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AttualitΓ 

La Spezia, cinghiale abbattuto vicino alle case nel quartiere del Favaro: scoppia la protesta degli animalisti

🚨 RABBIA ANIMALISTA ALLA SPEZIA! Guardia faunistica spara e uccide un cinghiale a meno di 50 metri dalle case nel quartiere del Favaro. Il Comitato Maggiolina denuncia: “Fatto intollerabile, nessun preavviso e rischi per la sicurezza pubblica”. La Regione Liguria avvia accertamenti urgenti. I dettagli πŸ‘‡#laspezia #cronacalocale #animalisti #cinghiale #regioneliguria #sicurezzaurbana #pagineutili

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Cinghiale

La denuncia del comitato antispecista maggiolina per l’episodio avvenuto all’alba

La Spezia – Un gravissimo episodio di cronaca urbana legato alla gestione della fauna selvatica e alla pubblica sicurezza ha innescato un’ondata di polemiche e di profonda indignazione tra i residenti e le associazioni di tutela ambientale del territorio ligure. Un operatore identificato come guardia faunistica regionale ha aperto il fuoco abbattendo un esemplare di cinghiale nel corso delle prime ore del mattino all’interno del perimetro del quartiere residenziale del Favaro, situato nella periferia della cittΓ  della Spezia. L’accaduto Γ¨ stato denunciato pubblicamente attraverso una dura e dettagliata lettera aperta redatta dai rappresentanti del Comitato Antispecista Maggiolina e indirizzata formalmente ai vertici della Regione Liguria e al sindaco del comune ligure Pierluigi Peracchini, sollevando pesanti interrogativi sulla legittimitΓ  dell’azione.
Secondo quanto messo nero su bianco dagli attivisti nel documento di accusa stragiudiziale, l’intervento armato si sarebbe svolto intorno alle ore cinque e trenta del mattino, in un contesto orario in cui le strade del quartiere iniziano a essere frequentate da pendolari e cittadini. Gli animalisti hanno definito il fatto come un atto intollerabile, sottolineando che l’azione solleva dubbi non soltanto sul piano strettamente etico e del rispetto della vita animale, ma anche sotto il profilo della legalitΓ  formale, della sicurezza delle persone e del potenziale rischio epidemiologico connesso alla gestione della carcassa del mammifero nel centro abitato.

I dettagli sulla dinamica dello sparo e le contestazioni sui protocolli di sicurezza

La ricostruzione dei fatti fornita dai membri del comitato antispecista mette in evidenza presunte e gravi violazioni delle norme di comportamento previste per gli interventi di contenimento faunistico in aree antropizzate. Stando alla versione dei testimoni, l’agente regionale avrebbe esploso i colpi da fuoco a una distanza nettamente inferiore ai cinquanta metri dalle abitazioni private e dalle finestre dei palazzi, agendo in totale solitudine e senza il supporto di un secondo operatore preposto alla vigilanza e alla tutela dei passanti. Gli attivisti rimarcano inoltre la totale assenza di qualsiasi tipo di segnalazione preventiva, transennamento stradale o preavviso acustico e visivo volto a mettere in sicurezza l’area prima dell’utilizzo dell’arma da fuoco.
Le critiche delle associazioni si concentrano anche sulle condizioni in cui Γ¨ avvenuto il decesso dell’animale, descritto come un esemplare pacifico che non aveva mai manifestato alcuna forma di aggressivitΓ  verso l’uomo o creato disagi di ordine pubblico nel quartiere del Favaro. Il cinghiale sarebbe stato abbattuto dibattendosi a lungo in preda a sofferenze atroci sul selciato, consumando l’agonia davanti agli occhi attoniti e profondamente traumatizzati di alcuni cittadini che hanno assistito alla scena dalle proprie abitazioni. Il comitato ha stigmatizzato la condotta della guardia, respingendo le giustificazioni presentate nell’immediatezza dei fatti per motivare la necessitΓ  dell’abbattimento biologico dell’animale.

