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Cultura

Torna “Liberi sulla Carta” a Roma: tre giorni di cultura al Borghetto San Carlo perché la lettura #Tifastarebene. Tutti gli ospiti

Spegnete lo smartphone e accendete l’anima, perché la Cultura #Tifastarebene! 📚 🌳 Dall’11 al 13 settembre 2026 torna a Roma la XV edizione del Festival “Liberi sulla Carta”! Un evento completamente GRATUITO dedicato all’editoria indipendente, incastonato nella meravigliosa cornice verde del Borghetto San Carlo (sulla via Cassia). Saranno 3 giorni di pura magia tra libri, natura, stand enogastronomici e spettacoli dal vivo. Un cartellone ospiti eccezionale: l’attore Ascanio Celestini (che omaggerà Pier Paolo Pasolini), la splendida voce di Syria (che canterà Gabriella Ferri), la satira di Johnny Palomba, l’attore Marco Bonini e l’ironia di Ilaria Gaspari! E poi laboratori di scrittura, premi e passeggiate guidate. Un’esperienza imperdibile per curare lo stress moderno e ritrovare il senso di comunità. Orari, programma e info per raggiungere il festival nel nostro articolo completo! 👇 📖

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- Valerio Aprea_foto via Liberi sulla Carta

Roma – In un’epoca storica caratterizzata dalla solitudine digitale, dall’ansia perenne e da un diffuso e silenzioso malessere psicologico, esiste ancora una medicina naturale e potentissima in grado di curare l’anima e ricostruire i legami umani: la Cultura. È partendo da questa meravigliosa e profonda intuizione che torna nella Capitale, dall’11 al 13 settembre 2026, l’attesissima quindicesima edizione del festival Liberi sulla Carta. Libri, spettacoli teatrali, incontri d’autore, laboratori di formazione, scoperta del territorio ed enogastronomia si fonderanno magicamente per tre giorni negli splendidi spazi del Borghetto San Carlo, lungo la via Cassia, offrendo al pubblico un’esperienza a ingresso totalmente gratuito.

La cultura come cura dell’anima: nasce il tema #Tifastarebene

Dopo lo straordinario successo registrato nella passata edizione romana, la fiera (da sempre dedicata all’editoria indipendente italiana) si ripresenta al pubblico con un’idea concettuale ben precisa, racchiusa nell’hashtag ufficiale #Tifastarebene. L’intento degli organizzatori è quello di affidare alla letteratura e all’arte una nuova, vitale responsabilità sociale: la cultura deve farci stare bene.

«Lo scorso anno abbiamo ribadito che un festival può trasformarsi in una vera e propria comunità temporanea fatta di persone che condividono il piacere di ascoltare e confrontarsi», commenta appassionato il direttore artistico Fabrizio Moscato. «Da quell’esperienza nasce #Tifastarebene. Crediamo che la cultura abbia oggi la responsabilità di creare spazi in cui stare bene insieme, dove rallentare il ritmo frenetico, riflettere, immaginare il futuro e costruire relazioni sane. È questo il vero spirito della nostra nuova edizione».

Il Borghetto San Carlo: la casa verde dell’editoria indipendente

La manifestazione rilancia e raddoppia i propri spazi espositivi dedicati agli editori indipendenti, vero e pulsante cuore della fiera fin dal giorno della sua fondazione. La scelta della location, il Borghetto San Carlo (immerso nel verde del parco della Giustiniana), non è affatto casuale. Restituito finalmente alla città di Roma dopo anni di abbandono, questo spazio bucolico incarna alla perfezione la visione del festival: qui le pagine dei libri incontrano il paesaggio, il dialogo tra scrittori e lettori si intreccia armoniosamente con i suoni della natura circostante, trasformando un semplice evento in una profonda esperienza collettiva di benessere.

Un programma stellare: da Ascanio Celestini a Syria

In attesa della pubblicazione del calendario ufficiale definitivo, sono già trapelati i nomi dei primissimi e prestigiosi ospiti che animeranno le serate e i pomeriggi del festival. Il cartellone è di assoluto livello: si va dal geniale attore e scrittore Ascanio Celestini, che con il suo emozionante libro “Pasolini. Una vita, anzi due” ricorderà il grande e compianto intellettuale ucciso nel 1975, fino alla splendida voce della cantante Syria, pronta a commuovere la platea omaggiando il mito di Gabriella Ferri con lo spettacolo “Perché non canti piú”.

