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XII CONGRESSO REGIONALE UIL ABRUZZO, MICHELE LOMBARDO RIELETTO SEGRETARIO GENERALE

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Bomardieri e Lombardo

Redazione-  Michele Lombardo è stato rieletto all’unanimità segretario generale della Uil Abruzzo. La sua elezione è avvenuta, oggi, al termine del XII Congresso regionale del sindacato che si è svolto al Grand Hotel Adriatico di Montesilvano (Pe). Confermati anche Fabrizio Truono Massimo Longaretti come membri della segreteria e  Monica Gammaraccio nel ruolo di tesoriere. Entrano inoltre nella neoeletta segreteria Valeria Nicolai Valerio Camplone.

Grande attenzione per l’intervento del segretario generale Uil Pierpaolo Bombardieri che oggi a Montesilvano ha ribadito: Qualsiasi discussione sui contratti, sui salari, sui diritti rischia di essere insufficiente se non salvaguardiamo la vita umana: i due incidenti sul lavoro, di cui uno mortale, accaduti in questi giorni in Abruzzo, dimostrano che su questo tema dobbiamo fare ancora tanto. È sicuramente una questione culturale e, di certo, dobbiamo investire di più sulla prevenzione e sulla formazione, aumentare il numero delle ispezioni e degli ispettori, evitare le gare al massimo ribasso. Inoltre, però, insistiamo nel chiedere che siano istituiti sia il reato di omicidio sul lavoro sia una procura speciale”. “Spesso, infatti – ha sottolineato Bombardieri – non si tratta di incidenti: quando i dispositivi di sicurezza vengono manomessi per aumentare il profitto e non si fermano le macchine per produrre di più o, ancora, sui ponteggi salgono 67enni e oltre l’orario di lavoro, e quando a causa di queste scelte ne derivano tragedie, non si può non parlare di omicidi e come tali queste vicende vanno trattate. Così come – ha rimarcato il leader della Uil – è necessario assistere le famiglie delle vittime, perché altrimenti siamo di fronte a una doppia tragedia: la perdita drammatica di una persona cara e la mancanza di mezzi di sostegno a chi è rimasto solo. Anche sul fronte della sicurezza sul lavoro, poi dobbiamo valorizzare l’aiuto che può giungere dall’uso dell’intelligenza artificiale, strumento potentissimo di innovazione e di rivoluzione tecnologica“. “Si stanno già facendo importanti ed efficaci sperimentazioni relative, ad esempio, a badge di cantiere e a dispositivi personali elettronici o a sistemi incrociati di vigilanza: bisogna avere il coraggio e la forza di continuare su questa strada e sulla quale – ha concluso Bombardieri – la Uil sarà in prima linea per la difesa della vita e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Un congresso che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo istituzionale e sindacale e cha ha attraversato temi di strettissima attualità che riguardano l’intera regione. Dalla sanità alle aree interne, dall’occupazione alle infrastrutture e ai trasporti fino alle nuove sfide proposte dall’intelligenza artificiale che il mondo del lavoro dovrà affrontare con le giuste competenze.   Ed è proprio sull’AI che si è focalizzata la tavola rotonda di ieri pomeriggio, “AI diritti lavoro e legalità”, organizzata nell’ambito delle iniziative della Uil Abruzzo con il Premio nazionale Paolo Borsellino e moderata da Graziano Fabrizi. Al dibattito ha partecipato tra gli altri il fondatore e direttore del quotidiano Il Dispaccio Claudio Cordova.

Tanti gli ospiti che hanno partecipato al XII Congresso regionale del sindacato: l’assessore regionale Tiziana Magnacca, il sindaco del Comune di Montesilvano Ottavio De Martinis, rappresentanti di Confindustria, di Confcommercio, della Camera di Commercio Chieti-Pescara e di quella Gran Sasso d’Italia. Oltre ai numerosi membri della segreteria nazionale e ai responsabili dei principali organismi collegati: il segretario organizzativo Emanuele Ronzoni, il tesoriere Benedetto Attili, i segretari nazionali Ivana Veronese, Vera Bonomo, Santo Biondo, il coordinatore nazionale Uil Artigianato Mauro Sasso, il presidente Ital Uil Giuliano Zignani, il presidente Caf Uil Giovanni Angileri, i vicepresidenti Adoc Alessandro Cafagna e Laura Pulcini, il responsabile della segreteria generale Uil Francesco Maria Gennaro.