L’emergenza della peste suina africana e gli accertamenti della regione Liguria

La motivazione addotta dall’operatore faunistico per giustificare l’intervento d’urgenza faceva riferimento alle severe misure di contenimento sanitario legate all’emergenza nazionale per la diffusione della Peste Suina Africana sul territorio regionale. Tuttavia, la tesi viene respinta con forza dal Comitato Antispecista Maggiolina, il quale evidenzia come, se questo fosse il reale protocollo applicato dagli organi preposti, l’azione risulterebbe ancora piΓΉ contraddittoria e fallimentare rispetto agli obiettivi di biosicurezza prefissati dalle autoritΓ  ministeriali. La sparatoria in mezzo alle case e la gestione dei fluidi biologici sul suolo pubblico rappresenterebbero infatti, secondo l’opinione degli esperti ambientali, un potenziale veicolo di diffusione del virus anzichΓ© un elemento di contenimento.
Di fronte alla gravitΓ  delle accuse e alla crescente pressione dell’opinione pubblica spezzina, le istituzioni hanno deciso di muoversi ufficialmente per fare piena luce sulla vicenda. La Regione Liguria ha confermato l’avvio immediato di una serie di accertamenti ispettivi interni e di verifiche documentali necessari al fine di comprendere l’esatta dinamica dell’accaduto, ascoltare la versione della guardia faunistica coinvolta e valutare l’eventuale adozione di provvedimenti disciplinari o sanzioni amministrative. La redazione del giornale continuerΓ  a seguire l’evoluzione del caso in modo neutrale, riportando le risposte formali del comune e i bollettini ufficiali degli uffici veterinari competenti per garantire una corretta informazione ai lettori.