Spazio anche a riflessioni profonde e ritrovamenti storici con la filosofa Ilaria Gaspari, che svelerà i segreti del ritrovato romanzo ottocentesco “Un martirio” di Regina di Luanto. Stefano Petrocchi presenterà invece l’affascinante “Romanzo Privato”, dedicato a Maria Bellonci (madre del Premio Strega). A bilanciare la riflessione con la satira ci penserà l’ironia pungente e misteriosa di Johnny Palomba. Non mancheranno, infine, focus sull’attualità sociale e di genere grazie agli interventi dell’attore e scrittore Marco Bonini (“Maschi, si salvi chi può”) e di Giovanni Marconi.

Laboratori, premi ed enogastronomia: molto più di un festival

La ricetta del successo di Liberi sulla Carta (progetto promosso da Roma Capitale e vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365”) risiede nella sua formula trasversale. Ogni pomeriggio sarà dedicato alle presentazioni di libri, ai dialoghi e agli incontri con l’attualità, mentre le fresche serate settembrine si accenderanno con reading e spettacoli dal vivo. A corollario di tutto, torneranno il seguitissimo workshop di scrittura creativa della Scuola Omero e il Premio Arthè (dedicato ai racconti brevi). Non mancheranno inoltre le escursioni guidate sul territorio e una ricca area dedicata agli stand enogastronomici, per nutrire il corpo oltre che lo spirito.

Informazioni utili: orari e come arrivare

L’ingresso all’intero festival è, come sempre, rigorosamente gratuito. Il Borghetto San Carlo (Via Cassia 1420, Roma) aprirà i battenti Venerdì 11 settembre dalle ore 17:00 alle 23:00. Durante il weekend (Sabato 12 e Domenica 13), la fiera sarà fruibile con un doppio appuntamento: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 fino alle 23:00. La location è comodamente raggiungibile in auto (uscita 3 GRA Cassia Bis, direzione Viterbo), tramite Autobus (linee 021, 032, 024) o con il Treno metropolitano FL3 scendendo alla fermata “La Giustiniana”. Mettetevi comodi e spegnete gli smartphone: leggere, finalmente, farà bene all’anima.

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Cultura

Chi è Fatmir Terziu: lo scrittore, regista e intellettuale che porta l’anima dell’Albania nel mondo. Il ritratto di un “Grande Maestro”

Dalla scuola in Albania ai dottorati a Londra, fino ai riconoscimenti internazionali della BBC: scopri la straordinaria vita intellettuale di Fatmir Terziu! 🇦🇱 🇬🇧 📚 Oggi vi raccontiamo la storia di un vero e proprio “Grande Maestro” (titolo conferitogli direttamente dal Presidente della Repubblica d’Albania). Scrittore inarrestabile, poeta, regista pluripremiato, giornalista e brillante accademico: Fatmir Terziu è una figura titanica che ha saputo fondere l’antica anima balcanica con la modernità dei media britannici. Autore di innumerevoli romanzi di successo (da “Kojrillat” ai nuovissimi “Gabor” e “La luna di Belsh” del 2026), Terziu ha anche realizzato splendidi documentari e cortometraggi. La critica letteraria lo definisce “il Tempio della conoscenza” per la sua capacità di portare la letteratura e l’analisi albanese a standard accademici di livello globale. Leggi il nostro ritratto esclusivo per scoprire la vita, le opere e i tantissimi premi di questo straordinario ponte umano tra Oriente e Occidente! 👇 🎬

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Fatmir Terziu

Redazione – Esistono figure intellettuali il cui percorso di vita è talmente vasto e sfaccettato da sembrare un intero romanzo, personaggi capaci di abbattere le frontiere geografiche e linguistiche attraverso la sola forza del pensiero e della parola. Una di queste figure di spicco nel panorama culturale europeo contemporaneo è senza dubbio Fatmir Terziu. Scrittore, poeta, giornalista, regista, studioso e accademico pluripremiato: Terziu rappresenta oggi uno dei massimi esponenti della diaspora intellettuale albanese, un ponte vivente e pulsante che unisce i Balcani alla Gran Bretagna, mescolando l’antica e fiera tradizione della Terra delle Aquile con le moderne dinamiche della comunicazione globale.