Queste le parole del segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo, dopo essere stato rieletto segretario generale : “Ringrazio Pierpaolo Bombardieri e tutta le struttura nazionale per l’affetto, il supporto e la collaborazione che danno alla nostra regione e per l’amicizia che da sempre ci lega. Ringrazio i ragazzi e le ragazze che hanno contribuito in maniera determinante all’organizzazione e alla buona riuscita di questo appuntamento. Insieme ai delegati e alle delegate che vi hanno partecipato e al grande supporto della mia famiglia sono stati e sono parte integrante di questo percorso. Che porterò avanti con determinazione e convinzione, sempre a tutela dei lavoratori e di tutte le persone che la Uil rappresenta”.

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SEMI DI MEMORIA: AD ALTINO IL DIALETTO TORNA A GERMOGLIARE CON I RAGAZZI DI “NIN PERDE LA SUMENTE”

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Redazione-  C’è un legame invisibile ma d’acciaio che unisce la terra alla voce, il vitigno antico alla parola tramandata intorno al focolare. Ad Altino, nel cuore della provincia di Chieti, questo legame ha preso vita domenica scorsa durante la premiazione della terza edizione di “Nin perde la Sumente”, il concorso di racconti dialettali che trasforma gli studenti in custodi di un patrimonio millenario.

L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’associazione Interflumina, gli scrittori Tino Bellisario e Nicola Scutti, e la Bio Cantina Sociale Orsogna, non è solo una competizione letteraria. È un atto di resistenza culturale che si inserisce nel progetto multidisciplinare “Pe’ nin perde la sumente”. L’obiettivo? Dimostrare che la biodiversità non riguarda solo i semi che piantiamo nei campi, ma anche le parole che coltiviamo nella mente.

Il Dialetto come Ecosistema

Sotto gli occhi orgogliosi di una sala polivalente gremita, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Altino (Istituto Comprensivo “G. De Petra”) hanno dimostrato che il dialetto non è una lingua “morta” o “minore”, ma uno strumento vibrante capace di raccontare la modernità e la storia con sfumature intraducibili.

«La biodiversità culturale è parte integrante di quella ambientale», ha sottolineato con forza Camillo Zulli, direttore di Bio Cantina Orsogna. «Va tutelata e trasmessa. La parola dei nostri nonni è una ricchezza al pari degli antichi vitigni che abbiamo salvato dall’estinzione». Un concetto ripreso dal sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, che ha definito i ragazzi «tutti vincitori», capaci di legare l’identità locale a emozioni universali.

Storie di Resistenza, Avarizia e Orsi

Il primo premio è andato a Tommaso D’Andrea con “Na femmena coraggiose”. Il racconto, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, narra la storia di Palma, una ragazza di Roccascalegna che si unisce ai partigiani della Brigata Maiella. La giuria è rimasta colpita dal tocco poetico: l’incontro con una soldatessa nemica che, invece di sparare, offre umanità. Un racconto che riscatta il ruolo femminile nella Resistenza, troppo spesso taciuto.

Il secondo gradino del podio ha visto protagonisti Daniel D’Alonzo e Sofia Caricati con “Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule”. Una storia ironica su Vincenzo, un uomo così avaro da rifiutare il passaggio dalla Lira all’Euro, finendo per restare con un pugno di mosche. Qui il dialetto si fa “colore”, recuperando termini tecnici del mondo ortolano come “spogna” (finocchio) o espressioni iconiche come “l’arte di Marí Cazzette”.

