-TECH
-
Cronaca3 giorni faIncontro ravvicinato con un branco di lupi sul sentiero per il Santuario della Santissima Trinità: l’esperienza dei ciclisti tra stupore e rispetto
-
Ultim'ora3 giorni faTangentopoli, 30 anni dopo: a Quarta Repubblica il faccia a faccia tra Di Pietro, Sama e Cusani
-
Territorio1 giorno faLuca Ward diventa cittadino onorario di Carsoli: un legame profondo con il territorio
-
Territorio5 giorni faL’INFIORATA DI CARSOLI: TRA FEDE E ARTE I TAPPETI FLOREALI CHE COLORANO IL BORGO NEL CUORE DELLA MARSICA
-
Tecnologia6 giorni faCYBERSECURITY: L’AI POTENZIA HACKER MENO ESPERTI A CONDURRE ATTACCHI AVANZATI, RILEVA ANTHROPIC
-
Lifestyle3 giorni faIl romanzo storico di Andrea Verrocchio “Pescara 1566. La battaglia dell’Aternum” diventa un’opera teatrale