Dall’Albania a Londra: il viaggio di una mente instancabile

Il viaggio intellettuale di Fatmir Terziu affonda le sue radici nella solida formazione albanese. Dopo aver completato gli studi presso la scuola superiore “Dhaskal Todhri”, si è dedicato con passione alla lingua e alla letteratura albanese, iniziando la sua carriera come insegnante e poi come direttore scolastico. Ma la sua sete di conoscenza lo ha presto spinto oltre i confini patri. Trasferitosi nel Regno Unito, ha intrapreso un impressionante percorso accademico: dagli studi presso l’High Melton College fino alla London South Bank University (LSBU), dove si è specializzato in Media Production e Digital Film. La vetta del suo percorso accademico è stata raggiunta con un Master alla Roehampton University e il prestigioso Dottorato (PhD) in Filosofia, Letteratura, Media, Cultura e Politica conseguito presso la LSBU.

Una vita per il giornalismo e la parola libera

La penna di Terziu non si è mai fermata. Fin dagli esordi ha inondato la stampa albanese con i suoi scritti taglienti e profondi. È stato un giornalista di punta per “RD”, caporedattore del giornale indipendente “Fjala e Lirë” e persino Direttore della Televisione “Dardan”. Trasferitosi oltremanica, ha continuato a essere la voce della sua gente fondando e dirigendo testate come “Albanian Mail”, “Albanian News” e “Albanian Post” nel Regno Unito. Oggi, il suo impegno giornalistico prosegue senza sosta online, dirigendo il rinomato portale culturale e informativo www.fjalaelire.com, una vera e propria agorà virtuale per i liberi pensatori.

La sterminata produzione letteraria: romanzi e poesie

È impossibile riassumere in poche righe l’immenso contributo letterario di Fatmir Terziu. Autore instancabile, ha spaziato con naturalezza dalla poesia alla narrativa breve, fino ai romanzi complessi e strutturati. Tra le sue opere più iconiche, molte delle quali pubblicate anche nel Regno Unito, troviamo raccolte poetiche come “Non tacere” (2000) e “Il mondo del tempo” (2010), affiancate da romanzi di enorme spessore psicologico come “Grykës” (2012), “Il pozzo”, l’acclamato Kojrillat”

” (2013) e i recentissimi titoli del 2026, “Gabor” e “La luna di Belsh”. Il suo racconto in lingua inglese “Ghost Diamond” ha addirittura vinto un prestigioso concorso indetto dalla BBC britannica, a testimonianza di una versatilità linguistica e narrativa fuori dal comune.

Tra saggistica, critica letteraria e linguaggio cinematografico

Fatmir Terziu non è solo un creatore di mondi, ma anche un finissimo analista. I suoi saggi critici e i suoi libri di studio, come le due monumentali parti di “Critica Diversa: Un’osservazione all’interno della prosa e della poesia albanese” o le affascinanti analisi sull’opera letteraria di Ismail Kadare, sono oggi testi di riferimento. E quando la parola scritta non basta, Terziu impugna la telecamera: la sua produzione cinematografica e documentaristica ha ricevuto plausi internazionali. Cortometraggi come “Pencil and Computer” o documentari intensi come “Clouds of Smoke” (selezionato al New York Independent Film Festival) e “Passi nella vita di uno scrittore”, dimostrano la sua totale padronanza del linguaggio dei media.

I riconoscimenti istituzionali e l’amore della critica

Un simile sforzo titanico non poteva certo passare inosservato. La bacheca di Fatmir Terziu è colma di riconoscimenti assoluti: dal Premio “Uomo dell’Anno” FloartPress, alla prestigiosa Onorificenza di “Grande Maestro” fino alla massima Onorificenza Presidenziale “Gjergj Kastrioti – Skënderbeu”, entrambe conferitegli direttamente dal Presidente della Repubblica d’Albania.

Ma forse, il premio più grande per un autore è il giudizio dei suoi pari. E le parole della critica sono inequivocabili: «La prosa di Terziu scorre come una macchina sull’autostrada globale», afferma Zyba Hysen Hysa. Il Professor Zyhdi Dervishi sottolinea come Terziu porti «standard contemporanei e occidentali avanzati nella critica letteraria albanese». E come chiosa perfettamente lo studioso Xheladin Mjeku, «Fatmir Terziu è il vero Tempio della conoscenza agli occhi della critica letteraria». Un tempio le cui porte, fortunatamente, sono aperte al mondo intero.