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AttualitΓ 

San Calogero, il santo del silenzio che interroga il nostro tempo

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San Calogero

Dalla roccia di Agrigento, una voce antica per l’uomo smarrito del presente

Redazione-Β  Ci sono terre che sembrano nate per custodire il mistero,la Sicilia Γ¨ una di queste;terra di luce e di ferite, di mare e di pietra, di partenze e di ritorni, di silenzi antichi e preghiere tramandate sottovoce, terra dove il sole non illumina soltanto, ma scava, entra nelle fenditure della roccia, attraversa i volti, rivela la fatica e la bellezza di un popolo che, nei secoli, ha imparato a resistere senza perdere del tutto la capacitΓ  di sperare.
Agrigento, cittΓ  sospesa tra la memoria degli uomini e l’eternitΓ  del cielo, la figura di San Calogero continua a vivere con una forza che non appartiene soltanto alla devozione popolare.
San Calogero Γ¨ piΓΉ di un nome venerato, Γ¨ una domanda
rivolta all’uomo di oggi.
Che cosa resta di noi quando il rumore finisce? Chi siamo quando nessuno ci guarda?
Che cosa abita davvero il nostro cuore quando si spengono gli schermi, quando le parole degli altri tacciono, quando non abbiamo piΓΉ un’immagine da difendere, un ruolo da interpretare, una reputazione da esibire?
San Calogero, eremita e uomo di Dio, viene da un tempo lontano, eppure possiede una sorprendente contemporaneitΓ , perchΓ© il suo deserto assomiglia, piΓΉ di quanto immaginiamo, al nostro.
Il deserto di ieri era fatto di pietra, solitudine, fame, arsura.
Il nostro deserto Γ¨ diverso, Γ¨ affollato,Γ¨ illuminato, Γ¨ connesso, Γ¨ pieno di voci e forse proprio per questo Γ¨ ancora piΓΉ difficile riconoscerlo.
Viviamo nell’epoca della comunicazione permanente e dell’ascolto sempre piΓΉ raro. Abbiamo strumenti capaci di raggiungere in pochi istanti l’altra parte del mondo, eppure spesso non riusciamo a raggiungere il cuore della persona seduta accanto a noi.
Sappiamo tutto degli altri e conosciamo sempre meno noi stessi. Mostriamo fotografie di felicitΓ  mentre custodiamo stanze interiori nelle quali non entra nessuno. Costruiamo profili, immagini, narrazioni, identitΓ  digitali. Cerchiamo approvazione, temiamo il giudizio, contiamo consensi, visualizzazioni, reazioni e lentamente rischiamo di dimenticare che il valore di una vita non puΓ² essere misurato dallo sguardo mutevole della folla. San Calogero ci conduce altrove, ci porta nella nuditΓ  dell’essenziale. L’eremita non fugge necessariamente dagli uomini. Talvolta si allontana dal rumore per imparare ad amarli meglio. Questa Γ¨ una veritΓ  spirituale profonda.
Il silenzio cristiano non Γ¨ assenza, Γ¨ attesa, non Γ¨ mutismo, Γ¨ ascolto, non Γ¨ chiusura, Γ¨ spazio consegnato a Dio. Nel silenzio cadono molte maschere e quando cadono le maschere, comincia la veritΓ .
Forse Γ¨ proprio la veritΓ  ciΓ² che piΓΉ ci spaventa, perchΓ© la veritΓ  ci mette davanti alle nostre fragilitΓ , ci ricorda le parole che non avremmo dovuto pronunciare. Le persone che abbiamo ferito, le occasioni in cui abbiamo preferito giudicare invece di comprendere, le volte in cui abbiamo scelto l’orgoglio al posto dell’abbraccio.
Ci sono ferite che nessuna fotografia mostra, ci sono dolori che non producono rumore,
persone che continuano a vivere, lavorare, sorridere, occuparsi degli altri, mentre dentro attraversano una notte che nessuno conosce. E Dio?
Dov’è Dio in tutto questo?
È la domanda antica dell’uomo,
Γ¨ la domanda di Giobbe,
Γ¨ la domanda dei Salmi, Γ¨
la domanda che attraversa gli ospedali, le case segnate dalla malattia, le famiglie divise, le stanze di chi ha perso qualcuno, le notti di chi non riesce piΓΉ a immaginare il domani.
Dov’è Dio? San Calogero non ci consegna una risposta facile.
I santi autentici non distribuiscono formule ci insegnano una presenza.
Dio non elimina magicamente ogni deserto, ma entra nel deserto. Non impedisce ogni notte, ma accende una luce dentro la notte.
Non cancella sempre la ferita, ma impedisce alla ferita di diventare l’ultima parola.
La fede cristiana non è una promessa di immunità dal dolore, se così fosse, la Croce sarebbe incomprensibile.
La fede Γ¨ la certezza che nessun dolore attraversato nell’amore Γ¨ definitivamente perduto. San Calogero ci ricorda proprio questo, anche la roccia puΓ² diventare altare, la solitudine puΓ² diventare incontro, una vita nascosta puΓ² generare luce per intere generazioni, ed Γ¨ qui che la sua figura diventa profondamente vicina ai tempi che viviamo.
Viviamo giorni segnati dalla guerra. Vediamo popoli spezzati, bambini sotto le macerie, madri senza piΓΉ lacrime, uomini costretti ad abbandonare la propria terra.
Viviamo il dramma delle migrazioni e troppo spesso trasformiamo esseri umani in numeri. Viviamo la violenza nelle famiglie, il bullismo,
l’umiliazione pubblica.
La solitudine degli adolescenti,
l’abbandono degli anziani,
la disperazione nascosta dietro vite apparentemente normali.
Viviamo una stagione nella quale la parola puΓ² diventare pietra. Un commento puΓ² ferire.
Una fotografia puΓ² essere usata per umiliare. Un errore puΓ² essere trasformato in una condanna senza fine.
Una persona puΓ² essere ridotta per sempre al giorno peggiore della propria vita e allora la testimonianza di San Calogero ci obbliga a porci una domanda scomoda: che cosa abbiamo fatto della misericordia?
Abbiamo costruito una societΓ  velocissima nel giudicare e lentissima nel comprendere.
Sappiamo condannare prima di conoscere, etichettare prima di ascoltare, allontanare prima di curare e qualche volta anche noi cristiani rischiamo di dimenticare che il Vangelo non ci Γ¨ stato consegnato per costruire tribunali morali, ma per diventare testimoni della Grazia. Cristo non ha chiesto alla donna ferita di presentare un curriculum di perfezione.
Non ha domandato al lebbroso se meritasse di essere toccato.
Non ha chiesto al cieco di giustificare la propria notte.
Non ha chiesto al ladrone sulla croce di dimostrare una vita irreprensibile.
Cristo ha incontrato, ha guardato, ha ascoltato,ha toccato, ha perdonato.
La misericordia cristiana non Γ¨ debolezza, Γ¨ una delle forme piΓΉ alte della veritΓ , perchΓ© soltanto chi Γ¨ forte sa chinarsi senza sentirsi diminuito.
Soltanto chi ama davvero sa distinguere l’errore dalla persona. Soltanto chi ha incontrato la propria fragilitΓ  smette di usare la fragilitΓ  altrui come una pietra. San Calogero, uomo della solitudine abitata, sembra ricordarci che prima di parlare dobbiamo ascoltare.
Prima di giudicare dobbiamo conoscere, prima di condannare dobbiamo ricordare che anche noi viviamo di misericordia e forse questo messaggio riguarda profondamente anche la Chiesa del nostro tempo.
Una Chiesa che non puΓ² limitarsi a custodire porte, deve aprirle, una Chiesa che non puΓ² parlare soltanto a chi Γ¨ giΓ  dentro, deve cercare chi si Γ¨ perduto. Una Chiesa che non puΓ² avere paura delle ferite dell’uomo contemporaneo.
Deve avvicinarsi, deve essere madre,casa,rifugio,pane, ascolto.
PerchΓ© una Chiesa che non sa piangere con chi piange rischia di pronunciare parole teologicamente corrette e umanamente lontane e il Vangelo non Γ¨ mai lontano.
Il Vangelo ha mani,
ha occhi, ha polvere sui sandali,
ha fame, ha sete, ha compassione.
La spiritualitΓ  di San Calogero ci riporta proprio a questa concretezza. Dalla roccia di Agrigento, la sua memoria sembra attraversare i secoli e dirci che non esiste autentica contemplazione senza compassione. Chi guarda Dio piΓΉ profondamente impara a guardare l’uomo con maggiore misericordia.