Terzo posto per Nicolò Daniele e Alysia Trotta con “Piagne lu morte pe frecá lu vive”, un affresco sulla solidarietà del vicinato di una volta, condito da un’ironia tagliente e maledizioni che sembrano uscire direttamente dalla bocca di un’anziana del paese. Una menzione speciale è andata a Chiara Porreca e Kevin Badea, capaci di intrecciare leggenda e realtà nel racconto di un incontro ravvicinato con l’orso nella Valle dell’Aventino.

Un Seme per il Futuro

L’ideatore del concorso, Tino Bellisario, lo ha spiegato chiaramente: «Il dialetto è un seme. In italiano corrente, questi racconti avrebbero perso la loro anima». Ed è proprio questo il senso profondo dell’evento: non un nostalgico sguardo al passato, ma un ponte verso il futuro. Grazie al supporto delle docenti e della giuria (composta da Giuseppe Manzi, Aurelio Rossi e Ilaria Di Biase), i ragazzi hanno riscoperto termini quasi dimenticati, come lo “sparacce” (lo strofinaccio grezzo per il cibo), rinfrescando la memoria collettiva di un’intera comunità.

La festa di Altino è solo l’inizio: il viaggio di “Pe’ nin perde la sumente” proseguirà da maggio a settembre con un tour tra i borghi della Maiella orientale e centrale. Perché finché ci sarà qualcuno pronto a raccontare una storia in dialetto, la “sumente” – il seme della nostra identità – non andrà mai perduta.

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L’AMBITO TERRITORIALE N23 DI NOLA TAGLIA L’ASSISTENZA SPECIALISTICA PRIMA DELLA FINE DELLA SCUOLA: UN GRAVISSIMO ATTO DISCRIMINATORIO CONTRO GLI ALUNNI CON DISABILITÀ

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Redazione-  Le famiglie, le associazioni e i comitati del territorio denunciano con forza la vergognosa decisione dell’Ambito Territoriale N23 di Nola. L’Ente ha disposto la sospensione del servizio di assistenza specialistica per gli alunni con disabilità a partire dal 29 maggio 2026.

Questa interruzione avviene ben prima della chiusura ufficiale delle attività didattiche nella regione Campania, fissata per il 6 giugno 2026. Negli ultimi cruciali giorni di scuola, i bambini e i ragazzi più vulnerabili saranno privati del supporto fondamentale degli educatori.

I motivi della protesta:

  • Palese atto discriminatorio: Sospendere l’assistenza prima del termine delle lezioni vìola frontalmente la Legge 67/2006 sulla tutela delle persone con disabilità vittime di discriminazioni.
  • Violazione del diritto costituzionale allo studio: Senza figure specializzate per l’autonomia e la comunicazione, l’inclusione scolastica viene azzerata. Molti studenti saranno costretti a restare a casa.
  • Inaccettabile motivazione burocratica: I limiti di bilancio o le scadenze amministrative dell’Ambito di Nola non possono calpestare i diritti inderogabili degli alunni sanciti dalla Legge 104/1992.

Le nostre richieste:

  • Revoca immediata del provvedimento di sospensione firmato dall’Ufficio di Piano dell’Ambito N23.
  • Proroga del servizio per garantire la copertura totale delle ore fino al 6 giugno 2026.
  • Intervento dei Sindaci dei Comuni dell’Ambito per sanare questa gravissima emergenza sociale.

Le famiglie non tollereranno che i propri figli vengano trattati come cittadini di serie B.

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L’IMPRONTA DEL SILENZIO: IL VIAGGIO DEL MONACO GIOVANNI CHE HA UNITO FEDI E CUORI A COLLI DI MONTE BOVE

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Redazione-  Esistono storie che non hanno bisogno di clamore per farsi sentire. Camminano piano, hanno il passo polveroso di chi ha percorso centinaia di chilometri e la voce sottile di chi ha scelto il silenzio come compagno di vita. È la storia di Giovanni, un monaco buddista che in queste ore ha attraversato il cuore dell’Abruzzo, portando con sé un messaggio di pace che non ha bisogno di traduzioni.