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Cultura

“Le lacrime non entrano nella valigia”: l’addio straziante e la pioggia di Londra nei versi sublimi della poetessa uzbeka Khosiyat Rustamova

Come si fa a mettere le lacrime dentro una valigia? L’addio struggente in aeroporto nei versi di Khosiyat Rustamova! 🧳 ✈️ Viaggiamo fino in Uzbekistan per scoprire una delle voci poetiche più intense della letteratura contemporanea. La poetessa ci regala un capolavoro assoluto intitolato “Le lacrime non possono entrare nella mia valigia”, in cui descrive il dolore paralizzante del distacco in un freddo aeroporto, in partenza verso la pioggia di Londra. Mentre ci si preoccupa di mettere l’ombrello in valigia, il vero peso invisibile è quello delle emozioni e dell’angoscia: “E io… tremo… sassi in gola. Mi trascina il dolore ovunque”. Un affresco sull’amore, sulla lontananza e sull’isolamento (con le “parole inglesi premute nel petto”) che vi farà venire i brividi. Leggete l’analisi e il testo integrale della poesia nel nostro nuovo articolo dedicato alla Cultura! 👇 📖

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Khosiyat Rustamova

Uzbekistan – Ci sono luoghi, nel mondo moderno, che non appartengono a nessuna nazione in particolare, pur contenendole tutte. Sono i cosiddetti “non-luoghi”, spazi di transito dove le vite umane si sfiorano, si incrociano e, inevitabilmente, si separano. L’aeroporto è il teatro per eccellenza degli addii, il palcoscenico freddo e asettico dove si consumano i distacchi più dolorosi. È proprio in questo scenario sospeso tra la terra e il cielo che prende vita la struggente lirica di Khosiyat Rustamova, una delle voci poetiche più autorevoli, intense e tradotte dell’odierno Uzbekistan. Con i suoi versi viscerali, la poetessa ci regala un affresco formidabile sul dolore della partenza, sul senso di smarrimento e sul peso invisibile dei sentimenti che nessuna stiva d’aereo potrà mai contenere.

Il paradosso del bagaglio: l’ombrello e le lacrime

La poesia, intitolata emblematicamente “Le lacrime non possono entrare nella mia valigia…” (mirabilmente tradotta in italiano da Rifat Ismaili), si apre con un dialogo quotidiano, quasi banale, che nasconde in realtà una voragine emotiva: «Hai preso tutto, anche l’ombrello? Dopotutto Londra è la città della pioggia!». È la classica raccomandazione di chi resta, di chi cerca di proteggere la persona amata dal clima avverso di una città straniera. Ma la risposta della poetessa è il manifesto di un’anima in tumulto: «Sai, mi piace camminare sotto la pioggia senza ombrello…».

Il vero fulcro dell’opera risiede nel contrasto titanico tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale. Quando prepariamo i bagagli per un lungo viaggio, ci preoccupiamo di piegare con cura i vestiti, di incastrare gli oggetti necessari, di non superare i limiti di peso imposti dalle compagnie aeree. Ma come si fa a imballare l’angoscia? «Non importa quanto ci provassi, non riuscivo ad adattarmi: le lacrime non entreranno nella mia valigia». Il dolore dell’addio è un bagaglio a mano invisibile, un sasso in gola che il viaggiatore è costretto a trascinarsi dietro, ovunque vada.

La pioggia di Londra e l’isolamento linguistico

La pioggia londinese di novembre, che fa da sfondo alla poesia, non è soltanto un elemento meteorologico, ma si trasforma nello specchio esatto dell’interiorità della protagonista. Il cielo piange in perfetta sincronia con gli occhi umidi della donna in fila al gate. C’è un profondo senso di alienazione in questi versi. L’aeroporto è frenetico, «sono di nuovo in fila di fretta», ma la poetessa è emotivamente paralizzata.

Il senso di estraneità esplode in un verso di rara potenza: «Parole inglesi premute nel mio petto». Trovarsi in un Paese straniero, circondati da una lingua che non è la propria, amplifica a dismisura il senso di isolamento. Le parole inglesi non riescono a uscire, si comprimono nel petto come un macigno, soffocando le emozioni e lasciando spazio solo a uno sguardo ansioso che cerca disperatamente un appiglio di familiarità.

I bambini e il momento del distacco finale

Nel caos dell’imbarco, l’attenzione della poetessa viene improvvisamente catturata da un dettaglio vitale: «I figli di una donna straniera sono divertenti. Una ragazza si è lanciata contro di me sfuggendo dalla mano di sua madre». È un attimo di distrazione, un barlume di innocenza e normalità (i fattorini che giocano con le borse) che le permette di “dimenticare un po’ il mondo”. Ma è solo un’illusione momentanea.