Chi prega davvero non diventa piΓΉ duro, diventa piΓΉ umano, chi incontra Cristo non si sente superiore, si sente responsabile, del fratello.

Responsabile della parola che pronuncia.
Responsabile del dolore che potrebbe alleviare.
Responsabile della solitudine che potrebbe interrompere.
Responsabile della speranza che potrebbe riaccendere.
In questa nostra epoca stanca, forse abbiamo bisogno proprio di questo, meno rumore e piΓΉ presenza, meno giudizio e piΓΉ discernimento, meno esibizione e piΓΉ veritΓ , meno parole gridate e piΓΉ parole capaci di curare.
Abbiamo bisogno di persone che sappiano restare, perchΓ© oggi molti sanno arrivare e
pochi sanno restare,
soprattutto accanto a chi soffre. Restare quando una relazione attraversa la notte.
Restare vicino a un giovane che non riesce piΓΉ a credere in se stesso. Restare accanto a un anziano che ripete le stesse parole. Restare vicino a chi ha sbagliato e sta cercando faticosamente di ricominciare.
Restare senza pretendere di risolvere tutto. A volte la forma piΓΉ alta dell’amore Γ¨ semplicemente non andarsene.
San Calogero ha abitato il silenzio e forse oggi ci insegna che anche noi dobbiamo imparare ad abitare.
Abitare il nostro cuore.
Abitare le relazioni. Abitare la fede. Abitare il dolore senza trasformarlo in disperazione.
Abitare la speranza senza ridurla a illusione.
Agrigento, con la sua luce antica, continua a custodire questa memoria. La roccia rimane, il mare continua il suo respiro. Le generazioni passano, cambiano le lingue, le abitudini, le paure, ma il cuore dell’uomo continua a cercare ciΓ² che nessuna tecnologia potrΓ  mai sostituire: essere amato, essere riconosciuto, essere perdonato, sapere che la propria vita possiede un senso.
Ed Γ¨ forse qui che San Calogero diventa nostro contemporaneo.
Nel ricordarci che non siamo soltanto ciΓ² che produciamo.
Non siamo soltanto i nostri successi. Non siamo soltanto i nostri fallimenti. Non siamo la somma dei giudizi ricevuti.
Non siamo l’errore che abbiamo commesso. Siamo creature chiamate per nome.
Siamo fragilitΓ  visitate dalla Grazia. Siamo polvere nella quale Dio continua ostinatamente a seminare eternitΓ , per questo, oggi, vorrei affidare a San Calogero una preghiera.
San Calogero, uomo della roccia e del silenzio,
insegnaci a ritrovare ciΓ² che abbiamo perduto.
Restituisci profonditΓ  alle nostre parole,
veritΓ  ai nostri incontri,
misericordia ai nostri giudizi.
Proteggi chi attraversa la solitudine.
Resta accanto a chi non riesce piΓΉ a pregare.
Visita le case dove Γ¨ entrata la malattia.
Consola le madri che piangono in silenzio.
Custodisci i giovani smarriti in un mondo che chiede loro di apparire prima ancora di insegnare loro ad essere.
Accompagna gli anziani dimenticati.
Difendi chi Γ¨ umiliato.
Rialza chi Γ¨ caduto.
Ricorda alla Chiesa che ogni porta chiusa puΓ² diventare una ferita e ogni mano tesa puΓ² diventare Vangelo.
E a noi, uomini e donne di questo tempo inquieto, insegna il coraggio del silenzio.
PerchΓ© nel silenzio possiamo finalmente ascoltare.
Nell’ascolto possiamo comprendere.
Nella comprensione possiamo smettere di giudicare.
E nella misericordia possiamo tornare a riconoscerci fratelli.
Forse Γ¨ questo il messaggio piΓΉ urgente che San Calogero consegna al nostro tempo:
non abbiamo bisogno di diventare piΓΉ visibili.
Abbiamo bisogno di diventare piΓΉ veri.
Non abbiamo bisogno di gridare piΓΉ forte.
Abbiamo bisogno di ascoltare piΓΉ profondamente.
Non abbiamo bisogno di costruire altri muri.
Abbiamo bisogno di riconoscere, nel volto dell’altro, una parte del nostro stesso destino.