In viaggio da Bari verso Assisi, Giovanni sta compiendo un pellegrinaggio che sa di antico, un ritorno all’essenziale in un’epoca dominata dal superfluo. Il suo non è un trekking organizzato, ma una prova dello spirito: vive esclusivamente di elemosina e di ciò che la provvidenza e il cuore della gente decidono di offrirgli. Non chiede denaro, non cerca comodità. Chiede solo l’indispensabile: un riparo per la notte, un pasto frugale, un gesto di accoglienza che confermi la bontà intrinseca dell’essere umano.

L’abbraccio di una comunità montana

Dopo aver lasciato alle sue spalle la costa pugliese e risalito le dorsali appenniniche, Giovanni è giunto tra le vette della Marsica. Prima è stato accolto dalla piccola e calorosa comunità di Roccacerro, e successivamente ha bussato alle porte di Colli di Monte Bove.

Qui, in questo borgo arroccato che sembra sospeso nel tempo, il tempo si è fermato davvero per un istante. La comunità non si è limitata a guardare con curiosità quel viandante solitario, ma ha scelto di aprire le porte delle proprie case e, soprattutto, del proprio cuore. Giovanni è stato ospitato con la dignità che si riserva ai grandi saggi o agli amici di vecchia data.

“Siamo lieti di dare ospitalità e un tetto per la notte”, hanno dichiarato gli abitanti di Colli di Monte Bove. “Giovanni non chiede nulla fuori dal normale. Con rispetto abbiamo semplicemente accolto le sue umili richieste.” In queste parole risiede la forza di un’accoglienza “ancestrale”, quella tipica delle zone interne, dove lo straniero è sacro e il pane non si nega a nessuno.

Un ponte tra fedi diverse

Ciò che rende questa tappa straordinaria è l’incontro tra mondi apparentemente lontani. Da un lato un monaco buddista, con la sua ricerca del Nirvana e il distacco dai beni materiali; dall’altro una comunità profondamente radicata nella tradizione cristiana, protetta dai suoi santi e dalle sue memorie secolari.

Eppure, in quel momento di condivisione, le differenze dogmatiche sono svanite. Restava solo l’uomo. Il saluto finale rivolto a Giovanni dai cittadini è una sintesi perfetta di questo sincretismo spontaneo: “Caro Giovanni, che San Berardo ti accompagni lungo questo tuo cammino.”

Affidare un monaco buddista alla protezione di San Berardo, il patrono amato e venerato nella Marsica, è un gesto di una bellezza disarmante. È la dimostrazione che la fede, quando è vissuta con umiltà, non divide ma unisce. È l’augurio di chi riconosce nell’altro un fratello in cammino, indipendentemente dal nome che dà a Dio o dalla forma della sua preghiera.

Verso la città della Pace

Ora il cammino di Giovanni prosegue. La sua meta è Assisi, la città di San Francesco, l’uomo che più di ogni altro ha incarnato il dialogo interreligioso e l’amore per la “Sorella Povertà”. Sembra quasi un cerchio che si chiude: un monaco d’Oriente che attraversa l’Italia per omaggiare il luogo simbolo della pace universale.

Giovanni si è lasciato alle spalle i vicoli di Colli di Monte Bove alle prime luci dell’alba, riprendendo il suo passo ritmato e costante. Non ha lasciato oggetti o ricchezze, ma ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria di chi lo ha incontrato. Ha ricordato a tutti che la vera ricchezza è nel “poco”, che il viaggio è più importante della meta e che, nonostante le brutture del mondo, esiste ancora una rete invisibile di umanità pronta a sorreggere chi cammina con umiltà.

Mentre il sole torna a scaldare le pietre del borgo, a Colli di Monte Bove resta il ricordo di un incontro silenzioso. Giovanni è passato, ma il seme del suo rispetto e della sua semplicità continuerà a germogliare tra queste montagne. Buon cammino, Giovanni, ovunque i tuoi passi ti conducano.

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