Il distacco finale è imminente, implacabile. «Hai allungato la mano per dire addio. E io… tremo… sassi in gola». La chiusura della poesia circolare riprende l’immagine iniziale: il dolore la trascina ovunque, accompagnato da quelle inesorabili lacrime che non sono riuscite a trovare spazio in nessuna valigia. Vi proponiamo di seguito la lettura integrale di questo capolavoro contemporaneo.

Il testo della poesia

Hai preso tutto, anche l’ombrello? Dopotutto Londra è la città della pioggia!
Sai, mi piace camminare sotto la pioggia senza ombrello…

Qualcosa mi è caduto dagli occhi…
Bene, eccoti qui!
Non c’è anima nella mia anima!
Non importa quanto ci provassi,
non riuscivo ad adattarmi-
Le lacrime non entreranno nella mia valigia.
Il tempo corre tra di noi,
Gli anni cadono nella notte. Aeroporto.
Quando piangiamo entrambi.
Forti piogge nella gloriosa Londra…
Novembre, non guardare,
ho gli occhi un po’ umidi…
E sono di nuovo in fila di fretta.
Mi guardo intorno con ansia
Parole inglesi premute nel mio petto.

I figli di una donna straniera sono divertenti.
Una ragazza si è lanciata contro di me.
Sfuggendo dalla mano di sua madre. I fattorini giocano con la mia borsa.
Dimentico un po’ il mondo, tu Questo è il momento di rubarmi la mente.
Sto sempre dalla mia parte.
Il destino è sempre dalla mia parte. Ti ricordi se era dentro e fuori?
Non credo. Chi riderà e piangerà? Lascio il mondo lentamente
Non noterai nemmeno le piogge.
Hai allungato la mano per dire addio.
E io… tremo… sassi in gola.
Mi trascina il dolore ovunque.
Lacrime che non entravano nella valigia.

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Cultura

La poesia senza confini di Lefter Shomo: il ponte letterario tra Albania, Grecia e Italia. Tre liriche indimenticabili

Un ponte magico di versi che unisce l’Albania, la Grecia e l’Italia! 🇦🇱 🇮🇹 🇬🇷 Vi presentiamo la straordinaria figura di Lefter Shomo (curato dalla promotrice Angela Kosta). Oltre ad essere un raffinatissimo poeta, Shomo ha fatto la storia: è stato il primo professore in assoluto a portare l’insegnamento della lingua italiana nella città albanese di Delvina (nel lontano 1989!). E non solo: la sua infinita passione per le lingue lo ha spinto a tradurre in albanese e in greco i capolavori di Premi Nobel come Seféris, e dei grandissimi italiani come Gabriele D’Annunzio, Alda Merini e Gianni Rodari! La sua penna non conosce confini. Scoprite la sua eccezionale biografia culturale e godetevi tre delle sue più belle liriche (sull’amore, l’ispirazione artistica e la solitudine) pubblicate integralmente nel nostro nuovo articolo! 👇 📖

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Lefter Shomo

Redazione – Esistono intellettuali la cui vita e le cui opere sono destinate a diventare dei ponti invisibili, ma solidissimi, in grado di collegare popoli, culture e sensibilità apparentemente lontane. È questo il caso straordinario del professore, traduttore e poeta albanese Lefter Shomo (curato magnificamente in Italia dall’instancabile promotrice culturale Angela Kosta). La sua penna non si è limitata a scrivere versi intrisi di struggente malinconia e lucida speranza, ma ha svolto la sacra missione di traghettare le parole dei più grandi giganti della letteratura mondiale attraverso i confini geografici e linguistici del Mediterraneo.

Dalle aule di Delvina ai grandi poeti: la storia di Shomo

Nato nel lontano 1948 nella pittoresca e storica città di Delvina, in Albania, Lefter Shomo ha dimostrato fin da subito una mente poliedrica e curiosa. Dopo aver concluso con successo gli studi superiori, nel 1974 si è brillantemente laureato presso il rigido Istituto Agrario Statale Superiore. Ma la sua vera vocazione andava ben oltre i confini della scienza applicata. Spinto da una fame inesauribile di conoscenza, ha studiato intensamente fino a conseguire diplomi statali per l’insegnamento di tre lingue fondamentali per la cultura europea: il greco, l’italiano e il francese. Nel 1990 la sua carriera accademica è culminata con il conseguimento dell’ambitissimo titolo di “Candidato di Scienze”.