PerchΓ© alla fine, quando ogni rumore sarΓ  cessato, quando ogni immagine sarΓ  scomparsa, quando i titoli, i ruoli e le apparenze non avranno piΓΉ alcun peso, resterΓ  una sola domanda:

quanto amore siamo stati capaci di lasciare dietro di noi?

San Calogero, eremita di Agrigento, uomo del silenzio e cercatore dell’Assoluto, ci aiuti a non sprecare questa vita.
Ci insegni a trasformare la roccia in altare.
La solitudine in preghiera.
La ferita in compassione.
Il silenzio in ascolto e il nostro breve passaggio sulla terra in una traccia di misericordia.

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AttualitΓ 

Il ritorno in tv di Gianfranco Fini e Clemente Mastella nel nuovo appuntamento con Filorosso su Rai 3

βš–οΈ Gianfranco Fini e Clemente Mastella tornano in tv per analizzare la politica attuale, mentre la cronaca di Garlasco torna al centro del dibattito giudiziario. Non perdere il nuovo appuntamento con Filorosso.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito πŸ‘‡

#Filorosso #Rai3 #GianfrancoFini #ClementeMastella

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Gianfranco Fini

Roma – Il panorama televisivo italiano si prepara a una serata di profonda analisi politica e cronaca giudiziaria. La quarta puntata di “Filorosso”, il programma di approfondimento in onda lunedΓ¬ 6 luglio, alle 21.15 su Rai 3 e disponibile in streaming su RaiPlay, si candida a diventare un osservatorio privilegiato sui grandi temi che muovono l’opinione pubblica nazionale. La conduzione, affidata come di consueto ad Antonino Monteleone e Adele Grossi, punterΓ  i riflettori su due figure che hanno scritto la storia recente delle istituzioni italiane: Gianfranco Fini e Clemente Mastella.

Il confronto tra i giganti della prima e seconda repubblica

Il dibattito negli studi romani del centro di produzione Rai si preannuncia denso di significati. La presenza di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera dei Deputati, riporta al centro della scena un protagonista assoluto della destra italiana, capace di attraversare stagioni politiche complesse, dal radicamento territoriale nelle sezioni locali fino alle aule di Montecitorio. Accanto a lui, il primo cittadino di Benevento, Clemente Mastella. L’ex Guardasigilli e leader centrista, noto per la sua lunga militanza parlamentare e per le sue doti di mediatore nelle dinamiche di governo, offrirΓ  una prospettiva critica sull’attuale assetto delle coalizioni.

