Redazione- Cammino di Santiago, cammini contemporanei e trekking vengono spesso inseriti nello stesso grande contenitore del turismo lento, ma indicano esperienze profondamente diverse per origine, significato e finalità. A chiarire le differenze è Valentino Pisegna, divulgatore del Cammino, che invita a usare le parole con maggiore precisione per evitare di sovrapporre pratiche accomunate dal viaggio a piedi, ma nate da storie e bisogni differenti.
Negli ultimi anni il termine “cammino” è entrato con forza nel linguaggio turistico e culturale. Oggi viene utilizzato per descrivere itinerari storici, vie naturalistiche, percorsi spirituali, reti escursionistiche, esperienze di più giorni e progetti di valorizzazione territoriale. Questa diffusione racconta la crescita dell’interesse verso il viaggio lento, ma ha prodotto anche una certa confusione: non tutto ciò che si percorre a piedi è un pellegrinaggio, non ogni itinerario culturale ha la stessa natura del Cammino di Santiago e non ogni esperienza nella natura può essere definita allo stesso modo.
Il Cammino di Santiago nasce come pellegrinaggio
Il Cammino di Santiago rappresenta prima di tutto un pellegrinaggio. Da oltre mille anni conduce a Santiago de Compostela attraverso una rete di itinerari che nel tempo si è modificata e ampliata, ma che ha conservato una continuità storica, culturale e simbolica difficilmente paragonabile ad altre esperienze europee. La meta comune, i segni riconoscibili, l’ospitalità dedicata ai pellegrini e una tradizione attraversata da secoli di storia ne fanno qualcosa che va oltre il semplice camminare.
Chi parte per Santiago può farlo per motivi religiosi, spirituali, culturali o personali. Ma lungo il percorso entra comunque in una dimensione condivisa, fatta di incontri, gesti, simboli e appartenenza a una comunità internazionale di pellegrini. È questo uno degli elementi decisivi: il Cammino non è soltanto una linea tracciata su una mappa, ma una pratica collettiva che ogni giorno viene rinnovata da persone provenienti da tutto il mondo.
La forza del pellegrinaggio compostelano sta proprio in questa stratificazione. La strada è fisica, ma anche storica e interiore. Il valore dell’esperienza non dipende soltanto dal paesaggio attraversato o dai chilometri percorsi, bensì dal legame con una tradizione viva, capace di unire il passato medievale con le domande dell’uomo contemporaneo.
I cammini contemporanei valorizzano territori e comunità
Diversa è la natura dei molti cammini contemporanei nati negli ultimi anni in Italia e in Europa. Molti di questi itinerari rappresentano progetti di grande valore, perché recuperano antiche vie di comunicazione, collegano borghi, promuovono aree interne, valorizzano patrimoni paesaggistici e culturali spesso esclusi dai flussi turistici principali. Hanno avuto il merito di riportare l’attenzione sul viaggio a piedi come forma di conoscenza lenta dei territori.
Secondo Pisegna, però, è importante riconoscere che nella maggior parte dei casi si tratta di percorsi costruiti attraverso una progettualità recente. Anche quando richiamano direttrici storiche o antiche tradizioni locali, rispondono prevalentemente a finalità culturali, ambientali, turistiche e territoriali. Sono esperienze preziose, ma non sempre possiedono quella continuità secolare e quella dimensione comunitaria stabile che caratterizzano il pellegrinaggio jacobeo.
Questo non ne diminuisce il valore. Al contrario, consente di leggerli per ciò che sono: strumenti contemporanei di rigenerazione culturale, promozione dei borghi, educazione al paesaggio e sviluppo sostenibile. La loro forza sta nella capacità di creare nuove relazioni tra camminatori, comunità locali e luoghi attraversati.
Il trekking mette al centro natura, fatica e ambiente
Ancora diversa è la dimensione del trekking, in cui il rapporto con l’ambiente naturale rappresenta l’elemento centrale. In questo caso la motivazione principale non è necessariamente una meta simbolica o una tradizione spirituale, ma l’esperienza diretta della montagna, dei sentieri, del paesaggio e della fatica fisica.
Il trekking appartiene più chiaramente all’ambito escursionistico. Può durare poche ore o più giorni, può richiedere preparazione tecnica, autonomia, attenzione all’orientamento e capacità di muoversi in ambienti naturali anche impegnativi. Il suo valore risiede nell’incontro con la natura, nella scoperta del territorio e nella relazione tra corpo, movimento e paesaggio.
A differenza del pellegrinaggio, il trekking non necessita di una meta condivisa da una comunità storica. A differenza dei cammini contemporanei, non nasce necessariamente come progetto culturale o turistico. È una pratica che trova la propria identità soprattutto nell’esperienza dell’ambiente e nella libertà dell’escursionista.
Distinguere non significa dividere
Per Valentino Pisegna, distinguere tra Cammino di Santiago, cammini contemporanei e trekking non significa stabilire una classifica di importanza. Ogni esperienza ha un proprio valore e una propria dignità. Il punto è evitare che la parola “cammino” diventi così generica da perdere significato, cancellando le differenze tra pellegrinaggio, turismo lento ed escursionismo.
Il pellegrinaggio conserva una dimensione storica, spirituale e comunitaria. I cammini contemporanei rappresentano una grande opportunità per valorizzare territori e promuovere forme sostenibili di viaggio. Il trekking resta una pratica profondamente legata alla natura, all’esplorazione e alla cultura dell’ambiente. Tre mondi vicini, ma non sovrapponibili.
Dopo oltre vent’anni dedicati alla divulgazione del Cammino di Santiago, Pisegna osserva con favore la crescita della cultura del camminare, ma richiama anche alla responsabilità delle parole. Comprendere le differenze permette di apprezzare meglio la ricchezza del viaggio a piedi, senza attribuire a ogni percorso significati che appartengono a storie diverse. Ed è proprio da questa consapevolezza che può nascere un modo più maturo, rispettoso e autentico di mettersi in cammino.