Il pioniere dell’italiano e la missione della traduzione

Shomo vanta un record culturale di inestimabile valore: è stato storicamente il primo professore ad aprire, nella città di Delvina, un regolare corso di lingua italiana (prima presso le scuole superiori e dal 1989 privatamente), diffondendo l’amore per la lingua di Dante in anni complessi per l’Albania. Questa sua profonda dimestichezza con le lingue straniere lo ha trasformato in un traduttore d’eccezione.

Lefter Shomo ha infatti tradotto nella sua lingua natia le poesie dei più celebri poeti albanesi (da Ismail Kadare a Dritëro Agolli). Ma il suo respiro è diventato internazionale quando ha cominciato a tradurre, dal greco, i versi di giganti e Premi Nobel come Giórgos Seféris, Odisseas Elýtis, Konstantinos Kavafis e Jannis Ritsos. Il legame con l’Italia, poi, è indissolubile: Shomo ha tradotto in raffinate edizioni bilingue (albanese-greco) le opere di mostri sacri della nostra letteratura quali Alda Merini, Gabriele d’Annunzio e Gianni Rodari. Attualmente sta ultimando la preparazione di due nuove, attesissime raccolte poetiche personali, una in lingua albanese e una in greco.

Vi proponiamo di seguito tre splendide liriche del poeta albanese, in cui l’introspezione psicologica si fonde con la magia della natura e la forza misteriosa dell’ispirazione artistica.

“Solitudine Innebriata”: il lamento muto di un’anima

In questa lirica, Shomo dialoga con la propria solitudine personificata. Non è una solitudine pacifica, ma vorace, padrona, capace di inebriarsi dei pensieri più intimi del poeta e di stringerlo come uno schiavo nei suoi artigli notturni.

Ma che strano stupore,
la mia solitudine matta
insiste forte questa serata…
Mi guarda di sghembo e tace.
Con il suo muto bisbiglio mi afferrò
come schiavo nei suoi artigli.

Pietà, o mio Signore.
Da me era saziata
ogni cosa che essa cercò le era donata.
Inebriata di vini
e dei miei pensieri intimi,
resta verso di me vorace.
Come mai non intende lasciarmi in pace?

“Nel giardino della Luna”: l’incanto di un amore

Una poesia intrisa di un romanticismo purissimo e quasi sognante. Lo sguardo dell’amata si trasforma in una bussola per navigare i cieli, mentre la luna (fiore celeste) si riflette negli occhi per compiere un rito magico fatto di petali e insonnia.

Distratto, sto ammirando le tue labbra…
Una brezza le sfiora
e, come le corde di una chitarra,
stanno vibrando melodie e canzoni conosciute.

Ti fisso negli occhi…
Mi perdo tra gli azzurri corridoi…
Mi affascino nel gioco misterioso dei sogni.

Levo le ancore verso i cieli,
avendo come bussola il tuo immenso sorriso.

Alla finestra, come una luna in fiore,
la Luna dei Fiori
si riflette dentro gli occhi tuoi,
li riempie di petali variopinti
e li cosparge con la mano della magia.

Stasera resterò insonne
nel giardino coltivato dei fiori della tua luna.

“Solitudine dell’estro”: il vulcano dei versi

Il momento sacro della creazione poetica. Shomo descrive il processo artistico come un parto, un vulcano lento che si prepara a esplodere. Un invito a non forzare le parole, lasciando che l’estro giovanile maturi fino a trasformarsi in una vibrante marcia di pace.

Sotto l’ombra palmata dei miei pensieri
sto origliando l’eco lieve del deserto.
Sogno l’aurora di una chiara meditazione…
Aspetto l’angoscioso pigolio dei versetti,
il placido flusso della mia solitudine aspetto,
che maturi l’estro vivo di fermentazione.

Dentro me dormono i mormorii del canto,
parole fiammanti di lava in letargia,
muti, sommessi, inespressi pensieri,
suoni futuri che nascono cantando,
casti gorgheggi nell’oro della nostalgia,
che spuntino fuori, giudizi sani e fieri.

Di buon’ora non sveglio i concetti infantili,
ancora in crescita come bozzoli di seta.
Esprimono respiri e sentimenti di speranza,
crescono dentro i progetti giovanili…
Nel vulcano dei canti, un’eruzione lenta,
atto amoroso del cuore che il mondo abbraccia.

Non svegliare senza garbo i miei mormorii acerbi,
trombe di gioia e marce dirette alla pace,
melodie dell’estro e di versi gridanti.
Non osare distruggere la faccia bella dei versi.
Il sospiro vago, diventato grido vivace,
scoppieranno rombi e lampi abbaglianti.

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