Le interviste non si limiteranno al passato, ma cercheranno di leggere l’attualitΓ  attraverso l’esperienza di chi ha vissuto i palazzi del potere. L’obiettivo degli autori Γ¨ quello di porre domande dirette, cercando di comprendere come la politica di ieri possa ancora influenzare le scelte dei partiti di oggi. Il confronto si arricchirΓ  con la partecipazione di Tommaso Cerno, direttore del quotidiano “Il Giornale”, e di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato. Quest’ultimo, grazie alla sua doppia veste di giurista e autore di romanzi noir che indagano le pieghe della legalitΓ , saprΓ  offrire una chiave di lettura diversa rispetto ai soliti commenti da talk show, declinando i temi dell’etica e della giustizia in un contesto di crisi istituzionale.

Riflettori puntati sul caso giudiziario di Garlasco

Dopo la prima parte dedicata all’analisi politica, la trasmissione cambierΓ  registro, immergendosi in uno dei misteri giudiziari piΓΉ dibattuti dell’ultimo ventennio: il caso Garlasco. La morte di Chiara Poggi, avvenuta in una villetta in via Pascoli a Garlasco, continua a generare dubbi e accesi dibattiti mediatici. Il programma intende offrire un aggiornamento esaustivo sugli sviluppi processuali e sulle nuove istanze che continuano a sollevarsi attorno a questa vicenda.

In studio, la discussione sarΓ  animata dall’avvocato Antonio De Rensis e dalla criminologa Flaminia Bolzan. Il loro apporto tecnico permetterΓ  di chiarire alcuni punti oscuri ancora presenti nelle ricostruzioni ufficiali. A completare il parterre dei cronisti che seguiranno da vicino il servizio, ci saranno Ilenia Petracalvina, Alessandro De Giuseppe e Rita Cavallaro. La complessitΓ  del caso richiede una narrazione corale, capace di incrociare le diverse fonti. Per l’occasione, sono previsti collegamenti esterni che coinvolgeranno il direttore del settimanale “Gente”, Umberto Brindani, l’entomologo Francesco Galassi e la youtuber Francesca Bugamelli, che ha dedicato molta attenzione ai casi di cronaca nera piΓΉ seguiti dal popolo del web.

La struttura narrativa del programma, che integra la politica nazionale con fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, mira a coinvolgere un pubblico trasversale. La produzione ha inoltre lanciato il canale ufficiale su Instagram, raggiungibile all’indirizzo @filorosso_rai, dove gli spettatori possono seguire in tempo reale gli aggiornamenti, le clip inedite e l’interazione costante con la redazione. La sfida del lunedΓ¬ sera di Rai 3 si gioca proprio sulla capacitΓ  di mantenere alto il ritmo, alternando il rigore delle istituzioni con la cruda realtΓ  dei fatti di cronaca, un mix che finora ha saputo catalizzare l’attenzione dei telespettatori italiani. L’appuntamento Γ¨ fissato per lunedΓ¬ sera, una serata dove il dibattito pubblico incontra le esigenze di informazione piΓΉ stringenti.

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AttualitΓ 

Matera, piano straordinario per il rilancio della sanitΓ : l’Ugl approva gli investimenti negli ospedali della provincia

🚨 SANITΓ€, RILANCIO IN CORSO A MATERA! L’UGL esprime forte apprezzamento per il piano straordinario avviato dall’assessore Latronico e dal DG Friolo: arrivano nuovi dirigenti e assunzioni stabili per potenziare gli ospedali di Matera e Policoro e fermare i “viaggi della speranza”. I dettagli πŸ‘‡#matera #policoro #sanitΓ lucana #basilicata #ospedalipublici #uglmatera #sindacati #pagineutili

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Da SX, Cosimo LATRONICO e Pino GIORDANO

I segnali di cambiamento nel sistema sanitario lucano dopo il vertice con l’assessore regionale

Matera – Il comparto della sanitΓ  pubblica all’interno del territorio della provincia di Matera sta attraversando una stagione di profonda riorganizzazione strutturale e di rinnovata attenzione istituzionale, segnando un punto di svolta atteso da anni da lavoratori e residenti. Dopo un lungo periodo caratterizzato da una cronica carenza di personale medico e infermieristico, da evidenti difficoltΓ  organizzative interne e da un preoccupante aumento della mobilitΓ  sanitaria passiva che ha costretto troppi cittadini a intraprendere i dolorosi viaggi della speranza verso le strutture del nord, oggi si intravedono segnali concreti di inversione di tendenza. Questo nuovo scenario sta restituendo fiducia ai dipendenti delle aziende sanitarie, alle famiglie e all’intera comunitΓ  locale, ponendo le basi per un consolidamento dei servizi assistenziali minimi.
A tracciare il bilancio di questa nuova fase operativa Γ¨ stato Pino Giordano, segretario provinciale dell’organizzazione sindacale Ugl Matera, al termine di un importante e proficuo incontro istituzionale avvenuto nella giornata odierna con l’assessore alla salute della regione Basilicata Cosimo Latronico. Nel corso del faccia a faccia, il rappresentante dei lavoratori ha avuto modo di conoscere e salutare ufficialmente anche alcuni dei nuovi dirigenti medici e amministrativi che hanno scelto di mettere la propria competenza, esperienza e professionalitΓ  al servizio dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera. Si tratta di una scelta gestionale che rappresenta un importante segnale di responsabilitΓ  e di fiducia verso le potenzialitΓ  del territorio lucano, nell’esclusivo interesse dei pazienti e del rafforzamento dei presΓ¬di ospedalieri.

La valorizzazione del capitale umano e la situazione a Policoro e al Madonna delle Grazie

Il sindacato ha espresso pieno apprezzamento per l’intenso lavoro che l’assessore regionale Cosimo Latronico e il direttore generale dell’azienda sanitaria Maurizio Friolo stanno portando avanti con determinazione per rilanciare il sistema sanitario provinciale dopo anni di sostanziale immobilismo burocratico. Il percorso avviato, fondato sul potenziamento dei servizi ambulatoriali, sulla riorganizzazione complessiva dell’assistenza territoriale, sul rafforzamento degli organici e sulla valorizzazione delle professionalitΓ  interne, rappresenta una scelta strategica che merita assoluta continuitΓ  temporale. La salute dei cittadini costituisce infatti il primo e fondamentale investimento per lo sviluppo sociale, economico e occupazionale dell’intera provincia materana.
Le eccellenze professionali in servizio presso l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, l’Ospedale Giovanni Paolo Secondo di Policoro, i distretti sanitari, la rete dell’emergenza urgenza e la medicina generale rappresentano una straordinaria ricchezza per la Basilicata. Medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici e personale amministrativo garantiscono quotidianamente, spesso in condizioni operative non semplici a causa dei carichi di lavoro, competenza e un elevato senso delle istituzioni. L’Ugl ha ribadito che una sanitΓ  moderna non si costruisce soltanto acquistando tecnologie avanzate o edificando nuove strutture murarie, poichΓ© il vero valore aggiunto rimane sempre il capitale umano. La strada intrapresa Γ¨ quella giusta ma deve proseguire attraverso assunzioni stabili a tempo indeterminato e una formazione continua.

Il contrasto alla mobilitΓ  passiva e il ruolo del sindacato nelle trattative regionali

I primi risultati concreti sul campo dimostrano che una programmazione seria, accompagnata da una visione strategica lungimirante e da investimenti economici mirati, puΓ² invertire una tendenza negativa che per troppo tempo ha penalizzato il Materano a vantaggio di altre regioni confinanti. L’obiettivo primario delle istituzioni e delle parti sociali deve essere quello di consentire ai cittadini di curarsi dignitosamente nella propria terra d’origine, vicino ai propri affetti familiari, riducendo progressivamente la fuga di pazienti e restituendo piena credibilitΓ  alla sanitΓ  pubblica lucana. Le competenze di assoluto livello presenti nei reparti meritano di essere messe nelle condizioni fisiche e strutturali di esprimere pienamente il loro potenziale operativo.
Il sindacato continuerΓ  a svolgere con la massima responsabilitΓ  il proprio ruolo di rappresentanza e di proposta propositiva all’interno dei tavoli di contrattazione, collaborando con tutte le istituzioni affinchΓ© il percorso di rilancio proceda senza rallentamenti o veti politici. Una sanitΓ  pubblica efficiente e gratuita non rappresenta soltanto un diritto costituzionale sancito per legge, ma costituisce anche un presidio fondamentale di coesione sociale e di sicurezza per le famiglie. L’arrivo delle nuove figure dirigenziali nei due ospedali principali rafforza un percorso giΓ  avviato e rappresenta un segnale tangibile di fiducia che permetterΓ  alle strutture di diventare veri punti di riferimento per l’intera Basilicata, sconfiggendo la piaga dei viaggi sanitari.

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